Mese: Maggio 2017

Ricerca e salvataggio pubblico europeo e vie di accesso legali per entrare in Europa per sconfiggere i trafficanti ed evitare le migliaia di morti in mare

Mentre l’Europa festeggia lo scampato pericolo della Le Pen alla presidenza della Francia, i morti da frontiera aumentano ed è sempre più evidente che si tratta di una strage immensa. (altro…)

10 maggio/ No rogo, letture contro l’orrore nazista

Mercoledì 10 maggio alle 18 in piazzetta Venosto Lucati, davanti alla Biblioteca di Como, Arci book e Arci provinciale invitato a partecipare a No rogo: mai più roghi dei libri, sostenere le biblioteche pubbliche, presidio di cultura e democrazia. (altro…)

11 maggio/ Il punk, il basso e..il socialismo tascabile per il Gloria

Giovedì 11 maggio alle 21, allo Spazio Gloria di Via Varesina 72, si terrà una serata di sostegno al cinema Gloria organizzata da Filippo Andreani: Il punk, il basso… e il socialismo tascabile.

L’evento vedrà protagonisti tra conversazioni e letture:

Marco Philopat , agitatore culturale e scrittore. Nel 1977 aderì al movimento punk italiano diventandone uno dei più profondi conoscitori e animatori; nel 1979, con il suo gruppo HCN, Marco, partecipò alla prima ondata punk rock italiana e nel 1982 fu uno dei fondatori del Virus di Milano; il 1987 lo vide tra i fondatori della cooperativa editoriale Shake edizioni underground. Ha pubblicato Costretti a sanguinare, La banda Bellini, I viaggi di Mel, Lumi di punk, Roma K.O.Rumble bee;

Max Collini , fondatore e voce narrante degli Offlaga Disco Pax, trio dalle derive wave ed elettroniche di stampo analogico: il loro album d’esordio Socialismo Tascabile è uno dei dischi più importanti della scena indipendente italiana degli anni zero. Max è stato diverse volte ospite alla voce negli ex Cccp e nei post Csi ed ha collaborato con Arzan, collettivo formato da molti musicisti della scena indipendente di Reggio Emilia;

Guido Guglielminetti, bassista, arrangiatore, compositore, produttore; insomma, quello che si può definire un’artista e un musicista completo! Da tempo “Capobanda” della storica band che accompagna Francesco De Gregori. Ha inoltre collaborato con alcuni dei più grandi artisti italiani.

La serata sarà condotta dal giornalista Alessio Brunialti e fa parte degli appuntamenti dell’Arci per l’edizione 2017 di No Rogo.

Ingresso libero , uscita a pagamento (a sostegno dello Spazio Gloria!)

Info su www.spaziogloria.com

 

 

Letture migranti

Como senza frontiere, Rete della conoscenza e Studenti senza frontiere chiedono libri in inglese, francese e tedesco per donarli ai ragazzi e alle ragazze in transito nel campo di via Teodolinda a Como. I libri possono essere consegnati a Como in orario di ufficio alle Acli in via Brambilla 35, allo Spi Cgil in via Italia libera 15, al Prc in via Lissi 8 e negli orari di programmazione allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72.  Molti anche i punti di raccolta a scuola:  Cias, Collegio Gallio, Caio Plinio, Carcano, Ciceri, Giovio, Volta e al terragni di Cantù. (altro…)

Cinegiornale ecoinformazioni/ Noi, i neri/ No rogo/ Morire al Cairo/ Imed Soldani

Anticipiamo l’edizione di lunedì 8 maggio del Cinegiornale ecoinformazioni. In questa edizione curata da Andrea Rosso il trailer del film Noi, i neri in programma allo Spazio Gloria il 17 maggio, No rogo del 10 maggio alla Biblioteca di Como,  Morire al Cairo del 16 maggio allo Spazio Parini ela quindicesima Marcia per i desaparecidos del 12 maggio in piazza San Fedele con l’incontro con Imed Soldani. 

