Teatro Sociale

13 febbraio/ “Amy. The girl Behind the name” al Sociale

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Lunedì 13 febbraio alle 20.30 al teatro Sociale di Como, in via Bellini 3 verrà proiettato Amy. The girl behind the name [Asif Kapadia, 90′, 2015], per la rassegna I lunedì del cinema. Il filma sarà preceduto da un’esibizione della Teresa Ciceri jazz orchestra diretta da Mauro Ciccarese.

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5 febbraio/ Nano nasaccio al Sociale

naso-nasaccioDomenica 5 febbraio alle 16, il Teatro Sociale di Como – sala bianca – propone lo spettacolo per bambini e famiglie Nano Nasaccio. Una fiaba in grammelot. Lo spettacolo è liberamente tratto dall’omonimo racconto di Wilhelm Hauff. Scritto e recitato da Carla Giovannone con la regia e icostumi Francesca Palenzona.

Nano Nasaccio è uno spettacolo di teatro di narrazione, riscritto interamente in grammelot, un linguaggio teatrale, inventato arbitrariamente dall’attore che lo recita o dal drammaturgo che scrive il testo. Generalmente il grammelot prende le mosse da un linguaggio o da un dialetto, di cui ricalca i suoni onomatopeici, li mischia con altri linguaggi o altri nonsense, ricavandone una forma espressiva completamente nuova, ma dal potente impatto emotivo. L’idea di raccontare una fiaba classica in grammelot nasce dalla volontà di proporre una narrazione che utilizzi un registro espressivo lontano dagli schemi consueti, e permetta di focalizzare l’attenzione sull’universalità del linguaggio gestuale e del nonsense.

A fine spettacolo una golosa sorpresa, merenda del Granduca!
Consigliato per bambini dai sei anni.

Biglietti: adulto 10 euro, bambini 8 euro. Info www.teatrosocialecomo.it

 

 

27 gennaio/ La farfala Sucullo del Tgp al Sociale

farfala-neutra-x-sitoAl Teatro Sociale di Como, venerdì 27 gennaio alle 9, il TeatroGruppo popolare mette in scena per la Giornata della memoria, lo spettacolo La farfala sucullo. Testo e regia Giuseppe Adduci. Con Giuseppe Adduci e Sulutumana.

C’è uno spettacolo che racconta di uno zingaro. Oggi che gli zingari vengono più che mai dileggiati. E’ uno spettacolo che parla di campi di concentramento. Oggi che si vuole negare persino la memoria di quei momenti bui. C’è uno spettacolo che grida il suo stupore…

Lo spettacolo teatral-musicale descrive attraverso un linguaggio inventato, ricercato, struggente, la vita nei lager di un bambino rom torturato da Mengele; linguaggio che immette nell’azione teatrale toni di poesia per narrare delle umanità negate. Sempre sul filo di una incapacità a comprendere l’inaudita logica delle atrocità, così come ciechi erano gli occhi della sua amata giovane ebrea fissi su di un filo spinato. “La farfala sucullo” si presenta ricco di spunti sia sul tema della shoà che del teatro vissuti entrambi dal protagonista rom. Lo spettacolo ha vinto il premio drammaturgia Teatro e Shoà 2007.

18 luglio/ Peter Greenaway al Sociale per il Lake Como Film Festival

Lunedì 18 luglio, Peter Greenaway è ospite del Lake Como Film Festival, con una lecture esclusiva The Landscape Contract (“il contratto del paesaggio”) sul palco del Teatro Sociale alle ore 18.

Il grande regista inglese racconterà il rapporto tra il suo cinema e il paesaggio naturale: «Sospetto che molte delle storie, delle narrative, delle trame, delle strategie, degli elenchi, dei dispositivi di narrazione e delle storie dentro le storie che ho usato siano in verità semplici scuse per riprendere il mondo naturale in un modo piuttosto che in un altro. E il paesaggio naturale non delude mai».

A seguire, dalle 21.30 in Arena, Greenaway presenterà al pubblico il suo primo film, The draughtsman’s Contract (I misteri del giardino di Compton House): un ritratto armonioso e suggestivo, perfetto esempio di landscape art, che nel 1982 lo proiettò, al debutto, tra i maggiori esponenti del cinema internazionale.

Trilok Gurtu in concerto: l’omaggio di un percussionista alla tromba

Causa maltempo, il concerto del gruppo di Trilok Gurtu, previsto all’Arena il 13 luglio si svolge invece all’interno del Teatro Sociale: così, con tutti sul palco, i suonatori e il pubblico (purtroppo non strabordante), il concerto guadagna sicuramente in intimità e in efficacia.

