Michele Luppi

Dal 14 febbraio/ Studenti senza frontiere: Agli occhi dell’altro

esher-candelabroSi aprirà martedì 14 febbraio al Chiostrino artificio, in piazzolo Terragni 4 a Como, dalle 14 il ciclo Agli occhi dell’altro, sei conferenze sul tema dell’immigrazione organizzate dagli Studenti senza frontiere. L’iniziativa focalizza l’attenzione sul fenomeno migratorio, dalle cause degli spostamenti alle risposte che la società europea dà ai migranti. Non mancherà, com’è inevitabile, un approfondimento sulla situazione che si è creata dall’estate 2016 a Como, ma le conferenze si pongono l’obbiettivo di trattare l’argomento in termini più ampi. (altro…)

A piedi liberi, 18 dicembre / “Lamentarsi non basta”. Urge responsabilità condivisa nell’accoglienza

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L’appuntamento previsto dal convegno A piedi liberi per il pomeriggio di domenica 18 dicembre allo spazio Gloria non ha coinvolto più di trenta persone tra spettatori e relatori. Vero che le incombenti festività e la collocazione periferica della sala non hanno favorito una grande affluenza, altrettanto innegabile che intorno al tema “migrazioni a Como (e non solo)”, nelle sue varie declinazioni, relativamente pochi mantengono un’attenzione costante, sempre con più domande che risposte, men che meno soluzioni soddisfacenti.  (altro…)

Mussie Zerai/ Oltre la legalità per la giustizia

4ottobredonguanellaDon Mussie Zerai, sacerdote eritreo da anni impegnato nell’accoglienza e nel riconoscimento dei diritti  dei migranti in arrivo in Europa, ha parlato al don Guanella di Como il 4 novembre, affollatissimo di persone,  nell’incontro testimonianza introdotto e coordinato da Michele Luppi.

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L’auditorium Don Guanella è davvero pieno per l’incontro, che intende fornire elementi di approfondimento e documentazione su un problema che ha destato l’attenzione e l’azione della città nella scorsa estate e che proprio per questo non può essere semplicemente affrontato come una questione di buona volontà, ma va invece studiato come uno dei nodi centrali di questa fase storica.

Don Mussie Zerai ha presentato un quadro molto articolato della situazione. Forte della sua esperienza personale (è arrivato dall’Eritrea in Italia nel 1992 a 16 anni come richiedente asilo) e del successivo, quotidiano impegno per la risoluzione del problemi (anche piccoli) delle persone approdate in Italia seguendo i più difficili percorsi, Mussie Zerai ha inteso coniugare gli aspetti del vissuto dei singoli con le dinamiche politiche e macroeconomiche. Nel suo lungo intervento, molti sono stati gli argomenti interessanti, ma alcuni meritano una sottolineatura particolare, e soprattutto quelli che mettono al centro le responsabilità dirette delle società occidentali (e anche di quella italiana).

Una lunga parte del suo discorso ha riguardato gli interventi dei paesi occidentali nei territori di origine dei migranti: interventi spesso presentati come intesi a sviluppare l’economia di quelle nazioni, ma che invece si risolvono costantemente in un ulteriore depauperamento di quelle popolazioni, a causa di un radicale mutamento delle basi stesse della sopravvivenza (grandi piantagioni al servizio delle multinazionali, per esempio, che soppiantano i piccoli appezzamenti di terreno a coltivazione familiare), e in un progressivo indebitamento nei confronti delle economie occidentali. Ancora più duro l’atto d’accusa nei confronti di quegli “accordi” tra le nazioni europee e alcuni stati extraeuropei (come Libia, Turchia e Sudan) perché “contengano” i flussi migratori: enormi trasferimenti di denaro che non risolvono i problemi, peggiorano la situazione dei gruppi costretti a spostarsi e rendono sempre più lucrosi i guadagni di chi “offre” percorsi illegali alternativi, guadagni che si contano in miliardi di dollari all’anno. Senza mezzi termini, Mussie Zerai ha ricordato che ogni inasprimento delle condizioni di trasferimento si risolve in un aumento di tragedie per chi è costretto a muoversi e in un’esponenziale crescita di introiti per la criminalità organizzata. La creazione di stabili e controllabili canali di immigrazione, viceversa, potrebbe significare un netto miglioramento per le condizioni di vita delle persone e, persino, un sensibile risparmio per le nazioni.

