Svizzera

3 maggio/ Arciwebtv/ Dall’Italia svizzera alla Svizzera italiana

Dalle 15/ Un po’ di storia del nostro territorio: Massimo Patrignani, Auser Como e ecoinformazioni, segnala il documentario Dall’Italia svizzera alla Svizzera italiana. Da un punto di vista geografico, il Canton Ticino è in Italia. Culturalmente, le è molto legato. Eppure, da oltre cinque secoli appartiene alla Svizzera, benché solo dal 1803 come territorio unitario. Perché? E come si visse, a sud delle Alpi, tra il Cinquecento e l’Ottocento? Per vedere il documentario cliccate qui o sull’immagine.

Gli altri programmi del 3 maggio.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

18 ottobre/ Prima riunione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato Italia/Svizzera

Provincia_di_Como-Stemma

 

Verrà convocata giovedì 18 ottobre la prima riunione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato Italia/Svizzera, costituito su iniziativa delle Province di Como e Varese – in collaborazione con le organizzazioni sindacali dei frontalieri. (altro…)

Il fantasma del razzismo in Canton Ticino

prima-i-nostriwebIl fantasma del razzismo si è materializzato ancora una volta ieri in Canton Ticino. Niente di nuovo si potrebbe dire.  Così come non meraviglia il sondaggio pubblicato oggi da Repubblica: gli italiani sono a favore della chiusura delle nostre frontiere. Esattamente come gli abitanti del Canton Ticino voglio impedire ai lavoratori italiani transfrontalieri di attraversare liberamente il confine italo svizzero.  (altro…)

Albo anti padroncini

cna-como-leccoCna Como prende posizione contro la nuova normativa ticinese e chiede a Governo e Regione «di verificare la legittimità di questo provvedimento» rispetto agli accordi fra Unione europea e Svizzera.

 

«Il Canton Ticino ha deciso di introdurre forti limitazioni alla libera circolazione delle imprese, prevista dall’accordo bilaterale Svizzera-Unione Europea – spiega un comunicato di Cna Como –. Fino ad oggi, dal 1 giugno del 2006, ogni impresa dell’Ue aveva il diritto di potere lavorare in Ticino (così come in ogni altro cantone), per 90 giorni all’anno, senza bisogno di alcuna autorizzazione preventiva da parte delle autorità svizzere: era sufficiente informare preventivamente le competenti autorità che si intendeva svolgere un lavoro in Svizzera e rispettare, nell’esecuzione di questa attività, le normative svizzere e in particolare quelle sul lavoro».

Ma: «Dal 1 febbraio il Canton Ticino, unico in Svizzera, ha introdotto una legge che cambia completamente questa realtà. Da oggi per lavorare in Ticino è obbligatorio, pena una multa fino a 50mila franchi, essere iscritti all’albo degli artigiani del Ticino».

Le attività coinvolte sono: Costruzioni in legno/ carpentiere-copritetto; Opere da falegname; Opere da pittore; Opere da piastrellista; Opere da gessatore, intonacatore, plafonatore; Opere da posatore di pavimenti; Opere da vetraio; Costruzioni metalliche / Carpenteria metallica; Opere da giardiniere; Opere da impresario forestale; Opere da spazzacamino; Tecnica della costruzione.

«La legge sulle imprese artigiane del Ticino è stata presentata dalla stampa di oltre frontiera come Albo anti padroncini, a testimonianza della finalità esplicita di ridurre il diritto alla libera circolazione introdotta dall’accordo Ue-Ch – prosegue la nota –. Le condizioni previste per avere la possibilità di venire iscritti all’albo degli artigiani del Ticino sono principalmente quella di avere una formazione e preparazione professionale, riconosciuta in Svizzera, e di avere un’esperienza professionale nel settore minima, effettuata in Svizzera. L’albo viene gestito unilateralmente dal cantone e dalle associazioni padronali del Ticino. I gestori dell’albo avranno il potere di selezionare le imprese alle quali concedere l’iscrizione all’albo e il potere di espellere coloro che a loro giudizio hanno avuto comportamenti contrari allo spirito e alla norma della Lia: un bel nome di donna che in Ticino da oggi avrà un significato negativo, in linea con le peggiori tendenze di chiusura in se stessi».

Per questo Cna chiede «al Governo e alla Regione di verificare la legittimità di questo provvedimento e di agire per eliminare da esso ogni norma in contrasto con i patti tra Ue e Ch» e offre «alle singole imprese artigiane interessate ad operare in Ticino, le informazioni e l’assistenza necessarie» con un gruppo di lavoro specifico. [md, ecoinformazioni]

Un incontro italo-svizzero

FRONTALIERI ALTRIAnnuale incontro in applicazione dell’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri. 61,5 milioni di franchi girati all’Italia.

 

«In ossequio all’articolo 5 dell’Accordo del 1974 relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, si è tenuta oggi a Poschiavo l’annuale riunione bilaterale tra le delegazioni italo-svizzere – afferma un comunicato del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino di giovedì 25 settembre –. La delegazione italiana, guidata dal dottor Paolo Puglisi (direttore della Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Ministero delle finanze) comprendeva rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, dell’Ambasciata d’Italia in Svizzera nonché delle Regioni Lombardia, Piemonte, della Regione autonoma Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, delle Comunità montane della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Associazione dei Comuni di frontiera con il Cantone Ticino».

«La Delegazione Svizzera, coordinata dal direttore della Divisione delle contribuzioni Lino Ramelli, era costituita da rappresentanti delle Amministrazioni delle contribuzioni dei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e della Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali, nonché del Dipartimento federale degli affari esteri – prosegue la nota –. I lavori hanno confermato l’importanza di tale accordo sia per le zone frontaliere, sia per l’economia svizzera. La delegazione italiana ha illustrato la ripartizione – tra gli enti locali interessati – delle somme ristornate per l’anno 2011, informando in merito alle opere realizzate e in fase di progettazione. Da parte sua, la delegazione svizzera ha comunicato che l’importo della compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri per l’anno 2013 ammonta a franchi 61.570.755,01 di cui è già stato effettuato il relativo versamento ed ha, inoltre, fornito i dati statistici relativi al numero dei frontalieri italiani che operano nei Cantoni interessati dall’accordo». [md, ecoinformazioni]

Razzismo elvetico/ la Cgil: intervengano regione e governo

20140207_svizzeraLe Camere del Lavoro di Como, Varese, Sondrio la Cgil regionale esprimono tutta la loro preoccupazione per l’esito del referendum svizzero: «Chiediamo al Governo, e alla Regione Lombardia per quanto di sua competenza, un incontro per affrontare e risolvere questi problemi, compresi i temi della competitività e dell’ attrattività del territorio lombardo»

(altro…)

Accordo italo-svizzero per le infrastrutture ferroviarie

alptransit_gotthardachseIn vista dell’apertura dell’AlpTransit Confederazione e Italia investiranno rispettivamente 120 e 40 milioni di euro, questi ultimi per la Milano-Chiasso.

In un incontro tenutosi martedì 28 gennaio a Berna fra il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti italiano Maurizio Lupi e la consigliera federale ai Trasporti Doris Leuthard è stato firmato un accordo: «Sul finanziamento delle opere di ampliamento previste per i due valichi ferroviari di Chiasso e di Luino di collegamento da Basilea al Nord Italia».

«Il Consiglio federale vuole permettere entro il 2020 la realizzazione di un corridoio ferroviario da quattro metri che parta da Basilea e raggiunga il Nord Italia passando per le gallerie di base del San Gottardo e del Monte Ceneri – si legge in una nota dell’Amministrazione federale –. La trasformazione dell’asse Basilea-San Gottardo-Nord Italia in corridoio ferroviario da quattro metri, decisa dal Consiglio federale e dal Parlamento, è un elemento centrale della politica svizzera di trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia».

«Affinché il corridoio da quattro metri possa esplicare tutti i suoi effetti, deve essere possibile trasportare le merci fino ai grandi terminal nell’area di Milano – prosegue e sottolinea il comunicato –. Ciò richiede anche determinate opere di ampliamento in Italia. Un’infrastruttura ferroviaria efficiente rientra nell’interesse della Svizzera. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di finanziare con un prestito o con contributi a fondo perso i lavori di ampliamento sulle tratte di accesso alla Nfta in Italia».

«Nell’accordo con l’Italia, la Svizzera si impegna a versare un contributo a fondo perso di 120 milioni di euro (ca. 150 milioni di franchi) per l’ampliamento della sagoma di spazio libero sulla linea di Luino – precisa lo scritto –. La linea di Luino riveste una grande importanza per la politica elvetica di trasferimento del traffico. Essa collega infatti i terminal di Busto Arsizio, gestiti dall’azienda svizzera Hupac».

Fattivamente nel prossimo futuro Rfi e Ufficio federale dei trasporti stipuleranno una convenzione: «Nella quale saranno definiti l’entità dei lavori, lo scadenzario e le condizioni di pagamento».

«In base all’accordo l’Italia investirà 40 milioni di euro sulla tratta Milano-Chiasso che fa parte del corridoio strategico Rotterdam-Genova inserito nelle Ten-T dell’Unione europea – dichiara un comunicato del ministero italiano dei Trasporti, che definisce Luino un – percorso alternativo per il trasporto delle merci che fa parte delle reti comprehensive».

«Quello raggiunto oggi è un successo di tutti e due i paesi in vista di un obiettivo comune e di un intesse reciproco – ha dichiarato Lupi –. Non ha senso parlare di “regali”, è interesse nostro come è interesse svizzero realizzare certe infrastrutture, per questo abbiamo lavorato proficuamente insieme. In un caso analogo, la Torino-Lione, succede l’inverso, noi investiamo più della Francia. Aggiungo che sul completamento del corridoio europeo Rotterdam-Genova, che passa dalla Svizzera e mette in collegamento i grandi porti del Nord Europa con il Mediterraneo, il nostro governo ha investito un miliardo e 800 milioni per la realizzazione del Terzo Valico tra Milano e Genova. Altri due miliardi di euro sono già programmati come investimento su questo corridoio nel periodo 2014-2020».

«È interesse svizzero trasportare le merci fino ai grandi terminal nell’area di Milano. Ciò richiede le opere di ampliamento in Italia – ha detto Leuthard –. Un’infrastruttura ferroviaria efficiente rientra nell’interesse della Svizzera, per questo il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di finanziare con un contributo a fondo perduto i lavori di ampliamento sulle tratte di accesso alla Nfta in Italia».

«L’accordo con l’Italia si basa sulla legge sul corridoio da quattro metri, con la quale il Parlamento ha approvato uno stanziamento di crediti pari a 280 milioni di franchi per l’effettuazione di investimenti in Italia» che quindi non verranno tutti spesi i «40 milioni italiani per la tratta Milano-Chiasso sono già stati stanziati dal Decreto del fare e inseriti nell’accordo di programma con Rfi per il biennio 2014-2016».

«Rimane ancora aperta la questione di eventuali successivi ampliamenti – concludono gli svizzeri –, soprattutto sulla linea del Sempione tra Domodossola e Gallarate. Tutti gli interventi devono essere stabiliti nel quadro di un accordo internazionale». [md – ecoinformazioni]

Il Gran consiglio del Ticino interviene sull’accordo italo-svizzero

canton ticinoI capigruppo di Plr, Lega, Ppd, Ps, Verdi e Udc inviano una lettera aperta al Consiglio federale sulle trattative economiche fra Confederazione e Repubblica un accordo: «Incomprensibile che non farebbe altro che impoverire il Ticino in favore dell’Italia».

«I rapporti tra Italia e Svizzera negli ultimi anni sono stati quantomeno travagliati – esordisce la lettera –. Le tre amnistie fiscali, l’adozione di Black List e le continue pressioni di vario genere sulla Svizzera hanno causato delle conseguenze sul piano economico, in particolare per il Cantone Ticino».

«Riteniamo che l’Accordo sui frontalieri sia obsoleto a livello generale per la Svizzera e dannoso, a livello particolare, per il Cantone Ticino – dichiarano gli esponenti politici ticinesi dopo aver ripercorso la storia dei rapporti fra Italia e Svizzera –. Obsoleto in quanto, da quando la Svizzera ha sottoscritto con l’Ue il Trattato sulla libera circolazione delle persone, i cittadini europei che rientrano al proprio domicilio almeno una volta alla settimana possono così esercitare in Svizzera, di fatto liberamente, le attività lavorative che desiderano. Il concetto di frontaliere è diventato una nozione storica e non si comprende quindi per quale ragione debba essere ancora incluso in accordi internazionali».

«Dannoso – proseguono – siccome ci vediamo costretti a riversare una quota rilevante, il 38,8 per cento, delle imposte alla fonte, pari nel 2013 a 60 milioni di franchi e di quasi 1,2 miliardi dal 1974. Secondariamente, il trattamento fiscale privilegiato dei lavoratori frontalieri – che già sono favoriti da un costo della vita inferiore e da altri vantaggi quali, ad esempio, il mancato cumulo dei redditi nel caso dei coniugi – pone una pressione notevole sul mercato del lavoro cantonale generando fenomeni di dumping salariale e di sostituzione della manodopera residente con manodopera frontaliera. In passato il Ticino ha sopportato da solo le conseguenze negative di questo accordo in virtù della tranquillità che garantiva su altri fronti, come ad esempio nel settore bancario. Oggi, considerata la politica intrapresa a livello nazionale e internazionale, questo genere di contropartita non è più presente e quindi mantenere questo accordo non sarebbe comprensibile e non farebbe altro che impoverire il Ticino in favore dell’Italia».

«Il nostro Cantone non può e non deve pagare praticamente da solo il prezzo di un accordo internazionale del tutto inutile» aggiungono.

Di qui l’annuncio di una risoluzione: «In cui si chiede che il Consiglio federale denunci unilateralmente [entro il 30 giugno 2014] l’accordo sui frontalieri del 1974 e rinegozi la convenzione generale per evitare la doppia imposizione del reddito e della sostanza del 1979, in maniera che gli accordi non penalizzino il Cantone Ticino e i suoi abitanti» (la lettera). [md – ecoinformazioni]

I cammini della Regina

cammini della reginaPresentazione del progetto europeo sui percorsi transfrontalieri legati alla via Regina martedì 21 maggio dalle 17 nella Sala Nobile di Palazzo Natta, in via Natta 14/ 16 a Como, sui percorsi transfrontalieri, nell’ambito del Programma di cooperazione territoriale Italia-Svizzera (altro…)

Il 30 settembre termina la possibilità di esercitare il diritto di opzione per l’assicurazione sanitaria per i lavoratori frontalieri

In una nota diffusa giovedì 26 giugno, il Patronato Acli e il Coordinamento frontalieri Acli di Como evidenziano che molti lavoratori frontalieri non hanno ancora scelto tra l’iscrizione al servizio sanitario italiano e l’iscrizione al sistema assicurativo svizzero, privato e con un costo non inferiore ai 300 franchi svizzeri annui per ogni componente il nucleo famigliare.
Dopo una proroga, unica e straordinaria, entro il 30 settembre 2008 si può ancora esercitare il diritto di opzione, ossia la scelta tra l’uno e l’altro sistema. Per questo ogni lavoratore che intende optare per mantenere l’iscrizione all’assicurazione italiana deve restituire il formulario TI 1 all’ufficio Assicurazioni sociali di Bellinzona entro la data sopraindicata. In caso contrario il lavoratore frontaliero sarà obbligatoriamente assicurato esclusivamente in Svizzera.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: