Antirazzismo

4 e 6 ottobre / “Ero straniero”: nuovi appuntamenti a Albate e Monte Olimpino

ero straniero quadrato

Per la settimana prossima, mercoledì 4 ottobre al mercato di Albate e giovedì 6 ottobre a Monte Olimpino (orari: 9 – 12 per entrambe le giornate), si potrà firmare presso il banchetto certificato, previa presentazione di un documento d’identità valido,  l’appello Ero Straniero. L’umanità che fa bene, che l’allora neocostituito comitato comasco ha già presentato domenica 17 settembre durante L’isola che c’è, fiera provinciale delle economie e delle relazioni solidali (qui l’articolo di News km 0 / ecoinformazioni a riguardo).

A Como hanno già aderito al Comitato: Acli, Arci, Como senza frontiere, Cgil, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Fondazione Somaschi Onlus, Giovani democratici della Provincia di Como, La Prossima Como, Legambiente, Mdp Articolo 1, Prc, Refugees Welcome, Sinistra Italiana. Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti Como.

“Una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, per cambiare le politiche sull’immigrazione in Italia e la narrazione mediatica. Tra i promotori un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora sul campo, tra cui l’Arci, uniti da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace trasformandoli in opportunità per il Paese. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge, che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro; la reintroduzione del sistema dello ‘sponsor’ già collaudato con la legge Turco-Napolitano, con un cittadino italiano che garantisce l’ingresso di uno straniero; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già integrati in Italia; nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità”.  [Arci Report, 13 aprile 2017].

Leggi qui la proposta di legge popolare e il documento di sintesi  della campagna Ero straniero

18 dicembre al Gloria/ Attraverso le frontiere: i migranti si raccontano

gda_ita_2012Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati martedì 18 dicembre alle 20.30 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como. In programma: Attraverso le frontiere: i migranti si raccontano; video You not holiday di Rita Maralla e Alberto Valli; performance di Mohamed Ba. L’iniziativa è organizzata da Arci Como, Aspem, Associazione del volontariato comasco-Csv, Associazione Connazionali Senegalesi d’Italia, Associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio, Associazione Burkinabè di Como, Centro Interculturale Arco Iris Acli Como, Circolo Arci Interferenze, Cgil, Cooperativa Chance, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Coordinamento comasco per la Pace, Emergency Como, Forum immigrazione Pd  Como, Gruppo Epta, Gruppo Profughi di Rebbio, Associazione I ponti, Coordinamento comasco profughi e immigrati. [scarica e diffondi il volantino fronte, retro] Guarda il video nel Cinegiornale di dicembre di ecoinformazioni. (altro…)

No al razzismo

La Consulta provinciale degli studenti organizza un Flash Mob per la Giornata internazionale contro il razzismo mercoledì 21 marzo alle 16 in piazza Duomo a Como per «sensibilizzare in modo attivo e coinvolgente la città e i giovani al problema del razzismo» (altro…)

Condanna della mattanza razzista di Firenze. Per i diritti: banchetto il 18 dicembre

L’Arci di Como nel comunicato che riportiamo integralmente «condanna non solo la mattanza razzista che un esponente dell’estrema destra ha fatto a Firenze, ma anche il clima di intolleranza e di xenofobia che le destre fomentano nel paese negando i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale celebrata il 10 dicembre anche nel territorio comasco. La risposta dell’Arci di Como alla violenza è l’impegno a intensificare le azioni per contrastare il razzismo a partire dal sostegno alla Campagna L’Italia sono anch’io per i diritti degli immigrati. Domenica 18 dicembre il Comitato della Campagna alla quale aderisce un vasto arco di movimenti, sindacati associazioni comasche sarà presente in piazza della Pace (già Vittoria) a Como dalle 14 alle 18. L’Arci parteciperà al presidio antirazzista dalle 15.  Di seguito il Comunicato di Francesca Chiavacci, presidente dell’Arci di Firenze, sull’ultimo terribile crimine. (altro…)

Anpi, Gc e Fgci con l’Arci contro Forza nuova

L’Anpi di Como ha espresso con una nota la solidarietà all’Arci dopo l’intimidazione del gruppo neofascista di Fn il 9 ottobre giornata della presentazione a Como allo Spazio Gloria della mobilitazione per i diritti dei migranti. Anche Giovani comunisti e Fgci censurano l’accaduto e confermano l’impegno antirazzista. Leggi nel seguito del post il comunicato.

