Giorno: 15 Febbraio 2014

Resistenti e Resistenza/ Franco Catalano

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All’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta, durante il secondo ciclo dei seminari sulla storiografia resistenziale locale, si è riflettuto con Gabriele Fontana su un libro che non esiste. Più precisamente un dattiloscritto che non ha mai trovato spazio su carta, se non quella fotocopiata: La resistenza nel Lecchese e nella Valtellina, una ricerca coordinata da Franco Catalano tra il 1964 e il 1974. Questo dattiloscritto inedito si occupa della resistenza di Lecco e della Valtellina, e contiene al suo interno documenti originali e testimonianze; è stato commissionato da diverse istituzioni al professor Franco Catalano, che ha coordinato il lavoro avvalendosi quindi di altre persone per le ricerche. La presentazione di questo inedito si è rivelata una scelta particolare, che non ha trovato l’unanimità dei consensi tra gli organizzatori (anche lo stesso relatore non era pienamente convinto), ma la passione che anima ricerche decennali ha avuto la meglio. La scelta è stata anche condizionata dal fatto che la ricerca stessa rischia di rimanere un dattiloscritto fotocopiato. L’Istituto Perretta vorrebbe, dopo aver contattato i familiari, perlomeno metterlo a disposizione in formato digitale, affinché tutti possano consultarlo. La narrazione di Gabriele Fontana, lontana dalla modalità accademica, si caratterizza per essere appassionata e desiderosa di presentare tutte le vicende controverse, con il rischio di risultare disordinata. All’epoca della compilazione del lavoro, venne ritenuto dai suoi committenti (tra cui l’Anpi) un testo discutibile e controverso, e questa è appunto la ragione della sua non pubblicazione. La ricerca di Catalano per la ricostruzione della resistenza locale – dichiara Fontana – è il corrispettivo di quello che ha rappresentato il lavoro pioneristico di Roberto Battaglia per la ricostruzione della resistenza nei suoi tratti generali. Ha usato la cronologia di Morandi (precedentemente presentata in Istituto) quasi come inciso. Per ricostruire il contesto, si è avvalso dell’impostazione classica, struttura e sovrastruttura, ed è quindi partito dall’economia del territorio in oggetto: Lecco e Valtellina. Dove le fabbriche erano dominanti, scarseggiava la disponibilità degli operai a partecipare alla resistenza; dove mancavano le fabbriche, era alta la tendenza ad emigrare in Svizzera. Come costituire la lotta armata senza gli operai? Catalano ha sostenuto che gli uomini arrivarono da Milano, probabilmente militari, perché era necessaria un’abilità con le armi, e sparare è difficile per chi non lo ha mai fatto prima. Il professore descrive la doppia resistenza in Valtellina: in alta valle, una zona chiusa, si è manifestata la resistenza passiva, mentre in bassa valle, in qualche modo collegata che le strade e le ferrovie alle periferie di Milano, la resistenza ha caratteri più attivi. Il dattiloscritto si chiude con il momento insurrezionale: quello che si è verificato dopo è difficile da interpretare oggi, figuriamoci allora. Le critiche al lavoro sono state molte, tra cui: chi resta a combattere non sembra appartenere al territorio; il comando di raggruppamento sembra costruito alla garibaldina; alcuni documenti non si riescono a trovare; in Svizzera ci vanno anche i comandanti; una parte consistente di resistenti sembrano attendisti. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, il relatore è convinto che la ricerca di Catalano rappresenti un tesoro ancora da sfruttare, per quanto temuto da molti. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

La storia di Saladino/ Postumi del paradosso italiano

SALADINOAncora una volta possiamo anticipare ai nostri lettori e alle nostre lettrici alcuni passi [pag. 48 e ss.] del Manuale di storia di Bruno Saladino che nel 2058 sarà in adozione al liceo Manzoni e nei più prestigiosi istituti comaschi. «Nell’inverno a cavallo tra il ’13 e il ’14 un inconsueto surplus di leader spinse il maggior partito della sinistra italiana, il Pd, a una durissima selezione interna, senza esclusione di colpi. Il 12 febbraio l’allora presidente del consiglio, Enrico Letta (Pd), presentò al Paese un programma che avrebbe impegnato il governo negli anni successivi. In quelle ore il segretario del Pd, Matteo Renzi, preparava una mozione di sfiducia nei confronti del premier, mozione che l’indomani l’avrebbe costretto alle dimissioni. Si consumava di fronte agli italiani e agli osservatori stranieri uno psicodramma. Gli uomini di cultura non seppero per lungo tempo a quale genere teatrale ascrivere la vicenda: farsa, tragedia, dramma satiresco, commedia all’italiana? Ci fu chi scomodò il filone spaghettiwestern.

Ennesima testimonianza, dunque, del cupio dissolvi che aveva caratterizzato la storia della sinistra italiana per tutto il secolo precedente e nel primo decennio dell’attuale. Il vecchio leader della destra, il telecrate di Arcore, era stato da poco cacciato dal Senato perché condannato per un reato infamante. Renzi l’aveva comunque indicato quale interlocutore privilegiato per un percorso di riforme di cui il Paese aveva bisogno da decenni (vedi capitolo Il paradosso italiano, pag 36 e ss.)  ed egli aveva ripreso quota ed era tornato a calcare la scena politica da protagonista. Si cita in proposito la sua salita al Quirinale, quale rappresentante della destra, per le consultazioni dell’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Si perpetuava, agli occhi degli osservatori internazionali, una sorta di maledizione astrale che aveva colpito la penisola nel corso di due decenni.
Il nuovo premier concentrò su di sé, per un certo periodo, un cumulo di cariche del tutto inconsueto nella storia repubblicana. La legge lo costrinse a rinunciare, a malincuore, a quella di Sindaco di Firenze. Le cronache del tempo raccontano come Renzi avesse fatto di tutto per mantenere anche quel ruolo che tanta fortuna gli aveva arrecato.

Nel ’14 ebbe inizio una nuova stagione caratterizzata per lungo tempo da frequenti turbolenze politiche e sociali. La mancanza di solidi riferimenti ideali e culturali costrinse le forze politiche in campo a continui riposizionamenti e a scelte opportunistiche La ricerca del consenso, complice il sistema dei media, prevalse per lungo tempo sulla volontà di rinnovare il Paese. Il solco tra Palazzo e cittadini crebbe pericolosamente e la tenuta democratica venne messa in più di un’occasione a dura prova. Da questo clima trasse vantaggio, nel resto del decennio, il movimento Cinque Stelle, nonostante i tanti errori commessi dai due leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’inesperienza e la rozzezza di taluni comportamenti. Con particolare crudezza, e singolare livore da parte della sinistra, l’intero schieramento politico ‘tradizionale’ tentò in ogni modo di criminalizzare il movimento. I commentatori dell’epoca interpretarono tutto ciò come un segnale evidente di debolezza: i 5s avevano occupato quell’immenso spazio politico lasciato colpevolmente libero dalle forze del sistema, sinistra compresa.

Ci si soffermerà nei capitoli successivi sugli esiti elettorali di quegli anni, con la prorompente avanzata degli astenuti (primo partito d’Italia), delle schede bianche e nulle e con il conseguente restringimento degli spazi democratici cui il Paese andò incontro in quel periodo.
Qui anticipiamo il concorde giudizio degli storici sull’astensionismo: fenomeno pilotato e funzionale al consolidarsi di un potere oligarchico sempre più lontano dagli interessi generali del Paese. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

Cinegiornale febbraio 2014

PARTECIPA H2Anticipiamo il Cinegiornale di ecoinformazioni a cura di Andrea Rosso in proiezione allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù. La nuova edizione è dedicata a: Como Borghi (da Le storie storte, Trammammuro) e a Partecipa, la campagna per le adesioni al circolo Arci-ecoinformazioni a sostegno della libera informazione.

Generazione stabilmente precaria/ 25 febbraio al Gloria

precari-stancaNidil Cgil e la Camera del Lavoro lariana organizzano una giornata di approfondimento sul precariato in provincia di Como. Appuntamento fissato per martedì 25 febbraio alle allo spazio Gloria/ Arci Xanadù (via Varesina 72, Como.)

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Assemblea nazionale/ Sel con Tsipras

tsipras-510-aBuone notizie per il progetto di lista comune a sostegno della candidatura di Tsipras. L’assemblea nazionale di Sinistra ecologia libertà ha confermato sabato 15 febbraio a Roma la partecipazione al progetto valutando che «esistano le condizioni per proseguire nel lavoro iniziato e dando mandato al Coordinamento nazionale di portarlo a un esito positivo». La decisione conferma la linea scelta anche da Sel di Como che si era espressa a favore di Tsipras. 

