Mese: Marzo 2015

19 marzo/ legge appalti: presidio davanti al Comune di Campione

1035196-bandiere_20cgilLa Cgil è impegnata nel proporre una raccolta firme per una legge popolare in grado di tutelare lavoratori che, a causa degli appalti, soffrono un dumping di salario e diritti.
A questo proposito, e per via della specificità del contesto Slc, insieme alle categorie Fp e Filcams, organizza giovedì 19 marzo un presidio di fronte al Comune di Campione d’Italia: si comincerà alle 9.30

«É necessario – spiega il segretario lariano Slc Giovanni Fagone – favorire la discussione presso tutta la filiera del gioco che vede l’utilizzo di personale operante in aziende per mezzo degli appalti. Ci dovrà essere un coinvolgimento molto determinato nelle aree del gioco classico ma anche del Poker, sia nei tornei che nel cash game. Non ultimo, è importante riprendere il ragionamento di attività che oggi vengono sviluppate esternamente come ad esempio il gioco on line. L’obiettivo è il rispetto delle norme contrattuali del settore e del contratto per non compromettere la tenuta occupazionale che rischia di impoverire Campione nella sua collettività sia in ordine alle professionalità che alla redditività. In questo percorso è importante utilizzare e valorizzare la raccolta di firme per costruire nel territorio di Campione momenti di confronto e di condivisione sul tema degli appalti, nel pubblico come nel privato».

Michelini/ La “coalizione sociale” di Landini

rosso«Ho assistito, a Como, all’assemblea organizzata dalla Fiom il 16 marzo per lanciare e organizzare la cosiddetta “coalizione sociale”. I lavori hanno visto la partecipazione di un delegato sindacale, dei segretari regionale e provinciale della Fiom, di uno studente in rappresentazione dell’Uds, di un rappresentante della Cgil provinciale (politicamente significativa l’assenza del segretario provinciale della Cgil), di un rappresentate di Libera e di Pizzinato, lo storico leader della Cgil e del Pci, ora presidente onorario dell’Anpi della Lombardia. Landini ha quindi chiuso l’assemblea con un lungo e appassionato discorso.

Il discorso di Pizzinato è stato utile e concreto. Ricordando le tappe fondamentali delle conquiste sindacali, Pizzinato ha voluto rimarcare come le forme dell’organizzazione sindacale siano parte costitutiva del processo democratico codificato dalla Costituzione e che queste forme sono riuscite a conquistare diritti fondamentali solo quando, partendo dal basso, cioè dall’esperienza diretta dei lavoratori in fabbrica, sono riuscite a costruire contrattualmente l’unità del mondo del lavoro adeguandosi alle trasformazioni sociali e tecniche conosciute di volta in volta dal mondo della produzione. Esempi: di fronte alla polverizzazione del mondo dell’impresa fordista (a Senso San Giovanni, dalle grandi imprese si è passati a realtà produttive di circa 15 unità) e alla pletora di contratti presenti in una stessa azienda; stante il ritorno a forme arcaiche di condizioni di lavoro promosse dal Job Act ed ad un mondo del lavoro scientemente segmentato (subappalti a cooperative di lavoro, lavoro femminile ecc.): ebbene, stante questa condizione di fatto del mondo del lavoro, che riporta l’Italia agli anni cinquanta, secondo l’anziano leader sindacale si deve tentare di passare, da un lato, ad un contratto unico dell’industria per le grandi realtà produttive e, dall’altro lato, ad un contratto “di distretto territoriale” per tutte le altre realtà produttive. Netto il giudizio su Renzi e il PD: il Job Act è uno snaturamento della Carta costituzionale anche nel metodo della sua approvazione: le leggi, infatti, dovrebbero essere opera del Parlamento e non del Governo e i decreti legislativi del Governo devono accogliere le osservazioni delle commissioni parlamentari. Mi permetto di aggiungere che la firma, senza colpo ferire e commenti, del Job Act da parte del Presidente della Repubblica non fa ben sperare sul suo profilo politico futuro.

Landini approfondisce questa linea di pensiero: l’obiettivo è quello di ricostruire l’unità del mondo del lavoro, unico strumento per rivendicare e raggiungere uniformità ed estensione dei diritti. Il giudizio sulla politica giuslavoristica di Renzi è senza appello: non solo il dualismo tra protetti e non protetti porterà gradualmente ma inesorabilmente alla scomparsa dei primi, ma viene negato alla radice lo Statuto dei lavoratori e la possibilità stessa dell’esistenza del sindacato nella sua essenza più fondamentale, cioè come strumento e diritto di coalizione dei lavoratori per rivendicare ulteriori diritti e migliorare le condizioni di lavoro e di esistenza. La politica di Renzi è quella di Confindustria e, prim’ancora, quella della Fiat, che mira ad arrivare, come da tradizione, al “sindacato giallo”. Sul piano sindacale la strategia di Landini è lucida e ambiziosa: stante il dualismo che il Job Act introduce (protetti e non protetti) si tratta di tentare di estendere le protezioni avviando una stagione di lotte. Sul piano politico lo scopo è quello di attaccare la nuova legislazione vuoi via referendum, vuoi promuovendo un nuovo Statuto dei lavoratori, come proposto dall’intera Cgil, anche con iniziativa di legge. Nessun partito all’orizzonte, dunque, ma definizione di una strategia di riunificazione del lavoro che travalica il mondo dell’azienda e che mira a ridefinire il ruolo del sindacato. Si tratta di costruire una serie di alleanze sociali con tutti quei soggetti che ritengono i diritti del lavoro la pietra costitutiva e imprescindibile della democrazia. La presa di distanze dal “leaderismo” che contraddistingue la politica di oggi è netta e Landini rivendica il fatto che la “coalizione sociale” è un percorso nato dal basso e portato avanti da tempo dall’intera Fiom.

Per quale motivo i media danno tanto risalto a Landini? Come afferma Landini, perché le classi oggi dominanti, di cui il PD è espressione di governo, temono la partecipazione e temono che l’immenso partito dei non votanti finalmente ritrovi una solida rappresentanza politica. L’insistenza con la quale si accusa Landini di “fare politica e non sindacato” è pretestuosa: come non capire che le condizioni di lavoro aziendali non sono che un riflesso anche delle condizioni ambientali nelle quali l’azienda opera? Non c’è forse voluto l’intervento del Governo e l’istituzione di una legge per modificare radicalmente le condizioni di lavoro aziendali? Non è forse stato un intervento esterno, frutto di un ben meditato disegno di una organizzazione inter-aziendale come Confindustria, per rottamare, tendenzialmente e definitivamente, il contratto nazionale?

Ma c’è di più: l’accusa “Landini fa politica” segnala che le classi dominanti hanno paura dell’unica forma organizzata rimasta in grado di dare una coscienza politica e unitaria al lavoro, appunto il sindacato. Dal palco si è ricordato come l’iper sfruttamento del lavoro si compia grazie alle cooperative; e come non ricordare che c’è voluto un ministro di Lega-coop per varare il Job Act? Il mondo della cooperazione, insomma, appare ormai totalmente fagocitato dalla logica del profitto. E i partiti? Ciò che vediamo sotto i nostri occhi – è stato rimarcato nei lavori – dimostra come essi non contengano nemmeno più un briciolo di rappresentanza del lavoro e si è dovuto aspettare il PD di Renzi per veder realizzato il programma della destra berlusconiana e di Confindustria.

Dunque la Fiom rappresenta un pericolo in quanto ultima forma organizzata e antagonista del lavoro. Ciò significa che tenteranno in tutti i modi di tagliare le gambe a quest’ultimo residuo di organizzazione. Come? Ecco l’importanza dell’accusa di “fare politica e non sindacato”. E’ azzardato e irrispettoso pensare che si tenterà di spingere l’organizzazione “madre” (che poi storicamente è “figlia”), il sindacato della Camusso, a liquidare questa nuova esperienza, tagliandole le gambe dall’interno, proprio in nome dell’antipolitica? Lo scontro sarà aspro, se scontro sarà; non sono mancate, del resto, le stoccate di Landini, che ha lamentato l’assenza di regole sulla rappresentanza sindacale e l’assenza di un reale e continuo rapporto con i lavoratori da parte della Cgil. Che lo scontro potrebbe essere aspro lo dimostra anche il fatto che il sistema partitico e aziendale vigente (con la complicità di qualche sigla sindacale) ovviamente non rinuncerà a fare attorno alla Fiom terra bruciata, giustificando (in un modo o nell’altro) e promuovendo tutte le ben conosciute forme di discriminazione antisidacale sperimentate dal capitalismo italiano e opportunamente ricordate, per importanza anche quantitativa (oltre 500mila licenziamenti negli anni sessanta-settanta), da Pizzinato.

La Fiom e i temi sindacali dell’industra potrebbero apparire residuali nel panorama di oggi. E invece non lo sono affatto. Anzitutto a causa del processo di proletarizzazione (e probabilmente di sotto-proletarizzazione, vista la crescente disoccupazione tecnologica) di larghi strati di popolazione usciti da quella condizione da una o due generazioni. In secondo luogo perché quanto sperimentato a livello industriale è essenziale per comprendere ciò che si vuole sperimentare ad ogni livello, cioè nel pubblico impiego, nelle scuole, nelle università, in ogni ambito sociale e lavorativo: segmentare il mercato del lavoro rompendone, in ogni modo – contrattuale, “meritocratico”, politico, morale, sindacale, etnico, regionale ecc. –, l’unità ed inoculando ed esasperando forme di concorrenza interindividuale fra i lavoratori. Come ha ricordato più volte Landini, è l’individuo in concorrenza con ogni altro individuo che si vuole porre al centro della società. In terzo luogo perché si dovrebbe essere consapevoli che uno dei perni imprescindibili della moderna liberal-democrazia è il movimento dei lavoratori. Non è dunque un caso che le riforme istituzionali antidemocratiche del PD di Renzi – legge elettorale, riforma del Senato, Province di nominati – facciano il paio con il Job Act. Infine: vorrei ricordare che la Fiom rappresenta i lavoratori dell’industria metalmeccanica, cioè di uno dei settori fondamentali dell’economia che produce reale ricchezza.

Si possono dunque comprendere le cautele e le insistenze di Landini nell’affermare che il suo progetto vuole rimanere nei limiti del sindacato: fuori dal sindacato ogni tentativo di ricomposizione del lavoro e della società rimane, oggi, di fatto, senza basi organizzative. Rimane tuttavia esasperante questa enorme e condivisa titubanza nell’affrontare di petto il problema della politica. Storicamente, se è vero che il sindacato è intrinsecamente politico è anche vero che il tema politico deve diventare un problema in sé e per sé. L’Italia del lavoro sembra davvero terrorizzata dal tema del “partito”. Certo, vi sono precise ragioni storiche che spiegano questo atteggiamento: il fallimento del socialismo reale è in buona parte il fallimento di un modello di organizzazione partitica della società; la storia partitica italiana è fatta di clientelismo, malaffare, verticismo, impreparazione, pressappochismo, arrivismo e quant’altro. Infine: come dar torto a Rodotà che insiste nel sottolineare che non è possibile far perno sui residui o nuovi partiti(ni) oggi esistenti, ostinatamente prigionieri di logiche da condominio. Tuttavia, una volta che si voglia travalicare l’orizzonte dell’azienda la strada è obbligata. E non si può dimenticare che l’esperienza della democrazia italiana è stata in primo luogo organizzata dai partiti. Appaiono, insomma, autolesioniste scorciatoie quelle che hanno teso a non affrontare seriamente il tema “partito”. Rifondazione ha fatto la fine che ha fatto anche perché ha deliberatamente rinunciato a creare un partito ed una classe dirigente, preferendo il modello imperniato sul “caudillo”, modello poi riproposto da Sel e da tutto il pulviscolo politico che continuamente rinasce a sinistra, sempre terrorizzato dal partitismo e sempre venato da anarchismo. Anche M5S è caduto nello stesso errore: poiché la politica vuole necessariamente organizzazione, non porsi il problema del partito ha significato instaurare un modello verticistico e proprietario, opaco, clandestino, spesso incapace di agire e di incidere. E che dire del Pd e di tutti gli altri? Il “decisionismo” fa perno sul partito concepito come “comitato elettorale”, come “cerchio magico del leader”, come “cabine di regia” infarcite di “consulenti”: e si tratta di un modello che è stato del tutto funzionale alla destrutturazione della democrazia politica e sociale del Paese.

E’ evidente che da “esterno” non tutto è comprensibile del modo d’agire di Landini e della Fiom e tanta prudenza avrà probabilmente le sue ragioni, che ho provato ad indicare. Ho comunque avuto l’impressione che Landini abbia effettive qualità umane e politiche e che la Fiom sia riuscita ad esprime un dirigente vero, cioè una persona e, mi immagino e auspico, un gruppo dirigente, che la leadership l’hanno conquistata sul campo, anno dopo anno, battaglia dopo battaglia, cercando di trovare un nesso coerente tra teoria e prassi, dalla prima alla seconda e dalla seconda alla prima. Mi pare, inoltre, che la Fiom sia convinta di avere una certa forza sul piano sociale. L’idea di portare l’organizzazione del lavoro anzitutto sul piano sociale e poi, o comunque parallelamente anche sul piano politico, cercando interlocutori nei partiti esistenti e solo e forse in ultima istanza ponendosi il problema politico e partitico in sé, potrebbe fare uscire dalle secche attuali dell’elettoralismo. Viviamo, infatti, un tempo in cui le elezioni sono diventate l’unico e vero momento organizzativo della politica. In un periodo di acutissima crisi vi sono immensi spazi da percorrere, sol che si abbiano idee chiare e forza organizzativa.

Ma se questa è la strada che, prudentemente e per non bruciarsi gli unici strumenti d’azione rimasti, si vuole percorrere, allora che una idea precisa e strutturata di organizzazione sociale “anticiclica” – nuove forme di mutualismo, di assistenza alla disoccupazione, squadre di lavoro, di fruizione di diritti o di rimozione di ostacoli economico-sociali al loro godimento – venga proposta al più presto. La politica e la vita reale hanno tempi che non sono quelli di una organizzazione sindacale e viviamo tempi in cui rivoluzionaria, “radicale”, appare la strutturazione di una azione “anticiclica”. Come ai tempi del “cartismo”, insomma. [Luca Michelini da Democrazia economica]

 

20 marzo/ Apertura della terza sala della sezione Rinascimento

invito_pinacoteca_como_sala_0.13_sez._rinascimento_662204639Con gli affreschi de “Il Maestro dei Ss. Cosma e Damiano” alla Pinacoteca civica di Como, in via Diaz 84, intervengono Mauro Natale, Università di Ginevra, Cristina Quattrini, Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano, venerdì 20 marzo alle 18.

Landini: «Adesso è il momento di esserci»

landinionanoBiblioteca di Como gremita di sindacalisti e  personalità della politica e dell’associazionismo per l’attivo della Fiom con Maurizio Landini.

«Adesso è il momento di esserci». Suona come una chiamata alle armi il discorso che Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom, ha tenuto lunedì pomeriggio in biblioteca a Como per l’attivo della categoria metalmeccanica provinciale. A partire dal riferimento alla coalizione sociale, «progetto sindacale, aperto a tutti e non un nuovo partito» spiega il sindacalista. E aggiunge: «È un modo per riunire il mondo del lavoro e allargare la rappresentanza. Non solo il lavoro dipendente, anche i precari e le partite iva, ad esempio. Tutti fanno politica, è il momento di farla per coloro che oggi non hanno rappresentanza in Parlamento, lavorano e pagano le tasse. Non è il progetto di Landini, ma di tutta la Fiom».
Non mancano le stoccate dirette al presidente del Consiglio Matteo Renzi, chiamato sarcasticamente “il genio di Firenze”, e al suo esecutivo: «Il governo non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano. Abbiamo bisogno di una fase straordinaria perché la gente è lontana dalla partecipazione politica, la metà degli italiani non va a votare, le tutele e i diritti dei lavoratori sono sempre meno. C’è , sul lavoro come a scuola e in molti altri settori, una logica padronale che rappresenta soltanto l’impresa. Dobbiamo riattivare nella testa della gente la necessità di essere rappresentata. E diciamo a Renzi e al governo: noi non molliamo, teniamo più di te».
E sul Jobs act, il leader della Fiom è chiarissimo: «Aumenta la precarietà e diminuisce le tutele e i diritti. O il Parlamento cambia le leggi, oppure si ricorre al referendum».
Per questo, è importante essere a Roma il 28 marzo. Il riferimento è alla manifestazione promossa dai metalmeccanici; al centro della protesta diritti, lavoro, democrazia, giustizia sociale, legalità, reddito, Europa: «Dobbiamo essere tantissimi, è importante», chiosa Landini. E chiude con un invito alla sua stessa organizzazione: «Dobbiamo cambiare pelle, promuovere un ricambio. Se le risorse non si muovono e non si torna sul territorio, avremo vita breve». [aq, ecoinformazioni] Guarda i video dell’iniziativa.

