Fabio Cani

Il desiderio del migrante

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La cosa ha del paradossale: mentre la parte oggi più popolosa (e, nostro malgrado, popolare) dello spettro politico fa riferimenti alle pretese dei migranti/ “clandestini” con una dedizione che ha qualcosa di isterico, i cosiddetti “buonisti” sembrano più spesso riferirsi ai bisogni dei migranti – qui intesi in senso lato, con quel participio presente ambiguo, scivoloso, non sempre gradito ai diretti interessati. Sorge allora spontaneo l’interrogativo: di cosa ha bisogno una persona che migra, e cosa costituisce, invece, un desiderio?

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16 ottobre/ Il desiderio del migrante

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Si parla spesso della questione migranti considerandoli profughi di guerra oppure vittime di una certa indigenza economica. Quali sono, però, le legittime aspettative di un migrante che lo spingono a trasferirsi ? Qual è il suo progetto esistenziale ? Qual è il suo desiderio come soggetto?
Due psicoanalisti, membri della segreteria di Milano/Lombardia della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, nello spirito della psicoanalisi attuale che si trova nell’era della Movida Zadig (Zero Abjection Democratic International Group), ascolteranno le testimonianze di chi opera fattivamente sul territorio comasco con i migranti e dialogheranno con loro.

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13 ottobre/ La Porta della rana – Una storia complicata

 

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Sabato 13 ottobre, alle 10,30, al Duomo di Como attenzione puntata sulla Porta della Rana della cattedrale: una storia “complicata”, raccontata da Fabio Cani (storia – architettura), mons. Guido Calvi (narrazione – teologia), Mario Longatti (iconografia – mitologia), Mirko Moizi (scultura – arte) e da Gerardo Monizza di NodoLibri. L’appuntamento è per le 10,30 proprio presso la Porta della Rana, in caso di maltempo l’incontro si terrà invece alla chiesa di San Giacomo in piazza Grimoldi.
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Giusto Perretta, un uomo utile

DSCN0202.JPGNel pomeriggio di venerdì 27 aprile, nella Sala conferenze della Biblioteca comunale di Como, l’Istituto di storia contemporanea di Como “Pier Amato Perretta”, rappresentato da Elisabetta Lombi, Rosaria Marchesi, Giuseppe Calzati (presidente), Patrizia di Giuseppe, Valter Merazzi, Fabio Cani e Francesco Porro, ha organizzato un incontro in memoria di Giusto Perretta, fondatore dell’Istituto da lui dedicato al padre, a dieci anni dalla sua morte. Hanno introdotto l’incontro (a cui hanno assistito circa settanta persone)  i saluti di Mario Landriscina, sindaco di Como, in conclusione sono intervenuti anche Mario Tonghini (nome di battaglia: Stefano), già comandante in capo della Brigata “Perretta”, e Sergio Tozzi.  (altro…)

27 aprile/ “Giusto Perretta a 10 anni dalla scomparsa”

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Venerdì 27 aprile dalle 16 alle 18, alla Sala delle conferenze della Biblioteca Comunale di Como (piazzetta Venosto Lucati) si terrà il convegno Giusto Perretta a 10 anni dalla scomparsa, per commemorare il fondatore dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como. (altro…)

“Fuga dall’inferno” verso una speranza di umanità

La Compagnia del quadrivio di Sanremo, con la collaborazione di Music for Green, Como senza frontiere e Como accoglie, ha messo in scena il 23 marzo al Teatro nuovo di Rebbio Fuga dall’inferno, uno spettacolo sul tema dell’immigrazione, scritto e diretto da Alessandro Diliberto e presentato da Fabio Cani, portavoce di Csf. (altro…)

16 febbraio/ Presentazione “XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como”

Venerdì 16 febbraio il Gruppo Letterario Àcàrya ospiterà al Centro Civico Comunale – ex circoscrizione 6 – in via Grandi 21 dalle 21.15 la presentazione del libro “XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como”, di Fabio Cani ed edito da NodoLibri.

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Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


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Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense/ Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco

Inscription with dedication to deities, Detail of Celtic alphabet, from Prestino, Como province
L’iscrizione di Prestino in alfabeto leponzio, V sec.a.C.

«Solo l’anno scorso abbiamo ripreso a considerare Como una “città di migrazioni”; eppure la storia locale, e non solo locale, è segnata dagli spostamenti di popolazioni che si spostano in cerca di risorse, o di migliori condizioni di vita» Così Gerardo Monizza ha introdotto, nel pomeriggio di mercoledì 6 dicembre, Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco, primo di due incontri del ciclo Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense (il  secondo è previsto per il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre) condotti da Monizza e da Fabio Cani sul tema delle migrazioni a Como e organizzati da Auser università popolare all’Associazione Giosuè Carducci (via F. Cavallotti 7 a Como).

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