Festival Como città della musica

8, 9, 14, 15 giugno/ Festival Como città della musica

Iniziano questa settimana, sabato 8 giugno sul rooftop dell’Hilton Lake Como a Tavernola alle 20 e domenica 9 giugno a Villa Medici Giulini alle 15, gli appuntamenti, in alcuni luoghi suggestivi della città e del lago, di Aspettando il Festival, una rassegna che, dopo il successo dell’anno scorso, si rinnova, con l’intento di coinvolgere il territorio, i partners del Teatro, annunciare i temi musicali del festival e della prossima stagione 2019/2020. Le rappresentazioni di questo periodo contempleranno un titolo di Bellini, La Sonnambula, composto proprio tra le sponde del Lago di Como, in luoghi che verranno visitati e narrati durante la battellata del 30 giugno con tappe a Moltrasio, dove verrà aperta, su richiesta del Teatro Sociale di Como, Villa Erker, dove il compositore risiedette e compose alcune pagine de La Straniera.

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11 luglio/ Jazzin’around Baroque

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Mercoledì, 11 luglio alle 22, l’hangar di Como (viale Masia 44) ospiterà l’iniziativa musicale “Jazzin’around Baroque”. Con musiche di H. Purcell, A. Vivaldi, C. Monteverdi, G. B. Pergolesi, G, F. Haendel, W. A. Mozart. Con la voce di Paola Quagliata, Roberto Olzer al pianoforte, Roberto Mattei al contrabbasso, Rudy Royston alla batteria: gli artisti si esibiranno in “esperimenti sonori” a pochi passi dalla riva del lago, nell’ambito delle iniziative “intorno al Festival” Como città della musica.
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7 luglio/ Note sul lago

161A9940.jpgIl lago triplica. Dopo il successo della scorsa edizione, il festival Como città della musica ha deciso di organizzare tre sabati sul Lago, con Note sul lago. Una gita musicale in battello, ma non solo, per vivere godendo di tutte le sue peculiarità il Lago di Como e ciò che lo lega ai grandi compositori e artisti che qui si sono ispirati. (altro…)

7 luglio/ Arena del Teatro Sociale /Vinicio Capossela. Nell’OrcÆstra

Vincio Capossela e l’Orchestra sinfonica Fondazione Arturo Toscanini diretta e arrangiata da Stefano Nanni all’Arena del Teatro Sociale, sabato 7 luglio alle 21.30.

Vinicio Capossela. Nell’OrcÆstra.
Tour sinfonico orchestrale. Musica libera per spostarsi, cacciare, accoppiarsi.

La musica di Capossela con la sua varietà timbrica e la complessità armonica si è sempre prestata a organici strumentali inconsueti e partiture che hanno beneficiato di grandi penne dell’arrangiamento. Unita all’orchestra sinfonica si dilata, si fa labirinto, le parole si perdono tra ottoni, fiati e violini in un affascinante percorso musicale.Questo e molto altro troverete in orcÆstra il tour estivo di Vinicio Capossela che partirà il 7 luglio con la staffetta della Filarmonica Arturo Toscanini, che poi passerà il testimone all’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Entrambe le orchestre sinfoniche sono dirette e arrangiate da Stefano Nanni, da molti anni stretto collaboratore del cantautore. Similmente ai grandi animali marini, l’Orcaestra, pachidermico congegno musicale in grado di produrre richiami mnemonici, smisurata creatura onnivora, inghiotte canti, li eleva e li risputa in forma di odissea orchestrale per canzoni, l’odissea più che venticinquennale di Vinicio Capossela, un artificiere delle parole in musica.
Il 2017 è stato un anno importante per Vinicio Capossela. L’artista è stato insignito del Premio Tenco 2017 e del Premio Lunezia Canzone d’Autore 2017 per l’album “Canzoni della Cupa”. Il tour primaverile Ombra. Canzoni della cupa e altri spaventi e gli appuntamenti estivi denominati Atti unici e qualche rivincita hanno riscosso grande successo di pubblico e apprezzamenti dalla critica. Parallelamente all’attività in Italia, Capossela pubblica il nuovo album anche in Europa e lo presenta in Germania, Austria, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Irlanda. Il 2017 si conclude con una nuova serie di concerti in teatro: Ombre nell’Inverno è il titolo del tour, terzo atto live che chiude idealmente il lavoro sul progetto “Canzoni della Cupa”.
Il 2018 vede Capossela impegnato in diversi concerti nel sud-est asiatico, in Argentina, Cile, e nel tour appena concluso nella penisola iberica che ha accompagnato l’uscita di “Canzoni della Cupa” in Spagna. ORCÆSTRA, un progetto immaginato da tempo, è il solo appuntamento dal vivo in Italia, che questa estate trova realizzazione in una serie di teatri suggestivi quanto il programma.

http://www.viniciocapossela.it
http://www.facebook.com/viniciocapossela

Biglietti: a partire da 32,00€ + prevendita

Info: biglietteria@teatrosocialecomo.it
Sito: http://www.comofestival.org/event/vinicio-capossela-in-orchestys/

Micheal Nyman e Peter Greenaway a Como: il contratto del cinema

Tra domenica 17 e lunedì 18 luglio, Como ha potuto vivere, grazie all’incontro tra il Festival Como Città della Musica e il Lake Como Film Festival, una singolare due giorni di cultura: protagonisti il musicista Michael Nyman e il regista Peter Greenaway, noti al pubblico soprattutto per i “loro” film per cui regia e colonna sonora sono uguali motivi di successo.

In effetti il riferimento è proprio un film, The draughtsman’s contract (ovvero “Il contratto del disegnatore”, distribuito con il titolo italiano modificato in I misteri del giardino di Comptom House, proiettato all’Arena nella serata di lunedì), che è in buona misura all’origine della notorietà dei due, almeno in Italia. Gli incontri (separati: domenica sera un concerto con Michael Nyman al piano e lunedì pomeriggio una lecture di Peter Greenway su The landscape contract, ovvero “Il contratto del paesaggio”) hanno fornito alcuni singolari motivi di approfondimento e spunti non banali per un approccio al lavoro comune di regista e musicista. In mezzo a tanti altri elementi, anche discutibili, si intende.


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Il concerto di Nyman comincia con un opportuno omaggio a Nizza, dopo la recente strage sul lungomare “degli inglesi”: la proiezione di A propos de Nice di Jean Vigo e Boris Kaufman, con l’accompagnamento di Nyman, appunto, al pianoforte. La musica di Nyman dal vivo e con lui solo alla tastiera è piuttosto diversa da quella assai rifinita e magistralmente orchestrata a cui si è abituati con le sue opere note (le colonne sonore, in primo luogo); è molto più essenziale, “basica” in un certo senso e quasi rude. Nel caso di A propos de Nice, l’intervento del musicista è in parte svincolato dal ritmo, piuttosto sincopato, del film, ma poi con gli altri pezzi del programma, accompagnati da video girati dallo stesso Nyman in giro per il mondo, si ritrova un terreno più familiare (e convincente) con un rapporto più stretto tra musica e immagine. Verso la fine arriva la sorpresa (e la rivelazione) che può gettare nuova luce anche su The draughtman’s contract: una versione particolarmente intensa di An eye for optical theory (uno dei pezzi più noti della colonna sonora) è usata come musica per uno straordinario spezzone video dedicato alla Morra (compreso il sonoro dei giocatori che scandiscono – in italiano dialettale – i numeri del gioco), con un effetto straniante ed efficacissimo. Di un brano che credevamo di conoscere per bene, e che abbiamo sempre associato alla razionalità di “un” disegno rivolto alla comprensione della natura, scopriamo inedite risonanze emozionali… È al tempo stesso una musica nuova e quella che abbiamo ascoltato tante volte.

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Simmetrico, quasi speculare, è l’approccio a una possibile interpretazione del film attraverso le parole del regista Greenaway. Anche in questo caso la specifica pellicola non è al centro dell’interesse della lezione, ma l’impalcatura generale del discorso serve a chiarire l’intenzione del regista di realizzare film con un linguaggio visivo programmaticamente svincolato dall’«illustrazione di un testo». È questo l’assunto più interessante del lungo discorso di Greenaway, anche se poi nel suo sviluppo non ne tiene troppo conto. Intanto perché l’aspetto “contrattualistico” del rapporto col paesaggio (ben chiarito tra l’altro nello sviluppo narrativo del film sul “contratto del disegnatore”) non viene affatto sviluppato, e avrebbe invece potuto essere estremamente interessante, e poi perché la questione dell’“alfabetizzazione visuale”  (visual literacy), continuamente evocata, viene risolta con battute piuttosto approssimative. Greenaway, assai attento alla questione della traduzione (dedica ovviamente alcuni passaggi polemici al tradimento dei suoi titoli originali e riprende benevolmente la – peraltro bravissima – traduttrice quando rende heaven con “paradiso”!), si fa però sfuggire il non lineare rapporto che corre tra landscape e paesaggio (parola quest’ultima che in italiano ha una storia molto specifica, che la riporta all’origine del rinascimento e al complesso rapporto tra pittura italiana e pittura fiamminga, tanto che Vasari se la prende con gli illetterati che si tengono in casa le “pitture di paesi”), e quindi scivola in modo abbastanza clamoroso sulla priorità inglese nell’“invenzione” del paesaggio, che daterebbe alla fine del Settecento, tagliando quasi tre secoli di storia dell’arte! (In realtà alla fine del Settecento, e agli inglesi, risale l’invenzione del giardino “paesaggistico”, che non a caso in Italia si chiama “all’inglese”, ma questo è un pezzo diverso di storia…)

La questione “linguistica” del cinema visivo / cinema letterario è dunque estremamente complessa e intricata, come hanno evidenziato anche gli esempi portati da Greenaway stesso, tratti tanto dalla sua produzione pittorica (di notevole interesse e qualità) quanto da quella cinematografica. Proprio i suoi film (anche quelli degli esordi, assolutamente sconosciuti in Italia, e di cui grazie alla lezione abbiamo potuto eccezionalmente vedere alcuni estratti) mostrano un rapporto tutt’altro che pacificato tra parola e figura, così che la ripetuta battuta sulla dittatura del testo è apparsa un po’ fuori luogo.

Ma, divergenze di vedute a parte, non capita tutti i giorni di poter entrare nel “laboratorio” di grandi registi e grandi musicisti, e avere la possibilità di verificare le loro idee. Gli incontri di questi due giorni sono un ottimo esempio di come si possa portare avanti un discorso di cultura senza rinunciare allo spettacolo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

 

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