Congresso Arci Como/ D’Arci da fare

La relazione del presidente uscente Gianpaolo Rosso, in apertura del congresso Arci provinciale.

«Care compagne/i/u, care amiche/i/u, per rendere più sintetica la mia relazione e dare maggiore spazio agli interventi delle organizzazioni che definisco “sorelle” dell’Arci nel nostro territorio, mi limito ad affidare alle immagini che vedete alla mie spalle il compito di esprimere la soddisfazione dell’Arci di Como per la miriade di proposte culturali politiche e di impegno sociale che abbiamo animato negli ultimi anni. In esse troverete alcune delle iniziative che abbiamo svolto, spesso in rete con altri soggetti. Le abbiamo realizzate anche nei periodi più difficili della Pandemia. La nostra azione di promozione sociale non si è mai interrotta anche quando il Comitato e i Circoli erano chiusi. Al contrario le nostre attività si sono articolate e moltiplicate nell’aiuto diretto alle persone e la prevenzione del contagio da covid, per assicurare corrette informazioni, per sviluppare socialità anche durante il lockdown, per animare cultura e fare formazione politica anche con strumenti e modalità nuove come la nostra Arcicomo web tv.

Il valore di queste iniziative per noi dell’Arci sta anche nell’obiettivo realizzato di averle svolte con voi, in un’ampissima sinergia di ideazione, progettazione, realizzazione. Di questo siamo davvero soddisfatti.

Nell’Arci, che conta più di un milione di soci, siamo un Comitato piccolo che è riuscito a recuperare quasi completamente il colpo subito nella pandemia e avvia il nuovo tesseramento con 3,500 soci e dodici circoli in provincia. Ma ancorché piccoli siamo in grado, grazie alla nostra filiera regionale e nazionale, di svolgere un ruolo nazionale e internazionale agendo lo slogan agire localmente pensare globalmente.

I nostri Circoli, come sempre nell’Arci, coniugano l’essere associazione culturale e ricreativa insieme con attività diverse, dalla cultura cinematografica a quella musicale, dal teatro alla socialità, dalla solidarietà all’inclusione, alla formazione, all’informazione.
In tutti i nostri Circoli si fa politica, chiaramente di parte. Siamo schierati dalla parte della Costituzione. Ci piace definire la nostra associazione Casa delle sinistre, un luogo dove gli ideali, le culture, l’attivismo e le utopie delle sinistre, mai come in questi anni da rivitalizzare, trovano libera espressione e possibilità di confronto fecondo. I nostri Circoli sono spazi aperti, messi a disposizione dei territori e delle persone senza alcuna preclusione né discriminazione politica, tranne la discriminante dell’antifascismo.

La nostra radicalità nonviolenta è il modo con il quale ci approcciamo al rapporto con le altre realtà del territorio che con noi condividono l’impegno per la libertà e la felicità delle persone, non solo vicine ma ovunque nel mondo.

Non viviamo quindi le reti, che sono il nostro preferito strumento d’azione, come livellatrici delle diverse posizioni per renderle compatibili. La valorizzazione delle differenze e il conflitto sono per noi territorio fertile per la costruzione dell’unità e, quindi, nel lavoro comune offriamo il nostro punto di vista, senza altra mediazione che il rispetto della dignità delle altre posizioni.
In questi anni, nei quali l’Arci ha lavorato insieme con tante realtà, sindacati, partiti, movimenti, persone, ci sembra che, questa caratteristica di radicalità nel rispetto della dignità di atre pozioni sia stata positivamente riconosciuta e abbia portato a buoni risultati.
Le nostre azioni contro le disuguaglianza, per l’ambiente e il contrasto alla crisi socio-bioclimatica del Pianeta, per la Scuola pubblica e i diritti di chi la abita, per la Salute, contro la privatizzazione della sanità, per i diritti delle persone sono state tante e rese più efficaci dall’impegno vivissimo dell’Arci di Como nell’informazione libera e partecipata.
La nostra specificità e l’avere perseguito questi fini animando non solo manifestazioni, convegni, attivismo politico, ma anche animazione culturale, concerti spettacoli, socialità, gioia di stare insieme nei nostri Circoli e fuori di essi.

Sono stati anni difficili nei quali anche nel nostro territorio dove pure ci sembra sia aumentato il peso politico della nostra associazione talora ci siamo sentiti isolati. È successo quando abbiamo animato la campagna Penso positivo nella quale chiedevamo uno sforzo individuale e collettivo per limitare con comportamenti prudenti la Pandemia, quando abbiamo lottato, andando al di là della generica opzione per la Pace, contro le scelte del governo di armare l’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin, quando abbiamo cercato di ottenere, in contrasto con le destre al governo del Comune e della Regione, provvedimenti urgenti per assicurare diritti fondamentali alle persone più vulnerabili abbandonate anche dal governo nazionale, quando abbiamo espresso la nostra protesta per l’impatto negativo di parte delle nuove norme sul Terzo settore da contrastare per evitare che portino all’aziendalizzazione dei cento fiori del volontariato e della promozione sociale, alla sua riduzione, con il sacrificio delle realtà più piccole ma non per questo meno innovative, alla mortificazione complessiva e del senso del ruolo dei corpi intermedi, quando abbiamo chiesto all’intero nostro mondo di partecipare alla Campagna per il Gloria, ottenendo un risultato notevole ma insufficiente, che ha lasciato aperto il problema di come continuare a sviluppare l’impegno perché questo bene comune viva e sia rilanciato.
A questi insuccessi si sono contrapposte anche gioie grandi. Siamo felici di essere nodi attivi di molteplici reti e di aver sviluppato nei nostri circoli quotidiane iniziative culturali e ricreative enzimi di inclusione sociale e di relazioni tra generi e generazioni.
Particolarmente positivi ci sembrano siano stati gli esiti dei progetti di ecologia politica che abbiamo realizzato con tante altre realtà e siamo altrettanto soddisfatti del ruolo, che abbiamo avuto nel promuovere e supportare centinaia di iniziative di mobilitazione per la Pace, contro le guerre e la follia degli armamenti, i diritti, la buona politica, la giustizia sociale e ambientale, non limitandoci alla necessaria e giusta partecipazione.

Non tutto però è andato bene. Negli ultimi anni hanno chiuso alcuni circoli che costituivano parte importante del nostro arcobaleno di impegno sociale e culturale. A celebrare il Congresso non abbiamo con noi il Circolo Arci Martuscin con le sue meravigliose torte, l’Una e trentacinque circa per molti anni riferimento per la musica dal vivo, il Circolo anziani Moiana di Merone, il Guernica presidio sociale, culturale e politico di Burlagrograsso, lo storico Virginio Bianchi di Cantù che però, grazie alle scelte del suo presidente Ecclesio Galletti, ha costruito la possibilità per il Circolo Terra e libertà di avviare nuove attività e progetti nello stesso luogo.
Grande soddisfazione per l’Arci è derivata dalla nascita di Circoli nuovi come il 1920 a Campione d’Italia (il nostro Circolo quasi estero), Arcispop che fornisce servizi essenziali a persone rese vulnerabili da leggi ingiuste e Joshua Blues Club ad Albate che insieme a Xanadù è stato protagonista, pochi giorni fa, proprio in questa sala, di un esperimento di sinergia tra circoli perfettamente riuscito, richiamando centinaia di persone per uno straordinario concerto.

L’Arci c’è. Il nostro ruolo è stato importante anche nello stimolare un’attenzione nuova alle differenze di genere partecipando al successo dei Pride, alle manifestazioni per un diverso rapporto umanità-natura, per la costruzione di un nuovo mondo possibile, senza armi né frontiere, per la scuola pubblica e i diritti di chi la abita, per animare, insieme alle altre organizzazioni antifasciste un reale contrasto a involuzioni storiche violente e costruendo maggiore consapevolezza dell’attualità della Costituzione nata dalla Resistenza. Con piacere ricordiamo un’importante vittoria. L’Arci è stata parte civile al processo agli squadristi del Veneto fronte Skinheads che fecero irruzione in una riunione di Como senza frontiere. Le condanne sono state adeguate ai crimini commessi, anche grazie alle documentazioni video fornite da Arci ecoinformazioni e alla professionalità del nostro legale Gianluca Giovinazzo.

Il nostro essere schierati con determinazione per i diritti ha reso naturale dare accoglienza nella sede dell’Arci, nonostante sia modesta e inadeguata, a organizzazioni “sorelle” come Supporto attivo, sfrattato dal Comune di Como, e Arcigay, che si è riorganizzata nel nostro territorio dopo anni di assenza.

Prima di passare la parola alle organizzazioni “sorelle” è importante ricordare il patrimonio principale del nostro Comitato, che ha affrontato e affronta le emergenze dei nostri tempi, progetta e attua utopie concrete grazie alla determinazione e al lavoro non solo della copresidente Jlenia Luraschi, della Presidenza, del Consiglio direttivo provinciale e delle Presidenze e dei Consigli direttivi dei Circoli, ma anche per l’attivismo instancabile e la professionalità di Dario Onofrio e di Sara Sostini, grazie alla generosità e la passione delle persone impegnate nel Servizio civile all’Arci e dei volontari e volontarie, mai così tanti e determinati.

E molti sono i progetti in corso condivisi con numerosi partner e reti di sostegno vastissime. Continueremo l’impegno per la cittadinanza attiva, tutti i diritti di tutte/i/u ovunque nel mondo. l’altra economia, l’ambientalismo perché all’impegno virtuoso dei singoli finalmente si affianchi anche quello enormemente più efficace delle istituzioni, l’antimilitarismo, la nonviolenza, la buona politica. Svilupperemo questi temi anche con tutti i registri possibili dell’arte e della creatività perché per noi cultura, ricreazione e politica sono facce della stessa medaglia. E lo faremo con l’energia necessaria, affrontando il conflitto con chi ne impedisce la realizzazione.

Vogliamo per questo d’Arci da fare».

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