Il consiglio comunale di lunedì 16 giugno 2008

Supino chiede chiarimenti al sindaco sugli incarichi plurimi di Gandola. Lombardi attacca i venditori di ombrelli ambulanti. Continua il dibattito sulla Consulta per la famiglia del Comune di Como, per Magatti «un’operazione ipocrita».

Problemi dei trasporti al centro delle dichiarazioni preliminari del Consiglio comunale di lunedì 16 giugno. Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco di relazionare sulla risposta di Gianandrea Gandola presidente di Spt sul perché dell’accumolo di cariche che comporta «uno stipendio di 71 mila euro circa, per un’azienda di tre milioni di fatturato di cui il 50 per cento derivante dagli affitti degli immobili, un rapporto sproporzionato». Inoltre ha aggiunto il consigliere di Rifondazione essendo Gandola nominato dalla Provincia si crea una sproporzione all’interno del consiglio di amministrazione a favore di quest’ultima «bisogna valutare la tutela del patrimonio comunale». Silvia Magni, Pd, ha invece segnalato che in alcune pensile non sono stati cambiati gli orari dei bus creando disagi per gli utenti.
Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, ha sottolineato la chiusura dell’autosilo di via Auguadri, per essere utilizzato dalle persone coinvolte per l’organizzazione, durante l’intera giornata della Notte bianca, quando «avrebbe potuto essere aperto sino alle sei di sera all’inizio dell’iniziativa». Un a perdita per i commercianti del centro che , per il consigliere forzista, subiscono anche la concorrenza dei venditori ambulanti dio ombrelli, che da qualche settimana si incontrano per le vie della città murata, che per quanto riguarda il tempo «portano pure sfortuna!».
Prima della prosecuzione della discussione sulla è stato reso noto il ritiro della mozione di sfiducia all’assessore Enrico Cenetiempo, ex Udc, proposta dal capogruppo Udc Luigi Bottone. Quest’ultimo ha motivato il ritiro della stessa per il mancato rispetto dei tempi tecnici per la sua discussione, un’affermazione che ha stupito il presidente del Consiglio Mario Pastore «lei era presente alla riunione dei capigruppo quando è stato deciso di discuterla oggi, avrebbe potuto far presente che era necessario discuterla prima».
Il consiglio ha così ritornato a parlare della Consulta famigliare.
Marcello Iantorno, Pd, ha risposto agli attacchi alla proposta portati dall’area liberal di Forza Italia, la Consulta non sminuirebbe i poteri e le competenze del Consiglio «le sue decisioni non avranno caratteristiche di obbligatorietà e vincolo». La famiglia poi ha sempre avuto per il consigliere democratico un posto speciale nella legislazione a partire dal diritto romano, sino al Codice civile italiano dell’Ottocento e del Novecento, passando per il Codice napoleonico.
Un’impostazione “alta” del dibattito come sottolineato dal primo cittadino: «Mi sembra che si sia voluto dare un tono di importanza su questa delibera che è sì significativa, ma non fino al punto in cui si è arrivati». «Qualcuno è andato fuori strada» ha aggiunto Bruni. «La famiglia è il fondamento della nostra società: un uomo e una donna, che se hanno la grazia di nostro Signore e se li vogliono fare, dei figli». La Consulta servirà per il sindaco per avere un rapporto vero con il territorio in piena libertà però: «Se non ci si incontrerà con loro si dirà anche di no».
È quindi incominciata la discussione dei 13 emendamenti proposti sia da maggioranza che dalla opposizione. Il primo presentato da Franco Fragolino, Pd, per il cambiamento del nome mettendo l’accento sulle associazioni famigliari è stato bocciato, così come il secondo, presentato da Iantorno, che avrebbe voluto aggiungere un riferimento all’articolo 2 della Costituzione. Non è passato neanche l’emendamento sei, proposto da Iantorno, che chiedeva alcuni ritocchi sulle relazioni che la Consulta dovrà dare al Comune e il primo punto del cinque, sempre del consigliere del Pd. Il terzo emendamento che chiariva alcuni aspetti procedurali è passato a grande maggioranza esattamente come il primo punto del quarto e gli ultimi due punti del quinto delle preposizioni migliorative che chiariscono dei punti del regolamento della Consulta sulla rappresentanza comunale nella stessa. La seconda parte del quarto emendamento è stata trasformata dai proponenti in un ordine del giorno per il reperimento di una sede e per la consulta e lo stanziamento di un budget per rendere veramente indipendente la struttura futura.
Una discussione che ha profondamente irritato il consigliere Bruno Magatti, Paco, per cui la Consulta non è che una «mostruosità», che serve solo per «accreditare se stessi a sostegno di questa iniziativa e far diventare autorevole un organo che non sembra capace di esprimere qualcosa di particolare». Anche sulla questione del budget per la nuova struttura Magatti ha attaccato i suoi difensori «da due anni non ci sono più soldi per l’attività corrente dei gruppi consiliari e si fa fatica a fare politica per i rappresentanti eletti democraticamente». Dello stesso parere Roberto Rallo: «Facciamoci dire quanto costerà questo giochino». Per il consigliere di Paco la costituzione del nuovo organismo è una «operazione ipocrita. Fare lobby per qualcuno che ha bisogno di accreditarsi presso determinate lobby». Giovedì prossimo il consiglio continuerà la discussione sugli emendamenti e l’ordine del giorno rimasti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 12 giugno 2008

Ritirata la delibera sul regolamento di accesso agli asili nido comunali. Verrà riproposta una nuova versione dopo l’estate. Bloccata la possibilità di fare ostruzionismo a oltranza. È iniziata la discussione sulla Consulta comunale per la famiglia.

Ritirata la delibera sul regolamento per i servizi alla prima infanzia nel Consiglio comunale di giovedì 12 giugno. Il sindaco Stefano Bruni non ha voluto «continuare un iter per un testo complesso, con risultati incerti» ed ha deciso di «ritirare la delibera per riproporla successivamente, appena dopo l’estate». Una scelta motivata dal fatto che «con gli emendamenti ed i subemendamenti c’era il rischio di non rendere omogeneo il testo finale e di non andare incontro alle richieste degli uffici che chiedono un metodo per formare graduatorie evitando gli innumerevoli pareggi che li mettono in imbarazzo». Per Donato Supino, Prc, «un ritorno al buonsenso».
Nella seduta precedente Bruno Magatti, Paco, aveva chiarito, con l’avvallo del vicesegretario generale Emoroso, la possibilità di fare ostruzionismo con la presentazione di subemendamenti. La risposta dell’Ufficio di presidenza del consiglio ha quindi cercato di limitare questa possibilità con una interpretazione restrittiva. Una nuova spiegazione regolamentare che ha fatto inalberare alcuni consiglieri: Supino ha stigmatizzato il fatto che «ogni volta che si incontra un intoppo lo si toglie di mezzo con atteggiamenti di maggioranza» per di più con un provvedimento forzato perché «non è vero che la materia non è disciplinata», una interpretazione condivisa da Marcello Iantorno, Pd, per cui «quando le cose sono chiare non hanno bisogno di essere interpretate».
Mario Lucini, Pd, ha proposto di riflettere sull’argomento e posticiparne la discussione, mentre Luca Gaffuri, Pd, condividendo lo spirito del provvedimento, per una maggiore funzionalità del Consiglio, ha chiesto una interpretazione più simile a quella di casi analoghi trattati nel Regolamento.
Tentativi di calmare gli animi sono giunti da parte della maggioranza con la proposta di Claudio Corengia, An, di un gentlemen’s agreement. Una posizione inaccettabile per Ma gatti: «Ora che sappiamo di avere questo strumento dovremmo cercare di non usarlo. In questo sistema maggioritario sappiamo bene chi tiene il manganello. Questa è una interpretazione soggettiva e politica del Regolamento e sappiamo tutti che le procedure sono il fondamento della democrazia se no non c’è più democrazia».
La nuova interpretazione è stata quindi approvata con un voto trasversale. Anche parte delle minoranze ha votato a favore della proposta dell’ufficio di presidenza e parte della maggioranza, come Roberto Rallo, Fi, e Guido Martinelli, Lega, che hanno votato contro.
L’assessora Veronelli ha successivamente presentato il progetto di Consulta comunale per la famiglia e il regolamento annesso. Una nuova struttura per l’assessora che rientra in un percorso di sviluppo e tutela della famiglia che ha già visto la nascita, nel 2001, della Consulta regionale e che lo sviluppo a livello locale di simili esperienze, «per consentire di coinvolgere e valorizzare la associazioni famigliari», innanzitutto a Verona, dal 1997, per poi essere adottate a Bergamo, Brescia e Marsala. La nuova struttura dovrà quindi a servire per Anna Veronelli a «incentivare una cultura per la famiglia e della famiglia».
Un tema delicato che supera le contrapposizioni tra gli schieramenti tanto che dopo il passaggio in Commissione la proposta ha raccolto solo due voti favorevoli, quattro contrari e due astensioni.
Per Magatti le consulte dovrebbero essere approntate solo per particolari Categorie che non riescono ad essere rappresentate dalla politica come immigrati extracomunitari o portatori di handicap perché «l’appartenere e vivere la famiglia è un’esperienza diffusa fra i consiglieri comunali e non si capisce perché delegare ad altri questo ambito». Tanto più che pur apprezzando il lavoro delle associazioni per la famiglia, un ambito che conosce e di cui fa parte, non lo ritiene così aperto anzi «un po’ élitario». Per il consigliere di Paco la discussione sulla famiglia in comune è paradossale quando 50 bambini sono rimasti fuori dagli asili nido restando nelle liste di attesa dovendo così rivolgersi al privato sociale. Un mondo per Magatti di cui le associazioni famigliari, tramite reti di associazionismo, cooperative, fanno parte. «Si fanno delle grandi dichiarazioni di principio demagogiche – ha concluso il consigliere di Paco – vi invito a ritirare la delibera».
Un altro punto di vista quello di Franco Fragolino, Pd, «sono complessivamente d’accordo, ma bisogna chiarire alcuni punti». Per il consigliere del Partito democratico non bisogna fare confusioni fra i ruoli e accavallare il forum delle associazioni famigliari e la Consulta per la famiglia «che non può essere la fotocopia della prima». «La consulta – ha continuato Fragolino – dovrà essere lo strumento dell’amministrazione che parla con la città che deve potere lavorare in piena autonomia ed essere quindi dotata di un proprio budget». Sostanzialmente a favore anche Gaffuri: «la famiglia è uno dei soggetti più deboli presenti nella nostra società, tutte le statistiche parlano delle grandi difficoltà economiche e relazionali di questo soggetto».
Contraria alla Consulta anche l’area liberal del gruppo di Forza Italia. Per Roberto Rallo «bisogna porsi il problema della rappresentatività di queste associazioni» anzi la loro promozione come vere rappresentanti della volontà della popolazione «è un atteggiamento fascista di chi non crede nella democrazia rappresentativa». Un attacco diretto anche all’assessora «se c’è bisogno della consulta vuol dire che c’è un black-out, non c’è connessione, fra te e il mondo dell’associazionismo». Stefano Rudilosso, Fi, si è invece interrogato su chi e cosa rappresentano le associazioni delle famiglie e ha chiesto di definire cosa s’intende per famiglia perché parlarne in generale «significa parlare di tutto o nulla».
La serata si è conclusa con la provocazione di Supino che ha chiesto se eventualmente anche associazioni a favore delle famiglie omosessuali possano entrare a far parte della Consulta e con Giampiero Ajani, Lega, che ha chiesto se la struttura proposta comporterà oneri per le casse comunali. La discussione è quindi stata rimandata al prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Presidio sindacale all’ingresso dell’ospedale Valduce per il mancato rinnovo contrattuale per la sanità privata

Venerdì 13 giugno di fronte all’ingresso dell’ospedale Valduce si è tenuto un presidio indetto dalle Rsu dei lavoratori del campo della sanità privata per dar voce alla protesta contro il mancato rinnovo del contratto da ben due anni e mezzo.
Sono tredici i contratti di lavoro esistenti in Italia con gli enti privati, i dipendenti di questi e le loro rappresentanze sindacali chiedono una loro unificazione e un collegamento al contratto pubblico.
Le associazioni datoriali (Aris, Aiop, e Fondazione don Gnocchi) rifiutano di sedersi a contrattare. Il pericolo – espresso da Fiorella Merlini della Fp Cgil – è che il contratto venga trasformato da nazionale a regionale, questa mutazione potrebbe trasmettersi su tutti gli altri settori lavorativi che vedrebbero diminuire il loro potere contrattuale.
Intanto infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti, tecnici sanitari, amministrativi e dirigenti continuano a garantire professionalmente i servizi sanitari ai cittadini nonostante la crisi contrattuale. Soprattutto gli asa (ausiliari socio-assistenziali), che svolgono le mansioni di base all’interno delle strutture assistenziali, sono i più a rischio e i meno considerati. Cresce sempre di più la competizione con i lavoratori provenienti dall’estero e molti guardano alla Svizzera come possibile “terra promessa” dove poter recepire un salario adeguato.
Il Valduce, il secondo ospedale della provincia, è destinato con lo spostamento del Sant’Anna a diventare la maggiore struttura ospedaliera comasca e sicuramente la più importante nella città di Como. Sono ben quattrocento gli infermieri dipendenti all’interno dell’azienda privata, ma solo una decina quelli fuori dall’ingresso a manifestare il proprio dissenso. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 10 giugno 2008

