Mario Lucini

26 gennaio/ Sala Stemmi comune di Como/ Una giornata per non dimenticare

memoriafioreI delegati della Rsu del comune di Como, promuovono giovedì 26 gennaio alle 14 alla sala Stemmi del comune di Como Una giornata per non dimenticare.

Di seguito il programma:

Presentazione a cura di Matteo Mandressi , segretario generale della Cgil- Funzione Pubblica di Como
Ore 14 –  Presentazione del libro Tanto tu torni sempre. Ines Figini la vita oltre il Lager [2012, ed. Melampo, 150p., 15 euro] a cura di Vincenzo Guarracino.  Testimonianza di Ines Figini, operaia della ex-tintoria Comense, ex deportata nel campo di sterminio di Auschwitz.
Ore 14.30 – Saluto del sindaco di Como Mario Lucini. Proiezione di un documentario sul campo di sterminio di Buchenwald presentato da Gabriele Fontana, ricercatore storico dell’Istituto Perretta di Como.
Ore 16 – Intervento  Renzo Pigni in rappresentanza dell’Anpi provinciale di Como. A seguire intervento di Giacomo Licata segretario generale della camera del lavoro di Como.
Ore 16.20 – Concerto di Musica Spiccia – Baule dei Suoni
Ore 17 – Rinfresco a cura degli allievi della scuola Cfp di Monte Olimpino
Nel cortile di Palazzo Cernezzi, a partire dalle 8.30 sarà allestita la mostra Scioperi sindacali del 1944 a Como a cura dell’Istituto Perretta.

L’iniziativa è aperta ai dipendenti comunali ed alla cittadinanza tutta.

 

A piedi liberi, 18 dicembre / “Lamentarsi non basta”. Urge responsabilità condivisa nell’accoglienza

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L’appuntamento previsto dal convegno A piedi liberi per il pomeriggio di domenica 18 dicembre allo spazio Gloria non ha coinvolto più di trenta persone tra spettatori e relatori. Vero che le incombenti festività e la collocazione periferica della sala non hanno favorito una grande affluenza, altrettanto innegabile che intorno al tema “migrazioni a Como (e non solo)”, nelle sue varie declinazioni, relativamente pochi mantengono un’attenzione costante, sempre con più domande che risposte, men che meno soluzioni soddisfacenti.  (altro…)

Campo governativo/ Quattro temi spinosi e tre dubbi

ecoinformazioni-serata-25-11-16-iiiSerata di riflessione il 25 novembre all’oratorio di San Bartolomeo a Como,  proposta da don Christan Bricola, parroco della Comunità pastorale Beato Scalabrini,  insieme ad Alessandro Benati (Croce Rossa Como), Roberto Bernasconi, direttore della Caritas,  Mario Lucini, sindaco di Como. Assente il vice Prefetto Conforto Galli. (altro…)

Inaugurato il piazzale dedicato alla famiglia Mauri, vittima della strage fascista di Bologna

piazzamauri-04-mrCon una sobria cerimonia è stata inaugurata questa mattina, 11 novembre 2016, l’intitolazione alla famiglia Mauri, vittima della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, di un piazzale a Tavernola, non lontano dal luogo dove vivevano.

Nei discorsi pronunciati dal sindaco di Como Mario Lucini, dal prefetto Bruno Corda, dall’assessore Marcello Iantorno, dal rappresentate delle associazioni di Tavernola Tolmino Franzoso e dal parroco della frazione don Fabio Molteni, è stata più volte ricordata l’importanza di conservare nella memoria i tragici fatti di quegli anni anche attraverso il ricordo di Carlo Mauri, Annamaria Bosio e del loro figlio Luca.

Vittorio Bosio, fratello di Annamaria, a nome delle famiglie, ha ringraziato per questo segno tangibile di memoria di fatti che hanno inciso profondamente nella città. A distanza di trentasei anni, infatti, il ricordo di quel giorno e di quella terribile esplosione è ancora molto vivo, e continuamente rafforzato proprio dalla memoria delle tre ignare vittime comasche. E l’affetto che le ha sempre circondate, sia da parte di chi le ha conosciute, sia da parte di chi semplicemente si è rispecchiato nella loro storia, è stato evidente anche nella cerimonia, cui hanno partecipato, in una triste giornata di novembre, molte decine di persone. [FC, ecoinformazioni]

 

Alcuni momenti della cerimonia:

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Ambiente/ Segnali di cambio di direzione

direzione-580x333Spesso cambiare passo può significare accelerare nella direzione sbagliata o rallentare in quella giusta. Al contrario cambiare direzione se non è sempre rivoluzionariamente risolutivo è certamente un’azione innovativa. Per questo la scelta fatta dall’amministrazione Lucini, e dall’assessore all’ambiente Magatti in particolare, di invertire la direzione del centrodestra che non aveva saputo offrire alla città una reale raccolta differenziata nell’interesse di tutti è stata una positiva rivoluzione nonostante l’oggettivo ritardo con il quale la città ha intrapreso tale virtuosa strada mentre l’innovazione andava sempre più concentrandosi verso la non produzione e non più verso il riciclaggio dei rifiuti. (altro…)

A cosa pensa Mario Lucini

luciniIl sindaco di Como risponde su fb alle critiche che gli sono state fatte da alcuni volontari impegnati nella solidarietà ai migranti. Nel post “A cosa penso?”, che pubblichiamo integralmente nel seguito, Mario Lucini preferisce non ribattere punto su punto, invita all’unità di coloro che hanno a cuore gli interessi dei migranti e afferma: «Cosa ha fatto il Comune in questi mesi  lo sanno anche i rappresentanti delle associazioni e molti cittadini che hanno meritoriamente donato il loro tempo per questo scopo». (altro…)

Emergenza umanitaria/ I container in via Regina Teodolinda operativi per il 15 settembre

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Nella conferenza stampa del pomeriggio del 17 agosto, Bruno Corda, prefetto di Como, ha fatto il punto sulla risposta istituzionale al fenomeno migratorio che interessa la città dal mese di luglio. Affiancato da Mario Lucini, sindaco di Como, Corda ha riconosciuto con gratitudine il merito di associazioni e cittadini volontari nel prestare aiuto alla popolazione di migranti, che è aumentata di volume con una certa costanza, con un picco tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. (altro…)

Emergenza umanitaria/ Lucini: «La situazione sta diventando preoccupante»

2016ago06-ComoSenzaFrontiere-05Con una nota, pubblicata dal Notiziario comunale dell’8 agosto, il sindaco di Como  Mario Lucini, dopo una nuova visita alla stazione, esprime la speranza che nei prossimi giorni si trovi, d’intesa con la Prefettura, una soluzione alla situazione dei migranti che trovano rifugio a Como. Intanto afferma che «La situazione sta diventando preoccupante; difficile continuare a gestirla solo a livello locale. Necessarie soluzioni più adeguate». Leggi il testo del comunicato. (altro…)

Como senza frontiere/ sabato 6 agosto: discussioni, analisi, proposte/ un resoconto

 

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Il pomeriggio di sabato 6 agosto è dedicato a Como, tra la stazione di San Giovanni e la parrocchia di Rebbio, a fare il punto della situazione attorno alla frontiera e alla ricerca di centinaia di persone di passarla per arrivare alle loro mete desiderate nel nord Europa.

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L’incontro è informale, nato dalla necessità di condividere informazioni ed esperienze non solo a livello locale; infatti sono coinvolte anche altre realtà – come il progetto Baobab di Roma, Accoglienza degna di Bologna, Cambio Passo e Naga di Milano, il progetto Melting Pot Europa –, mentre altre, che pure avevano inizialmente promesso di esserci – come Lampedusa e Ventimiglia – non sono riuscite a presenziare. Presenti ovviamente, con varie persone, anche più o meno tutte le associazioni, enti, raggruppamenti che a Como si sono attivate per collaborare alla gestione di questa vera e propria emergenza umanitaria; dalle istituzioni locali l’unica importante partecipazione è stata quella del sindaco Mario Lucini (oltre ovviamente al consigliere comunale Luigino Nessi).

L’incontro si è svolto su più binari. In primo luogo c’è stato lo sforzo di raccontare agli esponenti delle realtà fuori Como la situazione comasca, proprio perché altrove serve capire – con informazioni dirette e “non filtrate” – quella che è la situazione alla frontiera italo-svizzera: l’aumentare delle persone che giungono a Como nella speranza di varcare il confine è evidentemente alimentato da un passa-parola che non rispecchia del tutto la realtà…

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Reciprocamente, serve a tutte le realtà comasche impegnate in questi frangenti essere informate di quanto e come si opera in altre situazioni, di come si cerca di alleviare e “governare” altre emergenze (a Roma, nei pressi della stazione Termini, una strada è letteralmente occupata da chi non vuole allontanarsi dalla stazione). Serve capire anche quali sono i flussi reali, le dinamiche che corrono all’interno di questo mondo che solo uno sguardo superficiale può concepire come monolitico, animato solo dall’anelito a “risalire” l’Europa fino a trovare un ipotetico approdo al Nord.

C’è poi l’esigenza, per tutti, di fermarsi un attimo – solo un attimo – per riflettere sul punto a cui siamo, sulle richieste e sulle risposte delle istituzioni, sulle reali esigenze di questa comunità fluida, ma non meno reale, costretta a bivaccare a lato della scalinata che porta alla stazione. I servizi offerti dalla “società civile” faticano a stare al passo con le esigenze (la mensa all’oratorio di S. Eusebio ha distribuito negli ultimi giorni da 350 a 400 pasti serali, l’organizzazione svizzera Firdaus continua a garantire tra mille difficoltà il cibo a mezzogiorno; le docce sono troppo poche; il presidio sanitario – ripetutamente annunciato – è ancora di là da venire, mentre si paventano nuovi problemi sanitari; l’assistenza legale è ancora incerta). Di continuo si cita l’assenza della prefettura (quindi del governo) nel farsi carico di questa situazione. Il sindaco Mario Lucini non si sottrae alla richiesta di capire cosa fa e cosa può fare il Comune di Como: ricorda quindi gli interventi per assistere i minori non accompagnati – interventi cui le istituzioni locali, anche in mancanza di finanziamenti, sono obbligate –, e quelli per sostenere le situazioni più fragili, cita l’impegno per la gestione dei richiedenti asilo in Italia (non meno di 700 persone nel Comune di Como), riporta la linea ufficiale della prefettura che è quella che, poiché i profughi presenti in prossimità della frontiera per recarsi altrove si sono sottratti al “programma” che obbliga gli stranieri a fare richiesta di asilo nel primo paese di approdo, essi di fatto “non esistono” per le superiori autorità. A fronte di oggettive difficoltà, il Comune di Como è impegnato a fare tutto il possibile, ma dispera di riuscire a tenere testa a una simile situazione.

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Sulla fragile situazione dell’assistenza fornita dal mondo del volontariato locale pende la spada di Damocle di settembre, quando alcune delle strutture attualmente utilizzate per i servizi dovranno “necessariamente” tornare alle loro funzioni “normali”. Non è facile immaginare che cosa potrà succedere.

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Di grande rilievo l’intervento di due rappresentanti delle comunità di profughi presenti a Como, Sabil e Samuel. Le persone accampate alla stazione si stanno infatti dando una propria organizzazione, che si sforza di trovare un coordinamento tra le diverse realtà nazionali ed etniche, assai diversificate, presenti. Samil e Samuel rivendicano con estrema chiarezza il loro diritto a decidere il proprio progetto di vita, che è quello di raggiungere le loro famiglie, o – più generalmente – le loro comunità in altri paesi d’Europa; la loro richiesta non è quella di un generico sostegno, di una volontaristica assistenza, ma quella di un riconoscimento di un diritto preciso, a fronte della non sostenibilità della situazione nei loro paesi d’origini (per guerre, violenze, negazioni dei diritti umani, povertà). Chiariscono anche che è vero che molti di loro sono “usciti” dal programma ufficiale di assistenza, ma che quella firma e quelle impronte digitali sono state loro “estorte” con l’assenza di informazione sulle regole e sui diritti; la registrazione delle persone che arrivano in Europa e dovrebbero essere registrate in Italia avviene insomma in spregio della loro consapevolezza.

