volontariato

5 – 8 ottobre / Festa della cooperazione albatese

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Tra giovedì 5 e domenica 8 ottobre, il Bar “Il circolo” e il salone villa dell’Ucc di Albate (via Canturina 164 e 166) ospiteranno la XXXI edizione della Festa della cooperazione albatese, organizzata da Ucc [unione circoli cooperativi] e patrocinata dal Comune di Como, da Bcc – Cassa rurale ed artigiana di Cantù e dalla Provincia di Como. Di seguito il programma:

Giovedì 5 ottobre:
14 : gara di bocce al bocciodromo Ucc

Venerdì 6 ottobre
21 : Dibattito pubblico sul tema Comosud (Albate – Camerlata – Rebbio): quale futuro? al salone villa Ucc. Interverranno il Sindaco di Como e (sic) alcuni assessori.

Sabato 7 ottobre:
14 : gara di scopa d’assi al bar “Il circolo”
18,30: Giro del Mondo in 330 giorni – al salone villa, Francesco “Cecco” Zamburlini parlerà del suo viaggio in 29 paesi.
19, 30 : apericena al bar “Il circolo”

Domenica 8 ottobre:
dalle 9 in poi: Ul pan de Com – distribuzione gratuita di pane offerto da Panificio Moro e Il pane dei Volonté, vendita di torte equosolidali alla bottega Pachamama e di prodotti tradizionali mantovani (sbrisolona, salame, parmigiano) al bar “Il circolo”.
10 : al salone villa, Benedetto Indavuru presenta il suo libro Democrazia cristiana e Partito comunista italiano nella provincia di Como (dal 1945 al 2007)
12 : aperitivo della cooperazione offerto al bar “Il circolo”da Ucc
12,30 : pranzo della cooperativa al salone villa Ucc
19,30 : risotto e salsiccia al salone villa Ucc
21 : tombola a premi al salone villa Ucc

La settimana successiva, precisamente domenica 15 ottobre dalle 15,30, sarà poi possibile partecipare a una castagnata nei pressi della Baita Monte Goi.

Ucc invita tutte e tutti a aderire e portare il proprio contributo di idee. Chi fosse interessato, o volesse ulteriori dettagli sulle iniziative della festa della settimana prossima, può chiamare lo 031 52 37 05 oppure mandare una e–mail a sede@ucc.it .

3 ottobre / prima riunione organizzativa per la Parada par tücc 2018

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La cooperativa Csls di via Col di Lana 5/a ospiterà, martedì 3 ottobre dalle 21, la prima riunione organizzativa per la prossima Parada par tücc, che compierà dieci anni proprio nel 2018.

Gratuità, libertà ed ecologia: questo il “tricolore” di un evento auto-sponsorizzato (ma promosso da Associazione Partucc e Associazione del Volontariato Comasco-Centro Servizi per il Volontariato di Como, in collaborazione con Comune di Como) e aperto, nomen omen, a tutti, “gemmato” (come idea) dalla bolognese Par tòt parata ma decisamente dotato di vita propria. Di colori, comunque, la Parada comasca ne mostra assai più di tre, senza lesinare sulla creatività, sulla curiosità e sull’entusiasmo contagioso che riesce puntualmente a destare, nei partecipanti – attivi ogni anno su decine di laboratori  – e in chi si trova, casualmente o no, ad assistervi nelle vie del centro storico in un sabato di quasi-estate.
La scelta di un tema per ogni edizione – dal 2011 ad oggi – mette ulteriormente alla prova la fantasia di un vulcanico staff di volontari, ogni anno – non a caso – un po’ più numeroso di quello dell’anno precedente. Decisamente, infatti, la Parada è un’occasione di aggregazione sociale e di divertimento condiviso tra tutti gli individui, i gruppi e le associazioni che vi prendono parte, e sebbene il “serpentone” variopinto di maggio-giugno sia la celebrazione di tanta inventiva, sarebbe senz’altro riduttivo e fuorviante dimenticarsi del percorso annuale che anticipa la ri-creazione del corteo, tra incontri, cene a tema, laboratori e momenti di animazione sparsi nel tempo e nello spazio.

Insomma: tutti e tutte invitati/e a portare le proprie idee e le proprie energie a questo incontro d’apertura, per fare della decima Parada un evento ancora più partecipato e colorato del solito.

(per ulteriori informazioni e collaborazioni. info@patadapartucc.it )

16 e 17 settembre / L’isola che c’è 2017

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Venerdì 8 settembre in mattinata, nella nuova sede della bottega equo-solidale Garabombo (via Cadorna 22), è stato presentato il programma 2017 de L’isola che c’è, previsto come di consueto per il terzo fine settimana di settembre (sabato 16 e domenica 17) nel parco comunale di Villa Guardia in via Varesina 51. (altro…)

Accoglienza degna/ Nessuna persona è illegale: campo estivo a Bologna nella caserma occupata

Il Collettivo Làbas di Bologna organizza dal 21 agosto al 2 settembre un Summer camp per rafforzare la struttura del progetto Accoglienza degna, dormitorio sociale autogestito da volontari, attivisti e abitanti nato come necessaria risposta alle politiche abitative e di accoglienza della città di Bologna e del recente aumento del numero di persone senza fissa dimora, sempre più di composizione migrante.

Ad oggi i posti letto sono quindici; il campo si pone l’obiettivo di migliorare le condizioni dell’edificio, aprire nuovi spazi e promuovere collegamenti con la comunità internazionale per restituire al quartiere e alla città di Bologna un ulteriore spazio abbandonato e in disuso presente nel complesso dell’ex caserma Masini, migliorare la qualità della vita delle persone ospitate nel dormitorio e creare opportunità di scambio e interazione tra volontari e attivisti internazionali.

A Bologna come a Como, è la società civile a riempire i vuoti lasciati dall’amministrazione sul tema delle persone che si ritrovano senza un tetto e senza punti di riferimento. Accoglienza degna apre lo sguardo sulla realtà delle persone costrette a vivere in strada e a queste si rivolge senza distinzioni; vengono accolti singoli e famiglie senza reti di appoggio, working-poors, migranti resi invisibili dalla legge Bossi-Fini, vittime del sistema hot-spot, richiedenti e titolari di protezione internazionale esclusi dai progetti di accoglienza o dispersi dal Regolamento di Dublino.

Accoglienza degna si pone come obiettivo quello di fornire un modello alternativo all’accoglienza istituzionale, un luogo che consenta alle persone ospitate di prendersi il tempo necessario per acquisire le competenze e gli strumenti necessari a costruire un proprio futuro indipendente in Italia e a Bologna. Per far questo il progetto si è dotato di uno sportello Mediazione e Diritti che affianca gli abitanti negli aspetti legali, di assistenza sanitaria, nella ricerca di un impiego e di un alloggio, e di una scuola di italiano che attualmente forma circa cinquanta persone, uomini e donne. Il progetto lavora in stretta connessione con le differenti esperienze presenti negli spazi di Làbas, generando forme di autoreddito e acquisizione di competenze specifiche per gli ospiti del dormitorio spendibili in ambito lavorativo.

Informazioni per volontari/ e

I volontari/e  del campo alloggeranno all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini occupata, i pasti saranno preparati a turno da alcuni volontari. Ogni mattina verranno organizzate e suddivise le attività che saranno svolte in gruppo. Ogni sera si terrà una breve riunione per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Durante il campo sono previsti dei momenti di condivisione e confronto sui temi delle migrazioni, del diritto d’asilo, dell’accoglienza e del diritto all’abitare.

I costi del viaggio sono a carico dei volontari, mentre per il vitto e l’alloggio il costo è di cinque euro al giorno.

Il campo sarà strutturato in due parti:

  • ristrutturazione dell’attuale dormitorio di Accoglienza degna, composto da sette camere, due bagni, una cucina e una grande sala comune
  • riqualificazione di un edificio dismesso adiacente, che vedrà la sistemazione di due camere, due aule per la scuola di italiano, un ufficio per lo sportello Mediazione e Diritti, due bagni e una grande sala ricreativa.

Le due fasi di lavoro verranno portate avanti contemporaneamente da due diversi gruppi di volontari/ e insieme ai volontari/e  di Accoglienza degna e agli attivisti del collettivo Làbas.

Ci sono dieci posti per volontari italiani e venti per volontari internazionali; a tutti sono richieste una conoscenza base di inglese, francese o spagnolo, la capacità di lavorare in gruppo in contesti comunitari autorganizzati, buone capacità relazionali e di adattamento a condizioni di lavoro differenti in ambiti multiculturali, una sensibilità interculturale e l’attitudine al rispetto di altri costumi e tradizioni, la capacità di autogestione e la condivisione dei valori di antirazzismo, antisessismo e rispetto reciproco.

