Mobilità

Legambiente Como/ Il futuro su rotaie è elettrico

Con un comunicato, indirizzato al Ministero dei trasporti e alla Regione Lombardia, Legambiente e molti sindaci del territorio lombardo chiedono che la proposta di elettrificazione della linea ferroviaria Como-Lecco diventi reale, uscendo dal limbo in cui è stata relegata.

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Per la tutela del territorio verde di Alzate Brianza

Quattro associazioni ambientaliste chiedono maggior tutela del territorio di Alzate Brianza. È quanto contenuto nelle proposte inviate (e di seguito riportate) all’amministrazione comunale in vista delle revisione del Pgt alzatese, da parte delle associazioni ambientaliste del territorio: insieme al Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” (che ha sede proprio ad Alzate), vi sono il Comitato per il Parco Regionale Graone-Brughiera, il WWF Insubria e Legambiente Cantù.
Molte le richieste contenute nelle proposte presentate dagli ambientalisti.

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Fridays for future/ Mobilità sostenibile contro l’asfalto

L’asfalto (quello della futura Canturina bis), non è per forza l’unica soluzione plausibile e possibile per risolvere problemi di congestione del traffico; Fridays for future propone diverse soluzioni alternative ad esso.

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Intervista a Fernando De Simone, progettista del tracciato di monorotaia sopraelevata a Como

Che cosa accadrà alla già congestionata viabilità comasca tra pochi giorni, con l’entrata in vigore delle modifiche ai tempi di chiusura dei passaggi a livello cittadini introdotti dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf)?

I tempi per inventare qualcosa di alternativo e impedire lunghe code che provocherebbero l’ira degli autodipendenti e un ulteriore peggioramento dei valori di inquinamento in convalle appaiono largamente scaduti. Come spesso è accaduto nella storia del capoluogo lariano le decisioni fondamentali che riguardano la città saranno prese altrove, mentre l’attuale Giunta gioca come sempre a fare il morto, la politica locale sonnecchia e dalla cosiddetta “società civile” arrivano proposte demenziali come quella di eliminare la stazione Nord di Como Lago al solo scopo di evitare le code al passaggio a livello di sant’Orsola.

Coda di veicoli al passaggio a livello di sant’Orsola

Eppure una soluzione apparentemente in grado di risolvere i problemi di mobilità, ma anche di rinverdire il vetusto skyline lariano conferendogli un’allure che non ha mai avuto, forse ci sarebbe: la realizzazione di una monorotaia sopraelevata che collega il parcheggio della stazione di Grandate posto all’uscita dell’autostrada (la cui capienza sarebbe per l’occasione estesa a 5mila posti) con l’ospedale S. Anna, l’autosilo Valmulini e le stazioni di San Giovanni e Como Lago.

La soluzione era già stata suggerita in tempi non sospetti dall’architetto Fernando De Simone che è già una vecchia conoscenza di questa città, essendo stato co-progettista, con i gruppi norvegesi Nocon As e Norconsult, del sistema di potabilizzazione di Acsm in caverna considerato all’avanguardia ancora oggi. Laureatosi in architettura a Venezia, specializzato in trasporti, tunnel, costruzioni sotterranee, sottomarine e ingegneria sismica in Svizzera, Paesi Bassi e Norvegia, De Simone tra l’altro conosce bene Como avendovi vissuto alcuni anni tra progettazione e costruzione dell’impianto.

L’architetto Fernando De Simone all’entrata dell’impianto di potabilizzazione cittadina

D’accordo architetto, mettiamo che la monorotaia sopraelevata a Como coincida con uno di quei rari casi in cui un progetto letteralmente “campato in aria” sia invece azzeccato. Ma potrebbe spiegare una volta per tutte quali benefici reali darebbe alla città?

Semplicemente un netto miglioramento del traffico automobilistico e dell’inquinamento atmosferico, che sarebbero entrambi notevolmente ridotti. E scusi se è poco. Forse non tutti sanno che nel mondo, da oltre un secolo, ci sono decine di monorotaie sopraelevate in esercizio su tracciati lunghi anche 28 chilometri. Vuole che le elenchi solo quelle già attive in Italia?

