Italia

Assemblea Rwm/ Proteste contro le bombe in Yemen

Un’assemblea degli azionisti decisamente movimentata, quella del colosso di armamenti tedesco Rheinmetall, che si è tenuta il 28 maggio all’hotel Maritim di Berlino; un ordine del giorno con al centro il solo tema di presentazione del bilancio aziendale dello scorso anno e i nuovi piani di sviluppo futuri, almeno in teoria. In realtà a «rovinare» la tranquillità del consiglio d’amministrazione sono arrivati numerosi attivisti, in corteo fuori dall’edifico dell’assemblea e pronti alla protesta dentro la sala, e azionisti attivi, tutti per contrastare la produzione di armi da parte dell’azienda, armi prodotte in Italia, esportate in Arabia Saudita e usate per alimentare la lunghissima guerra in Yemen. Proteste che hanno colto di sorpresa l’azienda, e la polizia è intervenuta, con maniere non proprio delicate.

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Un incontro italo-svizzero

FRONTALIERI ALTRIAnnuale incontro in applicazione dell’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri. 61,5 milioni di franchi girati all’Italia.

 

«In ossequio all’articolo 5 dell’Accordo del 1974 relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, si è tenuta oggi a Poschiavo l’annuale riunione bilaterale tra le delegazioni italo-svizzere – afferma un comunicato del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino di giovedì 25 settembre –. La delegazione italiana, guidata dal dottor Paolo Puglisi (direttore della Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Ministero delle finanze) comprendeva rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, dell’Ambasciata d’Italia in Svizzera nonché delle Regioni Lombardia, Piemonte, della Regione autonoma Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, delle Comunità montane della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Associazione dei Comuni di frontiera con il Cantone Ticino».

«La Delegazione Svizzera, coordinata dal direttore della Divisione delle contribuzioni Lino Ramelli, era costituita da rappresentanti delle Amministrazioni delle contribuzioni dei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e della Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali, nonché del Dipartimento federale degli affari esteri – prosegue la nota –. I lavori hanno confermato l’importanza di tale accordo sia per le zone frontaliere, sia per l’economia svizzera. La delegazione italiana ha illustrato la ripartizione – tra gli enti locali interessati – delle somme ristornate per l’anno 2011, informando in merito alle opere realizzate e in fase di progettazione. Da parte sua, la delegazione svizzera ha comunicato che l’importo della compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri per l’anno 2013 ammonta a franchi 61.570.755,01 di cui è già stato effettuato il relativo versamento ed ha, inoltre, fornito i dati statistici relativi al numero dei frontalieri italiani che operano nei Cantoni interessati dall’accordo». [md, ecoinformazioni]

Accordo italo-svizzero per le infrastrutture ferroviarie

alptransit_gotthardachseIn vista dell’apertura dell’AlpTransit Confederazione e Italia investiranno rispettivamente 120 e 40 milioni di euro, questi ultimi per la Milano-Chiasso.

In un incontro tenutosi martedì 28 gennaio a Berna fra il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti italiano Maurizio Lupi e la consigliera federale ai Trasporti Doris Leuthard è stato firmato un accordo: «Sul finanziamento delle opere di ampliamento previste per i due valichi ferroviari di Chiasso e di Luino di collegamento da Basilea al Nord Italia».

«Il Consiglio federale vuole permettere entro il 2020 la realizzazione di un corridoio ferroviario da quattro metri che parta da Basilea e raggiunga il Nord Italia passando per le gallerie di base del San Gottardo e del Monte Ceneri – si legge in una nota dell’Amministrazione federale –. La trasformazione dell’asse Basilea-San Gottardo-Nord Italia in corridoio ferroviario da quattro metri, decisa dal Consiglio federale e dal Parlamento, è un elemento centrale della politica svizzera di trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia».

«Affinché il corridoio da quattro metri possa esplicare tutti i suoi effetti, deve essere possibile trasportare le merci fino ai grandi terminal nell’area di Milano – prosegue e sottolinea il comunicato –. Ciò richiede anche determinate opere di ampliamento in Italia. Un’infrastruttura ferroviaria efficiente rientra nell’interesse della Svizzera. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di finanziare con un prestito o con contributi a fondo perso i lavori di ampliamento sulle tratte di accesso alla Nfta in Italia».

«Nell’accordo con l’Italia, la Svizzera si impegna a versare un contributo a fondo perso di 120 milioni di euro (ca. 150 milioni di franchi) per l’ampliamento della sagoma di spazio libero sulla linea di Luino – precisa lo scritto –. La linea di Luino riveste una grande importanza per la politica elvetica di trasferimento del traffico. Essa collega infatti i terminal di Busto Arsizio, gestiti dall’azienda svizzera Hupac».

Fattivamente nel prossimo futuro Rfi e Ufficio federale dei trasporti stipuleranno una convenzione: «Nella quale saranno definiti l’entità dei lavori, lo scadenzario e le condizioni di pagamento».

«In base all’accordo l’Italia investirà 40 milioni di euro sulla tratta Milano-Chiasso che fa parte del corridoio strategico Rotterdam-Genova inserito nelle Ten-T dell’Unione europea – dichiara un comunicato del ministero italiano dei Trasporti, che definisce Luino un – percorso alternativo per il trasporto delle merci che fa parte delle reti comprehensive».

«Quello raggiunto oggi è un successo di tutti e due i paesi in vista di un obiettivo comune e di un intesse reciproco – ha dichiarato Lupi –. Non ha senso parlare di “regali”, è interesse nostro come è interesse svizzero realizzare certe infrastrutture, per questo abbiamo lavorato proficuamente insieme. In un caso analogo, la Torino-Lione, succede l’inverso, noi investiamo più della Francia. Aggiungo che sul completamento del corridoio europeo Rotterdam-Genova, che passa dalla Svizzera e mette in collegamento i grandi porti del Nord Europa con il Mediterraneo, il nostro governo ha investito un miliardo e 800 milioni per la realizzazione del Terzo Valico tra Milano e Genova. Altri due miliardi di euro sono già programmati come investimento su questo corridoio nel periodo 2014-2020».

«È interesse svizzero trasportare le merci fino ai grandi terminal nell’area di Milano. Ciò richiede le opere di ampliamento in Italia – ha detto Leuthard –. Un’infrastruttura ferroviaria efficiente rientra nell’interesse della Svizzera, per questo il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di finanziare con un contributo a fondo perduto i lavori di ampliamento sulle tratte di accesso alla Nfta in Italia».

«L’accordo con l’Italia si basa sulla legge sul corridoio da quattro metri, con la quale il Parlamento ha approvato uno stanziamento di crediti pari a 280 milioni di franchi per l’effettuazione di investimenti in Italia» che quindi non verranno tutti spesi i «40 milioni italiani per la tratta Milano-Chiasso sono già stati stanziati dal Decreto del fare e inseriti nell’accordo di programma con Rfi per il biennio 2014-2016».

«Rimane ancora aperta la questione di eventuali successivi ampliamenti – concludono gli svizzeri –, soprattutto sulla linea del Sempione tra Domodossola e Gallarate. Tutti gli interventi devono essere stabiliti nel quadro di un accordo internazionale». [md – ecoinformazioni]

La lettera aperta del segretario di PeaceLink

Sulla polemica determinata dalla scomunica della bandiera arcobaleno fatta dalla agenzia di stampa vaticana Fides interviene il segretario di PeaceLink con una lettera aperta a Santa Romana Chiesa.

Lettera aperta a Santa Romana Chiesa. La bandiera arcobaleno non è un simbolo di pace. Secondo l’agenzia di stampa vaticana Fides sarebbe stata disegnata per i gay.

