Guido Capizzi

Ciao Guido

È morto Guido Capizzi, intellettuale e giornalista comunista. Dal 2015 ha diretto la rivista on line del Prc La città futura. Lo ricordiamo con le sue parole contro il renzismo, la deriva del pd verso il liberismo e una definizione del comunismo di mitezza e tenerezza nel solco del Che.

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Potere al popolo!

2017-12-18 09.32.23 1.jpgSi è tenuta alla Circoscrizione 7 di via Collegio dei dottori  l’assemblea  – a cui hanno partecipato una ventina di persone – che ha introdotto anche a Como la proposta Potere al popolo!, che prende il via dall’assemblea all’ex Opg Je so’ pazzo a Roma dello scorso 18 novembre e che, con la coalizione Liberi/e uguali (costituita lo scorso 3 dicembre da Mdp, Si e Possibile), trova forse qualche affinità, ma anche qualche decisiva divergenza. 

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Media/ La città futura comunista di Guido Capizzi

guidocapizziIl giornalista comasco Guido Capizzi ha assunto la direzione de La città futura il giornale nazionale comunista sul web. Lo abbiamo intervistato per illustrare ai nostri lettori le caratteristiche di questa sua nuova avventura culturale e politica.

Un giornale comunista sul web, un modo per evidenziare che il comunismo non è passato, ma ha un futuro? «Continuo a considerare il comunismo una forma attuale di governo, la realizzazione di una società comunista richiede un costante e duro lavoro, come già da quando Marx ed Engels scrissero Il manifesto del partito comunista. Chi crede nelle teorie marxiste per una società comunista e nella loro diffusione ha utilizzato carta stampata e ancora la utilizza, come utilizza moderni sistemi di comunicazione, web e social network».

Chi fa La città futura? «Una cooperativa editrice di compagni che ritengono necessario incrementare la lotta anticapitalista, antiliberista, antiimperialista, per una società diversa dove al primo posto c’è la dignità della persona, dell’umanità».

Quale percorso ti ha condotto alla direzione? «La mia professione è sempre stata duplice, giornalista e ricercatore economico, ho avuto varie esperienze di lavoro e ho scritto per diverse testate.. ricordo Il sole 24 ore, sia cartaceo sia on-line, ricordo Liberazione prima della sua chiusura. Ho scritto molto di economia e di cultura. Sono da anni iscritto a Rifondazione comunista, nella cooperativa editrice del settimanale comunista La città futura ci sono compagni iscritti a Rifondazione e simpatizzanti di una linea che vuole riportare sotto l’ombra della bandiera rossa con falce e martello molti di coloro che sono andati a riempire il “partito dell’astensione”. Dalla chiusura di Liberazione sono stato tra quanti con insistenza hanno chiesto che nascesse uno strumento di informazione del Prc rendendomi disponibile a proseguire la mia collaborazione. Qualche settimana fa mi hanno telefonato da Roma, dalla cooperativa editrice del settimanale La città futura per offrirmi la possibilità di firmare come direttore responsabile il giornale, cosa che un po’ mi ha sorpreso, perché proprio io? ma che ho accettato con piacere e dopo poche settimane sono contento di avere accolto la proposta: ho trovato una redazione ben organizzata, con redattori e collaboratori veramente capaci e motivati con i quali sono in ottima sintonia». 

Giornale di partito o dal partito o altro? «Il settimanale La città futura è un giornale comunista, come il quotidiano il manifesto. è il giornale edito dalla cooperativa editrice che lo sostiene, non è un giornale di partito, né arriva da partiti. Io e altri redattori siamo iscritti a Rifondazione comunista, altri sono compagni che vogliono essere parte di un percorso di costruzione della sinistra comunista».

Quali i punti essenziali del progetto editoriale? «Sottolineo ancora che c’è la necessità di una proposta politica di sinistra comunista, soprattutto dopo il fallimento e la devastazione del capitalismo, del liberismo, dei loro “figli” legittimi, cioè il colonialismo e l’imperialismo. C’è bisogno di una politica antifascista e anticentrista, il pericolo per la democrazia che viene dal renzismo e dal suo partito nuova Dc deve essere fermato, come deve essere fermata la politica capitalistica e guerrafondaia dell’unione europea asservita agli Stati Uniti. Anche con un piccolo ed energico giornale si può dare un contributo per cambiare la società. So bene anch’io che le condizioni della autentica sinistra sono oggi di debolezza e che le difficoltà a creare un’alternativa credibile richiedono un grande impegno per essere superate. Io sono anche convinto, come il grande maestro Ernesto Che Guevara, che nei momenti difficili, nei fallimenti, come nei momenti di lotta dura, il comunista mantiene pensieri, sguardi e gesti miti e teneri di dialogo e persuasione con scelte personali e collettive pazienti e tenaci. Questo tento di farlo e questa è la linea che riconosco al settimanale La città futura». [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Guido Capizzi/ Lavorare a un’unione della Sinistra la più larga possibile