Per candidarti (inviando una lettera motivazionale) o ricevere altre informazioni visita  No one is illegal – summer camp o scrivi a nooneisillegalcamp@gmail.com.

Per donare, anche una piccola cifra, al progetto vai sul sito della campagna di raccolta fondi.

 

La festa della Banca del tempo riempie Sala Stemmi

Grande partecipazione sabato primo aprile al decimo compleanno della Banca del tempo di Como. La riflessione sui primi anni di attività e sulle prospettive del sodalizio è stata aperta da  Silvia Magni, vicesindaca di Como. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video di Giuseppe Milano dell’iniziativa.

Guarda il video introduttivo di Giuseppe Milano.

Guarda la presentazione di Daniele Nodaro di  NoLO social district.

 

Guarda tutti gli altri video di Giuseppe Milano dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

Auser a congresso/ Dagli anziani al mondo passando per il volontariato

Chi avesse dell’Auser l’idea che si tratta di un’associazione che si occupa solo di assistenza agli anziani, farebbe bene ad approfondirne la conoscenza, perché in realtà l’Auser ha uno spettro di azione assai più ampio e – soprattutto – una consapevolezza politica tutt’altro che approssimativa.

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L’Auser è nata alla fine degli anni Ottanta a livello nazionale per una felice intuizione del grande sindacalista Bruno Trentin (a Como esiste dal 1992) e porta incisa nel nome la sua missione, per quanto in forma nascosta: l’acronimo, di cui ben pochi conoscono il significato, va infatti sciolto come AUtonomia e SERvizi, ovvero come l’autonoma organizzazione (in questo caso delle persone ormai giunte all’età della pensione, ma non per questo indifferenti all’andamento del mondo) possa rispondere ai bisogni della popolazione (non solo anziana) fornendo servizi reali.

Il congresso provinciale di oggi 21 febbraio a Villa Gallia ha reso evidente questo impegno. La lunga e stimolante relazione del presidente provinciale Gianfranco Garganigo ha trattato tutti questi temi: i bisogni di una popolazione in rapida evoluzione demografica, i problemi del volontariato, le ipotesi di soluzione, l’esigenze di analisi e soluzione politiche alla crisi epocale che l’intera società sta attraversando. in più ha aggiunto anche i notevoli risultati dei servizi che l’Auser mette a disposizione del territorio; in particolare quelli relativi al trasporto e all’accompagnamento delle persone fragili (attraverso il Filo d’Argento) e quelli di promozione culturale (attraverso le Università poopolari).

Tutto questo, comunque, senza troppo paludamenti accademici, e anzi avendo di mira la citazione della sociologa Franca Olivetti Manoukian (presente anch’ella al congresso di stamane), inserita anche nell’invito ufficiale: “Continueremo a cercare assieme qualche strada ragionevole, nonostante tutto”. Quindi: consapevolezza che i percorsi possono essere più d’uno, che bisogna cercarli e sceglierli in base alla loro razionalità (e praticabilità) e – soprattutto – che le difficoltà non possono fermare l’affermazione della giustizia sociale.

ausercongressofabioGli interventi e i saluti delle molte organizzazioni e associazioni “amiche” presenti hanno confermato la centralità dell’Auser nel vasto e fecondo panorama del volontariato comasco. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Strategie per un mondo nuovo/ migrazioni, sviluppo e strategie tra Africa ed Europa

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Un convegno assai partecipato – in tutti i sensi – quello ospitato dal Teatro Sociale di Como la mattina di sabato 18 febbraio. Curato da Massimiliano Mondelli, moderato dai giornalisti Alessio Brunialti e Andrea Quadroni de La provincia e Michele Luppi de Il settimanale della diocesi, e dedicato alla memoria di Gian Paolo Calchi Novati, grande esperto di storia del colonialismo recentemente scomparso, Strategie per un mondo nuovo.  Prospettive di gestione dei flussi migratori provenienti dall’Africa ha inteso offrire ad abitanti, istituzioni e associazioni di Como una visione ragionata del fenomeno migratorio di provenienza africana e di destinazione europea, dato che proprio dall’Africa proviene la maggior parte delle persone che hanno raggiunto la città negli ultimi sei mesi, attivando la cittadinanza nell’ormai noto sistema d’accoglienza (in parte) spontanea e trasversale che è stato più volte citato come esempio positivo. Già on line tutti i video.

Hanno aperto l’incontro tre rappresentanti politici – Chiara Braga, deputata e responsabile nazionale Ambiente Pd, Bruno Corda, prefetto di Como, e il sindaco della città Mario Lucini, affiancati da Barbara Pozzo, professora di Diritto privato comparato presso l’Università degli studi dell’Insubria. Sono stati riconosciuti i meriti della “bella Como” nell’allestire e coordinare un’ accoglienza strutturata, che superasse una logica “emergenziale” per offrire ai migranti mezzi concreti di integrazione in loco, mentre l’Italia si distingue per un carico di responsabilità e un atteggiamento costruttivo che pochi altri paesi europei si sono assunti. Corda ha osservato che nessuno degli enti e delle persone coinvolte ha negato il proprio contributo, scongiurando così il rischio di un’esacerbazione della tensione associata, sia pure irrazionalmente, ai “migranti”(una definizione che il prefetto evita in quanto irrispettosa dell’aspetto individuale).

Unitamente alla cittadinanza, alla politica e al terzo settore, è intervenuto alla gestione dell’accoglienza un quarto grande attore: il settore accademico, per definizione legato all’avanguardia, al progresso e, in generale, al miglioramento della condizione umana per mezzo della conoscenza. Proprio quest’ultima, ha sottolineato Lucini, permette di affrontare gli inevitabili cambiamenti sociali con atteggiamento positivo e innovatore, traslando in un più ampio contesto esperienze e insegnamenti maturati a livello locale. Scuole e università hanno la funzione di aprire la strada al cambiamento e gettarne le basi: per fare ciò, è impensabile che insistano nell’isolarsi dalla realtà materiale senza interagire con essa.

Precisamente dall’ambiente universitario appartiene una parte significativa degli ospiti del convegno (Fabio Rugge, rettore dell’Università di Pavia, e Gian Battista Parigi, professore di Chirurgia Pediatrica presso lo stesso ateneo, non hanno potuto presenziare fisicamente, intervenendo però “in differita” con un messaggio scritto e una registrazione), nel tentativo di “decostruire” il fenomeno migratorio afro-europeo.
Per ammissione di  Paolo Sannella, presidente del Centro relazioni con l’Africa della Società geografica italiana e già ambasciatore italiano in Costa d’Avorio e Angola, “la migrazione è un tema difficile”, per la sua complessità irriducibile. Trovare una soluzione adeguata a essa non è e non può essere semplice, ma resta comunque un’urgenza.
Sannella ha ricordato come alla base delle migrazioni di africani e africane verso l’Europa stiano cambiamenti di segno positivo: un rapidissimo aumento demografico determinato da un miglioramento delle condizioni di vita, l’abbondanza di risorse reali o potenziali nel continente africano, tra cui, se non soprattutto, quella umana, complementare all’inarrestabile invecchiamento della popolazione europea. Il problema non sta, dunque, nella dotazione di risorse, ma nella gestione e distribuzione di esse, in larga parte per effetto della colonizzazione europea. Per “dovere morale” storico, ma anche per interesse reciproco, l’Europa dovrebbe cooperare con l’Africa in ognuna delle fasi della migrazione: non soltanto nell’accoglienza, cioè, ma anche nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo nei paesi d’origine dei migranti, a cui approcciarsi con atteggiamento paritetico, restituendo agli africani il ruolo di architetti e protagonisti del cambiamento. Per rendere più armoniosi ed efficaci i rapporti tra il Nord e il Sud del Mediterraneo, è altrettanto necessario che la società europea sia disposta a rimettersi in discussione, accogliendo trasformazioni inevitabili, ma non necessariamente fatali o sconvolgenti. Del resto, prima di questa nuova ondata xenofobica, l’Europa ha già conosciuto e consentito diversi casi di inclusione positiva, come nel caso della fortunata commistione tra la comunità capoverdiana e la società italiana, citata da Manuel Amante Da Rosa, ambasciatore di Capo Verde in Italia e responsabile Commissione degli affari migratori per il gruppo degli ambasciatori africani accreditati e residenti in Italia.