 

Il Comune di Como contro il razzismo/ Accendi la mente, spegni i pregiudizi

ACCENDI-quadrato-ok-300x300Accendi la mente, spegni i pregiudizi. Questo lo slogan che campeggia Sul manifesto affisso all’ingresso del Comune di Como campeggia lo slogan Accendi la mente, spegni i pregiudizi dell’XI settimana di azione contro il razzismo organizzata dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) del Dipartimento per le pari opportunità in collaborazione con Anci e Miur, in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali che si celebra in tutto il mondo il 21 marzo.Lo slogan nasce sulla scia della recente campagna di comunicazione del Contact center Unar dove ad accendersi e spegnersi erano i diritti e le discriminazioni, questa volta l’invito è ad accendere la mente per aprirsi all’altro/ a, imparare a conoscersi per superare i propri pregiudizi.

 

ecoinformazioni 485/ settimanale

485È on line il numero 485 di ecoinformazioni. In primo piano: Expost,   Cittadella della salute: intervenga Lucini, Elezioni Rsu, Auser, Per la Pace con il Baule dei suoni. Segue la vasta sezione cronache, la cultura. Il video della settimana è dedicato a Syriza. Per sfogliare on line la rivista clicca qui

L’Arci con la Fiom per la Coalizione sociale

arciMentre a Como l’Arci all’incontro con Landini del 16 marzo per evidenziare l’interesse per la Coalizione sociale proposta dalla Fiom hanno partecipato il presidente, il vicepresidente, la consigliera nazionale comasca, parte del direttivo provinciale comasco e moltissimi iscritti, a livello nazionale, con un comunicato stampa, l’Arci rendo noto di aver risposto positivamente all’invito della Fiom e di voler dare il proprio contributo alla Coalizione sociale.

«L’Arci è un’associazione culturale, di carattere popolare e progressista. E’ impegnata nella promozione della cultura dei diritti, della dignità di uomini e donne, della pace, della giustizia sociale. Alla base della sua elaborazione teorica e della sua azione c’è un principio che le ha consentito di sviluppare la sua esistenza nel segno dell’unità tra sensibilità diverse, di essere un soggetto radicato nei territori, di essere un’organizzazione inclusiva di tutte le opinioni che attraversano il pensiero e le pratiche di sinistra del nostro Paese, di partecipare alla costruzione di reti e alleanze con altri soggetti della società civile italiana. Quel principio è l’autonomia che ci rende ancora oggi, uniti e forti del nostro pluralismo, in grado di promuovere tante iniziative, dalle grandi città alle più piccole comunità in modo indipendente e, allo stesso tempo, ci permette di mettere a disposizione delle comunità locali la nostra identità e il nostro bagaglio di pratiche sociali.

Nelle settimane scorse abbiamo ricevuto l’invito da parte della Fiom a partecipare ad un incontro presso la loro sede, avente come oggetto la riflessione sulla nascita di una Coalizione sociale. Le questioni, costituzionalmente rilevanti, della promozione della partecipazione alla vita pubblica come sostanza della democrazia, del valore dell’intermediazione e della rappresentanza sociale, della rimozione degli ostacoli sociali e culturali che impediscono il contributo di ciascuno al bene comune, rappresentano per l’Arci punti fondanti della propria. Siamo impegnati, anche attraverso pratiche e vertenze locali, nel tenere viva l’attenzione (troppo bassa, secondo noi, nell’attuale dibattito pubblico) sui temi dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini e della giustizia sociale. È diffusa a tutti i livelli della nostra associazione l’urgenza che vive il nostro Paese di riscoprire un pensiero di sinistra rinnovato, capace di aggregare e fondato su una reale cultura della responsabilità pubblica.