La comunità dei profughi attualmente presente a Como sta anche ragionando intorno alla possibilità di organizzare una manifestazione per rendere evidenti alla cittadinanza e alle istituzioni le loro richieste e i loro problemi.

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La seconda parte del pomeriggio si svolge nel salone della parrocchia di Rebbio, anche in segno di riconoscimento del grande lavoro che la locale parrocchia con don Giusto Della Valle sta facendo in questi mesi, ben prima delle ultime tragiche emergenze.

Qui si cerca di fare il punto della situazione e di elaborare delle proposte concrete. La sintesi non è facile, ma si può provare a riassumerla così: posto che il problema non è locale, ma che in questo momento la realtà di Como risulta particolarmente significativa, è importante riuscire a renderla evidente all’opinione pubblica e alle istituzioni a tutti i livelli. Il punto d’arrivo potrebbe essere all’inizio di settembre, in coincidenza con il Forum Ambrosetti di Villa d’Este (dove si ritrovano tutte le “potenze” mondiali a discutere sui destini del mondo e anche su tutto ciò che determina questi flussi migratori), l’organizzazione a Como di una manifestazione su questi temi, una manifestazione nazionale, o addirittura internazionale, che possa mettere al centro dell’attenzione la vera dimensione del problema, che – come è stato continuamente ripetuto – trascende il livello locale (cioè anche semplicemente la dimensione del confine italo-svizzero di Como-Chiasso).

Tale manifestazione dovrebbe essere indetta da tutte le realtà comasche e italiane ed avere al centro una serie di richieste: dall’esclusione di qualsiasi soluzione “forte” dei singoli problemi (come un paventato sgombero), all’apertura di un canale umanitario temporaneo e assistito per permettere lo spostamento in sicurezza di queste persone (esigenza che resta fondamentale anche dopo il loro arrivo sul suolo europeo), alla discussione di vere strategie europee per la gestione di questo problema epocale (sia le regole derivanti dall’accordo “Dublino 3”  che quelle del cosiddetto “Hot Spot Relocation” si stanno avviando, anche astraendo dalle sofferenze che provocano, al totale fallimento). La piattaforma della manifestazione e la sua stessa organizzazione saranno oggetto ovviamente di verifica e dibattito nei prossimi giorni.

Tutti d’accordo, del resto, che non si può aspettare il momento di settembre, ed è invece indispensabile continuare a mantenere alto il livello di attenzione. Quindi: sono allo studio iniziative per il 15 agosto (una festa alla mensa di S. Eusebio, magari con una coda di “presidio” alla prefettura) e altre occasioni di incontro per i giorni seguenti, come la proiezione in piazza di un film su queste tematiche (si è proposto Lamerica di Gianni Amelio, magari provando a coinvolgere il regista…).

Tutti d’accordo, anche, che non si può mollare nemmeno un momento sulla questione assistenza (serve tutto, servono soprattutto le persone attive) e anzi bisogna attivarsi per immaginare soluzioni alternative. Se, come ha detto nel suo intervento alla stazione il sindaco Mario Lucini, bisognerà trovare un luogo dove, forse, collocare, su iniziativa della prefettura, dei container che possano fungere da riparo un po’ meno precario che non gli alberi del giardino della stazione, allora bisogna farsi venire delle idee (la Caserma De Cristoforis, più volte evocata, è una di queste, ma la sua appartenenza al demanio militare è una condizione che complica di molte le cose dal punto di vista della burocrazia, che resta – troppo spesso – insormontabile). Così come bisogna fare in modo che alcune strutture teoricamente utilizzabili divengano concretamente operative (don Giusto ha ricordato che per l’accoglienza ai minori si potrebbe utilizzare il centro comunale di Tavernola, attualmente chiuso).

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Di cose da fare e di cose da pensare ce ne sono moltissime (e questo resoconto è, davvero, molto limitato), ma l’incontro di ieri ha messo in evidenza una determinazione e anche una consapevolezza che forse, a Como, non si vedevano da tempo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Presto on line – sul canale youtube di ecoinformazioni – tutti gli altri video di Pietro Caresana, ecoinformazioni, degli interventi.

