Luigi Cavadini

Da Como a Expo per Como capitale

 

ComoCapitaleCultura

L’atteso workshop in vista della partecipazione di Como alla seconda fase della candidatura a “Capitale italiana della cultura” si svolge sabato 29 agosto a Expo. Avrebbe dovuto tenersi, secondo i primi annunci, a Como, ma poi il desiderio di sottolineare l’apertura internazionale di questo progetto ha suggerito di abbandonare le sponde del Lario e di approdare ai padiglioni della periferia milanese.

Invitate erano associazioni e operatori culturali (non tutte e tutti, e i criteri della selezione – ammesso che criteri vi siano stati – sono uno dei dubbi che aleggiano sopra l’operazione).

Ci sono andato come rappresentante dell’Arci, e confesso di esserci andato senza troppo entusiasmo (alla fine ammetto che il clima era assai più disteso e morbido di quanto mi ero immaginato e semmai il modello era più quello della gita scolastica: tutti insieme sul pullman a parlare delle vacanze appena finite, ma i problemi non erano – e non sono – quelli relativi al clima…).

Prima tappa, come da programma, è il padiglione Lake Como Essence, che si dice riscuota molto successo; nella mostra vera e propria (assai gradevole, in effetti), alcuni elementi caratterizzanti del territorio comasco sono esposti in modo non sempre immediatamente comprensibile, in compenso tra i cartelli esplicativi il primo a essere caduto è quello delle “imprese”: la metafora è ritenuta esplicita, ma male augurante.

Poi si sale a un piano superiore e iniziano i lavori. Una cinquantina i partecipanti, più ovviamente lo staff dell’organizzazione. Più che le assenze (anche perché sappiamo che molte persone assommano su di sé più di una rappresentanza) si notano le presenze sconosciute; l’effetto è quello dell’“appello incompleto” (siamo sempre a scuola…).

L’apertura dei lavori spetta ovviamente all’assessore alla cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini, e al presidente di Fondazione Volta, Mauro Frangi.

Il primo riassume lo stato dell’arte: «L’obiettivo dell’incontro è quella di sollecitare e recepire indicazioni in merito al dossier di candidatura (seconda fase). Perché in Expo? perché questo non riguarda solo la città, ma ha una prospettiva più ampia. Il bando ha solo accelerato un processo già avviato per definire “quale strategia per la città”. Delle 72 proposte ricevute tramite la “call” sul sito, 15 sono state giudicate particolarmente significative e i soggetti proponenti sono stati invitati all’incontro odierno in aggiunta alle associazioni ‘imperdibili in città”».

Ecco chi sono le facce sconosciute! D’altra parte sono onorato di far parte di alcune associazioni “imperdibili” e però anche di altre “perdibilissime” evidentemente.

Continua Cavadini: «Si lavora quindi per un programma della cultura della città ed è una operazione che continuerà. I lavori sono diretti da un tavolo politico formato dai sindaci di Como, Brunate e Cernobbio e dai rispettivi assessori; c’è un tavolo tecnico che lavora alla preparazione del dossier che è formato da Fondazione Volta più una commissione di esperti. Si lavora in una logica di insieme». Viene poi data lettura del riassunto del bando (sono le prime nove slide delle linee strategiche in powerpoint che non ripeto, perché sono state semplicemente lette parola per parola; unica leggera sottolineatura sull’importanza dei collegamenti del lago).

Completa Frangi: «I tempi sono stretti. Ma l’occasione è essenziale per un’accelerazione dei progetti già in atto, dove è centrale la capacità del sistema culturale di lavorare in modo coeso e di sviluppare il territorio. Il tema che il progetto si è dato è l’“estro armonico” che significa concepire Como come “fabbrica della creatività”, ovvero: continuità nel medio periodo, progettualità condivisa, concretezza e fattibilità, attrattività turistica, innovazione». Anche qui si seguono le slide del powerpoint, con due sole aggiunte non preventivamente comunicate ai partecipanti.

«L’importante è fare squadra» conclude Frangi.

Sinceramente, tutto questo lo si sapeva già. Non c’era bisogno della trasferta a Expo. Non c’è un solo accenno “di metodo”, nemmeno una sottolineatura per i nodi problematici – che non sono imputabili a responsabilità dei presenti e che quindi potrebbero anche essere richiamati –; per esempio la questione della mobilità sul/del lago: qualcuno può pensare che sia cosa fatta? Una sola parola per la questione delle strutture (che pure, come ho già ricordato, è questione centrale nel bando) e che invece Cavadini mette incredibilmente in fondo, nella slide, non annettendogli grande importanza.

Poi la parola passa a Salvatura Amura, direttore della Fondazione Volta, che condurrà gli interventi dalla platea (in teoria tre minuti per ciascuno, ma non ci sarà mai bisogno di togliere la parola a chicchessia).

I numerosi interventi (ne ho contati non meno di una trentina) vertono intorno a pochi argomenti: l’importanza di un calendario unico per evitare sovrapposizioni e contraddizioni, la necessità della comunicazione (cittadina, regionale, nazionale, internazionale, galattica… comunque tecnologica), la centralità della questione economica, l’essenzialità dell’attrazione turistica (di nuovo – con un salto di scala – regionale, nazionale, internazionale, intergalattica), la bontà – anzi l’indispensabilità – della propria offerta culturale, che ovviamente non può e non deve restare fuori dal programma della “capitale della cultura” (che qualcuno, però, con singolare lapsus si ostina a derubricare a  “capoluogo”).

