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3-4 febbraio/ “Arcade” al Chiostrino Artificio

arcadeSabato 3 e domenica 4 febbraio, il Chiostrino di Artificio (piazzolo Terragni 4) ospiterà Arcade, un’iniziativa artistica multiforme e sperimentale.

La parola “Arcade” serve ad indicare una prima versione di videogioco, spesso sperimentale, cui si poteva partecipare solo da una apposita postazione pubblica, a gettoni o a monete, costituita fisicamente da una macchina posta  all’interno di un cabinato. Un oggetto, un tempo, un’interazione per il raggiungimento dello scopo. A legare le diverse installazioni presenti nel Chiostrino Artificio non è un’apparente coerenza formale, ma una dialettica di fondo implicita sul rapporto artista-fruitore. L’ambizione sotterranea del progetto è di presentarsi come mosaico collettivo di ricerche individuali che riflettono attorno al tema della interazione con il pubblico. Indagando sui linguaggi abituali del sistema arte (e spesso stravolgendoli), un gruppo eterogeneo di giovani e giovanissimi artisti realizza opere esperienziali. Installazioni site-specific, concerti, letture e performance ospitano non (solo) l’artista che parla di sé, ma il fruitore che può e deve ritrovare il proprio spazio nell’opera d’arte. L’intento è di stravolgere molti cliché che ci pongono passivi di fronte a un concerto o una esposizione.

Ogni opera esposta è, per definizione, incompiuta senza il concorso attivo del pubblico, che avrà un modo di riconoscersi protagonista di una produzione artistica eteroclita, contemporanea, talvolta estrema, ma radicalmente vitale.

Orari delle stanze: Sabato 3 febbraio 15 – 00,  Domenica 4 febbraio 15 – 21

Stanza A.7, Piano Terra
Artista: Emma Cappa
Titolo: Non so che ora sia e non lo voglio sapere per le lattine e Hai ragione, doveva essere un sogno per le torri di libri

Posizionata al piano terra, la stanza a cura di Emma Cappa prevede una installazione ambientale che riprende iconograficamente il Muro del Pianto. Sullo sfondo dello spazio sono realizzate delle colonne di libri in pressione estese dal pavimento a soffitto. I volumi, le cui copertine sono rivestite di carta bianca, non sono estraibili per via del peso e dell’attrito. Lo spettatore cui è resa impossibile la lettura (rapporto funzionale del libro), è chiamato a recuperare un foglio, frammento letterario, da inserire dove e come preferisce tra i tomi. Metafora di una cultura cui non può del tutto accedere, ma cui è necessario contribuire, l’opera della Cappa richiama i problemi della comunicazione ribaltando completamente il rapporto opera-fruitore. Il pubblico, abituato a vivere la cultura museale come uno spazio da cui si può solo attingere informazioni, si trova immerso in una relazione capovolta, che lo impegna e lo rende co-autore dell’opera.
Sull’idea della comunicazione Emma Cappa lavora anche in altri ambienti con una sottile ironia dall’eco dadaista. Un barattolo è connesso ad un filo, la cui altra estremità viene inserita in un muro o un altro elemento dell’ambiente. Il gioco del telefono meccanico è a senso unico, incapace di ogni tipo di comunicazione, portatore solo di un ovvio silenzio. Gli oggetti ambientali sono collocati a più riprese nello spazio dell’intero Chiostrino, questi giochi di comunicazione sono un fil rouge dell’intero percorso che indaga sull’arte che dialoga con lo spazio ed un fruitore.

Stanza A.05, Primo piano (area relax)
Artista: Roberto Clerici
Titolo: Presence: il suono dello spazio

Al primo piano viene riprodotta della musica generativa ad opera di Roberto Clerici. Attraverso una serie di sensori ultrasonici posizionati sul soffitto e degli Arduino che registrano l’altezza dello spazio, viene composto un suono, sintesi digitale della tridimensionalità dell’ambiente.
Al passaggio dei fruitori, i parametri variano e il suono cambia. Tra luogo e nonluogo, l’inserimento dell’opera in un punto di passaggio e sala d’aspetto è tutto fuorché casuale. L’artista ci fa notare che l’ambiente cambia radicalmente di senso (anche architettonico) con le persone che lo abitano. Il pubblico dà senso all’operazione facendosi ignaro compositore di una musica che non può del tutto controllare.

Stanza A.19, Primo piano
Artiste: Elisa Diaferia, Giulia Wetter
Titolo: il processo

Infiniti gesti, suoni e parole accolgono gli spettatori nella più ampia stanza del primo piano. La performance di Elisa Diaferia e Giulia Wetter riprende l’iconografia di un processo. Le due artiste, accusa e difesa, si relazionano continuamente con un giudice che non esiste (la cui voce registrata compare solo ad intermittenza), il pubblico (giuria involontaria cui sono poste domande retoriche) e un imputato “astratto” del tutto originale: il verbo essere. L’accusa? Tutti i mali del mondo.

Momenti di cruda attesa e violenta percezione si alternano nella creazione di un surreale e assurdo palcoscenico beckettiano che, travolto da un’acuta ironia, costringe alla realizzazione di uno spettacolo inconcludente. La performance teatrale si sviluppa per 36 ore di seguito (da prima dell’inizio a dopo la fine del festival) tra linee narrative, spunti testuali e molta improvvisazione.
L’ambiente è interamente rivestito di teli bianchi, ricostruendo una essenziale aula di tribunale, e contaminata da luci al neon rosse. Per rendere fruibile l’intera operazione si è deciso di realizzare una diretta online, utile strumento di comunicazione e promozione. Il fruitore in questo caso, sebbene sia difronte a un’opera radicalmente visuale, è forzato a una posizione, è “chiamato in causa” dalla voce stessa delle artiste.

Stanza A.90, Secondo piano
Artista: Kevin Bellò
Titolo: Attraverso noi
Ad accogliere i fruitori al terzo piano c’è una grande opera a cura di Kevin Bellò. A metà tra l’installazione e la performance, una serie concentrica di elementi si diffondono da un elemento centrale: un corpo dell’artista disteso. Il nudo è sdraiato su un lettino da psicologo ed, applicata alla pelle, una serie di microfoni a contatto che recuperano i suoni del cuore, del sangue, dello stomaco, dei respiri. Una volta filtrati in un mixer che ne correggono i rumori, l’audio viene emesso da delle cuffie da silent disco (a più canali) che piovono dall’alto a cerchio. A fianco del lettino sono presenti una sedia, un microfono, un leggio e una luce. Da un insieme di libri accatastati (la cui copertina è coperta di bianco come nell’opera di Emma Cappa), il pubblico può sceglierne uno e leggerne un frammento all’artista sdraiato. I movimenti delle emozioni del corpo che ascolta ne cambiano i suoni delle parti del corpo, alternato il battito del cuore, il respiro, ecc…
Il pubblico, attraverso il corpo dell’artista, realizza una propria incontrollabile melodia corporea. Nella realizzazione dell’opera partecipa anche il gruppo Allineamenti con delle letture sparse.

Performance di voice loop (nell’installazione con cuffie silent disco)

Sabato 3 febbraio orario da definirsi
Artista : Andrea Reali
Titolo:  VocecoV

VocecoV è un progetto vocale dalle svariate frequenze timbriche dove viene impiegata strumentazione elettronica e looper, sovrapponendo la voce al “naturale”. Sono voci che si mescolano, giocano, si confondono, si distanziano, combattono e si armonizzano, lavorano insieme. La performance è un concerto che unisce il contemporaneo con l’ancestrale, la pulsione emotiva con i rigidi filtri del moderno elettronico all’insegna comunque di una comunicazione che musicalmente vuole travalicare le barriere dello scontato. Barriere che vengono infrante lasciando solo alle orecchie dei più esperti l’arduo compito di riconoscere quando e dove le voci restano naturali o effettate.
La musica che verrà a comporsi, nell’istante, come detto in una sorta di maché tra forma e improvvisazione sarà un continuo altalenarsi tra sonorità melodiche, intenzioni ritmiche e umoristica vocale, con qualche salto nelle timbriche tipiche di culture “altre” in una sorta di geografia vocale antropologicamente intesa.

Stanza A.00, secondo piano
Concerto “one to one”
Accedendo ad una sala di minori dimensioni sulla destra, lo spettatore può vivere un’esperienza personale e coinvolgente. Di fronte a un solo fruitore, un performer realizza un “pezzo” che nasce dal rapporto artista-ascoltatore. Qui l’opera nasce appositamente, non per un pubblico astratto, ma da un unico rapporto personale, intimo, emotivo, persino privato. A susseguirsi una complessa verità di musicisti acustici, sperimentatori elettronici.