sinistraL’assemblea di Bologna dell’Altra Europa è stata un altro momento di percorso costituente per un nuovo soggetto politico-partitico di sinistra alternativa e vero luogo aggregante gli anti-liberisti e anti-capitalisti. Dai report e dagli interventi fatti girare in rete e pubblicati, con le consuete puntualizzazioni e interpretazioni spesso contrastanti e contraddittorie, azzardo il giudizio – critico – di trovarci sempre più “inguanati”, a tutti i livelli. Purtroppo anche al basso livello locale; pensando che sarebbe stato bello se fosse nato e cresciuto qualcosa di nuovo nell’oscuro mondo politico italiano ed europeo dal basso, il pessimismo e la delusione aumentano di giorno in giorno. Dalla mia “bassezza” politica azzardo che ci troviamo di fronte all’ennesima fallimentare ipotesi di costruzione di un soggetto politico alternativo e nuovo, capace di elaborare un programma comune di governo avviandosi sull’alleanza elettorale a sinistra. Cosa molto complicata! La domanda è: si riuscirà? Ci si potrebbe anche domandare: sussistono le basi, al momento, per un assoggettamento delle forze di sinistra ostili alla politica del governo Renzi? La volontà di qualcuno per costruire un’alternativa di vera sinistra può essere condivisa da soggetti con storie e appartenenze diverse a sinistra del Pd di Renzi? E’ tempo, questo, per riscrivere una storia comune a sinistra! Un nuovo soggetto politico-partitico può fare rincontrare su un programma condiviso i comunisti, gli ecologisti, i delusi dal Pd, i mai senza partito della società civile contrari alla logica liberista del governo Renzi dove, di fatto, un paio di soggetti decidono tutto? La risposta sta nella convinzione che l’intelligenza è collettiva. Intendiamoci: chi proviene dal partito della Rifondazione Comunista non è, forse, la maggioranza per l’alternativa, ma è sicuramente la maggioranza per la vera sinistra che si vuole costruire. Il Prc può così diventare il filo di unione della sinistra alternativa. Di ciò sono consapevole e ritengo corretto sottolinearlo. L’Assemblea di Bologna, che ha raccolto un variegato e variopinto mondo, penso abbia lasciato una domanda cui è necessario rispondere, perché in tanti sono nell’attesa della risposta: la vera sinistra vuole (continuare a) vivere? Le discrepanze sono evidenti, pur se tutti ritengono indispensabile che non ci sia un ritorno delle destre al governo. Io, sia chiaro, pur con il mio basso profilo e peso specifico nella vicenda anche locale del comitato dell’Altra Europa con Tsipras, non sono un oppositore alla blanda azione in corso, sono soltanto in disaccordo. Una “prova di verità” ci attende, un programmare sui tempi lunghi le scelte politiche di autentica sinistra alternativa (se non rivoluzionaria). Le elezioni europee sono state l’occasione – sostanzialmente persa – per una forte opposizione di sinistra alle politiche liberiste e capitaliste applicate in Italia e in gran parte dei Paesi dell’Ue e dall’Europa comunitaria stessa. L’accordo socialdemocratico-popolari, ovvero la conferma di politiche economiche e sociali identiche, non è che lo stato dell’arte che dobbiamo subire! Che fare, allora? Non è sufficiente un “ecosocialismo”, anche come oggetto tra le mete che abbiamo all’orizzonte. La sinistra che non c’è, quella che qualcuno vorrebbe identificare nel proseguire sulla strada dell’Altra Europa con Tsipras, deve essere l’antidoto per contrastare quello che i neo-liberisti, incubatori della destra anche più estrema, intendono attuare come politica europea e nei Paesi dell’Ue. Cercherà, questo nuovo soggetto in costruzione, di essere la nuova Sinistra unita e vera alternativa? Sarà in grado, questo nuovo soggetto, di arricchirsi con l’esperienza dei partiti già costituiti (Prc, PdCI, Sel, Verdi) e dei movimenti organizzati, oppure si metterà a chiedere a essi di ritrarsi? Siamo convinti che sia necessario un fermo confronto con quanti escono dal Pd renziano senza diventare il luogo dell'”asilo politico” per chi non vuole più rimanere nel Pd? Quale metodo utilizzare per lavorare a un’unione della Sinistra la più larga possibile, con forze già costituite cui non si può chiedere di annullarsi e con personalità che condividono la necessità di creare un nuovo soggetto di vera Sinistra? È, in Italia come in Francia, alla nostra portata la costituzione di un soggetto politico che sta al momento arrancando solo se riusciremo a realizzare una nuova identità alternativa senza, però, perdere le varie identità che si mettono in comune per lo stesso percorso. Nessuno ha l’esclusiva, tutti abbiamo un orizzonte di libertà e uguaglianza sociale che non deve escludere chi confida in una nuova società. [Guido Capizzi, ricercatore economico e giornalista]

Turismo/ No brand

lagodicomoGuido Capizzi, ricercatore economico e giornalista, interviene nel dibattito sui brand localistici, animato anche a Como, per dire che è una sciocchezza spiegando perché. Le ragioni di Capizzi nel seguito del post. 

