Consiglio comunale

Civitas/ Ordinanza sul decoro illegittima e non “urgente”, avviata procedura di ricorso

2017-12-30 11.49.24 2.jpg«La scelta di fare ricorso all’ordinanza sul decoro urbano firmata dal sindaco Landriscina non è di carattere “politico”, ma è piuttosto un’applicazione del principio di cittadinanza che sta alla base del progetto Civitas» ha chiarito Bruno Magatti nella conferenza stampa di sabato 30 dicembre a Palazzo Cernezzi. In questa occasione, i rappresentanti dell’associazione Civitas – progetto città hanno confermato di aver presentato ricorso al Tar  – in data venerdì 29 dicembre – circa l’ordinanza n°74 [Ordinanza contingibile e urgente a tutela della vivibilità urbana e del decoro del centro urbano] in vigore da venerdì 15 dicembre fino a martedì 30 gennaio.

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Svolta civica/ La destra nega l’esistenza di problemi e diritti

Svolta civica contesta la scelta del centrodestra comasco che non vuole permettere che i migranti si impegnino per la città. Prosegue l’azione della maggioranza del sindaco Landriscina che come non vede il pericolo fascista e tenta di non vedere neppure  l’esistenza dei migranti per i quali nega la possibilità di  Sprar facendo perdere alla città anche interessanti possibilità di posti di lavoro e lasciando l’affare dell”accoglienza” in mani talora solidali spesso affaristiche. Leggi nel seguito il comunicato sottoscritto dai tre consiglieri di Scelta Civica Traglio, Nessi e Minghetti. (altro…)

Emergenza freddo finita/ Ceruti e Mantovani: insufficiente azione dell’amministrazione

Luca Ceruti (M5s), al Consiglio comunale del 3 aprile, intervenendo su un ordine del giorno di Luigi Nessi che chiedeva l’intervento per l’emergenza delle persone  lasciate in strada dalla fine dell’emergenza freddo, ha presentato un documento degli ospiti della struttura nella quale esplicitamente si denuncia l’insufficiente  azione dell’amministrazione comunale e si sottolinea la drammaticità della situazione di 70 persone per le quali oggi non è stata presentata alcuna ipotesi di soluzione. Anche  Ada Mantovani (Adesso Como) è intervenuta sullo stesso argomento dichiarando che se è vero che ci sono altre strutture esse sono piene e quindi non risolvono l’emergenza, auspicando che si dia accoglienza sia ai migranti e ai senza tetto.

A Palazzo Cernezzi il decreto della vergogna

Con una dichiarazione preliminare al Consiglio comunale di Como del 29 marzo Celeste Grossi ha denunciato la gravità delle norme Minniti che hanno avuto la fiducia in Senato: stravolgono il sistema giudiziario italiano creando un canale diverso con meno diritti per i migranti, impongono la criminalizzazione per chi fugge da guerre, violenze e povertà,  aumentano le spese e il migrabusiness e mortificano il ruolo delle forze dell’ordine costrette ad applicare norme inqualificabili e anticostituzionali.

«Fiducia a Minniti 

Nel Mar Mediterraneo si continua a morire. Il sistema di accoglienza è al collasso. L’estate si avvicina  in assenza di una regia sul fenomeno migratorio, un fenomeno strutturale che continuiamo a affrontare con modalità emergenziali.   

In questa situazione caotica il ministro Minniti ha chiesto e ottenuto la fiducia al Senato, ora passerà alla Camera, per l’ultimo voto,  su un Decreto che criminalizza rifugiati e immigrati, con  impatti nefasti sulla vita di migliaia di uomini, donne e bambinie, lungi dal risolvere i problemi, mette ancora più in difficoltà il sistema di accoglienza, aumentando i tempi di attesa e la spesa pubblicaPensare che diminuire le garanzie per i più deboli, con il grado unico di giudizio, l’abolizione del contradditorio nella procedura unica per le espulsioni, sia la soluzione alle difficoltà del nostro paese,  è sbagliato. Mortificla democrazia, limitando per legge i diritti di alcune persone – gli stranieri . Avall implicitamente atteggiamenti xenofobi e razzisti. 

Intanto a Como, i Consiglieri e le Consigliere comunali continuano a non poter entrare nel Campo di via Regina Teodolinda, dove convivono minori non accompagnati, minori accompagnati e adulti, un campo di cui ancora non sappiamo la denominazione formale e, di conseguenza, le normative che ne regolano il funzionamento. La situazione dei minori non accompagnati non affidati al Comune ci preoccupa. E non riusciamo a fugare dubbi e perplessità. Il 27 marzo, in risposta alla richiesta formulata dal presidentdella Commissione III di partecipare a una riunione sulla situazione dei minori non accompagnati, “il Prefetto comunica di aver già provveduto a fornire, con nota dell’01.12.2016“, “opportuni elementi informativi in merito all’individuazione di specifiche soluzioni alla problematica dei minori stranieri non accompagnati. Pertanto, resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, limitatamente a specifiche richieste di aggiornamento dei dati già comunicati“».  [Celeste Grossi, consigliera comunale Paco-Sel, Sinistra italiana]

Frontiera assassina e decreti Minniti a Palazzo Cernezzi

Nelle dichiarazioni preliminari del Consiglio comunale di Como del 20 marzo Luigi Nessi e Celeste Grossi, esponenti delle sinistre comasche che si riconoscono nel percorso unitario de La prossima Como, hanno denunciato che sono già due i ragazzi africani fulminati (uno morto, l’altro in fin di vita)  dopo avere tentato di passare la frontiera italo-svizzere sul tetto di un vagone ferroviario e come con i decreti del ministro dell’interno Minniti si aggraverà ulteriormente la già tragica situazione dei migranti perseguiti, isolati, emarginati, puniti per la colpa stessa di esistere.  (altro…)

Como Comune/ Paco-Sel denuncia violazioni dei diritti dei migranti

manomigranteAl Consiglio comunale di Como del 20 febbraio, Celeste Grossi (Paco-Sel), con una dichiarazione preliminare, ha denunciato le violazioni dei diritti umani in città a danno dei migranti ai quali non si riconosce dignità di persona e diritti pur sanciti anche dalla Costituzione italaiana. Con la preliminare Grossi chiede al sindaco Mario Lucini di   «verificare la situazione e, in assenza di provvedimenti positivi, di impegnarsi perché questa non diventi la risposta delle istituzioni alla necessità di accogliere molte più donne e uomini di quanti trovano posto nel Campo governativo di via Regina Teodolinda». (altro…)

Migranti/ Il consiglio è aperto, la discussione meno

Per fare il punto della situazione dei migranti a Como lunedì 23 gennaio si è tenuto un nuovo consiglio comunale aperto, con la partecipazione di alcune realtà che a vario titolo si stanno occupando della questione. Hanno quindi portato la loro esperienza Roberto Bernasconi della Caritas diocesana, Andrea Anselmi di Medici senza frontiere, Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico, Abramo Francescato della rete Como senza frontiere e don Giusto Della Valle della parrocchia di Rebbio. Assenti ingiustificati, invece, i rappresentanti della Prefettura e quelli della Croce Rossa Italiana, che pure gestiscono il campo governativo di via Regina Teodolinda; hanno preferito non confrontarsi con la città e la sua amministrazione.

In apertura di serata l’assessore alle politiche sociali, Bruno Magatti, riassume in estrema sintesi la situazione, che non è particolarmente cambiata nelle ultimissime settimane: a Como risiedono 850 richiedenti asilo e 120 sono le persone attualmente ospitate nel campo (di cui la metà minori); 119 sono i minori in carico al Comune; ricorda anche che l’amministrazione comunale sta lavorando, nell’ambito delle indicazioni dell’ANCI (l’associazione dei Comuni), per attivare un centro SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), cioè per dare consistenza all’accoglienza di secondo livello, così da uscire – almeno in parte – dall’emergenza (un incontro a livello governativo ci sarà il 26 gennaio); la stessa metodologia di intervento si sta cercando di mettere in campo per affrontare il problema dei minori non accompagnati, in accordo con Save the children e il Coordinamento comasco di assistenza ai minori; e ancora si lavora a una proposta di intervento per i senza fissa dimora, partecipando a un bando FSE, che scade il prossimo 15 febbraio, secondo la parola d’ordine “housing first” (prima la casa). Con questo ventaglio di iniziative, l’amministrazione comunale intende evidenziare che l’unico modo di uscire dall’emergenza è quella di lavorare sulla progettualità; ciò ha tempi non brevi, ma è – a parere dell’assessore Magatti – l’unica possibilità per non arrestarsi sulla soglia dei problemi.

Il primo intervento degli “invitati” è sferzante. Roberto Bernasconi della Caritas esordisce esprimendo un certo disinteresse alla serata, quasi si trattasse di un passaggio superfluo. Basta uscire per rendersi conto della situazione; bisogna farsi partecipi delle fatiche di questo dovere, ma l’accoglienza deve essere “ordinata” e priva di qualsiasi rivendicazione collegata. Sembra di capire che l’accoglienza deve essere questione solo di carità e non di diritti e di politica; d’altra parte la sua analisi sulla situazione generale è secca: le forze in azione sono bloccate sulle proprie posizioni, e ancora più bloccate sono alcune istituzioni, la parte politica è assente, il rischio è quello dell’illegalità diffusa. Non è disposto a stare su un ipotetico banco degli imputati, così come non ritiene che i migranti siano da considerare l’unica e più grave emergenza.

Più informativi i contributi di Andrea Anselmi di Medici senza frontiere e di Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico. Il primo riferisce del progetto che Msf ha attivato tra Como e Ventimiglia per far fronte al disagio psicologico (che a volte sfocia in vero e proprio disagio mentale) di molti migranti (circa il 60% ne soffre); la loro opera è cominciata a metà dicembre, sia presso il campo di via Regina che presso la parrocchia di Rebbio e ha già interessato circa 230 persone in incontri di gruppo e altri 200 in sedute individuali. Il secondo ricorda che la cosiddetta emergenza migranti è alimentata anche dalla carenza di informazioni sui propri diritti e sulle reali possibilità di dar corso al “progetto migratorio”, ed è quindi prioritario attivarsi in questo settore; per questo l’Osservatorio ha promosso un vero e proprio corso di formazione, oltre che organizzare uno sportello per i migranti, ancora in fase di sperimentazione perché a una immediata disponibilità da parte dell’amministrazione comunale ha fatto riscontro una collaborazione piuttosto carente da parte della Prefettura; ciononostante, grazie anche alla stretta collaborazione con analoghe associazioni di avvocati elvetici, si è potuto risolvere la situazione di parecchie decine di persone, cosa che ha contribuito anche ad alleggerire la pressione sul campo di via Regina; in prospettiva, l’impegno per una corretta gestione delle questioni giuridiche collegate alla migrazione non può che approfondirsi anche in considerazione dell’esigenza di tutele provvisorie per i minori ipotizzata nella nuova legislazione al riguardo.

Il portavoce della rete Como senza frontiere, Abramo Francescato, dopo aver brevemente richiamato la storia e gli obiettivi della rete, affronta i problemi del momento, riassunti nell’“emergenza freddo”: sono 1300 le persone che le ronde solidale hanno raccolto in strada da ottobre a dicembre, in situazioni al limite della sopportabilità; dal punto di vista operativo, rivolge un appello al Comune di Como per l’apertura di un dormitorio nell’ex drop–in (in viale Innocenzo XI), aperto alle persone italiane senza fissa dimora e a quelle migranti, per accelerare il più possibile la riattivazione del centro Puzzle di Tavernola e per sondare la possibilità di utilizzare la caserma De Cristoforis, attualmente inutilmente vuota.

Da ultimo, don Giusto Della Valle riporta il discorso sulla dimensione generale del problema: le migrazioni sono da sempre connaturate alle dinamiche umane (negli ultimi mesi a fronte delle 150/180 mila persone arrivate in Italia, almeno 100 mila sono quelle che dall’Italia si sono spostate in altri Paesi); e questa situazione è anche frutto della dialettica tra invecchiamento della popolazione europea e giovinezza dei popoli del “terzo mondo”. In questo processo mondiale, Como non può chiamarsi fuori perché è città di frontiera, e dunque occorre un pensiero politico globale, visto che l’unica chance di non subire è quella di programmare. Certo, Como ha fatto dei grossi sforzi per affrontare il problema: ci sono molti tasselli ma manca ancora il progetto complessivo del mosaico. È indispensabile migliorare la qualità dell’accoglienza (e il Comune può avere un ruolo essenziale nel monitorare le varie situazioni); è indilazionabile affrontare il problema dell’orientamento delle persone migranti, proprio per non limitarsi a subire l’esistente; serve quindi un vero e proprio osservatorio sulle migrazioni, in grado comprendere e di gestire il fenomeno.

Ultimato il giro di interventi, tocca al Consiglio comunale: qualche minuto per porre domande di chiarimento e poi qualche altro per interventi più analitici.

Anche astraendo dalle domande inutilmente provocatorie, da quelle palesemente insensate e da quelle capziose, il panorama che emerge è – come già nei precedenti consigli – sinceramente sconfortante. Fatte le debite (poche) eccezioni, chi siede in Consiglio a palazzo Cernezzi sembra non sapere nulla o quasi della situazione, come se questi sette mesi – con i problemi globali e i non meno essenziali drammi personali – non fossero serviti a niente. E chi poco sa, ancora meno capisce, così che la “questione migranti” scivola spesso in sterili piccolezze partitiche. Non serve a molto rivendicare, da parte dell’assessore Magatti, l’importanza della progettualità; non serve neanche, da parte della consigliera di opposizione Anna Veronelli, chiedere ulteriori approfondimenti sulla questione dei minori (che, nella richiesta di convocazione di consiglio aperto, era per lei fondamentale). La maggior parte dei consiglieri continua a inveire, oppure si disinteressa.

A mezzanotte spaccata, tutti a casa. Per chi ha ascoltato, la serata – certo non risolutiva – non è stata del tutto inutile, ma le orecchie – a palazzo Cernezzi – sembrano a tratti un optional poco richiesto. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

23 gennaio/ Consiglio aperto, ma parziale

8 COMOCOMUNENon è un buon segnale il fatto che neppure sul tema epocale dei diritti dei migranti la città di Como non solo non trovi unità, ma neppure capacità di costruzione di sedi democratiche nelle quali i diversi attori si confrontino alla luce del sole. La deleteria tendenza a costruire tavoli separati e riservati, nicchie spesso opache nelle quali alcune delle diverse opzioni si confrontano rifiutando la trasparenza che nelle tematiche dei diritti e della democrazia è vitale. (altro…)

La Giornata dei Diritti migranti a Palazzo Cernezzi

cernezziCon una dichiarazione preliminare di Celeste Grossi (Paco- Sel) ha richiamato il 20 dicembre  l’attenzione del Consiglio comunale sulla condizione dei migranti nel mondo, sulla tragedia di Aleppo e sull’accoglienza fredda a Como sostenendo la richiesta di Csf e Caritas   rendendo disponibile lo spazio dell’ex Drop in di viale Innocenzo e la De Crisotoforis. Leggi nel seguito il testo integrale della dichiarazione.

«Giornata internazionale per i diritti dei migranti (19.12.2016)

Una giornata internazionale non si nega a nessuno. Così nel 2000 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 18 dicembre Giornata internazionale per i diritti dei migranti.

Come l’avranno celebrata i sei milioni di rifugiati siriani effetto collaterale di cinque anni di guerra? Come l’avranno celebrata il 15% dei siriani in fuga accolti in Europa? Come l’avranno celebrata i quasi 3 milioni costretti dalle politiche migratorie europee a fermarsi in Turchia, male accolti in un paese che ogni giorno nega i Diritti umani anche ai propri cittadini?

Certo non l’hanno celebrata gli orfani, le vedove e civili impauriti che trovano rifugio tra le macerie di Aleppo, intrappolati lì da troppo tempo, senza neppure riuscire a fuggire dalla città siriana, una delle più antiche del mondo, dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”.

Abbiamo perso Aleppo e la nostra umanità. Come possiamo rassegnarci a vivere in un mondo in cui 34.000 persone, secondo dati dell’UNHCR relativi al 2015, sono costrette a migrare ogni giorno a causa di conflitti o persecuzioni.

E a Como come l’abbiamo celebrata la Giornata internazionale per i diritti dei migranti?

L’abbiamo celebrata allo Spazio Gloria, insieme a Coordinamento comasco per la Pace, Itinerari migranti e Como senza frontiere organizzatori, in collaborazione con un vasto arcipelago di associazioni (Acli Como, Arci Como, Asci Don Guanella, Associazione del Volontariato Comasco, Centro Servizi per il Volontariato di Como, ecoinformazioni Como, Giovani Democratici Como, WelCom – Osservatorio Migranti Como, Ipsia Como), della due giorni “A piedi liberi. Diritti migranti: verso la Carta di Como”.

Eravamo in poche e pochi.

In un orario diverso e con una temperatura assai più rigida erano in strada alle 2.30 della notte tra il 17 e il 18 dicembre italiani senza tetto e 81 migranti, quelli di cui ieri abbiamo celebrato i diritti. È una situazione che Como, Città messaggera di Pace non può sopportare. Per tentare di proporre una soluzione, la rete Como senza frontiere, di cui anche Luigi Nessi ed io facciamo parte, e la Caritas diocesana di Como hanno sottoscritto un appello al sindaco per chiedere che si affronti il problema delle persone costrette al gelo, rendendo disponibile lo spazio dell’ex Drop in di viale Innocenzo e la De Crisotoforis, una caserma quasi completamente vuota che potrebbe essere destinata a persone fragili. Lo abbiamo chiesto anche ieri nel corso del laboratorio di approfondimento su Enti locali e accoglienza al quale ha partecipato anche Mario Forlano». [Celeste Grossi, Paco-Sel]

 

 

 

 

Diritti umani/ Il dramma del 10 dicembre dentro e fuori il Campo governativo

8 COMOCOMUNECon una preliminare Celeste Grossi (Paco-Sel) ha ricordato al Consiglio comunale del 12 dicembre come l’impegno per dare valore alla Giornata mondiale dei diritti umani bisogna partire dall’azione nei territori e a Como proprio il 10 dicembre un ragazzo ha tentato il suicidio nel Campo governativo e all’esterno del Campo 74 migranti non hanno trovato altro che un’accoglienza fredda. Il tema è stato ripreso  da Luigi Nessi (Paco-Sel) che ha anche ricordato la fuga dalla guerra di interi popoli e ha chiesto l’impegno per la drammatica situazione di Aleppo e per la Pace in Siria del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani e ha chiesto a Mario Forlano, presidente del Coordinamento comasco per la Pace, di farsi portavoce dell’appello nel Convegno A piedi liberi del 17 e 18 dicembre allo Spazio Gloria. Sulle questioni relative ai minori al Campo governativo è intervenuto anche Bruno Magatti, assessore alla Politiche sociali, che ha dichiarato che la lettera inviata a Renzi e Alfano dovrà essere reiterata agli esponeti del nuovo governo. (altro…)

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