Nel Consiglio comunale di martedì 10 giugno le opposizioni fanno ostruzionismo contro l’emendamento discriminatorio nei confronti degli extracomunitari nel settantesimo della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di martedì 10 giugno Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha chiesto di trovare «una qualche via di uscita» per la situazione del bar battello a lago che soffre del cantiere per le paratie, Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di mettere in sicurezza l’ex asilo nido di P. Chiasso, attualmente abbastanza facilmente accessibile per le persone non autorizzate, e Donato Supino, Prc, ha chiesto di «fare una verifica sul percorso estivo della linea urbana 3, che collega la stazione delle Ferrovie Nord di Grandate-Breccia con quella di Como-Camerlata, senza neanche permettere l’interscambio con la linea 6 attestata alla Motorizzazione civile». Uno spreco per il consigliere di Rifondazione per un percorso che «non viene utilizzato dai cittadini».
Il Consiglio ha quindi votato, e approvato con il solo voto contrario delle minoranze, l’emendamento al Regolamento per i servizi alla prima infanzia ritenuto discriminante dalle opposizioni che abbandonata l’aula, nella seduta precedente, avevano fatto venire a mancare il numero legale.
Il dibattito si è così incentrato su una altro emendamento allo stesso regolamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale che chiedeva 5 punti in più in graduatoria per un bambino con entrambi od un genitore italiano, 3 se comunitario e 0 se extracomunitario.
Durante l’illustrazione della proposta lo stesso presentatore Claudio Corengia, An, ha fatto dell’ironia dichiarandosi certo che quanto presentato sarebbe stato bollato come «contrario ai diritti dell’uomo». Il consigliere di Alleanza nazionale ha poi continuato «non c’è nessun intento punitivo, discriminatorio, di razzismo o di violare i diritti di chicchessia, solo ribadire che i cittadini italiani debbano avere un punteggio superiore nel momento in cui si stilano le graduatorie». «Un concetto che deve essere esteso ad altre situazioni – ha continuato il consigliere – come le case popolari».
Questo emendamento, così come presentato, ha avuto un parere negativo da parte dei tecnici del Comune e, interrogato in proposito, l’avvocato Fabiano ha spiegato come avrebbe potuto essere migliorato venendo «impostato in un’altra direzione, di ragionevolezza, su un criterio quantitativo».
Aperta la discussione Mottola ha definito la proposta «un’offesa per la specie umana», Bruno Magatti, Paco, ha parlato di una «situazione imbarazzante quando si parla di un avanzo di 15 milioni, come se il Comune dovesse fare profitti come un’azienda, e si discute su chi deve accedere e non sul costruire servizi», mentre per Marcello Intorno, Pd, «è aberrante che nel Consiglio comunale di una città civile ed europea entrino elementi che dovrebbero essere consegnati alla pattumiera della storia».
Pronta la risposta del primo cittadino Stefano Bruni: «Si usano sempre paroloni grossissimi, secondo me a sproposito in questo caso. Oggi la situazione dell’accesso ai nostri nidi vede una sempre maggiore occupazione di posti da parte di famiglie extracomunitarie, questo perché i nostri meccanismi di accesso non prevedevano che la tipologia famigliare fosse quella che è oggi». «La presenza di italiani negli asili nido – ha continuato il sindaco – è minoritaria o largamente minoritaria. Una situazione penalizzante per i figli dei comaschi. Questo emendamento va nella direzione di correggere un’anomalia, una disparità di trattamento».
Quindi, anche dopo il parere tecnico dell’avvocato Fabiano, Marco Butti, An, ha chiesto una sospensiva per valutare eventuali modifiche e dopo i 5 minuti, che sono diventati tre quarti d’ora, la seduta è ripresa.
La nuova proposta presentata è stata quindi quella di istituire «una percentuale minima dell’ottanta per cento per ciascuno asilo ai bambini con uno od entrambi i genitori italiani», nel caso in cui non fossero sufficienti le domande la priorità spetterebbe ai figli dei comunitari e solo quando anche queste saranno esaurite «potranno essere ammessi tutti gli altri bambini». Anche nella Germani nazista venne approvata nel 1933 la Legge contro il sovraffollamento delle scuole e università tedesche che ridusse il numero dei non ariani al 1,5%.
Mario Lucini, Pd, ha così rilevato che i residenti in città, italiani e non, che lavorano e pagano le tasse non sono più uguali «ma qualcuno è più uguale degli altri» e ha ricordato le cifre ufficiali: su 485 bambini iscritti agli asili nido 125 sono i bambini stranieri, il 25,7%, con una punta del 63% in un unico asilo, a Camerlata, e picchi del 40% in via Passeri e in via Italia Libera. Ed ha terminato affermando che «se passa questo emendamento sarà una vergogna per la nostra città!».
Dopo un chiarimento tecnico sulla possibilità di proporre subemendamenti, così come fatto dalla maggioranza, le minoranze hanno fatto ostruzionismo proponendone quasi trenta. La seduta è stata così aggiornata a giovedì 12 giugno. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il secondo incontro del Circolo comasco per la decrescita felice