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Del resto, Trilok Gurtu, certamente uno dei migliori e più versatili percussionisti al mondo, tiene senza alcuna ombra di dubbio al rapporto con le persone che lo ascoltano; in un misto di inglese e italiano tutt’altro che approssimativo (la sua prima esperienza musicale fuori dall’India, ormai quarant’anni fa, è stata proprio in Italia con gli Aktuala), spiega i brani, fa qualche battuta, accenna a un dialogo con le prime file.

Si apprende così che il suo omaggio alla tromba nasce dal fondamentale rapporto con Don Cherry e dal riascolto di una vecchia cassetta con un brano di Don Cherrry, appunto, e di Charlie Haden, e dalla voglia di reinterpretare altri pezzi di Miles Davis e Dizzy Gillespie, e di ricreare le atmosfere di altri trombettisti come Paolo Fresu. E poi – aggiunge sornione – il suo manager gli dice di “suonare jazz”…

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E allora nel concerto c’è molto jazz, persino con qualche assonanza swing e latina, ma c’è anche molta musica etnica e molta sperimentazione, ma soprattutto c’è la voglia e il piacere di esprimersi in musica, quale essa sia.

Con un gruppo multinazionale (il pianista Tulug Tirpan è turco, il bassista Jonathan Ihlenfeld Cuniado ispano-tedesco, il trombettista Freferik Köster tedesco, lui – com’è noto – indiano di Mumbay), e perfettamente affiatato, la fusione delle genealogie e dei generi è assicurata; Trilok Gurtu, da parte sua, alternata la “normale” batteria, alle “tradizionali” tabla, all’uso della voce e a qualche altra diavoleria, compreso un secchio d’acqua. Il pubblico gradisce con entusiasmo, e partecipa quando richiesto…

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Senza risparmiarsi, ma senza eccessi di prestazione, con molta pacatezza e molto metodo, il concerto propone non solo i brani dell’omonimo album Spellbound, ma anche qualche altra proposta ripescata da un repertorio ormai sterminato. Ne esce un omaggio sincero a uno degli strumenti principe del jazz, ma anche e soprattutto un omaggio autentico al fare musica, con grande professionalità e altrettanto divertimento.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

3 gennaio/ La regina dei ghiacci al Sociale

Frozen-Frozen, il musical della regina dei ghiacci approda al Sociale domenica 3 gennaio alle 14.30 e per la grande richiesta lo spettacolo di replicherà anche alle 17.30. Elsa aveva un dono, era in grado di plasmare il ghiaccio a proprio piacimento, ma crescendo Elsa perse il controllo del suo potere mettendo a rischio tutto il regno. Elsa scatenò un tremendo inverno glaciale e per evitare ulteriori danni scappò lontano. Solo Anna andò a cercarla per convincerla a tornare.. ma la ricerca di Elsa si trasforma in un’avventura pericolosa in un mondo ghiacciato dove prendono vita nuovi personaggi. Alla fine Anna darà prova di grande coraggio e il suo amore per Elsa vincerà su ogni male. Un valoroso cast di 12 performers (cantanti e ballerini) interpretano questa favola tradotta in un musical ricco di musiche e danze emozionanti. Alla fine, il pubblico potrà incontrare i protagonisti. Info: http://www.teatrosocialecomo.it

67° concorso Aslico per giovani cantanti lirici

teatro socialeDopo aver selezionato già diversi candidati a Bucharest, Vienna e Lione, arrivano a Como le preselezioni del concorso Aslico. Il 12 e 15 dicembre più di un centinaio di candidati si esibiranno sul palco del Teatro Sociale per arrivare alle eliminatorie di gennaio. Il gran finale che decreterà i vincitori si terrà domenica 10 gennaio alle 15.30 e sarà aperto a tutto il pubblico e ad ingresso libero. Scarica qui il manifesto del concorso.

11 novembre/ Attacante nato/ Prima alla Feltrinelli poi al Sociale

ATTACCANTE NATO FELTRINELLIMercoledì 11 novembre alle 18 alla libreria Feltrinelli di Como, Alessandro Alciato autore del volume Attaccante nato [2010, ed. Rizzoli, 162 p., 12.90 euro] presenterà il libro scritto insieme a Stefano Borgonovo, grande campione di calcio e di seguito allenatore, fondatore nel 2008 della Fondazione Stefano Borgonovo Onlus (per la lotta contro la Sla), scomparso nel 2013 a soli 49 anni, dopo una lunga battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica. Parteciperanno all’iniziativa Chantal Borgonovo e il cantautore Filippo Andreani, autore della canzone Numero nove, dedicata al campione . Inoltre, interverranno il regista e l’attore protagonista dello spettacolo Attaccante nato [Produzione Teatrodante Carlo Monni, Campi Bisenzio in collaborazione con Fondazione Stefano Borgonovo Onlus] in scena al Teatro Sociale di Como alle 20.30.

