Alessandro Tarpini

Sciopero generale: nel Comasco, adesione attorno al 50%

20141212_105508Fra i diversi settori, nelle aziende metalmeccaniche e agricole ha aderito allo sciopero organizzato da Cgil e Uil circa l’80% dei lavoratori, 40% nel pubblico impiego, 45% nei trasporti, 30% nei tessili e 15 % nella scuola

«Lo sciopero è riuscito – commenta Alessandro Tarpini, segretario Cgil Como – Ed e’ da queste piazze e da questi contenuti che bisogna partire per ricostruire un terreno unitario e per mantenere alto il livello di partecipazione e di mobilitazione in tutte le forme, affinché il lavoro, i diritti e la dignità dei lavoratori diventino le priorità per tutto il Paese».
Da Como, hanno partecipato alla manifestazione di Milano circa 500 persone. [aq, ecoinformazioni]
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Taglio ai Patronati, a rischio il 30% del servizio

patronatiLa Legge di stabilità propone una riduzione significativa del “Fondo Patronati”. A rischio una buona fetta dei servizi agli utenti anche nel Comasco. Definito un piano di protesta unitario.

«Ci metterà in ginocchio». È questa, in estrema sintesi, la denuncia che i patronati del Ce – Pa comasco (cui fanno riferimento le strutture di Cgil, Cisl, Uil e Acli) lanciano alla proposta contenuta nella nuova Legge di stabilità.
Il Fondo è alimentato da una quota dei versamenti dei contributi previdenziali obbligatori di tutti i lavoratori dipendenti. Facendo i conti, dal 2015 si tratterà di un ammanco del 30%. A ciò non corrisponderà una diminuzione delle tasse per i cittadini: semplicemente una parte dell’aliquota sarà utilizzata per fare altro (e, a oggi, non si sa bene cosa).
Qualche numero. A livello nazionale, il sistema patronale consente allo stato di risparmiare ben 657 milioni. In provincia, nel 2013, sono state aperte 75785 pratiche nei 108 recapiti. Sono circa 26 le sedi distribuite  su tutto il territorio, a fronte delle  4 dell’Inps e una dell’Inail. Dal 2010, il lavoro è aumentato del 30%.
«Verrà quindi a mancare un punto di riferimento per l’utenza, specie per quella più fragile», spiegano i responsabili territoriali dei patronati. «Un esempio?  – dice Salvatore Monteduro, segretario Uil – I 130 mila disoccupati del territorio».
Già, perché i tagli costringeranno a ridurre il servizio, a oggi interamente gratuito per tutti, iscritti ai sindacati e non, che significa pure lasciare a casa i dipendenti.
«I conti sono presto fatti – spiega Gerardo Larghi, segretario Cisl dei Laghi – su quarantuno dipendenti, tredici persone sono a rischio». Alessandro Tarpini, segretario Cgil, rincara la dose: «In soldoni, per la Camera del Lavoro di Como saranno 200 mila euro in meno. E considerate che già ora l’Inca è in deficit».
Al momento, la legge non permette ai patronati di fatturare. Per i cittadini, quali saranno le soluzioni? Rivolgersi all’Inps e affrontare la famigerata e temibile procedura telematica (per molti un vero e proprio incubo), oppure mettersi nelle mani di privati, un mercato illegale già presente nella “clientela immigrata”. «A 50 metri dalla nostra sede – continua Tarpini c’è un sedicente ufficio in cui le pratiche costano 80 euro».
Venerdì 7 novembre i responsabili locali incontreranno il prefetto. Sabato 15 novembre in tutta Italia si organizzeranno presidi informativi sulle attività dei patronati. A Como, l’appuntamento è dalle 10 alle 16 a Porta Torre. Inoltre, all’indirizzo http://www.tituteliamo.it è possibile firmare la petizione on line.
Si sta aprendo – in attesa di una marcia indietro dell’esecutivo –  un nuovo capitolo dello scontro fra governo e sindacati. «Non siamo dei semplici passacarte – conclude Maria Luisa Seveso, presidente delle Acli – il nostro è un lavoro nel merito, si difendono i diritti». E forse il punto è proprio quello.  [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Una piazza di speranza e di lotta

Tarpini-CongressoAnticipiamo l’intervista ad Alessandro Tarpini, segretario della Camera del Lavoro di Como, inserita nel numero di ottobre – novembre della newsletter Cgil Como Informa.