Io c’ero. A Parigi, nel 1997 quando la domanda era: «Maestro, dove abiti? Venite e vedrete». Da allora, ad oggi, ho posto molte domande e trovato alcune risposte.
Ho scritto a George Walker Bush chiedendogli perché voleva bombardare un popolo che non aveva le colpe del suo dittatore. Mi ha risposto, mandandomi a quel paese, ma mi ha risposto.
Ho scritto alla Nestlé S.A. chiedendogli di smettere di regalare latte in polvere agli ospedali africani poiché predicavano (mentendo): «è migliore del latte materno», con una conseguente strage degli innocenti in nome del dio denaro. Anche loro, sempre mandandomi a quel paese con molto garbo, mi hanno risposto.
Dal momento che sono stato sempre cattolico e pensante ho rivolto molte domande anche a Santa Romana Chiesa.
Volevo sapere perché è stata istituita la Lev (Libreria Editrice Vaticana) con l’unico fine di mettere i diritti d’autore sui discorsi del Santo Padre. Ricordo che Gesù di Nazaret insegnò «andate ed annunziate a tutti la gioia del Signore risorto», non ricordo che questa frase continui con «e fatevi pagare i diritti d’autore».
Volevo sapere perché il Tevere si allarga e stringe ogni qual volta Radio Vaticana deve inondare di radiazioni ionizzanti persone (tra le quali anche cristiani) che pagano con linfomi l’extraterritorialità della Santa Sede.
Volevo sapere perché il Generale di Corpo d’Armata card. Angelo Bagnasco, quando era Generale dei Cappellani Militari – al pari delle modelle – si è fatto fare il calendario e – visto che c’era – se lo è fatto pagare delle Pontificie Opere Missionarie, come se “i nostri ragazzi” fossero in missione. Sempre dal card. Bagnasco vorrei sapere se preferisce strapparsi le stellette o far carta straccia del Vangelo.
Volevo sapere perché lo sponsor principale delle Giornate Mondiali della Gioventù è la Banca di Roma, nonostante le migliaia di lettere indirizzate alla Santa Sede dove si ricordavano i notevoli traffici in armi di questo Istituto di Credito. O forse la vita per il Santo Padre va difesa solo se in stato embrionale. Dal Vaticano non ho mai ricevuto risposte, nemmeno quando furono negate le sacre esequie a Piergiorgio Welby: allora scrissi al Vicariato di Roma ed un mio amico vaticanista mi ha assicurato che la mia lettera è giunta puntuale sulla scrivania del card. Camillo Ruini.
È dal 2001 che nel mio modello 740 l’8 per mille viene donato regolarmente alle Chiese Metodiste e Valdesi: loro hanno scelto di non destinare questi soldi all’edificazione di chiese o al sostentamento del clero. Tutto va verso chi ne ha veramente bisogno. I sacerdoti (e le sacerdotesse!) possono lavorare oltre un giorno a settimana. Ho fatto questa scelta perché credo che la Chiesa Cattolica sia sensibile solo ad un segnale: quello economico.
Ora la Chiesa Cattolica pone un nuovo pesante macigno:
l’arcobaleno di Aldo Capitini non è più un simbolo di pace, meglio usare la croce di Cristo, dimenticando che essa è sì il simbolo per eccellenza della redenzione, della salvezza, ma non certo della pace.
Forse il cardinale politico – come Camillo Ruini si è definito – teme qualche contaminazione politica verso sinistra, essendo la sinistra – per sua natura – più sensibile ai temi della pace e della fratellanza. Ma leggiamo cosa ha scritto l’agenzia di stampa Fides venerdì, 20 giugno: «è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali […] fu disegnata da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso)».
Vorrei ricordare due cose alla redazione dell’agenzia di stampa Fides.
1. “il triangolo rosa” [Winkel] era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità, in base al paragrafo 175 (in vigore dal 15 maggio 1871 sino al 10 marzo 1994), nei campi di concentramento nazisti. Il paragrafo 175 (noto formalmente come §175 StGB, Joseph Alois Ratzinger lo ricorderà sicuramente così) considerava un crimine gli atti omosessuali, a migliaia morirono nei campi di concentramento, indipendentemente dal fatto che fossero colpevoli o innocenti.
2. La “croce di Cristo” nei Vangeli è simbolo di redenzione dai peccati. Ma nella storia è stata foriera di guerre e stragi. Mi sembra quasi inutile ricordare le nove crociate in terra santa, la caccia alle streghe e l’inquisizione. Per non parlare di ecumenismo, quel movimento che vorrebbe riavvicinare e riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese, anzi: per non parlarne mai più.
Cara Fides, permettimi di darti del tu: è questa la Chiesa che vuoi?
Giacomo Alessandrini, segretario di PeaceLink, 23 giugno 2008.

Carlo Gubitosa chiede rettifica all’agenzia di informazione vaticana in merito al simbolo della bandiera arcobaleno

Con una serie di stringenti argomentazioni indirizzate alla Fides, Carlo Gubitosa chiede la rettifica delle notizie riportate nella nota del 20 giugno dell’agenzia di informazione vaticana [ctrl nostro lancio 22527] nella quale sono contenuti, per il giornalista membro del Comitato direttivo di PeaceLink, alcuni svarioni, gravi errori storici e interpretativi in merito al simbolo della bandiera arcobaleno, usato da molti cristiani, cattolici e religiosi. Il testo integrale della lettera aperta.

«Nell’articolo sono fatte varie ipotesi sulle origini di questo simbolo: un frutto delle “teorie teosofiche nate alla fine dell’800”, una bandiera usata da Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) per la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, il racconto biblico dell’Arca di Noè, il simbolo della città di Cuzco, capitale dell’impero Incas, il simbolo del movimento delle cooperative francesi, una invenzione del filosofo “Bernard Russel” (sic) e si conclude affermando che “tra tutte queste ipotesi spicca la tesi secondo la quale la “bandiera arcobaleno” (sic) è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali”. Gli errori di queste affermazioni sono molti e grossolani.
1) Russel di nome faceva Bertrand e non Bernard. Sembra un piccolo errore, ma è indicativo della superficialità con cui e’ stato redatto quel testo.
2) Le origini storiche della bandiera della Pace sono chiare e documentate. La bandiera della Pace nella quale si riconoscono i pacifisti (anche quelli cattolici e cristiani) e’ conservata dalla segreteria del Movimento Nonviolento a Verona, ed e’ la bandiera utilizzata da Aldo Capitini nella prima edizione della marcia Perugia-Assisi del 1961. Questa bandiera disponibile fisicamente a chi la voglia vedere, toccare e conoscerne na storia, non ha niente a che vedere con “le teorie teosofiche nate alla fine dell’800”, come erroneamente scritto nell’articolo, ne’ con le altre fantasiose ipotesi contenute nel testo. Nulla vieta ad altri di arricchire quella bandiera e quel simbolo con altri significati, e nel mondo cristiano l’accostamento con l’arcobaleno biblico di Noè ne è un esempio, ma l’origine della bandiera della Pace e’ chiara e storicamente documentata.
Per maggiori approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_della_pace.
3) L’estensore dell’articolo dimostra ignoranza o malafede quando nello stesso paragrafo inizia a parlare della “bandiera della pace” (che ha sette strisce colorate e la scritta “Pace”) e termina dicendo che questa bandiera in realtà sarebbe la “bandiera arcobaleno” (che ha solo sei strisce colorate), un simbolo totalmente diverso utilizzato dal movimento per i diritti civili degli omosessuali.
Per maggiori approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_arcobaleno.
Per tutte queste ragioni scrivo alla redazione di Fides per richiedere una doverosa rettifica, consigliando al tempo stesso di approfondire maggiormente la questione rivolgendosi al “Movimento Nonviolento” di Verona, che da quasi cinquant’anni custodisce la bandiera della pace assieme alla profonda e ricca eredità culturale di quel simbolo. I rappresentanti del MN saranno lieti di fornire a Fides tutta la documentazione in loro possesso.
A dispetto di qualunque interpretazione viziata da ignoranza o malafede, quel simbolo accomuna cristiani, cattolici e laici nella ricerca della Pace vera, quella che nasce dalla verita’ e al tempo stesso e’ minacciata dalla disinformazione e dalla cattiva propaganda culturale di chi vuole gettare discredito perfino sui religiosi che hanno utilizzato quel simbolo. Tuttavia, nonostante i ripetuti tentativi di demonizzare la bandiera della Pace, di cui questo non è il primo e non sarà l’ultimo, sono sempre di più i preti, i frati e i laici consacrati che all’interno del mondo cattolico hanno scelto e sceglieranno di testimoniare la Pace cristiana utilizzando quel simbolo come strumento, e che hanno colto il vero significato di quella bandiera dopo aver attinto a fonti più documentate e rigorose dell’agenzia Fides. Cordiali saluti Carlo Gubitosa, Giornalista e scrittore, 22/06/08».

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