Arte/ Due piccole mostre da vedere alla Pinacoteca Züst di Rancate
In occasione del secondo centenario della morte di Giacomo Quarenghi, la Pinacoteca Cantonale Züst di Rancate dedica al grande architetto bergamasco protagonista del rinnovamento dell’architettura russa durante il regno di Caterina II una piccola mostra originale.
Al centro dell’attenzione sono infatti i disegni della cerchia quarenghiana conservati nelle raccolte degli architetti ticinesi: questo significa sostanzialmente arrivare all’opera dell’architetto passando per gli artefici ticinesi che furono gli esecutori (e a volte i “traduttori”) dei suoi disegni in opere architettoniche.
Dato il rapporto strettissimo tra il progettista e gli artefici, si hanno a disposizione anche documenti piuttosto particolari, come l’Album Rusca Grimani, donato nel 1795 dall’architetto Luigi Rusca all’ambasciatore uscente della Repubblica di Venezia Zampiero Grimani (oggi conservato nell’Archivio del Moderno di Mendrisio), in cui è incluso il disegno raffigurante il prospetto dell’edificio progettato per accogliere, nel complesso dell’Ermitage di Sanpietroburgo, la copie delle logge vaticane di Raffaello, oppure l’incisione raffigurante la Borsa di Sanpietroburgo, direttamente commissionata da Quarenghi all’incisore ticinese Giacomo Mercoli.
La serie di disegni permette non solo di apprezzare le differenze di segno e di stile tra Quarenghi e i suoi collaboratori, ma anche particolari declinazione del disegno di Quarenghi secondo le diverse esigenze: particolarmente interessanti, da questo punto di vista, sono i disegni di un muro di confine, dove la semplicità del manufatto architettonico è compensata dall’inserimento di figurine, così da animare la veduta.
Nonostante la sua essenzialità (l’esposizione è allestista nel solo grande locale al piano terra della Pinacoteca), è un’occasione non comune di cogliere le dinamiche stilistiche e comunicative di un gruppo di artefici che hanno contribuito alla costruzione di una delle grandi capitali culturali d’Europa a cavallo tra vecchio e nuovo regime.
Il pubblico del museo ticinese non deve nemmeno perdere l’altrettanto significativa piccola mostra dedicata a Madre triste, dipinto di Luigi Rossi recentemente acquisito dalla Pinacoteca. L’opera, esempio particolarmente significativo di quel realismo sociale diffuso in ambiente lombardo tra la fine dell’Otto e l’inizio del Novecento. Per evidenziare il contesto culturale in cui il dipinto si colloca, sono state riunite nell’ammezzato del salone, altre opere e testimonianze artistiche dell’epoca, tra cui il bellissimo quadro intitolato Alveare, ritratto di bambina in una casa di ringhiera milanese. Si riesce così a illuminare un momento tanto drammatico quanto fecondo che vide la nascita del socialismo umanitario e delle iniziative assistenzialiste, non solo nella metropoli milanese, ma in tutto il territorio lombardo (Como compresa).
Le due esposizioni di Rancate, nella loro misura ed efficacia, sono un ottimo esempio di come si possa dedicare, anche con spazio ridotto, attenzione intelligente ad argomenti diversi, cercando il dialogo col pubblico non necessariamente specializzato.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Giacomo Quarenghi (1744-1817) nelle raccolte grafiche degli architetti ticinesi
a cura di Nicola Navone
La Züst dopo Züst: Luigi Rossi, Madre triste, 1909 circa
a cura di Matteo Bianchi
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst
Rancate
5 marzo – 17 aprile 2017
Orari: martedì-domenica ore 9.00-12.00, 14.00-17, lunedì chiuso
Biglietti: Intero: CHF/Euro 10.- Ridotto: CHF/Euro 8.-
Informazioni:



Giacomo Quarenghi, Fronte dell’edificio per le Logge di Raffaello all’Ermitage

Luigi Rossi, Madre triste
All’inizio del Consiglio comunale di Como del 9 marzo, Luigi Nessi ha rivendicato l’importanza della controinformazione svolta il 4 e 5 marzo in città contro le deportazioni dei migranti e Celeste Grossi ha evidenziato l’importanza civile delle iniziative dell’8 marzo a Como dedicate a Lucia Cassina e denunciato l’ulteriore oscuramento alla città e cono d’ombra per i diritti del campo governativo sotto il quale non viene permesso il passaggio di persone che manifestano per i diritti umani e contro la violenza.

Un otto marzo nuovo e per certi versi antico quello del 2017. Una serie di attività hanno illuminato temi centrali per la società umana che spesso vengono trattati solo in un giorno trasformando colpevolmente quella che è la Giornata internazionale delle donne nella consumistica e anodina festa della donna.
A Como l’8 marzo, invece e riprendendo una tradizione antica del femminismo internazionale, italiano e comasco, è stata una giornata di lotta e di unità nelle diversità tra donne. Questa la gioia, poco a che fare con le mimose. Emblematicamente tutto è partito, con l’incontro allo Spazio Gloria con le scuole al mattino (replicato poi alla sera per tutte/i), da Lucia Cassina, la compianta sindacalista della Cgil ed esponente di Rifondazione comunista ricordata nelle iniziative del sindacato. Lucia che nella sua vita ha lottato per tutti e ciascuno dei temi della Giornata.
Poi la “passeggiata” del gruppo comasco nonunadimeno che ha toccato punti chiave per i diritti delle donne: da piazza San Rocco (vicinissima al Campo governativo gestito da Cri e Caritas da più parti accusato di inadeguatezza e violazione dei diritti) alla Scuola di italiano per donne straniere (dove le donne migranti
hanno allestito anche un gustosissimo buffet e dove è stata intensissima la relazione tra le circa 100 donne partecipanti all’iniziativa), dal Consultorio di via Italia libera al Liceo Teresa Ciceri con le sue straordinarie musiciste, dalla Biblioteca dove si è svolto il convegno Le vie della tratta (già on line sul 

