Lugano

14 settembre / Lugano Csoa Molino: Riprendiamoci la città

Corteo sabato 14 settembre a Lugano per la difesa degli spazi autogestiti e in particolare del centro sociale Molino o Ex-macello. Il comune e alcuni cittadini tentano da sempre di riappropriasi dell’edificio per poterlo trasformare in un luogo tra tanti della Lugano bene, togliendo ogni forma di autogestione e tutte le qualità che lo rendono meta sicura di coloro che cercano uno spazio lontano da burocrazia e da meccanismi capitalisti, in cui si possa trascorrere del tempo in compagnia, mangiando e bevendo a prezzi accessibili a tutti, assistendo e partecipando anche a workshop, dibattiti e concerti con ospiti provenienti da tutto il mondo.

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Al Lac di Lugano l’India immaginata dall’Occidente

C’è ancora qualche giorno, fino al 21 gennaio, per visitare la mostra India. Sulle vie dell’illuminazione al Lac di Lugano. L’esposizione, come spiega bene il sottotitolo, non è una semplice mostra sull’India, ma sul suo mito all’interno della cultura occidentale dall’inizio dell’Ottocento a oggi.

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10-15 ottobre/ Lugano: IV Film festival diritti umani

Plastic_China

“L’obiettivo è quello di sensibilizzare un ampio pubblico attraverso un programma cinematografico di qualità e momenti di approfondimento e discussione, arricchiti da un’importante presenza di ospiti. Il Festival pone un accento speciale sulla partecipazione dei giovani, dedicando loro degli spazi privilegiati, proponendo giornate destinate agli allievi delle scuole medio-superiori, delle scuole professionali e degli istituti universitari del Cantone.”
Questo si legge alla voce festival del sito del Film Festival Diritti Umani Lugano che si presenta come luogo di dibattito sulle tematiche dei diritti umani.

Arrivato alla IV edizione, il festival luganese apre martedì 10 ottobre (alle 20,30 presso il Cinema Corso, via G. B. Pioda, 4 ) con Plastic China (2016, 82′) di Jiu-liang Wang.
Il documentario racconta uno dei tanti non-luoghi cinesi costruiti attorno al recupero della plastica. Una bambina di undici anni, cresciuta in questa realtà, che gioca con le pubblicità di marche e prodotti di mondi lontani, è la protagonista del filmato.
Plastic China ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali; in Italia ha ottenuto il premio della sezione Documentari Internazionali di CinemAmbiente 2017 a Torino, il più importante festival italiano di film a tematica ambientale, e la menzione Ambiente e società assegnata dalla Cooperativa Arcobaleno, che si occupa della raccolta carta in Piemonte.

La proiezione è in lingua originale (mandarino), sottotitolata in italiano e inglese. Seguirà un dibattito al quale interverranno Marco Borradori, sindaco di Lugano, e Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (Decs). Il festival prosegue fino a domenica 15 ottobre con una programmazione sia diurna, sia serale.

14-18 ottobre/ Seconda edizione del Festival Diritti umani di Lugano

festival diritti umani«Cinque giorni di film, dibattiti, mostre e incontri dedicati alla difesa dei diritti umani» al Cinema multisala CineStar, in via Ciani 100 a Lugano, e alla Franklin University Switzerland, in via Ponte Tresa 29 a Sorengo.

«Sedici film, selezionati nell’ambito della più recente e significativa produzione cinematografica internazionale – spiega un comunicato –. Approfondimenti accurati, su questioni e temi legati al rispetto dei Diritti umani, discussi con professionisti del settore e operatori quotidianamente impegnati sul campo. Inoltre un percorso appositamente concepito per i giovani.

Completano il programma due mostre: una dedicata alla libertà d’espressione, l’altra al diritto all’autodeterminazione».

Sono sedici i film presentati: «Tra i quali una prima europea (Drawing the Tiger), quattro prime svizzere (Voyage en Barbarie, Algún día es mañana, Syrie: instantanés d’une histoire en cours, Suspended time) e otto prime svizzero italiane (Caricaturistes, Fantassins de la démocratie, Mediterranea, The érpatak model, Dirty Gold War, Drone, The Term, The True Cost, El botón de nácar)».

