Alex Zanotelli

21 maggio/ Arciwebtv/ Viaggiare per la solidarietà

Dalle 11/ Dagli archivi ecoinformazioni l’incontro del 31 agosto nella Parrocchia di Rebbio per presentare i viaggi comboniani in Colombia e a Riace. Per non dimenticarci che la superiorità culturale e civile della solidarietà si fonda molto sulla capacità ed il coraggio che alcune realtà hanno  ancora di offrire ai giovani esperienze formative, occasioni per praticare il mondialismo nelle zone più devastate del mondo come dove la buona politica ancora riesce ad avere successo nella realtà. Leggi l’articolo e guarda tutti i video su ecoinformazioni.

Gli altri programmi del 21 maggio.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

11 maggio/ Arciwebtv/ L’industria della guerra

Dalle 15/ L’11 maggio 1995, 170 nazioni decidevano di estendere il Trattato di non proliferazione nucleare. Non dobbiamo dimenticarci però che bisognerebbe impedire la circolazione di tutte le armi, nessuna esclusa: dagli archivi ecoinformazioni l’intervento del 29 novembre 2014 su come l’industria delle armi alimenta i conflitti nel mondo. Leggi l’articolo di Laura Tussi e guarda tutti i video su ecoinformazioni.

Gli altri programmi dell’11 maggio.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

Alex Zanotelli/ Dalle periferie con Lucano e don Giusto per colpire al cuore la bestia che affama, affoga, uccide

Imbrigliare Alex Zanotelli è oggettivamente impossibile e il tentativo di contenerlo, l’8 aprile nella chiesa di San Paolo a Sagnino, con un’estenuante introduzione con canti e domande in un’anodina riflessione ecclesiale, inserita nei lavori del Sinodo diocesano comasco, è stato vano. Zanotelli, sacerdote, in chiesa e nella chiesa si trova pienamente a suo agio e ha colto, nella San Paolo di Sagnino completamente piena, l’occasione per parlare al popolo cattolico per denunciare prima di tutto la falsità di chi partecipa al culto e, uscito dalla chiesa, tradisce il Vangelo e le indicazioni civili e politiche del Papa e della chiesa degli ultimi.

Zanotelli, abitatore di luoghi difficili, da Korogocho a Napoli, in periferia è a suo agio e non ha contestato la scelta di farlo parlare in una parrocchia periferica e non come sarebbe stato opportuno, data la levatura del suo messaggio morale e politico, in Duomo. Zanotelli è cristiano e come nella millenaria tradizione aperta da Gesù, crocifisso dal potere imperiale romano, fa politica, invita alla rivoluzione per vincere lo strapotere iniquo dell’economia e della finanza che massacrano i poveri del mondo, la quasi totalità degli abitanti della Terra, pianeta che il sistema politico-economico attuale distrugge rendendola presto inabitabile per la specie umana. Zanotelli è vecchio e con i suoi 80 anni passati parla la stessa lingua dei giovani in lotta per cambiare il mondo. Zanotelli ha tutta la forza della nonviolenza e come gli ultimi non ha alcuna remora a dire cosa pensa, non ha nulla da perdere perché ha scelto una via diametralmente diversa dalla chiesa del potere che attacca persino Francesco costretto per le sue idee cristiane a difendersi ogni giorno dalle gerarchie ecclesiali. Zanotelli è altermondialista e non casualmente ha iniziato il suo discorso con un forte e caloroso riconoscimento e ringraziamento a don Giusto Della Valle, l’accoglienza lariana. Zanotelli lotta contro Salvini e i fascisti ma non manca di sottolineare le colpe di Minniti e lo dice con assoluta chiarezza dando il suo pieno sostegno a Mimmo Lucano e alla sua Riace che vista da Como appare davvero un altro mondo, (forse) possibile.  [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni] [Foto Fabio cani, ecoinformazioni]

On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

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Rompiamo il silenzio sull’Africa/ Un appello di Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli ha diffuso nei giorni scorsi questo appello, che di seguito pubblichiamo integralmente, rivolto principalmente a giornalisti e giornaliste, ma che in realtà coinvolge le coscienze di tutti e tutti perché la situazione dei paesi africani, da cui proviene attualmente la maggior parte dei migranti in arrivo Europa, sia portata all’attenzione di tutti.

