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Quarant’anni dalla legge Basaglia: il bilancio di Piero Cipriano, “psichiatra riluttante”

36343682_10216240506224842_8286907198815076352_n.jpgDavanti a un pubblico di circa quaranta persone, riunite alla libreria Feltrinelli di Como nel pomeriggio di venerdì 29 giugno, Piero Cipriano, “psichiatra riluttante” e scrittore, ha presentato il suo ultimo libro, “Basaglia e le metamorfosi della psichiatria” [ed. Elèuthera, 2018] dialogando con Andrea Quadroni de “La Provincia” e con Mauro Fogliaresi dell’associazione Oltre il giardino, che sabato 23 giugno ha presentato due numeri speciali in occasione dei 40 anni della legge Basaglia. Cristiano “Paspo” Stella, sempre di Oltre il giardino, ha accompagnato musicalmente l’incontro con brani tratti dal repertorio musicale dello Oltre il giardino project.

Cipriano definisce la psichiatria come “una disciplina cangiante”, da cui il riferimento kafkiano alla metamorfosi nel titolo del suo quarto libro edito da Elèuthera dopo la “trilogia della riluttanza” [composta da La società dei devianti, La fabbrica della cura mentale e Il manicomio chimico] da cui ha preso il via il sodalizio scientifico-letterario-artistico tra l’autore e Pierpaolo Capovilla, teatrante e fondatore dei gruppi musicali One Dimensional Man e Il teatro degli orrori.
Basaglia e le metamorfosi della psichiatria vuol omaggiare i quarant’anni della legge 180 o, appunto, “legge Basaglia” che gettò le basi per l’abbandono dei manicomi nella loro configurazione di “istituzioni totali”, nel senso che isola(va)no le persone internate dal mondo esterno e dal suo sistema di regole, diritti, valori e relazioni. A suo tempo, si trattava di un provvedimento giuridico e culturale rivoluzionario (poi ripreso dagli ordinamenti  stranieri e internazionali) per lo stravolgimento di molti consolidati, spesso cupi paradigmi sulla malattia psichica e sui loro portatori e portatrici, liberati – in senso fisico e metaforico – dalla biunivocità tra paziente e patologia, che ne giustificava (per così dire) l’isolamento e il trattamento con metodi spesso brutali e solo in apparenza efficaci.

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L’ultimo lavoro letterario di Cipriano riflette questa riscoperta umanità delle persone con disturbi psichiatrici nella seconda delle due parti di cui si compone: dopo aver tracciato una cronistoria della psichiatria da professionista del settore (in uno stile comunque scorrevole, dunque accessibile anche al grande pubblico), l’autore si fa simbolicamente da parte lasciando spazio alle testimonianze di cinque pazienti, restituendoli al ruolo di protagonisti/e delle proprie storie, al di là delle diagnosi (più o meno esatte), al di là di una sintomatologia che è quasi sempre più unica di un nome, ma meno completa di colui o colei che ne soffre, continuando altrimenti a vivere la vita come essere umano e come persona.
Al tempo stesso, Cipriano ci mette in guardia dal considerare la 180 come legge “messianica” o, per meglio dire, esorta a mantenere uno sguardo critico sul rapporto tra il documento giuridico con tutto il suo retroterra («una legge non è una mera prescrizione: si riveste dei contenuti che le si vogliono dare», riflette Cipriano) e le sue applicazioni concrete. «Ancora quarant’anni dopo – commenta lo psichiatra – , l’eredità di Basaglia e della sua ricerca è più spesso idealizzata come “feticcio” dalla psichiatria contemporanea nel suo insieme di quanto non sia di fatto presa a modello per le buone pratiche che ha avviato». Analogamente a quanto avviene per la legge 194, si trova però ancora troppo spesso il modo di eludere la norma, trasponendo lo status quo ante in contesti percepiti come meno “disumanizzanti” rispetto al manicomio tradizionale e giustificando sommariamente l’adozione (spesso sotto la pressione degli/delle stessi/e pazienti) di trattamenti che intervengono sul sintomo senza guarire la patologia, anzi, spesso distorcendola o aggravandola con una terapia farmacologica pesante, complessa, perfino controproducente, soprattutto se intesa come “sostitutiva” di un’assistenza di carattere umano, attenta alla persona e al suo inserimento nella comunità. Se già Basaglia si era pronunciato molto duramente sullo stato della psichiatria italiana, Cipriano individua oggi la radice del problema non tanto nel manicomio formalmente estinto  quanto piuttosto in quella che definisce manicomialità, si tratti delle già dette “riabilitazioni” di pratiche inadatte o abusive in un recinto più politically (oltre che socially) correct oppure di fenomeni sociali più trasversali, come il generale atteggiamento di chiusura nei rapporti di forza internazionali o come l’impatto dei social media –  sorta di “panopticon 3.0” – nelle relazioni interpersonali di già oltre 2 miliardi della popolazione mondiale, una trasformazione irreversibile che potrebbe, in un futuro non così lontano, assottigliare il confine tra la cura e il controllo della persona, come già ipotizzato (predisposto?) a più riprese dalla narrativa distopica. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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Il libro di Piero Cipriano Basaglia e le metamorfosi della psichiatria è edito da Elèuthera dal 2018. Prefazione di Pieraldo Rovatti. Con interventi di Silvano Agosti, Pierpaolo Capovilla, Nicola Lagioia, Paolo Virzì e contributi di Gianni Cappelletti, Donato Morena, Lorenza Ronzno, Cristina Comunale, Lara Bellini, Paola Ferrari, Emanuela Di Francesco, Francesco Andreani.

Presto online sul canale di ecoinformazioni  tutti i video dell’incontro

Un commento su “Quarant’anni dalla legge Basaglia: il bilancio di Piero Cipriano, “psichiatra riluttante”

  1. zAIRA NICOLETTO
    4 luglio 2018

    Egregio Dottor CIPRIANI, ho letto con interesse l’ articolo il Suo articolo, ero stata informata da Mauro Fogliaresi della presentazione del 29 Giugno, ma personalmente non ho avuto la possibilità di partecipare. Spero poterla conoscere al prossimo incontro del 10 Ottobre, ma anche prima se possibile.
    Brevemente Le posso raccontare il motivo per cui conosco Mauro Fogliaresi (potrà avere maggiori dettagli da Fogliaresi stesso : sono la mamma di Lorenzo un ragazzo di Milano che dal 2004 è entrato in questo inferno : 8 TSO in Milano, naturalmente con la contenzione !!, poi due anni a Montelupo, poi a Castiglione delle Stiviere, nel 2013 si è Laureato alla Statale di MIlano in Filosofia con indirizzo antropoligo con un 110, quindi trasferito a Lipomo in comunità di alta protezione……. e qui’ il grande “avvenimento” Lorenzo conosce Mauro Fogliaresi, è stato redattore della Rivista “oltre il Giardino” ,insegno’ Italiano alle persone immigrate dei Padri Somaschi di Como esprime in desiderio di rientrare nel territorio di nascita e nel gennaio 2017 arriva nella struttura di Cernusco sul Naviglio, nel giugno 2017 viene annullata la pericolosità sociale, riprende l’ insegnamento della lingua italiana in Milano……… ed è notizia di questi gg che mi informa che verrà dimesso da Cernusco, ma sino a che non gli verrà assegnato un luogo in cui vivere “si decide, anzi decidono (CHI ??????…………….) che verrà a vivere con me che non vivo piu’ a Milano …………………. ma da quanto vengo a sapere SENZA AVVISARE IL SERVIZIO SOCIALE DEL CPS ????? !!!!!!!!!!. Gli inserimenti lavorativi NON TENGONO CERTAMENTE IN EVIDENZA CHE SI E’ LAUREATO IN QUELLA SITUAZIONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Cortesemente mi potrebbe spiegare l’ affermazione “trasformazione irreversibile che potrebbe, in un futuro non così lontano, assottigliare il confine tra la cura e il controllo della persona, come già ipotizzato (predisposto?) a più riprese dalla narrativa distopica. Vede io sono una MADRE “rompi”…… ho sentito dire a mio figlio che a “causa di non assegnazione di un luogo di “riparo”……… eventualmente egli sarebbe potuto andare a dormire al dormitorio pubblico di Viale Ortles a Milano…….. poi si vedra !!!!!!, Ora viene dimesso (pur persona “libera, in quanto “ha PAGATO” il suo debito verso la società, SENZA UNA SOLUZIONE ABITATIVA………………….tanto c’ è la madre !!!!!……………….. ED E’ questo che
    si deve accettare persone “qualsiasi”, ………………… mentre i personaggi Fabrizio Corona e l’ altro personaggio Lelle Mora vengono chiamati in televisione a disquisire sulla vita!!!!!!

    Egregio Dottor CIPRIANI, si mi piacerebbe incontrarLa, cercare di capire perchè tanta diversità di trattamenti …… e quanta prevaricazione su queste persone.
    Mauro Fogliatesi, se crede, ha i miei recapiti.
    Porgo a Lei distinti Saluti zaira Nicoletto

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