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L’Arci incontra i candidati presidente alla Regione Lombardia

IMG_0314A L’Arci incontra i candidati presidente, iniziativa organizzata da Arci Lombardia per il pomeriggio di martedì 20 febbraio al circolo Arci Corvetto di Milano , sono intervenuti personalmente i candidati Dario Violi (Movimento 5 stelle), Massimo Gatti (Sinistra per la Lombardia) e Onorio Rosati (Liberi e uguali); Giorgio Gori (Gori per la Lombardia), impegnato in una visita alle periferie di Milano con Paolo Gentiloni,  è intervenuto con una videoregistrazione [presto on line sul canale di ecoinformazioni], non ha raccolto l’invito, nel quale era esplicito il riferimento alla scelta antirazzista e antifascista dell’Arci, Attilio Fontana, candidato della coalizione di centrodestra.

Introdotto da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, l’incontro è stato pensato dal Consiglio regionale dell’Arci per confrontare, con una serie di domande presentate da Simona Piazza (assessora alla Cultura del Comune di Lecco e già vicepresidente di Arci Lecco)  i valori e le proposte dell’associazione con i programmi proposti dai candidati e dalle forze da loro rappresentate per queste elezioni regionali, che si prospettano particolarmente decisive non solo per i recenti sviluppi politici  – locali, nazionali ed internazionali -, ma anche per dinamiche di più lungo corso consolidate nella governance lombarda che, nel corso degli ultimi 24 anni, è rimasta sotto il controllo di forze di destra.

Con la propagazione in tutto il paese (e, a ben vedere, in tutta Europa) di derive di ispirazione nazifascista, sempre più frequenti e aggressive, i consensi della destra rischiano non soltanto di radicarsi ulteriormente, ma anche di spostarsi ancor più “in periferia”, intesa sia come collocamento nell’arena politica, sia nelle sue connotazioni “geografica” e sociale. Forti di una congiuntura critica generata dagli strascichi della crisi e dall’intensificarsi dei flussi migratori (da cui la Lombardia è decisamente interessata), una retorica inequivocabilmente razzista (non esclusa la “gaffe” del candidato Fontana sulla “razza bianca”) si sta riaffermando quasi per inerzia, fatta eccezione per il contrasto opposto attivamente da individui, partiti, sindacati e associazioni che mantengono l’antifascismo come valore di riferimento, tra cui Arci. La prima domanda posta da Piazza ai candidati è stata perciò: L’antifascismo è valore fondante per la nostra associazione, proprio per questo impegno i nostri associati e le nostre sedi vengono prese di mira. Dal fatto recente di Como, all’aggressione di Cremona, alle intimidazioni a Milano, Bergamo, Pavia ecc. Purtroppo i nuovi fascismi e la xenofobia, stanno crescendo in maniera imponente e l’episodio di Macerata è il fenomeno più grave di una situazione grave. Inoltre è sempre più evidente la demotivazione nel partecipare alla politica e la sempre minore fiducia nelle istituzione sono un ulteriore che ci fa temere che è che la qualità della democrazia in Italia possa ridursi. Pensiamo anche che leggi elettorali come l’attuale o la mancanza di costruzione di una classe dirigente e la riduzione del rapporto con i corpi intermedi possa aggravare questo rischio. Siete d’accordo? Se si come pensate di intervenire? Se no, perché?

Tutti i candidati confermano le proprie posizioni antifasciste. Tanto Gatti quanto Rosati sottolineano la continuità dei movimenti neofascisti, che tuttavia, ricorda Gatti, «hanno abbandonato una condizione di vergogna, che li aveva a lungo relegati in una posizione marginale nel panorama politico italiano». Entrambi i candidati sono dell’avviso che tale “riabilitazione” de facto sia stata favorita anche da un contrasto troppo blando da parte delle autorità statali  – richiamate ai propri doveri istituzionali – e che, messi da parte i ragionamenti strettamente elettorali, sia necessario recuperare unità e costanza nell’attivismo antifascista, inteso in primo luogo come difesa dei valori costituzionali. Una posizione condivisa anche in video da Gori, che evidenzia la necessità di rilanciare la democrazia (riconoscendo i limiti posti in tal senso dall’attuale legge elettorale, che riduce il pluralismo politico piuttosto che tutelarlo) per superare un diffuso e pericoloso senso di impotenza. Violi cita il peso inferiore dell’estrema destra italiana rispetto a quella di altri paesi (il francese Front National, Alternative für Deutschland in Germania) indicando un’operazione di coesione sociale e rieducazione come prioritari rispetto alle pubbliche manifestazioni antifasciste.