Sarebbe un modo per cominciare ad aiutare (davvero) quei paesi là dove i problemi si creano.

«Rompiamo il silenzio sull’Africa

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti  la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e  perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa),

ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba ,il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.  Questo crea la paranoia dell’ ‘invasione’, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano:”Aiutiamoli a casa loro”, dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa  come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.

Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Alex Zanotelli

Napoli, 17 luglio 2017»

Alex Zanotelli/ Contro la guerra dell’Italia bandiere della Pace e Marcia Perugia Assisi

«Trovo vergognosa l’indifferenza con cui noi assistiamo a una ‘guerra mondiale a pezzetti’ , a una carneficina spaventosa come quella in Siria, a un attacco missilistico da parte di Trump contro la base militare di Hayrat in Siria ,ora allo sgancio della Super- Bomba Gbu-43 ( la madre di tutte le bombe) in Afghanistan e a un’incombente minaccia nucleare.
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L’industria delle armi alimenta le guerre/ Gli interventi

armi venegonoL’incontro/ convegno al Castello dei Comboniani di Venegono Superiore (Va) il 29 novembre ha presentato  il tema L’industria delle armi alimenta le guerre con molte relazioni e interventi [guarda i video della sessione pomeridiana dei lavori]. Laura Tussi di Peacelink sintetizza per ecoinformazioni le riflessioni presentate ai circa cinquanta partecipanti da Domenico Moro, Manlio Dinucci, Alex Zanotelli, Fiorenzo Campagnolo, Giansandro Bertinotti, Rossana De Simone, Ugo Giannangeli, Gregorio Piccin, Mario Agostinelli.

«Nell’epoca della “guerra infinita”, una delle attività considerate strategiche dallo Stato è il mantenimento delle capacità industriali e tecnologiche giudicate essenziali per la sovranità operativa dell’esercito e delle forze armate. Finmeccanica intende ri-fondarsi come azienda-potenza orientata verso i settori dell’aereospazio e della difesa, in linea con strategie aggressive. Obiettivo del convegno è l’avvio di un dibattito per individuare le criticità di questo modello economico e difensivo e per rimodulare le scelte militariste verso una produzione finalizzata ad attività civili. E se invece Finmeccanica, come agglomerato di sapere collettivo, diventasse un centro tecnologico per la progettazione e lo sviluppo di strumenti per fronteggiare il collasso del sistema climatico e l’esaurirsi delle risorse idriche ed energetiche, per lo studio di nuovi materiali o innovazioni di processo atte a ridurre i pericoli dei danni all’ambiente e i rischi degli incidenti sul lavoro, per produrre aeromobili, veicoli e robot ad uso del nostro territorio e dei suoi cittadini, non sarebbe meglio?» [Dalla presentazione del convegno]

Il convegno si è svolto nel contesto ambientale del Castello dei Comboniani a Venegono Superiore. In queste territorio della provincia di Varese sorgono alcune fra le principali industrie di Finmeccanica: Augusta Westland e Alenia Aermacchi.

Questo è il territorio che vide importanti e grandi lotte dei lavoratori e degli operai per la riconversione dell’industria bellica. Cosa è Finmeccanica dal punto di vista delle relazioni internazionali? Qual è il ruolo di Finmeccanica nella profonda crisi che stiamo vivendo? Quale tecnologia per quali guerre? Questi i tanti interrogativi posti durante il Convegno. Nelle guerre attuali si utilizzano i droni, aerei a pilotaggio remoto e il governo italiano contribuirà all’acquisto degli F35 e all’ammodernamento delle bombe nucleari statunitensi, le B61, stoccate in Italia, nelle basi Nato di Ghedi e Aviano. Il ministro della difesa Roberta Pinotti, nelle interrogazioni parlamentari, sostiene che siamo legittimati all’ammodernamento delle B61 e all’acquisto degli F35 perché facciamo parte della Nato.