Pochissimi gli interventi che si discostano da questo canovaccio tra gli altri quello di Alberto Longatti, che si pone la domanda su che cosa davvero la gente di fuori percepisca di Como e su cosa la gente – sempre di fuori – si aspetti da Como; nel merito, indica come centrale il ruolo del “romanticismo” di Como (in senso storico: il movimento culturale ottocentesco) e quindi sottolinea come essenziale il rapporto con il lago; conclude con un invito che ai più dev’essere sembrato sibillino: il passato deve farsi presente. Nel proseguo dei lavori verrà risposto a Longatti che questo tema è stato sviscerato, ma che le scelte effettuate non possono ancora essere esplicitate, «perché se no gli altri concorrenti [anzi: competitors] copiano».

Anche il mio intervento – chiedo scusa per la presunzione, ma mi ci hanno mandato per quello – è un po’ diverso. Dichiaro di intervenire come Arci provinciale, ma che faccio parte anche dell’Istituto di Storia contemporanea – non invitato! – e della Casa della Musica – invitata e di cui nessun altro rappresentante ha potuto essere presente –). Sottolineo che se la candidatura di Como capitale cultura fa parte di un percorso già avviato non si può invocare ristrettezze di tempo per la scarsa attività in favore della partecipazione; se si è partiti prima, come mai ci si riduce ad agosto a coinvolgere – si fa per dire – le associazioni?

Sulla questione del programma preciso che le cose fatte e che si faranno sono assai di più rispetto a quelle che si includeranno nel fatidico calendario della “capitale” e che non tutto può essere ridotto alla categoria – peraltro rispettabilissima – dello spettacolo. La cultura è assai di più.

Ricordo che nel settore culturale sono essenziali tanto le filiere orizzontali quanto quelle verticali – o se si preferisce: diacroniche –: si parla tanto del Lake Como Film Festival, ma, senza nulla togliere ad Alberto Cano e alle persone che collaborano con lui, cosa sarebbe successo se lui non avesse potuto crescere e sperimentarsi nei cicli al cinema Gloria (che è circolo Arci), che a loro volta hanno raccolto in continuità l’eredità dei cicli organizzati fin dal 1977 da Radiocomo e poi dal cinecircolo Città murata? Essenziale è quindi l’offerta culturale in tutte le direzioni e su questo si misura il ruolo di “capitale”.

Provo a riassumere la questione così: noi vorremmo pensare a “Como capitale cultura” non come a un programma ma come a un ambiente, in grado di sviluppare l’attività culturale a Como; allora l’amministrazione dovrebbe essere creatrice di precondizioni, non organizzatrice né tantomeno calendarizzatrice. Quindi bisogna dare grande attenzione alla questione delle strutture, che invece incredibilmente viene messa all’ultimo posto.

Dopo la pausa pranzo, si riprende con l’intervento dell’assessore Cavadini per esporre la sua sintesi della mattinata: sottolinea l’importanza di creare attrattività internazionale in più rispetto a quella attuale; ripropone l’idea di un nuovo evento-cerniera, per collegare la stagione estiva alle proposte della Città dei balocchi, un evento concentrato in pochi giorni di novembre su cui convogliare gli introiti della tassa di soggiorno; chiarisce [finalmente! NdR] che i fondi messi a disposizione dal governo per il bando sono “fino” a un milione di euro e che quindi non si sa esattamente quanti saranno e che dovranno obbligatoriamente servire per la gestione del progetto; a questo proposito sottolinea l’importanza che tutti i soggetti intenzionati a far entrare nel bando i loro progetti mettano a punto al più presto un’ipotesi di budget su una scheda che verrà diffusa.

La sintesi non riprende e non dà alcuna risposta nemmeno di passaggio alle questioni politiche e di metodo poste.

Intervengono poi i Comuni collegati: Cernobbio mette avanti la disponibilità delle due prestigiose sedi di Villa Erba e Villa Bernasconi, Brunate mette avanti la disponibilità a fare sistema e a ospitare eventi.

Qualche altro intervento e si arriva a una nuova sintesi dei temi emersi alla mattina: esigenze di calendario; espressione di disponibilità; necessità di comunicazione; proposte: Museo diffuso arte contemporanea, Seta, Mobilità sostenibile, Resistenza.

Nonostante che i contributi non siano apparsi proprio fondamentali, la sintesi appare poverissima.

Siamo all’intervento finale di Mauro Frangi, il quale ricorda che i piani sono due: uno è la preparazione del dossier e l’altro è il percorso più generale che andrà comunque fatto; essenziale è fissare una caratteristica forte per il dossier (ma non si può ancora dirla in pubblico), essenziale è darsi delle scadenze per i prossimi incontri (queste sì possiamo dirle).

Nell’intervento finale di Luigi Cavadini si ammette che non si è prestata la necessaria attenzione alle scuole; poi si danno le date: il 15 settembre ci sarà la serata cittadina di presentazione del dossier e poi,  anche prima della proclamazione delle città vincitrici, il Comune organizzerà comunque un nuovo incontro per andare avanti, presumibilmente entro il 10 ottobre.

Fine.

Fuori programma: si attende l’arrivo di Serena Bertolucci, direttrice di Villa Carlotta a Tremezzo (che ha portato a successi notevoli), recente vincitrice del concorso internazionale per i nuovi direttori di Museo in Italia; lei andrà a dirigere Palazzo Ducale a Genova e tutti i musei della Liguria. Dopo una lunga attesa (è in arrivo da Parigi) alla fine si presenta, è stravolta e si capisce che farebbe volentieri a meno di questa comparsata, comunque racconta in modo garbato la sua esperienza e i suoi successi. Alla domanda (che è il vero scopo della sua chiamata): «Cos’hai da consigliarci in questa avventura?», la risposta è ovvia: «Osare, non avere paura di mettere avanti le proprie idee».

La mia battuta è ancora più ovvia: di idee bisognerebbe averne.

 

Si torna a casa in ordine sparso, quasi tutti convinti (anche molte delle persone coinvolte nell’organizzazione) che non si son fatti molti passi in avanti e che il non-detto continua ad essere ben più consistente di quello di cui si parla. Per essere “capitale” basteranno i “circenses”? Certo nemmeno del pane si è discusso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Il nuovo Infopoint al Broletto

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Inaugurato nella mattinata di martedì 4 agosto il nuovo Infopoint del Comune di Como al Broletto.

Senza cerimonie particolari, e con una conferenza stampa assai informale, in stile vacanziero, ma alla presenza del sindaco della città – Mario Lucini -, dell’assessore alla Cultura e al Turismo – Luigi Cavadini –  e di quello all’Urbanistica – Lorenzo Spallino -, oltre che di molti funzionari comunali, il nuovo punto di informazioni turistica ha aperto i battenti. E, con notevole rapidità, si è riempito di turisti (veri) alla ricerca di informazioni: segno che il punto informativo è nel posto giusto e che non rischia di restare deserto.

Positivi in generale i giudizi sull’inserimento della nuova struttura nella campata del Broletto già destinata, dall’inizio del Novecento, alla scala di accesso al salone; l’ambiente vetrato è di misura austera ed elegante, i dubbi semmai sono – da parte nostra – sulla marginalizzazione dell’accesso al salone, che rischia di sembrare un’entrata di servizio, e sulla banalità della passerella che, rasente la torre, “salta” i gradini  a scendere e poi a risalire del piano originario di calpestio del Broletto; in parte così centrale della città, nonostante i vincoli delle varie soprintendenze, era lecito attendersi qualcosa di più “artistico”. Tutto sommato, l’intervento sembra ridotto al minimo indispensabile, senza troppe preoccupazioni riguardo ai possibili futuri sviluppi e alle opportunità che un luogo così fondamentale potrebbe offrire; un programma “minimo” che in una certa misura è stato rivendicato dai responsabili dell’amministrazione cittadina, con l’intento di cominciare a dotare la città di un servizio essenziale per il promettente sviluppo turistico.

Grande cura è stata messa nella dotazione tecnologica, che nelle prossime settimane dovrebbe essere ulteriormente potenziata.

Adesso si attende con trepidazione lo smontaggio della inadeguata struttura di via Maestri Comacini (che dopo anni di onorato servizio dovrebbe essere riutilizzata  – si dice – in una qualche area sportiva), smontaggio che è stato promesso per i prossimi giorni, dopo un breve periodo di “passaggio di consegne”. E con ancora maggiore interesse (e preoccupazione) si attende la sistemazione di piazza Grimoldi, recentemente liberata dalle auto ma ancora in attesa del proprio destino. Dopo il concorso, e le successive polemiche, l’assegnazione dei lavori potrebbe arrivare entro la fine di ottobre e il nuovo allestimento della piazza potrebbe essere ultimato entro la fine dell’inverno.

La rivitalizzazione di questa parte del centro storico non può certo essere considerata conclusa con l’infopoint, per quanto utile e ben fatto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

L’architetto Darko Pandakovic, progettista della struttura, alle prese con gli ultimi ritocchi.

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Il sindaco di Como Mario Lucini al banco delle informazioni.

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L’assessore Luigi Cavadini al punto informativo.

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Como capitale della cultura/ percorso per la seconda fase

Convocato all’ultimo momento, l’incontro (poi riconfigurato come conferenza stampa) di presentazione delle iniziative legate alla preparazione del dossier finale dei candidatura di Como a Capitale italiana della Cultura 2016-2017 si è svolto in Municipio a Como nella mattinata di giovedì 23 luglio 2015.

Fare il resoconto della presentazione è al tempo stesso facile e complicato, per questo mi sembra opportuno dividere il racconto in due parti distinte: la prima dedicata ai contenuti specifici dell’incontro; la seconda dedicata a tutti gli aspetti in discussione, detti e anche taciuti.

