Mese: Dicembre 2014

13 e 14 dicembre/ Storie animate da tutto il mondo

ppagenaL’Associazione artistica orizzonti inclinati  invita a partecipare a Storie animate da tutto il mondo, Mafalda la mendicante racconta. Il Natale…e le sue storie. Due gli appuntamenti alla Cascina Massee di Albate, Centro civico comunale in via S. Antonino 4: sabato 13 dicembre dalle 15,30 alle 18; domenica 14 dicembre dalle 10 alle 13. Sarà offerto un dolce a tutti i presenti Ingresso per i bambini…€ 2- Per adulti € 3. Info: teatroarte@iol.it, tel 031.526079, 329.3817686.

ecoinformazioni 473/ settimanale

473È on line il numero 473 di ecoinformazioni. In primo piano: Camicia bianca trionferà, L’industria delle armi, Mdf, Il nuovo sacco di Roma, 12 dicembre sciopero, Tutto per nulla. Seguono le pagine  delle cronache e della cultura. Il video della settimana è dedicato alla Giornata per i diritti delle persone con disabilità. Per sfogliare on line la rivista clicca qui.

10 dicembre/ Un minuto di silenzio per una legge contro la tortura

10_dicembre_contro_la_tortura_per_copertina_sitoUn minuto di silenzio per chiedere una legge contro la tortura, affinché anche l’Italia si adegui a quanto previsto dalle Nazioni Unite. La tortura non può esistere senza il silenzio che la protegge. Nella Giornata internazionale dei diritti umani, all’omertà di tutti coloro che hanno coperto crimini di tortura l’Arci con altre realtà oppone un silenzio di pacifica protesta di tutti i cittadini che credono in uno Stato trasparente e non violento. Il Parlamento approvi subito una legge che introduca il delitto di tortura. Il nostro silenzio contro il silenzio delle Istituzioni. [Arci Nazionale]

ecoinformazioni 472/ stagionale

472Il numero 472 stagionale, dicembre 2014, di ecoinformazioni, oltre che on line è anche su carta e sarà inviato per posta ai soci dell’associazione che hanno sottoscritto l’abbonamento. Il tema della rivista è dedicato alla storia del Sant’Anna. La rivista che si apre con l’autobiografia di Gian Piero Testa seguono articcoli sulla difesa popolare non armata e nonviolenta, sul Ttip, il reportage di Stefano Zanella dal Perù, Luogo Comune e Villa Saporiti e molto altro. All’approfondimento sul non Profit in provincia di Como con i dati e l’analisi di Lucia Villani segue quello dedicato alla Buona scuola con gli interventi di Giacomo Licata, Tommaso Legnani e Andrea Bagni . Chiude la rivista la vasta sezione cultura con l’editoriale di Fabio Cani, le rubriche e il Giro di mostra. La rivista sarà in distribuzione a Zoom, sabato 20 dicembre alle 17,45 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como. Sfoglia il 472 on line.

Approvato il bilancio del Cfp di Como

provincia_como_saporitiNel consiglio provinciale di martedì 9 dicembre, l’approvazione del bilancio preventivo 2015 e pluriennale 2015-2017 dell’agenzia è avvenuta all’ unanimità. Persistono, invece, i problemi con la legge di stabilità, che impedisce di spendere 20 milioni di euro (il fondo compensazioni forestali)

«Il Centro di formazione professionale è un’ottima scuola e un vanto per l’amministrazione provinciale – spiega la presidente Maria Rita Livio –. Vengono formati operatori che poi trovano quasi tutti lavoro e si offre un servizio a chi voglia specializzarsi. Gli obiettivi sono sempre stati raggiunti, grazie alla dirigenza che ha operato sempre con efficacia e intelligenza. Una prova: il numero consistente e in aumento d’iscritti».
Le fanno eco Ferruccio Cotta (Verso una nuova provincia) e Maria Grazia Sassi (Forza Italia), i quali snocciolano alcuni dati: più di quaranta dipendenti, 10 laboratori, il programma garanzia giovani attivato. Un’agenzia formativa che collabora con le associazioni del territorio, perché «non si dorme sugli allori».
Come da tradizione, l’approvazione avviene all’ unanimità (12 votanti e altrettanti favorevoli).
In chiusura, il gruppo di Forza Italia ha presentato un’interrogazione circa i 20 milioni di euro, congelati da anni e inutilizzabili causa legge di stabilità, che rappresentano il fondo compensazioni forestali. «Vorremmo sapere – chiede Domiziana Giola – quali sono le iniziative già intraprese per sbloccare i soldi».
«Purtroppo – risponde Livio – il deputato Mauro Guerra ha sottoposto un emendamento in cui si chiedeva che la somma potesse essere esentata dal patto di stabilità ed è stato dichiarato non ammissibile. Si proverà a ripresentarlo al senato, dove le regole sono meno rigide. Nell’ ultimo consiglio abbiamo approvato l’assestamento di bilancio sforando di un milione e ottocentomila euro. Se oggi, tout court, decidessimo di spendere quei denari, anche su indicazioni giunte dai comuni e dalle associazioni del territorio, significherebbe sforare di altri venti milioni. Ciò significa una sola cosa: chiudere per sempre la provincia. Al momento, dobbiamo attendere». Il consiglio si chiude con lo scetticismo di Giola, che ritiene difficile l’approvazione di un emendamento precedentemente bocciato alla camera. Ma la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Libera/ Corresponsabilità personale e politica