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Ribellarci è Giusto. Campagna per Joy ed Hellen

Le Donne contro i Cie (i Centri di identificazione ed espulsione, gli ex Centri di permanenza temporanea) organizzano a Como una manifestazione in solidarietà a Joy, una ragazza immigrata detenuta al carcere del Bassone, venerdì 12 dalle 7 del mattino (appuntamento alle 6.30 davanti alla stazione di Albate – Camerlata per poi recarsi davanti alla casa circondariale).

In un comunicato viene ripercorsa la storia di Joy ed Hellen: «Una sera dei primi d’agosto 2009 Vittorio Addesso, ispettore-capo del Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca di violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella. Grazie all’aiuto di Hellen, sua compagna di reclusione, Joy riesce a difendersi. Qualche settimana dopo nel Cie scoppia una rivolta contro le condizioni disumane di reclusione. In quell’occasione Joy, Hellen e altre donne nigeriane vengono ammanettate, portate in una stanza senza telecamere, fatte inginocchiare e picchiate violentemente. In seguito alla rivolta, a Milano si è svolto un processo contro 14 donne e uomini migranti, tra cui Joy e le altre. Durante una delle prime udienze, quando in aula entra Addesso per testimoniare, le/ i migranti processati denunciano pubblicamente gli abusi quotidiani da parte di quell’ispettore-capo e Joy trova il coraggio di raccontare del tentato stupro».
Condannate a 6 mesi di carcere (altri a 9 mesi) le due ragazze vengono divise e detenute in carceri separate.
«La data della scarcerazione per Joy e le altre si avvicina, il 12 febbraio prossimo – prosegue il comunicato – ma nel frattempo un evento tragico rende evidente il rischio che le ragazze corrono: venire di nuovo rinchiuse in un Cie».
«Cosa potrebbe succedere se Joy ed Hellen all’indomani della scarcerazione verranno portate in qualunque Cie d’Italia – si chiedono le scriventi –? Se tornano in quello di Milano ritrovano Vittorio Addesso & C.; se vengono mandate in un altro Cie, si troveranno davanti altri gestori dell’ordine, colleghi loro, che sanno chi sono le ragazze e che coraggio hanno avuto… E allora cosa potrebbe accadere?».
La situazione poi si complica: «Ad una settimana dalla scarcerazione l’avvocato di Joy scopre di essere stato revocato e che al suo posto è stata nominata un’avvocata d’ufficio. Non sappiamo quali pressioni e ricatti abbia subito Joy per arrivare a questa scelta, ma una cosa è certa: qualcuno ha molto interesse ad insabbiare tutta questa vicenda e, per fare ciò, sta cercando di isolare in tutti i modi Joy e le altre da chi ha espresso loro, fattivamente, solidarietà in questi mesi. Ma la nostra solidarietà deve continuare a tradursi in concretezza, non possiamo permettere che Joy ed Hellen tornino nelle mani dei loro aguzzini. Nasce così la campagna “Ribellarci è giusto”, a sostegno di Joy e delle sue compagne».
Le Donne contro i Cie denunciano che «col pretesto della “sicurezza”, le donne migranti vengono rinchiuse in lager in cui ricatti e abusi sessuali sono all’ordine del giorno» per questo chiedono che «chi non intende essere complice di questo sistema basato sullo stupro e la violenza deve impedire che Joy ed Hellen vengano rimesse nelle mani dei loro aguzzini».
Per informazioni tel. 327.2029720, Internet http://noinonsiamocomplici.noblogs.org.

Nel Comasco impraticabile lo sciopero degli stranieri del 1° marzo. Ci sarà un presidio a Cantù, esempio di città poco accogliente

Domenica 7 febbraio 2010, il salone Noseda della Camera del Lavoro di Como è pressoché pieno per l’assemblea indetta per valutare le iniziative da prendere in occasione del prossimo 1° marzo, giornata per la quale diverse associazioni degli immigrati hanno lanciato la proposta di manifestazioni e altre forme di protesta, che i mezzi di informazione nazionale hanno sintetizzato sotto la formula dello “sciopero degli immigrati”.