Tale esempio non è casuale, perché la vicinanza linguistica e i comuni valori cattolici rivelano quanto, molto spesso, la distanza che ci separa dagli altri sia più percepita che reale, e di come sia dunque possibile cooperare “simmetricamente” per convergere a soluzioni da cui ognuna delle parti possa trarre beneficio. In quest’ottica, la cooperazione non è da intendersi come spesa a perdere, bensì come investimento sul lungo periodo – ha affermato Jean-Léonard Touadi, titolare della cattedra di Geografia dello sviluppo in Africa dell’ateneo di Roma Tor Vergata -, coinvolgendo il settore della formazione e permettendo un’interazione continua tra operatori pubblici e privati, locali e “d’importazione”, nello scenario di un mondo sempre più interconnesso in cui le somiglianze sono più delle differenze, e in cui si possa trarre vantaggio bilaterale anche (soprattutto?) da queste ultime.

Certo è sbagliato, e nocivo, ignorare le criticità politiche, economiche, sociali nei rapporti tra Europa ed Africa. A parte la questione della xenofobia e la retorica dell’emergenza, tanto più preoccupanti quanto più si fa caso alle loro illogiche premesse, resta il dato di fatto di una distribuzione asimmetrica delle risorse, con le conflittualità che ne derivano. Per evitare ulteriori sbilanciamenti aggravati da una corruzione spesso endemica, ha argomentato Alberto Majocchi (già professore di Scienza delle finanze a Pavia), è opportuno evitare finanziamenti diretti, formando, in Europa, specialisti che possano applicare le conoscenze acquisite alla realtà dei paesi d’origine, creando condizioni favorevoli agli investimenti. Anche Anna Rita Calabrò, in cattedra presso il dipartimento pavese di Sociologia, si è detta favorevole a un’apertura delle università a giovani migranti di talento, perché possano investire le competenze acquisite per migliorare la realtà di provenienza.

Non bisogna tuttavia ridurre il contributo scientifico a un'”inversione di tendenza” dei flussi migratori, orientata allo sviluppo “anziché” all’inclusione. Lino Panzeri, professore di Diritto delle migrazioni presso Uninsubria, ha ricordato l’importanza degli enti locali come “laboratori di convivenza”, in cui il concetto stesso di cittadinanza è trasformato dai cambiamenti in atto nella società, compreso l’arrivo di nuovi soggetti che interagiscono con la comunità autoctona. A Como, per esempio, l’Università dell’Insubria sta offrendo agli studenti del corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale di affiancare operatori dell’accoglienza presso il centro di accoglienza di via Regina Teodolinda; più in generale, la risposta data dalla città all’arrivo di nuovi e voluminosi flussi migratori conferma che la spinta a migliori modelli d’accoglienza passa dal locale per arrivare, forse, al nazionale e al comunitario. L’emanazione di leggi a partire dai primi anni Ottanta in Italia e interventi mirati della Corte costituzionale hanno riconosciuto, ex-post, l’effettivo protagonismo dei comuni nel superare la concezione delle migrazioni come mera questione di ordine pubblico.
E del resto, ha sottolineato Luca Deidda, che è intervenuto dall’Università degli studi di Sassari di cui è prorettore e dove insegna Economia, come possono trarre vantaggio i migranti dall’inclusione nella società ospite, ne può trarre vantaggio quest’ultima. C’è di più: Deidda ha affermato che le migrazioni “devono” essere compatibili con la possibilità dell’inclusione sociale, e gli istituti di formazione possono contribuire a creare tale compatibilità. L’esperienza di Deidda, prorettore e docente presso un ateneo di dimensioni relativamente piccole, in una regione poco popolosa  e “anziana” quale è la Sardegna, ben dimostra la “complementarietà” tra gli ospitanti e gli ospitati. Peraltro, incentivare l’accoglienza integrata alla formazione universitaria potrebbe spianare la strada per un percorso educativo finalizzato a un’accoglienza “a tutto tondo”, comprensiva dell’aspetto “inclusivo” e di quello più legato alla sicurezza.

Per ultima, ha preso parola Elly Schlein, europarlamentare Possibile. Schlein ha constatato che l’obiettivo europeo di un sistema d’asilo comune (ed efficace) non ha, ad oggi, portato a risultati concreti. A un anno e mezzo dall’approvazione in sede di Consiglio europeo di una distribuzione ponderata di 160 000 rifugiati tra i 28 Stati dell’Unione, soltanto 12 000 sono stati effettivamente riassegnati, alleviando l’onere dell’Italia e di altri cinque paesi che, da soli, si fanno carico dell’accoglienza dell’80% dei richiedenti asilo in Europa, complice il sistema messo in piedi dagli accordi di Dublino, che attribuisce tale responsabilità al “primo paese d’arrivo” (il significato ultimo di tale espressione rimane ambiguo); per non parlare del fatto che l’86% dei rifugiati mondiali è effettivamente ospitato in Paesi in via di sviluppo. Procede, al contrario, il processo di “esternalizzazione” dei controlli di frontiera, rendendo l’accoglienza europea esclusiva più che inclusiva, benché  migranti e rifugiati in arrivo in Europa costituiscano una percentuale minima della popolazione complessiva dell’Unione. Accordi di reinsediamento o rimpatrio come quello, assai controverso, siglato con la Turchia sono presi in considerazione anche per paesi tutt’altro che sicuri, mentre le frontiere esterne della “fortezza Europa” in disgregazione  – le isole greche, i Balcani, le coste e i confini italiani – si trasformano in “bacini di raccolta” per un numero di migranti e richiedenti asilo che, pur gestibili in una dimensione comunitaria, certo non lo sono a livello locale. Si è detta scettica, Schlein, riguardo al New Migration Compact per come esso si presenta, privo com’è di coerenza rispetto alla cooperazione finalizzata allo sviluppo. L’Unione Europea sembra dare con una mano ciò che toglie con l’altra, considerando che i 1000 miliardi di dollari persi in cinquant’anni di evasione ed elusione fiscale equivalgono ai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo (come riportato da uno studio dell’African Union). E se manca la volontà di collaborare nell’includere migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sembra esserci un consenso assai robusto per quanto riguarda l’esclusione degli stessi. In altre parole, una politica comune di asilo sembra raggiungibile in Europa a condizione di eliminarne, a priori, la materia prima.

Un dibattito così ricco di interventi e spunti di riflessione ha dunque trovato un fil rouge nel coinvolgimento del settore educativo dei paesi d’arrivo che sia finalizzato a creare migliori condizioni d’inclusione e maggior efficienza economica sul posto, da un lato, e intervenire nei paesi d’origine affinché migrare possa essere una scelta, prima che una necessità materiale, dall’altro. Questo comporterà un’azione sinergica, orizzontale, che mostri, nella logica come nei fatti, il reciproco vantaggio dell’accoglienza “qui” e dello sviluppo “lì”. Che smentisca le false premesse su cui si basa il discorso protezionista e xenofobo, che incontra ampi consensi nell’epoca dei “fatti alternativi” e di politiche di frontiera draconiane, e rispetto al quale gli immigrati di seconda generazione sono particolarmente a rischio. Che richieda, come ogni investimento, delle spese iniziali in previsione di futuri e reciproci guadagni, ma  che, come ogni investimento assennato, si attenga a una strategia condivisa e non perda mai di vista gli obiettivi comuni. [Alida Franchi, ecoinformazioni – foto di Enzo Mangalaviti, ecoinformazioni].

Guarda tutte le foto di Enzo Mangalaviti

Già on line sul canale di ecoinformazioni  i video di tutti gli interventi.

Leggi qui il documento finale della conferenza.

Ventimiglia e Como/ Accoglienza a confronto

giustomarmotavoloNel tardo pomeriggio di martedì 7 febbraio Como senza frontiere ha incontrato, all’oratorio di Rebbio con don Giusto della Valle, Maurizio Marmo, direttore della Caritas diocesana di Ventimiglia-Sanremo, venuto a Como per valutare la situazione di frontiera e confrontarla con quella della città ligure. Presente anche una delegazione di Medici senza frontiere. Durante l’incontro, un dialogo durato circa un’ora, sono emerse  differenze tra la situazione ventimigliese e quella comasca, molte riguardanti il diverso rapporto tra Caritas, l’associazionismo e l’autorità prefettizia.
Già on line sul canale di ecoinformazioni i video di Elisa Scardino.
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3 Febbraio/ Eusebio per 15

casaeusebioVenerdì 3 febbraio alle 20.45 si terrà nell’oratorio di Sant’Eusebio in via Volta 10, a Como, un incontro per organizzare un gruppo di volontari che si occupino della gestione di quindici posti letto destinati ai migranti.

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