libera__Con l’intervento La mafia si può vincere che riportiamo integralmente Libera Como esamina le possibili reazioni alle notizie che rendono evidente l’entità del radicamento delle mafie anche nella provincia di Como. Per l’associazione, a Como è attiva, grazie all’impegno di tante associazioni e di un nutrito gruppo di persone, in ogni casso non è più possibile «parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più». Leggi nel seguito il documento.

«Ci sono diversi modi di reagire di fronte a notizie come quelle che hanno riguardato Como nelle ultime settimane, notizie che ci raccontano di un territorio ormai divenuto terreno di conquista della criminalità organizzata. Le recenti operazioni antimafia “Quadrifoglio” e “Insubria” hanno nuovamente risvegliato l’attenzione sull’enorme problema “mafia” nel comasco. In realtà, il merito di questi arresti è soprattutto quello di svelare una presenza storicamente costante ben più che ventennale delle organizzazioni mafiose a Como, come del resto in tutta la Lombardia. Le operazioni e gli arresti dovrebbero però essere riuniti in una visione di continuità, non visti solamente come riflettori momentanei per poi lasciare che tutto si spenga come prima, evidenziando la difficoltà della società lariana nel comprendere e saper contrastare efficacemente questo fenomeno criminale.

Una possibile reazione è quella di chiudere gli occhi e di pensare che, tutto sommato, si tratti ancora di “segnali” e di fenomeni che ci riguardano poco, che qui non hanno radici profonde, magari confidando in una particolare resistenza delle nostre strutture istituzionali e sociali.

La verità è che non possiamo più permetterci il lusso di parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più. Esattamente come al Sud, nelle regioni d’origine delle diverse mafie, anche da noi esiste un’omertà diffusa, in alcuni casi accompagnata dalla negazione, giustificata magari con l’assurda paura di rovinare la reputazione del proprio territorio o del proprio comune. Ma se è tanto forte questa presenza, soprattutto della ‘ndrangheta, è proprio perché il nostro territorio l’ha accettata, più o meno consapevolmente, grazie a diversi fattori che ne hanno alimentato la crescita e favorito l’insediamento.

Una seconda possibile reazione è poi quella di minimizzare e ricondurre questi avvenimenti a qualcosa di poco più che una chiacchiera da bar, perché tanto “tutti sapevano”, “si è sempre saputo”, “da sempre succedono certe cose”. «Ma quando la finiremo dunque di auto-immaginarci che cosa fa davvero la mafia nelle contrade settentrionali?», si è chiesto Nando dalla Chiesa, profondo conoscitore dei fenomeni mafiosi, in una riflessione di qualche giorno fa. Anche nel comasco i mafiosi «mettono bombe, incendiano, fanno estorsioni, uccidono, fanno riti di affiliazione, intimidiscono e terrorizzano testimoni, corrompono politici e pubblici funzionari, raccolgono voti, fanno prestito a usura, impongono servizi e forniture, smaltiscono rifiuti tossici, dettano piani regolatori». Questo succede da anni, rafforzando la mafia al di fuori dei propri affiliati e trovando pochissimi ostacoli nella società, spesso limitati alla sola azione giudiziaria, che però arriva sempre una volta commessi i crimini e danneggiati i territori. Solo partendo da questa consapevolezza si può comprendere come la sola reazione possibile passi necessariamente dalla prevenzione, dall’educazione e soprattutto dalla corresponsabilità, intesa come atteggiamento che mette ciascuno di fronte alla responsabilità delle proprie azioni, del proprio ruolo e del proprio impegno, piccolo o grande che sia.