 

Partiamo da quello che è successo ieri a Roma e dalle parole di Pina Picierno, eurodeputata del Pd.
Basta offese alla Cgil. Si può non essere d’accordo con le proposte e le iniziative del sindacato.  Sono inaccettabili gli insulti, la denigrazione, le offese gratuite prive di qualsiasi fondamento. Lascia davvero senza parole che da un’esponente di centrosinistra arrivino tali falsità anziché tentare di misurarsi nel merito delle questioni. Gli iscritti alla Cgil sono certificati e abbiamo pagato i pullman per la manifestazione di sabato. Pagati, come sempre, con i soldi che i nostri iscritti versano volontariamente ogni mese.
Quanto accaduto ieri a Roma con gli operai delle acciaierie di Terni, cui va tutta la nostra solidarietà, ci preoccupa e ci indigna. Il Ministro è responsabile di aver messo i lavoratori della polizia  contro altri lavoratori, qualcuno deve di ciò rispondere.

Soddisfatto per l’esito della manifestazione del 25 ottobre?
È stata una giornata importante, per certi aspetti di rottura. Ha segnato una svolta rispetto al passato. La partecipazione è stata ben sopra le nostre aspettative. La piazza esprimeva un disagio e una sofferenza diffusi nel paese e la politica da troppo tempo non è in grado o non vuole dare risposte adeguate.

E ora cosa succederà?
Al di là delle strumentalizzazioni, stiamo portando avanti proposte precise e critiche molto chiare sia al jobs act che alla legge di stabilità. Chiaro, se resteranno lettera muta, probabilmente si comincerà un percorso di lotta e sarà deciso nelle sedi opportune.

C’è margine di trattativa?

Da parte dell’esecutivo registriamo un atteggiamento piuttosto scomposto. È indice di difficoltà, forse figlio delle tante promesse fatte e ad oggi ancora disattese. Gli ultimi due incontri non sono stati nemmeno interlocutori.

Dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi alla Leopolda, è in conflitto essere elettori del Pd e al contempo iscritti alla Cgil?
No, nessun conflitto o incompatibilità. La Cgil ha 6 milioni d’iscritti che votano per partiti diversi.
Esiste però un problema di carattere generale. Al di là delle buone intenzioni, un partito di centro sinistra non può essere incapace di dare risposte alle esigenze emerse durante la manifestazione di sabato. Ci si limita agli slogan e alla propaganda. La politica “chiacchere e distintivo” non porta da nessuna parte.
Io non credo di poter essere accusato d’aver pregiudizi verso il Presidente del Consiglio. Mi pongo un problema: dentro un partito con questa forma e caratteristiche, c’è spazio per uno come me che si dichiara riformista convinto?

Il conflitto con il Pd creerà problemi alla Cgil?

Un pezzo del nostro quadro attivo vive la situazione attuale con un certo smarrimento. È una situazione nuova, cercheremo di gestirla con la consueta pacatezza.
Una cosa: siamo sempre stati accusati di fare scioperi politici. Ora è evidente a tutti la nostra autonomia dalla politica e dai governi.

Qual è il tuo parere sul jobs act?

Continuo a non capire perché un lavoratore, in un’azienda non in crisi, che svolge il suo compito con impegno, debba poter essere licenziato.  L’idea che per poter dare elementi di diritto e garanzia agli ultimi sia necessario togliere a quelli “più avanti” è assurda. La storia degli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti e dimostra che il meccanismo non funziona.  Poi, chi sarebbero i privilegiati? Gli operai che magari con gli straordinari arrivano a 1200 euro al mese?
C’è anche un aspetto di natura filosofica: l’impresa diventa un dominus e tutto il resto sta sotto, subordinato. Prendiamo gli imprenditori: molti di loro sono straordinari, alcuni sono bravi ma altri sono persino indegni di essere definiti tali, e la situazione non è rassicurante. Inoltre la Costituzione sancisce una serie di diritti e doveri per tutti, lavoratori e datori di lavoro. Questa santificazione del ruolo dell’impresa mi sembra sbagliata e priva di fondamenta nella realtà..