«Fin dal suo debutto, il Festival Diritti umani Lugano ha deciso di integrare la maggior parte delle opere proposte con incontri in cui vengono invitati i protagonisti delle varie situazioni documentate, nonché analisti, ricercatori ed esponenti delle organizzazioni umanitarie che, con il loro intervento, contribuiscono a illustrare e spiegare situazioni geo-politiche e sociali che per essere comprese vanno contestualizzate – spiegano gli organizzatori –. È uno sforzo che offre ai frequentatori del Festival, la possibilità di diventare a loro volta protagonisti attivi nella lettura e nell’esame delle diverse situazioni affrontate. Altrettanto per il Programma giovani: anch’esso articolato in film e dibattiti, questo programma ha come obiettivo di incoraggiare gli studenti ticinesi a una maggiore partecipazione attiva e a una migliore comprensione dei Diritti umani. Le violazioni cui assistiamo esigono la promozione di un dialogo continuo e di una riflessione consapevole sui Diritti umani, la loro natura e gli strumenti necessari alla loro tutela» (il programma).

«La seconda edizione del Festival Diritti Umani Lugano ha scelto di dare voce a due cause molto importanti con due dediche, che troveranno espressione rispettivamente nella serata di apertura e in quella di chiusura», la prima sarà per il «popolo eritreo, vittima di un regime totalitario che si è macchiato dei peggiori crimini contro l’umanità», la seconda «è dedicata a un simbolo della lotta per la libertà di stampa e di espressione: il blogger giornalista Raif Badawi, detenuto in Arabia Saudita e condannato a 1.000 frustate e 10 anni di prigione».

Inoltre verranno allestite due mostre, che prendono spunto dai film, Gianluva Costantini. Disegnare la realtà, inaugurazione martedì 13 ottobre alle 18, allo Spazio 1929 in Via Ciseri 3 a Lugano, aperta fino al 18 ottobre, e Les voy a contar la historia: i contadini di las pavas, colombia
che «propone una galleria di ritratti fotografici realizzati da Ricardo Torres» al CineStar di Lugano aperta per l’intera durata del Festival.

Per informazioni Internet www.festivaldirittiumani.ch. [md, ecoinformazioni]

LAC: nuovo centro culturale per Lugano

Da sabato 12 settembre l’offerta culturale di Lugano si è arricchita di un nuovo, fondamentale elemento: è stato infatti inaugurato il LAC (l’acronimo, che richiama quel lago su cui si affaccia, è semplice: Lugano Arte Cultura).

Il nuovo “polo” culturale – difficile darne una definizione univoca – si propone un obiettivo ambizioso: «dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, si candida a diventare uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord e il sud dell’Europa», secondo quanto è scritto proprio all’inizio del comunicato stampa ufficiale. A questo ambizioso obiettivo corrisponde d’altro canto uno sforzo impegnativo. Ideato nell’ormai lontano 1999, il nuovo polo venne messo a concorso per la realizzazione architettonica nel 2001; vincitore risultò Ivano Gianola (nato a Biasca nel 1944); i lavori iniziarono con la posa della prima pietra nel 2010 e hanno trovato conclusione in questi giorni (a parte alcuni dettagli minuti, l’edificio sembrava venerdì scorso in conferenza stampa davvero finito e perfettamente efficiente). Da capogiro l’investimento: 200 milioni di franchi svizzeri; sbalorditiva anche la previsione di budget annuale (ipotizzato in 28 milioni di franchi). Si tratta – con ogni evidenza – di un “investimento strategico”, così come è stato più volte sottolineato dai vari interventi degli amministratori luganesi.

Astraendo, per il momento almeno, da qualsiasi confronto con ciò che accade di qua dal confine (e mettendo quindi da parte anche la botta d’invidia subìta), vale la pena provare a raccontare il centro nei suoi vari aspetti.

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L’edificio è imponente. Costituisce una sorta di porta d’accesso alla città storica quasi al limite meridionale del lungo lago e si dispone in continuità con uno dei principali monumenti luganesi, la chiesa di Santa Maria degli Angeli che ospita la notissima Crocifissione di Bernardino Luini; tra l’antica chiesa francescana e il nuovo centro culturale si trova il grande edificio un tempo dell’Hotel Palace, che ingloba anche una parte dell’antico chiostro e convento, da lungo tempo sottratto alla fruizione pubblica e ora completamente restaurato (secondo il progetto dello studio Giraudi e Wettstein). L’edificio del LAC è imponente, si diceva (ben 180.000 metri cubi per una superficie costruita di 29.000 metri quadri), ma è articolato in modo da non risultare incombente: non solo è preceduto da una vasta piazza che fa da filtro verso il lungo lago, ma è anche “sfondato” sul lato sinistro, così che l’intera ala appare come una struttura quasi aerea, protesa verso il lago. Quest’ala laterale è rivestita di marmo verde del Guatemala, mentre la parete di fondo della piazza, che costituisce la porta d’ingresso del centro è quasi completamente vetrata, in modo da alleggerirne l’impatto visivo.

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All’interno dell’edificio stanno, insieme a tutti i servizi essenziali (biglietteria, caffetteria, libreria ecc.), i nuclei principali del museo d’arte (a sinistra entrando) e della sala teatrale (a destra), nonché altri spazi accessori come il teatro studio per rappresentazioni più concentrate.

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Se gli spazi del Museo possono considerati in una certa misura “tradizionali” (o meglio: perfettamente inscritti nella linea “neutrale” degli allestimenti museali), la grande sala teatrale è invece fortemente espressiva e punta evidentemente a diventare uno degli elementi più riconoscibili e riconosciuti del LAC.

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Non bisogna poi dimenticare che il LAC ha due satelliti; uno vicino, giusto al di là della strada che scende dal fianco della collina: lo Spazio -1; un altro più distante: ed è l’ex Museo Cantonale d’Arte di Palazzo Reali.

Per l’inaugurazione, in questo complesso di spazi, hanno trovato posto cinque mostre (più un’installazione): anche questo uno sforzo gigantesco, vista anche la grande qualità delle proposte.

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La prima e più grande esposizione, distribuita negli spazi principali al secondo e primo piano (si parte dall’alto), è intitolata Orizzonte Nord-Sud ed è dedicata ad alcuni protagonisti dell’arte “moderna” tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, messi a confronto e in dialogo tra loro. Questo approccio, già sperimentato negli anni scorsi a Lugano con risultati notevoli (in particolare nella bellissima mostra su Klee e Melotti), produce anche in questo caso esiti sorprendenti. Alcune coppie possono essere magari ritenute “ovvie”, come quella formata da De Chirico e Böcklin, ma altre sono – secondo il modestissimo parere di chi scrive – assolutamente illuminanti: il pittore “nazionale” svizzero Ferdinand Hodler e lo scultore italiano Adolfo Wildt risplendono di luce incrociata, e – sinceramente – non mi era mai capitato di guardare a Wildt come dopo aver visto anche le opere di Hodler; ancora più entusiasmante il confronto tra Felice Casorati e Felix Valloton, che rivela indiscutibili affinità di vibrazioni anche nei corpi femminili levigati. La mostra, che contiene opere di autori del calibro di Piranesi, Caspar Wolf, Turner, Klee e altri, si chiude con due autentici giganti della modernità: Lucio Fontana e Augusto Giacometti. L’ultima opera L’homme qui marche (L’uomo che cammina) di Giacometti, che si staglia sullo sfondo della grande vetrata aperta sul Ceresio, vale – vi assicuro – il viaggio.

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All’ingresso di questa esposizion è stata collocata l’opera di Zimoun, considerato uno dei più interessanti giovani artisti elvetici; l’installazione è costituita da 171 scatole di cartone entro cui oscillano palline di cotone fissate ad aste vibranti, con un notevole effetto ritmico, visivo e sonoro (l’opera ha attirato l’attenzione delle persone anche durante l’affollatissima conferenza stampa).