 

  1. I prossimi passi per la candidatura

“Un incontro aperto a tutti gli operatori culturali del territorio il prossimo 29 agosto e una serata aperta alla città all’indomani della presentazione del dossier, il 15 settembre. E ancora una pagina Facebook a sostegno della candidatura e un sito (www.comocapitaledellacultura.it) con uno spazio aperto alle proposte”. È questo, in sintesi, il percorso che i responsabili della presentazione della candidatura di Como si sono dati per la seconda fase della competizione. “Una proposta sfidante” ha detto il sindaco Mario Lucini in apertura, con una forte esigenza di condivisione.

L’“idea progettuale che si intende realizzare”, si legge sempre nel riassunto distribuito ai partecipanti all’incontro, ha per titolo “Estro armonico: le stagioni del lago”, inopinatamente ispirato dall’omonima raccolta di concerti di Vivaldi, e si propone “come l’occasione di creare un vero e proprio modello che renda la cultura protagonista dello sviluppo economico, realizzando così un vero e proprio Distretto Culturale”. Mauro Frangi, presidente di Fondazione Volta, che nel percorso ha “il compito di coordinare gli aspetti operativi della candidatura”, ha aggiunto che l’obiettivo è quello di costruire un sistema culturale più integrato, in modo da valorizzare le positive esperienze fin qui fatte.

Come procedura di partecipazione per le associazioni e le singole persone è stata presentata una “scheda” di suggerimenti e proposte che chiunque potrà compilare e sottoporre agli organizzatori tramite il sito disponibile da oggi. Come ha detto l’assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, quanto più le proposte saranno dettagliate, tanto meglio si potrà valutarle ed eventualmente includerle nel programma (lunghezza massima della spiegazione: 500 caratteri).

L’obiettivo finale è ovviamente quello di costruire un dossier (60 cartelle in tutto) che possa vincere la competizione. La candidatura della città di Como a Capitale italiana della Cultura è sostenuta e condivisa dai Comuni di Cernobbio e Brunate, dall’Amministrazione Provinciale di Como e dalla Camera di Commercio di Como.

 

  1. Intorno alla candidatura: detto e non detto

Riassunto nei suoi contenuti essenziali, il percorso verso la seconda fase della competizione sembra assodato, ma il lavoro da fare sarebbe molto e non è chiaro esattamente quale siano gli obiettivi: mettere insieme un calendario di eventi, più o meno coordinati? oppure fare qualcosa di più? e chi precisamente ha in mano le leve decisionali?

Poiché l’incontro/conferenza stampa non è stato “rituale”, ma uno scambio franco – e a volte anche ruvido – di opinioni e giudizi contrastanti, qualche elemento aggiuntivo è possibile fornirlo.

Il tavolo delle decisioni politiche è ovviamente centrato sul Comune di Como (il ruolo dei due Comuni “sostenitori”, Cernobbio e Brunate, appare sinceramente assai subordinato; l’Amministrazione Provinciale viene da tutti considerata ormai una pura parvenza istituzionale; d’altronde la Camera di Commercio che pure viene continuamente associata ai promotori della candidatura sembra essere poco considerata); il braccio organizzativo è Fondazione Volta; ma il vero significato di questa operatività “oscilla” a seconda dei momenti e delle risposte, e se a volte sembra ridotto a mera “esecutività”, altre si espande fino a comprendere le decisioni nel merito.  Del resto, è il presidente di Fondazione Volta a dire in modo chiaro che in questa fase l’obiettivo è “vincere la competizione”, tutto il resto verrà poi, e quel che è stato prima va messo da parte; a questo scopo non è nemmeno fuori luogo un po’ di “riserbo” sulle vere idee alla base del progetto (non si possono mica scoprire tutte le proprie carte?!).

Il tempo che resta davanti è poco e – nonostante le reiterate affermazioni che comunque vada la competizione, questo processo è ormai avviato e porterà comunque degli effetti positivi – dalla presentazione del primo dossier ad oggi ben poco è stato fatto, anche e soprattutto nella direzione del coinvolgimento della città e delle associazioni. Su questo processo è lecito in effetti nutrire qualche dubbio. Nessuna “consultazione” è stata avviata, nessuna verifica operativa. Il tanto sbandierato “processo partecipativo”, se si limita a scheda da compilare on-line, appare poco più che un simulacro di se stesso. Il rischio è quello che ci si accontenti di poche “eccellenze” ormai date per scontate. L’appello a fare squadra rischia in questo modo di essere puramente formale: il tipo e le modalità di gioco sembrano decisioni già prese.

C’è poca chiarezza anche sulla questione delle “strutture” a cui pure il bando ministeriale annette molta importanza. A una mia domanda precisa in questo senso, l’assessore Cavadini ha risposto riproponendo i nomi del Politeama e dell’ex Casa del Fascio. Se è questo che si intende con un rafforzamento delle strutture culturali della città, sarebbe più onesto ammettere che l’intenzione è quella di rimandare tutto alle calende greche: tempi e costi di una ristrutturazione del Politeama sono fuori di qualsiasi ipotesi praticabile (anche astraendo dall’assoluta incertezza sulla sua possibile destinazione: anche a questo potrebbe servire la partecipazione, cioè a sondare esigenze e bisogni e ipotesi progettuali); mentre il recupero dell’ex Casa del Fascio a una migliore fruibilità è un problema annoso, che non si è ancora riusciti a sbrogliare e che comunque avrebbe un impatto probabilmente marginale sulla “quotidianità” culturale cittadina.

C’è  altrettanta poca chiarezza sulla sostenibilità economica delle varie iniziative, e del progetto in generale: “il milione” di euro promesso dal bando (ma è solo un ipotetico tetto massimo) non serve certo a risolvere i molti problemi sul tappeto, mentre ipotesi alternative e complementari faticano a farsi strada (nemmeno le esplicite domande in questo senso sono riuscite ad acquisire elementi utili).

Se l’appuntamento per la verifica (reale e non solo virtuale) con la città è fissato il 29 agosto è evidente che non c’è nessun interesse ad aprire un confronto vero.

Su tutto aleggia l’invito a “guardare avanti”, a “non perdersi in polemiche” (che ovviamente sono sempre “sterili”) sul passato, a “cogliere un’occasione” che si è resa disponibile.

Il rischio, però, è quello che una flebile speranza nasconda i reali problemi della città e della sua cultura.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Com’è viva la città/ la mostra a Como

La terza mostra della trilogia “sulla città”, voluta dall’amministrazione comunale di Como a Villa Olmo, è pronta e da domani 18 luglio fino al prossimo 29 novembre sarà a disposizione del pubblico.

MostraComèvivalacittà-00 Giacinto di Pietrantonio (curatore della mostra), Silvia Magni (vicesindaca di Como), Luigi Cavadini (assessore alla cultura del Comune di Como), alla conferenza stampa di presentazione della mostra

 

 

 

 

 

L’anteprima dedicata alla stampa ci ha permesso di vederla e di trarne qualche riflessione.

Cominciamo dal titolo, estrapolato da “una nota canzone di Giorgio Gaber del 1969” – come recitano le note di accompagnamento dell’esposizione. Se non la ricordate con precisione, consiglio di riascoltarla qui, in una registrazione televisiva da Canzonissima del 1969-1970, per apprezzarne l’autentica intonazione. In effetti, la canzone – al di là della banale citazione di un pezzo del suo testo – ha una caratterizzazione caustica, ancora più che ironica, che dev’essere sfuggita al curatore e agli organizzatori. Com’è viva la città sta a significare, nella fattispecie, il dubbio che sia vero l’esatto contrario…

Causticità e ironia difettano totalmente all’esposizione, che è celebrativa dei fasti della città. Nonostante le dichiarazioni di principio secondo cui “oggi la città non è più la ‘terra promessa’ dei futuristi, o di altre avanguardie, ma un organismo complesso e multiforme, non più una città con un centro, ma con più centri, che ha subìto una profonda trasformazione dovuta al fatto che siamo immersi nella società dello spettacolo, Debord, della comunicazione, McLuhan, liquida, Bauman, dei non luoghi, Augé, dell’industria culturale, Morin, dei conflitti, Morelli”, la visione della città proposta è piuttosto tradizionale. E, nonostante la dichiarazione di aver “scelto opere che sono rappresentazione della loro rappresentanza, il ritratto del loro esserci ed essere immagine di città come cittadinanza”, l’immagine delle persone che l’abitano risulta piuttosto edulcorata.

La suddivisione in sezioni tematiche (trasporti, tempo libero, sport, strada, distruzione, manifestazioni, commercio e mercati, emblemi, interni) è assai schematica e certo poco attinente alla “liquidità” del fenomeno urbano. Del resto i brevi testi introduttivi alle diverse sezioni non rendono giustizia all’altisonante elenco di autori proposto in apertura, riducendosi a volte a semplificate “unità didattiche” di sapore un po’ troppo scolastico.

Ciò non significa che alla mostra manchino motivi di interesse e – soprattutto – opere degne di essere viste e meditate. Scegliendo in base alla sensibilità personale, segnalerei un fantastico Roy Lichtenstein, i tre quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, le fotografie di Daido Moriyama, il dipinto di Giorgio de Chirico Calco dell’antico con guanto di gomma (per quanto un po’ decontestualizzato, così com’è collocato nella sezione “interni”, ma perlomeno vicino all’altrettanto notevole opera del fratello Alberto Savinio Annunciazione) e, per finire, l’inevitabile Comizio di Giulio Turcato.

Nella scelta di aprire l’orizzonte sull’arte internazionale, la valorizzazione del patrimonio comasco  ne ha inevitabilmente sofferto. Le citazioni comasche sono ridotte a tre: i Riflessi in vetrina di Baldassare Longoni del 1929, il grande dipinto di Mario Radice con La partita di pallone del 1933, e una bella fotografia di Bruno Campagna (Nabil), Tracce di Razionalismo # 15, dedicata al mercato coperto di via Sirtori (ma bisognerebbe anche ricordare che quell’edificio, lungi dal portare tracce razionaliste, venne fortemente osteggiato dagli architetti moderni comaschi e da Terragni in primis). Forse, sul tema della città e del suo uso da parte dei cittadini, una qualche opera di Ico Parisi poteva essere utilmente inserita (anche lasciando da parte le assonanze di alcuni disegni di Apocalisse gentile con il dittico esposto di Maja Bajevic sull’11 settembre).