Secondo incontro del Circolo comasco per la decrescita felice martedì 10 giugno, ospite della serata Massimo De Maio, coordinatore dei circoli territoriali.

Alle diciassette persone presenti Giuseppe Leoni promotore del Circolo comasco ha ricordato i due scopi primari del gruppo: uno di natura più generale e politica che è quello di tentare di orientare il mercato, forse il più difficile da raggiungere, e l’altro di carattere locale, cioè cercare di aumentare il numero di aderenti in provincia di Como. Il portavoce ha sottolineato che la prima uscita pubblica del gruppo avverrà durante la fiera L’isola che c’è, alla quale il Circolo sarà presente con un banchetto.
Massimo De Maio ha riassunto la storia dell’Mdf che si è costituito il 15 dicembre del 2007 per volontà di Maurizio Pallante. Il movimento nasce dalla necessità di dare un’applicazione al pensiero e alle teorie sulla decrescita elaborate prima da Nicholas Georgescu-Roegen e poi da Serge Latouche. L’assunto principale della teoria è che la crescita economica costante non sia sostenibile per l’ecosistema. Quindi il pil deve perdere il suo valore di indicatore effettivo dell’aumento del livello di benessere. Il Movimento propone di muoversi collettivamente per diminuire la produzione di beni, ma non ridurre allo stesso tempo il livello di civiltà. La teoria della decrescita si sviluppa dal concetto di risorsa finita e non infinita che invece regge il sistema economico vigente.
L’Mdf è un’associazione di promozione sociale che muove i suoi passi seguendo un preciso decalogo:

1.Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.

2.Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.

3.Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci.

4.Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono.

5.Fare comunità

6.Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”.

7.Ripensare l’innovazione tecnologica.

8.Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future.

9.Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro.

10.Diffondere i principi del Movimento per la Decrescita felice in ambito politico.

I circoli locali sono però realtà autonome, alle quali non viene richiesto di seguire alla lettera tutto il decalogo, che possono tra l’altro integrare con nuove idee e strategie in linea con la teoria di base sulla decrescita felice. Le attività che i singoli gruppi territoriali possono portare avanti sono molte e svariate: delibere da presentare alle proprie Amministrazioni, banchetti informativi, adesione a gas. L’Mdf darà solamente se richiesto un supporto tecnico per determinate iniziative.
Nel dibattito che ha chiuso l’incontro è stata evidenziata l’esigenza di “fare gruppo”, di conoscere e approfondire quali sono le tematiche toccate dalla decrescita felice per poi sensibilizzare altre persone. Un’altra caratteristica importante dell’Mdf è quella di voler essere un contenitore concettuale di una serie di pensieri e iniziative presenti sul territorio.
Per informazioni o adesioni tel. 031.880129 o 335.6574682, e-mail leoni.giu@tiscali.it, Internet www.decrescitafelice.it. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Sanità privata ai ferri corti

Mentre esplode a Milano il caso Santa Rita, 150 mila lavoratori della sanità privata, di cui circa 3.500 a Como aspettano da 29 mesi il rinnovo del contratto. Le Rsu hanno organizzato un presidio davanti all’ospedale Valduce venerdì 13 giugno dalle 10.30.