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Al piano -2 del LAC sta una mostra che è stata voluta – come ha sottolineato la curatrice – per “alleggerimento”. Le sculture di “luce solida” di Anthony McCall (fasci di luce in movimento nello spazio buio con cui si può e si deve interagire) sono in effetti divertenti – e hanno coinvolto persino i compassati giornalisti e storici dell’arte presenti alla conferenza stampa – ma sono non di meno di grande intelligenza e finezza linguistica. Un buon esempio di come “leggerezza” e “rigore” si possano sposare: verificare per credere.

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Si passa quindi a uno dei satelliti, lo Spazio -1 di là della strada, dove è allestita la Collezione Olgiati, grande collezione privata concessa in deposito alla città di Lugano. L’esposizione, che verrà modificata col passare del tempo, annovera attualmente artisti delle avanguardie storiche come il futurismo, così come esponenti più recenti e addirittura attualissimi: tra i nomi più noti Depero, Boccioni, Fontana, Burri, Boetti, Capogrossi, Klein, Manzoni; ma sarebbe un errore fermarsi al già noto, poiché le sollecitazioni provenienti da opere diverse e poco note sono innumerevoli.

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All’ingresso dello Spazio -1 serve da “introduzione” alla Collezione Olgiati un’importante antologica di Giulio Paolini, che ha riunito per la prima volta tutte le opere del ciclo Mnemosine (Les Charmes de la Vie), realizzate tra 1981 e 1990 e qui allestite con uno spirito teatrale particolarmente affascinante. Un’occasione pressoché unica di verificare dal vivo l’opera di uno dei principali artisti italiani contemporanei.

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L’altro satellite, il Palazzo Reali al capo opposto della città, presso l’oratorio di San Rocco, ospita la mostra In Ticino, in un certo modo completamento dell’Orizzonte Nord-Sud; con riferimento allo stesso secolo 1850-1950, qui sono esposte le opere degli artisti attivi a sud del Gottardo: artisti locali magari formati all’estero (in Italia principalmente) e artisti stranieri trasferiti intorno al Ceresio e al Verbano. L’elenco dei nomi è di tutto rispetto e questa esposizione non sfigurerebbe nemmeno se presa a sé stante: da Giovanni Serodine, Pier Francesco Mola e dagli architetti Carlo Maderno, Francesco Borromini, Domenico Fontana e Domenico Trezzini, fino a Giocondo Albertolli, per passare poi allo scultore  Vincenzo Vela (di cui si presenta anche il bellissimo piccolo bozzetto del Monumento a Garibaldi di Como), Edoardo Berta, Filippo Franzoni, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti, poi ancora Marianne Werefkin, Alexej Jawlenski, Paul Klee, Ignaz Epper, Fritz Pauli, Johannes Robert Schürch  per finire con il gruppo di artisti raccolto a Locarno da Remo Rossi: Jean Arp, Hans Richter, Fritz Glarner e Italo Valenti, oltre a Julius Bissier e Ben Nicholson.

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Che dire ancora?

Che non è stato dimenticato nemmeno il versante didattico, o – come si dice di là dal confine – “della mediazione”, con la creazione di uno specifico dipartimento LAC Edu.

Che il nuovo LAC ha comportato anche una ristrutturazione dei musei luganesi, con la fusione del museo cantonale e dei due musei cittadini in una nuova entità, il Museo d’Arte della Svizzera Italiana (in acronimo: MASI).

E che l’“inaugurazione” durerà due settimane, con appuntamenti artistici, musicali, teatrali.

Dopo aver goduto delle occasioni offerte, credo che ci sia anche molto da meditare.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

14 febbraio/ Benefit Telos Squat Party

benefit telos squat 140215Giornata a sostegno del Telos squat di Saronno al cs()a Molino di Lugano, in via Cassarate 8, «dal pomeriggio con il restyling delle facciate del Molino by Disegni matti accompagnati da djset hip-hop, rap, funky. A seguire presentazione dell’opuscolo La Saronno che vorrebbero – note a margine su fogli di via, decoro urbano, sicurezza e ordinanze liberticide. In serata si alterneranno in consolle dj e produttori provenienti da diversi panorami musicali a sostegno di Telos: Zeemo (beat acrobatique – hydrophonic); Alifer (distort reality); Pich (beat acrobatique); Mindtrax; Lucha libre; c.i.m.a; Jungle riot. Mapping Show: Framed.Vision (beat acrobatique); Timelapses. Ingresso 5 franchi, 4 euro. per informazioni internet http://www.inventati.org/molino/?p=5225.

Due mostre in Ticino sul Rinascimento (italiano)

Inaugurate in questi ultimi giorni due interessanti mostre al Museo Cantonale d’Arte di Lugano e alla Pinacoteca Züst di Rancate che indagano differenti aspetti dell’arte del Rinascimento.

Si tratta di due esposizioni molto diverse, per contenuto e taglio metodologico, ma viste in rapida successione consentono di farsi un’idea non appiattita sulle semplificazioni scolastiche di un’epoca considerata centrale per lo sviluppo della cultura europea.

La mostra di Lugano è dedicata all’opera del Bramantino, ovvero Bartolomeo Suardi, uno dei protagonisti del Rinascimento in Lombardia. Il Bramantino è il personaggio chiave del passaggio tra Quattro e Cinquecento e interpreta al più alto grado la complessità di un’epoca tutt’altro che determinata dalla lineare diffusione dei modelli toscani e fiorentini. Lo straordinario percorso artistico è ricostruito con dovizia di esempi lungo tutto l’arco della sua vita, dalle prime opere fino a quelle estreme, tra cui La Fuga in Egitto, custodita nel santuario ticinese della Madonna del Sasso a Orselina e presentata in mostra dopo un accurato restauro. Ne esce una ricostruzione in buona parte nuova del ruolo della Lombardia nella costruzione del linguaggio artistico rinascimentale.

La mostra di Rancate Doni d’amore propone l’utilizzo di molteplici testimonianze artistiche e visive per presentare alcuni momenti fondamentali della vita di società e di relazione tra Quattro e Cinquecento: il fidanzamento, il matrimonio, la nascita dei figli. Grazie a opere e oggetti di tipologie assai diversificate (e soprattutto inconsuete, tanto da passare di solito inosservate agli occhi della maggioranza del pubblico) si ricostruiscono il ruolo della donna e i cerimoniali sociali nelle classi elevate del Rinascimento: gioielli, cofanetti, cassoni, indumenti, culle, girelli, piatti e coppe da parto si affiancano a dipinti e volumi figurati, in un percorso espositivo che, per quanto contenuto, è ricco di stimoli e di sollecitazioni all’approfondimento.

Se nella prima mostra c’è un grande sforzo di rinnovare il percorso interpretativo della storia dell’arte intesa nel senso più classico, nella seconda c’è l’obiettivo di usare l’arte come chiave per aprire la comprensione delle epoche passate.

Le mostre sono accompagnate da approfonditi cataloghi: quello sul Bramantino (davvero imponente) è a cura di Mauro Natale, quello sui Doni d’amore di Patricia Lurati. Per entrambe c’è tempo fino all’11 gennaio 2015. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Bramantino Fuga in Egitto

 

Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, Fuga in Egitto, 1515-1520 ca, Orselina (Canton Ticino), santuario della Madonna del Sasso © Ufficio dei beni culturali, Bellinzona.

In mostra al Museo cantonale d’Arte di Lugano

 

 

Pettine

Manifattura francese o fiamminga, Pettine con “Storia di Susanna”, fine XV – inizio XVI secolo, Firenze, Museo Nazionale del Bargello.

In mostra alla Pinacoteca Züst di Rancate.

32° Festival internazionale delle marionette

festival marionette 2014Fino al 5 ottobre al Teatro Foce a Lugano con Musicateatro, la Compagnia di Michel Poletti, per 15 spettacoli provenienti da Australia, Uruguay, Argentina, Spagna, Italia, Svizzera, Germania: «Il grande appuntamento con il Teatro della Fantasia con 14 delle migliori compagnie della scena internazionale. 40 attori, cantastorie, musicisti, marionettisti. 250 marionette, burattini, pupazzi ed altro ancora». Per informazioi Internet www.palco.ch.