Artisti in rotazione (max 20 minuti)

Sabato 3 febbraio

  • Gabriele Franchi

Cantante e frontman  della band Amandla, proporrà in chiave acustica e disidratata i brani del loro nuovo disco Non ci Pensare  in uscita a marzo 2018.
Link – https://www.facebook.com/Amandla.officialband/

  • Dilo

Cantautore brianzolo, proporrà una serie di brani legati al suo primo Ep Dettagli Cromatici e dei nuovi brani che verranno inseriti nel prossimo lavoro in studio.
Link: https://www.youtube.com/watch?v=XGlexbTatso

  • Giorgia Beccati

crea una produzione originale dando vita a un coro di voci che avvolgono il fruitore  a favore dell’esplorazione dell’inconscio in un turbolento viaggio acustico al buio.

  • Francesco Carrubba

 tu gli dai una parola e lui compone una poesia istantanea con la macchina da scrivere che resta a te.

Domenica 4 febbraio

  • Daniela D’angelo:

Dopo una lunga esperienza nella band brianzola Distinto, Daniela approda finalmente ad una nuova fase del suo percorso artistico.
Link: https://www.facebook.com/esseredangelo/

  • ZuiN

Messa in pausa l’esperienza con la sua storica band Ninfeanera, Massimo Zuin affronta le torbide acque della scena cantautorale brianzola con il suo classico piglio rock.
Link:  https://www.facebook.com/zuinofficial/

  • Giorgia Beccati

crea una produzione originale dando vita a un coro di voci che avvolgono il fruitore  a favore dell’esplorazione dell’inconscio in un turbolento viaggio acustico al buio

Main concert: Piano terra, sabato 3 febbraio. 

Giorgieness live acoustic, alle 22

Giorgieness, la band capitanata da Giorgie D’Eraclea, si appresta a vivere nuove avventure con un album in cantiere, l’inizio della collaborazione con Barley Arts Promotion e un tour estivo da non perdere. Giorgieness, la band che vive tra Milano e la provincia di Como, inizia questo capitolo musicale con il singolo Dimmi Dimmi Dimmi che anticipa il nuovo attesissimo progetto discografico in uscita il prossimo autunno per Woodworm. Personale, viscerale e intensa, Dimmi Dimmi Dimmi mostra un lato più maturo di Giorgie, un lato che aveva fatto già capolino nel disco di debutto in canzoni come Che Strano Rumore e Il Presidente, che trovano in questo nuovo brano un pieno compimento e gettano uno sguardo sul futuro.

Mattiska HC live acoustic, alle 21

Mattiska è una cantautrice italiana dalle sonorità pop-folk internazionali. La sua musica mette in risalto una timbrica molto particolare, che cattura subito l’ascolto, fatta di suoni ricchi di armonici e pieni. Sul palco porta una piacevole atmosfera dettata da gesti e sguardi misurati capaci di creare un bell’impatto emotivo. Si riconosce in Mattiska una bella creatività e capacità comunicativa che sottolineano una personalità artistica di sicuro interesse.

Domenica 4 febbraio, 18,30
Scarpa live acoustic

Canzoni artigianali, composte e suonate al pianoforte. I riferimenti artistici sono molti, ma tutti hanno a che fare col cantautorato italiano. Per il resto, tutti i cantautori italiani più influenti degli ultimi 30 anni, mi hanno sicuramente stimolato: da De André a Max Gazzé, da Lucio Dalla a Daniele Silvestri, passando per il cantautorato rock di Carmen Consoli fino a Umberto Maria Giardini, Niccolò Fabi, Francesco Bianconi eccetera eccetera. Presenterà L’ep a cui sta lavorando al New Mood Studio con Frederic Mazzei rende ancora più interessanti quelle canzoni grezze ed artigianali, concepite solo al pianoforte o al piano elettrico. È stato un lavoro di cesello in cui sono riusciti a trovare un bell’equilibrio tra la dimensione acustica, tipica del suo progetto dal vivo, e una dimensione più rock. Quel bel cantautorato rock che negli anni 90 ha conosciuto il suo fulgore.

Inusual Space 18,30
Il Camino, Il Bagno, la Libreria
Poetry slam, letture e performance musicali daranno vita, a rotazione, in maniera completamente casuale e libera a questi tre spazi inusuali.

Sabato 3 febbraio
Flavio Morsanuto della Premiata Forneria Campari
Gianmarco Tricarico fondatore di Awanagana Poetry Slam

Domenica 4 febbraio
Tommaso Severgnini dell’Orchestrina

[Artificio]

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Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2018 da in arte, como, Feste, musica, Senza Categoria, teatro con tag , , , , , , .

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