E’ con questo spirito abbiamo deciso di rispondere positivamente a quell’invito, così come facciamo ogni volta che veniamo chiamati per portare un contributo di esperienza e di idee. Contemporaneamente, alla stregua di quanto afferma la nostra Carta costituzionale, siamo convinti che la funzione dell’indirizzo politico spetti oltre che ai partiti anche alle organizzazioni sociali. Quest’ultime quindi possono e devono contribuire alla costruzione dell’indirizzo politico e culturale del Paese senza scardinare tale principio. Per questo ribadiamo che il nostro ruolo è quello di promozione sociale e culturale e che le nostre iniziative non hanno alcun carattere elettorale. All’interno di questo quadro l’Arci è disponibile a dare il proprio contributo alla Coalizione Sociale auspicata dalla proposta della Fiom, alla pari con gli altri soggetti coinvolti, dopo aver avviato una riflessione approfondita all’interno della propria base sociale diffusa. [Arci Nazionale]

Alba/ Adesione alla manifestazione del 28 marzo verso la coalizione sociale

AlbaAlba è interessata al percorso per una coalizione sociale proposto dalla Fiom e parteciperà il 28 marzo alla manifestazione a Roma. All’incontro con Landini di lunedì 16 marzo a Como era presente anche Fausta Bicchierai, una delle due portavoce nazionali del movimento che a Como valuterà nei prossimi giorni come favorire la partecipazione lariana all’importante appuntamento del 28. Leggi nel seguito il comunicato.

«Alba – come tante altre associazioni e movimenti – ritiene davvero interessante il percorso di coalizione sociale che si sta prefigurando, anche attraverso l’indizione della manifestazione del 28 marzo della Fiom, alla quale Alba parteciperà portando il proprio contributo in forme e modi utili e rispettosi delle scelte dei promotori.
Nella devastazione che avanza e tutto investe, fino a strutturare nel profondo la visione del mondo e delle nostre vite, il tentativo di riconnettere la ricchezza della società frammentata e trasformata dalla crisi, anche democratica, va assolutamente sostenuto e rafforzato.
Essere in piazza, per la nascita di un percorso innovativo di costruzione di una coalizione sociale, significa avere la possibilità di ascoltare voci, bisogni, difficoltà, idee e punti di vista differenti che, pur nella loro complessità, vanno raccordati in un percorso comune in cui provare a superare le “solitudini collettive e individuali e coalizzarsi insieme”.
E’ una proposta che va sostenuta non solo perché, in un mondo dominato dalla governance dei numeri e dei mercati, mette al centro le persone e la difesa dei loro diritti – a partire dal diritto al lavoro – ma anche perché pone come prioritari i temi della solidarietà e della partecipazione attiva – dal basso – alla vita politica, a partire da una presa d’atto che le forme consuete di connessione tra politica e società sono ormai incapaci di produrre circoli virtuosi e che è necessario innanzitutto sperimentare il nuovo e non temere di entrare in territori sconosciuti.
Non c’è solo la crisi del lavoro e della sua rappresentanza politica, ma c’è anche – meno avvertita ma non meno grave – la crisi della cultura del lavoro e della cultura della politica. E’ necessario interrogarsi anche considerando quella parte del lavoro legata alla cura e alla riproduzione delle condizioni della vita individuale e collettiva per “pensare” il lavoro con un’ottica più umana.
A questa responsabilità culturale, capace di reagire allo spiazzamento della crisi con la passione per l’innovazione, richiamava anche il nostro Manifesto fondativo.

Per questo ci mettiamo a disposizione di tutti i percorsi che abbiano come obiettivo quello di una radicale innovazione della vita democratica: dei nostri modi di stare insieme, di partecipare, di parlare tra noi, di connettere le realtà sociali e culturali che aspirano ad un’alternativa politica.

Per questo saremo a Roma il 28 marzo, per metterci al servizio insieme a tanti altri di un percorso di partecipazione che possa stimolare un pensiero e una pratica di radicale cambiamento anche delle forme della politica». [Alba]

A Monza Villa Reale ospita McCurry

STEVEMCCURRY

La splendida cornice di Villa Reale a Monza, recentemente ristrutturata, ospita fino al 6 aprile Oltre lo sguardo, la mostra fotografica di Steve McCurry composta da scatti recenti del fotoreporter americano messi a confronto con alcune delle sue immagini più famose. La rassegna, oltre all’esposizione delle fotografie, offre un racconto della vita professionale dell’autore, attraverso video e varia documentazione.steve-mccurry-a-monza-orig_main L’allestimento, che consiste in strutture di legno a gradini- che personalmente ho trovato bello ma “scomodo” – è stato progettato da Peter Bottazzi con l’intendo di amalgamare l’esposizione agli ambienti neoclassici della Villa.

La Villa inaugurata nel 1780 ed opera dell’architetto Giuseppe Piermarini, era stata concepita come residenza di campagna di Ferdinando D’Asburgo, governatore del Lombardo-Veneto. Nel 1796 cadde sotto il governo di Napoleone e nel 1805 divenne la residenza del figliastro dell’imperatore Eugenio di Beauharnais. Dopo la caduta di Napoleone, la reggia tornò in mano agli austriaci. Quando il Lombardo-Veneto venne annesso allo stato del Piemonte, la storia della Villa finì per incrociarsi con il destino dei Savoia, diventando residenza estiva di Umberto I. Quando quest’ultimo venne assassinato, re Vittorio Emanuele II la fece chiudere. Nel 1934 con regio decreto Vittorio Emanuele III la donò ai comuni di Monza e Milano. Nel 2003 Regione Lombardia e il Comune di Monza indissero un concorso internazionale per il recupero di Villa Reale e dei suoi giardini. I lavori di restauro terminarono a giugno 2014.triennale-design-museum010-thumb

Oltre alla mostra di McCurry allestita al secondo piano nobile della reggia, gli spazi del Belvedere all’ultimo piano, un tempo alloggio della servitù ospitano il Triennale Design Museum con una selezione di opere della collezione permanente di design italiano.

La mostra è aperta tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10 alle 19 (il venerdì fino alle 22). Il biglietto consente l’accesso agli appartamenti privati al secondo piano nobile della Villa, dove è allestita la mostra di McCurry e agli spazi del Belvedere. Intero € 12; ridotto € 10 (gruppi, insegnanti e convenzioni – tra cui i tesserati Arci); ridotto speciale € 4 (per scuole e minori di 18 anni). [jl, ecoinformazioni]

 

Domande entro il 20 marzo/ 430 euro al mese per un anno con l’Arci per il non profit a Expo e a Como

servizio civileÈ stato pubblicato il 5 marzo il Bando del Servizio civile nazionale per 50 ragazzi e ragazze che vorranno impegnarsi nella sezione non profit di Expo per collaborare alle iniziative del terzo settore a Cascina Triulza. Per i partecipanti, tra i quali due persone che saranno impegnate con l’Arci di Como [Xanadù e ecoinformazioni] in particolare nel settore della comunicazione e nella promozione di iniziative culturali, è prevista un’indennità di partecipazione di circa  430 euro mensili per un anno, la copertura assicurativa, un programma di formazione dedicato. Potranno partecipare giovani abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età. Il Servizio civile ha una durata complessiva di 12 mesi, di cui 6 spesi negli stand del non profit nel Sito espositivo di Expo, 6 nelle sedi provinciali con un impegno complessivo di 1400 ore annuali distribuite settimanalmente su 5 giorni in due possibili turni. I primi sei mesi si volgeranno a Expo i restanti 6 mesi vedranno il/ la servizio civilista impegnato/a nelle sedi degli enti promotori all’Arci (Xanadù e ecoinformazioni). Sul sito del Servizio civile nazionale si trovano tutte le informazioni, coloro che intendono partecipare alla selezione per i due posti Arci disponibili nel territorio comasco possono contattate l’Arci di Como e ecoinformazioni. Sul sito di ecoinformazioni e dell’Arci di Como sarà presto disponibile il bando, il progetto di Servizio civile e tutte le informazioni necessarie. Arci servizio civile Como attiverà un servizio di consulenza per coloro che vogliono partecipare al bando.

Rimandando al bando per l’informazione ufficiale e più ampia ecco alcune informazioni essenziali:

I progetti.  Due sono i progetti di servizio civile attivi, collegati al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” promossi da una rete di enti e di realtà della società civile, i cui principali ambiti di intervento sono:  Comunicazione, Supporto alla realizzazione delle attività, Accoglienza dei visitatori.

Il progetto Expo 2015: partecipazione della società civile e cittadinanza attiva impiegherà 50 giovani in servizio civile, che svolgeranno servizio negli Padiglioni della Società Civile: Cascina Triulza, Caritas Internationalis e Casa don Bosco. In questo progetto sono disponibili due posti all’Arci di Como (Xanadù e ecoinformazioni).

Il progetto Expo 2015 e la partecipazione dei paesi nei cluster tematici impiegherà 90 giovani in servizio civile, che svolgeranno servizio nei nove cluster dell’Expo 2015 previsti all’interno del sito espositivo. Questi sono nove spazi espositivi dedicati a Paesi che hanno in comune una caratteristica agricola o geografica.

In entrambi i progetti, la cui partenza è prevista per fine aprile, i giovani svolgeranno servizio per tutta la durata della manifestazione, per poi continuare nei 6 mesi successivi nelle sedi degli enti promotori della Lombardia e del Piemonte.

Chi può fare domanda [Art. 3 Requisiti e condizioni di ammissione. Ad eccezione degli appartenenti ai corpi militari o alle forze di polizia, possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, in possesso dei seguenti requisiti:

– essere cittadini dell’Unione europea; – essere familiari dei cittadini dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; – titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; – titolari di permesso di soggiorno per asilo; – titolari di permesso per protezione sussidiaria; – non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.
I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della doDomande entro il 20 marzomanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio.
Non possono presentare domanda i giovani che: a) già prestano o abbiano prestato servizio civile in qualità di volontari ai sensi della legge n. 64 del 2001, ovvero che abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista; b) abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi.

Come si chiede di partecipare [Art. 4 Presentazione delle domande. La domanda di partecipazione in formato cartaceo, inviata direttamente all’ente capofila che realizza il progetto prescelto all’indirizzo indicato sul sito internet dell’ente stesso, deve pervenire al medesimo entro e non oltre le ore 14.00 del 20 marzo 2015. Le domande pervenute oltre il termine stabilito non saranno prese in considerazione. La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:
– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso ed avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere; – accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale; – corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3, contenente i dati relativi ai titoli.
Le domande possono essere presentate esclusivamente secondo le seguenti modalità: 1) con Posta Elettronica Certificata (PEC) – art. 16-bis, comma 5 della legge 28 gennaio 2009, n. 2 – di cui è titolare l’interessato avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf; 2) a mezzo “raccomandata A/R”; 3) a mano. E’ possibile presentare un’unica domanda di partecipazione per una sola sede di attuazione e soltanto per uno dei due progetti di servizio civile nazionale inseriti nel presente bando. La presentazione di più domande comporta l’esclusione dalla partecipazione ai progetti, indipendentemente dalla circostanza che non si partecipi alle selezioni.
La mancata indicazione della sede per la quale si intende concorrere non è motivo di esclusione.]

Dove inviare la domanda

La sedi per l’invio delle candidature sono due:
Arci Servizio Civile Lombardia, Via dei Transiti, 21, 20127, Milano
per il progetto: Expo 2015: partecipazione della società civile e cittadinanza attiva
Caritas Ambrosiana, Via San Bernardino, 4, 20122, Milano
per il progetto: Expo 2015 e la partecipazione dei paesi nei cluster tematici

Di seguito i link:
–  sito dell’Ufficio Nazionale del Servizio Civile dove è possibile prendere visione del bando e scaricare i moduli per presentare la propria candidatura.
http://www.serviziocivile.gov.it/menusx/bandi/selezione-volontari/bandoexpo2015/

sito dell’ente capofila del progetto Expo 2015: partecipazione della società civile e cittadinanza attiva dal quale è possibile scaricare il testo del progetto:
http://www.arciserviziocivile.it

– sito dell’ente capofila del progetto Expo 2015 e la partecipazione dei paesi nei cluster tematici dal quale è possibile scaricare il testo del progetto:
http://www.caritasitaliana.it

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza