Mese: Febbraio 2010

Primo marzo in giallo per i diritti di tutti

Un grande presidio antirazzista dalle 17.30 alle 20 in largo XX settembre a Cantù e successivamente un consiglio comunale informale che permetta finalmente di dare voce agli immigrati. Il Comitato Primomarzo 2010 presenta le iniziative per la giornata nazionale di mobilitazione per i diritti di tutti.

Dopo l’assemblea del 7 febbraio alla Camera del lavoro di Como che ha visto nascere il Comitato Primomarzo2010 Como si è infittito il calendario delle iniziative promosse dalla nuova organizzazione a cui hanno aderito un vastissimo e variopinto cartello di movimenti, associazioni, sindacati forze politiche (A3F di Erba, Acli di Como, ACSI di Erba, Arci di Cantù, Arci di Como, Associazione La Soglia di Cantù, Associazione Il Viaggio di Menaggio, Associazione L’Isola che c’è, Associazione Ngola Mbandi di Como, Associazione per la Sinistra di Como, Associazione Teranga di Cantù, Associa.zione Trapeiros di Emmaus, Cgil Como, Cisl Como, Chiesa valdese di Como, Coordinamento comasco per la Pace, Emergency Como, Fai Cisl – Femca Cisl – Filca Cisl – Fim Cisl Como, Fiom Cgil Como, Forum immigrati del Pd, Giovani democratici Como, Lavori in corso Cantù, Aspem, Paco, Pd Como, Prc Erba, Sinistra Ecologia e Libertà Como, Spazio Donne Laboratorio Interculturale Cantù, Verdi Como).
«Limitare i diritti di cittadinanza a chi risiede, lavora, crea una famiglia in Italia e a Como, perché immigrato – afferma in una nota alla stampa il Comitato –, vuol dire non saper far conto su cosa significa e quanto sia necessaria e fondamentale questa presenza, in quanto parte importante per il presente e per il futuro dell’economia e della crescita della nostra società».
L’obiettivo è un grande presidio antirazzista, il primo marzo, dalle 17.30 alle 20 in largo XX settembre a Cantù e un successivo «Consiglio comunale informale che si terrà presso la sala consigliare del Comune di Cantù al fine di dare voce e ascolto a coloro che sono i veri ed unici protagonisti della iniziativa: i migranti e le loro associazioni». Bisogna che anche le persone meno capaci di cogliere le trasformazioni della società si preparino: non è più possibile negare diritti fondamentali ed è invece bene comprendere che non è affatto escluso – come ipotizza Alberto Zappa, uno dei promotori dell’iniziativa, che «il prossimo sindaco di Cantù sia nero».
Al di là di ogni strumentalizzazione politica tutti porteranno con un fiocco, o qualunque cosa, giallo: «Perché rappresenta il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare». Per simboleggiare il proprio sostegno all’iniziativa l’invito è anche a esporre «stoffe o drappi dai balconi e dalle finestre delle abitazioni o dei luoghi di lavoro».
Per informazioni tel. 348.9997263, e-mail primomarzo2010como@gmail.com, Internet www.primomarzo2010.it (oltre che su facebook).

Tutti sulle rive del Lambro

L’appello lanciato dai fondatori del gruppo di Facebook “Salviamo la cascata Vallategna di Asso”.

Nasce alla Menaresta, sulle nostre montagne, è l’arteria vitale della Vallassina, ha conosciuto momenti di condivisione laboriosa con la nostra gente alimentando opifici con la sua forza, ne ha subito ingiurie infinite, passando per il “fiume più inquinato d’Europa”. Si stava riprendendo. Ancora veleni, petrolio, questa volta. A tutti: domenica 28 febbraio, sulle sue rive, insieme nelle forme che vorrete, con i vostri cari. Tieni duro, Lambro, noi siamo con te.

Gestione pubblica dell’acqua

Gestione pubblica dell’acqua in provincia di Como, giovedì 25 febbraio alle 20.45 alla Sala Noseda della Camera del lavoro in via Italia Libera 23 a Como. Il testo del comunicato del Comitato comasco per l’acqua pubblica che invita all’incontro.

«Incontro pubblico sugli scenari di gestione del servizio idrico integrato nell’ATO di Como, alla luce dell’evoluzione legislativa nazionale (art. 23 bis legge 133/2008, come modificato dall’art. 15 della legge 166/2009) e regionale (legge 26/2003 e sentenza Corte Costituzionale n. 307/2009).
L’incontro servirà a fare il punto della situazione in merito alla legislazione esistente e alla possibilità che in provincia di Como la proprietà, la gestione e l’erogazione dell’acqua vengano mantenute in mani totalmente pubbliche.
Durante l’incontro si procederà ad avviare il percorso di costituzione del Comitato Provinciale di Como a sostegno del Referendum nazionale per l’abrogazione delle leggi che obbligano alla privatizzazione dei servizi idrici.
Sono invitati: la cittadinanza tutta, i sindaci e i consiglieri dei Comuni della provincia di Como e i comitati locali. Per informazioni e-mail  info@circoloambiente.org o attacchighi@tiscali.it».

Oltre 300 persone a “CORIandoli per ecoinformazioni”

Tante splendide voci  e  festosa  partecipazione del pubblico il 23 febbraio allo Spazio Gloria per CORIandoli per ecoinformazioni.

Il coro Le belle di note diretto da Mariateresa Lietti,  Macramè diretto da Marco Belcastro e Schiacciavoci diretto da Vittorio Liberti hanno regalato a ecoinformazioni e al pubblico una serata di spensierato impegno civile. Un concerto che si è concluso dopo più di due ore di spettacolo con una straordinaria esibizione di tutti e tre i cori inseme che  ha suscitato non solo gli applausi dei presenti, ma la loro partecipazione intensa e felice. Per ecoinformazioni una serata davvero spledida che ha permesso alla redazione di constatare con soddisfazione quanto ampia sia la condivisione del progetto di libera informazione a Como.

Congresso Cgil

Si terrà lunedì 1 e martedì 2 marzo, a Cernobbio, il VII Congresso provinciale della Cgil di Como. Al centro della due giorni le possibili soluzioni per uscire dalla crisi. Si chiudono venerdì 26 febbraio i congressi di categoria: successo della mozione Epifani, solo la Fiom si schiera con la mozione «La Cgil che vogliamo».

210 delegati sindacali parteciperanno l’1 e il 2 marzo al VII Congresso provinciale della Cgil di Como, in occasione del XVI Congresso nazionale della Cgil. Al centro della due giorni, che si terrà a Cernobbio, allo Shed di via Manzoni (lo spazio che ha ospitato Sbilanciamoci, ndr), ci saranno i temi della crisi. «Sarà un momento di riflessione importante sulla situazione del nostro territorio – dichiara Alessandro Tarpini, segretario generale della Camera del Lavoro comasca, che interverrà con una sua relazione lunedì 1 alle 9.30 – e sulle possibili uscite da tale crisi, oltre a un’occasione di confronto sulla politica, nazionale e locale». Al congresso prenderanno parte rappresentanti sindacali provenienti principalmente dai luoghi di lavoro, in proporzione rispetto alle categorie sindacali: ci saranno 35 rappresentanti del settore edile-legno, 16 della Fiom, 19 per la Filtea, 17 per la Funzione pubblica, 59 per i pensionati dello Spi e così via. Il programma del primo marzo prevede l’accoglienza dei delegati alle 8.30, alle 9 l’apertura del congresso e successivi elezione e insediamento delle commissioni, la relazione del segretario, gli interventi e il dibattito che riprende dopo la pausa alle 14.30 e termina alle 17.30. Martedì si ricomincia alle 8.30, alle 12 vi sarà l’intervento conclusivo di Fulvia Colombini della Segreteria regionale Cgil Lombardia, mentre nel pomeriggio saranno votati i documenti e discusse le relazioni delle Commissioni. Nel frattempo si sono svolti i congressi di categoria: venerdì l’ultima assemblea sarà quella dei pensionati.
Come sono andati i congressi delle varie categorie? «La mozione Epifani ha totalizzato l’83,3 per cento dei voti, mentre la mozione «La Cgil che vogliamo» il 16,7 per cento – spiega Tarpini – . Sono stati coinvolti circa 25mila lavoratrici e lavoratori e hanno votato poco meno di 10mila iscritti. Nonostante le difficoltà, considerato ad esempio che molte aziende sono in cassa integrazione, abbiamo dunque ottenuto un risultato positivo in termini di partecipazione e una grande espressione di democrazia». La mozione Epifani ha ottenuto dunque la larga maggioranza in tutte le categorie eccetto la Fiom, l’unica in cui ha vinto la mozione di minoranza. Giuseppe Donghi è stato eletto nuovo segretario provinciale dei metalmeccanici, succede a Marco Fontana.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 22 febbraio 2010