È l’impegno dello Stato a farsi promotore di leggi complete, moderne e lungimiranti e garante del pieno rispetto della legge in ogni articolazione delle proprie Istituzioni. È l’impegno delle amministrazioni locali ad adottare meccanismi di trasparenza e legalità negli appalti e nella gestione del bene comune, e avviando percorsi per un concreto riutilizzo sociale dei beni confiscati. È l’impegno delle forze dell’ordine sia nello svolgere puntualmente il proprio servizio sia nel ristabilire la credibilità lesa da troppi episodi opachi. È l’impegno di tutte le rappresentanze e organizzazioni del mondo del lavoro nel rifiutare le scorciatoie del lavoro sommerso. È l’impegno delle istituzioni scolastiche di ogni grado a dare spessore e continuità all’attività di insegnanti e professori per tenere vivo l’incredibile stimolo della Cultura. È l’impegno di editori e giornalisti a non piegarsi a ricatti e convenienze per continuare a raccontare la verità dei fatti. È l’impegno a promuovere ideali e principi di giustizia nel lavoro formativo ed educativo di Parrocchie, Oratori, squadre sportive e ogni altra realtà che riguarda a vario titolo la crescita dei bambini e dei ragazzi di oggi che saranno i cittadini di domani. È infine l’impegno nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi: ogni giorno abbiamo diverse opportunità in cui scegliere se alimentare il circuito illegale e criminale delle mafie oppure danneggiarlo.

In tutto questo, sono i rappresentanti politici locali i primi ad essere chiamati in causa direttamente: servono scelte nuove, a cominciare da quelle mancate fino ad oggi, per cancellare pratiche di corruzione più o meno diffusa e definibile, per costituirsi parte civile nei processi per mafia, per pretendere trasparenza e correttezza nella gestione del bene pubblico. È proprio il rapporto con la classe politica uno degli aspetti caratterizzanti delle associazioni mafiose e non possiamo dimenticarci che siamo in una regione in cui, appena due anni fa, un ex-assessore regionale è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta.

Giovanni Falcone diceva che «L’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull’opinione pubblica». Anche noi a Como corriamo questo rischio: che se ne parli solo in occasione di arresti eclatanti o di fatti straordinari. Le mafie lo sanno e, come hanno sempre fatto, sono pronte a rendersi silenziose e invisibili fino a quando l’indifferenza tornerà a proteggere i loro affari.

Ecco perché reagire, a questo punto, non è solo necessario ma è indispensabile. Indifferenza e omertà vanno combattute con prevenzione, cultura e con il quotidiano impegno corresponsabile di ciascun cittadino: sono queste le cose che, oltre a tutti gli arresti, agli articoli di giornale, più di tutti i proclami, di tutte le manifestazioni, fanno si che le mafie possano venire sconfitte. E questo i mafiosi lo sanno bene». [Libera, Como]

Baule dei suoni/ Non usate i bambini, non strumentalizzate la musica

logo_baule_suonimsprovegifCon le parole di don Milani per chiarire l’inopportunità di infilare la fede in contesti inopportuni e per affermare che non in italiani e stranieri è diviso il mondo, ma piuttosto in oppressi e oppressori, il Baule dei suoni prende le distanze dalla strumentalizzazione animata dalla Lega nord che partendo dalle scelte della scuola media di Tavernerio chiama a raccolta gli autoctoni per un’improbabile e fuori luogo difesa dei presepi contro le culture dei migranti. Il Baule dei suoni alle polemiche risponde con la musica dichiarando «La sera del 20 dicembre, oltre ai canti natalizi, proporremo brani di festa di tutto il mondo. Questa è la nostra idea di Natale». Durissima e pienamente conforme ai codici deontologici dei professionisti dell’informazione la diffida alla stampa: «Diffidiamo comunque e chiunque d’ora in poi si permetterà di utilizzare, pubblicandole su carta stampata o tramite qualsiasi altro canale, senza previa autorizzazione, immagini di minori (ma non solo) della nostra Associazione, per scopi che non siano attinenti e/o legati alla promozione della nostra attività. Su questo punto saremo fermi e pronti anche ad andare per vie legali». Leggi nel seguito il comunicato stampa diffuso dal Baule dei suoni.

