Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@gmail.com

“Cultura, istituzioni, legame sociale”/ Lombardia progressista: “Occorrono redistribuzione e spirito cooperativo”

DSCN8943.JPG«Pur consapevoli di vivere un’epoca difficile e segnata da grandi tensioni, siamo convinti che ogni tempo debba essere abitato». Così ha esordito Bruno Magatti in apertura all’incontro Cultura, istituzioni, legame sociale. Le strade obbligate nella prospettiva di una sostenibilità integrale organizzato dal gruppo di Como della lista Lombardia progressista – Sinistra per Gori per lunedì 26 febbraio alle 21 a Villa Gallia, in via Borgovico 148 a Como. Oltre ai candidati Barbara Vaccarella, Bruno Magatti, Gabriella Bonanomi, Ilaria Rudisi, Luca Venneri (assente il candidato Marco Corti), hanno preso parte come ospiti Gad Lerner, giornalista, e Mauro Magatti, sociologo, entrambi illustrando i contenuti delle proprie ultime opere. Presenti tra il pubblico circa cinquanta persone.

«Bisogna saper guardare a questa campagna elettorale con distacco, spirito critico, ma soprattutto umiltà» afferma Lerner, che nel suo libro Concetta. Una storia operaia (ed. Feltrinelli, 2017) ha voluto raccontare la storia, individuale ma emblematica, di Concetta Candido, una donna di Settimo Torinese.  Licenziata da una birreria locale per la quale lavorava come donna delle pulizie, il 27 giugno 2017 Candido ha deciso di darsi fuoco all’ufficio Inps per protestare contro le lunghe attese imposte dalla burocrazia per ottenere il sussidio che le spettava, anche dopo sei mesi di disoccupazione.
Ricoverata al Centro grandi ustionati di Torino, la donna è sopravvissuta dopo una lunga fase di riabilitazione, senza peraltro ricevere solidarietà e aiuto da parte delle istituzioni. La sua vicenda è analoga a quella di migliaia o milioni di altre persone in Italia, ed è riportata da Lerner attraverso le voci degli ambienti sociali frequentati dalla protagonista.  Ne emerge un’amara constatazione di ciò che è diventato il  lavoro nell’Italia post-crisi: non solo una diffusa precarizzazione degli impieghi in un mercato del lavoro più circoscritto, anche per chi ha un alto livello di istruzione, ma anche una proliferazione di quello che Lerner definisce «lavoro povero», cioè insufficiente a garantire standard di vita dignitosi : «Il 40 per cento delle persone che vivono in povertà assoluta nel paese sono lavoratori, magari anche assunti a tempo indeterminato», riporta l’autore, che mette in guardia: «Lavori umili, sottopagati, sottotutelati che un tempo erano svolti solo dai migranti, si stanno normalizzando nel mercato nazionale del lavoro».  «Secondo le leggi dell’economia, la crescita del Pil e quella dei salari dovrebbero essere positivamente correlati – prosegue il giornalista –  oggi, invece, a un aumento della ricchezza nazionale corrispondono retribuzioni inferiori, tendenza controintuitiva che la sinistra deve impegnarsi a contrastare» (più tardi nell’incontro, concorderà su questo punto Luca Venneri, prendendo a esempio le case di riposo in regione in cui le spese per i servizi, specie quelli sanitari, superano quelle dei salari).