Serata in musica al Nerolidio contro la cfs

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La sera di sabato 6 maggio, lo spazio Nerolidio Music Factory di Como (via Sant’Abbondio, 7) ha ospitato il Concerto benefico organizzato dalla onlus Amcfs (associazione malati di cfs) per destare consapevolezza sull’encefalomielite mialgica, malattia “comunemente” nota come chronic fatigue syndrome o sindrome da stanchezza cronica. Le virgolette qui sono d’obbligo, perché la cfs rimane, ad oggi, pochissimo conosciuta: dai pazienti, i cui sintomi sono perlopiù “invisibili” o ricondotti ad altre patologie, dai medici, che spesso possono intervenire solo sul controllo dei sintomi (un quadro diagnostico completo fu definito soltanto nel 1994), dalla ricerca, che ancora fatica a determinarne le cause e debellare la malattia al suo insorgere, sviluppando una terapia mirata.
Chi deve affrontare questa sindrome è ben consapevole dei suoi aspetti più sgradevoli e debilitanti, tra questi la sua invisibilità sociale. «si tende spesso a associare la cfs alla depressione o perfino a un’estrema pigrizia», ha affermato Roberta Beretta, presidente dell’associazione, portando sul palco la storia di una persona che convive con la cfs da ormai dieci anni. I fondi raccolti nel corso della serata, a cui hanno partecipato circa ottanta spettatori e spettatrici,  saranno infatti devoluti alla ricerca su questa rara sindrome.

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Una foto di Roberta Beretta, presidente di Aimcfs.

Improbably Lovable Combo, ZuiN, Dilo, Amandla, Mario Bargna, Sara Velardo si sono esibiti sul palco tra le 21 e mezzanotte nel corso della serata, presentata da Alessio Brunialti, giornalista de La Provincia.  Gli artisti portavano appuntato sul petto il nastrino blu che è simbolo internazionale della lotta alla cfs. Il concerto ha infatti preceduto di poco il 12 maggio, giornata internazionale del malato di cfs. Gli Amandla in particolare – quartetto rock comasco composto da Alberto Zerbi (batteria), Gabriele Franchi (voce e chitarra), Nicolas Ardino (chitarra) e Riccardo Porta (basso) – sono stati, insieme a Nerolidio, diretti promotori dell’iniziativa, sponsorizzata da Agrocarni società agricola, At home Como, Bagnocomodo, Bagno Comfort Sagl, Eco del Mare e Premier bagno, con il patrocinio di Azienda socio sanitaria lariana e l’ordine dei medici di Como.

Beretta e diversi partecipanti tra artisti e pubblico condividono della serata un’impressione molto positiva, a livello artistico e soprattutto per l’interesse e per il coinvolgimento dimostrati. Certamente, l’augurio è che la ricerca sulla cfs possa avanzare con successo, portando in un futuro non lontano a una maggior consapevolezza condivisa della malattia e allo sviluppo di rimedi efficaci. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda tutte le foto della serata

Musei, sogni e realtà

Un giorno e mezzo (il 4 e il 5 maggio, in Pinacoteca, all’Accademia Galli e al Museo Giovio) di discussione e di ascolto sul futuro dei musei, con un occhio ai desideri e l’altro alle esigenze reali. Una prospettiva complessa (giustamente) ma anche a tratti pericolosamente confusiva quando non evidentemente contraddittoria. Così, a Como, si discute dei musei. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video di Luca Bedetti dell’iniziativa.

Del resto, che i lavori non sarebbero stati “stretti” sulla realtà era dichiarato degli organizzatori (l’assessorato alla Cultura del Comune di Como e il progetto Musaico) con sincerità fin dal titolo: Il museo che amo è un sogno, e quindi nei numerosi interventi si è sentito di tutto e di più: molte cose intelligenti, parecchie ovvie, alcune insensate e persino qualche sonora sciocchezza, indebitamente intercalata nel discutere di cultura e arte (come quella che “forse la democrazia è adatta solo alle società evolute”, nelle quali ovviamente non si può includere nemmeno quella italiana!).

Scivoloni a parte, l’elenco delle affermazioni di principio è lungo: nei due interventi introduttivi, di Francesco Paolo Campione e Fabio Fornasari, il museo è stato quindi definito come “luogo privilegiato dell’interazione tra l’opera e noi, della pausa e del riposo (cioè “della sedimentazione delle idee e della consapevolezza”); per arrivare a questo sono necessarie alcune condizioni di diverso tipo: “la politica” (poiché i musei sono contenitori di memoria), “la qualità delle collezioni”, “l’efficienza dell’organizzazione” (con un rapporto obbligato tra pubblico e privato), “la qualità del personale”, “gli obiettivi economici e gestionali”, la “visione culturale”. Poi ancora, in controtendenza, dall’altro relatore, il museo è interpretato come “rottura dell’unità spaziale”, come “soglia non chiusa”, come “luogo di produzione delle opere”.

Tutte cose per la maggior parte vere, ma che faticano a trovare la strada per diventare elementi di realizzazione dialettica (e non rigida) in situazioni un po’ meno scontate dei grandi musei, delle grandi città d’arte (o anche di musei medi ma con grandi budget). E allora quando si deve scendere dall’empireo ci si riferisce a un rapporto rigido tra territorio e identità (anche dai grandi esperti è difficile sentire qualche riflessione aggiornata sulle più recenti discussioni al riguardo, e l’identità è incredibilmente sempre un “patrimonio” fisso sepolto nel passato: delle “radici”, appunto, che non vanno da nessuna parte), senza nessuna riflessione sulla scala delle esigenze e delle possibilità (Como non è Firenze, proprio dal punto di vista della qualità e non solo della quantità, così come avere a disposizione 100 mila euro di budget invece di 1 milione non significa solo averne un decimo, cioè poter fare “meno” cose, ma significa proprio cambiare di segno). E quindi è difficile poter seguire i discorsi nel vivo della realtà cittadina, quasi sempre riportata in termini di generalizzazioni approssimate e di maniera. Del resto, il terzo intervento introduttivo della prima giornata si concentra sulla “comunicazione innovativa” o i “social media”, da cui si può apprendere che il vero salto di qualità è quello di comunicare “Uffizi galleries” all’inglese, così ci si apre a tutti (non posso negare che a tratti si rimpiange il vecchio sciovinismo francese capace di far fronte al computer con l’ordinateur).

Sembra solo una battuta, ma se nel ragionare su quali potrebbero essere gli elementi da “spendere” in una “comunicazione innovativa” si torna alla vecchia solfa del “romanico nato a Como” (cioè al mito dei maestri comacini) il dubbio che viene è che si faccia una caricatura del marketing a ruota libera senza preoccuparsi del fatto che ciò che viene promosso perché capace di “appeal” abbia o meno rapporti con la realtà (e, tra l’altro, non essendo capaci di vedere che nella complessità della realtà storica, cioè  – per restare all’esempio citato – nel fatto che il romanico è nato dalla dialettica di tutte le culture mediterranee ed europee, dall’Armenia all’Irlanda, sta proprio il suo elemento più moderno e coinvolgente). E se, dopo aver esaltato i nuovi spazi museali, aperti, flessibili, innovativi, ci si limita a dire che la sala di palazzo Giovio è bellissima, senza avere il coraggio di ragionare su quanto quella sala sia (non certo per sua colpa, visto che è nata come sala da musica di una famiglia nobile del Settecento) “inadatta” e malamente piegata a usi non propri, il rischio è quello che i sogni (ma anche le teorie) facciano da schermo alla comprensione della realtà.

Nel momento di “restituzione” finale del lavoro dei tavoli di venerdì mattina, sono messi in evidenza altri concetti, tutti condivisibili: l’importanza della progettualità e dell’esperienza, dell’accessibilità (in tutti i sensi), della dimensione educativa e interculturale, della vitalità e della novità. E poi ancora: la sostenibilità economica e sociale, la commistione (o contaminazione che dir si voglia) tra museo e città, lo story-telling e lo story-tooling (cioè, per chi non fosse aggiornato sulle ultime novità definitorie, l’uso della narrazione per costruire e non solo per raccontare), la coprogettazione tra pubblico e privato, le esigenze della tempistica, il rapporto tra residenti e turisti.

La sintesi estrema viene da quattro parole, tutte rette dal prefisso co- (di cui si rimarca una singolare assonanza con Co-mo, ma facendo finta di non sapere che quel co- di Como non c’entra nulla), e cioè: competenza, contenuti, coerenza, condivisioni.

È un programma di lavoro impegnativo e tutto da mettere a fuoco, ma va bene così.

Poi, forse cogliendo il rischio di tanto discutere di innovazioni ed economie, Fabio Fornasari – che nei due giorni di lavori si è un po’ assunto il ruolo di bastian contrario – ricorda a tutti che la memoria non si può “chiudere”, nemmeno se i musei sono vecchi e disastrati, nemmeno se sono quelli di Como.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video di Luca Bedetti della restituzione dei lavori e quelli della candidata sindaca e dei candidati sindaci presenti all’iniziativa del 5 maggio al Museo Giovio.

 

Migrants/ Una storia vera

L’inaugurazione di Migrants ha raccolto più persone di quante le sale dello Spazio Natta potessero contenere. Buon segno.  Ottima cosa che fotografi eccellenti si siano occupati di documentare ciò che in realtà solo parte della città ha visto e compreso. È necessario che le emozioni vissute dal luglio 2016 divengano memoria collettiva, fatti da cui partire per evitare, mettendo da parte ogni irrealistica illusione autoincensatoria, che le mostruosità del razzismo, ma anche quelle altrettanto violente dell’indifferenza, si incancreniscano nella città. (altro…)

Arte/ Collezioni e ceramiche in mostra a Rancate

Valorizzare il patrimonio artistico locale è, per la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate, un impegno costante, che si esplica in tanti modi diversi, capaci di sollecitare curiosità e riflessioni. È oggi il turno di una collezione privata, conservata nella casa di famiglia dello scultore Ivo Soldini a Ligornetto, e mostrata al pubblico per la prima volta.

