Giorno: 9 Marzo 2023

Sorellanza e resistenza in musica a Mirabello

Non c’è niente da festeggiare, è vero. Ma è nelle ore più buie che anche la minima luce si vede più splendente, confortando animi e menti: così l’8 marzo in molti circoli Arci a Como ciascun tizzone diventa un falò potente nell’illuminare esempi di donne forti e determinate, capaci con le proprie azioni di scavare più profondamente la strada di diritti e democrazia per tutte, tutti, tuttu. Così è stato il 2 marzo al circolo Terra e Libertà, con le storie delle donne iraniane e della loro lotta diventata di e per chiunque, così sarà giovedì 9 marzo allo spazio Gloria del circolo Xanadù con il messaggio potente di Be my Voice, così è stata anche la sera dell’8 marzo al circolo Mirabello (parte insieme alle altre due iniziative del calendario condiviso della rete Intrecciat3) con la presentazione di Sister Resist, il libro della speaker di Radio Popolare Clarice Trombella: venti donne, venti (bellissimi) ritratti di note, vita e lotta nella musica contemporanea.

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Sotto lo stesso cielo, sopra la stessa terra

Otto marzo di molte rivendicazioni e poche mimose (d’altra parte il clima in feroce rivoluzione verso l’umanità distratta ha garantito una fioritura precoce un mese fa, sguarnendo – nella tragedia, per fortuna, in questo caso – le mani di chi “festeggia il gentil sesso” per ventiquattro ore appena, salvo poi riprendere il solito arrogante, indifferente e vessatorio trantran) anche a Como.
Forse proprio la carenza di omaggi floreali può essere spunto di riflessione sul senso di una giornata come quella dell’8 marzo, nata negli scioperi e nella volontà fiorita in molte e molti di cambiare il mondo fino a renderlo abitabile per tutte, tutti, tuttu. Il mondo è cambiato, ma al posto di un giardino di pace e diritti assomiglia sempre più a un deserto di coscienze.

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11 marzo Fermiamo la strage

La strage di Cutro non è stato un incidente imprevedibile. È solo l’ultima di una lunghissima serie di tragedie che si dovevano e si potevano evitare. Le persone che partono dalla Turchia, dalla Libia o dalla Tunisia sono obbligate a farlo rischiando la vita a causa dell’assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo.

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