Giorno: 28 Gennaio 2017

10 anni di Gloria/ Mastandrea riempie e incanta il pubblico/ Il 28 è la serata dei 7Grani.

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Un successo annunciato quello della serata di venerdì 27 gennaio allo Spazio Gloria di via Varesina 72 con la presenza dell’attore Valerio Mastandrea, giunto nello storico cgloria-pienoinema, grazie all’intervento di Filippo Andreani, per la 10 giorni di eventi per i 10 anni di attività ed a  sostegno della campagna di salvataggio dalla chiusura lanciata da Arci Xanadù. Dopo la proiezione del suo storico successo Tutti giù per terra, l’attore romano ha dialogato sul palco con Alessio Brunialti e Stefano Annoni, ripercorrendo la sua carriera e svelando alcuni progetti futuri di fronte ad una sala gremita di pubblico e fan.

Sabato 28 sarà invece il momento del gruppo comasco 7Grani, capitanato dai fratelli Mauro, Fabrizio e Flavio che presenteranno per la prima volta in Italia il film-ducumentario Ragazza di Nanchino sul viaggio della band in Cina a cui seguirà un live. L’ingresso è libero con sottoscrizione a favore del Gloria.

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Maggiori informazioni www.spaziogloria.com

“Di Notte” – Il giardino delle ore all’Excelsior di Erba per la Giornata della Memoria

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In occasione della Giornata della Memoria – 27 gennaio –  la compagnia teatrale Il giardino delle ore ha portato sul palcoscenico del teatro Excelsior di Erba una tripla rappresentazione dello spettacolo Di notte (in mattinata e nel pomeriggio per le scuole medie ed elementari, in serata dalle 21 per il pubblico).

Basato su una storia vera, riadattata da Valentina Papis, che dello spettacolo è co-protagonista insieme a Benedetta Brambilla e Matteo Castagna (quest’ultimo, affiancato da Filippo Antonio Prina, si è occupato della regia), “Di Notte” racconta il doppio intreccio della vita delle sorelle Rachele (Brambilla) e Rebecca Stern (Papis) con quella del giovane Karl Meier (Castagna) sullo sfondo della Germania nazista.
Come spesso accade nella rappresentazione dello sterminio programmato nazista, assistiamo al progressivo, inarrestabile declino di un’idilliaca situazione iniziale, a cui le due sorelle reagiscono diversamente: la realista, ma sensibile Rachele non sa mentire a se stessa e difendersi dalla tragedia che coinvolge lei, la sorella e tutti gli ebrei in Germania. Al contrario, Rebecca, da subito definita “un po’ matta” dalla sorella, forse proprio a causa della propria eccentricità riesce a cogliere aspetti romantici e fiabeschi perfino nell’internamento nel ghetto (“è come stare in una fortezza in cui uscire è difficile ed entrare è impossibile!”).  

È questo sdoppiamento di prospettiva il fil rouge di uno spettacolo i cui primi destinatari sono bambini di otto-dieci anni, i più piccoli dei quali si sono appena affacciati alla tematica della Shoah.
Come “spiegare” loro la portata di tale tragedia in modo che possano comprendere una situazione che pare impossibile, ma che impossibile – purtroppo – non è, ora come allora? La risposta di Rebecca è l’ironia, un tipo di umorismo basato sul capovolgimento, sulla sottrazione, sul non-detto, che la ragazza insiste a distinguere dal più amaro e pesante “sarcasmo” di chi non ha praticamente più niente da perdere. Un’ironia controllata ma anche ardita, che arriva perfino a presentare le leggi razziali naziste a ritmo di charleston, un attimo prima che le sorelle si trovino una stella  – Stern, in tedesco –  cucita sul petto.

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Narrare la Shoah con ironia si può – entro certi limiti, ovviamente – ma non è certo facile, per ammissione degli stessi attori. Il protagonista maschile ha rivelato al giovanissimo pubblico quanto sia difficile recitare le battute razziste che facevano ridere il giovane ufficiale Karl e i suoi contemporanei come se fossero davvero divertenti, peraltro indossando la svastica al braccio. Eppure, soprattutto tra gli adulti, un umorismo razzista era ed è ancora diffuso e apprezzato, forse più di quanto non fosse dieci, venti anni fa. Certamente, il boicottaggio da parte di svariati personaggi politici di una comunicazione politically correct non ha molto aiutato in questo senso; bisogna aggiungere che un umorismo “nero” aiuta a ridimensionare una paura onnipresente, sia pure con effetti devastanti.

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Comunque, l’umorismo da solo non basta a capire cosa sia effettivamente successo. La narrazione di Rachele, e i dialoghi dei personaggi, fanno riferimento agli aspetti più oscuri delle persecuzioni antiebraiche: i divieti, la miseria, la deportazione, fino alla morte. Certo non si dice e non si mostra “tutto”: una scenografia semplice, ma versatile funziona a patto di usare un po’ di immaginazione, e si intuisce soltanto l’orrore svelato da innumerevoli fotografie, documenti e testimonianze, che coinvolge e “corrompe” il personaggio di Karl, giovane ufficiale, senza tuttavia privarlo di un piccolo, ma decisivo barlume di umanità.
Mentre la Storia con la S maiuscola si muove “di notte”, al riparo dagli occhi, ma inesorabile e spesso spietata, Rachele si rivolge al pubblico chiedendo che la storia sua, di Rebecca e di Karl possa essere ricordata e condivisa, così che quanto accaduto possa non ripetersi mai più. [articolo e foto di Alida Franchi,
ecoinformazioni]

Video/ Parole, immagini e suoni di un cuore all’indice

paoloIl poeta Mauro Fogliaresi e il fotografo Gin Angri hanno presentano con il cantautore Paolo Fan il 26 gennaio nel  Foyer del Teatro Sociale di Como Un cuore all’indice: parole sospese del libraio annuvolato (Oltre il giardino libri, 2016). Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa di Miriam Cimmino.

 

 

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