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La seconda domanda è stata: Sul tema dei diritti l’Italia, nonostante qualche recente importante risultato, rimane sempre un paese in cui le diseguaglianze rimangono gravi. Come Arci pensiamo da sempre che i diritti non si concedono ma si riconoscono e devono essere esigibili. Come pensate di declinare nelle normative regionali  i temi: famiglie, istruzione, lavoro, cittadinanza, salute?

Tutti i candidati presenti in sala si sono mostrati fortemente critici verso il modello lombardo di welfare, successivamente replicato su scala nazionale, che si basa su una sostanziale equiparazione tra enti pubblici e privati. La conseguenza di ciò è stata il diffuso appalto di servizi dai primi ai secondi, meccanismo che ha sortito conseguenze nefaste soprattutto (ma non solo) in ambito sanitario. Benché gli amministratori regionali facciano frequente riferimento all’eccellenza lombarda nel settore sanitario, infatti, il processo di privatizzazione ha allargato le distanze tra gli erogatori e i fruitori dei servizi, assimilando questi ultimi al ruolo di “clienti”e costringendo loro e i loro familiari a disagevoli procedure di registrazione, attesa e trasferta. «è paradossale che si siano allungate le liste di attesa a fronte di un minor numero di pazienti», commentano, ognuno con parole proprie, Gatti e Rosati: «le liste di attesa sono perfino più lunghe che nel 1997, l’anno in cui un welfare universale tutto sommato recente è stato avviato a un processo di smantellamento». Violi fa riferimento anche a frequenti casi di “disorganizzazione” da parte delle cooperative a cui è affidata l’assistenza sanitaria e ai limitati periodi di degenza dei pazienti ospitati in strutture sanitarie, elementi che pregiudicano la qualità delle cure senza peraltro garantire occupazione stabile e qualificata in quest’area (senza contare i casi di abusivismo edilizio a cui fa riferimento Gatti). Il candidato per il M5s auspica una maggior diffusione e coesione dei servizi di assistenza sanitaria (oltre che psicologica e farmaceutica) sul territorio, lamentando lo scarso riconoscimento del ruolo del terzo settore, a suo avviso, da parte della destra e della sinistra.
Dinamiche analoghe a quelle inerenti la sanità hanno interessato l’istruzione a livello regionale, con l’erogazione di contributi a vantaggio degli istituti privati e paritari, i cosiddetti “buoni scuola”. Violi e Rosati si mostrano critici, rivendicando l’istruzione come diritto che dovrebbe riconoscere la parità del settore pubblico rispetto al privato; il candidato di LeU insiste inoltre sulla necessità di contrastare l’abbandono scolastico precoce, anche prima del completamento della scuola dell’obbligo: «Una tendenza allarmante, spesso legata a condizioni di precarietà economica delle famiglie». Tale instabilità è inevitabilmente collegata a quella del mercato del lavoro, segnato da un precariato sempre più strutturale, e Gatti tiene a ricordare a tal proposito la correlazione tra condizioni socio-economiche disagevoli e l’allargamento dei consensi di movimenti neofascisti a cui si è già fatto riferimento. «Chi ha creato questi problemi non può essere in grado di risolverli – conclude il candidato di Sinistra per la Lombardia –  è necessario sovvertire questo sistema per rilanciare il primato del pubblico rispetto al privato».
La logica dei bonus interessa anche i nuclei familiari della regione: anche in questo caso, Violi sottolinea la necessità di garantire maggior stabilità economica alle famiglie e ai giovani, superando la pratica dei contratti a brevissimo termine come quelli proposti dai grandi centri commerciali diffusi in Lombardia, in particolare nello hinterland milanese – brianzolo, e il modello della “dote unica lavoro” che di fatto non aiuta i più svantaggiati. Rosati e Gori insistono per un’estensione e una diversificazione del concetto di “famiglia”, o più correttamente di “famiglie”, allo stato attuale ancora penalizzate da una normativa “tradizionalista” e perciò discriminante. Gori in video si impegna a garantire i diritti specifici di categorie sociali esposte come le donne (di cui il candidato riconosce la centralità economica e sociale, ma anche l’esposizione a comportamenti violenti e/o discriminatori) e gli individui non eterosessuali/cisgender. L’intervento in video registrato dal candidato rimane piuttosto sintetico, riassumendosi nell’invito a consultare il programma sul suo sito internet ufficiale.

La terza domanda riguarda il principale campo di interesse e azione dell’Arci: la cultura. L’Arci è probabilmente la primaria associazione culturale italiana. In Lombardia, con le nostre circa 450 basi associative e oltre 180 000 associati, ogni giorno offriamo momenti di qualità a tutti i cittadini e cittadine sostanzialmente in auto investimento. Purtroppo però oggi fare cultura è sempre più complesso  e costoso a causa di una miriade di  Anche per questo si sentiva il bisogno di una riforma  del Terzo Settore. Purtroppo quella che è stata approvata (seppur ancora profondamente incompleta) ha gravi limiti che rischiano ad esempio di penalizzare le realtà di dimensioni minori, che però rivestono spesso un ruolo importante nelle comunità; inoltre si tende si rischia di svuotare il ruolo di sussidiarietà vera  cancellando la co-progettazione in cambio di una “fornitura di servizi a basso costo”; per non parlare di alcune visioni che rendono gli organismi politici associativi  quasi inutili.  Nel vostro programma vi è l’intento di supportare il Terzo settore nel modificare le parti  che mettono a rischio l’autonomia e la via dell’associazionismo?  Come pensate di sviluppare il rapporto politico con le realtà del terzo settore durante il vostro mandato?

In generale, i candidati riconoscono che l’amministrazione regionale potrebbe fare di più nel sostegno delle attività culturali lombarde, per le quali sembra mancare un vero e proprio piano d’azione in un contesto in cui vengono finanziate o patrocinate singole iniziative locali e i soggetti del terzo settore attivi nell’ambito culturale non godono del dovuto riconoscimento, così come avviene in altri ambiti (assistenza sanitaria, orientamento al lavoro tra gli altri). Un corso che Gatti attribuisce alla crisi generale della democrazia: «Nella cultura più che in ogni altro ambito, è la base ad insegnare al vertice (anche se spero in una smentita in questo senso): ma una democrazia funziona meglio quanto più è diffusa sul territorio, perciò bisogna sostenere i comuni dove ci sia la possibilità di operare al meglio». Rosati concorda sulla necessità di estendere, anche a livello territoriale, la base della partecipazione culturale nella regione: «Per fare un salto di qualità bisogna costruire ponti, rompendo l’isolamento prolungato del settore culturale in Lombardia, coinvolgendo le periferie e investendo nella sussidiarietà verticale». Per il candidato di LeU, questo significa superare le pretese “localiste” che vorrebbero attribuire alla Lombardia, regione più popolosa d’Italia, un ruolo di “nazione” a sé stante, insistendo sulle specificità locali quasi fino al ridicolo. Non si mostra del tutto d’accordo Violi, più propenso a valorizzare le peculiarità del territorio lombardo (dialetti, storia, valori) come strumenti di coesione e appartenenza sociale da opporre alle “subculture” come quella (quelle?) di ispirazione fascista. Come i suoi avversari presenti, Violi riconosce comunque la scarsa considerazione attribuita a una rete sociale che, a suo avviso, sarebbe necessario rilanciare dal basso.

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Il quarto grande tema discusso nel confronto è stato l’ambiente: La sostenibilità ambientale è un tema cruciale specie in una regione che ha una grave situazione di inquinamento ambientale, un consumo di suolo impressionante, uno spreco di cibo importante. Nei nostri circoli stiamo cercando di introdurre e/o rafforzare buone pratiche come abbiamo mostrato con la campagna Avanzi popolo. Quali politiche intendete programmare?

I  candidati Gatti, Violi e Rosati riconoscono le grandi criticità in cui versa la governance ambientale lombarda, reiteratamente colpevole di investimenti ad alto impatto ambientale oltre che economico, non solo “di per sé” ma anche per le lori implicazioni. Un esempio di ciò, menzionato da Gatti e ripreso poi da Rosati, sono le autostrade, a cui è stata data la priorità rispetto ai trasporti pubblici e alla rete ferroviaria, con inevitabili conseguenze sulle emissioni e sul patrimonio ambientale regionale: il Parco agricolo sud è stato praticamente dimezzato per il completamento della Pedemontana, costato 3 miliardi di euro. Parallelamente (e, spesso, nel vero senso della parola) sono andati aumentando i già diffusi centri commerciali, veicoli di una cultura del consumo smodato e dello spreco in larga scala (particolarmente aspro a riguardo si mostra Rosati, ricordando come «molti bambini consumano l’unico pasto della giornata alla mensa scolastica», invitando a colmare questa grave sperequazione sociale anche attraverso un’educazione contro gli sprechi). «Anche per quanto riguarda il trasporto su ferro – puntualizza però Rosati – sono state fatte scelte scriteriate, come quelle di prorogare la concessione a Trenord, i cui disservizi sono lamentati quotidianamente da migliaia di pendolari in Lombardia». Tali proroghe hanno interessato anche il settore edilizio e delle costruzioni per mezzo della legge 31 sul consumo di suolo, un provvedimento di cui il candidato di Leu auspica l’abrogazione, sottolineando l’impegno nazionale del suo partito in direzione di un piano di green economy, nella consapevolezza che «mettere in sicurezza il territorio è meno dispendioso che intervenire in via emergenziale».
C’è molto da fare e da riparare in Lombardia anche per quanto riguarda l’inquinamento – «quello atmosferico è ai livelli più alti d’Europa, ed è direttamente correlato all’insorgere di tumori tra i residenti», rammenta Violi, che si è rivolto alla Banca europea degli investimenti per chiedere un raddoppio dei fondi destinati al trasporto pubblico, specie per i treni – e lo smaltimento dei rifiuti e dei fanghi, che Rosati ricorda essere gestito in modo autonomo, e non sempre coerente, dalle singole province della regione.

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La quinta e ultima domanda riguarda la questione delle migrazioni e della loro gestione politica, intesa in senso lato (accoglienza, integrazione e avvio alla cittadinanza). L’accoglienza è uno dei temi caldi. Come Arci pensiamo sia sicuramente un tema importante, non certo una “bomba sociale” come dicono alcune realtà (la vera bomba sociale sono i 4,5 milioni di persone che vivono nella povertà in Italia).  Pensiamo anche che vada gestito innanzitutto con politiche sociali e culturali più che di sicurezza. Ad esempio con progetti di accoglienza diffusa e con il coinvolgimento di tutte le realtà del territorio (amministrazioni comunali, scuole, associazioni, pubblica sicurezza, cittadini tutti). Questo siamo certi aumenterebbe la sicurezza e ridurrebbe la percezione negativa. Pensiamo però che la politica in questi anni sia stava gravemente assente nel favorire l’integrazione e contrastare la discriminazione dando una corretta informazione, anzi alcune forze hanno cavalcato le percezioni negative, mentre altre hanno rincorso per timore di perdere parte dell’elettorato. Qual’è il vostro pensiero e quali le strategie?

Violi si mostra critico verso l’insistenza, diffusa a livello nazionale, nel voler gestire le migrazioni in una prospettiva emergenziale, che nega la pur evidente connotazione strutturale delle stesse. Il candidato prende a esempio positivo il modello imposto dal governo di Angela Merkel in Germania, caratterizzato da una tempistica più snella nel riconoscimento dell’idoneità dei migranti e dei richiedenti asilo, che in Italia si trovano spesso ad attendere due anni o più in strutture inadeguate a una permanenza di lungo periodo, a scapito della sicurezza reale e percepita del territorio e della società. Violi nega che queste persone siano, come affermato da Berlusconi, «intrinsecamente propense alla delinquenza», sottolineando però la loro esposizione alla marginalità e allo sfruttamento da parte di reti criminali come conseguenza della “ghettizzazione” a cui sono sottoposti sul luogo di arrivo, da contrastare con politiche di educazione, alloggio e dialogo interculturale che l’amministrazione di Roberto Maroni non ha voluto mettere in atto. Del presidente regionale uscente, i candidati criticano duramente la mancata presa di posizione, che ha di fatto nullificato l’intervento regionale, scaricando la responsabilità dell’accoglienza su un limitato numero di comuni. In contrasto a questa situazione, Rosati insiste sulla necessità di attivare una rete di accoglienza diffusa del tipo Sprar, anziché proseguire con un modello basato sui centri d’accoglienza straordinaria che riproducono di per sé dei ghetti e che, in Italia, restano ancorati alla dimensione di “primo paese di arrivo” per come è intesa dai regolamenti di Dublino. Rispetto al doppio tema della criminalità e della sicurezza, Rosati denuncia il modello preposto dalla legge Bossi-Fini e, più di recente, dal decreto sull’ordine pubblico varato da Minniti e Orlando, provvedimenti che degenerano in una sempre più esasperata “lotta tra poveri” e che vanno perciò contrastati in modo deciso, a prescindere da calcoli elettorali, recuperando le ricchezze accumulate con l’evasione fiscale, investendo in politiche di inclusione (con particolare attenzione ai territori di frontiera) e riconsiderando, più in generale, lo stesso concetto di “sicurezza”. Anche Gatti è dello stesso avviso: «Non è ammissibile svendere alla destra il tema della sicurezza, a cui i ceti popolari sono particolarmente sensibili e che sono spesso reinterpretati in malafede. Il concetto non è da intendersi non come un dispiego di forza  – locale oppure “esternalizzato”, a priori oppure ex post – contro gli elementi di rischio, ma come recupero dell’attenzione dell’amministrazione verso tutti e ciascuno, appianando le disparità che generano pericolo e conflitto.

I contenuti delle domande riflettono con chiarezza i valori di riferimento dell’Arci: antifascismo, diritti (civili e politici), ecologia, inclusione sociale e, ovviamente, promozione culturale. Non stupisce che i quattro candidati intervenuti – personalmente o in differita – abbiano confermato il proprio sostanziale allineamento agli stessi, con qualche variazione di metodo, intensità e linguaggio. Tutti loro, nel corso del confronto, hanno espresso dure critiche verso l’amministrazione regionale degli ultimi due decenni, accusando i processi di privatizzazione intrapresi dalla presidenza di Formigoni, soprattutto (ma non solo) per quanto riguarda il settore sanitario e la mancata assunzione di responsabilità da parte di Maroni nella gestione regionale dei flussi migratori, dicendosi pronti a correggere, quando non a “ribaltare”, uno status quo decisamente perfettibile, dando la priorità all’urgenza rispetto alla logica elettorale. La posta in gioco per queste elezioni regionali è alta, non solo per il peso specifico delle singole questioni discusse ma per le loro interconnessioni: il disagio socio-economico si lega all’ascesa di xenofobia e neofascismi e alle difficoltà di accesso a servizi che spetterebbero di diritto a tutte e tutti i cittadini lombardi, e non solo a loro; la preoccupante situazione ambientale mette ulteriore pressione sul sistema sanitario, la contrazione del ruolo pubblico e proprio della “presenza” della regione sul suo stesso territorio si riflette anche sulla partecipazione culturale e sulla difesa di valori condivisi. Si sente perciò la necessità di recuperare un intervento pubblico a lungo atrofizzato a beneficio dell’interesse di pochi, recuperando un dialogo con la popolazione che tenga conto dei mutamenti attualmente in corso nella società. [Alida Franchi] Gia on line sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli dell’iniziativa che è stata anche trasmessa in streaming in diretta sulla pagine facebook di ecoinformazioni.

Già on line sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli dell’iniziativa.

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