Serrata contro la Ztl

locandina serrataLunedì 17 febbraio si allarga la Zona a traffico limitato nella città murata di Como. Il giorno seguente molti negozi del centro storico protestano chiudendo.

Chiusi per non chiudere è il significativo nome dell’iniziativa che sta coinvolgendo i negozianti della città murata di Como contro l’allargamento della Zona a traffico limitato voluto dalla Giunta Lucini. Un processo che vuole arrivare, entro metà marzo, sostanzialmente alla chiusura di tutta la zona compresa entro le mura fra viale Varese e viale Lecco escluso il lungolago.

I negozianti sono contrari data l’eliminazione di posteggi ora destinati ai residenti, soprattutto in piazza Roma, che non potranno più essere utilizzati dai clienti.

Per ora una trentina di negozi ha aderito alla manifestazione di martedì 18 febbraio, ma il promotore dell’iniziativa, il consigliere comunale di Adesso Como Alessandro Rapinese, portavoce del comitato Como di tutti, si dice sicuro di una ancor più ampia adesione: «Certamente aumenteranno – anche perché, dichiara –, sono in attesa di conferme» (l’elenco degli aderenti). [md, ecoinformazioni]

Ripresa? Sì ma a macchia di Leopardo

 Rapporto4trim2013Questo il risultato dei dati del quarto trimestre per la Camera di Commercio di Como che precisa: «Migliorano la produzione industriale e il fatturato artigianale, mentre commercio e servizi continuano a soffrire.
 Aumentate le ore di cassa integrazione. A fine 2013 si sono sfiorati i 5 milioni di ore autorizzate».

«I segnali di ripresa ravvisati nel terzo trimestre 2013 si sono consolidati in chiusura d’anno – spiega un comunicato della Camera di commercio comasca –: i dati positivi non mancano. Purtroppo non mancano nemmeno le cause di preoccupazione che riguardano la durata e l’intensità di una ripresa piuttosto a macchia di leopardo».

«Per quanto riguarda l’industria, la produzione è aumentata del 2,6% e il fatturato del 1,2% rispetto a fine 2012 – prosegue il comunicato –. La crescita viene trainata solo dalle esportazioni (+4,6%), visto che il mercato interno resta stagnante (-0,4%). Il clima di fiducia sta lentamente migliorando, anche se permangono forti dubbi che si possa concretizzare una ripresa del mercato domestico. Comparativamente, le imprese di minori dimensioni registrano maggiori difficoltà e questo vale in particolare per quelle del settore artigianato. La produzione è calata del 1% ma si possono intravedere alcuni segnali positivi: il differenziale tra il numero delle imprese che ha registrato variazioni positive rispetto a quelle in contrazione è diventato finalmente positivo. È inoltre cresciuto il fatturato (+1%), grazie alla componente estera che nel corso del tempo è andata aumentando la sua rilevanza. Le aspettative degli artigiani, comunque, restano profondamente negative».

Per un altro grande comparto, quello del commercio: «I dati a disposizione mettono in luce il perdurare delle difficoltà delle imprese di più piccole dimensioni, che oltre a portare a casa un ulteriore trimestre di flessione non intravedono nemmeno una svolta a breve. Per contro, i dati di vendita di supermercati e ipermercati sono positivi e superiori alla media regionale e nazionale».

«Per servizi e costruzioni il quarto trimestre dell’anno ha segnato una ulteriore variazione tendenziale negativa (-0,4%), sebbene di portata minore rispetto alle precedenti rilevazioni. Su questo dato ha inciso la performance molto positiva di un piccolo gruppo di imprese con più di 200 addetti. Al contrario, la numerosa classe delle imprese con un numero di addetti compreso tra 3 e 9 risulta ancora in difficoltà (-3,8%)».

«Tra gli indicatori che evidenziano maggiormente le criticità si segnala che nel quarto trimestre del 2013 sono state emesse 62 sentenze fallimentari, che portano il totale dell’anno a 169, contro le 143 sentenze dell’anno precedente – conclude la nota –. Anche la cassa integrazione (ore autorizzate), malgrado le limitazioni di questo strumento, è aumentata. Nel quarto trimestre dell’anno le ore autorizzate sono aumentate sfiorando i 5 milioni di ore (1,5 milioni in più rispetto al precedente trimestre)» (la relazione). [md, ecoinformazioni]

Libera verso la Giornata della memoria e dell’impegno/ 22 febbraio

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 Sabato 22 febbraio a Cantù due momenti per avvicinarsi alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: alle 19 una cena con i prodotti di Libera terra e l’opportunità di tesserarsi a Libera; alle 21 un incontro con il Coordinamento regionale lombardo dei familiari delle vittime di mafia, per conoscere e comprendere il valore della memoria e l’importanza dell’impegno quotidiano. Dal 1996 ogni 21 marzo Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace. Quest’anno la giornata si terrà a Latina, sabato 22 marzo: Radici di memoria, frutti di impegno, il titolo non casuale che vuole raccontare di una terra di straordinarie potenzialità, una terra di cui difendere e valorizzare i frutti attraverso un impegno che ha bisogno della corresponsabilità di tutti. Nel percorso di avvicinamento a questa giornata, il Coordinamento provinciale di Libera a Como propone per sabato 22 febbraio un incontro con il coordinamento regionale dei familiari delle vittime in Lombardia, per raccontare e spiegare l’importanza della memoria e la forza dell’impegno verso chi ha perso la propria vita a causa della violenza mafiosa. L’appuntamento, aperto a tutti, è per sabato 22 febbraio alle 21 nell’oratorio di Mirabello a Cantù (via Lombardia 7). L’incontro sarà preceduto da una cena con prodotti Libera Terra provenienti dalle terre confiscate alle mafie: Libera pizza. Sarà possibile cenare dalle 19:00 in poi nel circolo Arci Mirabello di Cantù (via Tiziano 5) al prezzo di 12€ che comprende pizza, bibita, dolce e caffè (10€ per gli Under19). Per la cena occorre prenotare entro mercoledì 19 febbraio scrivendo una mail all’indirizzo versoliberacantu@gmail.com. Durante la serata sarà anche possibile tesserarsi a Libera per l’anno 2014. Scarica e condividi il volantino dell’iniziativa.

Politiche di welfare e sanità regionale

sel comoMercoledì 19 febbraio dalle 20,45 alle 23,15 alla Circoscrizione 6 in via Grandi 21 a Como Sel  invita all’incontro Politiche di welfare e sanità regionale, su welfare e sanità con: Manuela Serrentino (Forum regionale salute Sel), Antonio Muscolino (Medicina democratica), Bruno Magatti (assessore alle Politiche sociali del Comune di Como), Carlo Eboli (delegato Cgil Valduce), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale di Sel Como). leggi nel seguito il testo del comunicato.

«Le politiche sociali e le politiche sanitarie hanno da tempo perso quella profonda unione che la riforma sanitaria del 1978 aveva immaginato. In Lombardia erano nate le Ussl (unità socio sanitarie locali) entro le quali i comuni avevano una funzione di indirizzo, mentre oggi le Asl (aziende sanitarie locali) sono guidate da principi aziendali ed economici che hanno trasformato il diritto alla salute in bisogno soddisfabile entro vincoli economici di spesa. Oggi il sanitario e il sociale non sono coordinati e spesso le inefficienze e la politica di riduzione dei costi degli ospedali vengono scaricate sui territori che si trovano costretti ad affrontare problematiche di assistenza; i comuni hanno sempre meno finanziamenti per le politiche di welfare e la sanità lombarda rappresenta da sola la maggior parte del bilancio regionale; la prevenzione e i servizi territoriali sono ridotti al lumicino e le problematiche di cura sono di nuovo scaricate soprattutto sulle famiglie. La regione Lombardia ha appena approvato il Piano sanitario 2014-2018; rischia di chiudere l’ospedale di Cantù; bisogna decidere cosa fare dell’area ex ospedale Sant’Anna; il comune di Como sta predisponendo il bilancio per il 2014; su questi temi organizziamo una serata per una lettura critica ed esporre le nostre proposte». [Maco Lorenzini, coordinatore provinciale Sel Como]

ecoinformazioni 432/ settimanale

432È on line il numero 432 di ecoinformazioni. In primo piano: Partecipa, la campagna per ecoinformazioni (si partecipa associandosi a Arci-ecoinformazioni e si ricevono le nostre edizioni);  “Monnezza espressione di noi”, gli articoli e i video dell’incontro alla Feltrinelli con Antonio Castagna e Bruno Magatti; Resistenza popolare, No tav a Moltrasio.  Per sfogliare on line la rivista clicca qui

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