Giorno: 20 Giugno 2016

La Giornata mondiale del rifugiato a Palazzo Cernezzi

coxprimopianoIl Consiglio comunale di Como, nella seduta del 20 giugno, accogliendo la richiesta di Celeste Grossi (Paco-Sel) nel suo intervento per la Giornata mondiale del rifugiato ha,  su invito del presidente del Consiglio comunale Stefano Legnani, ha celebrato un minuto di silenzio in memoria di Jo Cox e di tutte le vittime dell’intolleranza e di tutti coloro che hanno lavorato e lavorano per la Pace.  Leggi nel seguito l’intervento di Celeste Grossi. (altro…)

Le sfide e il futuro della Res publica

La responsabilità del futuroA volte ho il timore di partecipare a celebrazioni o convegni sulla storia, un po’ forse perché non mi sento del tutto in grado di comprendere le reti intricate che avvolgono il nostro Paese, ma soprattutto perché mi aspetto di trovare relatori molto intelligenti ma al tempo stesso difficili da codificare, uomini che sciorinano  dati e date oppure nostalgie che non mi è concesso conoscere, vista la mia età.

Ciò che il 9 giugno davvero non mi aspettavo, e, ascoltando gli entusiastici commenti finali, non si aspettavano nemmeno la cinquantina di persone presenti al Teatro Nuovo di Rebbio, era un dibattito tanto vivo, attuale e coinvolgente come quello che ci si è presentato.
Certo il Comitato soci Coop e l’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como, organizzatori  e promotori dell’incontro, gli indizi ce li avevano forniti tutti. Il primo, il tema della serata: La responsabilità del futuro. Res publica, sovranità di popolo. Ieri, oggi e domani della Repubblica italiana. Riflessioni a 70 anni dalla sua proclamazione. Il secondo, gli ospiti d’eccezione: Giuliano Turone, ex magistrato, giudice emerito della Suprema Corte di Cassazione, docente all’Università Cattolica di Milano e ultimamente anche scrittore teatrale per lo spettacolo E l’modo ancor m’offende sulla violenza di genere; Antonio Maria Orecchia, ricercatore e docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria di Varese, giornalista, autore de La difficile Unità. Storia di ieri, cronaca di oggi; Rita di Giovacchino, giornalista d’inchiesta e autrice de Il libro nero della Prima Repubblica.
Dopo la presentazione di Patrizia Di Giuseppe, direttora dell’Isc, si è entrati nel vivo della discussione grazie ad una domanda, quasi d’obbligo, del moderatore Bruno Profazio, vice direttore de La provincia di  Como: «Cosa intendete voi per res publica? Come la interpretate?». Turone ha subito parlato di sovranità popolare derubata, limitata dai tre corni di un stesso problema che ancora oggi ci affligge, profondamente radicati e intrecciati fra loro. Ai tre ha associato senza esitazione nomi e cognomi: per le mafie Stefano Bontade, per la finanza d’avventura Michele Sindona(senza tralasciare Calvi, o lo Ior), per i poteri occulti Licio Gelli. Si è quindi avventurato in un’accurata analisi dei “pasticciacci brutti”, partiti dagli anni Settanta e  comprendenti non solo i già citati, ma anche Giulio Andreotti (di cui è stato accertato il coinvolgimento in Cosa Nostra fino al 1980 dalla sentenza della Corte d’appello di Palermo nel maggio 2003, poi confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione nell’ottobre 2004 ), in un «intrico inestricabile fra Stato e antistato che sta alla base del furto di sovranità che abbiamo subito».

A questo punto l’intervento di Orecchia, che interpellato da Profazio ha  analizzato le “vittorie” e le conquiste della res publica, partendo proprio dal referendum, che segnava inesorabilmente la volontà degli italiani di voltare pagina con il fascismo e con la stagione pre-fascista. Un referendum dall’esito non scontato, e, ulteriore conquista, il primo suffragio universale della storia italiana.

Seconda vittoria della Repubblica: gli anni Sessanta (e l’idea del centro-sinistra), nei quali la classe dirigente è riuscita a far capire al popolo, che non l’aveva mai conosciuta, il valore della democrazia.Basti pensare al Comitato di Liberazione Nazionale che a Genova insorse contro il congresso del Movimento sociale, minacciando un colpo di stato, ribadendo la volontà degli italiani espressa un quindicennio prima.

Terza vittoria: la sfida (seppur piena di falle e punti di domanda) contro il terrorismo neofascista e quello rosso, nemmeno dieci anni più tardi, riuscendo a mantenersi l’unico Stato democratico dell’area mediterranea.

Rita Di Giovacchino ha invece messo l’accento sugli attentati sotterranei perpetrati dalle diverse “leghe” negli anni Novanta, che puntavano a dissolvere l’Europa unita, e dividere l’Italia in tre macroregioni, tutti falliti perché il Paese anche allora è rimasto unito, a differenza della  ex Jugoslavia e della ex Cecoslovacchia.

La giornalista ha quindi raccontato della sua generazione, una classe dirigente che non ha mai visto la luce, “bruciata” dall’inizio dell’operazione Brigate Rosse e dilaniata dai movimenti segreti di Gladio, organizzazione paramilitare di cui ancora non conosciamo bene ruoli e responsabilità, ma che stava sicuramente alla base di tanti (o tutti) gli attentati che hanno portato in quegli anni a 738 fra morti e feriti.

I relatori hanno poi analizzato insieme le cause delle peculiarità del nostro Paese, come le mafie storiche, concatenate e perpetrate in un Mezzogiorno dominato da stranieri lontani, grazie anche ad un’educazione civica pressoché inesistente, nell’unico stato occidentale del doppio potere papa-re.

E dopo averci accompagnato attraverso la storia, a noi partecipanti è stato finalmente concesso quello sguardo al futuro che attendevamo e per cui eravamo lì. Sono partiti proprio dalla nostra Costituzione, che è stata diverse volte definita ”la più bella del mondo”, e che secondo la giornalista e l’ex magistrato andrebbe cambiata il meno possibile, essendoci ben poco da introdurre di nuovo riguardo i diritti, mentre secondo il professore, che ne riconosce comunque la bellezza e la funzionalità (soprattutto riferite all’epoca in cui è stata scritta) andrebbe perlomeno rivista sotto alcuni punti, fra cui il federalismo.

Turone ha quindi sottolineato che è possibile emanciparci dalle nostre vecchie e attuali peculiarità, solo lavorando costantemente e in una direzione ben precisa.

Una direzione diametralmente opposta alla concezione di antistato, che ci porterebbe finalmente ad una reale sovranità popolare. Difficile, forse, ma non impossibile.

Una nuova sfida per il futuro della nostra Res publica. [Ilaria Romeo, ecoinformazioni]

Arci/ Dodici anni senza Tom Benetollo

tom pdoc prove.indd«All’alba del 20 giugno del 2004 moriva improvvisamente Tom Benetollo, a soli 53 anni,  colto da un malore mentre interveniva a un dibattito pubblico. Sono passati dodici anni da allora e la sua assenza continua a farsi sentire. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile. In primo luogo per noi dell’Arci, di cui Tom era presidente nazionale, ma anche per la sinistra e la democrazia del nostro paese. Tom é stato una grande personalità politica e, per tutti noi dell’Arci una persona speciale. Ha segnato irreversibilmente l’identità dell’associazione ed é stato per la sinistra e la società civile italiane, spesso con discrezione, una mente lucida e visionaria, capace di tessere reti e alleanze, mobilitare, farci vedere lontano.
Giornalista, dirigente della Fgci, e’ stato uno grandi animatori della protesta contro l’installazione dei missili a Comiso, che segnò la nascita del movimento pacifista in Europa e in Italia. Arrivato all’Arci nel 1987, contribuì a fondare l‘Associazione per la Pace, diventò  poi presidente di Arci Nova e dal 1997 presidente nazionale dell’Arci.
La sua presidenza ha segnato un periodo di grande rinnovamento e  sviluppo dell’associazione, che si è caratterizzata in quegli anni come uno dei soggetti più attivi del movimento pacifista, antiliberista e altermondialista. Ne ha promosso la partecipazione alle grandi manifestazioni di Genova contro il G8 nel 2001, ai Forum sociali mondiale ed europeo, a Porto Alegre, a Mumbay, a Firenze, a Parigi. L’Arci, oltre ad essere una delle più grandi organizzazioni sociali che difende e pratica un’idea di democrazia attiva e partecipata, con lui ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella lotta per i diritti e la giustizia sociale, è diventata punto di riferimento per lo sviluppo dell’associazionismo.
La breve vita di Tom ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutte e tutti coloro che lo hanno conosciuto, che hanno avuto la fortuna di lavorare e di percorrere un tratto di strada al suo fianco. L’intera sua opera è stata un argine contro il declino e la degenerazione della politica, rigenerata nell’impegno sociale diretto. La sua grande intuizione politica sul ruolo propulsivo dei movimenti sociali per rinnovare la politica e la democrazia sostanziale è stata confermata dalla realtà, anche di questi ultimi anni che abbiamo dovuto vivere senza di lui.
Caro Tom, sono passati dodoci anni, ma la tua voce e il tuo pensiero non ci hanno mai lasciato.» [Arci Nazionale]

20 giugno/ Giornata mondiale del rifugiato

«Lunsito_x_giornata_rifugiatoedì 20 giugno è la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – Unhcr; un’iniziativa che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.
Ci accingiamo a celebrare questa giornata in una situazione particolarmente negativa sul fronte dell’accoglienza, In Europa e in Italia. Questo è stato l’anno del pessimo accordo Ue con la Turchia e della sua possibile replica nei paesi africani attraverso il Migration compact proposto dal nostro governo.
Secondo l’Unhcr sono 60 milioni le persone costrette a fuggire dalle loro case e dai loro paesi e bisognose di protezione. 60 milioni a fronte di una popolazione del pianeta di 7 miliardi;  nell’Ue gli abitanti sono 500 milioni e in Italia 60 milioni. Questo significa che se volessimo distribuire equamente nel mondo i 60 milioni di potenziali rifugiati, all’Europa ne spetterebbero 4 milioni e all’Italia 450mila. Siamo invece di fronte a numeri enormemente  inferiori (si calcola che in Europa siano ospitati un milione di rifugiati), e l’Italia, secondo dati del Ministero dell’Interno,  nel 2015 ha avuto in tutto 83.970 richieste d’asilo.
I primi mesi del 2016 sono stati caratterizzati dall’inaccettabile numero di morti in mare: sono, a fine giugno, almeno 2868 i morti e i dispersi lungo le rotte del Mediterraneo. Prosegue dunque il business degli scafisti e la tratta di esseri umani lungo le nuove rotte terrestri. Permane l’incapacità dell’Unione Europea di fornire risposte adeguate, al di là del cinismo degli accordi con i Paesi di origine e di transito ed i soliti balletti su quote e accoglienza. Intanto si diffondono indisturbati i peggiori sentimenti di razzismo e xenofobia, che avanzano assieme alla costruzione dei muri nello spazio Schengen e si nutrono di un’informazione volta più a creare un clima emergenziale che a stimolare una riflessione di merito.
Quello dell’Arci è un impegno volto a garantire un’accoglienza dignitosa, come stiamo cercando di fare per esempio a Ventimiglia dove i nostri operatori e volontari sono quotidianamente impegnati  a fornire assistenza e beni di prima necessità ai profughi ammassati lì da mesi, nell’indifferenza delle istituzioni nazionali.
Chiediamo che siano finalmente aperti canali di ingresso legali in Italia e in Europa, unica scelta ragionevole per fermare le morti di frontiera.
Per tutti questi motivi, quest’anno la Giornata Mondiale del Rifugiato assume una valenza particolare.» [Arci Nazionale]

Il cachemire dall’Oriente al Lario

È dedicata al cachemire l’ormai tradizionale mostra annuale promossa dalla Fondazione Antonio Ratti, quest’anno – come lo scorso – ampliata a raggiungere da villa Sucota anche villa Bernasconi a Cernobbio.

Cachemire-scialle

La mostra – promossa dalla Fondazione Antonio Ratti e dalla Città di Cernobbio – è complessa, come complicata è la storia e persino l’attualità di questo motivo che dall’Oriente ha ormai stabilmente conquistato anche la moda occidentale. In Italia lo si chiama cachemire (alla francese), in Gran Bretagna Paisley, ma il suo elemento fondamentale – quella goccia col peduncolo flesso, quasi ad alambicco – ha il nome persiano di boteh, che significa “ammasso di foglie” e quindi, in un certo senso, “giardino”. Veniva usato per decorare gli scialli di lana della regione indiana del Kashmir, ma è ormai stabilmente associato, soprattutto a Como, alla seta.

Cachemire-manteau

E quindi, nelle sale di villa Sucota e villa Bernasconi, si è trasportati dal lontano Oriente alle sfilate contemporanee, dalla Russia all’Alsazia, dagli scialli ai pizzi, dalle vesti ottocentesche alle camiciole hippy, dalle composte figure ottocentesche alle icone pop, dalle cravatte ai gilet, dalle sensuali vestaglie che il sommo Vate proponeva alle sue ospiti fino ai vestiti da sera del prêt-à-porter. È un viaggio che può apparire tortuoso, ma che si rivela di grande piacevolezza, e fonte di molti stimoli e di molte scoperte.

È anche un omaggio alla passione collezionistica di Antonio Ratti, che giusto trent’anni fa propose in una grande mostra una scelta di scialli cachemire dalle sue raccolte, mostra che servì a rilanciare la fortuna del motivo, non solo dal punto di vista degli studi. Nella mostra attuale l’ambizione è quella di indicare le molte strade che hanno portato a quegli straordinari reperti e che da quelli si dipartono nuovamente, presentando quindi nuovi pezzi inediti dalle collezioni del Museo Studio del Tessuto, aggiungendo le realizzazioni storiche e contemporanee di numerose aziende comasche, e affiancando oggetti, tessuti e abiti provenienti da altri musei e privati.

Ognuno può scegliere i suoi oggetti preferiti (ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La mostra è allestita nelle due sedi espositive di Villa Sucota a Como e di Villa Bernasconi a Cernobbio, situate a poca distanza l’una dall’altra sulla sponda occidentale del lago di Como.

Orari: da lunedì a venerdì 14-18, sabato e domenica 10-19

Aperture speciali e visite guidate su prenotazione

Biglietti: intero € 8, ridotto € 5 (fino a 25 anni, oltre i 65 e per convenzionati), gratuito fino a 12 anni

Informazioni: +39 031 3384976 – info@fondazioneratti.orghttp://www.fondazioneratti.org

Il mondo a Rebbio trova rifugio

rifugiato bauleLa giornata per i diritti dei rifugiati (sia chiaro sono tutti/ e – nessuno/ a escluso – coloro che fuggono da guerra, violenza e povertà) è stata una festa e lo ha dimostrato la sala del Teatro nuovo di Rebbio piena di una platea multicolore. (altro…)

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