Sabato 13 settembre/ Do it yourself

do it yourselfIncontro con l’artista Livio Bernasconi che dialoga con Tiziano Dabbeni sabato 13 settembre alle 11 a Choisi – One at Time, via Pelli 13 a Lugano, dove è esposta l’opera Do it yourself, dalla collezione di Artphilein Foundation.

 

«Do it yourself, del 1967, è un multiplo composto di 6 fogli in plastica, sovrapponibili e intercambiabili – spiega una nota –. Questa opera sintetizza le riflessioni di Livio Bernasconi sulle avanguardie dell’arte americana degli anni ’50 e ’60; essa condensa inoltre gli stimoli visivi del suo soggiorno negli Stati Uniti.

La gamma cromatica ridotta e intensa, applicata sulla superficie piatta di plastica, le forme geometriche e la facoltà del fruitore di modificare la disposizione dei fogli, creano un forte impatto». [md, ecoinformazioni]

Das Be ist B

Flyerimage ridMostra di Ramon Feller, a cura Riccardo Lisi, alla Sonnenstube, in via Canonica 12 a Lugano, all’interno di Jeunesse d’Ivoire, inaugurazione venerdì 11 luglio alle 18, aperta da giovedì a sabato dalle 18 alle 20, fino a sabato 2 agosto.

 

«Il nuovo progetto espositivo della rada non si svolge a Locarno, ma a Lugano, presso lo spazio espositivo Sonnenstube, nato da poco in via Canonica, ma già resosi noto per qualità ed interesse dell’offerta culturale – spiega la presentazione –. Si tratta dell’esposizione personale Das Be ist B di Ramon Feller (1988), giovane artista operante a Berna e vincitore nel 2013 del premio Kiefer-Hablitzel. È questa la sua prima esposizione in Svizzera italiana e per essa Feller ha realizzato cinque nuove installazioni cinetiche, anche di dimensione rilevante. L’esposizione, nel suo insieme, muterà aspetto man mano, dall’inaugurazione della sera di venerdì 11 luglio fino alla chiusura di sabato 2 agosto, per cui è consigliabile anche visitarla più volte».

«Il tempo, in effetti, è materia prima del suo lavoro. Lungo il suo asse Feller crea ritmi visivi e sonori allocati su registri sovrapposti. Come nella grande e potente installazione appena presentata a Basilea presso Schwarzwaldallee, il lento movimento di un motore sottende l’inverarsi di un punto di crisi irrimediabile, dopo di che l’opera iniziale può essere solo ricostruita mentalmente dai suoi resti – precisa la note –. Ramon Feller opera congiuntamente su principii fisici e su concetti artistici. Il punto di crisi può essere conseguito anche per via di fenomeni naturali progressivi e lunghi ad attuarsi, come l’evaporazione dell’acqua in un acquario».

«In altre opere esposte Feller esplora la natura ondulatoria della luce e del suono, senza cercare nuovi punti critici, ma solo ritmi e dinamiche che contengono anche un discreto contenuto di casualità, o meglio d’indeterminatezza della facies momentanea dell’opera. In effetti questo giovane artista è interessato sia alla teoria dei quanti, che alla musica sperimentale ed a quella elettronica. Ma si dichiara attento anche al cinetismo minimale dei mobiles di Calder – termina lo scritto –. La rada, come Sonnenstube, attribuisce notevole importanza allo scambio tra le varie regioni linguistiche svizzere. L’esposizione di Ramon Feller è la seconda tappa del progetto annuale che coinvolge “giovani leve svizzere”, realizzato dalla rada sotto il titolo globale Jeunesse d’Ivoire (anch’esso volutamente ambiguo), finanziato da Pro Helvetia»a.

Per informazioni tel. 0041.764391866, e-mail riccardo.lisi@larada.ch, Internet www.larada.ch. [md, ecoinformazioni]

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