Canzoni e danze fra l’Emilia Paranoica e la Via Lattea

Le-Luci-della-Centrale-Elettrica_5_wm«Vi auguro d’essere felici da fare schifo». All’arena del Teatro Sociale di Como, circa 300 persone hanno ascoltato la musica (e gli auspici) di Vasco Brondi, in arte Le Luci della Centrale Elettrica.
In apertura, si sono esibiti Il Rebus e Niccolò Carnesi

Percussioni e beat elettronici, chitarre distorte impreziosite da violoncello, moog e pianoforte. Suoni organici ed elettrici. Il Palco come «un bar posizionato tra la via Emilia e la via Lattea». Storie provinciali e spaziali raccontate, cantate e gridate. Così si presentano Le Luci della Centrale Elettrica al pubblico (in gran parte adolescenziale e non troppo numeroso, per la verità) di Como.
Diventato nome di punta di quella che viene definita «la leva cantautorale degli anni zero», fin dal suo esordio Vasco Brondi si è fatto notare grazie a uno stile immediatamente riconoscibile – chitarra acustica e testi evocativi – in grado di dividere subito la critica fra appassionati sostenitori e accaniti detrattori (a questo proposito, basta guardare il generatore automatico di frammenti vascobrondiani).
«Vi auguro d’essere felici da fare schifo», ha urlato l’artista ferrarese, mentre correva da una parte all’altra del palco. Un cambio netto per chi si ricordava il Vasco Brondi immobile e con gli occhi fissi al pavimento di Canzoni per una spiaggia deturpata.
Nei testi, l’io dell’autore e gli scenari post industriali lasciano spazio alle storie, come la fuga dal sud di I Sonic Youth o l’amore di Chiara e Sara in Le ragazze stanno bene. Musicalmente, i pezzi sono stati costruiti a partire da beat e piccoli loop. Il cambio di direzione è netto: Costellazioni è un disco in cui la produzione, curata da Federico Dragogna de I Ministri, assume un ruolo centrale dando un carattere alle singole canzoni. Durante il concerto si sono alternati, a turno, chitarre acustiche o elettriche, piano, archi, fiati, sintetizzatori, batteria e drum machine a ricreare, per ogni singola traccia un suono pieno e dinamico. A essere sacrificata è l’immediatezza, a vantaggio però della varietà.
Emilia Paranoica dei CCCP e Summer on a Solitary Beach di Franco Battiato sono state le due cover eseguite da Brondi, così da sottolineare ancora una volta i suoi punti di riferimento all’interno del panorama italiano (il risultato, a essere onesti, non è stato troppo approvato da chi ama/ ha amato le canzoni originali). Non sono mancati i pezzi ormai diventati dei classici, come Per Combattere L’acne (molto apprezzata dal pubblico), Cara Catastrofe e 40 km.
«Vi auguriamo di correre, di fregarvene se dormirete vestiti e di fare quello che volete», hanno gridato le Luci della Centrale Elettrica come ultima cosa. In attesa – a proposito di Emilia Paranoica e CCCP – di un’emozione sempre più indefinibile. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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