Bruno Corda

La Consulta degli studenti salva la Repubblica

Delusione per chi si aspettava, in questo 2 giugno, una difesa della Costituzione forte e incisiva in un momento difficilissimo della vita repubblicana, nel quale i fondamenti della democrazia vengono attaccati da forze politiche al governo vicine all’eversione nazifascista. Delusione grande nel sentire  il messaggio del presidente Mattarella che pure l’Italia democratica ha difeso quando i fasciorazzisti lo hanno attaccato. Un messaggio quello di Mattarella (letto dal prefetto di  Como Bruno Corda) apparso anodino, di circostanza, inadeguato. (altro…)

Como ricorda gli scioperi del 1944 contro la guerra e il fascismo

A distanza di 74 anni dal marzo 1944, Como ha ricordato lo sciopero contro la guerra e contro il fascismo attuato nei primi giorni di quel mese nell’Italia settentrionale sotto il controllo dei nazifascisti su indicazione delle forze antifasciste.

Alla presenza del prefetto di Como Bruno Corda, della presidente della Provincia Maria Rita Livio e del sindaco di Como Mario Landriscina, la breve cerimonia ha voluto commemorare in particolare le persone arrestate e deportate in seguito a quell’agitazione, alcune delle quali morte nei campi di prigionia in Germania.

Nel suo intervento Valter Merazzi (Centro Studi Schiavi di Hitler) ha puntualizzato l’importanza di quell’agitazione del marzo 1944, che fu la più partecipata dimostrazione di opposizione in tutta l’Europa occupata dai nazisti, e che vide la partecipazione di migliaia e migliaia di operai e operaie nelle fabbriche italiane (a Como scesero in sciopero sia la Tintoria Comense che la Tintoria Castagna, mentre alla Bruno Pessina di Borgovico la protesta fu sventata dalla repressione fascista all’ultimo momento). Furono non meno di 1200 le persone deportate in Germania come misura di rappresaglia, ma nonostante l’altissimo prezzo pagato per quel gesto di protesta quegli scioperi assunsero il ruolo di saldatura tra l’opposizione civile e la resistenza armata antifascista, segnando un vero punto di svolta verso la Liberazione.

[FC, ecoinformazioni]

“Non siate indifferenti”/ L’appello di Ines Figini per la Giornata della Memoria

«L’indifferenza uccide: bisogna vivere con partecipazione, parlando con il cuore e con le nostre azioni». Le parole di Ines Figini, ultima superstite comasca dei Lager nazisti, ben riassumono il senso della Giornata della Memoria, ricorrenza istituita il 27 gennaio in corrispondenza con la liberazione dei prigionieri del campo di Auschwitz-Birkenau nel 1945  e ufficialmente commemorata, a Como, con un incontro alla Biblioteca comunale in mattinata, il cui pubblico era per la metà composto da studenti di scuola superiore.

Come la neo-senatrice a vita Liliana Segre, Figini ha molto a cuore il confronto con i giovani sui temi della memoria e della responsabilità civile, perché quanto vissuto da loro e da milioni di altre persone durante la seconda guerra mondiale non si ripeta mai più, nemmeno quando mancherà ogni testimonianza diretta. Un obiettivo tanto più importante quanto più si inaspriscono le tensioni razziste e sedicenti “patriottiche” in giro per il paese, anche nella stessa città di Como, città di frontiera che svolse un ruolo fondamentale negli anni di persecuzione degli ebrei (e degli altri gruppi “scomodi”) e degli oppositori politici al regime fascista. Le ragioni dell’arresto e della deportazione della stessa Figini sono ancora diverse: poco più che ventenne, manifestò solidarietà ai colleghi operai in sciopero, senza che nessuno prendesse le sue parti. Fu questa diffusa indifferenza a costarle la libertà: Figini fu arrestata, poi deportata a Mauthausen, Auschwitz, Birkenau, Ravensbrück. I ricordi dell’internamento sono vivi oggi come allora, conferma lei stessa, visibilmente commossa, ringraziando studenti e insegnanti per la numerosa e interessata partecipazione.

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Qual è la consapevolezza dei giovani sull’impatto dei totalitarismi e della Shoah? Un video realizzato dalla Consulta provinciale degli studenti, presentato dal vicepresidente Lorenzo Pedretti, mostra una gamma di risposte assai variabili da parte degli intervistati. C’è chi risponde puntualmente e con dovizia di particolari, citando casi di genocidio meno discussi, come quello tra Tutsi e Hutu in Ruanda negli anni Novanta o quello perpetrato ai danni degli Armeni nella fase finale dell’impero ottomano. C’è però chi esita, chi si chiude in un imbarazzato mutismo. Certo, il 2018 segna già l’ottantesimo avversario del Manifesto della Razza , della Notte dei cristalli, e insomma del picco di violenza antisemita che si abbatté sull’Italia e sull’Europa negli anni del nazifascismo; eppure, l’impatto di questa tragedia rimane devastante, oggi forse più di qualche anno fa, ora che la xenofobia, la paura dei “diversi”  – ora stigmatizzati, ora censurati, secondo convenienza –  sembra normalizzarsi pericolosamente, complice una non meglio specificata “libertà di espressione” veicolata dai social media.
Dal palco, i rappresentanti delle istituzioni – Bruno Corda, Prefetto, Mario Landriscina, sindaco di Como, Maria Rita Livio, presidente della Provincia, e Roberto Proietto, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, esortano soprattutto i giovani a assumersi personalmente la responsabilità della memoria e a mantenerne viva la trasmissione, senza tirarsi indietro, poiché, come ricorda Livio, a permettere la barbarie della Shoah in Italia non furono solo i più accesi sostenitori del nazifascismo, ma anche o soprattutto la ben più ampia “zona grigia” degli indifferenti, in parte (non del tutto) inconsapevoli del corso degli eventi. Oggi, tale ignoranza è – almeno in  teoria e solo in parte- scongiurata dallo studio della storia, spesso coadiuvato da percorsi di approfondimento; tuttavia, ricorda Proietto citando una scena di Schindler’s List, la cultura da sola non basta, se non è accompagnata da un costante esercizio di responsabilità civile e morale da parte di tutti e di ciascuno.

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La conoscenza e la trasmissione della storia non passano solo dalla scuola dell’obbligo: il territorio e la sua amministrazione devono farsi custodi e portavoce della propria stessa memoria. Si è già accennato al ruolo strategico di Como, per molti perseguitati l’ultima tappa prima dell’espatrio in Svizzera. La presenza ebraica stanziale, sul territorio lariano, era e rimane esigua, mentre l’arrivo di centinaia di profughi divise le coscienze dei locali: alcuni presero la giusta ma difficile decisione di aiutarli, molti altri optarono per la delazione e la collaborazione attiva a operazioni di rastrellamento, come ricordano Valter Merazzi del Centro di ricerca Schiavi di Hitler e Fabio Cani, che attesta il costante impegno dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta”  – di cui è vicepresidente –  nel documentare la Shoah a Como, studi a cui le storiche Elisabetta Lombi, Roberta Cairoli e Rosaria Marchesi hanno apportato un ricco e preciso contributo.
Tuttavia, di queste tragiche vicende c’è ancora poca consapevolezza civica, prosegue Cani, auspicando l’introduzione in città di una Casa della Memoria e delle Stolpersteine, le “pietre di inciampo” ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig per commemorare le vittime delle persecuzioni nazifasciste, non soltanto perché appartenenti a minoranze discriminate, ma anche per motivi di carattere politico e sociale. Proprio per onorare i prigionieri comaschi dei Lager nazisti, nel corso della mattinata sono state consegnate altrettante medaglie ai familiari di Sebastiano Avogadro, Luigi Giudici, Angelo Zanfrini, Rizzieri Franco Mattaboni, Eliseo Gronzella, Vittorio Ugo Colombo e Nando Dellera.

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La memoria è un concetto più ampio, più attivo del ricordo: attraverso la testimonianza del passato, offre una chiave di lettura del presente e una “cassetta degli attrezzi” per costruire un futuro diverso, migliore. Inaccettabili l’indifferenza, il delegazionismo o ogni atteggiamento di censura, rifiuto, manipolazione del passato. Ci è ancora possibile, per fortuna, ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto di persona gli orrori nazifascisti, ma il tempo stringe. L’anziana età degli ultimi superstiti coincide purtroppo con una congiuntura critica, nella quale diventa fin troppo facile trovare nuovi capri espiatori, e che ciascuno di noi ha il dovere di contrastare attivamente, con lo studio e con la pratica di valori da non dare per scontati, tra cui Figini sottolinea l’amore, la giustizia e l’onestà. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

On line sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero di tutti gli altri interventi della manifestazione.

Inaugurato il piazzale dedicato alla famiglia Mauri, vittima della strage fascista di Bologna

piazzamauri-04-mrCon una sobria cerimonia è stata inaugurata questa mattina, 11 novembre 2016, l’intitolazione alla famiglia Mauri, vittima della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, di un piazzale a Tavernola, non lontano dal luogo dove vivevano.

Nei discorsi pronunciati dal sindaco di Como Mario Lucini, dal prefetto Bruno Corda, dall’assessore Marcello Iantorno, dal rappresentate delle associazioni di Tavernola Tolmino Franzoso e dal parroco della frazione don Fabio Molteni, è stata più volte ricordata l’importanza di conservare nella memoria i tragici fatti di quegli anni anche attraverso il ricordo di Carlo Mauri, Annamaria Bosio e del loro figlio Luca.

Vittorio Bosio, fratello di Annamaria, a nome delle famiglie, ha ringraziato per questo segno tangibile di memoria di fatti che hanno inciso profondamente nella città. A distanza di trentasei anni, infatti, il ricordo di quel giorno e di quella terribile esplosione è ancora molto vivo, e continuamente rafforzato proprio dalla memoria delle tre ignare vittime comasche. E l’affetto che le ha sempre circondate, sia da parte di chi le ha conosciute, sia da parte di chi semplicemente si è rispecchiato nella loro storia, è stato evidente anche nella cerimonia, cui hanno partecipato, in una triste giornata di novembre, molte decine di persone. [FC, ecoinformazioni]

 

Alcuni momenti della cerimonia:

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Col prefetto e Radio Popolare contro la ‘ndrangheta

carugo_pubblico_1_Oltre cento persone hanno partecipato nell’auditorium delle scuole di Carugo il 20 ottobre al terzo incontro del ciclo 4 colpi alla ‘ndrangheta sui beni confiscati alle mafie. 22990 beni confiscati in Italia, soprattutto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Lazio e Lombardia, quest’ultima con 1706 beni, soprattutto a Milano e provincia, 73 a Como: questi i numeri altissimi che testimoniano le dimensioni del problema che le organizzazioni a delinquere costituiscono nel nostro Paese. (altro…)

Emergenza umanitaria/ I container in via Regina Teodolinda operativi per il 15 settembre

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Nella conferenza stampa del pomeriggio del 17 agosto, Bruno Corda, prefetto di Como, ha fatto il punto sulla risposta istituzionale al fenomeno migratorio che interessa la città dal mese di luglio. Affiancato da Mario Lucini, sindaco di Como, Corda ha riconosciuto con gratitudine il merito di associazioni e cittadini volontari nel prestare aiuto alla popolazione di migranti, che è aumentata di volume con una certa costanza, con un picco tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. (altro…)

Emergenza umanitaria/ Le forze politiche di maggioranza dal prefetto

manostazioneSi è svolto il 22 luglio l’incontro chiesto dalle forze politiche che sostengono la giunta Lucini con il prefetto di Como Bruno Corda. Nella delegazione che ha partecipato all’incontro presenti Andrée Cesareo (Pd), Stefano Fanetti (Pd), Celeste Grossi(Paco-Sel, Si), Luigi Nessi (Paco-Sel), Edoardo Riva (Psi), Stefania Soldarini (Como civica), Marco Tettamanti (Como civica). Leggi nel seguito il comunicato delle forze politiche. (altro…)

L’Europa dei muri. Che fare?/ La lezione del prefetto

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Nell’iniziativa di approfondimento organizzata il 4 aprile nella biblioteca di Como dalla Consulta provinciale degli studenti, in collaborazione con il Coordinamento comasco per la Pace, primo della serie di tre incontri Verso e oltre la giornata della creatività, il prefetto di Como Bruno Corda ha trattato il tema delle migrazioni invitando a considerarle un fatto ed evitando di descriverle dal punto di vista ideologico. 
Presto on line i video di Vanessa Magni, ecoinformazioni,  degli altri interventi. [Foto di copertina Consulta provinciale degli studenti Como]

Presto on line anche i video di Vanessa Magni, ecoinformazioni,  degli altri interventi.

Il prefetto fa gli auguri al territorio, relaziona sull’operato degli uffici e assicura che l’allarme sui furti è fuori luogo

Poco prima della fine dell’anno il prefetto di Como, Bruno Corda, ha voluto raccogliere a villa Olmo rappresentanti dell’amministrazione pubblica, del mondo associazionistico, sindacale, imprenditoriale, ecclesiastico, delle forze di polizia e della cittadinanza in generale per fare il punto della situazione sull’operato della massima rappresentanza dello Stato sul territorio e intanto formulare i propri auguri alla città e al territorio.

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Molta parte dell’intervento del prefetto è stato dedicato al tema della sicurezza, dando conto della grande attività dei vari corpi dello Stato e fornendo anche uno sguardo statistico, non edulcorato, sulla consistenza dei vari fenomeni. La provincia di Como, dal punto di vista criminologico, è abbastanza tranquilla, e in una ideale classifica del territorio italiano è – fortunatamente! – molto in basso; fa eccezione, per la verità, il settore dei furti nelle abitazioni dove, per quel che riguarda il 2014, Como risale non pochi posti in classifica, mettendo in evidenza problemi di sicurezza e di “allarme sociale”. Ma è stato proprio il prefetto, nel proseguire la sua analisi, a sottolineare come tra 2014 e 2015 si sia registrato, dati alla mano, un sensibile calo dell’attività criminosa, in tutti i settori (tutti in decrescita di oltre il 10%) e in particolare in quello delle rapine che hanno visto un decremento di oltre il 20%. Il prefetto ha così sottolineato come sia del tutto fuori luogo, nonostante la gravità di questi reati e la loro “odiosità”, calcare la mano sull’allarme sociale, e ha anzi invitato i mezzi di comunicazione ad avere particolare attenzione nell’usare le “parole” riguardo a questi avvenimenti. “Una volta instillata la paura – ha ripetuto più volte – poi è molto difficile estirparla. E la paura non ha ragione d’essere in questo caso”.

Un’altra parte dell’intervento ha riguardato l’attività per contrastare la grande criminalità organizzata e mafiosa. A questo proposito, pur dando conto di una sostanziale capacità di tenuta del territorio e di una grande collaborazione da parte di tutti i corpi sociali, è stato però anche elevato l’allarme su alcuni segni di cedimento da parte di alcuni settori imprenditoriali, pur attualmente estremamente minoritari, disponibili a venire a patti con la criminalità pur di ottenere alcuni risultati…

Il prefetto si è anche diffuso sulle attività ispettive nei grandi cantieri delle opere pubbliche che hanno interessato e interessano anche il territorio provinciale comasco, attività svolte in collaborazione con gli enti amministrativi dei territorio contigui e che vedranno all’inizio del prossimo anno ulteriori rafforzamenti e nuovi strumenti operativi.

Un importante passaggio del rapporto è stato dedicato alla questione dei profughi e dei richiedenti asilo (circa 1200 attualmente presenti in provincia); l’accoglienza a queste persone è stata garantita grazie alla collaborazione della Caritas diocesana, e a numerose cooperative, ma anche grazie a un crescente coinvolgimento delle amministrazioni locali.

Dopo il prefetto, è stata la volta del sindaco di Como, Mario Lucini, e della presidente della provincia, Maria Rita Livo; entrambi hanno fatto il punto sui problemi attuali (molti) e sulle prospettive future (non rosee), dando conto del grande impegno delle rispettive amministrazioni, ma non nascondendo nemmeno una certa amarezza; al sindaco di Como che ricordava che a volte si è costretti “a far nozze coi fichi secchi”, la presidente della provincia ha risposto che loro spesso sono costretti “a fare a meno anche di quelli”.

L’intervento del vescovo di Como, Diego Coletti, più vivace degli altri, si è chiuso ricordando le due parole centrali del giubilo angelico sopra la capanna di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”; “gloria” è la notizia delle buone pratiche che si possono divulgare e “pace” è opera di giustizia, non semplicemente assenza di guerra. E questo dovrebbe essere, più che un augurio, un impegno.

Dopo i discorsi c’è stata la consegna di riconoscimenti ad alcuni esponenti della lotta di liberazione, tra cui il comandante partigiano Mario Tonghini, e ad alcuni esponenti della società civile impegnati nel mondo del lavoro e dell’assistenza. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Il prefetto con i tre premiati con la medaglia “della Liberazione”

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Il comandante partigiano Mario Tonghini con la medaglia “della Liberazione”

Carovana antimafie/ 12 comuni con Avviso pubblico a Palazzo Cernezzi

foto-carovana-avviso-pubblicoritQuanto è importante oggi discutere di mafia nel nord Italia e sottolinearne le peculiarità e le differenze rispetto a quella più conosciuta, più evidente? A più di vent’anni dagli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ancora molto, e forse ancora di più, secondo quanto detto l’8 ottobre, all’incontro dell’associazione Avviso pubblico con i sindaci della provincia di Como nella sala Stemmi di Palazzo Cernezzi promosso nell’ambito dell’iniziativa Carovana internazionale antimafie.

