Villa Guardia

15 e 16 settembre/ L’isola che c’è: pronti per la XV edizione

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Alla conferenza stampa indetta la mattina di giovedì 6 settembre per presentare la XV edizione de L’isola che c’è, la fiera provinciale delle relazioni e dell’economia solidale (che quest’anno si terrà sabato 15 e domenica 16 settembre, dalle 9 alle 23), Martino Villani, vicedirettore e responsabile territoriale del Csv Insubria, e Stefano Martinelli, presidente dell’associazione L’isola che c’è, hanno accolto molto positivamente una partecipazione numerosa, sintomo di un interesse profondo e condiviso rispetto a un’iniziativa sempre attesissima, che inaugura l’anno sociale delle realtà del terzo settore nella provincia di Como (di cui sono promotori “capofila” l’associazione L’isola che c’è, la cooperativa sociale Ecofficine e il Csv Insubria) e che, in un’epoca segnata da individualismo e frammentazione, rilancia l’importanza e la bellezza della cooperazione e del confronto. (altro…)

23 gennaio/ Storia di un conflitto

palestina costruttori paceIncontro con Pietro Crippa, Marco Besana, Ilaria Brusadelli, Gruppo !no mas!, moderano Anna Mauri, Coordinamento comasco per la Pace, e Rinaldo Arrighi, Associazione missionaria Vita del mondo, venerdì 23 gennaio alle 21 all’Auditorium della Scuola di musica di Villa Guardia, in via Europa unita 5, per Palestina: Beati I costruttori di Pace.

Chiusura totale della provinciale 19 “di Gironico e Cassina Rizzardi”

villa guardiaA Villa Guardia: «Per lavori connessi alla realizzazione del primo lotto della tangenziale di Como, la strada provinciale resterà chiusa dalle 21 del 27 giugno alle 12 del 29 giugno» (l’ordinanza).

Elisoccorso di Villa Guardia

elisoccorso villa guardiaPedemontana e eliporto incompatibili? Gaffuri chiede spiegazioni in Regione: «Non è tutta responsabilità di Enac, Infrastrutture Lombarde ha grosse responsabilità».

 

L’elisoccorso di Villa Guardia è troppo vicino al tracciato delle opere connesse alla Pedemontana e perciò andrà spostato di 100 metri con lavori per mezzo milione di euro. Una situazione paradossale, dato che entrambe le strutture sono costruite da Infrastrutture lombarde, su cui interviene il consigliere regionale comasco del Partito democratico Luca Gaffuri: «Non si scarichi tutta la colpa su Enac, anche Infrastrutture Lombarde ha grosse responsabilità».

«È vero che Enac ha cambiato il regolamento, ma Infrastrutture lombarde, che è il braccio operativo della Regione, era coinvolta sia nei lavori di costruzione del Sant’Anna, e del relativo eliporto, che della Pedemontana, attraverso la Concessionaria autostradale lombarda – prosegue Gaffuri –. Alla stessa ILSpa nel 2010 era stato affidato dalla Regione uno studio sull’implementazione del trasporto elicotteristico, con la precisa indicazione di tenere conto del fatto che Enac stava cambiando il regolamento per adeguarlo alle norme internazionali. È chiaro che non si possono scaricare tutte le responsabilità sull’ente per l’aviazione civile».

«Ora dall’assessorato vogliamo capire di più, a partire da chi, ora, dovrà pagare i costi conseguenti allo spostamento della piazzola – conclude il consigliere democratico –. Vorremmo anche sapere per quale ragione a nessuno in Infrastrutture lombarde né in Regione sia sorto un dubbio sulla compatibilità delle nuove norme, di cui c’erano già le bozze, con la localizzazione scelta per l’eliporto». [md, ecoinformazioni]