La prego. Sperando non siano troppe…

Allora: a Milano dal 1999 la monorotaia collega la stazione della metropolitana di Cascina Gobba all’ospedale San Raffaele per una lunghezza di 682 metri; a Perugia dal 2008 attraversa la città anche in tunnel (4 km); a Venezia dal 2010 collega piazzale Roma al Tronchetto (857 m.); a Pisa dal 2017 unisce la stazione Fs all’aeroporto (1780 m.); a Bologna avrebbe dovuto essere inaugurata nel marzo scorso, ma a causa della pandemia l’inaugurazione è stata sospesa. Entrerà comunque in esercizio entro la fine del 2020 collegando la stazione Fs all’aeroporto (5,095 km). Queste monorotaie sono tutte simili a quella che ho proposto al Comune di Como. L’unica differenza è il tipo di trazione delle vetture che, anziché trainate da un cavo come accade nei percorsi brevi, sarebbero singolarmente dotate di un motore elettrico. Il funzionamento è molto simile a quello di un filobus, solo che l’elettricità, anziché dall’alto, è attinta da un cavo posto a lato del percorso.

Tracciato del progetto di monorotaia sopraelevata a Como

Tutto chiaro, tranne una cosa: la monorotaia che lei intenderebbe realizzare tra le stazioni di Grandate e S. Giovanni sarebbe alternativa alla linea ferroviaria di Trenord esistente, che dovrebbe dunque essere dismessa. Ho capito bene?

Dipende dalle scelte. Può essere installata sia di fianco ai binari, mantenendo la linea ferroviaria esistente, sia sui binari già esistenti nel caso si decidesse di eliminare il percorso ferroviario. Nel secondo caso i costi al chilometro per trasportare mille passeggeri all’ora per direzione – estendibili a 5mila – a una velocità massima di 80 Km/h, diminuirebbero da 20 milioni a 10 milioni di euro. In pratica la metà. Tecnicamente va bene qualunque soluzione, è solo un problema di costi.

E sarebbe complicato secondo lei, sia tecnicamente che politicamente, arrivare a dismettere il tracciato attuale di Trenord? Ha per caso avuto dei contatti preliminari con i vertici dell’azienda per saggiare il terreno?

Assolutamente no. Eventuali contatti e conseguenti scelte politiche non spettano certamente a me e alle Società che rappresento, dato che non è nostra competenza. Invece sotto il profilo tecnico nessun problema, come le dicevo.

Rendering della monorotaia sopraelevata a sant’Orsola

Certo. Però vorrei capire anche un’altra cosa: sulla monorotaia di Como sarebbero previsti doppi binari come per i treni, oppure soltanto uno, utile sia per il tragitto di andata che per quello di ritorno?

Si può iniziare con un binario e con i treni che si incontrano ai lati delle stazioni, per poi raddoppiarlo quando il traffico aumenti notevolmente. Ogni 500 metri è possibile realizzare una fermata, soddisfando in tal modo un’utenza di molto superiore a quella attuale.

Esempio di monorotaia sopraelevata realizzata sopra un tracciato ferroviario

E sul tracciato si muoverebbero più vettori come i treni attuali, oppure uno solo?

Come le dicevo, la monorotaia sopraelevata ha tutte le vetture dotate di un motore elettrico ed è totalmente automatica. In tal modo si riducono notevolmente i costi di gestione e manutenzione. Tutto il sistema è governato da un computer che, a seconda del numero di passeggeri in attesa alle fermate, decide quante vetture devono uscire o rientrare nel deposito. Poi naturalmente il tracciato in futuro potrebbe essere modificato spostando, togliendo o aggiungendo pilastri di sostegno.

A proposito di numero di passeggeri: secondo lei questo mezzo di trasporto sarebbe in grado di assorbire almeno tutta l’utenza ferroviaria attuale?