Il contratto è scaduto da 29 mesi, ma le associazioni datoriali non vogliono metter mano al portafogli: così le Rsu dei 150 mila lavoratori della sanità privata hanno indetto dieci giorni di mobilitazioni in tutta Italia dal 3 al 13 giugno, a Como un presidio venerdì 13 dalle 10.30 al Valduce, secondo ospedale della provincia.
«Il 31 dicembre 2005 scadeva il contratto nazionale – spiega Fiorella Merlini, rappresentante della Fp Cgil – da allora aspettiamo il rinnovo della parte normativa, quadriennale e di quella economica biennale. Oggi quindi dovremmo discutere del secondo rinnovo economico, mentre non abbiamo ancora trovato un accordo sul primo». Ma chi sono gli attori in gioco? «Le associazioni datoriali sono tre – continua la Merlini – Aris che riunisce le strutture religiose come il Valduce, Aiop che invece rappresenta quelle di tipo imprenditoriale e infine la Fondazione don Gnocchi, sempre di stampo religioso, che è l’unica disponibile a rinnovare il contratto, anche se ha poco peso nella vertenza, contando in tutta Italia solo 3.500 dipendenti. Le altre associazioni sono disponibili a rinnovare la parte normativa, che però è già soddisfacente, mentre vogliono fare il gioco sporco sulla questione economica: chiedono che siano le regioni, come per gli ospedali pubblici, a stanziare i finanziamenti per gli stipendi. Questa richiesta è incompatibile con il carattere imprenditoriale delle strutture sanitarie private e rischia di compromettere il ruolo del contratto nazionale, se altre regioni come ha già fatto la Sardegna, cedessero alle richieste delle associazioni»
Per ora nulla si è mosso da parte del Ministero e dalle Regioni, nonostante i solleciti dei sindacati. Asa, oss e infermieri professionali (le tre categorie interessate dal contratto) continuano a svolgere un servizio essenziale per la vita di ognuno senza un adeguamento dei salari al costo della vita e in condizioni economiche peggiori dei colleghi pubblici. Ed è solo grazie all’indennità di turno che gli ausiliari socio-assistenziali, coloro che negli ospedali fanno il “lavoro sporco”, riescono a raggiungere i mille euro al mese, lavorando anche i festivi e su turni che prevedono la notte. «Nel frattempo – conclude la Merlini – i “signori della sanità” privata, che in Lombardia fanno capo all’Aiop, ingrandiscono le proprie strutture e trovano i fondi per quotarsi in borsa». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Appalti pubblici. trasparenza, lotta alle infiltrazioni mafiose, clausole sociali e ambientali

Un convegno organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo a Villa Gallia a Como sabato 7 giugno.

Una ventina, tra cui alcuni amministratori locali, i partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo, a Villa Gallia sugli appalti pubblici e le infiltrazioni mafiose per il percorso Municipi sostenibili. Dopo un’introduzione del direttore del Coordinamento Claudio Bizzozero è intervenuta Enza Rando, responsabile dell’ufficio legale di Libera ed ex presidente dell’associazione Avviso pubblico.
«Avviso pubblico è un’associazione di enti locali nata dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio in un momento in cui le pubbliche amministrazioni si sentivano sole. Nello stesso periodo è nata anche Libera e si sentiva l’esigenza di mettersi insieme, di creare delle reti di contatti fra le amministrazioni del Nord e del Sud» per promuovere «politiche di trasparenza contro le mafie».
L’esponente di Libera ha quindi portato la sua esperienza: «Io ho fatto parte di una amministrazione comunale, che precedentemente era stata sciolta per mafia, dove i mafiosi per garantirsi il controllo del territorio davano fuoco alle opere promosse dall’amministrazione. Come una scuola pubblica in un quartiere che forniva loro la manovalanza di base. Una situazione che sarebbe cambiata dando l’opportunità ai ragazzini di frequentare la scuola che si è potuta aprire solo dopo un presidio continuo della struttura grazie anche all’aiuto dei sindaci di Avviso pubblico». Un esempio del ruolo importante degli amministratori comunali che si spendono in prima persona tanto che esistono tristi primati come «la Calabria che è la regione con il più alto numero di attentati contro gli amministratori pubblici».Enza Rando ha poi spiegato cosa fare contro le infiltrazioni mafiose «innanzi tutto prima di fare l’appalto l’opera pubblica deve essere progettata bene non lasciando spazi di aleatorietà nel progetto, per non permettere espansioni ulteriori. Per quanto riguarda il bando di gara la legge Merloni ha cercato di stabilire linee di controllo più rigide» inoltre .«si deve uscire dalle proprie aule. Anche se gli appalti sono fatti nel pieno rispetto della legalità formale non si va a controllare i cantieri, per vedere effettivamente il lavoro come viene svolto». Un altro aspetto è quello dei subappalti «ora il legislatore prevede il controllo delle qualità tecniche e morali di chi concorre per un appalto, ma autorizza il subappalto» ed è qui che si inserisce la mafia «controllando parti importanti del cantiere come il movimento terra o, subito dopo la costruzione, le forniture per l’edificio». Uno strumento per contrastare questo fenomeno può essere quindi per l’esponente di Libera quello di «chiedere una carta dei valori o codice etico per il rispetto delle regole».
Ilaria Ramoni, di Libera Lombardia e dell’ufficio legale nazionale di Libera, ha esordito ricordando come anche la nostra regione non è immune dalle infiltrazioni mafiose «la Lombardia è la quarta regione per i beni confiscati alla mafia e in questa graduatoria la provincia di Como viene subito dopo quella di Milano» in aggiunta ha ammonito «non bisogna dimenticare che con Expo 2015 arriveranno molti investimenti e dove ci sono investimenti pubblici cerca di arrivare anche la criminalità organizzata». Anche per lei «i patti di integrità sono accordi, in Lombardia apripista è stato il Comune di Milano, allegati al bando pubblico che possono essere uno strumento ulteriore. Grazie a questi si è riusciti, facendovi riferimento, anche a revocare degli appalti dati a ditte che non li rispettavano».
L’ultimo intervento è stato di Marco Boschini, dell’Associazione dei Comuni virtuosi, che ha spiegato come «mafia, ambiente e legalità vanno assieme». Al centro del discorso è sempre la gestione del territorio «Cassinetta di Lugagnano in provincia di Milano ad esempio è riuscita a approvare un Piano regolatore di crescita zero. Dopo un lavoro svolto nel corso di alcuni anni». Diminuire la cementificazione del territorio ma anche delle emissioni e degli sprechi l’assessore del Comune di Colorno, vicino a Parma, ha spiegato anche le esperienze intraprese nel suo Comune per diminuire l’impatto ambientale delle strutture comunali che ha una ricaduta economica «per un paese piccolo con un migliaio di punti luce con interventi sulla rete si riesce a risparmiare 30 mila euro l’anno», o sulla raccolta differenziata che ha portato nel volgere di un anno, con la raccolta porta a porta a passare dal 30 al 70 per cento. Nel dibattito che è seguito gli amministratori locali hanno chiesto alcuni chiarimenti ai relatori sulla diminuzione dell’impronta ecologica e sulla definizione degli atteggiamenti mafiosi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Donato Supino non partecipa al congresso di Rifondazione comunista

Donato Supino, capogruppo nel consiglio comunale di Como di Rifondazione comunista, sceglie di non partecipare al congresso che sta lacerando il suo partito: «Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».

Donato Supino, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista del Comune di Como, rimarrà fuori dal dibattito congressuale che coinvolge il suo partito dopo la disfatta elettorale alle ultime elezioni politiche.
«Sono l’ultimo rimasto dei fondatori di questo partito che considero un po’ come una mia creatura» esordisce l’esponente comunista per cui «i bisogni da cui è nata l’esperienza di Rifondazione sono ancora presenti nella società attuale. Gli ultimi vengono ancora trattati in maniera discriminatoria e viviamo in una città in cui il 20 per cento della popolazione non arriva alla fine del mese e si affida all’assistenza di associazioni come la Caritas. Un fenomeno che coinvolge non solo chi è disoccupato, ma anche chi lavora e nonostante questo rimane povero. Rimangono poi aperte questioni come la sicurezza sui posti di lavoro, quella ambientale, di genere».
Lo scontro interno alla sua formazione preoccupa Supino memore delle diverse divisioni che hanno avuto luogo nel corso degli anni e che non vorrebbe rivivere: nel ’98 quella guidata da Diliberto e Cossutta dei Comunisti italiani e nel ’95 quella dei Comunisti unitari, il cui esponente principale a Como era Mauro Guerra.
Una fase vissuta ultimamente con un certo distacco anche per una dissonanza rispetto all’interpretazione politica degli ultimi avvenimenti: «Dopo la sconfitta alle amministrative del 2007, a parte qualche eccezione, non sono riuscito a fare capire che era necessaria un’inversione di rotta. Si è continuato a fare la stessa politica senza tenere presente perché la gente non ci votava più. Oggi siamo anche di fronte alla sconfitta alle politiche; una disfatta storica, dal dopoguerra ad oggi i comunisti sono sempre stati in Parlamento, e drammatica, penso alle persone che avremmo dovuto rappresentare».
Per il consigliere comunale comunista Rifondazione si è chiusa in un dibattito interno scoraggiante verso il quale dichiara di non avere interesse «si presentano cinque mozioni per un partito che, con l’alleanza della Sinistra l’Arcobaleno, ha raggiunto il 3 per cento». Per di più incalza Donato Supino «da questo scontro interno non nasce un’analisi della società che proponga soluzioni ai problemi reali, ma le differenti mozioni vengono utilizzate in una logica di rapporti di potere interno al partito». Proprio per questo continua il consigliere comunale «non ho rinnovato ancora la tessera. Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».
Un atteggiamento che per l’esponente di Rifondazione porta anche a un blocco «dello sviluppo di apertura delle alleanze con le forze della sinistra che vogliono operare in maniera unitaria nelle istituzioni e nei settori dello scontro sociale».
Per Donato Supino la Sinistra l’Arcobaleno non ha raggiunto il suo obiettivo «perché non è stata l’espressione di una convergenza dal basso, ma una scelta verticistica delle segreterie che non sono riuscite a coinvolgere la base dei partiti e le forze sociali che vi facevano riferimento. Si è creata una coalizione poco credibile e non si sono coinvolte, salvo qualche eccezione, quelle forze che sarebbero state un valore aggiunto. La scelta di Bertinotti di caratterizzare il voto alla Sinistra Arcobaleno come un voto per lo scioglimento del partito ha, insieme al voto utile, penalizzato il risultato elettorale. Inoltre la scelta dei candidati è stata fatta con un metodo sbagliato non c’è stata la volontà politica di attuare un vero confronto con gli iscritti e le strutture periferiche del partito». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il modello lariano di turismo sostenibile

«Lo sport è la seconda ragione che genera turismo al mondo, dopo la religione» parole dell’assessore al marketing territoriale Achille Mojoli, che ha presentato il modello lariano di «turismo sostenibile»: sport e wellness per destagionalizzare le presenze.

Implementare le strutture ricettive comasche con impianti sportivi e di benessere, è la strategia pluriennale scelta dall’amministrazione provinciale per sviluppare il turismo lariano. «Un’iniziativa di marketing territoriale – ha spiegato l’assessore allo sport Achille Mojoli – che vede la partecipazione di più attori: i protagonisti saranno ovviamente le strutture ricettive a cui viene offerta l’opportunità, grazie ai finanziamenti della Banca Carige e l’esperienza delle associazioni sportive, di aumentare le proprie attrattive con progetti ad hoc nel rispetto e in sinergia con il territorio». I dettagli del piano saranno presentati mercoledì 11 in un convegno specifico a cui sono invitati gli operatori del settore, assieme alle amministrazioni locali e alle associazioni sportive, ma l’assessore ha dato qualche anticipazione: «Occorre valorizzare al massimo le risorse del territorio. Ad esempio mettendo a disposizione degli appassionati di vela le barche della Lillia, campionesse mondiali, o costruire pacchetti turistici per golfisti che prevedano l’ingresso nei migliori green provinciali, primo fra tutti quello di Villa d’Este». Una strategia di nicchia quella scelta dall’amministrazione, che intende valorizzare le potenzialità turistiche presenti sul territorio ora poco sfruttate e per questo si autofregia del titolo di “turismo sostenibile”. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

L’assemblea dell’associazione I Bambini di Ornella

Si è svolta venerdì 6 giugno alla Ca’ d’Industria a Como l’assemblea dell’associazione I Bambini di Ornella sono state riconfermate le cariche sociali in una serata anche di svago. Il fondatore del sodalizio Severino Proserpio ha illustrato le iniziative già avviate e quelle in progetto nella struttura di Kelle.

Una cinquantina di persone si sono ritrovate per l’assemblea annuale dell’associazione i Bambini di Ornella, attiva per l’accoglienza dei bambini di strada in Senegal, dopo un abbondante rinfresco il presidente Vittorio Bernasconi ha parlato degli sviluppi del lavoro a Kelle, in Senegal, e delle possibilità che la crescita del turismo responsabile può aprire alla sviluppo della regione. Il tutto alla luce della maggiore visibilità dell’associazione dopo il conferimento dell’Abbondino d’oro a Severino Proserpio, che ha relazionato sull’avanzamento del progetto, sullo stato dei lavori fatti e sulle proposte future, come quella del microcredito dato che «oltre all’educazione dei bambini abbandonati pensiamo anche ad un loro futuro inserimento nel mondo del lavoro». La serata è stata conclusa dal concerto dei d’AltroCanto.

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