Esternalizzata la mensa della Cà d’industria e da rifare la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti. Bocciata la mozione a favore dell’Autunno musicale, le minoranze vanno in ordine sparso.

«Pellegrino ha approfittato della situazione – ha dichiarato Donato Supino, Prc, dopo l’intervento dei Nas che hanno fatto chiudere le cucine della Ca’ d’industria – esternalizzando il servizio che coinvolge 32 dipendenti». «Pellegrino si era impegnato a non esternalizzare nulla – ha proseguito Supino – chiedo che la Giunta intervenga». Il consigliere comunista ha poi continuato, nelle preliminari al consiglio comunale di lunedì 22 febbraio, chiamando in causa l’assessore Peverelli «stasira em savü che la gara d’appalto de la rüdera l’è stada blucada». Subito si è scatenata la polemica con l’assessore che ha chiesto di parlare in italiano («lu po fa i matrimoni in dialett e mi podi minga parlà…» ha risposto Supino).
Come si legge in un comunicato di Palazzo Cernezzi la Econord Spa, «unica partecipante alla gara indetta dall’amministrazione comunale per l’affidamento dei servizi di nettezza urbana, è stata esclusa dalla gara. L’impresa, infatti, avendo totalizzato per la parte tecnica un punteggio pari a 30, non ha raggiunto la soglia minima prevista di 36 punti».
Per l’assessore le affermazioni del consigliere comunista «sono solo falsità! Mi scriva che le risponderò e le farò notare dove sbaglia».
Roberta Marzorati, Per Como, ha denunciato «sono allibita. Si risponde a caso? Se faccio una interrogazione voglio risposte serie!» riferendosi ad una sul muro del lungolago.
Arturo Arcellaschi, Pdl, ha segnalato alcune buche in un paio di incroci in città.
Dopo l’appello i lavori si sono subito impastoiati in una serie di disquisizioni procedurali.
La Conferenza dei capigruppo aveva deciso a maggioranza di sospendere la discussione sul piano di intervento nell’area ex Frey di Albate e di affrontare le mozioni sospese, la prima quella sull’Autunno musicale.
Da lì le critiche delle minoranze e di parte della maggioranza con richieste di chiarimenti procedurali. Solo dopo una sospensione, chiesta dalla maggioranza che è poi rientrata in aula ricompattata, si è proceduto con una votazione per vedere che argomento affrontare e si è così passati ad affrontare la mozione.
La decina di persone fra il pubblico provenienti da Albate interessate alle sort del proprio quartiere hanno quindi abbandonato l’aula.
Marcello Iantorno, Pd, ha quindi spiegato la proposta di sostegno all’Autunno musicale comasco ripercorrendone la storia ed i successi nell’arco degli ultimi quarant’anni, citando tra l’altro i commenti favorevoli di diverse personalità del mondo della cultura nazionale, Moni Ovadia, o internazionale, Jack Lang, ex ministro della cultura Francese.
Un discorso fiume che ha ricordato non solo la produzione musicale e culturale ma anche l’archivio posseduto dalla Fondazione.
«Dei contenuti poco coraggiosi – ha precisato Alessandro Rapinese, Area 21010 – non c’è un impegno oggettivo per cui non la voterò».
Più duro Emanuele Lionetti, Liberi per Como, «per la sede a Villa Olmo non ha mia pagato il canone di locazione, e per anni ha goduto dell’appoggio del Comune, della Regione  e dello Stato per centinaia di migliaia di euro! Dopo tutti questi anni non sono riusciti a coinvolgere la città».
A difendere la mozione sono intervenuti Bruno saladino, Pd, «negli anni ’70 ha fatto una bella stagione culturale, naturalmente le inadempienze vanno censurate, ma non si può attuare un divorzio così netto, si possono pensare a sinergie con il Conservatorio e il riutilizzo del Politeama», e Dario Valli, Area 2010, «l’Autunno musicale non era elitario ma una ricchezza assoluta per la città che ha formato una generazione. Bisogna anche pensare in funzione del’Expo 2015».
Proprio su questo ha insistito Luca Gaffuri, Pd, «altre Province hanno già fatto accordi organici con Milano presentando le loro eccellenze culturali», che ha poi attaccato l’assessore alla cultura Gaddi chiedendogli conto della Consulta dell’associazionismo della promozione del razionalismo e di altri punti che avevano determinato l’appoggio delle Pd alle grandi mostre.
Di qui parte delle minoranze, Supino, Bruno Magatti, Paco, e Vincenzo Sapere, Gruppo misto, si sono discostate dal Pd puntando il dito contro la politica culturale più in generale del Comune e la destinazione dei fondi per le grandi mostre, arrivando ad alcuni battibecchi fra opposizioni che hanno fatto sorridere fra i banchi della maggioranza.
Nella replica Iantorno si è infervorato, andando sopra le righe, contro i consiglieri di maggioranza, tacciati di ignavia, e di mancanza di rispetto interrompendo poi più volte il capogruppo Pdl Marco Butti, che ha cercato pacatamente di ribattere.
Ai voti la mozione è stata bocciata con i voti della maggioranza, più Magatti, Sapere e Rapinese, l’astensione di Supino ed i voti favorevoli del Pd e Per Como. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Primo marzo antirazzista anche a Como

Il testo dell’appello per la partecipazione alla giornata del primo marzo diffuso dal Comitato che si è costituito a Como il 7 febbraio per contrastare l’attacco agli immigrati che sta portando l’Italia verso la barbarie del razzismo.

«Siamo immigrati e italiani, donne e uomini, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell’intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano. Siamo indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all’approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della Costituzione italiana. Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico ed imprevedibile evento. E’ l’epilogo di una situazione di degrado, violenza e totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell’anno del cosiddetto “pacchetto sicurezza”. Quanto successo a Milano in via Padova testimonia che gli incendi di Rosarno non sono episodici. Le politiche di inclusione e protezione sociale hanno lasciato spazio a provvedimenti che producono illegalità, emarginazione e sfruttamento degli immigrati. L’attacco agli immigrati ormai quotidiano spinge il nostro paese verso la barbarie. Verso la disumanità. Il comitato PRIMO MARZO di Como costituito il 7 febbraio 2010 partecipa alle iniziative programmate da tutti i comitati in Italia e in molti paesi della Comunità Europea attraverso:
volantinaggi nei principali comuni della provincia a partire da giovedì 25 febbraio 2010, davanti alle più importanti fabbriche del territorio e davanti alle principali Chiese della diocesi
distribuzione di fiocchi gialli da appuntarsi per esprimere una scelta pubblica antirazzista e che potrà essere il logo delle iniziative
esposizione di stoffe o drappi gialli dai balconi e dalle finestre delle abitazioni o dei luoghi di lavoro
il presidio a Cantù in largo XX Settembre il primo marzo 2010 dalle 17.30 alle 20.00».

Aderiscono: Associazione 3 Febbraio Erba, Anolf Cisl, Arci Cantù, Arci Como, Associazione Teranga di Cantù, Associazione La Soglia di Cantù, Associazione “Trapeiros di Emmaus” Erba, Associazione In Viaggio di Menaggio, Associazione per la Sinistra di Como, Cgil Como, Cisl Como, Chiesa Valdese di Como, Coordinamento Comasco per la Pace, Emergency Como, Fai Cisl – Femca Cisl – Filca Cisl – Fim Cisl Como, Fiom Cgil Como, Forum Immigrati del PD, Giovani Democratici di Como, “L’Isola che c’è”, ONG ASEm PD Como, PRC Erba, “Spazio Donne” Laboratorio Interculturale Cantù, Verdi di Como.