La raccolta di Soldini non è, come si capisce facilmente, frutto semplicemente del reperimento “sul mercato” di opere più o meno di valore, ma è fortemente connessa con la sua storia personale, con quella della sua famiglia e del territorio. In effetti, per un artista attivo da parecchi decenni (è nato nel 1951), la raccolta di opere artistiche è al tempo stesso un piacere e un dovere: è il modo di tenersi al passo con quanto fanno i colleghi, è il modo di scambiarsi doni e amicizia, è il modo di prolungare i propri interessi anche una volta terminata (o interrotta) la propria fatica. Così nella collezione di Soldini compaiono i maestri (vicini e lontani), i compagni di viaggio e anche gli allievi, tutti “raccolti” (ma sarebbe più semplice dire “ricordati”) nella quotidiana messa in discussione di ogni gerarchia. Se poi a questo si aggiunge che Soldini fa parte di una famiglia da più generazioni attiva nel campo dell’arte, seppure con ruoli diversi, si capisce anche perché la collezione viene da lontano, dal XIX secolo, dai rapporti con Vincenzo Vela e con Antonio Rinaldi, e ovviamente dall’opera degli avi, come Antonio Soldini.

Con tutte queste opere, Ivo Soldini intrattiene un rapporto che non è “di possesso”, ma che incarna una relazione più profonda e passionale. Durante la conferenza stampa di presentazione della mostra, si scherzava sul fatto che l’opera scelta come la più rappresentativa e quindi utilizzata per i materiali di promozione (una Figura femminile sdraiata, in marmo di piccole dimensioni, di Antonio Soldini) è stata consegnata in Pinacoteca da Soldini solo all’ultimo momento, quasi che non se ne potesse staccare, tanto che la direttrice ha proposto che lo scultore se la possa portare a casa ogni sera, salvo riconsegnarla all’esposizione la mattina seguente.

Per questo l’allestimento cerca di riprodurre, pur nella radicale diversità degli spazi a disposizione, i rapporti e il clima dell’esposizione casalinga, accostando opere di differente carattere e formato, quasi a formare fogli di un album familiare.

Particolarmente significativa, non ci dovrebbe essere nemmeno bisogno di sottolinearlo, la selezione di sculture: da Vincenzo Vela a Paolo Trobetzkoy, da Jean Arp a Remo Rossi, da Marino Marini a Giacomo Manzù, da Giovanni Genucchi ad Alexander Zschokke, fino a Mario Negri (una bellissima, piccola Metopa in bronzo) e Ossip Zadkine (uno straordinario Torso di donna accovacciata). Senza dimenticare le opere di Pablo Picasso e di Paul Klee…

In visita alla Pinacoteca di Rancate non bisogna lasciarsi sfuggire nemmeno l’interessante mostra dedicata alla ceramista Raffaella Columberg (1926-2007). Nel suo atelier, insieme alla sorella Cerere, figura di grande rilievo nella sinistra ticinese, ha dato vita a un’arte di estrema apertura, dalla rivisitazione dei modelli tradizionali alla sperimentazione di avanguardia, realizzando opere che a nessun titolo devono essere definite “minori”. La selezione dell’esposizione a Rancate, suddivisa in quattro capitoli (Il quotidiano, La ricerca formale, Arte e storia, La visione intima), restituisce in modo efficace una vicenda artistica centrale per la cultura ticinese della seconda metà del XX secolo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute dell’esposizione Le stanze svelate:

 

Alcune veduta della mostra dedicata a Raffaella Columberg:

 

Le stanze svelate. La collezione d’arte di Ivo Soldini dai Vela a Marino Marini

a cura di Simona Ostinelli

Fino al 27 agosto 2017

 

Raffaella Columberg (1926-2007) ceramista

a cura di Daniele Agostini

Fino al 20 agosto 2017

 

Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst

Orari: da marzo a giugno martedì-domenica 9-12, 14-17; da luglio ad agosto martedì domenica 14-18

Ingresso: intero CHF/€ 10, ridotto CHF/€ 8

Informazioni: http://www.ti.ch/zuest

 

 

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