«Nel mondo è in avanzato corso il passaggio dalla civiltà “industriale” alla civiltà “digitale”. Il settore turistico sta subendo notevoli cambiamenti dalla digitalizzazione e socializzazione in rete. La facilità di accesso universale al “prodotto turistico” mette in discussione l’organizzazione dei soggetti coinvolti: territori, imprese ricettive, organizzazione di viaggi e prenotazioni alberghiere. Oggi – e ancora di più nel futuro prossimo – si è passati da consumatori “passivi” – legati a tour operator, grandi e piccoli alberghi, operazioni di branding e marchi di città e territori – ad abilita tori di sé stessi attivi e indipendenti. Slegati anche dai brand. Una recente ricerca di Havas conferma che alla maggioranza delle persone nel mondo non interesserebbe nulla se il 73% dei brand più noti al mondo sparisse anche improvvisamente. C’è di più, sempre come risultato della ricerca di Havas: il turista del presente – e del futuro prossimo – vorrebbe sperimentare località turistiche senza storia e radici, purché l’offerta sia agile e la meta facile da raggiungere. Ecco una delle ragioni che dovrebbe far riflettere chi ritiene di puntare sforzi – magari collettivi, di idee e finanziari – su marchi e brand del territorio. Pensare al brand per la città di Como è esercizio inutile, non soltanto perché – al massimo – anche il capoluogo dovrebbe insistere eventualmente sul già consolidato brand “lago di Como”, già con valore indotto in declino. Se guardiamo oltreconfine, con lo sguardo a una nazione “competitor” per l’Italia, ovvero alla Francia: esistono brand consolidati (a esempio i Castelli della Loira, la Costa Azzurra) che non sono affiancati da brand localistici (località sedi dei castelli sulla Loira, città della Costa Azzurra). Un esempio di destinazioni declinate sulle esigenze del turista filtrate dalla rete Internet è Liverpool: non esiste il brand Liverpool, piuttosto esiste la destinazione “Beatles” che molti turisti d’ogni età scelgono, cercando in tempo reale – prima di intraprendere il viaggio e poi in loco – i luoghi, i locali, i negozi e gli alberghi che soddisfano il loro viaggio. Anche il marketing di nicchia dovrebbe sollecitare gli attori coinvolti sul territorio all’offerta di servizi per chi, a esempio, vuole fare il turista del golf, per chi sceglie comparti come il camminare, il pedalare, la “green hospitality”, i “kinder hotels”, oppure per i mercati turistici tradizionali (come Paesi europei) e in crescita – non si tratta soltanto di cinesi o russi – come quello dei musulmani provenienti da vari Paesi orientali». [Guido Capizzi]

Pubblicità: piovono multe

confcommercio-comoMonta la protesta contro le numerosissime multe inviate dalla Ica, l’azienda che gestisce per il Comune di Como la riscossione delle multe sulla pubblicità. Confcommercio ritiene ingiustificate alcune delle sanzioni comminate a commercianti della città e chiede al sindaco e all’assessora competente Gisella Introzzi un incontro urgente sul tema. Alle critiche di Confcommercio si aggiunge un approfondito j’accuse malinconico del giornalista economico comasco Guido Capizzi che sulla sua pagina Facebook usa toni durissimi per contestare l’appalto concesso alla Ica, segnala incongruenze paradossali nelle contestazioni mosse ai cittadini e si dichiara deluso dalla maggioranza di centrosinistra al governo della città.

Pd rudere, Sel fa pena

capizziIn questa difficilissima fase della vita della Repubblica italiana ecoinformazioni ospita contributi diversi al dibattito aperto nelle sinistre. Abbiamo chiesto anche a Guido Capizzi, giornalista economico e esponente del Prc, di darci la sua lettura della realtà e delle sue prospettive. Capizzi traccia una critica impietosa di tutto il centrosinistra estendendo il giudizio negativo anche al livello locale. (altro…)

Nomine maschili

facciatapalazzocernezziDopo la scelta innovativa – reale cambio di passo – nella formazione della Giunta che il sindaco di Como Mario Lucini ha voluto composta in modo uguale da maschi e femmine, le nomine nelle partecipate non hanno lo stesso timbro di eguaglianza tra i generi. Il giornalista economico Guido Capizzi evidenzia i limiti della scelta fatta che sacrifica le donne in particolare negli incarichi di maggior peso economico nonostante indicazioni europee e nazionali invitino a fare diversamente. (altro…)

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