DSCN8947.JPG
Alla frammentazione e contrazione del mercato lavorativo («una vera e propria “altalena del lavoro” di cui fanno le spese soprattutto gli ultracinquantenni che perdono il proprio impiego», commenta Barbara Vaccarella) è legata una seconda dinamica, non meno preoccupante: un generale sfilacciamento del tessuto sociale, che Bruno Magatti, già assessore alle politiche sociali (e non ai servizi sociali, giacché «la parola “politiche” richiama a un senso di corresponsabilità e coinvolgimento personale»), riscontra in più ambiti: quello istituzionale, quello culturale, quello sociale, e le cui radici, secondo Mauro Magatti, affondano già nel periodo compreso tra il 1999 e il 2008, fase in cui i consumi degli italiani sono andati in aumento a prescindere dai salari. Il sociologo spiega questa tendenza con il modello consumistico promosso e incarnato dal berlusconismo, che di fatto predisponeva a un aumento delle disuguaglianze con false promesse di benessere, che hanno generato un diffuso indebitamento. La falsa percezione innescata da tale modello ha retto fino alla crisi, poi l’Italia, insieme alla Grecia, è stata tra i paesi europei più duramente colpiti dalla recessione. «Le misure attuate negli anni successivi possono aver ammortizzato il tracollo economico; tuttavia, è venuto meno tra la popolazione un senso di aggregazione, di coinvolgimento: situazione da cui i populismi hanno senz’altro tratto vantaggio, in mancanza di una forte proposta da parte della sinistra», prosegue Magatti, che nel suo libro Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando il futuro (ed. Feltrinelli, 2017) spiega come in questi anni si sia operato uno “scambio” valoriale tra l’efficienza e la sicurezza, al quale hanno concorso anche le trasformazioni del settore digitale. «Non sono contrario al digitale di per sé, che anzi può veicolare positivamente il progresso – chiarisce il sociologo – anche se, per avere maggiori garanzie di sicurezza, quasi tutti sono ormai disposti a farsi controllare dentro e fuori dall’ambito professionale». Accanto a questo scambio, Mauro Magatti ne individua però uno più incoraggiante, benché ancora in potenza: rinunciando a una parte di ricchezza nel breve periodo e recuperando i legami sociali in un’ottica di cooperazione orientata alla sostenibilità (per il territorio, la sua popolazione e il suo ambiente, dove per “sostenibilità” si intende una risposta puntuale alla doppia domanda: di che cosa abbiamo bisogno, e con quali mezzi possiamo produrlo?), è possibile restituire un segno positivo allo sviluppo umano, aumentando il benessere – non soltanto economico – in modo duraturo. Tale passaggio non può però prescindere da una riconsiderazione del ruolo del cittadino da “consumatore” a “contributore”, nel superamento della falsa tesi per cui la crescita economica sarebbe funzionale a un aumento dei consumi, mentre quest’ultima tendenza dovrebbe conseguire solo dalla produzione (o dal recupero) di valore.

DSCN8949.JPG

Nonostante la società degli ultimi anni abbia accusato una generale “frantumazione”, il bisogno di una dimensione sociale più compatta emerge con chiarezza. Riprendendo la storia di Concetta Candido, Gad Lerner osserva che la donna e molte delle sue colleghe erano disposte a orari di lavoro e paghe ridottissime, pur di mantenere la certezza di un posto a tempo indeterminato e un’anche minima situazione strutturata di coesione di gruppo, in mancanza di un accordo sindacale che desse maggiori garanzie ai dipendenti dell’impresa, convertita in “cooperativa” per abbattere i costi.  Una situazione analoga è riportata da Bonanomi, già sindacalista Cgil e insegnante: «Quando negli anni 2006-2011 il piccolo artigianato ha accusato una fase di crisi, c’era una forte reticenza nei confronti della cassa integrazione. Nel frattempo, i legami sociali si sono fatti più fragili: c’è sempre voglia e necessità di cooperare, di fare volontariato, ma prevale in questo senso una scelta individuale piuttosto che associativa in senso stretto».
È indubbio, come ricorda Bruno Magatti, che una dimensione sociale unita non passi esclusivamente dall’aggregazione e dalle interazioni personali, ma anche dall’elaborazione condivisa di progetti destinati alla collettività.  Magatti pone i casi specifici legati alla sua esperienza di amministratore comunale: quello della marginalità («Il comune spende circa 500 000 euro in sussidi all’anno senza di fatto risolvere il problema della povertà: in mancanza di un piano, queste risorse andranno inevitabilmente perse») della sostenibilità ambientale, di cui si è occupato come assessore all’ambiente nella scorsa amministrazione cittadina e che è espressamente citata dal programma di Gori. Per sostenere i costi di un piano esteso di messa in efficienza energetica, dovrebbe essere incentivato l’accesso al credito di tali progetti.

Un recupero di un welfare universale è inevitabilmente legato alla questione della redistribuzione, un elemento che è certamente mancato negli ultimi anni e che è citato a più riprese dai relatori come priorità di una credibile proposta di sinistra, a livello non soltanto regionale. Questo significa restituire dignità e valore (economico e sociale) al lavoro e alle persone, a vantaggio di un benessere che sia innanzitutto collettivo e attento all’ambiente e alla comunità già dalla dimensione locale, come ha sottolineato Giacomo Licata, segretario generale Cgil Como dal pubblico, ricordando come 12 dei 23 milioni di lavoratori in Italia rimangano scoperti da un contratto nazionale. Contrastare la tendenza disgregativa generata da individualismo e crisi significa anche incoraggiare la partecipazione e la progettazione sociale (Gad Lerner invita a mantenere aperto un “laboratorio”di progettazione in Lombardia), prendendo a esempio il modello della rete e sfruttando virtuosamente i mezzi tecnologici a nostra disposizione, mantenendo al contempo un livello più “concreto” di coesione.  [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: