Mese: Gennaio 2014

Dai writers al testamento biologico

cernezziPalazzo Cernezzi: Approvata con alcune modifiche la mozione anti-writers e la protesta per i pedaggi autostradali, si comincia a parlare di testamento biologico.

Baruffa nelle preliminari al Consiglio comunale di Como di lunedì 27 gennaio quando Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di intervenire al cimitero di Monte Olimpino, i cui lavori di ampliamento sono fermi, e alla rotonda in uscita dall’autostrada nello stesso quartiere dove la scritta di benvenuto è stata rovinata da qualche automobilista imprudente. Molteni si è risentito vedendo un sorriso sol volto dell’assessora Daniela Gerosa e gliene ha chiesto conto, mentre il sindaco Mario Lucini ha voluto rispondere direttamente in aula al consigliere, cosa non prevista dal Regolamento, in un crescendo di botta e risposta a stento controllato dal presidente Franco Fragolino. Nel mentre è intervenuto, a dar man forte a Molteni, anche il consigliere leghista Diego Peverelli, tanto infervorato che è stato minacciato dal presidente di allontanamento dall’aula. Un clima che si è poi ricomposto, con anche un faccia a faccia fra il primo cittadino e Molteni a fine serata con l’assicurazione dell’attenzione verso il cimitero con la partenza al più presto dei lavori per aprire il piano terra della nuova struttura e la sistemazione delle lettere di benvenuto della rotonda.

Mozione anti-writer

Dopo un minuto di silenzio per la Giornata della memoria il Consiglio ha votato la surroga del consigliere leghista dimissionario Alberto Mascetti con Giampiero Ajani, e ha ripreso la discussione sulla mozione presentata dal consigliere del Movimento 5 stelle Luca Ceruti: «Il senso della mozione è posizionarci a favore dei volontari che puliscono o di chi imbratta la città». Per primo il capogruppo del Pd Stefano Legnani ha dichiarato il parere favorevole ai primi due punti e al quarto, «ma il tema della repressione potrebbe essere scritto in modo diverso», della mozione, la contrarietà al terzo, per la concessione di fondi «una convenzione è già in corso», e al quinto, per rendere sempre parte civile il Comune in ogni occasione di imbrattamento. Contrario al quarto punto invece il capogruppo di Paco-Sel Luigi Nessi «non siamo convinti che la repressione limiti il danno delle scritte sui muri, serve la scelta del dialogo, l’incontro, la partecipazione e l’educazione». «La militarizzazione della città non risolve il problema» ha detto, richiamando il proprio accordo con Nessi sulla azione educativa, Mario Forlano, Como civica, chiedendo al proponente della mozione di ritirarla e annunciando la propria uscita dall’aula.

Francesco Scopelliti, Gruppo misto, si è scagliato contro quelli che fanno i distinguo, contro quelli che lavorano o hanno lavorato come lui, ex assessore e ideatore del famigerato gruppo anti-writer, sciolto dopo la tragedia del ragazzo colpito alla testa da un colpo di pistola nel 2006, «non si vuol parlare con chi si è dato da fare» ha poi dichiarato riferendosi a se stesso.

Antonello Paulesu, Como civica, ha spostato il discorso definendo la mozione: «Di una inutilità talmente spinta da essere un insulto alla mia intelligenza». Affermazioni che hanno scatenato l’opposizione, che l’ha definita sconveniente, inaccettabile e a chiedere rispetto per le proposte degli altri consiglieri. E Paulesu ha corretto il tiro lamentandosi per il tempo impiegato ad affrontare la proposta che: «Ho definita una mozioncina non tanto per il contenuto ma per la tipologia». E sulle tempistiche e le proposte arrivate in aula è intervenuta anche Anna Veronelli, Pdl, «all’ordine del giorno ci sono solo mozioni, che indicano l’assenza di progettualità di questa maggioranza, io vorrei discutere di delibere: del Piano parcheggi, delle nuove povertà, della bozza di Bilancio. Per questo ho cercato ultimamente di favorire il più possibile l’accelerazione della discussione.