L’attuale utenza potrebbe anche raddoppiare, con un notevole risparmio sui costi di gestione e manutenzione.

Ma quanto costerebbe l’intero progetto? E dato che conosce bene la realtà di Como, come pensa possa essere realizzato in una città che ha già davanti a sé costi enormi dovuti a scelte sbagliate come le paratie a lago e biblici ritardi sull’area ex Ticosa?

Guardi, è possibile realizzare il progetto in due anni. I costi non sono drammatici, sono quelli che le ho già detto e variano a seconda della collocazione dei piloni in acciaio del diametro di un metro (altezza variabile fino a 5 metri) se installati di fianco all’attuale ferrovia, oppure se posizionati sull’attuale ferrovia.

Rendering della monorotaia che affianca la via Napoleona

Ritiene complessa la realizzazione del parcheggio per 5mila posti auto che lei propone di realizzare a Grandate, ampliando quello attuale? Quali terreni avrebbe individuato? Sarebbe necessario effettuare espropri?

Niente di tutto questo. Sull’attuale area potremmo realizzare un parcheggio sotterraneo, o installare una struttura in acciaio a più piani. Alle aree circostanti al parcheggio attuale non sottrarremmo neppure un metro.

Il maxi-parcheggio di Grandate sarebbe utile a evitare l’accesso cittadino perlopiù ai veicoli provenienti dal Varesotto e Milanese, risolvendo però solo una parte del problema. Cosa proporrebbe per quelli provenienti dal Bergamasco e dal lago?

Come si evince dal tracciato, la monorotaia transiterebbe anche presso l’autosilo di Val Mulini, la cui utenza sarebbe enormemente ampliata. Insomma, risulterebbe finalmente utilizzato.

Ritiene plausibile, a livello viabilistico, la chiusura ai veicoli privati della zona a lago della città, lungolago compreso?

Se si propone agli automobilisti un treno con una o più vetture ogni 10 minuti, con fermate ogni 500 metri, anche quando ci sono le code o il cattivo tempo, e si garantisce l’arrivo in pochi minuti, il traffico si riduce automaticamente senza nessuna chiusura.

Qualcuno, anni fa, aveva proposto di eliminare il traffico sul lungolago mediante la realizzazione di un tunnel sotterraneo. Lei che è competente anche di questo genere di progetti, la ritiene un’idea balzana oppure davvero fattibile, anche dal punto di vista viabilistico?

Lo avevo proposto anch’io per collegare la stazione di Como Lago a quella di Como San Giovanni. Ma attenzione: sublacuale, non sotterraneo. Il tunnel sotterraneo (si veda il capitolo paratie) creerebbe molte lesioni alle fondazioni dei palazzi della zona limitrofa. Di conseguenza il costo ed il tempo di realizzazione crescerebbero notevolmente. E gli stessi problemi ci sarebbero anche se si decidesse di interrare la ferrovia da Como Borghi a Como Lago, come qualcuno ha proposto. Oltretutto sarebbe una scelta tecnicamente impraticabile, data la relativa distanza tra le due stazioni che non consentirebbe neppure di interrare completamente il tracciato.

Anno più anno meno, da una quindicina di anni lei sistematicamente torna alla carica per proporre il progetto di monorotaia a Como. Che idea si è fatto sulle motivazioni per cui non è ancora stata realizzata?

Semplicemente non lo capisco.

All’inizio di quest’anno lei aveva invitato il sindaco di Como Landriscina e l’assessore ai Lavori pubblici Bella a presenziare all’inaugurazione del Marconi Express, la monorotaia di Bologna che prima ha citato. Indipendentemente dal fatto che l’inaugurazione sia slittata, si erano poi fatti sentire?

No.

E poi alcuni giorni fa, dopo l’appello dello stesso sindaco «a chiunque possa contribuire con idee e progetti alla soluzione del problema viabilistico», lei gli ha scritto nuovamente. Quali risposte ha ricevuto?

Per ora, nessuna.

Ma allora, considerata anche la tiepidità manifestata dall’Amministrazione municipale, quali sono le motivazioni della sua perseveranza nei confronti di Como? E perché a Como la monorotaia sarebbe più utile che altrove?

A mio avviso a Como la situazione sta precipitando. E’ necessario individuare rapidamente soluzioni. Perché nel centro città, ogni anno che passa, sarà sempre più difficile risolvere i problemi del traffico automobilistico. [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

La Canturina bis: una cattiva notizia

ll Circolo ambiente Ilaria Alpi interviene sul finanziamento regionale per la nuova strada di collegamento nel Canturino e si dichiara del tutto contrario all’intervento che non risolve i problemi di mobilità del territorio, devasta aree verdi e in atetesi alle prospettive necessarie di mobilità sostenibile e integrata.

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Fuori dal comune/ ultimatum e delegazione

Nella serata di mercoledì 8 luglio è andato in scena l’ennesimo presidio Fuori dal comune, per richiamare l’attenzione della giunta Landriscina sulla questione senza fissa dimora a Como. Mercoledì 8 luglio sera, oltre alle solite dichiarazioni di agitazione permanente, si potrebbero essere gettate le basi per un’escalation di tensione che non è chiaro dove porterà, ma è certo che a farne le spese saranno proprio i senza dimora per i diritti dei quali è nato Fuori dal comune. #fuoridalComune

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Il coronavirus salva la ciclabile di Como

La “terapia intensiva” sotto forma di denaro a pioggia che sta per rovesciarsi anche sugli enti locali grazie agli stanziamenti per la cosiddetta Fase 2 salva la vita alla ciclabile urbana di Como, altrimenti destinata a un irreparabile soffocamento.

Dopo oltre un anno di vacanza, da palazzo Cernezzi giungono segnali inequivocabili sulla volontà di riprendere in mano il progetto e una road map che – senza imbarazzo – scandisce «tempi precisi» per la sua realizzazione: entro il mese prossimo la trasmissione alla Regione Lombardia del piano definitivo adeguato; entro fine anno l’appalto del primo lotto; entro il 2021 l’appalto dei lotti successivi. Il tutto finanziato con fondi comunitari dalla Regione Lombardia (2014 -2020) per 1,35 milioni di euro e dal Comune di Como per 1,45 milioni di euro.

Critical mass organizzato il 20 luglio 2019 da Fridays for future per la ciclabile urbana

A sentire il comunicato stampa, l’enorme ritardo accumulato è dovuto a «carenze progettuali e procedurali» (traduzione: sciatteria e incapacità amministrativa, ndr) che l’assessore ai Lavori pubblici, Vincenzo Bella, motiva come «mancanza di autorizzazioni ambientali e insufficiente sviluppo degli elaborati progettuali indispensabili a qualificare adeguatamente il progetto». Sono trascorsi la bellezza di tre anni dal «2017, data in cui è stato predisposto il progetto, poi respinto dalla Regione» ma, in magica sincronia con l’arrivo dei fondi ai Comuni per dare una riverniciata di verde alle città in preda alla psicosi da contagio, ora giunge il via libera da parte del Pirellone.

Come in certe veline di un tempo si esprimono ringraziamenti alla Regione per aver tollerato le carenze e rinviato la scadenza del progetto, alle maestranze «che sotto la accorta direzione dell’architetto Giuseppe Ruffo, dirigente del settore Mobilità (…) ha reso possibile tale risultato». Quale risultato? Si dice che i dirigenti ne sappiano più dei loro responsabili politici, ma evidentemente l’architetto Giuseppe Ruffo, dirigente del settore Mobilità, fa eccezione. Difatti sembra sia stato l’artefice – che l’assessore ringrazia – del suggerimento di «affidare a un professionista esterno (…) la revisione del progetto definitivo dell’intero tracciato».

L’assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Bella

Una scelta che nel comunicato si definisce «legittima e opportuna», ma che induce più di un dubbio sulla carenza di professionalità da parte dei tecnici comunali, tanto da convincerli a individuare un tutor esterno per un doposcuola sul progetto. Nella nota si precisa inoltre che il professionista sarà «adeguatamente selezionato» (senza precisare le modalità della selezione) e che la supervisione sarà al “prezzo stracciato” di «poco meno di 25mila euro, comprese tasse». Un affare.

E chissà se è ad opera dell'”illuminato” dirigente l’introduzione di «alcune modifiche migliorative» alla revisione del progetto, come quella di «far transitare la ciclabile attraverso il passaggio Zucchi in quanto migliora la funzionalità del tracciato, evita di impegnare – attraversandolo – lo spazio del mercato “mercerie”, preserva una parte dei posti auto lungo la via Mentana e risolvendo una situazione di conflitto in piazza Vittoria che oggi esiste tra auto, pedoni, biciclette e mezzi pubblici, così da migliorare anche l’accesso dei mezzi provenienti da via Milano».

Il mercato coperto di Como

E qui è necessario ricapitolare. Il transito in via Mentana aveva suscitato, fin dall’inizio, una levata di scudi senza precedenti da parte di Confesercenti e in particolare da parte dei commercianti dei mercati scoperto e coperto, alcuni dei quali l’anno scorso erano arrivati a dichiarare guerra aperta alla ciclabile minacciando di spargere chiodi sul percorso per ostacolare il passaggio delle dueruote, usurpatrici a loro dire di un numero (anche questo variato numerose volte) di parcheggi auto che con la realizzazione del tracciato avrebbero dovuto essere eliminati.

La trattativa tra Comune e bottegai è proseguita per mesi, forse provocando una parte delle «carenze» che hanno quasi causato l’affondamento dell’intero progetto, ma il Comune ora ne esce per “merito” del dirigente, che mediante una fregoliana trovata ha individuato il modo di deviare letteralmente il percorso dall’intoccabile via Mentana in un budello pedonale lungo 80 metri e incredibilmente stretto per immaginarlo anche compatibile con un transito massivo (magari a doppio senso) di biciclette.

Passaggio Carlo Zucchi (Como)

Ma che importa? L’obiettivo di non irritare Confesercenti (tra i serbatoi “naturali” di voti dell’Amministrazione attuale) con il passaggio di sfaticati su due ruote che come tali non possono essere riempite di ortaggi e cineserie, paragonati alle capienti auto (paganti anche il parcheggio) può dirsi raggiunto. Peccato che le «carenze» comunali e il clientelismo praticato impediscano di apprendere che, secondo numerosi studi internazionali, le ciclabili non equivalgano affatto alla morte del commercio, ma al contrario costituiscono una importante risorsa soprattutto nel centro di una delle città con i tassi di attrattività turistica tra i più alti in Italia.

Nel più recente, una ricerca condotta nel 2018 dalla University College London’s Bartlett School of Planning, si afferma che «la realizzazione di piste ciclabili e il miglioramento degli spazi per i pedoni in molte aree di Londra hanno generato migliori affari per negozi locali, bar e ristoranti. Le persone che arrivano in bicicletta spendono in media il 40% in più rispetto a chi arriva in auto, le persone trascorrono più tempo per la strada e frequentano di più bar e ristoranti. La ricerca è stata svolta nella aree di Londra che hanno visto miglioramenti nella ciclabilità e negli spazi pedonali» (Walking and cycling, The economic benefit).

Progetto originario della ciclabile comasca

Meglio i commercianti che votano piuttosto dei turisti che partono, pensano in modo pragmaticamente lariano a Palazzo Cernezzi, inserendo nel redivivo progetto anche un pizzico di originalità nel nome del tracciato, evidenziandone l’allure mistica rispetto alla denominazione tecnica. Quindi non tratta urbana del “percorso europeo Euro Velo 5”, denominazione evidentemente letta come burocratica e sovranisticamente estranea alla città, bensì “dorsale urbana della via dei Pellegrini”. Una preferenza che appare insolita per una Amministrazione che i pellegrini usa allontanarli poiché giudicati «indecorosi». Fabio Germinario [ecoinformazioni]

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