Giusto con gusto a Villa Guardia

isolaL’isola che c’è, in collaborazione con la cooperativa Corto circuito, il Centro anziani di Villa Guardia e il Comune di Villa Guardia, propone tre incontri per imparare a scegliere prodotti buoni, sani e giusti per se stessi e per l’ambiente, a partire da giovedì 17 ottobre.  (altro…)

L’economia altra che resiste

«Ci siamo ancora, dopo otto anni»: ed è già una notizia, in effetti, quella con cui ha esordito Marco Servettini, fondatore de L’isola che c’è, nella conferenza stampa di presentazione dell’ottava edizione della Fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali. 180 espositori di prodotti biologici, equosolidali, ecologici, del mondo del Terzo settore e della cooperazione, oltre 200 volontari: questi i numeri – per ora – dell’evento che si svolgerà sabato 17 e domenica 18 settembre al parco comunale di Villa Guardia, dalle 10 alle 23. (altro…)

Una tappa per la costruzione di una società diversa

Chiusa L’isola rimane un patrimonio di relazioni e di saperi da coltivare ed estendere sfidando le minacce della cattiva politica, particolarmente brutale nel nostro territorio, e dell’omologazione consumistica, capace di trasformare in merci persino i beni più preziosi.

Non è la prima volta che L’isola che c’è fa registrare un successo di presenze. Gli organizzatori sono abituati a vedere migliaia e migliaia di persone affollare il Parco di Villa Guardia. Questo ormai non fa notizia e forse non è nemmeno così importante. Sappiamo che persino iniziative nate in totale alterità al “mercato” liberista possono, diventate di massa, talora perdere ogni potere eversivo sulle ingiustizie planetarie e locali che avvelenano l’ambiente e i popoli.
Ma è una buona notizia la presenza di tanti stand nei quali centinaia di volontari delle più diverse associazioni, cooperative, gruppi più o meno formalizzati, si sono prodigati (il lavoro è iniziato venerdì e continua ancora mentre scriviamo) per solidarietà, inventiva, voglia di cambiare il mondo per costruirne uno nuovo. È una buona notizia vedere, come è successo sia sabato 20 che domenica 21, centinaia di persone affollare i luoghi di dibattito anche quando i temi erano tanto lontani dall’Isola dei famosi (must culturale dei nostri tempi) da sembrare improponibili e destinati solo a una piccola nicchia di utopisti, belle persone un po’ sciocche e fuori dal mondo.
È una buona notizia sapere che, anche se forse una parte delle merci scambiate all’isola andrà a riempire case traboccanti di oggetti inutili, destinati a diventare inesorabilmente rifiuti, molti dei partecipanti si sono arricchiti alla fiera. Hanno conosciuto problemi e speranze di una bella fetta di mondo, hanno visto fioriti i centofiori di un’economia altra, di una cultura altra, di uno stare insieme diverso. Si sono divertiti con gli spettacoli e soprattutto si sono conosciuti e salutati tra loro. Una tappa per la costruzione di una società diversa. Ma bisognerà naturalmente non rimanere in un’isola. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Sabato 20 settembre alla fiera dell’Isola che c’è si è tenuto l’incontro Partecipazione e cittadinanza attiva

Il seminario ha concluso il percorso Municipi sostenibili, realizzato all’interno del progetto Quotidiano sostenibile 2008, promosso dal Coordinamento comasco per la Pace, da l’Isola che c’è e dall’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato e sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Cariplo.

Partecipazione e cittadinanza attiva ha proposto a cittadini e amministratori il confronto e la discussione di esperienze virtuose di gestione del territorio.
Martino Villani, direttore del Csv, in apertura ha motivato ai presenti (una trentina di persone) la decisione di inserire nel programma della Fiera il quarto appuntamento del percorso “Municipi sostenibili”: «Il percorso – rivolto ad amministratori e cittadini, ha offerto riflessioni su: metodi e significati della partecipazione ed esperienze di progetti di cogestione delle scelte amministrative – è coerente con l’idea che l’Isola che c’è, oltre che fiera sia anche uno spazio che propone ai visitatori l’assunzione di comportamenti co-responsabili relativamente alle scelte ed alle modalità di risposta ai bisogni sia personali che del territorio in cui viviamo».
La prima relatrice, Marianella Sclavi, esperta di arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti e docente di Etnografia Urbana alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha chiarito che percorsi di reale partecipazione non diminuiscono i conflitti ma li ampliano. Ed è forse questo il motivo per cui molti amministratori temono i processi partecipativi, abituati come noi tutti a prendere, tra interessi differenti, decisioni a maggioranza. Per trovare soluzioni creative sono indispensabili tempi lunghi (non si inventano su ordinazione) e porsi in un atteggiamento di ascolto attivo (tutti hanno ragione e nessuno ha torto). Si moltiplicano così le proposte di soluzione di un problema. Tra le proposte emerse non ce ne sarà una vincente, ma tutte saranno utili per modificare le altre. Trovato l’accordo su una ipotesi risolutiva questa sarà consegnata agli amministratori perché è il potere politico che ha l’ultima parola.
Gilberto Macaluso che è stato responsabile delle politiche di promozione della qualità della vita a Mogliano Veneto (Tv), dopo una breve storia del welfare in Italia, ha sottolineato la drammaticità dello stato in cui versano la partecipazione e la democrazia e ha fornito una lettura critica della situazione attuale nella quale le amministrazioni si comportano di fronte ai bisogni sociali come se fossero una banca: non soddisfano diritti, pur sanciti nella Costituzione; attribuiscono incapacità a chi ha necessità che il suo reddito venga integrato; fanno bandi di concorso che mettono in competizione tra loro i soggetti. Per un’amministrazione è molto più sano coalizzare i cittadini piuttosto che farli competere tra loro. Per accedere a fondi pubblici, la competizione è la modalità di azione anche delle associazioni di Terzo settore che forniscono servizi sociali. A questa idea di competizione tra le sfortune si è aggiunto un problema politico: di fronte all’amministrazione pubblica incapace di assumere decisioni è stato dato maggiore potere ai sindaci che però non hanno strumenti, anche perché alcuni processi hanno implicazioni globali e passano sulle teste dei Municipi. L’atteggiamento di delega è passato anche all’interno dei partiti (anche di quelli di centro sinistra) dove negli scorsi anni è cresciuto il “paternalismo partecipativo”, la finta richiesta di partecipazione (“ti ascolto, ma poi decido io che lo so fare meglio”). Questo ha frustrato il desiderio di attivarsi di cittadine e cittadini. L’idea che di fronte a situazioni complesse il potere concentrato nelle mani di una sola persona è una semplificazione insensata. Macaluso ha concluso il suo intervento auspicando che prima di interrogarsi sull’ ingegneria partecipativa si riprovi tutti a sognare che sia possibile la partecipazione democratica.
Rinaldo Giordani che a Priverno (Lt), ha introdotto il bilancio partecipativo nell’amministrazione comunale ha chiarito la differenza tra bilancio partecipato – l’amministrazione fa da guida nascondendo scelte preconfezionate – e bilancio partecipativo che restituisce ai cittadini elettori una parte del potere decisionale, introducendo atti amministrativi che danno spazio alla volontà di partecipazione e di condivisione. L’obiettivo durante il primo mandato elettorale è stato di sperimentare la democrazia diretta, modificando lo statuto comunale e prevedendo momenti di partecipazione attiva. Per favorire il processo partecipativo sono stati investiti fondi ed energie nella comunicazione sociale porta a porta. A Priverno si è istituito un ufficio apposito per creare un’interazione diretta con la popolazione e dei tavoli di partecipazione che hanno permesso ai cittadini di seguire e partecipare attivamente a tutte le fasi decisionali. Il relatore ha concluso con l’auspicio che si riesca a creare un sistema integrato di partecipazione.
Noemi Colombo, collaboratrice del Comune di Monterotondo e della Regione Lazio ha esposto un altro esempio di bilancio partecipativo, senza nascondere che il problema principale è l’abitudine alla delega: la democrazia rappresentativa di fatto isola le persone che non sono stimolate alla partecipazione diretta perché sentono di non avere possibilità decisionali. Per sollecitare la partecipazione, la Regione Lazio si muove su due piani: rendendo leggibile e comprensibile il bilancio e favorendo l’accesso dei comuni alle decisioni relative alle opere pubbliche e allo sviluppo locale.
Bruna Cantaluppi del coordinamento politico di Fabrica Ethica, un laboratorio nato nell’ambito della certificazione della responsabilità sociale d’impresa in Toscana, dove la Regione Toscana ha adottato la creazione di una certificazione per le imprese rispettose dei diritti delle persone e dell’ambiente. Sono state certificate 296 industrie che sono state in grado di mostrare la propria tracciabilità sociale. Oltre a Fabrica Ethica sono attivi un progetto di certificazione della filiera della pelle (Felatip) e un progetto per il microcredito (Smoat).
L’iniziativa si è conclusa con un dibattito “partecipato” sulle tematiche proposte da relatrici e relatori. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il seminario Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario alla fiera L’isola che c’è 2008

Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario svoltosi a L’isola che c’è 2008, la quinta fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali, sabato 20 settembre al Parco comunale di Villa Guardia ha visto la presenza di una trentina di persone molto interessate all’argomento.

Presentata da Francesco Tampellini, referente del gruppo di lavoro per l’energia dell’Isola che c’è, è stata portata ad esempio l’esperienza dell’associazione Solare collettivo, un gruppo impegnato nella co-partecipazione, la gestione comune e diretta da parte dei cittadini, di distribuzione e produzione di energia elettrica.
Marco Mariano, presidente di Solare collettivo, ha sintetizzato la storia dell’associazione dalla nascita, agli inizi del 2007, al primo risultato concreto: un impianto fotovoltaico da 20 Kwp installato alla cooperativa sociale Proteo di Mondovì che entrerà a breve in funzione.
La ricerca – ha precisato Mariano – della sola forma giuridica iniziale ha richiesto svariate riflessioni, con le proposte più varie, finché non si è trovata una soluzione: «un modello in un contesto particolare» appoggiandosi ad una cooperativa già esistente la Proteo appunto.
I membri di Solare collettivo sono diventati anche soci della cooperativa Proteo ed hanno finanziato in parte la costruzione di un primo impianto fotovoltaico.
La scelta di aderire all’organizzazione ha spiegato Mariano «ha un aspetto etico, un aspetto ambientale, ma anche un aspetto economico. Pensiamo ad un ritorno economico del 4-5 per cento, grazie al conto energia, ma anche ai guadagni della vendita a Gestore servizi elettrici», l’azienda che colloca sul mercato l’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Dopo questa prima esperienza Solare collettivo punta a creare una cooperativa elettrica, «un po’ come le esperienze che sono sorte nell’acro alpino dalla Val d’Aosta al Trentino» ha chiarito Mariano, che possa produrre e rivendere l’elettricità, un progetto ancora in divenire su cui si è aperto un dibattito con il pubblico che ha fornito stimoli e precisazioni sull’attuale gestione del mercato elettrico italiano e sulla difficoltà nel potere essere produttori e rivenditori di elettricità allo stesso tempo.
Marco Turioni, assessore del Comune di Villa Guardia, ha poi spiegato come anche il suo Comune stia pensando a costruire degli impianti fotovoltaici da collocare sopra i tetti degli edifici pubblici e l’interesse per l’esperienza dell’organizzazione piemontese. Una possibilità ancora da definire nei suoi contorni anche a causa delle strette imposte dal Patto di stabilità nei bilanci comunali che impediscono investimenti in tal senso. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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