Perché la guerra? quale etica percorre il nostro presente dall’articolo 11 della Costituzione alla legge 185/90 per regolare l’export di armi? Quale ruolo dei sindacati confederali e di base rispetto al piano industriale di Finmeccanica? (argomento di cui trattano Fiorenzo Campagnolo e Giansandro Bertinotti). Il presidente di Finmeccanica Moretti vuole ri-fondare e smantellare l’azienda per seguire un filone produttivo già intrapreso dall’Europa e per seguire altri settori: secondo Moretti, Finmeccanica deve dedicarsi al settore militare e non civile.

Nell’intervento dell’economista Domenico Moro, Finmeccanica costituisce il tema principale perché è un’azienda strategica, in quanto opera nell’aereospazio e nel militare, settori ad alta tecnologia e sensibili dal punto di vista politico e strategico. Finmeccanica è la cartina di tornasole del sistema capitalistico contemporaneo.

Il carattere internazionale di Finmeccanica si combina con la partecipazione dello Stato per il 30% e per il resto, con la presenza internazionale o di azionisti privati. Finmeccanica non è solo un’azienda italiana perché rappresenta il capitalismo contemporaneo, che si cala in un periodo storico di grandi trasformazioni economiche. Dal 1975 si sono presentate crisi di sovrapproduzione di capitale (cfr. Marx), in fasi di accumulazione capitalistica: troppo capitale che non produce profitto. Si è assistito allo sviluppo tecnologico e all’aumento della produzione che non è dedicata alla soddisfazione dei bisogni, ma al profitto. Dopo la distruzione della seconda guerra mondiale e l’ingente ricostruzione, nel 1975 si riproduce la crisi che si presenta ciclicamente nel 1980, 1990 e 2000, per un cortocircuito strutturale del sistema di produzione capitalistico. Così dal 2007 e 2008 si vive una crisi più forte di quella del 1929, con l’aumento del debito pubblico europeo e con l’effetto della distruzione della capacità produttiva nei paesi a capitalismo avanzato. Finmeccanica, interna al processo di finanziarizzazione globale in corso, sta procedendo ad una grossa fase di ristrutturazione, con l’eliminazione del settore dei trasporti. Moretti decide che se un’attività non genera profitto, secondo le regole dei mercati finanziari, la si elimina. Finmeccanica è collegata allo Stato italiano e lo Stato è collegato con le forze armate e i servizi segreti, in un contesto occidentale dominato e controllato da Inghilterra e Stati Uniti. La trilaterale Europa è un consesso del capitalismo internazionale in collegamento con Stati Uniti e Inghilterra. La trilaterale è un organismo del capitalismo transnazionale della classe capitalistica apolide con interessi intrecciati con Stati Uniti ed Europa occidentale. Negli anni ’70, la trilaterale sferra attacchi ai partiti comunisti perché essi possono nazionalizzare, mentre l’organismo capitalistico transnazionale vuole privatizzare. Attualmente si assiste ad un attacco contro i sindacati e i partiti di sinistra, con un processo di integrazione europea che ha costretto in un angolo il movimento dei lavoratori, imponendo linee di privatizzazione e internazionalizzazione dei capitali: il processo di integrazione europea è a guida del grande capitale. Quindi la ristrutturazione di Finmeccanica risulta all’interno di un processo di industrializzazione dove prevale l’accumulazione privata. Il Movimento per la Pace deve essere, invece, a favore dell’intervento dello Stato. Dobbiamo lavorare per una politica industriale che si ricolleghi ai problemi e che guardi alle vere cause della crisi mondiale e riveda il ruolo dell’Europa per il nostro Paese.

 

Come sostiene l’attivista Rossana De Simone, assistiamo a governi che finanziano le singole industrie per incentivare lo sviluppo industriale, ma non la ricerca, finalizzata a far crescere la conoscenza. Come Movimento per la Pace, contro la guerra, dobbiamo chiedere ai governi di incentivare la ricerca universitaria e che l’intero settore di Finmeccanica incentrato sull’energia, l’assistenza sanitaria, le risorse naturali, la mobilità sostenibile sia sostenuto per realizzare progetti in questa direzione. Finmeccanica non deve essere più finalizzata al settore militare, ma Moretti vuole eliminare il settore civile. Le altre nazioni al loro interno hanno laboratori tecnologici statali per le industrie innovative con idee, per fare ricerca e realizzare innovazione. Le grandi innovazioni sono sostenute da una ricerca minuziosa di prodotti competitivi, tramite finanziamenti pubblici, per il bene comune.

 

Il saggista Manlio Dinucci, nel suo intervento, spazia in molteplici spunti interessanti, tra cui le proposte di un nuovo modello di difesa, il problema delle forze armate, i corpi civili di pace, rispondendo alle domande dei partecipanti.

Il Comboniano Padre Alex Zanotelli svolge un intervento in sintonia con il suo operato personale, affrontando la questione della guerra da un punto di vista etico. Zanotelli, dalle pagine di Nigrizia, denuncia l’export, il traffico delle armi verso il terzo mondo, regolamentato dalla legge 185/90, la cui trattazione è poi ripresa dall’avvocato Ugo Giannangeli e da Gregorio Piccin.

Zanotelli attribuisce un taglio etico al discorso, in quanto oggi ci troviamo davanti all’orrore delle guerre, dall’Ucraina alla Somalia, dalla Nigeria all’Iraq, dalla Siria al Sudan: il mondo è in conflitto. Zanotelli cita l’Apocalisse per spiegare il mondo attuale: le guerre generano morti e distruzione. Attualmente i rifugiati che fuggono dalle guerre sono 51 milioni. I profughi dal sud del mondo cercano di salvarsi con le conseguenze a cui assistiamo nel Mar Mediterraneo: un disastro. Dobbiamo assumere la sofferenza di questa gente, dei disastri umanitari, delle atrocità. Davanti allo spettro delle guerre dobbiamo riconoscere che siamo prigionieri del complesso militare industriale mondiale. Siamo prigionieri di questo complesso che serve a difendere un sistema economico e finanziario, che permette a pochi privilegiati di consumare a una velocità incredibile: il 10% della popolazione mondiale consuma il 90% dei beni prodotti nel pianeta, con conseguenze disastrose e devastanti, con miliardi di persone che soffrono la fame e con conseguenze irreversibili sull’ecosistema. Impieghiamo denaro e finanziamenti in un sistema di morte. Anche a livello italiano spendiamo soldi in armi pesanti, per difendere gli interessi del 10% della popolazione del mondo che non vuole mettere in discussione il proprio benessere: il sistema deve essere invece radicalmente messo in discussione. Un vero sistema camorristico. Il cuore del sistema sono le banche, per cui è importante intraprendere una vasta campagna contro le banche armate.

È essenziale seguire il monito del grande Partigiano e Padre Costituente dell’Onu, Stéphane Hessel, che lancia un appello mondiale nel suo libro postumo, in esclusiva per l’Italia, dal titolo emblematico «Esigete! un disarmo nucleare totale” [Ediesse 2014], sottolineando l’importanza di metterci insieme e di rispettarci attraverso reti di attivismo e di persone impegnate per la pace e il disarmo. Padre Alex Zanotelli conclude l’intervento, citando Martin Luther King: “Dobbiamo imparare a vivere tutti insieme come fratelli, altrimenti moriremo tutti come idioti».

Mario Agostinelli, tra i curatori dell’edizione italiana di Esigete!, insieme a Luigi Mosca ed Alfonso Navarra, ha trattato la geopolitica dell’energia, sottolineando come la questione energetica sia uno dei pilastri della sicurezza nazionale ed internazionale. Secondo Agostinelli la conversione al 100% rinnovabile dell’attuale sistema energetico e il suo decentramento sul territorio abbinato alla riduzione dei consumi – modello peraltro finalmente democratico che avanza e possiamo incrementare in Italia e in Europa – costituisce una alternativa praticabile già ora con successo.