Cosa si deve aspettare Como dai prossimi mesi?
La situazione è complicata e non si vedono segnali di ripresa. Stanno arrivando a esaurimento ammortizzatori sociali e lo scenario non potrà che essere quello di altri licenziamenti collettivi.
A questo proposito, la legge di stabilità è sbagliata nei principi cardine: si scommette sui consumi individuali e la riduzione del costo del lavoro. La scelta è sbagliata, in altri paesi si è rivelata fallimentare. Incentivare i consumi non produce nuova occupazione, è necessario invece fare investimenti pubblici importanti sul lavoro e aiutare le aziende a mettere soldi privati.

Cosa si aspetta invece la Cgil…

Il governo ha discusso con una serie di soggetti, ad esempio l’ordine degli avvocati, su questioni che li riguardano. Forse, è una mia sensazione, non si vuole trattare con noi perché gli interessi che tuteliamo sono più scomodi. Ad esempio, la manovra introduce un meccanismo sul trattamento di fine rapporto in cui un pezzo del salario dei lavoratori si ritrova la tassazione aumentata di 8, 5 punti. Perché non dobbiamo avere un’opinione in proposito? Il tfr e la previdenza integrativa sono frutti di accordi nazionali che stanno per essere stravolti.
C’è poco da fare: per consentire al finanziere Davide Serra di continuare a fare Davide Serra devono esistere tante “Marta” (precaria delle poste, stabilizzata grazie all’aiuto del sindacato. È intervenuta alla manifestazione di Roma ndr) che continuano a essere precarie, perché le due storie sono collegate. Non si possono giocare due parti nella stessa commedia, prima o poi un leader politico deve scegliere se stare con Marta o Davide.Guarda caso, alla Leopolda ha parlato Serra, in piazza S. Giovanni Marta. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Basta attacchi alla Cgil, basta botte ai lavoratori


1925305_10204185170781910_9086347229880059941_nDura dichiarazione del segretario provinciale della Cgil Alessandro Tarpini, a proposito delle parole pronunciate dalla Picierno sulla manifestazione di Roma e le cariche della polizia contro gli operai di Terni.

 

«Basta offese alla Cgil – commenta il segretario provinciale della Cgil – si può non essere d’accordo con le proposte e le iniziative della Cgil così come con l’intervista di oggi del suo segretario generale. Ciò che è invece inaccettabile sono gli insulti, la denigrazione, le offese gratuite prive di qualsiasi fondamento.
Soprattutto se provengono da esponenti politici con rilevanti incarichi pubblici. Gli iscritti alla Cgil sono certificati e ovviamente abbiamo pagato i pullman per la manifestazione di sabato. Pagati, come sempre, con i soldi che i nostri iscritti versano volontariamente ogni mese.
Lascia davvero senza parole che da una esponente di centrosinistra si utilizzino tali falsità anziché tentare di misurarsi nel merito delle questioni. Bisognerebbe avere rispetto di migliaia di donne e uomini che hanno spesso viaggiato due notti, facendo sacrifici per partecipare ad un’iniziativa in cui hanno creduto, e
bisognerebbe avere più rispetto nei confronti della CGIL, un sindacato che da sei anni sta cercando con tutti i mezzi di difendere il lavoro, che è sempre vicino alle persone che soffrono e che con il suo lavoro quotidiano ha impedito fino ad oggi che la situazione sociale esplodesse.
Anche per questo, quanto accaduto oggi a Roma con i lavoratori delle acciaierie di Terni, a cui va tutta la nostra solidarietà, ci preoccupa e ci indigna. Non si possono picchiare dei lavoratori solo perché cercano di difendere il loro lavoro e il loro futuro». [aq, ecoinformazioni]