I candidati del Pd alle regionali 2010

Presentati i candidati del Partito democratico comasco alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo: Roberto Allevi, Luca Gaffuri, Vittorio Mottola, Maria Chiara Sibilia.

La campagna elettorale del Partito democratico si svilupperà lungo quattro direttrici, ha spiegato Luca Gaffuri, consigliere uscente e candidato anche alla prossima legislatura in Regione Lombardia, che saranno la mobilità, la sanità e il sociale, l’economia e il lavoro e l’ambiente.
«Siamo il primo partito che presenta i candidati alle regionali – ha voluto sottolineare Gaffuri – come un’unica squadra, vedremo se le altre forze politiche faranno o stesso» ha aggiunto alludendo alle divisioni fra Lega e Pdl e all’interno di quest’ultimo partito «che è quasi una coalizione».
Per il consiglieri regionale uscente la sfida è quella di una «modernizzazione della Lombardia, passando per i trasporti e la infrastrutturazione». Un passaggio già avviato per la viabilità su gomma ma che ora deve svilupparsi in una “cura del ferro” per la nostra regione: «Sia verso Milano che per i collegamenti fra i maggiori centri prealpini per cui è necessaria una Pedemontana del ferro che vada da Bergamo a Varese».
Gaffuri ha parlato anche dello sviluppo turistico della provincia di Como, pensando ad un rilancio di Sistema turistico del lago di Como, «che ha una buona potenzialità nonostante i problemi che ha avuto con la giustizia dovuto alle distorsioni delle risorse regionali». Sulla crisi la Regione pecca per l’esponente del Pd di lentezza: «solo il 25 per cento di quanto è stato stanziato è stato effettivamente erogato». Importante è poi la riqualificazione delle zone montane, «la Lombardia è per il 40 per cento una regione montuosa», un punto condiviso anche da Roberto Allevi, ex sindacalista della Cgil impegnato sulle dinamiche dell’immigrazione.
«Penso che bisogna pensare ad uno sviluppo economico legato anche ai nostri boschi che devono essere messi in sicurezza e fruttare reddito» ha dichiarato spendendosi poi per uno sviluppo della scuola pubblica: «se il Governo taglia risorse ala scuola la Regione dovrebbe intervenire garantendo quanto tolto». Un affondo poi ai buoni scuola voluti da Formigoni: «si tratta di classismo; per ottenere un contributo nel pubblico dalla Regione bisogna avere un reddito Isee di 15 mila euro, per avere mille euro su 7-8mila annui per la retta di una scuola privata si deve avere un reddito di 45 mila euro».
Per fronteggiare la crisi per Allevi si deve «fare un Patto fra Regione, sindacati e imprenditori, dato che l’impresa non è un’attività solo di tipo privato ma è anche un bene comune, per individuare quali settori incentivare».
Maria Chiara Sibilia, ex assesora al bilancio e alla cultura del Comune di Appiano Gentile, ha ricordato l’intervento da lei promosso di ristrutturazione di Villa Rosnati come paradigmatico per un interesse per il territorio comasco: «contro gli ecomostri che stanno rovinando il nostro lago dove possiamo vedere la montagna ferita da brutte costruzioni».
«Vivere in mezzo alla gente per la gente» è invece lo slogan del consigliere comunale di Como Vittorio Mottola, che ha ricordato le sue vecchie campagna per la salvaguardia dell’ambiente in difesa della collina di Cardina a Como e che ha ricordato il problema del dissesto idrogeologico «870 sono i siti a rischio nella nostra provincia. Basti pensare alla recente chiusura della strada da Porlezza alla Svizzera». «Da sempre mi impegno – ha precisato Mottola – per gli Euro 0, quattordici Comuni della nostra provincia fanno parte della zona omogenea e non vi possono circolare le macchine Euro 0, mentre nel resto non ci sono problemi. È un’ingiustizia o valgono gli stessi diritti per tutti oppure no. Le Euro 0 sono più controllate altre macchine e rispettano il bollino blu!». L’ex consigliere provinciale ha quindi sottolineato la mancanza di strutture sportive: «abbiamo a Lipomo una squadra di serie A di ginnastica artistica ma non un palazzetto dello sport».
La squadra del Pd spera di riuscire a guadagnare consensi in quello che è stato definito il Mugello del centrodestra, con un miglioramento rispetto alle ultime elezioni europee, anche grazie al «malgoverno del Pdl», con una campagna tra il tradizionale e le nuove tecnologie. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 18 febbario 2010

Dopo le preliminari per chiedere chiarezza fiscal, ancora paratie e mancata convocazione del Consiglio sul Pgt la seduta del 18 febbraio ha trattato la questione dei condomini in via Pannilani ed il recupero dell’ex Teatro Cressoni.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 18 febbraio Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto nuovamente chiarezza sulla questione dell’Iva al 10 o al 20 per cento per il cantiere della paratie «vogliamo vedere le fatture! Fino ad oggi l’aliquota era errata? Ci saranno delle sanzioni?». Marcello Iantorno, Pd, ha quindi presentato un’interrogazione per avere delucidazioni sulla querelle fra Comune e architetti sul cantiere delle paratie, con il primo che imputa ai secondi varie mancanze progettuali.
Silvia Magni, Pd, ha invece segnalato la mancanza di illuminazione in un tratto di Dante oltre alla necessità di una sistemazione della segnaletica per l’attraversamento pedonale all’altezza della Telecom nella stessa via. «Signor sindaco – ha concluso la consigliera democratica – le ricordo che siamo ancora in attesa di una convocazione Consiglio comunale per sentirla relazionare sull’avanzamento dei lavori per la definizione del Pgt».
Insediata l’assemblea il sindaco nella sua funzione di assessore ha presentato il primo dei punti all’ordine del giorno una deliberazione per permettere la costruzione di nuovi condomini in via Pannilani.
Si tratterà di 29 unità immobiliari che si alterneranno in un blocco movimentato da altezze diverse da 3 a 5 piani. Un’edificazione che si inserisce e prosegue quelle approvate pochi mesi fa dal Consiglio, tanto che è previsto il completamento di un collegamento ciclopedonale con un nuovo ponte sul Cosia.
914 metri quadri verranno monetizzati mentre 400 saranno ceduti oltre ad una striscia di rispetto del torrente.
Le minoranze per voce di Donato Supino, Prc, hanno lamentato l’incompletezza dei documenti consegnati in formato elettronico, per fare economie il Comune non dà più copie cartacee.
«C’erano 7.309,50 metri cubi di possibilità di costruzione, si realizza la stessa cifra, c’è uno sfruttamento al millimetro» ha precisato Bruno Magatti, Paco, che si è poi scagliato contro le continue monetizzazioni che per il consigliere vanno a detrimento degli interessi della collettività.
Anche dalla maggioranza è piovuta qualche critica con Emanuele Lionetti, Liberi per Como, che ha dichiarato la propria «avversione agli edificatori» e ad un «Piano regolatore vergognoso che ingrassa le imprese edili».
Una piccola diatriba è nata dal parere, contrario, della Circoscrizione che ha dato adito a differenti interpretazioni.
Alla votazione finale la maggioranza ha approvato la proposta con i voti contrari delle minoranze.
Il Consiglio ha quindi affrontato la proposta di recupero dell’ex Teatro Cressoni in pieno centro storico. Vincolata la facciata verranno ridistribuiti gli spazi interni in 1110 metri quadri residenziali, 573 commerciali e 371 direzionali. 1338 metri quadri di standard verranno ceduti per circa 377mila euro. Magatti ha proposto di convertire i proventi delle monetizzazioni in appartamenti di edilizia popolare anche per non creare zone e quartieri ghetto e promuovere integrazione sociale, ma senza risultati.
L’intervento è stato approvato dalla maggioranza e dalle minoranze, tranne Magatti, Supino e Vincenzo Sapere, Gruppo misto.
Il sindaco ha così esposto il piano di recupero dell’area ex Frey ad Albate un esempio di «trattative virtuose, non è vero che accettiamo tutte le proposte che vi vengono fatte. Non eravamo d’accordo e abbiamo chiesto delle modifiche». «Le altezze erano eccessive, 7 piani – ha spiegato il primo cittadino – da lì il ribassamento di due piani». Si tratta di 132 unità immobiliari (per 220 residenti), per 25mila metri cubi edificati, su 8.300 metri quadri, di cui 959 commerciali, su 5 piani più un seminterrato ed uno sotterraneo (garage). Un vasto spazio, 5.794 metri quadri, verrà ceduto per fare una piazza che si affaccerà sulla canturina, posteggi saranno invece posti verso la stazione (998 metri quadri per 119mila euro verranno monetizzati).
Preoccupazioni sono nate per la viabilità e l’ingresso sulla via Canturina oltre ad una questione formale, posta da Mario Lucini, Pd, sulla presentazione dei pareri degli uffici. Dei nodi che verranno sciolti, data la sospensione per l’ora tarda, nella prossima seduta di lunedì 22 febbraio. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sussidiarietà e cooperazione una sfida possibile?

La Lombardia capofila nello smantellamento dello stato sociale: educazione e sanità non sono più diritti ma beni. Più di cento persone, operatori e amministratori locali, hanno partecipato al convegno dal titolo Sussidiarietà e cooperazione una sfida possibile? nel pomeriggio di mercoledì 17 febbraio a Villa Gallia a Como.

Un incontro organizzato nell’ambito del progetto transfrontaliero CoopSussi, Progetto di cooperazione istituzionale con laboratori di sussidiarietà e l’avvio di una rete per un sistema di accreditamento del welfare, finanziato con fondi europei Interreg con 2,3 milioni di euro.
Diversi i soggetti coinvolti, ben 17, con come capofila il Comune di Como e l’Università della Svizzera italiana che hanno come obiettivo, in tre anni, di «creare dei modelli di sussidiarietà nell’ambito del Welfare che saranno condivisi con altri partner e poi proposti a tutti gli enti pubblici interessati».
Tre saranno i momenti in cui si sviluppa l’azione una prima fase formativa, una elaborative ed una pratica. Gli ambiti di intervento saranno incentrati sugli anziani, il lavoro femminile, minori, mobile e-governement («cellulari di ultima generazione per usufruire di servizi comunali attraverso uno sportello virtuale informatico»), Hub cooperazione internazionale («una sede fisica per processi di cooperazione istituzionale transfrontaliera»), finanza innovativa, Comune sussidiario («sperimentazione di un nuovo modello di decentramento amministrativo»), accreditamento (un sito web per utenti e operatori).
Dopo i saluti di rito delle autorità presenti ha preso la parola Giovanni Marseguerra, economista dell’Università cattolica di Milano, che citando l’enciclica Caritas in veritate di Giovanni XXIII ha posto l’attenzione su uno «sviluppo veramente umano» in un momento in cui il tradizionale Welfare State è entrato in crisi. Tre i fattori che hanno determinato questa situazione per l’economista milanese: la riduzione dei fondi, l’aumento dell’età media dei cittadini e l’avvento dei flussi migratori. I vecchi metodi la fanno ancora da padrone «nonostante la lodevole eccezione lombarda». Una particolarità che deve per Marseguerra indicare una nuova direzione e «cambiare il ruolo predominante dello stato che è in contrasto con la nostra cultura. Infatti sino agli inizi del ‘900 ordini religiosi, confraternite, cooperative, garantivano la sanità e l’istruzione. Una tradizione di Welfare Society non di Welfare State, lo stato dava quindi delle esenzioni fiscali e alcuni contributi».
La parola chiave è sussidiarietà, «che è valorizzare la persona», che va coniugata con solidarietà, che si potrà avere solo con lo sviluppo economico, sociale e intergenerazionale («cioè della famiglia»).
Per il segretario del Comitato scientifico della Fondazione vaticana Centesimus Annus, che tra l’altro «promuove fra persone qualificate per il loro impegno imprenditoriale e professionale nella società la conoscenza della dottrina sociale cristiana e l’informazione circa l’attività della Santa sede», bisogna, seguendo le indicazioni del papa, trovare un giusto mezzo tra il liberismo sfrenato e lo «statalismo oppressivo», fondamentale è perciò l’efficienza aziendalistica anche nel sociale.
Sanità e istruzione non saranno più diritti ma beni sociali a cui si potrà accedere in un ambiente migliorato dalla competizione di mercato, dove lo stato avrà solo una funzione di regolatore, con voucher e sempre la Regione Lombardia si pone alla teta di questo processo. Per Marseguerra la speranza è che anche il Governo nazionale segua le indicazioni lombarde.
«Keynes è sempre stato tradito – ha proseguito sulla stessa linea Stefano Zamagni, presidente della Fondazione per le Onlus – ci hanno fatto credere che lui era uno statalista ma non è affatto così». Per il consultore del Pontificio consiglio di giustizia e Pace, che «mira a far sì che nel mondo siano promosse la giustizia e la pace secondo il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa», esistono due sfere distinte una economica ed una sociale, dove è la solidarietà che permette la redistribuzione della ricchezza. Bisogna quindi creare un rapporto virtuoso fra enti pubblici, business community e Terzo settore, ed un esempio sono i voucher o buoni lavoro già utilizzati in altri paesi europei come il Belgio «dove la famiglia paga 7 euro per un buono del valore di 20, i 13 restanti li mette il pubblico, che servirà per un accreditamento di servizi». Forte il richiamo alla responsabilità d’impresa così come ribadito dal’enciclica papale e un prospettiva differente può essere indicata dalla nascita delle Borse sociali.
Di tutt’altro genere l’approccio di Luca De Lucia, docente di diritto amministrativo dell’Università di Salerno, che ha indagato il significato della sussidiarietà a partire dal Titolo V della Costituzione in rapporto al decentramento comunale e alla soppressione delle Circoscrizioni. Come ovviare a questa soppressione si è chiesto il docente di diritto? «Col diritto all’invenzione di soluzioni alternative».
Due le vie: una la modifica degli statuti e la nascita di nuovi organismi consultivi; l’altra il coinvolgimento della rete dell’associazionismo locale ed il suo coinvolgimento in un rapporto di reciproci scambi con l’amministrazione. Ma per De Lucia su entrambe le soluzioni pesa lo scarso interesse dei cittadini e la crisi della partecipazione.
Per ultima ha preso la parola Rosella Petrali, della Direzione generale famiglia e solidarietà sociale della Regione Lombardia, che rimarcato la differenza fra la regione capitanata da Formigoni, tanto da non riuscire a comprendersi con gli omologhi rappresentanti delle altre regioni italiane neppure sulle terminologie: «da noi il sistema degli asili nido è strutturato con un’erogazione di servizi in sussidiarietà, non si tratta di dare in appalto dei servizi. Da noi – ha affermato orgogliosamente – i nidi provati, che fanno profitto o no, sono il 60 per cento. Un’offerta unica nel panorama italiano». Per l’esponente regionale si segue quella che è «la tradizione del popolo lombardo», come per esempio per i nidi aziendali: «nell’800 c’erano spazi per i bambini nelle fabbriche si segue una tradizione di solidarietà!». In effetti però la speranza di vita grazie, anche alle pessime condizioni di lavoro, era di 36 anni alla fine di quel secolo per le classi lavoratrici.
È ormai cambiato il ruolo per l’ente pubblico, per cui garantire il «servizio pubblico non vuol dire erogarlo direttamente, ma dare la possibilità di accesso» e questo per quanto riguarda la sanità, le strutture per anziani ma anche i servizi sociali (come i Sert) affidati anche a strutture private, che devono rispettare determinati parametri, in un sistema dell’accreditamento che per la relatrice è contraddistinto dalla libertà. La Lombardia si pone quindi come un punto di riferimento per tutta Italia. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: