Canton Ticino

Il Ticino analizzerà la mobilità transfrontaliera

doganaChiassoVerrà effettuato un conteggio del traffico veicolare e un sondaggio sulle abitudini di mobilità.

 

«A partire dal 30 settembre 2014, il Dipartimento del territorio, Sezione della mobilità, procederà ad un rilevamento statistico in prossimità dei valichi di confine del Canton Ticino – annuncia un comunicato stampa –. Il 30 settembre verranno effettuati i conteggi del traffico veicolare in entrata in tutti i valichi. Nei mesi di ottobre e novembre 2014 verrà realizzata un’inchiesta rivolta direttamente ai conducenti. Il rilevamento del volume di traffico in ingresso in Ticino, in programma martedì 30 settembre, verrà svolto presso tutti i valichi di confine (Madonna del Ponte, Dirinella, Camedo, Indemini, Gandria, Fornasette, Ponte Tresa, Ponte Cremenaga, Arogno, Cassinone, Brusino, Arzo, Ligornetto, San Pietro di Stabio, Stabio Gaggiolo, Brusata, Novazzano, Ponte Faloppia, Pedrinate, Chiasso Strada, Chiasso Autostrada e Pizzamiglio)».

«Oltre a definire il numero dei veicoli in transito presso tutti i valichi, il rilevamento fornirà i dati relativi all’immatricolazione, al grado di occupazione e alla tipologia dei mezzi – si specifica –. Questo accertamento ha quale obiettivo principale l’individuazione di soluzioni efficaci per contenere e ridurre il traffico veicolare alle frontiere e lungo i principali assi di penetrazione, con particolare riferimento alla mobilità aziendale. Gli addetti del Dipartimento del territorio rileveranno il traffico veicolare senza interromperne il regolare flusso. Il sondaggio (inchiesta “face to face”) si svolgerà durante i mesi di ottobre e novembre 2014 e ha come scopo quello di ottenere informazioni dettagliate riguardo alle abitudini di mobilità dei conducenti, in particolar modo dei lavoratori e degli studenti pendolari che, quotidianamente, valicano le principali frontiere del Canton Ticino».

«I veicoli verranno fermati a campione in collaborazione con le Guardie di confine e fatti accostare in modo idoneo per poter svolgere l’inchiesta – si rassicura –. Non sono previste turbative del traffico. Le domande, l’inchiesta durerà una manciata di minuti, verteranno in particolare su: paese di immatricolazione del veicolo, numero di occupanti, domicilio del conducente, origine del viaggio, destinazione del viaggio, scopo del viaggio, periodicità dello spostamento, motivo dello spostamento, eventuale disponibilità di parcheggio riservato, eventuale possesso di un abbonamento al trasporto pubblico svizzero, eventuale disponibilità del conducente a condividere l’auto o a seguire un piano di mobilità aziendale».

«Si richiede la massima collaborazione da parte degli automobilisti – precisa e conclude la nota –. I conteggi e le inchieste ai valichi di confine sono necessari e fondamentali per gestire il traffico transfrontaliero e attuare una corretta pianificazione dei trasporti (trasporto pubblico, mobilità aziendale). I risultati del Sondaggio 2014 saranno resi noti al pubblico nei primi mesi del 2015 e faranno da utile supporto statistico per i Programmi di agglomerato di terza generazione». [md, ecoinformazioni]

Il Ticino versa le quote delle imposte 2013

canton ticinoDa Bellinzona verranno versati all’Italia 58,7 milioni di franchi, la Svizzera vuole concludere i concordati con l’Italia entro la fine della primavera 2015, se no il Ticino minaccia il blocco dei ristorni.

 

«Il Consiglio di stato ha deciso di non bloccare il versamento all’Italia della quota parte delle imposte alla fonte dei frontalieri dell’anno 2013, che ammonta a 58,7 milioni di franchi, in applicazione dell’Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione a favore di Comuni italiani di confine del 3 ottobre 1974 – spiega una nota del Consiglio di stato ticinese –. La decisione, come noto, è stata preceduta negli ultimi mesi da incontri e aggiornamenti sull’avanzamento delle trattative con l’Italia riguardo alla rinegoziazione della convenzione contro la doppia imposizione e dell’Accordo sull’imposizione dei frontalieri con la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, il segretario di stato Jacques de Watteville e anche la Deputazione ticinese delle Camere federali».

«Da questi incontri è scaturita la ferma volontà delle autorità federali di concludere i negoziati con l’Italia al più tardi entro la fine della primavera del 2015 – specifica il comunicato –. Se ciò non dovesse realizzarsi nei termini previsti la consigliera federale Widmer-Schlumpf ha garantito alla Deputazione ticinese e al Consiglio di stato che saranno presi provvedimenti concreti a salvaguardia degli interessi del Ticino e della Svizzera».

«Questo chiaro impegno del Governo federale ha condotto la maggioranza del Consiglio si stato a decidere di non bloccare il pagamento della quota spettante all’Italia dell’imposta alla fonte sui redditi dei lavoratori frontalieri del 2013 secondo quanto previsto dall’accordo internazionale – sottolineano da Bellinzona–. La decisione contribuirà a rafforzare la posizione della delegazione svizzera che conduce le trattative al fine di rinegoziare la Convenzione contro la doppia imposizione e l’Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che ne è parte integrante. Un blocco dei ristorni, parziale o totale, avrebbe messo fortemente a rischio la continuazione delle trattative».

«Il Consiglio di stato osserva in questa sede come i negoziatori svizzeri siano perfettamente edotti e consapevoli delle aspettative ticinesi riguardo sia al provento dell’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri, sia dell’importanza della nuova regolamentazione fiscale per il futuro della piazza finanziaria ticinese, già confrontata con importanti cambiamenti strutturali derivanti dal contesto internazionale – rileva la nota –. Nella denegata ipotesi in cui i negoziati con l’Italia non dovessero concludersi entro la fine della prossima primavera, accanto ai provvedimenti concreti garantiti dall’autorità federale tornerebbe d’attualità il blocco dei ristorni, che in quell’occasione potrebbe completare l’eventuale risposta elvetica all’inconcludenza di un negoziato che il Consiglio di stato, con la decisione odierna [mercoledì 25 giugno], auspica di contribuire a perfezionare in tempi accettabili per tutte le parti». [md, ecoinformazioni]

Chiusura dei valichi secondari

canton ticino in svizzeraSoddisfazione in Canton Ticino per l’accoglimento della proposta della Lega dei ticinesi: Chiudere di notte le frontiere con l’Italia contro i furti.

 

«Nella sua ultima seduta il Consiglio federale [il governo svizzero] ha deciso di accogliere la mozione presentata dai deputati Roberta Pantani e Lorenzo Quadri che chiedeva la chiusura notturna dei valichi secondari a ridosso della fascia di confine del Mendrisiotto – spiega un comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino –. Come noto, ancora di recente la regione è stata interessata da furti in abitazioni e commerci, e da rapine in stazioni di benzina. Eventi che hanno comprensibilmente suscitato allarme e un senso di grande inquietudine nella popolazione locale come pure elle Autorità comunali».

Il Dipartimento delle istituzioni, l’ente ticinese che «regola i rapporti tra lo Stato e il cittadino, assicurando il buon funzionamento di tutto il Cantone», come spiega il sito Internet ufficiale, «Recependo queste preoccupazioni ha rivendicato in più occasioni alle Autorità federali la chiusura notturna dei valichi di confine secondari, in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea, come pure il potenziamento – nell’immediato e sul medio-lungo termine – degli effettivi assegnati alla Regione IV del Corpo delle guardie di confine. Richieste che peraltro sono state ancora ribadite nel corso dell’incontro del 7 maggio scorso alla Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. In attesa delle decisioni politiche di competenza della Confederazione, il Dipartimento delle istituzioni si è attivato da mesi nel contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera ed ha, per il tramite della Polizia cantonale congiuntamente al Corpo delle guardie di confine e con la collaborazione delle Polizie comunali, rafforzato il dispositivo denominato Discomo. Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione del Governo federale che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e si farà parte attiva e centrale del processo di implementazione di questa importante decisione». [md, ecoinformazioni]

Rete di imprese fra Lombardia e Canton Ticino


lombardia ticinoLa proposta di Gaffuri che chiede a Regione Lombardia di: «Attivarsi per rendere velocemente realizzabile e agevolare il progetto di reti di imprese e di interscambio».

 

«La Commissione speciale rapporti tra la Lombardia e la Confederazione elvetica ha audito oggi, giovedì 17 aprile 2014, la Camera di commercio italiana per la Svizzera in merito ai provvedimenti del Gran consiglio del Canton Ticino riguardo la libera circolazione dei lavoratori frontalieri e ai rapporti economici tra imprese a cavallo dei confini – precisa una nota del Partito democratico lombardo –. Erano presenti il presidente Vincenzo Di Pierri, il segretario generale Fabrizio Macrì e il consulente Giovanni Moretti».

«Gli interventi che abbiamo ascoltato sono stati davvero interessanti perché ci hanno dato una prospettiva nuova da cui guardare la questione – dichiara il consigliere regionale comasco Pd Luca Gaffuri –. La Camera di commercio e i suoi consulenti ci hanno parlato della grande necessità della Svizzera di tenere i rapporti con l’Italia da un punto di vista economico, anche perché quello elvetico è il quarto mercato di destinazione al mondo per le esportazioni italiane. Ma poiché il Canton Ticino pare aver quasi esaurito gli spazi per nuove attività, il suggerimento che ci è venuto da chi vive quella realtà è di fare rete di imprese, attivare collaborazioni, creare interscambi. Questo è vero, ci è stato detto, soprattutto per il settore meccanico, ma gli esempi portati erano riferiti anche ai produttori di componentistica idraulica e all’alta tecnologia. E non da ultimo il settore medicale».

«Attivare collaborazioni tra imprese di settore al di là e al di sopra dei confini potrebbe far superare la situazione critica e penalizzante verso lavoratori e aziende italiane, a causa delle scelte della politica ticinese, e d’altra parte potrebbe rispondere a quella esigenza di reciprocità che viene dallo stesso Cantone di lingua italiana, le cui imprese sarebbero interessate a lavorare in Italia, ma si scontrano con la nostra burocrazia – prosegue il consigliere democratico –. E d’altra parte, potremmo sostenerci a vicenda nell’allargamento dei mercati. Solo uniti si può andare oltre il Gottardo ed essere competitivi». [md, ecoinforazioni]

Incontro fra Lombardia e Ticino per le infrastrutture ferroviarie

Piano_dei_servizi_TILO_2014Arcisate-Stabio forse per il 2016, 1,5 milioni di euro per i collegamenti sulla Milano-Chiasso. Per Gaffuri: «Chiasso si configurerà sempre più come stazione internazionale di Como e del Lario».

Venerdì 21 febbraio il consigliere di Stato del Canton Ticino e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali e l’assessore alle Infrastrutture e alla mobilità della Regione Lombardia Maurizio Del Tenno si sono seduti a un tavolo a Milano assieme ai funzionari responsabili del trasporto ferroviario regionale, Trenord, Trenitalia e Rfi, i rappresentanti dei comitati pendolari della Milano-Chiasso e i delegati degli enti locali interessati.

Arcisate-Stabio

Del Tenno ha spiegato l’accordo trovato per far ripartire i lavori sulla Arcisate-Stabio: «È stato stabilito un programma che permette di operare a pieno regime fino a settembre, allorché è attesa la decisione di approvazione dei siti per il deposito definitivo delle terre di scavo da parte del Cipe – precisa un comunicato del Canton Ticino –. Durante questo periodo potranno essere portati avanti diversi interventi ed in particolare anche lo scavo delle gallerie che comportano movimenti di terra, facendo capo a un deposito provvisorio per circa 80-100mila metri cubi», si tratta delle gallerie di Induno e della Bevera.

«La data di riferimento più favorevole possibile per l’apertura della linea è la metà del 2016 – precisa la nota –. Determinante per il rispetto dei tempi sarà la decisione del Cipe».

In attesa della fine dei lavori per far fronte al traffico transfrontaliero Zali ha spiegato che: «Si intende riordinare la gestione dei posteggi limitandone il numero e nel contempo migliorare l’offerta del servizio ferroviario. È dunque intenzione attivare dal dicembre 2014 un servizio “transitorio” in attesa della messa in esercizio della linea completa. È stata così chiesta la disponibilità della Regione a collaborare per attivare un servizio da Como a Stabio da finanziare secondo il principio di territorialità». Da parte italiana assicurano gli svizzeri: «L’Assessore ha dato una disponibilità di principio ad approfondire questa possibilità nelle prossime settimane».

Milano-Chiasso

«A fronte della riorganizzazione dei servizi ferroviari internazionali sulla Milano-Zurigo – ha dichiarato poi in un comunicato Del Tenno – che, a partire da giugno 2014, subiranno un drastico ridimensionamento, Regione Lombardia, in collaborazione con Trenord, ha deciso di investire 1,5 milioni di euro per limitare il più possibile i disagi per i pendolari comaschi e transfrontalieri».

«Da giugno 2014, infatti, l’assetto dei servizi ferroviari tra Milano e Zurigo sarà oggetto di importanti cambiamenti sull’asse del Gottardo – spiega Regione Lombardia –. Questo porterà al passaggio del servizio internazionale nella galleria di Monte Olimpino e alla conseguente perdita di 7 delle attuali 16 fermate alla stazione Como San Giovanni. Al contempo, però, Monza acquisterà 7 nuove fermate del sistema internazionale. Il tempo di percorrenza tra Milano e Zurigo aumenterà di 17 minuti e gli orari degli EuroCity verranno anticipati di circa 45 minuti».

«Abbiamo individuato l’unica soluzione compatibile dal punto di vista tecnico e capace di limitare il più possibile i disagi – ha precisato Del Tenno –. La Lombardia non ha strumenti formali o normativi per impedire l’operazione perché le tracce non impattano in modo sostanziale sul servizio ferroviario regionale e sono di sola competenza delle ferrovie svizzere e Trenitalia Lunga».

RegioExpres

«Abbiamo lavorato per individuare possibili soluzioni compensative che prevedono di mantenere l’attuale relazione internazionale a servizio di Como e Chiasso attraverso nuovi servizi RegioExpress (Re) Milano-Bellinzona –prosegue l’assessore lombardo –. È un impegno importante per Regione Lombardia che ancora una volta dimostra di lavorare per migliorare le condizioni di viaggio dei cittadini».

«Il progetto di Regione Lombardia e Trenord prevede l’introduzione di almeno tre coppie di nuove corse Re Milano-Bellinzona (con fermata a Seregno, Monza e Como San Giovanni) per compensare, almeno nelle ore di punta, le principali fermate perse a Como San Giovanni – precisano da Palazzo Lombardia –. Regione Lombardia ha chiesto a Trenord di introdurre 6 nuove corse sulla relazione Re Milano-Bellinzona a partire da giugno 2014. Le corse avranno periodicità giornaliera e saranno impostate secondo i canali cadenzati del servizio Re Milano-Chiasso, con fermate a Chiasso, Como San Giovanni, Seregno e Monza. Infine Tilo, insieme alla Lunga percorrenza Ffs, si è adoperata per trovare soluzioni utili e ha previsto una corsa aggiuntiva da Chiasso per Lugano».

«Favorita dal nuovo orario sarà Monza che, acquistando 7 fermate EuroCity, diventa di fatto la prima stazione italiana dopo la frontiera – sottolinea invece il Pd lombardo che rimarca però la novità: –. Con il nuovo orario si libereranno slot che permetteranno l’attivazione di cinque nuove corse Tilo (10.50, 16.50, 18.50 da Como verso Sud e 17.10 e 19.10 da Milano verso Nord) per un costo per la Regione di 1,5 milioni di euro all’anno».

«Il nuovo schema lascia aperto però una questione di cui anche la Regione è consapevole da giugno l’EuroCity operato da Trenitalia con partenza da Milano Centrale alle 7.10 verso Zurigo è già cessato, non verrà ripristinato e non potrà essere sostituito da Trenord o Tilo per ragioni industriali in quanto le due aziende non hanno treni disponibili a quell’ora da dedicare a un nuovo servizio – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri, presente all’incontro –. Restano così a piedi i pendolari, milanesi e comaschi, che ora utilizzano il treno per raggiungere in tempo utile, e quindi prima delle 9, il posto di lavoro a Lugano e Bellinzona. Altro aspetto da non sottovalutare è su un tratto ferroviario già molto trafficato come la Milano-Chiasso, con il cambio orario, la Regione rinuncia a completare il cadenzamento semiorario della linea S11 Chiasso-Como-Milano Porta Garibaldi, il treno regionale che ferma in tutte le stazioni locali».

Tariffe

«Attualmente esistono i biglietti per viaggi singoli su tratte Tilo fino a Milano (via Como o via Luino), tuttavia i sistemi tecnici di Trenord non sono in grado di vendere biglietti dall’Italia al Ticino – ricorda il Canton Ticino –. Obiettivo condiviso da realizzare è: Abbonamento Arcobaleno plus: estensione del sistema Arcobaleno [la tariffa integrata del Canton Ticino e del Moesano] con l’aggiunta di zone fino a Milano; Biglietti singoli: vendita dei biglietti secondo la tariffa Tilo a partire da tutte le stazioni servite sia in Lombardia che in Ticino». Infatti: «Gli accordi tra Cantone, Regione Lombardia e imprese ferroviarie prevedono la realizzazione di un sistema tariffale transfrontaliero coordinato» e «Regione e Cantone sono concordi sulla necessità di uniformare la tariffa e semplificare i sistemi di vendita» per cui «è stato rinnovato il mandato all’apposito gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei due enti e dalle ferrovie per approfondire l’indirizzo concordato finora».

Como e Chiasso

«Chiasso si configurerà sempre più come stazione internazionale di Como e del Lario quindi occorrerà verificare alcune cose per evitare che si verifichino inconvenienti – prosegue Gaffuri –. Sarà possibile e a quali condizioni che i taxi italiani si attestino alla stazione in territorio elvetico? E i bus urbani di Como potranno collegare la città e la stazione di Chiasso, visti i problemi verificatisi in dicembre nella località varesina di Porto Ceresio dove, per incertezze sul regime delle autorizzazioni sui due lati del confine, la polizia italiana ha sequestrato il bus svizzero che effettuava il servizio di linea dalla stazione ticinese di Capolago?» Per il consigliere democratico poi «in vista del potenziamento dello scalo ferroviario e del nuovo parcheggio d’interscambio a Camerlata, il ripristino del servizio Tilo, recentemente soppresso, è questione rilevante» per cui potrebbero essere utilizzati «una parte dei ristorni dei frontalieri non assegnati ai Comuni di confine, che ora vanno alle province». [md, ecoinformazioni]

«Garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino»

regionelombardia2Questo l’obiettivo di Maroni dopo un incontro con il presidente del Cantone Beltraminelli: «Partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Quello con il presidente ticinese Beltraminelli è stato un incontro molto utile e peraltro già programmato da tempo – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sull’incontro avuto a Varese con il presidente del Consiglio di stato della Repubblica e Cantone del Ticino Paolo Beltraminelli in una conversazione con i giornalisti all’inaugurazione del Milan Club “LombarDiablo” al 19° piano di Palazzo Pirelli martedì 18 febbraio –: è stata un’occasione per discutere, scambiarci delle opinioni su quanto successo e sulle iniziative da prendere per garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino, partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Insieme al Canton Ticino vogliamo sviluppare un’iniziativa comune – ha proseguito Maroni –. Per quanto ci riguarda, a tutela dei frontalieri e dei Comuni di confine che ricevono i ristorni; mentre il Canton Ticino deve dare soddisfazione alle richieste che arrivano dai cittadini ticinesi. Sembrano posizioni in contrasto le une con le altre ma il nostro compito è quello di trovare una soluzione che sia utile e soddisfacente sia per noi che per loro. Non è facile ma ci vogliamo riuscire». [md, ecoinformazioni]

Non cambia nulla per il mercato del lavoro ticinese

canton ticinoDopo il referendum di domenica 9 febbraio il Canton Ticino precisa «le misure collaterali alla libera circolazione delle persone rimangono per ora l’unico strumento a tutela del mercato del lavoro ticinese», almeno fino al 2016.

«A seguito del risultato della votazione federale riguardante l’iniziativa popolare Contro l’immigrazione di massa, il Consiglio di stato ha preso atto della volontà del Consiglio federale di elaborare uno schema d’attuazione delle nuove disposizioni costituzionali entro la fine di giugno e di proporre un progetto di legge entro la fine dell’anno – spiega un comunicato del Consiglio di stato, il Governo, del Canton Ticino –. Quest’ultimo dovrà essere approvato dalle Camere federali e sottostarà ad un referendum facoltativo; pertanto, potrà difficilmente entrare in vigore prima del 2016».

«Il Consiglio di stato attende con interesse l’evolversi dei colloqui esplorativi che il Consiglio federale [il Governo svizzero] avvierà a breve con l’Unione europea in vista dei negoziati sull’Accordo di libera circolazione delle persone (Alcp) – prosegue lo scritto –. Ricorda che, se quest’ultimo dovesse cadere, anche la base legale per le misure collaterali alla libera circolazione verrebbe a mancare (in base all’articolo 15 della legge federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro – LDist)».

«Allo stato attuale l’Alcp rimane in vigore e quindi le misure collaterali mantengono tutta la loro importanza – assicura la nota –. In attesa di nuovi sviluppi, il Dfe rinnova il suo impegno a tutela del mercato del lavoro ticinese. Da un lato, tramite la Commissione tripartita, esso continua il monitoraggio del mercato del lavoro, individuando gli abusi e adottando misure d’intervento mirate. Il Tribunale federale, con la propria sentenza del 20 novembre 2013 sui contratti normali di lavoro (Cnl) nell’industria, ha confermato e avvalorato il modello di valutazione del dumping scelto dalla Commissione tripartita. D’altro canto, il Dfe intende portare avanti con forza il suo impegno a livello federale, volto a colmare le lacune normative e a rafforzare le misure collaterali. Il Consiglio di Stato ha trasmesso da tempo le misure di competenza federale contenute nel rapporto Lavoratori frontalieri, fornitori di prestazioni indipendenti esteri e lavoratori distaccati in Ticino al Gruppo di lavoro per le misure collaterali, presieduto dalla Segretaria di stato dell’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch».

«Il Consiglio di stato ha inviato oggi una lettera alla Segreteria di stato dell’economia (Seco) con due proposte aggiuntive – termina il comunicato –. La prima chiede di estendere a tutti i settori il principio della responsabilità solidale nel contesto dei subappalti, mentre la seconda è volta alla creazione di una base legale che permetta di sanzionare il mancato rispetto dell’obbligo d’informazione e di consultazione dei documenti da parte delle Commissione tripartita (di cui all’art 360b, cpv. 5, CO). Il Consiglio di Stato auspica inoltre che il Consiglio federale sostenga la mozione Regazzi 13.4149 volta ad assicurare una più equa partecipazione della Confederazione ai costi della sorveglianza del mercato del lavoro e dei ripetuti interventi della mano pubblica tramite gli strumenti delle misure collaterali». [md, ecoinformazioni]

ecoinformazioni on air/ Razzismo elvetico

logo ecopopIl servizio del 10 febbraio di Michele Donegana per Radio Popolare. Ascolta il servizio. Passa, di misura, il referendum contro gli immigrati in Svizzera. L’Unione democratica di centro può cantare vittoria, il 50,3 per cento degli svizzeri ha accolto, nelle consultazioni referendarie di domenica 9 febbraio, la sua proposta Contro l’immigrazione di massa. Zurigo, Basilea e la Svizzera Romanda hanno votato contro la proposta, ma il resto della Svizzera l’ha accolta con favore e soprattutto il Canton Ticino con un 68 per cento di consensi, il dato più alto nella Confederazione.

Chiasso è un Comune di quasi 8mila abitanti appena al di là della frontiera che lo divide da Como, vede passare migliaia di frontalieri ogni giorno e il 72 per cento dei suoi cittadini non li vuole. Un dato conforme al voto ticinese per il referendum, approvato di misura in tutta la Confederazione, voluto dall’Unione democratica di centro, promotrice anche della campagna xenofoba Bala i ratt contro i frontalieri accumunati a topi che attentano al formaggio svizzero.

Ora sono in forse gli accordi sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea e per i 60mila frontalieri che ogni giorno passano le dogane dall’Ossola alla Valtellina e i 500mila italiani residenti si apre un periodo di incertezza.

Il testo parla della introduzione di un tetto massimo annuale di lavoratori, ritornerebbero i contingenti, ed era stato respinto dal Parlamento elvetico, dai sindacati e dal padronato svizzero. Non ci sarebbero stravolgimenti repentini, ma si danno 3 anni di tempo per rinegoziare gli accordi con l’Unione. Se salta la libera circolazione però Bruxelles potrebbe rivedere anche tutti gli accordi bilaterali sin qui siglati.

Tutto ciò mentre sono in corso trattative fra Roma e Berna per la definizione di un accordo fiscale in cui rientrerebbero anche i ristorni fiscali delle imposte a carico dei frontalieri. Infatti i deputati del Pd delle zone di frontiera hanno recentemente chiesto in una interrogazione parlamentare cosa voglia fare il Governo per salvaguardare il quadro normativo sull’imposizione fiscale per i frontalieri. Anche perché il Canton Ticino ha chiesto al Consiglio federale l’abrogazione dell’accordo del 1974 oggi in vigore.

Grande preoccupazione è stata espressa dai sindacati italiani e svizzeri, i primi per la tutela dei frontalieri e dei loro posti di lavoro, i secondi per paura dell’aumento del lavoro nero e del dumping salariale. [Da Como Michele Donegana, ecoinformazioni]

Una interrogazione alla Camera sui ristorni

frontalieri«No a forme di pressione che fomentino sentimenti di avversione nei confronti dei lavoratori frontalieri» dicono i deputati comaschi Braga e Guerra.

 

L’interrogazione presentata alla Camera, prima firmataria Maria Chiara Gadda, sottoscritta dai deputati democratici comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra, chiede ai ministri degli Esteri e dell’Economia: «Quali forme di tutela il Governo intende attuare per salvaguardare il quadro normativo che disciplina l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, con particolare riguardo alla questione dei ristorni».

Una richiesta di chiarimento: «A seguito dell’approvazione quasi unanime, lo scorso 29 gennaio 2014, da parte del Gran consiglio dell’iniziativa cantonale in materia di imposizione fiscale con la quale il Canton Ticino chiede all’Assemblea federale svizzera l’abrogazione unilaterale dell’accordo fiscale sui frontalieri in vigore dal 1974».

Roma ha: «Approvato un decreto legge che prevede la cosiddetta voluntary disclosure, una richiesta spontanea del contribuente che permetterà di regolarizzare i capitali non dichiarati all’estero per i quali dunque non sarà più previsto l’anonimato, le imposte dovute verranno pagate per intero attraverso un meccanismo di riduzioni diversificate delle sanzioni, mentre sono previste importanti attenuazioni del carico penale».

«Il provvedimento appena varato dal Governo ha come obiettivo quello di garantire una nuova base giuridica di partenza per arrivare ad un accordo fiscale tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica – precisa la nota dove i deputati comaschi sottolineano come – L’iniziativa ticinese è stata lanciata proprio come forma di pressione nei confronti del Governo elvetico in occasione delle trattative su un nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei capitali esportati illecitamente».

«A questo si accompagna il referendum elvetico del prossimo 9 febbraio promosso dal partito conservatore dell’Udc, sintetizzato nello slogan “Basta con l’immigrazione di massa”, per limitare appunto l’accesso ai lavoratori stranieri in territorio svizzero, che soprattutto in Ticino rischia di peggiorare la situazione, accrescendo le ostilità in un clima già abbastanza teso – concludono Braga e Guerra –. La speranza è che, come purtroppo già avvenuto negli anni passati, non si fomentino sentimenti di avversione inutili soprattutto in un periodo di forte crisi come quello attuale, agendo sulle paure dei cittadini e dei lavoratori, e soprattutto non si utilizzino i frontalieri come strumenti di scambio o peggio di ritorsione sui quali far pesare gli esiti di importanti negoziazioni e accordi futuri» (l’interrogazione). [md, ecoinformazioni]

Il Gran consiglio del Ticino interviene sull’accordo italo-svizzero

canton ticinoI capigruppo di Plr, Lega, Ppd, Ps, Verdi e Udc inviano una lettera aperta al Consiglio federale sulle trattative economiche fra Confederazione e Repubblica un accordo: «Incomprensibile che non farebbe altro che impoverire il Ticino in favore dell’Italia».

«I rapporti tra Italia e Svizzera negli ultimi anni sono stati quantomeno travagliati – esordisce la lettera –. Le tre amnistie fiscali, l’adozione di Black List e le continue pressioni di vario genere sulla Svizzera hanno causato delle conseguenze sul piano economico, in particolare per il Cantone Ticino».

«Riteniamo che l’Accordo sui frontalieri sia obsoleto a livello generale per la Svizzera e dannoso, a livello particolare, per il Cantone Ticino – dichiarano gli esponenti politici ticinesi dopo aver ripercorso la storia dei rapporti fra Italia e Svizzera –. Obsoleto in quanto, da quando la Svizzera ha sottoscritto con l’Ue il Trattato sulla libera circolazione delle persone, i cittadini europei che rientrano al proprio domicilio almeno una volta alla settimana possono così esercitare in Svizzera, di fatto liberamente, le attività lavorative che desiderano. Il concetto di frontaliere è diventato una nozione storica e non si comprende quindi per quale ragione debba essere ancora incluso in accordi internazionali».

«Dannoso – proseguono – siccome ci vediamo costretti a riversare una quota rilevante, il 38,8 per cento, delle imposte alla fonte, pari nel 2013 a 60 milioni di franchi e di quasi 1,2 miliardi dal 1974. Secondariamente, il trattamento fiscale privilegiato dei lavoratori frontalieri – che già sono favoriti da un costo della vita inferiore e da altri vantaggi quali, ad esempio, il mancato cumulo dei redditi nel caso dei coniugi – pone una pressione notevole sul mercato del lavoro cantonale generando fenomeni di dumping salariale e di sostituzione della manodopera residente con manodopera frontaliera. In passato il Ticino ha sopportato da solo le conseguenze negative di questo accordo in virtù della tranquillità che garantiva su altri fronti, come ad esempio nel settore bancario. Oggi, considerata la politica intrapresa a livello nazionale e internazionale, questo genere di contropartita non è più presente e quindi mantenere questo accordo non sarebbe comprensibile e non farebbe altro che impoverire il Ticino in favore dell’Italia».

«Il nostro Cantone non può e non deve pagare praticamente da solo il prezzo di un accordo internazionale del tutto inutile» aggiungono.

Di qui l’annuncio di una risoluzione: «In cui si chiede che il Consiglio federale denunci unilateralmente [entro il 30 giugno 2014] l’accordo sui frontalieri del 1974 e rinegozi la convenzione generale per evitare la doppia imposizione del reddito e della sostanza del 1979, in maniera che gli accordi non penalizzino il Cantone Ticino e i suoi abitanti» (la lettera). [md – ecoinformazioni]

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