L’altra Cernobbio/ Convergere per costruire alternative al reale
Si è tenuta nella mattinata di domenica 8 settembre, in una Cernobbio blindata per via del concomitante forum Ambrosetti, l’assemblea conclusiva della quattordicesima edizione de L’altra Cernobbio, organizzata da Sbilanciamoci! con il supporto di Arci e Cgil.
A chiudere i lavori e tirare le somme di una due giorni di dibattito e tavoli di discussione sono intervenute e hanno dialogato con Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!, Monica Di Sisto, vicepresidente di FairWatch, Lucrezia Fanti, ricercatrice di Sbilanciamoci! e dell’Università cattolica, Celeste Grossi, delegata nazionale Arci per le politiche di genere, Flavio Lotti, organizzatore della marcia Perugia-Assisi, e Giovanni Mininni, segretario generale Flai-Cgil.
Almeno nella giornata di chiusura, l’organizzazione è riuscita a strappare all’ostruzionismo comunale e della questura la presenza nella stessa città del galà neoliberista; dallo spazio Gloria, dunque, il terzo giorno de L’altra Cernobbio si è svolto nel teatro di via Cinque giornate. Un momento simbolico, nelle parole di Giulio Marcon, ma anche dal forte contenuto politico, come dimostrano i nomi presenti alla discussione finale.

L’autunno 2024 promette di essere molto denso dal punto di vista politico, sia dal lato della società civile che sul versante istituzionale, visto l’impegno che il governo dovrà adempiere entro il 20 settembre, quando dovrà indicare le manovre per ridurre il debito da qui ai prossimi sette anni. Una data critica se è vero che c’è il rischio che nonostante la via dell’investimento pubblico incentivata dal Pnrr si vada incontro ad una serie di tagli in settori critici quali istruzione, salute e lavoro.
Sullo sfondo dell’azione locale, però, si sente l’esigenza di rompere la narrazione neoliberista nel suo complesso, sul piano economico ma anche rispetto alla pervasività del discorso bellico che sempre più domina la sfera pubblica contemporanea. Come ha sottolineato Lotti nel lanciare una grande marcia pacifista ad Assisi il 21 settembre, tra conflitti di fatto come quello russo-ucraino e carneficine come quella che l’entità sionista sta commettendo in Palestina, il capitalismo contemporaneo si alimenta anche di guerra; organizzare una risposta sistemica che metta al centro le persone significa anche connettere le complicità locali con le dinamiche globali leggendo e mostrando le contraddizioni del neoliberismo in tutte le sue declinazioni.
L’altra Cernobbio si propone insomma di essere un momento di sintesi tra realtà impegnate su vari fronti, territoriali e di respiro internazionale, organizzando la lotta dei prossimi mesi in una prospettiva non verticale ma di cooperazione ed intersezione dei diversi ambiti e delle diverse sensibilità.
Le relatrici della terza giornata hanno raccolto lo spunto al rilancio, dando una prospettiva strategica al loro intervento.
Di Sisto ha sottolineato come a breve il G7 lavoro porterà a confrontarsi società civile, esponenti del business e rappresentanti di lavoratrici e lavoratori su numeri le cui letture sono fortemente divergenti: l’esempio dell’occupazione, in aumento ma con lavori precari e malpagati, è un esempio lampante di come l’interpretazione dei dati sia fondamentale nel restituire una narrazione più o meno critica rispetto al presente.


Nelle assemblee delle istituzioni internazionali lo sviluppo a tutti i costi, anche umani, e l’investimento sull’hi-tech sembrano egemoni ma ancora una volta, come ormai da molti anni a questa parte, ai parametri di crescita non corrisponde un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e lavoro delle persone. Il piano strutturale di bilancio di medio-periodo che l’Italia si prepara a presentare ne è un esempio, minacciando di essere avverso ai ed alle cittadine dato che con tutta probabilità sarà volto a politiche di austerità che rallenteranno la seppur minima crescita registrata a seguito del Pnrr. A monte di questa manovra, l’assioma liberista mai empiricamente provato per cui la flessibilità è benefica. In realtà, Fanti ha spiegato chiaramente che si va incontro a due fattori convergenti e deleteri: la perdita ulteriore di potere contrattuale dei sindacati e la crescente precarizzazione del lavoro.
A fronte di tutto ciò, serve che le parti sociali impongano un ragionamento su che genere di crescita si vuole e spinga i grandi organismi a ragionare su strategie che portino vantaggi collettivi anziché profitti per singoli enti generati dalla «rapina approfittando di occasioni perlopiù da noi generate».
Nemmeno il documento che verrà portato al prossimo vertice globale sul futuro dell’umanità, peraltro, va incontro all’esigenza di un cambio di rotta, restituendo le fratture della governance internazionale, incapace di guardare al benessere delle persone e succube di conflitti materiali e “freddi” come quelli che dilaniano in modo sempre più evidente il panorama geopolitico contemporaneo.
L’esito di tutto questo è una serie di processi guidati dal mercato che rendono evidente la fragilità democratica dell’Occidente: c’è sempre meno potere dal basso.
Proprio a partire da questo vuoto di agentività dei e delle cittadine e dei corpi intermedi si deve secondo Di Sisto ragionare sulla postura con cui affrontare il presente: si rende necessario un approccio multidisciplinare, transgenerazionale e mirato a scelte d’azione ragionate e non approssimative che tentino di riattivare un tessuto sociale poco attivo e probabilmente scoraggiato da un livello di discorso pubblico sempre più basso.
Sul piano “pratico” economico, due sono i versanti da tenere in considerazione: da una parte l’azione economica andrebbe ragionata seguendo le esigenze territoriali anziché le astratte logiche neoliberisti; dall’altra, è necessario un impegno anche statale nella redistribuzione delle ricchezze.
Tenendo conto di questo panorama socioeconomico, anche il sindacato deve pensare ad approcci sempre nuovi per stare nel territorio ed affrontare il reale; la pratica sindacale di strada è un metodo possibile, ma Mininni è intervenuto per restituire una panoramica più ampia sulle direzioni che, alla luce di quanto detto nelle due giornate precedenti, un’organizzazione come la Cgil può prendere.
Nel dibattito interno di cui parlava anche Malorgio nel panel sulla mobilità, la Cgil si sta interrogando fortemente (e non da oggi) sul significato dell’espressione «fare sindacato». Partire da sé è la chiave femminista che il sindacato può portare all’interno delle proprie assemblee, interrogandosi sulla propria intersezionalità e guardando alle sfide della contemporaneità e sulla propria capacità di monitorare il sociale. La strada da perseguire è quella territoriale, uscendo dalle sedi e muovendosi in mezzo alle persone per recepire le difficoltà ed i bisogni di lavoratrici e lavoratori dei vari settori.
Al di là del concetto di sindacato di strada l’esigenza di andare incontro alle persone è una pratica che, in controtendenza con il sempre maggior distacco delle istituzioni rispetto alla cittadinanza, associazioni e corpi intermedi dovranno sempre più fare propria, tenendo fermi i punti di contrattazione e sfida rispetto ai proprietari e al sistema neoliberista.

Nello spazio dedicato agli interventi hanno preso parola anche esponenti di Fridays for future, Rete della Conoscenza e Bds, che hanno portato le loro esperienze all’assemblea di Cernobbio.
Dai loro pur brevi interventi sono emersi come punti salienti la necessità di semplificare il linguaggio e trovare nuove vie comunicative per includere nel processo politico persone, anche dal mondo studentesco o del lavoro “giovane”, sempre meno politicamente alfabetizzate e l’importanza in questa direzione di non abbandonare le piazze, sebbene la fase attuale renda difficile immaginare mobilitazioni importanti a breve termine.
Infine, è stata messa, per la prima volta nei tre giorni in modo politicamente forte e chiaro, la questione palestinese, ribadendo la natura genocida dell’azione sionista e sottolineando come proprio da un apparato comunicativo ed informativo corrotto e di parte passi gran parte dello sdoganamento della violenza a cui assistiamo tutti i giorni.
A concludere l’incontro ha parlato Celeste Grossi, delegata dell’Arci nazionale ma anche parte di Arci Como, realtà centrale nell’organizzazione de L’altra Cernobbio. Grossi ha evidenziato come le crisi generate in seno al neoliberismo hanno portato con sé un processo antropologico di disumanizzazione ed assuefazione a fenomeni prima impensabili. La sfiducia di cui più volte si è parlato nelle precedenti due giornate è figlia anche di questo processo e forum come quello organizzato da Sbilanciamoci! servono a invertire la tendenza cercando di ridare forza e senso all’azione dei singoli ma anche comprendendo che le sfide del reale portano a dover superare anche il concetto di “rete”.
La nuova parola d’ordine urgente è, secondo l’ultima relatrice, “convergenza”, intersezione ed intreccio di reti che agiscano non più parallelamente, ma congiuntamente. Non bastano più né la convinzione né le analisi, bensì si deve pensare ad informare e comunicare per raggiungere le persone non solo sul piano dell’azione politica, ma anche su quello del coinvolgimento personale effettivo. L’idea che si debba spogliarsi dello specialismo e fare politica «in carne ed ossa», anche mettendo in discussione le pratiche consolidate, si dovrebbe fare sempre più strada; il linguaggio, citato anche in precedenza, è una parte importante di questo cambiamento e non può restare fuori dal pensiero politico.
Rilancio delle lotte ma trasformazione delle pratiche, con la doppia prospettiva territoriale-globale e l’esigenza di non fare solo rete ma anche di convergere per fare massa critica sono gli spunti tattici più importanti che escono da questa tre giorni, anche rimettendo al centro slogan come «pane, pace e pianeta» o concetti tattici e di prassi come cura e rivoluzione. I rapporti di forza sono ostili ma l’azione politica non può arenarsi di fronte alle contraddizioni sempre più evidenti del sistema, bensì deve percorrerle «nell’urgenza ma senza fretta» per usare le crepe come leve per immaginare e costruire un sistema diverso e, in definitiva, più umano.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni; fotografie di Beatriz Travieso Peréz, ecoinformazioni; video di Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
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