Da Como 500 persone al corteo di Roma

tarpiniUn’adesione così non si registrava dal 2002. Allora, sempre per l’articolo 18, la Cgil di Cofferati portò al Circo Massimo tre milioni di persone. «Era un altro mondo», commenta il segretario comasco Alessandro Tarpini. Sta di fatto che venerdì notte  partiranno da Como circa 500 persone alla volta di Roma, per la manifestazione nazionale della Cgil sul lavoro. Come partecipare da Como.

«Non ci aspettavamo così tante richieste, sono almeno il doppio di quanto pronosticavamo». In particolare, hanno risposto all’appello soprattutto precari, studenti e lavoratori.
Non solo articolo 18. Secondo il sindacato provinciale quell’argomento è uno “strumento di distrazione di massa”. «Negli ultimi due anni – spiega Giacomo Licata, componente della segreteria provinciale – il nostro ufficio vertenze ha registrato sei reintegri per articolo 18». In più, aggiunge Tarpini: «A Como, nel 2014, ci sono stati 1332 licenziati da aziende con più di quindici dipendenti. È un po’ che sono in giro, e in questi anni nessun imprenditore mi dice che il problema è l’articolo 18. Mancano investimenti, non si può pensare di fare concorrenza sul costo del lavoro».
Per dare diritti alle persone non bisogna toglierli a chi li ha. Soprattutto in un periodo di crisi come questo: «Basta vedere quante persone sono rimaste a casa negli ultimi due anni – commenta Licata – nel 2013 erano intorno ai 1500 mentre nel 2012 si aggiravano sui seicento. Per molti, stanno finendo gli ammortizzatori sociali».
L’attuale legge delega sul lavoro non ha i contorni chiari: «Può essere tutto o niente», continua Tarpini. Ma pare si stia andando verso un ulteriore gerarchizzazione: «L’impresa diventa un dominus e tutto il resto sta sotto. È come dare in mano una pistola agli imprenditori. Molti di loro sono straordinari, alcuni sono bravi ma altri sono dei cialtroni e la situazione non è rassicurante».
Per la Cgil lariana, questa non è una battaglia di retroguardia o conservazione: «Parliamo invece dei 150 miliardi di evasione e i 190 derivanti dalla corruzione. Perché non utilizziamo la stessa veemenza su questi temi?». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

«La società è immobile. Serve una scossa: le riforme sono la vera rivoluzione»

Tarpini-CongressoAnticipiamo l’editoriale della newsletter Cgil Como Informa.Nel Comasco – ma in generale  in Italia – sono necessari  un cambiamento di prospettiva e alcune scelte coraggiose. Per rimettere in moto l’ascensore sociale e per dare risposte alle nuove povertà sempre più dilaganti. Perché parlare oggi di segnali di ripresa «è quantomeno eufemistico». L’intervista ad Alessandro Tarpini, segretario provinciale della Cgil

Partiamo da un sito produttivo emblematico del territorio, le Ferriere Dongo. 180 persone sono in cassa integrazione e attendono gli stipendi arretrati. La proprietà, intanto, viene travolta da scandali enormi. C’è una possibilità per risolvere la situazione?
La crisi a Dongo comincia circa trent’anni fa e non è slegata da una situazione generale in cui versa la siderurgia nazionale.  In più, ci sono problemi logistici e condizioni storiche non più esistenti. Il gruppo Castiglioni non ha adottato grandi soluzioni strategiche, per non parlare delle ormai note vicende giudiziarie.  Si può sperare nella cessione della parte dedicata all’alluminio, si parla di un interessamento da parte di una ditta austriaca. La strada, purtroppo, è in salita.

Guardando la situazione attuale, è verosimile un’idea di sviluppo territoriale che possa fare a meno del settore manifatturiero?
Non sta in piedi, sotto tutti i punti di vista. Avrebbe ricadute drammatiche nel lungo periodo.  Per com’è conformato il Comasco, alcune figure professionali non avrebbero alcuna prospettiva di riconversione occupazionale e si troverebbero di fronte un’unica prospettiva: la disoccupazione.  È una questione sopravvalutata, io continuo a considerare straordinario il nostro manifatturiero. Un esempio? Conosco imprenditori abituati a girare il mondo e mi dicono che in un’economia come la nostra, definita “senza magazzino” e con i tempi di consegna dirimenti rispetto al successo di un’idea, le competenze artigianali del territorio e le sue specificità costituiscono una straordinaria eccezione rispetto al panorama mondiale. Certo, andrebbe valorizzata di più. Però, attenzione: prima si pensava che la soluzione migliore per ridurre i costi fosse andare a produrre in un’altra parte del pianeta. Oggi non è più così: i conflitti a intensità più o meno bassa e le rivendicazioni avanzate dai lavoratori dei paesi in cui si delocalizzava dimostrano che non è tutto oro quello che luccica.

Sono passati quasi due anni dall’abolizione delle province. È cambiato qualcosa nelle politiche occupazionali?
No. Nulla programmava la provincia, nulla programma la regione. Le imprese hanno imparato ormai a fare da sole.

Secondo Susanna Camusso «il governo deve spendere energie per creare posti di lavoro». In che modo?
Facendo politiche anticicliche. Esempio: gli USA sono usciti della crisi attraverso pesanti investimenti in infrastrutture, sanità e università. Noi non abbiamo il coraggio di fare lo stesso, e se continuiamo sulla strada in cui stiamo andando il risultato non cambia.
Ci sono poi “pezzi” strategici di economia in cui, pur di evitare una catastrofe, lo stato potrebbe metterci mano. La Francia, ad esempio, ha partecipazioni importanti in alcune industrie di trasporti. Noi abbiamo un patrimonio culturale che sta andando a pezzi: lo Stato non potrebbe farsene carico attraverso uno straordinario investimento di valorizzazione e conservazione? Non sarebbe un bel volano per l’economia? Io non ci vedo niente di male.

 Due anni fa, all’incontro con Enrico Letta a Como, dicesti: «Como ha bisogno di una riflessione profonda sulla sua identità produttiva; non bastano soluzioni pratiche, è necessario che la prossima amministrazione sia in grado di volare molto alto». Secondo te, sono state rispettate le attese?
Lucini è sicuramente un bravo amministratore, un galantuomo e come lui tutta la giunta. Ha ereditato una situazione drammatica, i problemi aperti sono molti e per alcuni di essi, ricordiamo Ticosa e Paratie, ci vorrebbero più mandati per risolverli. Oggi, le risorse obbligano a fare salti mortali per garantire ai cittadini i servizi minimi. Ciò, è inevitabile, ha un prezzo ed è il calo di popolarità.  Al netto di tutto questo, ci vorrebbe però un colpo di reni.

«S’inizia a intravedere la fine della crisi». Così si dice. È vero? Quali mesi ci aspettano?
Parlare di ripresa è quantomeno eufemistico. Anzi, è controproducente per chi sta vivendo la crisi. Credo sia più corretto parlare di stabilizzazione. C’è stata una sorta di selezione darwiniana delle imprese, che a Como ha significato la perdita del 30% dell’attività  produttiva. Certo, rispetto a un anno fa non c’è più l’esplosione di una cosa nuova ogni settimana.  Non si parla delle nuove povertà: la società è immobile, chi entra in una situazione di disagio sociale, e il numero è in costante crescita, non riesce più a uscirne.

C’è una via d’uscita?
Abbiamo bisogno “come il pane” di una scossa, una rivoluzione. E per il nostro Paese la vera rivoluzione sono le riforme. Un percorso di riformismo, radicale, profondo e senza tabù. E a questo proposito, mi pare, il quadro che emerge è invece quello di un paese arroccato, profondamente conservatore. I problemi non si risolvono in poco tempo, è ovvio. Tuttavia, in questo paese sembra impossibile toccare qualcosa senza trovarsi di fronte barricate. Sembra si voglia mantenere lo status quo a tutti i costi, senza mettersi mai in discussione. La discussione di questi giorni in Senato è emblematica. Premetto: ho raccolto firme per difendere la costituzione e non sottovaluto le osservazioni sollevate sull’equilibrio dei poteri dello stato. Ciò detto, avremo pure il testo costituzionale più bello del mondo, ma ciò non ha impedito al paese di infilarsi nella situazione in cui siamo. Forse, e non voglio insinuarmi in discussioni tecniche, qualcosa va cambiato. O quantomeno, è giusto parlarne. Il discorso, ovviamente, non deve prescindere dalle colpe del sindacato. Non siamo immuni da responsabilità.

A questo proposito, che futuro vedi per la Cgil?
La nostra ragione di esistere passa da un rilancio della contrattazione: se un sindacato non si occupa del rinnovo dei contratti e dei bisogni materiali dei lavoratori è destinato a non avere più senso. Però, una grande organizzazione come la nostra deve dare risposta anche ai bisogni individuali delle persone. Le due cose devono andare necessariamente insieme, soprattutto in questo periodo.
Dobbiamo avere il coraggio di rimettere in discussione alcune questioni. Come idee di fondo, le relazioni industriali e la rappresentanza sociale sono ferme agli anni settanta. Piaccia o meno, vanno rimesse in discussione.  E basta dire “la Germania sì che funziona”. In quel paese esiste il sistema della partecipazione da parte dei lavoratori. E, a proposito di costituzione, basterebbe dare applicazione all’articolo 46. Non si potrebbe fare un tentativo serio?

All’inizio abbiamo parlato delle Ferriere di Dongo, un simbolo del nostro territorio. Oggi, sempre parlando di simboli, uscirà per l’ultima volta in edicola l’Unità. Pensi di acquistarla?
L’ho già comprata.

[Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Eletta la nuova segreteria della Cgil Como

cgilA conclusione del percorso congressuale, il direttivo della Cgil comasca ha eletto la nuova segreteria provinciale.
I componenti sono Alessandro Tarpini (segretario generale della Camera del Lavoro di Como), Roberta Sfardini, Lucia Cassina, Giacomo Licata, Francesco Di Salvo.

Primo maggio/ Più Europa, più lavoro, più diritti

1maggio2014comoCentinaia di persone hanno partecipato al corteo che da via Milano ha raggiunto piazza Duomo a Como per la manifestazione del primo maggio. Presenti, oltre alle rappresentanze dei lavoratori, esponenti politici tra i quali la parlamentare Chiara Braga e il consigliere regionale Luca Gaffuri, l’assessora Gisella Introzzi e l’assessore Marcello Iantorno, i consiglieri comunali di Como Andrée Cesareo, Patrizia Lissi, Raffaele Grieco e Luigi Nessi, i partiti della sinistra (Pd, Sel, Prc, Giovani comunisti, Lotta comunista e L’altra Europa con Tsipras), i presidenti di Arci, Acli, Auser, Italia Cuba e tanti altri.
«Voglio dedicare un pensiero ai famigliari di Federico Aldovrandi – dice Alessandro Tarpini, segretario provinciale della Cgil – abbiamo massimo rispetto per le forze dell’ordine, quello che è successo in questi giorni però è un insulto alla divisa (ndr: il riferimento è alla standing ovation ricevuta al congresso della Sap ai poliziotti condannati per l’omicidio di Aldrovandi)». Le parole del sindacalista sono in gran parte rivolte ai giovani e al loro futuro: «Dove pensiamo d’andare, se i nostri figli non hanno certezze e prospettive. Loro devono tornare a essere la priorità, e per fare questo bisogna avere il coraggio di ripudiare le ricette adottate fino ad oggi». Il richiamo è alle misure liberiste, improntate all’austerity, adottate dai governi precedenti. «Il risultato – continua Tarpini – è il proliferare delle nuove povertà: solo a Como ci sono cinquemila nuclei famigliari che non riescono a mettere assieme il pranzo con la cena». Il vero pericolo? La coesione sociale. «Il sindacato si sta dissanguando per dare ai cittadini ciò che l’Inps non riesce più a dare. L’uguaglianza – conclude Tarpini – deve diventare la nostra ossessione».
Più Europa e solidarietà è invece l’appello che Leonardo Palmisano, segreteria Cisl Laghi, rivolge dal palco: «Il cittadino non percepisce più l’ Unione Europea come un progetto a difesa delle persone. È necessaria una visione strategica per riportare l’innovazione e il lavoro al centro del discorso politico». E a questo proposito, un pensiero va a Malpensa, luogo scelto da Cgil, Cisl e Uil regionali per celebrare la festa dei lavoratori.
Paolo Carcassi, Uil nazionale, ha ribadito l’importanza del primo maggio («una festa con radici solide»), specie in una situazione di crisi gravissima come questa: «Dobbiamo sfidare il governo sull’evasione fiscale, a pagare non possono essere sempre i soliti. Le riforme devono raccogliere anche le fasce meno protette, come gli incapienti e i pensionati».
In concomitanza al corteo, la Filcams Cgil ha allestito un gazebo in piazza San Fedele; nella giornata di oggi, la categoria sindacale ha proclamato uno sciopero in tutte quelle aziende del territorio comasco che hanno stabilito l’apertura per il primo maggio.  «Si sono fermate tante persone a chiaccherare: abbiamo spiegato qual è la nostra posizione – dice il segretario provinciale Ivan Garganigo – vogliamo sia ripristinata la vecchia legge, in cui regione, comune e parti sociali stabilivano l’apertura degli esercenti. In questo modo, erano tutelati i negozi del centro storico e quelli piccoli. In una città turistica come Como è molto importante. Le liberalizzazioni non hanno portato nessun vantaggio in termini di occupazione, anzi, sono aumentati i costi fissi, spalmati su sette giorni, a fronte di un immutato introito».

Le foto

Il corteo in via Milano

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Striscioni e bandiere

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Il corteo in viale Nazario Sauro

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Il presidio della Filcams Cgil in piazza San Fedele contro le aperture dei centri commerciali il primo maggio

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Alessandro Tarpini, Camera del Lavoro di ComoDSC_4877

Leonardo Palmisano, Cisl dei Laghi

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Paolo Carcassi, Uil nazionale

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Bandiere in piazza Duomo

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1 maggio/ Corteo a Como/ Concerto al Gloria

manifestoCorteo unitario sindacale per le vie di Como. Concentramento alle 9 in via Milano alta, partenza alle 9.30 e arrivo alle 11 in piazza Duomo. Comizi di Alessandro Tarpini (segretario Cgil Como), Gerardo Larghi (segretario Cisl Laghi) e Paolo Carcassi (Uil nazionale). La Filcams Cgil, che ha indetto lo sciopero del commercio per il primo maggio, sarà presente in piazza san Fedele con un gazebo. Dalle 19 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como Concerto del primo maggio Work in progress organizzato da Arci e Cgil. Ricco buffet in apertura. Ingresso 5 euro.

Lutto nella Cgil comasca, è morto Franco Santambrogio

francoQuesta notte, all’età di sessant’anni, ci ha lasciati Franco Santambrogio. I funerali si svolgeranno martedì 25 marzo, alle ore 14.30, presso Villa Rosnati (via Baradello, 2) ad Appiano Gentile, in forma civile. La commemorazione, a nome della Confederazione, verrà svolta da Nino Baseotto, segretario generale della Cgil Lombardia. La camera ardente è presso l’ospedale Sant’Anna di San Fermo dalle ore 14.30 di oggi. «Franco è stato per oltre 30 anni stimato dirigente della Cgil comasca e regionale – commenta Alessandro Tarpini – di lui ricordiamo le qualità politiche, umane e professionali che ne hanno fatto un punto di riferimento riconosciuto per tutto il territorio comasco sui temi del mercato del lavoro e della formazione professionale»

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