Pur con qualche dubbio, delle tre mostre dedicate alla città, quest’ultima, curata da Giacinto di Pietrantonio, risulta la più stimolante e forse anche la più popolare. Comunque degna di essere visitata e discussa.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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La sezione della mostra dedicata alle “manifestazioni”.

 

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L’assessore Luigi Cavadini con una giornalista davanti all’opera di Alfredo Jaar Milan, 1946.

 

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Michelangelo Pistoletto, Prost. n. 4, con una visitatrice dell’anteprima.

 

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Michelangelo Pistoletto, Manifestazione.

 

 

L’uomo nel paesaggio

LNP_invitoPresentazione del libro L’uomo nel paesaggio, con Giansilvio Primavesi, presidente Confcommercio Como, Carlo Pozzoni, editore del volume Alberto Cano, presidente Lake Como Film Festival, Roberto Borghi, critico d’arte, Emilio Bordoli, collezionista, Michele Pierpaoli, presidente Ordine degli architetti, Luigi Cavadini, assessore cultura Comune di Como, giovedì 16 luglio alle 17 a Confcommercio Como in via Ballarini 12.

Com’è Viva la Città – Art & The City 1913 – 2014

com'è viva la cittàMostra a cura di Giacinto Di Pietrantonio, inaugurazione venerdì 17 luglio a Villa Olmo a Como, organizzata dal Comune di Como, ultimo capitolo del progetto triennale La città nuova, aperta fino al 29 novembre.

 

«Dopo La città nuova. Oltre Sant’Elia e Ritratti di Città che partivano dall’architettura, il terzo capitolo vuole essere una riflessione su ciò che avviene dentro la città, esplorare i luoghi privati, quelli del tempo libero e della cultura fino a quelli dell’impegno sociale e del simbolico – chiarisce un comunicato –. La mostra si svilupperà in un percorso espositivo per temi, con opere che vanno dagli inizi del ‘900 ad oggi: i trasplichtensteinorti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni».

«La scelta di Giacinto Di Pietrantonio come curatore è dettata dalla grande fiducia che ripongo sul suo lavoro – afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Como Luigi Cavadini –. È sicuramente il curatore adatto a chiudere il percorso triennale, che quest’anno prevede un focus su ciò che avviene dentro la città, non più vista solo come elemento urbanistico»

Si tratta di una esposizione di «58 opere che tramite lo sguardo e il sentire di 50 artisti italiani ed internazionali, tra cui Radice, de Chirico, Savinio, Warhol, Pistoletto, La Pietra, Lichtenstein, Merz, Chia, Christo, Cattelan, Moriyama, Newton, Beecroft indagano con media, supporti e linguaggi espressivi diversi, i modi delchristo vivere quotidiano».

«Nelle sale della villa settecentesca scorrerà una panoramica lunga un secolo sulla nascita e l’affermarsi della città moderna attraverso le dinamiche degli spazi e delle relazioni umane, con opere tradizionali, figurative, astratte e metaforiche e l’utilizzo di molteplici espressioni artistiche: pittura, stampa, fotografia, video, installazioni – spiega la nota –. Gli argomenti affrontati saranno divisi per sale tematiche. I visitatori troveranno così raccontati: i trasporti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni.mTra le 58 opere troviamo anche quelle di autori legati, per origine e frequentazione, con il territorio lariano».

Per informazioni Internet www.mostrevillaolmocomo.com. [md, ecoinformazioni]

18-19 aprile/ Open day razionalismo

PozzoniRAzionalismoUn week end interamente dedicato al Razionalismo comasco, con la possibilità di approfondire la conoscenza di gioielli architettonici quali il Novocomum e la Casa del Fascio: sono questi gli ingredienti principali dell’Open Day coordinato e organizzato dal Settore Cultura della Provincia di Como in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Como, l’Ordine degli Architetti, l’Archivio Cattaneo e l’Associazione MAARC. Leggi il programma

Uno sforzo unitario per permettere a comaschi e turisti di visitare e scoprire anche l’Asilo San’Elia e il Monumento ai Caduti a Como, la Casa Cattaneo a Cernobbio, le Case per Artisti sull’Isola Comacina e la Villa Leoni in Tremezzina.
Diversi gli appuntamenti per sabato 18 e domenica 19 aprile: accanto alle aperture straordinarie e alle visite guidate gratuite ai principali edifici razionalisti della provincia di Como il programma comprende, inoltre, la conferenza “Dialoghi sul Razionalismo” presso il Novocomum, la performance letterario-musicale “Revolverate”, nella sede della Canottieri Lario, un aperitivo in stile Anni Trenta in piazza Volta a Como.
«Si tratta non solo di un importante evento culturale, ma anche di un’occasione di marketing territoriale, attraverso azioni di sistema e di comunicazione integrata che intendono veicolare tra le comunità residenti, custodi e fruitori dei beni, i diversi operatori culturali, i visitatori, un messaggio di unicità e bellezza di un circuito tematico, quale è quello del Razionalismo – spiega Giovanni Vanossi, consigliere provinciale con delega alla Cultura e Turismo – Si vuole comunicare in modo efficace il valore e il senso di un patrimonio che merita di essere continuamente riscoperto, salvaguardato e valorizzato per il senso che storicamente gli compete all’interno della città e dei contesti in cui è inserito. Spero che quest’iniziativa possa contribuire, in vista della prossima EXPO 2015 e negli anni a venire, a consolidare un appuntamento che premi il lavoro di rete per la valorizzazione dei beni culturali, con importanti ricadute in termini di attrattività del territorio e di miglioramento dell’offerta culturale e turistica».
«Questa iniziativa sottolinea il valore dell’architettura razionalista del nostro territorio – aggiunge Luigi Cavadini, assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Como – L’attenzione è continua e numerose sono le visite e gli itinerari guidati organizzati nel corso dell’anno. I nuovi strumenti di comunicazione e di informazione, che vengono presentati in questa occasione, saranno un supporto fondamentale per un primo approccio, ma anche uno stimolo all’ approfondimento dei temi legati ad un periodo storico che ha visto la nostra città e il nostro lago in perfetta consonanza con altre parti d’Europa nella realizzazione di una architettura nuova, ancora oggi di evidente modernità». Durante la conferenza “Dialoghi sul Razionalismo” verrà proposta anche l’APP per smartphone e tablet “Razionalismo in Provincia di Como”. Un nuovo modo per conoscere il patrimonio architettonico comasco presentata all’interno di un luogo simbolo come il Novocomum. «La piena consapevolezza di quale pagina fondamentale per l’Architettura del 900 abbia scritto la Città di Como passa anche attraverso la conoscenza organica e tematica dei nostri capolavori del Razionalismo e la loro visita e fruizione non solo dall’esterno. – spiega Michele Pierpaoli Presidente dell’Ordine degli Architetti di Como – La nuova Sede dell’Ordine degli Architetti presso il Novocomum vuole anche portare un contributo in questa direzione tenendo vivi ed aperti i temi legati al significato ed alle potenzialità di queste fondamentali opere attraverso un dibattito vivo e orientato ai temi del confronto sempre attuale tra Storia, Architettura e Città».

Cavadini/ faremo il possibile per aiutare lo Spazio Gloria

fascistisettembre2012gloriaDopo l’interessamento di esponenti politici della città sia di maggiorananza che di opposizione, arriva la disponibilità dell’assessore alla Cultura del comune di Como Luigi Cavadini a fare quanto possibile per risolvere le difficoltà dello Spazio Gloria di via Varesina 72. Al circolo Arci Xanadù che gestisce lo Spazio Gloria è stato intimato dagli uffici comunali competenti di portare a termine l’iter di adeguamenti previsti dalle nuove normative sulla sicurezza, pena l’avvio della pratica di chiusura (qui la lettera di appello del circolo). Lo Spazio Gloria arriva stremato finanziarimente dopo l’acquisto del proiettore digitale, indipensabile per continuare l’attività, e la sistemazione del tetto e si sta mobilitando per reperire i fondi necessari per i primi lavori di adeguamento.

«Il Comune riconosce l’importanza dell’attività svolta dallo Spazio Gloria – dichiara Cavadini – e, come già fatto in passato, anche questa volta faremo luigi cavadiniil possibile per poterli aiutare. L’immobile, però, è privato e lo svolgimento delle iniziative è sottoposto per legge all’esame della commissione provinciale di vigilanza e di conseguenza al rispetto di determinate caratteristiche e normative. Siamo consapevoli che i gestori dovranno eseguire una serie di opere e, per quanto di nostra competenza, cercheremo di sostenerli».

Il 21 aprile ci sarà la prima iniziativa di raccolta fondi, un’asta pubblica dove verranno “battuti” tanti oggetti d’arte, d’arredo e da collezione, donati al circolo da soci, amici e artisti che hanno a cuore l’associazione. Tra di loro spiccano i nomi dei fumettisti  Zerocalcare, reduce del successo comasco alla Feltrinelli, e Giuseppe Palumbo, disegnatore di Diabolik, che hanno donato per l’occasione alcune tavole speciali. [jl, ecoinformazioni]

Dal 10 marzo cambia la concessione del patrocinio a Como

facciatapalazzocernezziNuove regole: «Le manifestazioni dovranno rispondere a precisi criteri di interesse pubblico e di particolare prestigio».

 

«Il prossimo 10 marzo entra in vigore la nuova disciplina per la concessione del patrocinio e l’utilizzo dello stemma comunale – spiega una nota di Palazzo Cernezzi –. La delibera, approvata dalla giunta su proposta dell’assessore alla Cultura Luigi Cavadini, fissa nuove regole e criteri e stabilisce i termini di presentazione della richiesta che, di norma, dovrà essere presentata almeno 30 giorni prima della realizzazione dell’iniziativa».

«La definizione di criteri e di modalità di concessione rispondono alla necessità di fare maggior chiarezza e garantire maggior trasparenza – precisa Cavadini –. Ad oggi tali aspetti non erano normati e mancava, quindi, un coordinamento. Inoltre si è ritenuto opportuno prevedere la concessione del patrocinio a quegli eventi/manifestazioni che rispondono a precisi criteri di interesse pubblico e di particolare prestigio. Diversamente lo stesso patrocinio perderebbe la sua importanza e il suo valore».

Regolamento, manuale d’uso del logo sono consultabili sul sito del Comune di Como Internet www.comune.como.it Albo Pretorio on-line/Delibere. [md, ecoinformazioni]

Spazi, Solchi, Scie/ Inaugurazione Adriano Ragazzi

Adriano RagazziIl 7 marzo, a Como, a San Pietro in Atrio, è avvenuta l’inaugurazione della mostra di Adriano Ragazzi: Spazi, Solchi, Scie; mostra che rimarrà aperta fino a domenica 22 marzo, e alla quale tutta la cittadinanza è invitata. Quando si entra nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio, si rimane inebriati dal profumo del colore ad olio; gli occhi sono abbagliati da colori intensi e monocromi, e le mani hanno voglia di curiosare le opere esposte. Inizia così il percorso che attraversa più di 30 opere, realizzate negli ultimi 6 anni. Prima dell’inaugurazione, Adriano Ragazzi ha condiviso ciò che costituisce il suo fare arte: “Sento la necessità di intendere l’arte come l’essenza di quello che più a me ha convinto della vita, cioè l’osservazione, gli equilibri e il movimento”. Appassionati d’arte, critici, sindaco e assessori hanno partecipato con interesse all’esposizione di una pittura estetica e tattile, sintesi del lavoro di Adriano Ragazzi. Classe 1959, architetto fino al 2002, quando, a seguito di gravi problemi di vista, ha avuto l’intraprendenza di reinventarsi, scegliendo di non abbandonare l’ambito creativo e divenendo così un pittore tridimensionale. Riflessivo, comunicativo e in continua ricerca, così appare l’artista, anche nella poetica del segno che diventa disegno. I solchi nel legno sono una prospettiva altra rispetto alle lacerazioni di Fontana, entrambi minimalisti e con radici culturali analoghe, ma Ragazzi aggiunge il ricordo e la reinterpretazione che lo rende originalmente se stesso. Indossando dei guanti, si possono percorrere sensuali curve che evocano fertilità e spazi inesplorati dell’umano sentire. E’ l’intenso calore del legno e della fibra di juta a stupire la mano che tocca la tela, ma quando la stessa mano incontra il freddo rame, ecco un nuovo contrasto che non ha bisogno di occhi per prendere vita. Le verghe di rame sono come ponti che si sopraelevano di pochi centimetri dalla tela e creano intersezioni rigidamente regolari. Queste linee ricordano Mondrian, a detta dell’artista uno dei suoi maestri, ma oltre ad aggiungere l’elemento tridimensionale, l’artista Ragazzi, nelle diagonali, cerca di dare movimento: “Sono curve dinamiche come le scie degli aerei e dei motoscafi sull’acqua”. In alcuni casi, le linee sono rette parallele che mai s’incontreranno, in altri, si percepisce una forza magnetica, soprattutto nei cerchi spezzati, che sembrano avere calamite impazzite nei loro estremi: vorrebbero unirsi, ma si allontanano. I monocromi non sono alibi per uno sfondo, ma la struttura di un ricordo vivo e intenso, che manifesta il desiderio di accendere le opere. Il colore nella sua pienezza è attinto dall’esperienza personale, dalla memoria di quadri, dalla corrispondenza di pastelli che era solito usare da architetto. Una ricerca appassionata e in divenire, che lo ha portato, per questa mostra, a realizzare delle tele viola, un viola che ha ancora molto blu nel suo incarnato, ma che esplode con l’aiuto del rame scintillante. Ragazzi ha espresso gratitudine a chi con lui condivide il tavolo di lavoro: sue le idee e le mani, ma sarebbe difficile raggiungere questo risultato estetico e dal piacere tattile senza un aiuto pratico. L’assessore alla cultura, Luigi Cavadini, ha dichiarato: “Penso che l’aver deciso di dare questo spazio all’artista sia assolutamente dovuto, per la qualità del lavoro che ci presenta. Linee che sono linee evolutive e tridimensionali, che fanno allontanare il fondo del quadro. Un lavoro su due livelli, fatto con molta intelligenza”. La presentazione è avvenuta davanti all’opera centrale della temporanea, Esplosione, e l’assessore ha aggiunto in merito: “L’esplosione è un quadro complesso, dove si crea un equilibrio e una visione di alto profilo. Lo immagino al lavoro, che muove un cubo alla volta, e che verifica come il quadro risponde”. È intervenuto anche Daniele Rigoldi, presidente dell’Unione Ciechi e Ipovedenti di Como, il quale ha speso parole di amicizia e stima per un socio che, a 50 anni, quando ha perso la vista, ha saputo reinventarsi: “ Ci si gioca la professionalità; in una gravissima situazione di disabilità visiva Adriano dimostra come la vita possa essere praticamente normale. Un esempio da portare come associazione: anche senza il grandissimo dono della vista, possiamo fare qualche cosa per noi stessi, da dare poi agli altri attraverso l’arte”. Una mostra capace di armonizzare i sensi, lasciando solchi profondi. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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