«Gli eventi degli ultimi giorni che hanno coinvolto, suo malgrado, anche il Baule dei Suoni, ci hanno sorpresi, travolti e amareggiati.

Sentiamo quindi il bisogno di ristabilire con onestà la verità dei fatti per ribadire quali sono i principi e le attività della nostra Associazione culturale.

Alcune settimane fa, avevamo offerto la nostra disponibilità a prendere parte attiva in una manifestazione che avrebbe dovuto unire le associazioni di Tavernerio per creare un evento che coinvolgesse la popolazione nello spirito di Pace e condivisione del Natale.

I musicisti del Baule dei suoni avrebbero accompagnato il coro degli Amici del lunedì, che è formato da persone anziane e che, al primo incontro, avevano espresso accordo per la realizzazione del progetto di unione.

Alla riunione successiva con le associazioni il vicesindaco ha proposto di coinvolgere la scuola. Ci è piaciuta l’idea di favorire il canto di gruppi così diversi (nelle nostre orchestre da anni suonano insieme bambini e adulti).

Si cercava qualcuno disposto a collaborare con la scuola per questo progetto e la nostra direttrice Giulia Cavicchioni ha di nuovo offerto la sua disponibilità.

Le insegnanti hanno poi dichiarato che preferivano partecipare con un altro programma.

Tutto quello che ne è seguito non appartiene alla nostra sensibilità e quindi non ci stiamo a farci strumentalizzare per altri scopi. Non ci stiamo a farci usare contro le scelte della scuola

Il nostro repertorio è da sempre costituito da brani di musica popolare di tutto il mondo: i bambini e ragazzi che seguono i nostri laboratori imparano a stare bene insieme nelle loro diversità.

Alla musica da sempre uniamo spirito di accoglienza e solidarietà: il ricavato dei nostri concerti ha permesso la realizzazione del progetto Bem Tocà, che offre a centinaia di ragazzi dei quartieri poveri di Sao Vicente di Mindelo (isole di Capo Verde) la possibilità di avvicinarsi alla musica. Questa estate sette di loro sono stati ospitati proprio a Tavernerio e questo è diventato oggetto di una interpellanza in Consiglio comunale.

Per questi motivi non possiamo stare ancora in silenzio e non lo faremo opponendoci in modo chiaro all’utilizzo della gioia e dell’entusiasmo dei nostri bambini e ragazzi per fini che nulla hanno a che vedere con le nostre attività e lo spirito di Pace che deve contraddistinguere il Natale.

E diffidiamo comunque e chiunque d’ora in poi si permetterà di utilizzare, pubblicandole su carta stampata o tramite qualsiasi altro canale, senza previa autorizzazione, immagini di minori (ma non solo) della nostra Associazione, per scopi che non siano attinenti e/o legati alla promozione della nostra attività. Su questo punto saremo fermi e pronti anche ad andare per vie legali.

Alle polemiche rispondiamo come sappiamo fare e cioè con la musica: la sera del 20 dicembre, oltre ai canti natalizi, proporremo brani di festa di tutto il mondo. Questa è la nostra idea di Natale.

Il paese di Tavernerio ha deciso in passato di intitolare l’Istituto comprensivo a don Lorenzo Milani, una scelta importante e impegnativa. Forse vale la pena di rileggere le sue parole quando scriveva: “Quando ci si affanna a cercar apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare. [Esperienze pastorali]» oppure in risposta alle considerazioni lette in questi giorni: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. [L’obbedienza non è più una virtù]”». [Il baule dei suoni]

 

12 dicembre/ Occidoriente terra di mezzo

ABCOteatroSpettacolo teatrale liberamente ispirato al racconto Il manichino dietro il velo di Sadegh Hedayat, con Laura Negati e Marco Ballarini, venerdì 12 dicembre alle 21 all’Auditorium don Guanella, in via Tommaso Grossi 18, natale di solidarietà per i bambini del Burkina Faso «Per tutelare i bambini e offrire loro cure, protezione, istruzione e possibilità di crescere in ambienti sani», organizzato da Assocazione Burkinabè di Como (Abco) in collaborazione con Teatro in mostra. Offerta libera.

9 dicembre/ Giornata della legalità

anna-canepaSi svolgerà martedì 9 dicembre dalle 9 alle13 nell’Auditorium del Politecnico di Como in via Castelnuovo, 7 (Aula magna) L’educazione alla legalità e le azioni di contrasto nei confronti della criminalità. All’incontro, dopo saluti e interventi istituzionali, interverrà Anna Canepa, sostituta procuratore nazionale antimafia, che dialogherà con i giovani delle scuole superiori di Legalità e azioni di contrasto nei confronti della criminalità. La Giornata è a cura della Rete generale delle scuole della provincia di Como.  

L’assessore alla Legalità Marcello Intorno nel promuove la partecipazione all’iniziativa sottolinea in una nota che «Oltre 400 giovani in rappresentanza delle scuole di Como saranno i protagonisti di un incontro diretto a coltivare la massima consapevolezza sul tema della legalità e della lotta alla criminalità. L’Italia ha necessità di una profonda e diffusa riforma anche morale e culturale per abbandonare il triste primato di essere uno dei  paesi europei maggiormente corrotti e nel quale circa il 15% della ricchezza nazionale annua è di derivazione criminale. I giovani ricevono il danno maggiore, è quindi essenziale il loro protagonismo nella lotta alle mafie e alla corruzione. Il Comune di Como intende essere tra i protagonisti in queste azioni dirette alla diffusione della cultura della legalità e del contrasto alla criminalità e parteciperà alla giornata del 9 dicembre con la massima condivisione del lavoro fatto dai docenti e dagli organi dirigenti delle scuole della provincia ai quali rivolge un sincero ringraziamento».

Luca Michelini: centrosinistra sfarinato

sfarinamentoLuca Michelini, osservatore impietoso e criticissimo della azioni della politica locale comasca, ha affidato alla mailing list  Democrazia economica l’articolo che riprendiamo augurandoci che tanta nettezza d’opinione generi risposte altrettanto chiare. Spesso la discussione è invece bloccata, soprattutto nel centrosinistra, da una sorta di congiura del silenzio un po’ parrocchiale un po’ omertosa (le critiche se vengono dal territorio amico sono considerate atti di tradimento) che sempre Michelini stigmatizza in una sorta di “Premessa psicodrammatica” al suo testo che ugualmente riportiamo integralmente.

«Città minuscola, Como: ove è precluso qualsivoglia ragionamento di carattere generale, perché le persone si offendono sul piano personale, sempre. Naturalmente dimenticando che i loro ragionamenti, generali o personali che siano, inevitabilmente entrano nella carne degli altri. Ma si vuole che il coltello si ficchi nella carne con cortesia, anzi meglio: con moltissima ipocrisia. Città piccola, anzi piccolissima, medioevale: dove la politica è di famiglie e gli scontri, alla fine, sono sempre di sangue. Dove l’esercizio fondamentale è quello di appiccicar etichette agli esseri umani, applicando al mondo le proprie logiche di bottega. Piccola e sostanzialmente pallosissima… L’origine dello sfogo? L’ennesimo politico che, invece di rispondere ai miei ragionamenti, si offende sul piano personale e chiude i rapporti… 

In ordine sparso: paratie, traffico e tutto il resto

  1. La cronaca amministrativa di questi tempi di crisi è tristissima, se non stupefacente. Basti pensare a quanto sta avvenendo a Roma.

Como, per fortuna, sembra una città più tranquilla, anche se mi pare che vi sia una cappa di silenzio impenetrabile su tutti i lavori pubblici deliberati dalle passate amministrazioni.

Ma se veniamo alla nuova giunta di centro-sinistra che governa la città, non mi pare che ci sia da stare allegri. Certo la crisi morde sempre di più (e non manca molto ad una radicalizzazione di ogni forma di scontro) e la politica economica del Governo in carica proprio non sembra riuscire, e non sembra che abbia la volontà di cambiare passo rispetto i governi del passato. In ogni caso, mi sembra evidente che a Como l’amministrazione proceda in ordine sparso.

  1. Prendiamo il lungolago. Pare che, grazie alla Regione, si sia messo a punto un progetto finale, probabilmente compreso di mini-paratie per l’acqua alta. Ma poi l’assessore alla viabilità propone di chiudere il lungo-lago alle autovetture, pur garantendo l’apertura nei momenti di punta.

Ora, delle due l’una: le paratie potevano avere un senso se il problema era quello del traffico; ché altrimenti sarebbe stato molto più logico (e mi pare che vi sia stato qualche architetto comasco ad averlo proposto) ripristinare l’antica mezzaluna del porto, consentendo al lago di fare il proprio capriccio, che poi è il calcolo economico del consorzio che gestisce le sue acque. Decidere, al contrario, di fare entrambe le cose mi pare un enorme spreco di denaro pubblico. Di più: mi sembra la manifesta conferma che non si abbia la più pallida idea di quale città progettare.

