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2017-12-18 09.32.23 1.jpgSi è tenuta alla Circoscrizione 7 di via Collegio dei dottori  l’assemblea  – a cui hanno partecipato una ventina di persone – che ha introdotto anche a Como la proposta Potere al popolo!, che prende il via dall’assemblea all’ex Opg Je so’ pazzo a Roma dello scorso 18 novembre e che, con la coalizione Liberi/e uguali (costituita lo scorso 3 dicembre da Mdp, Si e Possibile), trova forse qualche affinità, ma anche qualche decisiva divergenza. 

Ribaditi tutti quei valori – antifascismo, antirazzismo, antiliberismo, vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici, tutela dell’ambiente – che ancora l’accomuna alle sinistre più moderate in cui si riconoscono alcune o tutte (a seconda dei casi) le forze di sinistra e centrosinistra, Potere al popolo! intende arrivare alle elezioni politiche del 2018 confermando e rinnovando la vicinanza della propria base ai valori storici del comunismo italiano, applicati, naturalmente, al quadro politico, economico e sociale attuale, con tutte le sue grandi criticità. Questo, chiarisce Gigi Tavecchio (segretario provinciale Prc/Se) introducendo l’assemblea insieme a Riccardo Papis (Pci), significa intervenire in contrasto alle grandi riforme “filopadronali” varate dagli ultimi governi, che hanno gravemente indebolito lo Stato di diritto e di cui subiscono ancora le conseguenze soprattutto le categorie sociali più vulnerabili: precari e disoccupati, malati cronici, pensionati, studenti. Proprio sui giovani si avverte la necessità di insistere in particolar modo, mantenendo una stretta collaborazione con i movimenti studenteschi e ricostruendo un percorso di educazione alla cittadinanza in parte smantellato dalla serie di riforme di cui La buona scuola non rappresenta che il capitolo più recente.

Si avverte un diffuso rammarico per le difficoltà del percorso del Brancaccio,; questa stessa circostanza ha però determinato l’avvio di Potere al popolo! verso cui molti e molte partecipanti all’assemblea esprimono ottimismo, fiducia e perfino sollievo, leggendovi l’opportunità di ricostituire un fronte anticapitalista, che combini esperienze nazionali e locali per elaborare e attuare proposte consone, e che non scenda a compromessi per quanto riguarda i propri valori di riferimento.
Per il peso specifico dei temi, e per i tempi assai ridotti, la sfida è di grandi proporzioni;  un’urgenza ampiamente riconosciuta è quella di una strategia comunicativa che sappia parlare alla testa degli elettori con parole semplici e dirette, abbandonando o perlomeno aggiornando un lessico che, pur radicato nella tradizione della sinistra, rischia spesso di risultare pretenzioso ed estraniante. Tuttavia, l’aspetto più critico e più cruciale è costituito dall’appropriazione strumentale, e talvolta machiavellica, di fraseologie, di valori, e talvolta perfino di politiche tradizionalmente “di sinistra” da parte di partiti e movimenti di tutt’altro schieramento, dalla Lega al Movimento 5 stelle, al netto di tutte le irriducibili sfumature semantiche dello stesso concetto di “di sinistra”. Questo, beninteso, è (anche) conseguenza della graduale deriva delle forze progressiste dalle proprie basi popolari, affermate con vigore più che nei fatti, nelle parole, e spesso nemmeno più con quelle. Davanti a tale divario tra parole e azione, destre e populismi non stanno certo a guardare, impadronendosi del consenso dei sempre più “delusi” (e disagiati): per riprendere il controllo su di sé e riacquisire credibilità come pioniera e promotrice di un welfare giusto, concreto e inclusivo, “la sinistra”  – frammentata finché si vuole, ma unita nei suoi valori di base – dovrà saper leggere la realtà a sé contemporanea, facendosi veicolo (e non teorica, né tantomeno profeta) del cambiamento. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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