Una nuova piazza Grimoldi … da immaginare

Imagine… comincia proprio così, con involontaria ironia, l’inaugurazione della rinnovata piazza Grimoldi alle 18 del 20 luglio 2016: con un invito, sulle note di John Lennon, a immaginare… cosa? forse una piazza.

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Dopo tre anni di lavoro, la piazza è finita. È lì da vedere e ognuno, adesso, può esprimere serenamente la propria opinione e anche, magari, immaginare cosa si sarebbe potuto fare di diverso.

Un’inaugurazione non è certo il momento per proporre dubbi e ripensamenti, e quindi nelle parole degli amministratori, e dei progettisti, la nuova piazza Grimoldi è la migliore piazza possibile, che afferma «una nuova qualità degli spazi urbani» e, più in generale «una superiore qualità della vita» che si rifletterà, si spera, anche sul lavoro, sull’accoglienza e, forse, persino sulla pace nel mondo. Nessuno si nasconde che ci sono anche altri problemi (i profughi malamente accampati alla stazione San Giovanni sono ripetutamente evocati), ma – nelle parole del sindaco, Mario Lucini – «non c’è contraddizione, non c’è stridore» perché avere una piazza più bella è meglio per tutti.

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Ci mancherebbe altro: meglio una piazza con quattro alberi e quattro “punti luce” piuttosto che un mal congegnato parcheggio, ma si fa fatica a cogliere a occhio nudo l’autentico «cambiamento della città» e la «visione civica e collettiva» evocati, a nome di tutti i progettisti, dall’architetto Stefano Seneca. Ma ci sarà tempo, si spera, per capire meglio e cogliere i valori di questo nuovo spazio urbano.

Intanto, il concetto più evocato è quell’«imprevisto» a cui si è dovuto ripetutamente far fronte, compresi quegli «imprevisti» resti archeologici «imprevedibilmente» conservati sotto uno strato d’asfalto di appena una spanna, che «imprevedibilmente» erano lì da sempre, e in particolare dal 1926, quando vennero abbattuti gli edifici che ingombravano quella che allora non era ancora una piazza.

I resti sono stati ricoperti, le risultanze scientifiche prima o poi saranno presentate al pubblico di esperti che se li merita, e nel frattempo la gente potrà giocare con il rendering in 3D che, almeno nella bozza mostrata in occasione dell’inaugurazione, assomiglia più a un videogioco che a una ricostruzione didatticamente comprensibile.

Ma ci sarà tempo anche per questo. La gente si approprierà delle «sedute» in sasso di Moltrasio intorno alle fontane, e apprezzerà, nelle ore canoniche, l’ombra del torre del Broletto. Perché, come canta un altro cantautore, «è la gente che fa la storia» e forse anche le piazze…

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Senza alcuna intenzione di guastare la festa d’inaugurazione, propongo una piccola riflessione a margine. Questi tre anni di lavoro mettono in discussione, a mio parere, non solo e non tanto il risultato finale, ma anche e soprattutto l’iter seguito. Ovvero: risulta quasi incredibile che dovendo mettere mano a uno dei luoghi più carichi di storia della città, quella storia sia stata bellamente ignorata prima (altrimenti nessuno avrebbe parlato di «imprevisto») e sotterrata dopo; ma non solo: risulta quasi incredibile che la procedura si sia limitata a un bando di concorso, senza alcuna messa a punto prima durante e dopo. Non ci sono alternative? Andate a verificare cosa succede oltre frontiera, a pochi chilometri da qui, con le procedure di «mandati di studio paralleli», di «pianificazione di prova basata sul dialogo», di «progettazione tramite workshop»; in quel caso sono proprio le associazioni dei progettisti (in primo luogo la SIA – Società Ingegneri Architetti) a farsi promotori di tali ipotesi di lavoro, che per carità di patria si potrebbero anche chiamare “sperimentazioni”. Andate a verificare quale è stato il procedimento per la riqualificazione del lungo lago di Lugano-Paradiso (lo so, lo so, il nostro di lungo lago è meglio nemmeno nominarlo).

E allora, seduti sul bordo delle fontane, si può anche immaginare una città che progetta.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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