Contro il nucleare civile (che è alla fin fine militare), contro i combustibili fossili e l’alterazione del clima, contro lo spreco sociale ed ambientale, per il risparmio, l’efficienza e la valorizzazione dei beni comuni e, infine, per una piena occupazione oggi bandita dal neoliberismo, la via delle fonti rinnovabili è un contributo, dal punto di vista di Energia Felice e degli obiettori alle spese militari e nucleari, indispensabile alla costruzione di una società più libera e giusta, pacifica nella sua più intima e fondamentale struttura. [Laura Tussi, Peacelink, per ecoinformazioni]

 

Video/ A Venegono Superiore con Zanotelli per il Forum contro la guerra

IMG_20141129_145706ugogiannangeliDopo gli interventi del mattino di Domenico Moro  e di Manlio Dinucci [Leggi l’articolo di Laura Tussi] si è aperta con l’intervento via Skype di Alex Zanotelli  (L’immoralità della guerra) e  quello di Ugo Giannangeli (L’illegalità della guerra), 29 novembre al Castello dei comboniani a Venegono Superiore (Va). la sessione pomeridiana del convegno L’industria delle armi alimenta le guerre. Il ruolo di Finmeccanica. All’incontro ha partecipato anche una delegazione del Coordinamento comasco per la Pace. Presto on line sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video dell’iniziativa.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video dell’iniziativa.

 

Leggi anche l’articolo di Laura Tussi che illustra gli interventi al convegno.

Zanotelli: No alla guerra, no alle armi

zanotelliPadre Alex Zanotelli esprime il no più secco alla guerra in Siria invitando tutti a praticare la nonviolenza, a premere perché il governo italiano non accetti di partecipare all’operazione militare, perché si blocchino i 26 miliardi per gli strumenti di morte, perché si eviti di trasformare Sigonella e Niscemi nelle capitali delle nuove guerre, più tecnologiche e ancora più mortifere.  (altro…)

Cinegiornale novembre allo Spazio Gloria

Sarà proiettata a novembre allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como la terza edizione del Cinegiornale, l’iniziativa di ecoinformazioni, Arci provinciale, Arci Xanadù sviluppata nell’ambito del progetto Luogo comune, uno spazio nella comunità realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo. Gli spettatori del Gloria – prima dell’ordinaria programmazione – vedranno sul grande schermo le informazioni dei blog di ecoinformazioni e  il Cinegiornale realizzato dalla redazione.  Guarda il Cinegiornale. Leggi l’editoriale del numero 417 del mensile  che presenta l’iniziativa.

Il premio Nobel per la Pace alla Ue è una vergogna

Mille persone, hanno partecipato alla  manifestazione di sabato 13 ottobre e Venegono (Va). Tra i manifestanti gruppi di solidarietà al popolo palestinese, coordinamenti per la Pace (tra i quali il CcP), rappresentanze dei movimenti per l’Acqua, Donne in nero, sindacati di base. Poche le bandiere di partito (Prc, Sinistra critica), equa la distribuzione delle età e dei generi. Alex Zanotteli ha definito vergognoso il Nobel per la Pace dato alla Ue mentre Luisa Morgantini – già vicepresidente del Parlamento europeo – ha sottolineato che con questa scelta si è reso evidente che il  Nobel per la Pace non ha più alcun significato. Nessun incidente nonostante lo schieramento di forze dell’ordine in assetto antisommossa e con un numero spropositato di uomini e mezzi compreso un elicottero che ha ronzato intorno ai manifestanti per tutto il lunghissimo persorso che si è svolto intorno alle attrezzature militari della Aermacchi per concludersi al Castello dei Comboniani.   Grande la soddisfazione degli organizzatori e la consapevolezza che con questa manifestazione tanto partecipata si ripresenta sulla scena politica italiana – dopo anni di stasi –  la forza popolare e variopinta di coloro che chiedono Pace e vogliono che si interrompa l’indecente sperpero di denaro pubblico in armamenti e in industrie di morte da riconvertire creando anche nuova occupazione.  Dedica al pacifista varesino Stefano Ferrario. Pace terra e libertà per il popolo palestinese (Ugo Giannangeli). Video interventi di Alex Zanotelli, di Luisa Morgantini, di Giovanni Bertinotti (Usb Aermacchi). Minuto di silenzio per i bambini uccisi a Gazastriscioni, Donne in nero, partenza, all’Aermacchi, Coordinamento comasco per la Pace. Guarda la galleria delle foto della Manifestazione di Marta Selicorni.

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