Ai voti il primo, il secondo e il quarto punto sono passati, mentre il terzo e il quinto no, la mozione così modificata è stata approvata da maggioranza e opposizione assieme con il voto contrario di Paco-Sel e della Lega (contraria alle aperture ai writer dei primi due punti) e l’astensione di Butti, Paulesu e Amo la mia città (il punti del deliberato finale).

Pedaggio autostradale

Tutti d’accordo sul secondo punto all’ordine del giorno presentato da Peverelli: una mozione per inviare una protesta contro l’aumento del pedaggio autostradale, per chiedere di portare l’aumento in linea con l’aumento medio nazionale. «Il tratto da Como a Milano era già il più caro d’Italia – ha detto il consigliere leghista – Ora è aumentato dell’11,5 per cento a fronte di un aumento medio del 3,9 per cento». Legnani d’accordo con il proponente ha chiesto di valutare un emendamento per chiedere di cambiare le modalità di riscossione del pedaggio non più a tratta con possibili uscite intermedie gratuite ma di pagare a chilometraggio, una proposta poi non formalizzata. Passate all’unanimità le proposte di Butti di chiedere di non mettere un pedaggio al primo lotto della tangenziale comasca «almeno fino al completamento dell’opera» e di valutare la possibilità di un ricorso al Tar contro gli aumenti. Passata anche la proposta della maggioranza di inviare la protesta, oltre che al presidente del Consiglio, al ministro delle Infrastrutture e ai deputati comaschi anche al presidente della Regione Lombardia. La mozione così emendata è stata quindi approvata anch’essa all’unanimità.

Testamento biologico

Ceruti ha quindi presentato, a un anno di distanza dall’iscrizione all’ordine del giorno, la mozione per l’introduzione del Registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari – Testamento biologico, «per supplire a una carenza della legislazione nazionale» e in attesa della stessa, presentata inizialmente come mozione. A favore della proposta è intervenuto Alessandro Rapinese, Adesso Como, ma poi data l’ora la seduta è stata aggiornata. [Michele Donegana – ecoinformazioni]

Cambiare il capitalismo

cambiare il capitalismoAlla ricerca di una nuova prosperità, incontro con Mauro Magatti, mercoledì 29 gennaio alle 21 nel Salone di Confcooperative in via Martino Anzi 8 a Como, organizzato da Ares.

«La crisi attuale è un’occasione per rinnovare il capitalismo sul piano culturale e strutturale – si legge nella presentazione –. Quattro diverse prospettive per superare il modello economico dell’iperconsumismo e per ridefinire il ruolo dell’uomo nel rapporto con gli altri e nella realizzazione di sé». [md – ecoinformazioni]

Misure alternative alla detenzione/ Bilancio di un biennio

ASM_3I risultati del progetto “L’alternativa su misura”, volto a promuovere l’inserimento socio lavorativo delle persone in esecuzione penale esterna saranno presentati il 30 gennaio a partire dalle ore 14 in un convegno all’Università dell’Insubria in via S. Abbondio 12 a Como. Il progetto è stato sviluppato nel biennio 2011 – 2013 in provincia di Como ed è stato sostenuto dal contributo di Fondazione Cariplo (Bando Promuovere nelle comunità territoriali il sistema delle misure alternative per persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria) con il cofinanziamento e contributo attivo dei partner progettuali e degli enti sostenitori della rete. Il convegno vuole essere un momento di restituzione al territorio degli esiti del progetto e favorisce la condivisione dei dati sulla ricaduta territoriale prodotta . In particolare si darà conto del lavoro di rete e dello sviluppo di sinergie tra le istituzioni giudiziarie, i servizi locali, il terzo settore e il mondo produttivo comasco.

L’invito è rivolto a chi promuove politiche di welfare all’interno delle nostre comunità e ai tecnici che operano a favore dell’integrazione sociale. Il convegno ha inizio alle 14 con l’introduzione del quadro legislativo di riferimento a cura di Grazia Mannozzi, docente di diritto penale presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Como e la presentazione dei risultati e del modello di lavoro in rete a cura di Emanuela Colombo, referente del progetto. Interverranno: direttrice della Casa circondariale di Como, direttrice dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Como, Lecco, Sondrio e Varese, magistrato del Tribunale di Como, presidente della Camera penale di Como e Lecco, referente del terzo settore. A seguire discussione sulla ricaduta territoriale dell’accesso alle misure alternative e ai lavori di pubblica utilità. Interverranno Milena Cassano, del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Milano, Francesca Ghezzi, magistrata dell’Ufficio di sorveglianza di Varese. Conclusioni a cura di Claudia Mazzucato, docente di scienze politiche e sociali all’Università Cattolica.

In occasione del convegno sarà disponibile anche il volume Condannati al volontariato, recentemente edito da Associazione del Volontariato di Como – Centro Servizi per il Volontariato e NodoLibri e curato da Alessandra Bellandi, Maria Grazia Gispi, Luca Morici e Martino Villani.

Per informazioni e iscrizioni: tel. 031.307398

Mantegazza/ Il presente della Shoah

primo pianoL’incontro con Raffaele Mantegazza, professore di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Milano-Bicocca, e con Silvia Magni, assessora alle Politiche educative e giovanili del Comune di Como, venerdì 24 gennaio in biblioteca a Como. Mantegazza ha presentato ai pochi ma attenti ascoltatori una visione della Shoah e della Giornata della Memoria sotto una lente pedagogica ed educativa.

Oggi ha ancora senso ricordare ai giovani il Nazismo e la Shoah? Può servire per analizzare meglio la società e gli eventi storico-politici di oggi, oppure è un pezzo di storia che rimane nel passato e che si limita a essere ricordato il 27 gennaio di ogni anno? Qual è il ruolo della scuola in questo?

C’è una differenza sostanziale tra fare memoria e ricordare. Ricordare significa rimettere dentro il cuore un avvenimento e farlo vibrare delle stesse emozioni di quando lo si è vissuto. Con la memoria invece entra in campo la razionalità, che mette tutto in ordine e allontana l’emozione. Come posso ricordare solo quello che ho vissuto, posso fare memoria anche di quello che hanno vissuto altri. «Quando si parla di Shoah ai giovani­ – spiega Mantegazza – bisogna tener conto di entrambe le dimensioni, quella emotiva e quella razionale. Con un loro intreccio invece è possibile insegnare qualsiasi cosa, in particolare la Shoah».

Le materie scolastiche, in particolare la storia, dovrebbero essere spiegate si giovani con un aggancio al presente. Perché si deve avere interesse a conoscere i popoli passati e le guerre se non possono dare una risposta alle domande della società attuale?

Si sa che le dinamiche storico-sociali del passato possono essere usate per capire meglio il presente, in quanto i grandi temi del passato sono anche i temi di oggi. Le dinamiche che hanno dato origine alla Shoah, oggi esistono ancora: proviamo a pensare a quel senso di umiliazione e mortificazione che vivono le minoranze etniche in un paese straniero, le persone disabili, gli Ebrei, i più deboli. Questi sono spesso vittime di persecuzioni fisiche e psicologiche, le stesse che hanno subito i disabili, gli Ebrei, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i comunisti, solo per citarne alcuni, durante il nazismo.

E se fossimo nati nel periodo nazista, da che parte staremmo? Dalla parte dei perseguitati oppure da quella dei carnefici? «Difenderemmo i più deboli», risponderebbe gran parte di noi, se non tutti. Facile  a dirsi ora, ma ne siamo proprio sicuri? Chissà che qualcuno di noi si sarebbe trasformato nel carnefice…

Tornando agli adolescenti: le iniziative scolastiche per la Giornata della Memoria come le gite ad Auschwitz, la visita alle mostre sullo sterminio degli Ebrei,  riescano a toccare le coscienze dei giovani? Certo, forse nel momento in cui si trovano ad ascoltare il racconto di un testimone sopravvissuto al campo di concentramento, si riesce a toccare la sua parte emotiva facendogli scendere qualche lacrima.