  1. Pare che l’assessorato alla viabilità abbia commissionato uno studio di fattibilità per capire se e in quale misura il lungo lago si possa chiudere, parzialmente, al traffico.

Anche in questo caso mi pare che lo spreco di risorse pubbliche sia indubbio, anche se infinitamente minore del precedente: ma cosa ci stanno a fare un assessore e i circa 800 dipendenti comunali, se non per sapere e, in caso contrario, per imparare a gestire, con gli strumenti più opportuni, proprio il traffico? E poi: anche visti gli scandali in corso (in Lombardia, come a Roma), non sarebbe il caso di finirla una volta per sempre con le consulenze esterne?

E infine: se il problema è quello del traffico, cominciare a risolverlo da un suo micro-sottoinsieme (il lungolago, per altro strategico) mi sembra davvero sconsiderato. E’ il famigerato “girone” a dover essere radicalmente ripensato e solo un progetto complessivo può guidare la risoluzione dei sottoinsiemi (tanto più se strategici).

  1. L’assessorato all’urbanistica ripropone un vecchio progetto di Confindustria, se non ricordo male, ai tempi in cui Confidustria dimostrava una enorme lungimiranza, come quella di fare un depuratore… in città (ma allora i comaschi illuminati consideravano quel luogo… una “periferia”!): fare un parcheggio sotterraneo in viale Varese. L’idea di fondo, se ancora non sbaglio, sarà di rendere ZTL anche quel viale.

Non entro nel merito della sponsorizzazione di questa idea, di una nota impresa locale, anche se sarebbe opportuno avere la massima trasparenza e tracciabilità di questa nuova sinergia pubblico/privato, in un periodo di enorme crisi del settore edilizio. Mi domando, piuttosto, come si possa ancora pensare di portare il traffico fino dentro le mura della città e come sia possibile non trovare un modo efficace per utilizzare i parcheggi già esistenti, alcuni delle vere e proprie cattedrali nel deserto, o riqualificare le tante aree dismesse.

Infine: dischiusa la possibilità di fare anche in centro storico della grande distribuzione, quale politica urbanistica concreta questa amministrazione propone per questa parte fondamentale, ma sempre più disabitata (e quasi spettrale) della città? Si tratta di costruire parcheggi per consentire di far compere in un supermercato-monumentale in centro storico? In attesa di prossimi insediamenti commerciali (ce ne sono? e chi sono?), si è pensato di censire l’emergenza abitativa e di escogitare forme contrattuali consensuali e non punitive ma incentivanti, per aprire i vani sfitti a chi ne ha urgente bisogno? E’ troppo chiedere che 800 dipendenti comunali siano in grado, sotto la direzione politica e tecnica, di creare sapere e di progettare proposte?

  1. In ordine sparso, dunque; e sul piano politico uno sfarinamento della compagine che aveva vinto le elezioni. La concezione dell’amministrazione di tutte le forze politiche uscite vincitrici dalle scorse elezioni (anche quelle distaccatesi dalla maggioranza) non sembra segnare nessuna significativa discontinuità: solo gli assessori “sanno e fanno” e la città subisce politiche nate in cerchie ristrettissime, di persone come di idee. Nessun ruolo significativo dei consiglieri comunali e del Consiglio comunale e nessuna seria organizzazione politica che voglia e sappia valorizzare le tante energie cittadine inutilizzate. Infine, nessuna seria opposizione politica.

E’ però bene ricordarsi che il disordine non è casuale, ma è sempre funzionale ai rapporti di forza esistenti nella cosiddetta società civile, sempre più caratterizzata da spaventose asimmetrie di opportunità e pronta a piegare a proprio esclusivo vantaggio, con immensi danni collaterali per la comunità, le istituzioni pubbliche.

  1. Dulcis in fundo: incredibile, ma pare che l’amministrazione abbia chiamato a rifare il “girone”… il suo ideatore! Con tanto di paginone della “Provincia” che sponsorizza, asetticamente, l’iniziativa.

Come se nulla fosse; come se quel girone non sia stato all’origine di un innalzamento senza precedenti dell’inquinamento e del caos cittadino.  Avanti così, in ordine sparso! [Luca Michelini]

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