Fotografia

VIII Festival della fotografia etica a Lodi. Impressioni quasi-istantanee

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Si è aperto sabato 7 e si concluderà domenica 29 ottobre il Festival della fotografia etica di Lodi, giunto quest’anno alla sua VIII edizione. Qui un accorato invito a posteriori a visitare l’evento:

Operatori e analisti del mondo dei media concordano nel riconoscere all’immagine il primato dell’impatto comunicativo in questa fase storica segnata, per non dire “governata”, dalla tecnologia del tempo reale. Tra campagne politiche condotte a raffiche incrociate di tweet, videostorie effimere sui social media e intere relazioni  – professionali o affettive – condotte sulle piattaforme di messaggistica istantanea, i contenuti si avvicendano rapidamente e senza soluzione di continuità. Per mantenere alta l’attenzione, diventa imperativo condensare “tutto e subito”, cercando – ottimisticamente – di trovare un punto di equilibrio tra la qualità e la quantità, tra la frequenza e la persistenza dell’informazione. Evitando, nel frattempo, spiacevoli fraintendimenti.

E l’immagine come medium comunicativo è, quasi per definizione, più accessibile del linguaggio verbale, parlato e soprattutto scritto.  I sensi, generalmente, processano uno stimolo esterno più velocemente dell’intelletto. Perciò, un’economia della comunicazione centrata sull’immagine rischia (intende?) cominciare ed esaurirsi in essa, assorbendo tutta l’attenzione, riducendo al minimo – intenzionalmente o meno –  la rielaborazione razionale, la ricerca di implicazioni che l’immagine suggerisce, senza mostrare apertamente, o viceversa veicolando significati estranei alla realtà.

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Un’iniziativa come il Festival della fotografia etica parte da tali presupposti per restituire coerenza nella relazione tra ciò che si vede e ciò che realmente è, attirando l’attenzione dell’occhio con fotografie tanto schiette ed eloquenti quanto esteticamente raffinate, consolidando la consapevolezza con la parola scritta, e avviando un percorso di riflessione, e magari di impegno personale, anche a osservazione avvenuta.
Questo il fil rouge che mette in relazione tra loro autori le cui estrazioni e sensibilità etica e artistica sarebbero altrimenti assai differenti le une dalle altre; autori tra cui vanno inclusi non soltanto i fotografi in quanto tali, ma anche chi si è occupato della documentazione didascalica dei lavori presentati nelle sedi del festival (le didascalie sono parte integrante e per nulla subordinata della rassegna) e di chi è stato capace di creare un percorso coerente nella sua ampiezza geografica, cronologica e tematica, che parte da un reportage sui “voli della morte” di cui furono vittima migliaia di desaparecidos argentini negli anni di dittatura militare per arrivare fino ai drammi contemporanei dell’individuo, del gruppo e della società, con qualche più raro e prezioso momento di felicità. Si tratti di appassionata denuncia o intima condivisione, l’obiettivo fotografico e la descrizione didascalica riescono, quasi senza eccezione, a creare un legame di empatia tra osservatore e soggetto, attraverso l’invisibile ma presente medium del fotografo.

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Impossibile riassumere in un elenco i reportages , i concorsi tematici e gli scatti (con didascalia) “più impressionanti”  (qui il programma completo di quest’anno), per evidenti questioni di quantità, equità e soggettività nel giudizio. Inammissibile la possibilità di osservare  – e ascoltare, poiché anche di incontri e di dibattiti si compone l’iniziativa – i contributi senza uscirne emotivamente e razionalmente scossi, senza il bisogno di denunciare e di correggere per quanto possibile i torti subìti dalla giustizia e perfino dalla logica ovunque nel mondo. Imperdibile l’evento, che val bene una giornata a Lodi, bella cittadina a meno di due ore da Como. Anche nella nostra città, peraltro, il concetto di “fotografia etica” ha trovato, soprattutto in tempi recenti, ampie e ammirevoli possibilità di espressione, a ulteriore incoraggiamento per una visita a questo meritevole “fuori porta”.
[Alida Franchi, ecoinformazioni – la foto a metà articolo è tratta dal reportage Destino Final di Giancarlo Ceraudo, in esposizione al festival di quest’anno]

Qui le informazioni su raggiungibilità, biglietti e tariffe

Qui i contatti utili

 

7, 9, 12 ottobre/ IX rassegna di teatro poetico “Nivul e sogn”

      

Tra sabato 7 ottobre e giovedì 12 ottobre si svolgerà l’ultimo ciclo di eventi della IX rassegna di teatro poetico Nivul e Sogn. Deliri di-versi, proposto da Teatro arte orizzonti inclinati e patrocinato dal Comune di ComoDi seguito il programma di ogni incontro.

Sabato 7 ottobre dalle 20,30 al centro civico di Albate (via Sant’Antonino 4), Mauro Fogliaresi, poeta, e Gin Angri, fotografo, presenteranno il loro libro Un cuore all’indice. Parole sospese del libraio annuvolato.  Nell’opera, gli autori si muovono in un paesaggio di emozioni dell’inquietudine del vivere e la solidarietà verso le vite “storte” della moltitudine degli esclusi. Farà da sottofondo alla presentazione l’accompagnamento musicale di Paolo Fan.

Ingresso libero.

Lunedì 9 ottobre, il Centro studi Panta Rei presenterà il libro di Maria Cristina Foglia Manzillo Il mio primo lavoro da psicologa. La presentazione, gratuita, inizierà alle 20,30 all’agriturismo Shakei a Grandate (via Monte Rosa 1).

La rassegna si concluderà con la famosa trasposizione cinematografica del romanzo di Ken Kasey Qualcuno volò sul nido del cuculo (1962). La proiezione avverrà al cinema Gloria / circolo Arci Xanadù di Como (via Varesina 72) alle 20,30. Ingresso 5 euro.

Prodotto dalla United Artists e diretto dal regista cecoslovacco Milos Forman, il film, uscito nella sale nei primi anni Sessanta, venne considerato volgare e dai contenuti sovversivi: la società perbenista dell’epoca non era pronta per un personaggio come Randle “Mac” McMurphy (Jack Nicholson), ex galeotto accusato di abusi sessuali su una minorenne, frequentatore di prostitute, sboccato e irrispettoso. Solo nel 1975, il turpe e rozzo Mac, fattosi internare in un manicomio per sfuggire alla prigione e ai lavori forzati, si impose agli occhi del pubblico come una sorta di atipico eroe, capace, con il suo schietto vitalismo, di sollevare la sua voce contro la morale comune e la mentalità conformista.

Associazione orizzonti inclinati www.teatroarte.it  con il patrocinio del Comune di Como

 

7 ottobre / “Paesaggi dipinti”. Inaugurazione mostra di Massimo Gabaglio

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Prevista per sabato 7 ottobre alle 19 allo Spazio Parini a Como (via Parini 6) l’inaugurazione della mostra Paesaggi dipinti, realizzata dal fotografo Massimo Gabaglio. Sarà presente per l’occasione don Giusto Della Valle, a cui il ricavato della mostra sarà interamente devoluto.

(dalla pagina Facebook dell’evento):
Massimo Gabaglio, fotografo per passione e tradizione familiare (il padre Sandro, detto Sandrino, fu pittore e raffinato fotografo a sua volta) espone al pubblico una scelta delle sue realizzazioni fotografiche. Paesaggi dipinti non è soltanto un titolo ma anche il modo più sintetico ed immediato per definire uno stile fotografico, un percorso di immagini che restituisce un racconto interiore. Le immagini proposte sono frutto di un intimo dialogo tra obiettivo fotografico e forme della natura, da cui l’autore attinge
atmosfere poetiche che appaiono dipinte. Accordi cromatici, geometrie essenziali e contrasti di luce: il paesaggio perde la sua naturale identità per diventare immagine grafica, un non luogo in cui ciascun osservatore può ritrovare se stesso. Un effetto seduttivo che appare il frutto più dello sguardo pittorico, che di un pur sapiente uso di capacità tecnica.

La mostra fa parte della rassegna Territori Migranti ideata dall’Associazione culturale territori, di Como, che propone alla cittadinanza, sin dal 2010, appuntamenti volti a favorire occasioni di conoscenza e scambio fra la città, il territorio circostante e le persone migranti appartenenti alla comunità lariana.
L’Associazione culturale territori intende con questa rassegna offrire il suo contributo all’integrazione, alla socialità ed al buon vivere collettivo.

La mostra fotografica Paesaggi dipinti è allestita e curata dagli organizzatori insieme ad alcuni ospiti stranieri di comunità di accoglienza del comasco che hanno scelto di contribuire a questo progetto. Sarà possibile acquistare le fotografie esposte e il ricavato sarà totalmente devoluto a don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, per sostenerlo nell’impegno di accoglienza dei migranti che transitano e vengono ospitati in parrocchia.
Le foto in vendita possono essere richieste in formati differenti da quelli esposti.

Ingresso libero.
Orari della mostra: da lunedì a venerdì 16-20, sabato e domenica 10-12.30 e 15-19.

 

5 ottobre / Il cinema ritrovato /”Blow up”

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Secondo appuntamento della rassegna Il cinema ritrovato con Blow up: il  film capolavoro di Michelangelo Antonioni (1966, 111′), in edizione restaurata da Cineteca di Bologna, Istituto Luce – Cinecittà e Criterion, sarà proiettato al circolo Arci Xanadù di Como alle 21 di giovedì 5 ottobre.

L’importanza del film, al di là dei riconoscimenti di pubblico e di critica, viene confermata dalla storia delle sue interpretazioni. In fondo, Blow up è uno dei film sul cui significato i critici si sono più esercitati: metafora dell’incipiente contestazione del Sessantotto, saggio filosofico sull’immagine e la sua riproduzione, autoanalisi d’artista, poesia sul cinema e sulle sue potenzialità, film d’autore travestito da opera hitchcockiana, sono soltanto alcune delle letture interpretative sorte intorno alla pellicola. 

Ancora più importante è stata l’influenza esercitata dal film sul cinema successivo: quella figurativa su A Clockwork Orange di Stanley Kubrick, quella teorica su Blow Out (1981) di Brian De Palma, quella narrativa su Profondo rosso di Dario Argento (che utilizza David Hemmings in forma di “citazione vivente”).
(Roy Menarini, Blow Up, Enciclopedia del Cinema Treccani)

La proiezione prevista per giovedì sera è riservata ai soci Arci a 5€; è prevista una
replica venerdì 6 ottobre alle 15,30 (ingresso intero 6€, ridotto 4€ over 60, ridotto 5€ under 18).

Consulta qui il programma dello spazio Gloria del circolo Arci Xanadù.

7 e 8 ottobre / micro – MACRO: seconda edizione del Side Festival

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Per la seconda volta, il Museo archeologico “Paolo Giovio” di Como (piazza Medaglie d’Oro, 1) ospiterà il Side Festival sabato 7 e domenica 8 ottobre, dopo la prima, fortunata edizione nel mese di maggio.

Inserito nell’ambito del progetto MusaiCO lanciato nell’aprile 2016 e patrocinato da Fondazione Cariplo, Side adotterà questa volta il tema micro MACRO, dando spazio a ogni contributo creativo a riguardo dalle 10 di sabato alle 23 di domenica. Poesia e design, musica e pittura, fotografia, teatro e letture: c’è spazio davvero per tutto, e per tutti.

Artisti professionisti e non  – la condivisione e “contaminazione” tra diverse forme di espressione è proprio la mission di Allineamenti, il progetto sperimentale di giovani creativi alla base di Side  –  possono scrivere a sidefest@gmail.com per portare la propria “pArte” o proporre workshop aperti, in via del tutto gratuita, a tutti i partecipanti del festival.

23 settembre / Wikigita tra le architetture comasche

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Per il secondo anno di fila, la città di Como sarà scenario di una passeggiata fotografica dedicata alle architetture più iconiche della città, organizzata nel contesto dell’edizione italiana del concorso fotografico internazionale Wiki Loves Monuments, da cui il nome scelto per l’evento: Wikigita. I partecipanti saranno invitati a scattare foto dei monumenti con l’assistenza di un fotografo professionista.

Appuntamento alle 10 di sabato 23 settembre in piazza del Popolo, sede di Palazzo Terragni (noto ai più come “Casa del Fascio”), che il comando della Guardia di finanza aprirà ai partecipanti per l’occasione. Il concorso sarà qui presentato dal team Wikimedia e da Simona Rossotti, assessora per il Turismo e il marketing territoriale del Comune di Como; seguirà una presentazione a cura dell’Archivio Terragni.

La camminata propriamente detta avrà inizio alle 10,30 e toccherà il Broletto, il monumento di Libeskind The Life Electric situato sulla diga Caldirola, il Monumento alla Resistenza europea e l’esterno del Tempio voltiano, prima di raggiungere il Monumento ai caduti, sulla cima del quale sarà possibile salire. Da qui, si proseguirà poi verso l’edificio Novocomum (via Sinigaglia, 1), sede dell’archivio Terragni che sarà pure aperto ai “wikigitanti”. L’itinerario si concluderà per le 12,45.

Per maggiori informazioni, si può consultare la pagina web http://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Wikigita-2017/ .

16 e 17 settembre / L’isola che c’è 2017

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Venerdì 8 settembre in mattinata, nella nuova sede della bottega equo-solidale Garabombo (via Cadorna 22), è stato presentato il programma 2017 de L’isola che c’è, previsto come di consueto per il terzo fine settimana di settembre (sabato 16 e domenica 17) nel parco comunale di Villa Guardia in via Varesina 51. (altro…)

Fotografia/ Varese d’epoca, senza nostalgia

Varese valorizza la collezione civica di fotografie storiche con una piccola, esemplare mostra al Castello di Masnago, sede dei Musei Civici.

Poco più di cento fotografie d’epoca, esposte con eleganza e misura, evidenziano i cambiamenti della città e del territorio varesino negli ultimi centocinquant’anni (le immagini più antiche sono effettivamente datate al 1867), non solo e non tanto per ciò riguarda le modificazioni “fisiche” degli ambienti, quanto soprattutto per quel che attiene alla percezione. Scorrere queste vedute e questi ritratti (tutte le immagini sono esposte in originale) significa in effetti mettersi dalla parte di chi le ha riprese, ed avere la possibilità – per una volta – di guardare Varese come la percepivano alla fine dell’Ottocento o nei primi decenni del Novecento…

Non a caso la fotografia – scelta come promozione della mostra e copertina del volume pubblicato – scattata da Francesco Fidanza all’inizio della “via sacra” che porta al Sacro Monte esibisce, oltre ad alcuni astanti immortalati senza troppa posa, anche una bancarella e una rudimentale insegna pubblicitaria che ricorda l’apertura di una nuova osteria, talmente vicina alla cappella da sembrarne parte.

Oppure si possono considerare i molti scatti degli anni Trenta, evidentemente rivolti alla celebrazione dei fasti locali del regime (che rinnovò non poco l’asaetto di Varese), ma che nondimeno esprimono una precisa atmosfera.

L’esposizione, quindi, procede con notevole rigore scientifico, e anche con molto affetto, ma senza nostalgie di maniera, mostrando come si possa mettere a frutto un patrimonio di documentazione storica non esorbitante ma di notevole interesse. (Di passaggio, il cronista proveniente da Como non ha potuto fare a meno di chiedersi che cosa si potrebbe fare con i ben più imponenti archivi fotografici comaschi, che – nonostante i molti sforzi e i molti spunti di studio – giacciono tuttora quasi dimenticati.)

Insomma, la mostra varesina merita sicuramente una visita, approfittando anche dell’incantevole ambientazione nelle antiche sale del Castello e del parco circostante.

In occasione dell’esposizione, realizzata dai Musei Civici di Varese grazie anche alla collaborazione di Italia Nostra – Sezione di Varese e al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto e del comitato culturale del Centro Comune di Ricerca di Ispra, è stato anche pubblicato un volume di grande formato, ben più di un catalogo: qui sono raccolte non solo le riproduzioni di moltissime immagini, ma anche saggi di approfondimento e un esauriente dizionario biografico di tutti i professionisti coinvolti nella produzione di fotografie a Varese dalla metà dell’Otto alla metà del Novecento.

Un modello a cui guardare, senza aspirare a inutili gigantismi.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Immagini nel tempo, Fotografi e fotografie a Varese tra ‘800 e ‘900

a cura di Daniele Cassinelli, Sergio Rebora, Giorgio Sassi

Fino al 2 luglio 2017

Varese, Castello di Masnago, via Cola di Rienzo 42 (parcheggio in via Monguelfo)

Orari: martedì-domenica ore 9.30-12.30, 14-18; chiuso lunedì

Ingresso: 4 euro, ridotto 2 euro, scuole 1 euro.

Info: 0332.820409 facebook.com/castellodimasnago

Roma e le sue antiche fotografie in mostra a Ligornetto

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Si chiude domenica 19 giugno la mostra Con la luce di Roma, allestita al Museo Vela di Ligornetto e dedicata a una ampia selezione di antiche fotografie della città eterna raccolte nella collezione di Marco Antonetto di Lugano.

 

L’esposizione riveste più di un motivo di interesse.

Intanto la vasta raccolta di immagini permette uno sguardo “alternativo” sulla straordinaria ricchezza di monumenti e di scorci di Roma; diverso perché precedente molte delle trasformazioni che hanno di fatto “omologato” il nostro approccio alla romanità e diverso perché, evidentemente, determinato da regole assai differenti dalle nostre. La stagione che vede l’affermazione della fotografia (dal 1840 al 1870) è, di fatto, un lungo periodo di ricerca, in cui, anche negli utilizzi più semplici della nuova tecnica (com’è certamente il suo uso a fini vedutistici), si tentano diverse strade, alcune in linea con la tradizione della pittura, altre invece decisamente nuove. È quindi di estremo interesse ricercare, in queste immagini di grande fascino, anche le tracce della sperimentazione artistica e tecnica e, alla fine, dell’affermazione di un modo “turistico” di guardare ai più famosi panorami dei sette colli.

Contemporaneamente le vedute, alcune di incredibile ricchezza di dettagli, permettono anche di verificare alcuni aspetti cui, in genere, si presta poca attenzione: i capolavori dell’antichità classica prima degli interventi novecenteschi di restauro, per esempio, oppure l’inserimento di elementi moderni nel bel mezzo della più antica storia (un solo suggerimento: cercate, se ne avete voglia, il particolare con il ponte moderno sospeso su funi per completare l’antico “ponte rotto”: uno squarcio di contemporaneità nel bel mezzo del pittoresco!).

Non di minor interesse la questione delle tecniche. Infatti, come dovrebbe essere ormai noto, invece che di “fotografia” bisognerebbe parlare, fin dal momento della sua “invenzione”, di “tante fotografie”: tra dagherrotipia (il procedimento di Daguerre) e calotipia (il procedimento di Fox Talbot), per esempio, non c’è quasi nulla in comune, nonostante che esse siano state messe a punto quasi contemporaneamente. Bene: la mostra di Ligornetto è anche l’occasione per verificare dal vivo queste tante differenze tecniche (e la saletta in cui sono messe in evidenza è un piccolo capolavoro di chiarezza).

Una mostra di grande godibilità, quindi, e al tempo stesso di grande profondità.

 

Domenica 19 giugno, alle 10.30, il finissage aggiunge una ciliegina sulla torta: la presentazione di un volume, fresco di stampa, dedicato alla storia della fotografia, questa volta a Genova. Curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, il volume contribuisce in un modo ulteriormente diversificato alla conoscenza dell’origine e dell’affermazione della fotografia, approfondendo le vicende biografiche e professionali delle tante, tantissime persone che a Genova scelsero di Vivere d’immagini (come recita il titolo del volume). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Il catalogo della mostra

 

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James Anderson, Veduta del Tevere con Castel Sant’Angelo, una delle immagini in mostra.

Como foto social club/ Como vista da Milano

cfscaprileQuesta settimana ospitiamo gli scatti di alcuni partecipanti al corso base di fotografia del Circolo Metroshooters di Milano, che hanno scelto Como, e in particolare il lago, per la loro lezione di pratica. Sguardi rivolti non solo al paesaggio, ma anche a ciò che intorno accade. Foto Simone Dal Bo, Luisa Ganassali, Francesco Gobbi, Luisa Grassi. Sfoglia Como foto social club Como vista da Milano nel 535 di ecoinformazioni [da pag. 53].

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