Roberto Caspani

18 settembre/ L’isola che c’è 2021/ Il Comune senso della Pace

Costruire una cultura di Pace significa lavorare giorno per giorno, con ampi orizzonti e in tutti gli ambiti. Rendere operante la cultura di pace significa intervenire con “buone pratiche”, in modo da riuscire a “riorientare” nel suo complesso la percezione della vita quotidiana. In questo lavoro di lunga prospettiva, il rapporto tra il movimento pacifista e nonviolento, il mondo dell’associazionismo e le istituzioni locali risulta fondamentale, proprio per riuscire a collegare i diversi livelli dell’operare politico.

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A Sarajevo e in Bosnia 25 anni in frammenti

È passato poco più di un quarto di secolo dagli accordi di Dayton che, tra il 1° e il 21 novembre 1995, disegnarono un quadro generale per la fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina. Un quarto di secolo che ha in buona parte annebbiato i ricordi e assopito l’indignazione civile che quella guerra, a pochi chilometri dal cuore d’Europa (e dai confini italiani), aveva a suo tempo suscitato.

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24 marzo/ Da Dayton 1995 a Sarajevo 2021

Che cosa è cambiato in Bosnia a 25 anni dalla fine della guerra? L’incontro Da Dayton 1995 a Sarajevo 2021, organizzato da Acli Como per mercoledì 24 marzo alle ore 21 su zoom, analizzerà proprio il tema della situazione bosniaca passata e presente. Interverranno Roberto Caspani, presidente Ipsia (Istituto Pace, Sviluppo e Innovazione Acli), e con Silvio Ziliotto delegato alle relazioni internazionali delle Acli Milanesi e curatore del libro Dayton 1995 – La fine della guerra in Bosnia Erzegovina, l’inizio del nuovo caos.

Pace/ La manifestazione simbolica di Como

Si è svolta nel pomeriggio di domenica 17 gennaio la manifestazione “Meno armi, più ospedali”, organizzata nell’ambito del Mese della Pace 2021 per sostituire simbolicamente la Marcia della Pace che non si è potuta tenere per le ovvie cautele sanitarie.

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Video/ All’Astra per Sarajevolution anche don Renzo Scapolo

sarajevolutionSala piena all’Astra la sera del 15 aprile. Il vasto mondo del pacifismo comasco che grazie a Sprofondo ha avuto particolare attenzione alle guerre balcaniche ha seguito con attenzione il documentario Sarajevolution, in sala anche don Renzo Scapolo il sacerdote icona della capacità di animare infinite azioni di solidarietà contro le guerre ingiustamente definiti di religione. Particolarmente utili per capire come l’interminabile dopoguerra di guerra si stia svolgendo nella città un tempo icona della convivenza tra culture e religioni le parole di Giulia Levi autrice del film, introdotta da Anna Merlo della Caritas e dell’Ipsia Acli e intervistata da Roberto Caspani delle Acli di Como.

Contro la guerra si può, se si vuole

la sceltaI pacifisti lariani hanno riempito lo splendido Teatro sociale di Canzo domenica 1 dicembre per lo spettacolo  La scelta – e tu cosa avresti fatto?   di Marco Cortesi e Mara Moschini. La rappresentazione degli orrori della guerra nella ex Yugoslavia, grazie all’abilità e alla passione dei due giovani attori (entrambi bravissimi, eccezionalmente intensa Mara Moschini), ha lasciato nel pubblico, nonostante la crudezza di alcune scene evocate dai racconti,  la sensazione positiva della possibilità – se si vuole – di contrastare la barbarie e restare umani. L’incontro presentato per il Coordinamento comasco per la Pace dal vicepresidente Roberto Caspani e dal direttore Mauro Oricchio ha offerto anche l’occasione di ricordare Gabriele Moreno Locatelli, pacifista ucciso durante una missione di Pace e di rivolgere un saluto a don Renzo Scapoli inesauribile promotore di iniziative di solidarietà e di Pace. Guarda i video dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni

Mafie e antimafie a Como

Partecipata sessione conclusiva dell’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace.  La legalità e le infiltrazioni mafiose al centro del dibattiti davanti a 200 persone allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù nel pomeriggio di domenica 14 dicembre.

Dopo la replica dello spettacolo su Peppino Impastato, Buongiono a Cinisi,  la sessione conclusiva in due parti al Convegno Liberté, fraternità, legalità, i 200 presenti hanno assistito ad un incontro con Enza Rando e Maria Luisa Lo Gatto, moderato da Roberto Caspani, Ipsia – Acli, e con Lorenzo Baldo e Luigi Lusenti, moderati da Emilio Botta, presidente del Coordinamento. Intermezzi musicali di Maurizio Aliffi, Franco D’Auria, Simone Mauri e per terminare 10 minuti per la Carovana antimafie, musica di Gaetano Liguori.

Enza Rando di Libera ha ricordato come la società civile, in Sicilia e Calabria si è risvegliata dopo gli attentati e ne sono nate la primavera siciliana e la primavera dei sindaci. Per l’avvocatessa serve la capacità di indignarsi e di mantenere un’attenzione sul problema mafioso non episodica. Col bagaglio della sua esperienza come vicesindaco di Niscemi ha posto in primo piano l’importanza degli enti locali come strumento di partecipazione e di contrasto della cultura mafiosa. «Se la politica perde di credibilità lascia spazio alla mafia ed alla collusione allontanando ulteriormente la gente» ha affermato l’esponente di Libera che si è retoricamente chiesta a proposito del coinvolgimento democratico: «Quanti fanno un’urbanistica partecipata?»

«Fare comunità isola la cultura mafiosa» ha affermato Rando ricordando l’esperienza della giornata della memoria delle vittime della mafia, che si celebra ogni anno il 21 marzo, a Niscemi quando ragazzi provenienti da tutta Italia hanno fatto si che i mafiosi si eclissassero.

Maria Luisa Lo Gatto, magistrato, ha invece raccontato della infiltrazione mafiosa nelle province di Como e Lecco secondo i dati recuperati dalle inchieste giudiziarie. «La ‘Ndrangheta è radicata nel Lecchese da ormai quarant’anni e vi ha riproposto gli schemi tradizionali con un vero e proprio controllo militare del territorio con bar, esercizi pubblici, famiglie». La magistrata comasca ha poi voluto concentrare l’attenzione sul Campione d’Italia e il suo Casinò. Un luogo in cui «già le indagini sono difficili dato che non c’è la Guardia di finanza e la polizia, ma solo i vigili urbani ed i carabinieri». Ripercorrendo la storia della nascita della casa da gioco e dell’importanza assunta nella comunità locale diventando la principale azienda del paese che dà lavoro a metà dei residenti ha denunciato come in Italia non ci sia stata una disciplina contro il riciclaggio per le case da gioco sino al 1999, che nell’exclave italiana non è ancora stata applicata.

Ha quindi citato un’inchiesta dei primi anni ’80 di Piercamillo Davigo che metteva in luce come la soceità che gestiva il Casinò avesse legami con Nitto Santapaola attraverso i cambisti, coloro concedono prestiti a tassi usurai ai giocatori. Un modus vivendi talmente rodato che erano intenzionati ad esportare alla casa da gioco di San Remo, dove si scontrarono con un’altra cordata che faceva riferimento a Epaminonda.

Negli anni 2000 sono poi cambiate le modalità del riciclaggio e si è passati alle società di porteurs, ovvero società con cui i casinò stipulano contratti per farsi portare i clienti, ed in un’inchiesta su una di queste società era stato coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia.

«Ormai c’è stato un salto di qualità – ha affermato Lo Gatto – non vi è più l’inserimento di un soggetto estraneo nelle associazioni a delinquere ma si instaura un patto di collaborazione». Per questo è stato coniato il termine giuridico di concorso esterno in associazione mafiosa un fenomeno che denota un decadimento etico, culturale e l’aumentare della corruzione. «Il problema non è palliare la legislazione – ha concluso la magistrata comasca – ma operare contro i meccanismi politico istituzionali di un’area contigua alla criminalità che va modificata con il contributo di tutti».

Lorenzo Baldo, di Antimafia2000, ha rilevato le aderenze di personaggi politici con la mafia da Marcello Dell’Utri a Giulio Andreotti e denunciato la censura di Roberto Scarpinato, la cui testata, Il Corriere della sera, gli ha tolto l’incarico di seguire un’inchiesta di mafia dopo aver fatto nomi e cognomi. L’unica soluzione anche per Baldo è comunque l’impegno e la partecipazione civile anche solo di una minoranza.

Per ultimo Luigi Lucenti, Arci Lombardia, ha ripercorso la storia e l’operato della Carovana antimafie e posto l’accento sull’importanza della cultura della legalità, denunciando lo «slittamento delle coscienze, con l’accettazione di alcuni fenomeni di criminalità».

Il dibattito ha visto quindi una riflessione sulla coscienza della legalità all’interno delle carceri intese come percorso di rientro nella società.

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