La tavola rotonda, introdotta da Vincenzo D’Antuono, presidente di Arci Como, attraverso una panoramica sull’attività di Carovana, che dal 1994 attraversa l’Italia e da qualche anno l’Europa puntando i riflettori sul tema della legalità e della giustizia sociale , ha evidenziato come da anni si conoscano i dati sull’infiltrazione mafiosa nel territorio ma come sembri essere indispensabile un ripensamento della strategia di contrattacco e prevenzione. Strategia che deve innanzi tutto partire da una maggiore formazione, informazione e consapevolezza all’interno delle amministrazioni locali parallelamente alla diffusione di un nuovo approccio alla quotidianità, basato sul coraggio di contrapporsi a una cultura che mette in primo piano i propri interessi a spese di una porzione di coscienza, come ha osservato David Gentili, responsabile regionale di Avviso Pubblico, nel corso del suo intervento.

Quello che resta fondamentale da capire, sottolineato ed evidenziato sia dal prefetto Bruno Corda che dal sindaco di Como Mario Lucini e dalla carovaniera Valeria, è che sul nostro territorio l’infiltrazione mafiosa è subdola, non manifesta, si configura piuttosto come un sistema avvolgente che crea commistioni pericolose e insospettabili. Preoccupa soprattutto la tendenza ad attribuire una connotazione positiva alla criminalità organizzata da parte di piccole e medie imprese che vedono, forse ingenuamente, una possibilità di colmare in tempi inferiori e con maggiore efficacia quelle che vengono vissute come lacune dello Stato. Il rischio è di scivolare silenziosamente nelle profondità dell’ingranaggio mafioso, danneggiando non solo la propria attività, ma la comunità intera. A questo l’associazione Avviso Pubblico si prefigge di ovviare, attraverso un’attività ventennale di collegamento fra amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella pubblica amministrazione e sui territori da essi governati, come affermato anche dall’assessore alla Legalità e ai Diritti del comune di Como, Marcello Iantorno.

Avviso pubblico, ad oggi conta più di trecento soci e continua ad investire sul territorio, sulle relazioni, contro la corruzione, contro la presenza e il radicamento delle mafie, per la democrazia e per il bene della collettività, fornendo «un luogo in cui contagiarsi positivamente, in cui le buone prassi dei singoli comuni possono diventare buone prassi collettive» come ha spiegato David Gentili.

Resta da considerare il tema del riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, ancora ben al di sotto della soglia del 50%, nonostante le tendenze positive registrate in Lombardia; la chiave del problema è comprendere, come sottolinea Tommaso Marelli coordinatore provinciale di Libera Como, il ruolo primario, in quest’ambito, delle amministrazioni comunali che si configurano come soggetti principali del processo decisionale in merito al destino del bene soggetto a confisca. «Amministrazioni che però troppo spesso sono lasciate sole e senza le risorse necessarie per ristrutturare o adeguare gli immobili sequestrati che di conseguenza spesso giacciono in stato di abbandono. Se oltre al bene, lo Stato lasciasse ai comuni anche solo una piccola parte dei patrimoni oggetto di sequestro o intervenisse comunque in aiuto economico alle amministrazioni, la gestione sarebbe più semplice» ha commentato Mauro Roncoroni, sindaco di Cermenate.

All’incontro, chiuso da una proposta di futura collaborazione tra amministrazioni e associazioni per l’ampliamento delle iniziative di Carovana su tutto il territorio provinciale nelle prossime edizioni arrivata da D’Antuono, hanno partecipato le rappresentanze di dodici comuni della provincia di Como: Menaggio, Uggiate Trevano, Guanzate, Bregnano, Cadorago, Cermenate, Lomazzo, Vertemate con Minoprio, Fino Mornasco, Merone, Olgiate Comasco e Como.

Carovana antimafie 2015 è stata promossa da Arci Como, Avviso Pubblico, Libera Como, Acli Como, Cgil-camera del lavoro di Como, Spi-Cgil Como, Cisl dei Laghi, Cooperativa Garabombo, Comitato soci Coop Como, Coordinamento comasco per la Pace, Auser Como. Con il patrocinio dei comuni di Como, Menaggio e Uggiate Trevano, già aderenti ad Avviso pubblico. [Marisa Bacchin, ecoinformazioni]  Presto on line sul canale di ecoinformazioni anche gli altri video dell’incontro.

 

 

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