Ma la mattina del 28 gennaio, quando la Giornata della Memoria si concluderà e gli studenti saranno tornati dalle visite educative, in loro ci sarà un cambiamento? Ci sarà in tutti una riflessione anche fugace su di sé e su quello che si è visto e ascoltato? Oppure sono tutte iniziative proposte dai professori perché “bisogna” farle come tutti gli anni, e quella giornata è destinata a diventare un rituale noioso e asettico, che si limita al 27 gennaio? È probabile che alcuni dei ragazzi torni più razzista ed esaltato di prima, mentre qualcun altro magari inizia a documentarsi in modo più approfondito. Il problema grande è che il fascino del male incanta i giovani di oggi come ha incantato quelli di allora, e quindi il lato emotivo di questi progetti educativi non basta.

Quello che manca è un approccio che riporti questo tema all’attualità, che serva a far riflettere i giovani sulle loro antipatie, sulle discriminazioni che compiono ogni giorno, per esempio schernendo due persone omosessuali che si baciano in pubblico, oppure contro il ragazzo disabile che non può salire le scale con la carrozzina, o ancora contro la mendicante all’angolo della strada che chiede l’elemosina. E’ qui che bisogna intervenire. Sono i docenti che devono approcciarsi ai loro ragazzi e alle classi in base al loro carattere, alle problematiche, alle loro passioni e interessi e lavorarci sopra. Se per esempio in classe ci sono degli appassionati di sport, si potrebbe riflettere sul perché lo stadio di calcio diventa un luogo per fare insulti razzisti contro i giocatori e contro i tifosi delle altre squadre. Rapportare quindi la Shoah ai diversi ambiti della vita di ognuno, tenendo presente i temi storico-sociali che come allora ci sono anche oggi, e fornire riflessioni e risposte alle domande e ai comportamenti dei ragazzi; Shoah a parte, secondo Mantegazza dovrebbe valere così per ogni materia. Per riuscirci i professori dovrebbero lavorare in sinergia e attrarre l’interesse dei ragazzi creando un legame tra una lezione e un’altra e con i progetti educativi.

A scuola, la mattina del 28 gennaio molto probabilmente si ricomincerà a spiegare la matematica con le solite formule da imparare a memoria; la storia come due giorni prima con le solite noiose date, e così tutte le altre materie scolastiche, e come due giorni prima il giovane che si era commosso alle parole del testimone tornerà a schernire il compagno omosessuale, e la mendicante all’angolo della strada. Quindi sembrerebbe che i progetti educativi avrebbero bisogno di una dose di razionalità e di riflessione, e le materie scolastiche di emozione.

Con la Giornata della Memoria gli studenti, come ognuno di noi, devono diventare testimoni: testimoni di un periodo che non deve più ripresentarsi in futuro, partendo dalla riflessione sul modo con cui ci approcciamo alle persone e da come le giudichiamo. Perché ci scandalizziamo ancora di due persone omosessuali che stanno insieme? Facendo ciò crediamo di essere tanto diversi dai carnefici del Nazismo che li hanno perseguitati e sterminati?

Anche non ricordare e dimenticare differiscono di significato: non ricordare non dipende da noi, ma dipende dalla limitatezza del nostro immagazzinare nozioni e ricordi; dimenticare è imvece un atto voluto, sia a livello cosciente che a livello meno cosciente. Non si può, e non si deve dimenticare la Shoah. Conoscerla non deve limitarsi a essere un ricordo lontano, ma deve diventare memoria, così che possa essere tramandata alle future generazioni e resa sempre attuale.

Tra_il_marzo_e_il_giugnoGiovedì 23 gennaio è uscito un  nuovo libro di Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola [Edizioni Junior, Bg], indirizzato ai docenti di scuola primaria  e secondaria di primo e secondo grado, che offe strategie e consigli didattici e psicopedagogici differenziati per età.

Inoltre fino al 3 febbraio si può visitare la mostra fotografica Shoah: L’infanzia rubata, a  San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, curata dall’Associazione Figli della Shoah. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

La strada giusta di Sel

congressoSELredux-20La delegazione comasca ha condiviso e votato al congresso di Sel di Riccione i documenti politici  che hanno decretato la scelta del partito per la candidatura Tsipras smentendo ogni ipotesi di subalternità al Pd e giudicando la proposta concordata da Renzi e Berlusconi liberticida e utile solo a dare nuove possibilità al pregiudicato. Nella nota, diffusa il 26 gennaio al termine dei lavori, si comunica anche l’elezione di rappresentanti lariani con Celeste Grossi nell’Assemblea nazionale che dovrà nei prossimi giorni definire i passi in vista delle europee e Marco Lorenzini nell’assemblea regionale Lombarda. Leggi il comunicato nel seguito del post.

«La strada giusta. Il secondo congresso nazionale di Sel a Riccione non è stato un rituale stanco, ma un confronto serio, appassionato, vivo e umano tra uomini e donne, generazioni diverse, che hanno parlato il linguaggio del cuore e della ragione. Tutti i grandi nodi politici sono stati affrontati senza nascondere le diversità, riconoscendo i conflitti e accogliendoli in un percorso collettivo. Le alleanze nel campo largo del centro sinistra sono nel nostro orizzonte, ma questa prospettiva politica è tutta da ricostruire. Il congresso ha dato mandato ai nuovi organismi dirigenti di lottare in parlamento e fuori per il diritto di rappresentanza di chi sarebbe escluso della proposta di italicum e di esplorare in campo europeo la possibilità di costruire una nuova sinistra plurale con Tsipras. La delegazione di Como ha votato convintamente a favore della proposta della commissione politica. La federazione di Como sarà rappresentata nell’assemblea nazionale da Celeste Grossi, nell’assemblea regionale da Marco Lorenzini ed è inoltre presente in tutti i forum tematici». [Vittorio Bergna, Celeste Grossi, Marco Lorenzini, Sel Como]

Note resistenti al Gloria

LL,FM@XanadùMemoria, resistenza e futuro incerto. Allo spazio Gloria, di fronte a circa 100 persone, le note di Luca Lanzi (leggi l’intervista) e Francesco Moneti hanno raccontato le storie di chi ha combattuto ed è morto per una società diversa e di chi, oggi, sogna ancora un mondo migliore, nonostante la precarietà (altro…)

Le tasse sono la base dell’equità sociale

Convegno Spi Cgil evasione fiscaleVenerdì 24 gennaio lo Spi Cgil ha presentato a Como una ricerca sulla stima del lavoro sommerso e del rischio di evasione fiscale nella nostra provincia. «Noi il fisco lo amiamo – ha spiegato il segretario Cgil Alessandro Tarpini – perché solo attraverso la progressività fiscale si garantiscono equità, giustizia  e uguaglianza sociali». Diversi gli amministratori locali presenti al convegno Risorse e legalità per il territorio, compresi l’assessora Gisella Introzzi  e il sindaco di Villaguardia Alberto Colzani, mentre per imprevisti dell’ultima ora non sono riusciti a partecipare il parlamentare del Pd  Mauro Guerra e Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico. Dalla ricerca condotta dall’associazione Ires Lucia Morosini è emerso come il lavoro nero e l’evasione fiscale si concentrino soprattutto nei settori  agricoli, edilizio, nei servizi domestici e nel commercio al dettaglio. Utilizzando una somma di indicatori di rischio, si evidenzia che in Lombardia Como non è tra le realtà maggiormente interessate dal fenomeno, mentre analizzando i risultati a livello comunale il dato peggiore sul rischio di evasione viene registrato nei comuni di Carlazzo e di Dongo. L’alleanza tra enti diversi sullo stesso territorio è una necessità primaria per il direttore dell’Agenzia delle entrate di Como Giuseppe Fidone, che parlando dei patti anti-evasione che permettono ai comuni di recuperare il 100% delle tasse locali entro la fine del 2014 ha spiegato come solamente 23 dei 160 comuni della provincia abbiano sottoscritto la convenzione, per una percentuale di popolazione pari al 41% del totale. L’obiettivo entro fine anno è quello di coinvolgere i comuni più piccoli in questa pratica e di formare funzionari e dipendenti. La repressione, però, non può essere l’unica arma contro l’evasione fiscale; occorre anche lavorare sulla sensibilizzazione e sull’educazione alla legalità, partendo dalle scuole e passando attraverso tutti quegli enti come i caf che sono a contatto diretto con i cittadini e i contribuenti. Diversi relatori, a partire dal segretario dello Spi comasco Amleto Luraghi, hanno sottolineato come fornire dati e stime relativi all’evasione fiscale non significasse demonizzare determinati territori o categorie lavorative, spiegando allo stesso tempo come un lavoro di questo tipo sia anche un atto di coraggio per divulgare processi virtuosi e dare nuovi strumenti efficaci alle amministrazioni locali per reperire risorse da dedicare ai servizi sociali e agli investimenti sul territorio. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

Mauro Guerra: bloccati i tagli e allentato il Patto

cna pd160 comuni nella provincia comasca, di cui 98 al voto nella prossima primavera, accomunati da una sola cosa: tanta, tanta incertezza. Si può riassumere così Difficoltà e prospettive ordinamentali e finanziarie, l’incontro organizzato dal Pd comasco nel salone convegni della Cna a Como. Un incontro con Mauro Guerra, parlamentare democratico e responsabile dei piccoli Comuni per l’Anci,   venuto a confrontarsi con gli amministratori del Centrosinistra sul delicato tema delle prospettive economiche per gli enti locali nella serata di venerdì 25 gennaio.

Soggetti quest’ultimi messi in grande difficoltà dagli ultimi pasticci governativi, oltre che dal cappio sempre più stretto del Patto di stabilità. Una situazione ormai insostenibile per tutti, dai comuni più grandi a quelli più piccoli, come riportato dai numerosi interventi della platea. Durissime per esempio le accuse del primo cittadino comasco Mario Lucini, secondo cui «nella stessa Anci molti hanno fatto i furbi, chi ha fatto di tutto per non alzare le tasse, come per la mini Imu, deve alla fine pagare come gli altri». Per Lucini il problema è «una situazione caotica, il governo sta facendo di tutto per renderci la vita impossibile. Sul fisco, possiamo dire che se si lasciava l’Imu si evitavano tanti problemi». Le responsabilità dell’esecutivo sono tornate anche nel contributo del  consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri che ha rivolto a Guerra un invito a «spingere i palazzi romani ad interessarsi maggiormente delle realtà locali. Non sembra questo un Governo a cui partecipa anche il Pd, vista l’assoluta indifferenza per le tante amministrazioni di centrosinistra nel nostro Paese».

Le parole del sindaco del capoluogo e del parlamentare lombardo hanno trovato conferma anchene gli interventi dei primi cittadini di comuni più piccoli. Fabio Orsenigo, primo cittadino di Figino e responsabile enti locali per il Pd comasco, ha definito «la vita da amministratore sempre più difficile, quasi da martire. il 2013 è stato un anno orribile e nel 2014 il caos normativo si annuncia ancora maggiore. La cosa peggiore è l’assoluta mancanza di equità, il Patto di stabilità strangola i virtuosi e spesso premia i colpevoli ». Nel comasco si rischia così di perdere occasioni come l’Expo, tanto che Orsenigo si è spinto a proporre «bilanci svincolati dal Patto almeno in previsione dell’Esposizione Universale, l’unico modo per non perdere il treno». Sull’equità sono tornati anche i colleghi di Sormano, Valmorea e Lurago d’Erba, concordi nel far notare « la cecità di vincoli scellerati, lo Stato ci ha lasciato soli », come riportato da Fabio Sormani, amministratore di Sormano, paese di di 700 abitanti  tra Erba e Lecco.

Di fronte a queste critiche Mauro Guerra ha svolto così un duplice ruolo, di “confessore” e “pompiere”: «so bene cosa vuol dire amministrare, visto anche il mio ruolo di responsabile Anci per i piccoli comuni- ha esordito il deputato – però bisogna dire che nel 2013 è andato tutto storto, abbiamo pagato anche tutti gli errori degli anni passati. Leggi promosse con buone intenzioni si sono rivelate troppo distorsive, mentre i tagli indiscriminati hanno concorso a dare i colpi di grazia, come quelli che diminuiscono il numero dei consiglieri comunali, contro i quali io mi sono attivato al massimo in Commissione bilancio».

Per Guerra si è pagata inoltre «una situazione politica istituzionale troppo fragile, che ha portato a questo Governo che francamente fatica ad incidere». Il parlamentare  ha difeso l’azione dell’esecutivo, che «dopo 5 anni ha finalmente bloccato i tagli, allentato il Patto di stabilità e liberato risorse per l’edilizia scolastica e il pagamento dei debiti pubblici verso privati». Ovviamente non basta, ma può essere «l’inizio di un inversione di tendenza. Dall’Europa arriveranno altri fondi, come anche dal fondo di solidarietà per i Comuni approntato dal Parlamento, primo passo verso le riforme necessarie per ripartire, come quella del Titolo V e per la fine del bicameralismo perfetto». In conclusione Guerra ha invitato i suoi colleghi alla «mobilitazione straordinaria dell’Anci, momento ideale per lanciare un segnale di forza e di unità». [Luca Frosini, ecoinformazioni]

 

Insegnare attraverso l’arte

Silvano Strazzari WaldorfIl 24 gennaio, alla Feltrinelli di Como, Silvano Strazzari, maestro della scuola Waldorf di Como, ha parlato di Insegnare attraverso l’arte un linguaggio universale per sviluppare le competenze e le qualità dei bambini. Un nutrito pubblico di educatori, genitori e curiosi ha partecipato all’incontro e con fatica ha lasciato la libreria al termine. Troppo spesso l’elemento artistico presentato ai bambini ha un ruolo marginale: si associa a tempi morti, a orari infelici e come strumento capace di portare silenzio. Cosa significa portare l’elemento artistico al centro di un percorso educativo? L’approccio all’arte è come il primo giorno di scuola, serve un contesto accogliente che favorisca la sua massima espressione.
L’arte può essere un linguaggio privilegiato, capace di diminuire la distanza tra maestro ed allievo e di creare uno spazio in cui apprendimento e fantasia si sostengono. È un percorso che richiede tanta fantasia e voglia di donare all’altro un’esperienza positiva, da conservare come un ricordo squisito della propria infanzia. L’arte è del narrare, le nostre immagini mentali si arricchiscono ascoltando storie: la nostra curiosità ci porta a cercare storie nei libri, sul grande schermo, nella vita di chi ci è vicino. Le parole iniziano a portare dentro di noi infiniti mondi, che potranno trovare la loro espressione nel dipingere, nel disegnare e nel modellare. Creare, usare le proprie mani e poter dire «questo l’ho fatto io» è un esercizio di volontà importante. Allargare la capacità di esprimersi è concedere ad un bambino la possibilità di sperimentare sé stesso, stando però attenti a non cadere nell’errore del mero giudizio estetico. Quanto è inutilmente difficile valutare se un disegno è bello oppure no. La sfida è quella di costruire un dialogo sulle scelte operate: lo spazio, i colori, i dettagli, le emozioni e le perplessità. Favorire un disegno capace di crescere e trasformarsi, ed accoglierlo per quello che è: il sentimento dell’altro.
Il maestro Silvano ha colorato l’atmosfera mostrando i lavori dei suoi alunni e ricordando quanto i materiali utilizzati possano influenzare l’esperienza diretta. I colori a cera, così vivi, possono portare su carta quello che un bambino immagina, ad esempio, dell’africa: un giallo che più giallo non si può. Poco usate, nelle scuole Waldorf, sono le matite, che possono costituire un’impalcatura; ma è il colore, il tratto, la scelta di muoversi dal basso all’alto o viceversa che può dare struttura. Si è dato spazio alle pitture, che possiedono una propria unicità, nella quale il colore segue il temperamento individuale e trova il suo posto sul foglio.
Anche le materie scientifiche, che per troppe persone sono segnate dal rigore e prive di fantasia, possono entrare nella vita dei bambini, attraverso una modalità artistica appositamente pensata per coinvolgere. L’esempio portato è stato quello di una mago formidabile: il mago Doppio, colui che, con la sua bacchetta magica, raddoppia le cose. Due mele diventano presto quattro e così via: questo per dare inizio alla lezione sulla moltiplicazione.
Tanto può essere fatto. Tutto questo è attenzione, e favorisce un’esperienza che è centrale e significativa. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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