Lo spettacolo (tratto interamente dal libro) racconta le vicende di Borgonovo come sportivo e come grande uomo. Come calciatore, dagli esordi con il Como, al salto in A con il Milan e con la Fiorentina; come uomo, nella sua coraggiosa lotta contro la Sla, una patologia feroce quanto vigliacca che gradualmente paralizza il corpo, lasciando vigile la mente, e che non a caso lui chiama “La stronza”. Il libro e lo spettacolo narrano l’ascesa, la caduta e la battaglia di uno sportivo che conosce bene il suo destino, ma non vi si arrende, per il bene suo e di tutti gli altri malati, facendo del suo corpo e del suo caso una bandiera.Una storia tragica, che, con la regia di Andrea Bruno Savelli, riesce a essere di volta in volta tenera, coinvolgente, divertente, lieve, come Borgonovo sapeva essere. Perchè c’è qualcosa che “La stronza” non scalfisce, la mente, la gioia e la voglia di ridere di Stefano, in uno spettacolo che si rivela essere un potente inno alla vita, all’amore per la famiglia, gli amici, lo sport.

Con l’occasione di unire sport e teatro, il Sociale ha coinvolto nella promozione il Calcio Como e soprattutto la storica tifoseria Pesi Massimi, quella che più ha prima acclamato e poi pianto Borgonovo. I suoi fans più fedeli trasformeranno il teatro in una veste mai vista. In programma parecchie sorprese per il pubblico.

Biglietti in vendita presso la biglietteria del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it a 20 euro più prevendita.

Esperanza Spalding: di afro in afro

Dopo una promozione in cui l’attenzione sembrava rivolta più all’apparenza fisica che alla sostanza musicale di Esperanza Spalding, il concerto al Teatro Sociale di Como nella serata del 9 novembre 2015 può avere costituito, per una parte almeno del pubblico, una sorpresa.
Che il cambio di immagine fosse qualcosa di più di una nuova pettinatura lo si è capito alle prime note. Anzi: anche prima, pur limitandosi a notare la presenza sul palco di un vistoso basso elettrico in luogo del contrabbasso che la giovane strumentista e cantante statunitense aveva praticato all’inizio della sua carriera.
Il nuovo “progetto”, come ormai si usa dire per le molte incarnazioni delle diverse personalità musicali, di Esperanza Spalding è profondamente diverso dai precedenti. Smesse le atmosfere soffuse e delicate, con riferimenti al jazz latino piuttosto che a quello classico, con arrangiamenti spesso basati su dialoghi col pianoforte o con le sezioni d’archi, l’Esperanza salita sul palco del Sociale è decisamente più elettrica, più energica, più ritmica.
Il “progetto”, lo si capisce facilmente, è piuttosto complesso; evidenti sono i richiami ad altre esperienze musicali: si sentono echi di Laurie Anderson (e quindi di molta avanguardia americana), di Joni Mitchell (e quindi di quel versante della canzone d’autore interessata a un incontro col jazz), ma persino di certo progressive d’annata, e finanche di musica colta occidentale (con qualche citazione dell’atmosfera di Façade di William Walton). Il tutto interpretato da una spiccata personalità e da una sensibilità palesemente “afro”.
Se in questa complessità si può cogliere la continuità con le precedenti prove musicali, le novità risiedono sia nell’atmosfera complessiva, decisamente più elettrica – come si è detto – e a tratti addirittura rock (la presenza della batteria di Justin Tyson è determinante, a tratti addirittura sovrastante, così come quella della chitarra di Matthew Stevens, quasi sempre indirizzata a sonorità distorte), sia nella scelta abbastanza netta a favore della vocalità rispetto allo strumento, che Esperanza Spalding suona con molta parsimonia, tranne che nei due lunghi “duetti” strumentali con Stevens, nei quali è però la chitarra a prevalere.
Resta da dire della cornice dello spettacolo che si intuisce, nonostante le difficoltà legate all’idioma americano abbastanza stretto, indirizzato a una narrazione autobiografica e fantastica al tempo stesso, secondo quanto dichiarato fin dal titolo Emily D+Evolution.
Il teatro, affollato in ogni ordine di posti (con l’unica eccezione di qualche palco vuoto), non sembra troppo sconcertato della radicale evoluzione dell’artista (che in genere veniva associata ad altre giovani leve di un jazz raffinato e morbido), applaude ripetutamente e sottolinea così il successo di una proposta musicale non ovvia che, in buona misura, ribadisce il significativo ruolo del Sociale anche al di fuori della musica “classica”. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

La guerra a teatro/ Per una stella

La guerra a teatro: è una sfida ardua, che in questi tempi di celebrazione e di memoria della prima guerra mondiale si ripete spesso, e che – proprio per questo – è degna di qualche riflessione.

L’occasione è quella fornita dalla prima nazionale, al Teatro Sociale di Como il 4 novembre 2015, di Per una stella, drammaturgia su testo di Anna Maini, con la regia di Stefano De Luca, prodotta da ArteVox Teatro in collaborazione con LupusAgnus.

La guerra del 1915-1918 è una frattura epocale, che segna in modo drammatico il passaggio a un nuovo ordine mondiale, a un nuovo tipo di modernità, tanto che uno degli storici fondamentali per la conoscenza del Novecento, Eric J. Hobsbawm, da lì fa iniziare il XX secolo, che appunto per questo sarebbe un “secolo breve”. Quella guerra è dunque uno snodo fondamentale, tuttavia si fatica a metterla a fuoco con precisione e tuttora, nonostante grandi sforzi di indagine, manca una definizione convincente. Forse quello di prima guerra “mondiale” è un nome fuorviante, poiché essa fu soprattutto europea. Forse sarebbe più corretto chiamarla prima guerra “moderna”, poiché per la prima volta venne dispiegata tutta la potenza distruttiva della più aggiornata tecnologia. Ecco, quella guerra – in massimo grado – fu guerra di distruzione di massa, immane tragedia, dopo di cui nulla fu più uguale a prima.

È questa dimensione di tragedia epocale, intimamente connaturata con quegli avvenimenti storici, che – ovviamente – è difficile mettere in scena.

Si sopperisce in genere con il mettere in primo piano le tragedie intime, personali e private, cercando un approccio parziale e poetico, in grado in qualche modo di evocare anche il non detto (e, probabilmente, il non dicibile).

Non fa eccezione Per una stella: la messa in scena è elegante, i pochi elementi scenografici ben sfruttati, il testo curato, l’interpretazione di Tommaso Banfi e Marta Comerio notevole. Eppure alla fine qualcosa resta inespresso. Un po’ perché lo sforzo di dare ritmo alla narrazione, con l’alternanza tra le due narrazioni, maschile e femminile, dell’adulto e della bambina, risulta piuttosto meccanico, un po’ perché l’aspirazione a costruire un’atmosfera con l’insistito sottofondo musicale solo in pochi passaggi si eleva da scelte di maniera, con un utilizzo decisamente troppo sentimentalistico e scontato degli archi e dei tamburi…

Ma sopratutto perché, alla fine, è difficile ricavare da questo racconto – tratto, si assicura, da una storia vera – un’idea complessiva di quella tragedia. Come in altri esempi (tutti molto alti, per carità: uno per tutti, il film di Ermanno Olmi Torneranno i prati), la guerra è troppo pulita, i soldati troppo coscienti, le popolazioni troppo comprese nel loro ruolo. Un soldato uccide (quasi per sbaglio, si noti) un “nemico” e ne soffre per la vita… Forse ci si è dimenticati che su quel fronte furono uccise centinaia di migliaia di persone (non solo soldati) in massa, senza troppi ripensamenti. Qualcuno le avrà pur ammazzate, da una parte e dall’altra…

C’è un po’ troppo buonismo, un’eccessiva delicatezza politically correct. Trattandosi di guerra, un pizzico di teatro della crudeltà potrebbe non essere fuori luogo.

Lo spettacolo si propone come un momento di approfondimento per le scuole (anche alla prima comasca sul palcoscenico del Sociale c’erano numerosi ragazzi e ragazze), l’auspicio è che gli stimoli della drammaturgia vengano sviluppati e contestualizzati, facendo tesoro degli elementi di riflessione, ma anche evidenziando i nodi problematici che restano tra le righe.

Il secolo passato dalla Grande guerra non può stingerne la memoria nella poesia. La guerra è guerra, cento anni fa come oggi.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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