La sala è gremita e numerose persone sono visibilmente straniere, per la maggior parte provenienti dal continente africano (qualche altro viene dai paesi asiatici, sembrano mancare invece gli immigrati del Maghreb, dell’Europa dell’Est e dell’America Latina); nutrita è anche la presenza di italiani.
In apertura, l’introduzione è svolta da due membri dell’associazione 3 Febbraio di Erba, che sottolineano come sia non più rimandabile la discussione sul presente e sul futuro degli immigrati, sul dilagare del razzismo, sul ruolo delle istituzioni; da questo punto di vista il 1° marzo è un’occasione, la tappa di un percorso tutto da costruire. Thierno Gaye scandisce che non c’è alcuna decisione già presa, che l’ipotesi dello “sciopero” presenta molte controindicazioni, che invece l’assemblea serve proprio a cominciare a mettere a fuoco il “che fare”.
Tocca a Daima di Milano, portavoce del comitato “Una giornata senza di noi”, chiarire come è nata la giornata del 1° marzo e che cosa si propone. In primo luogo si tratta di un’iniziativa europea, che vuole mettere in primo piano realtà, problemi ed esigenze dei “nuovi cittadini europei”; in quest’ottica l’ipotesi dello sciopero è solo una delle tante, e soprattutto è solo un elemento in un quadro che si vorrebbe costruire con le tante realtà radicate localmente, in uno sforzo di massima creatività. Lo stesso documento che si propone come base per la giornata è solo un punto di partenza per elaborare una piattaforma comune per il dopo 1° marzo, così come è uno strumento di diffusione dell’idea il simbolo proposto – un nastro giallo – da esibire in tutte le occasioni.
La discussione che segue mette a fuoco l’unanime convinzione che l’organizzazione di una giornata di attenzione sulla realtà delle persone immigrate sia comunque un dato positivo, pur nella diversità – a volte anche sensibile – di opinioni. C’è chi sottolinea che il fronte antirazzista è stato rotto anche dall’interno e chi si appella alla buona volontà comune, chi lamenta la genericità delle parole d’ordine fin qui elaborate e quindi l’esigenza di procedere rapidamente alla messa a punto di una piattaforma e chi propone di impegnarsi subito nel concreto rimandando le discussioni a dopo. Nella pacata analisi dei problemi quotidiani della maggior parte delle persone immigrate irrompe il drammatico richiamo alla realtà dei Centri di Identificazione ed Espulsione, teatri di violenze e di negazione dei diritti; d’altra parte si fa strada anche la rivendicazione del diritto di voto, viatico per una più adeguata considerazione dei diritti di tutti e – reciprocamente – la considerazione che l’insistenza sullo sciopero riduca nuovamente le persone immigrate a un mero elemento economico (che vale, o non vale, solo per la sua presenza/efficienza).
La discussione procede quindi su più binari, in forma tutt’altro che rituale e con la partecipazione di molte persone, straniere e italiane, fino alla stretta finale sull’organizzazione.
Nella zona comasca sembra ai più impraticabile l’ipotesi dello sciopero e anche quella di una vera e propria manifestazione appare prematura; si propone quindi l’organizzazione di un presidio a Cantù, identificata come la città più significativa dal punto di vista delle scelte discriminatorie prese dalla giunta; il presidio deve avere carattere fortemente unitario: niente bandiere di organizzazione o di nazioni, meglio la bandiera iridata della pace, oltre al nastro e agli striscioni gialli. Questo momento di maggiore impatto deve essere preparato con momenti di presidio e di volantinaggio in tutti i centri principali della provincia – e soprattutto a Como, Erba, Cantù stessa – nel fine settimana del 20 e 21 febbraio, e con un’assemblea pubblica plenaria da organizzarsi a Como per il 23 o 24 febbraio. Nel frattempo, un comitato organizzativo si è impegnato a mettere a punto i materiali necessari e a cercare di coinvolgere anche le comunità nazionali ancora poco avvertite del movimento di preparazione del 1° marzo. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Più razzisti per colpa di politica e media

Contiene il racconto dettagliato di otto storie emblematiche, la descrizione sintetica di 398 casi di discriminazione e razzismo dal gennaio 2007 al luglio 2009 e l’analisi delle norme che hanno strutturato le politiche migratorie del nostro paese definendo meccanismi di discriminazione e esclusione dai diritti il Rapporto sul razzismo in Italia, edito da Manifestolibri e presentato dalla curatrice Grazia Naletto venerdì 29 gennaio in un duplice appuntamento al liceo classico Volta nel pomeriggio e alla libreria Punto Einaudi in serata.

Punto di partenza uno sguardo sulla nostra realtà quotidiana con la ricerca svolta da Michele Donegana di ecoinformazioni (pubblicata sul numero 399 del mensile) sui media locali alla ricerca di notizie di avvenimenti di chiara matrice razzista.
Il 2009 comasco conferma la tendenza nazionale con episodi di diverso genere e peso: dall’incendio
doloso alla lavanderia di Lurate Caccivio agli insulti razzisti nella partita del campionato juniores provinciale Novedratese Atletico Erba, alla quota del 20 per cento per l’accoglienza di bimbi stranieri nei nidi cittadini ai proclami antislamici nel consiglio comunale di Como.
«I fenomeni di razzismo, pur avendo una loro specificità, sono legati ai flussi migratori  ̶  ha spiegato Grazia Naletto  ̶ : negli anni ‘80 con la definizione di vu cumprà si stigmatizzava l’intera Africa; nella seconda metà del 2007 il dibattito pubblico si è incentrato sulla sovrapposizione non nuova tra migranti e criminalità: albanesi e rumeni sono stati identificati come categorie di soggetti propensi a delinquere».
«La tendenza è alla rimozione della presenza di un “problema razzismo” ̶  ha chiarito la curatrice del Rapporto   ̶ , ma affermare che esiste il razzismo è cosa ben diversa dal fare generalizzazioni indebite. Anche in casi di aggressioni gravi come per il cittadino indiano bruciato a Nettuno, la violenza subita da Emmanuel Bonsu o l’uccisione di Abdul Guibre i media hanno per lo più sostenuto la tesi del caso isolato evitando di riconoscere il carattere discriminatorio e razzista di questi avvenimenti».
Non si deve generalizzare, ma certo è in aumento la cultura razzista, quella che tratta in modo diseguale le persone a seconda della loro nazionalità, dell’aspetto fisico e della religione praticata. E la strumentalizzazione della questione immigrazione per fini politici è chiara, basti pensare all’allarme sicurezza continuamente rilanciato.
«Negli ultimi tre anni il processo di legittimazione del razzismo è avvenuto prima a livello politico, poi mediatico e infine si è diffuso nella società – ha denunciato la vicepresidente di Lunaria –: i casi di discriminazione non sono una novità, ma in passato gli autori avevano una certa reticenza nell’esplicitare il sentimento di intolleranza, mentre oggi sono caduti i freni inibitori, non ci si vergogna più, il razzismo è stato normalizzato, è diventato un fatto ordinario grazie all’interazione reciproca di effetto mediatico e politiche xenofobe che agiscono nelle costruzione del senso comune e dell’opinione pubblica».
L’unica via praticabile contro la rimozione è la narrazione, bisogna raccontare quello che accade e questo si cerca di fare nel Rapporto, che è comunque un’analisi parziale dal momento che le fonti sono i media e i casi che acquistano visibilità mediatica sono minoritari rispetto alla realtà.
Non si possono però dimenticare storie clamorose ed esemplari di come i mezzi di comunicazione alimentino questa tendenza contribuendo alla creazione di un’immagine sfalsata della verità: nelle prime ore successive al delitto di Erba Azouz Marzouk fu indicato con certezza colpevole dalle maggiori agenzie di stampa in virtù della sua diversità quando poi gli assassini accertati furono gli italianissimi vicini di casa; Erika e Omar a Novi Ligure accusarono extracomunitari della strage da loro commessa e furono creduti per giorni perché è facile accettare l’idea di stranieri cattivi.
L’omicidio di Abba a Milano non fu descritto come episodio di efferata e ingiustificata violenza, ma fu in un certo senso attenuato dalla definizione della vittima come “ladro di biscotti”.
Rivolgendosi in particolare agli studenti e alle studentesse del liceo classico Volta, Grazia Naletto ha concluso il suo intervento con un invito: «È indispensabile un lavoro di osservazione a livello locale anche nel mondo della scuola dove molti episodi vengono etichettati genericamente come atti di bullismo anche quando la matrice razziale e discriminatoria è indubbia». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

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