A Cantù un corteo per i diritti civili, dall’Associazione Assalam al centro città

In gioco ci sono i diritti civili, non solo il permesso negato di pregare in un capannone di proprietà alla periferia di Cantù: è questo il messaggio chiaro lanciato all’Associazione Assalam in occasione della conferenza stampa di presentazione del corteo di pacifica protesta che si terrà a Cantù il prossimo 3 dicembre.

È questo l’aspetto più preoccupante: l’Amministrazione comunale di Cantù ha costruito nel tempo un groviglio di divieti e ordinanze amministrative che di fatto hanno l’unico obiettivo di impedire il soddisfacimento di diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione italiana, oltre che dal diritto internazionale, quali il diritto di associazione e quello di culto (e, in buona sostanza, anche il diritto alla cultura).

La ricostruzione della lunga e intricata vicenda è condotta dai responsabili di Assalam e dal loro avvocato “amministrativista” Enzo Latorraca con dovizia di particolari, fin dal momento in cui, molti anni fa, dopo aver ricevuto ripetute risposte negative dall’amministrazione cittadina per avere un luogo dove soddisfare il legittimo diritto di culto e di associazione, le comunità musulmane decisero di procedere all’acquisto di un capannone in una zona periferica, dove secondo il Piano di Governo del Territorio era possibile anche realizzare un luogo di culto. Si interpose poi la famigerata legge regionale per il “piano delle attrezzature religiose”, che venne in seguito dichiarata incostituzionale dalla Consulta, e quindi l’Amministrazione canturina ha dato fondo a tutti i cavilli amministrativi pur di contrastare l’affermazione dei diritti. Un’intenzione pubblicamente dichiarata dall’inammissibile striscione “Mai moschea a Cantù”. Adesso, l’Amministrazione vorrebbe procedere all’acquisizione al patrimonio (pubblico) del capannone, una sorta di esproprio (non esattamente una “confisca” che si può chiedere solo nel caso in cui esistano reati, in questo caso esclusi dalla Magistratura) per impedire la prosecuzione dell’attività dell’Associazione Assalam nel luogo da essa legittimamente utilizzato.

Poiché, però, con tutta evidenza, la questione è solo pretestuosamente “amministrativa”, è già stato avviato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Da qui, anche la decisione di appellarsi alla “società civile” (visto che l’amministrazione si è dimostrata fino ad ora “incivile”, avendo anche rifiutato di affrontare con l’Associazione il problema in incontri ripetutamente richiesti), alla cittadinanza, alle associazioni, ai partiti, ai sindacati. L’appello è stato ampiamente raccolto (come si può vedere dal lungo elenco di adesioni), e Assalam lo intende come una nuova richiesta di confronto con l’Amministrazione canturina, perché il riconoscimento dei diritti deve essere un obiettivo comune e generale. La sede di Assalam non è mai stata in questi anni fonte di problemi, anzi è stata occasione di confronto, integrazione e contaminazione (come ha ricordato nel corso della conferenza stampa il responsabile del gruppo giovanile dell’Associazione).

Il corteo si terrà sabato 3 dicembre, con ritrovo alle ore 14.00 presso la sede dell’Associazione Assalam, in via Milano 127/D a Cantù, e percorso fino a largo XX Settembre. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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