Sono questioni, come si può facilmente capire, certamente non nuove per chi ha anche solo sommariamente affrontato i problemi legati alle dinamiche migratorie, ma certo per il pubblico presente all’auditorium Don Guanella sono suonate ancora più rilevanti proprio per la forza dell’oratore che, con il suo tono pacato, ha sostanziato queste argomentazioni generali con la conoscenza delle vicende individuali, con il ricordo diretto delle torture subite dagli uomini e dalle donne bloccate in Libia o nel Sinai, con il racconto della vita quotidiana di questa gente prima e durante e dopo il viaggio.

Proprio su questo doppio binario della responsabilità politica generale e di quella individuale si è giocata l’ultima fortissima affermazione, sollecitata dal pubblico da un intervento di Flavio Bogani, della mensa di Sant’Eusebio. «L’osservanza della legge non significa necessariamente affermazione della giustizia» ha ricordato “evangelicamente” don Mussie Zerai; quando le leggi sono fatte a difesa dei privilegi e in disconoscimento dei diritti – ha aggiunto – è necessario agire per cambiarle ma anche, da subito, non è fuori luogo opporvisi e disobbedirle. È un dovere (politico) che va insieme a quello (etico) dell’assistenza e dell’accoglienza e che è ineludibile proprio per il popolo dei credenti che costituiva in massima parte il pubblico in ascolto. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

L’iniziativa Nessuno è clandestino dalla parte degli ultimi per guardare il mondo con i loro occhi è parte del cartellone condiviso  #Itinerarimigranti. Mussie Zerai la mattina del 5 parlerà agli studenti e alle studenti del Teresa Ciceri al cinema Astra. Sono on line sul canale di ecoinformazioni i video di Abramo Francescato dell’iniziativa.

Guarda tutti gli altri video dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

 

Itinerari migranti, un percorso condiviso

chiara-annamaria-stazioneNon era scontato che raccogliesse tanto pubblico l’iniziativa del 3 ottobre all’Astra, organizzata dall’intero arcobaleno dei soggetti non istituzionali impegnati in città per i diritti dei migranti. Il fatto che tante e tanti abbiano scelto di celebrare così la Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione testimonia che la città non è solo interessata a svolgere attività di volontariato ma anche a capire le ragioni che determinano i drammi che si ritrovano nelle storie dei migranti che arrivano nella nostra città. (altro…)

Video/ Di ritorno da Idomeni: dalle migrazioni all’accoglienza

Incontro Da Como a Idomen tuttowebi

Nella sala del cardinal Ferrari gremita da cittadini e cittadine, si è svolta , il 15 aprile, con l’introduzione di Anna Merlo  e la testimonianza sulla drammatica situazione nella “Rotta balcanica” di MIchele Luppi,  l’iniziativa Da Como a Idomeni. Sono seguiti   gli interventi di Roberto Bernasconi e di Emanuele Cantaluppi e la presentazione della Carta dell’accogienza di Caritas-Acli, illustrata da Marco Servettini e da Luisa Seveso. Alle relazioni è seguito un partecipato dibattito nel quale è intervenuto anche don Giusto Della Valle.

Già on line alcuni video dell’iniziativa, presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri.

Facciamo partire Iolanda!

250x250È cominciata lunedì 2 febbraio la campagna di crowfunding che permetterà la partenza al progetto Clandestine integration. Fra i promotori, anche il blog Africauropa, curato dal giornalista comasco Michele Luppi. Già, ma cos’è Iolanda, e in cosa consiste il progetto?

 

É un progetto umanamente ambizioso il cui scopo è favorire il dialogo tra Africa ed Europa attraverso due strumenti: il viaggio e l’arte. Teatro di tutto questo sarà, appunto, il motoveliero Iolanda.

«Integrazione clandestina/Clandestine integration – scrivono in un comunicato gli organizzatori – è un viaggio in barca a vela della durata di due mesi, dal IMG-20130711-WA000115 giugno al 15 agosto, che avrà inizio a Siviglia per poi raggiungere e incontrare le comunità di Tangeri, Algeri, Tunisi e Mazara del Vallo, in Sicilia. Il progetto si concluderà a dicembre 2015 in Sardegna.
Integrazione clandestina/Clandestine integration è arte in quanto a bordo di Iolanda verranno ospitati 8 artisti, (scrittori, illustratori, bloggers), provenienti da entrambe le sponde del Mediterraneo il cui compito sarà confrontarsi, discutere e interagire, al fine di produrre un’opera letteraria scritta a più mani e unica nel suo genere.
La raccolta fondi si svolgerà dal 2 febbraio al 18 marzo tramite il portale Produzioni dal basso, dove il progetto è inserito all’interno del network di Banca Etica. La campagna mira a raccogliere 10.600 euro, il budget base per far partire il progetto. La cifra raccolta attraverso Produzioni dal basso sarà impiegata per ultimare i lavori di messa in sicurezza e restyling di Iolanda, per finanziare l’accoglienza a bordo dell’equipaggio e sostenere i costi di copertura assicurativa e quelli necessari per trasferire l’imbarcazione fino al luogo della partenza».

Per effettuare la donazione, è necessario collegarsi al link  nella home page del sito ufficiale del progetto. Le donaziani vanno dai  5 ai 500 euro, così  «la raccolta potrà essere veramente popolare e alla portata di tutti».
Sarà inoltre possibile effettuare donazioni anche sul c/c dedicato di Banca Popolare Etica intestato a: Abracadabra Onlus IBAN: IT22H0501803200000000196349

«Perchè è importante permettere a Iolanda e Integrazione clandestina/Clandestine integration di partire?Perché è necessario che il Mediterraneo torni ad essere elemento d’unione tra le terre che la racchiudono, perchè è necessario che le sue genti s’incontrino e si conoscano, perché è da tali processi che nasce la ricchezza e il progresso dell’essere umano. “Vogliamo dimostrare che l’integrazione è possibile e non va confusa con l’omologazione. Integrazione significa accettarsi, rispettarsi senza pensare che il proprio modo di vivere sia l’unico valido. Il nostro progetto nasce per dimostrare che il dialogo è possibile e costruttivo”.
Integrazione clandestina/Clandestine integration è un progetto promosso, ideato e coordinato da Abracadabra Onlus, cooperativa sociale di Sassari.
Partners del progetto sono: il Dipartimento di Storia e Scienze dell’Uomo dell’Università di Sassari, l’Università di Siviglia, il Centro Escapes sulle migrazioni forzate dell’Università di Milano, la Fondazione Sevilla Acoge, la testata giornalistica Africaeuropa, l’associazione Culture Vultures di Fez in Marocco, la casa editrice Edes Edizioni.Integrazione clandestina/Clandestine integration è portato avanti in collaborazione con il Servizio Affari Internazionali della Regione Sardegna e patrocinato dall’Unione dei Comuni del Logudoro». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Due continenti un solo futuro/ Meglio senza Salvini

africaeuropaNell’interessantissimo blog del giornalista comasco Michele Luppi, interamente dedicato alle relazioni tra Europa e Africa, segnaliamo in home page La lettera aperta a Matteo Salvini e a quanti “continuano a volerli aiutare a casa loro”. Nel testo Luppi tenta l’impossibile: un discorso pacato e razionale per riportare il capo della Lega alla ragionevolezza sul tema delle migrazioni. Non serve a nulla parlare con Matteo Salvini, indisponibile alla condivisione dei fondamenti della cultura europea e della civiltà in generale, ma è comunque utile mettere in fila, come nell’articolo, le molte ragioni per le quali è folle la proposta dei razzisti nostrani che non hanno il coraggio di dichiarare i propri intenti reali e si nascondono dietro lo slogan “aiutiamoli a casa loro”. Leggi l’articolo.

Giuseppe Catozzella/ Non dirmi che hai paura

DSC00077La storia di un sogno, correre, e quella di un viaggio per realizzarlo. Un viaggio non come tutti gli altri, ma il Viaggio: quello disperato che dal cuore dell’Africa, attraverso il deserto, porta a Tripoli per poi affrontare il mare nel miraggio dell’agognata Europa, che non per tutti si trasforma in realtà. È una storia di passione e tenacia quella raccontata da Giuseppe Catozzella nel suo libro Non dirmi che hai paura [Feltrinelli Editore, 2014, 236 pagg, 15 euro] presentato venerdì 21 febbraio alla Feltrinelli di Como. Con l’autore, il giornalista Michele Luppi e Marco Servettini, coordinatore accoglienza profughi della Caritas di Como.
Il punto di partenza è una storia vera che attraverso la penna di Catozzella si fa romanzo di grande energia, senza mai cadere nel pietismo. La protagonista del libro è Samia Yusuf Omar, giovane ragazza somala che scopre il suo talento per la corsa in una città come Mogadiscio, dilaniata da una sanguinosa guerra etnica e colpita da fame, povertà e leggi coraniche contro le donne. Samia è determinata, e nonostante le difficoltà e la mancanza di mezzi, si allena con costanza arrivando così a qualificarsi, a soli diciassette anni, alle Olimpiadi di Pechino del 2008. Si posiziona ultima ma un caloroso applauso del pubblico la accompagna fino al traguardo. Lei, ragazza nera in fuga dalla guerra, da sola senza sponsor e allenatori professionisti, è riuscita a qualificarsi alle Olimpiadi.
Dal quel momento in poi il suo obiettivo diventa la partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 2012, per riscattare quell’ultimo posto.
Torna quindi nel suo paese ma le condizioni di vita sono peggiorate: gli integralisti hanno assunto un potere ancora maggiore e lei è costretta a correre chiusa dentro un burqa. La Somalia non è più posto per lei e decide di partire a piedi, pronta ad affrontare la traversata del deserto per coronare il suo sogno. Vuole essere libera di correre e vuole farlo trovando un buon allenatore che la segua alle Olimpiadi.
Samia, come molti altri uomini e donne, si è trovata ad affrontare un viaggio drammatico stipata per giorni e giorni su mezzi di trasporto carichi oltre il limite e con viveri e acqua non sufficienti. Giunse a Tripoli stremata da 8 mesi di viaggio, ma pronta a mettersi ancora una volta nelle mani dei trafficanti e imbarcarsi affrontando il mare; quel mare che lei per tutta la vita ha visto ma non ha potuto toccare, perché nel suo paese in spiaggia i miliziani si sparano. Mare simbolo di libertà e speranza, luogo del sogno che per Samia si trasforma in tragedia. La giovane trova la morte il 12 aprile del 2012 al largo di Lampedusa.
La storia era già nota alla cronaca ma la volontà dell’autore è stata quella di dare un volto alle migliaia di migranti che ogni anno compiono il medesimo viaggio e spesso incontrano la morte. Catozzella durante l’incontro ha infatti spiegato che ciò che l’ha spinto a raccontare questa storia è stato proprio il senso di colpa e la responsabilità come italiano, consapevole di questi drammi ma inerme di fronte a una tale ingiustizia.
Successivamente è intervenuto anche Marco Servettini che ha riportato alcuni dati circa i migranti a Como: a seguito delle ondate migratorie che si sono susseguite in Italia a partire dal 2011 la città  ha accolto circa duecento profughi,  un centinaio gestiti direttamente dalla Caritas,  i restanti da parrocchie e hotel della zona.
L’incontro si è concluso con le domande del pubblico e con la duplice speranza che un giorno Samia possa correre di nuovo attraverso il corpo della nipote Mannar, anch’essa con la stessa dote atletica della zia, e che questa storia rimanga viva perché «Samia siamo tutti noi». [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Non dirmi che hai paura

non dirmi che hai pauraPresentazione del libro (Feltrinelli 2014) con l’autore, Giuseppe Catozzella, venerdì 21 febbraio alle 18 alla Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù 17, che dialogherà con Michele Luppi, giornalista, interviene Marco Servettini, coordinatore accoglienza profughi Caritas Como. [Presto on line su ecoinformazioni]

«Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore – spiega la presentazione –. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia».

«Giuseppe Catozzella per mesi è entrato dentro la vita reale di Samia – conclude la nota –, e l’ha reinventata in una voce dolcissima, scrivendo un romanzo memorabile. Da quella voce, da quell’io leggerissimo che ci parla con fermezza e candore, si sciolgono la struggente vicenda di un’eroina dei nostri tempi, la sua fiaba, e insieme il suo destino».

Per informazioni tel. 031.278109. [md, ecoinformazioni]

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