Terzo colpo alla mafia: il ruolo delle istituzioni

La sala Brenna a Mariano Comense ha accolto nella serata di mercoledì 22 novembre il terzo incontro della rassegna Cinque colpi alla ‘Ndrangheta. Ospiti dell’incontro, moderato da Christian Galimberti de La Provincia, Davide Gentili, presidente della Commissione antimafia milanese e membro di Avviso Pubblico e Giorgio Garofalo, presidente del consiglio comunale di Seveso e membro di Brianza siCura. Il tema dell’incontro è stato il ruolo delle istituzioni, in particolare dei comuni, nella lotta alla criminalità organizzata. Anche in questa occasione è stata esposta la mostra Vittime di mafia.

Mariano Comense, come spiegato nei saluti delle autorità, è un nuovo ingresso tra le istituzioni che patrocinano la rassegna antimafia, ed è coinvolto direttamente in gravi episodi di attività mafiosa, che vi è insediata da cinquant’anni.
L’incontro si è sviluppato intorno a due domande poste dal moderatore, che ha invitato i due relatori a presentare la propria attività, l’uno come presidente della commissione antimafia di Milano, l’altro in quanto membro di un ente intercomunale della Brianza ovest.
Davide Gentili ha raccontato le origini, datate al 2012 durante la giunta Pisapia, della commissione che egli stesso presiede: la mafia, secondo lui, è un problema che merita di essere affrontato da una commissione simile a quella costituita per le infrastrutture o l’urbanistica.
Non si può negare che la tematica sia complessa e richiederebbe degli specialisti ma, secondo Gentili, anche temi come l’urbanistica dovrebbero essere appannaggio di architetti e personale specializzato, eppure se ne occupa tutta la giunta. Così, è l’invito, sia anche per la questione della lotta alla criminalità organizzata.
Va inoltre sottolineato come il comitato di supporto alla giunta inizialmente istituito da Pisapia sia nato sotto i migliori auspici quanto a competenza, essendo guidato da Nando dalla Chiesa.
La commissione antimafia collabora con polizia e associazioni, controlla le situazioni critiche monitorando il territorio e indirizza l’attenzione di enti e forze dell’ordine per quanto riguarda traffici di stupefacenti, intrighi e infiltrazioni politiche, violazioni al codice etico sportivo e gioco d’azzardo.
Questa necessaria interazione porta sì, come ha detto Gentili, a una maggiore efficacia di monitoraggio, ma può anche portare a interfacciarsi con enti oggetto di infiltrazione mafiosa, il che è ovviamente un fatto da evitare.

 

La parola è passata poi a Garofalo, che ha parlato di Brianza siCura, una realtà nata per superare l’omertà venuta allo scoperto con la minimizzazione dello scandalo della banca mafiosa trasferitasi a Seveso da Desio.
A seguito di quella scoperta, avvenuta il 4 marzo 2014, durante un convegno che ospitava tra gli altri Gentili stesso e Nando dalla Chiesa alcuni protagonisti della politica brianzola si sono posti la domanda: Cosa si può fare?
Brianza siCura è un tentativo di risposta che ha portato, più che risultati realmente concreti, un forte grado di consapevolezza riguardo le situazioni grigie tra legalità e illegalità e una potente spinta verso la politicizzazione di una lotta che non può essere solo astratta e circoscritta alla dimensione etica.

Insieme a Transparency Riparte il futuro, la rete di cui fa parte Garofalo ha portato avanti la campagna in favore del Whistle blowing avente come volto principale Andrea Franzoso, colui che denunciò gli illeciti dietro a Trenitalia, perdendo il posto.

Secondo il relatore, bisogna copiare la ‘Ndrangheta per capacità di espandersi nel territorio, agendo ovunque si trovino sintomi della presenza mafiosa.

La seconda domanda posta da Christian Galimberti è stata riguardo i beni confiscati, tallone d’Achille del sistema antimafia data la lentezza nella riassegnazione e la frequente assenza di fondi per sistemare e riutilizzare gli stabili riacquisiti.
Gentili ha sottolineato come gli effetti di questa mancanza si manifestano tragicamente quando le aziende gestite dalla mafia vengono chiuse per l’impossibilità di farle rientrare nel mercato, a discapito dei lavoratori che si trovano disoccupati.
Esistono però esempi virtuosi che si verificano quando c’è la possibilità di assegnare i beni ad attività autofinanziate o ad imprese che, pagato un canone devoluto a enti per il sociale, possono utilizzare quei luoghi per il proprio lavoro.
Garofalo ha invece sottolineato come il bene confiscato non si riabiliti da solo con una festa per la riacquisizione. Bisogna salvare quei posti con idee, spesso provenienti da associazioni, ed andare oltre la cerimonia di passaggio dall’illegalità alla legalità.

A questo punto ha preso parola Roberto Fumagalli del Circolo ambiente Ilaria Alpi, organizzatore della serata, che ha presentato insieme a Marco Borella il progetto In Rete per la Legalità, un’idea che partecipa a un bando nazionale per il miglior progetto di riutilizzazione di beni confiscati alla mafia.
L’idea in questione riguarda il reimpiego in forma di orto didattico di un prato a Caslino d’Erba, dove lavorerebbero ragazzi provenienti da tutta la zona, indirizzati lì dai servizi sociali.
Il messaggio di questa iniziativa è triplice: oltre al supporto ai giovani, l’idea promuove l’agricoltura biologica e la battaglia contro la criminalità organizzata.

L’incontro si è concluso con un dibattito in cui Gentili ha presentato il progetto della commissione antimafia di Milano riguardante il riciclaggio. Con una banca dati costruita in base alle informazioni date in base all’osservazione di situazioni sospette si vuole classificare la gravità dell’azione mafiosa sul territorio. Ciò che possono fare i comuni medio-piccoli è incentivare il pagamento delle tasse, neutralizzando l’evasione fiscale e potendo mettere a bilancio i soldi recuperati collaborando con l’agenzia delle entrate.
La discussione è poi virata sul come il cittadino possa riconoscere le situazione illecite. La risposta, tutt’altro che rassicurante, è che non esiste un modo specifico, ma solo tracce, come la sovrabbondanza di camerieri in un locale rispetto ai clienti, la presenza di elementi troppo costosi per essere pagati da un piccolo locale di paese e elementi di questo genere.
Garofalo ha chiesto, in conclusione, una rete che, anche data la situazione critica di zone come Seregno, altamente mafiosa, si attivi su base democratica, antifascista e antimafiosa per combattere capillarmente le situazione illecite del territorio lombardo. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: