Bruno Magatti

12 maggio/ Immigrazione e Europa

All’Università dell’Insubria, in via Sant’abbondio 12 a Como, venerdì 12 maggio dalle 14,15 alle 16,30 si svolgerà il seminario Immigrazione e Europa, problemi e prospettive. Tra le relatrici Elly Schlein, la parlamentare europea di Possibile che appoggia la candidatura di Bruno Magatti a sindaco di Como.

Che fare con l’amianto

Nella consapevolezza che il mondo in cui viviamo è di una complessità infinita e che nessun elemento critico può essere messo da parte, il circolo di Como di Legambiente ha organizzato – nella mattinata di sabato 8 aprile 2017 in Sala Stemmi del Municipio di Como – un incontro di approfondimento sul tema dell’amianto, un problema di cui – al di fuori di alcuni momenti critici o di alta esposizione mediatico (come in occasione dei processi legati alla responsabilità dell’industria nei casis di tumore) – troppo spesso ci si dimentica.

Sono passati 25 anni dalla legge 257 che “ha messo al bando” in Italia l’amianto – come ha ricordato Enzo Tiso nella sua introduzione – ma questo problema è ancora presente: un divieto arrivato tardi e una necessità di bonifica che ancora non ha raggiunto i livelli indispensabili. Lo ha sottolineato l’assessore Bruno Magatti che nel suo saluto non ha potuto fare a meno di citare il caso Ticosa, con la sua imponente indispensabile bonifica – ormai quasi ultimata -, troppo a lungo e troppo colpevolmente ignorata negli anni passati dalle precedenti amministrazioni e dai vari attori coinvolti, ma che ha messo l’accento anche sulle piccole esigenze quotidiane dei molti privati che si trovano a dover fare i conti con la presenza dell’amianto (e per i quali il Comune di Como sta predisponendo una lista di aziende “certificate” a cui ci si potrà rivolgere per le esigenze connesse alla rimozione e alla bonifica).

Eppure, incredibilmente, la storia dell’amianto è stata – come ha esordito nella sua relazione l’architetto Nicola Varalli, esperto del settore – “una storia di successo”: un materiale le cui caratteristiche di conducibilità termica erano ottimali per un uso isolante, molto elastico, facilmente lavorabile… ma, come si è scoperto abbastanza rapidamente, anche se poi lo si è a lungo nascosto, micidiale nei suoi effetti sulla salute. Le sue minuscole fibre, facilmente inalabili, hanno infatti un ruolo cruciale nella cancerogenesi, ancora più subdola perché latente per anni e decenni. Nella sua disamina generale, Varalli non ha mancato di togliere il velo su alcuni miti, da Steve McQueen morto di mesotelioma maligno forse a seguito delle tute ignifughe indossate per il film girato sulla 24 ore di Le Mans (ma forse per il suo lavoro giovanile sulle navi da guerra americano), fino al mito locale del DAS, la popolare creta “didattica” inventata dal comasco Dario Sala, per molti anni prodotta proprio con polvere di amianto.

Il “problema amianto” copre quindi tutte le possibili dimensioni, dall’infinitamente piccolo allo straordinariamente grande, come è la più grande cava d’amianto d’Europa, tra Balangero e Corio in Piemonte da molti anni sottoposta a un complesso lavoro di Bonifica, dall’esorbitante costo di oltre 30 milioni di euro. Le conquiste di questa pluriennale bonifica sono state raccontate dall’ingegnera ambientale Elisa Lazzari, che non ha taciuto i problemi e le difficoltà, anche quelle in prospettiva… avendo l’esigenza di restituire alla collettività un grande territorio con la coscienza che è costituito – letteralmente – da una montagna di amianto, cioè di veleno.

Quindi, ha riassunto il magistrato Giuseppe Battarino, da tempo impegnato sui problemi ambientali, dobbiamo avere coscienza che il “problema amianto” ha a che fare con la gestione dell’eredità industriale della nostra storia, recente e no: un problema su cui si deve intervenire con la capacità di affiancare ai necessari interventi puntuali anche una visione complessiva, facendo tesoro della necessaria consapevolezza (assai più dilatata nel tempo di quanto normalmente si creda: già una legge del 1909 metteva in guardia sull’esposizione all’amianto!) ma anche della coscienza della sua parzialità. Questa strategia a doppio binario deve, a parere di Battarino, essere messa in campo anche a livello locale, come nel caso della Ticosa, per la cui risoluzione non può essere esclusa anche una notevole dose di “capacità immaginativa”.

Secondo questa filosofia, l’incontro promosso da Legambiente ha affiancato interventi puntuali e concreti (su cosa è accaduto – come i casi di mesotelioma maligno in provincia di Como – e su come si può e si deve intervenire) ad aperture più generali. Poiché non si può intervenire con efficacia senza comprendere la complessità di un problema.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

8 aprile/ Amianto: che fare?

ll Circolo Legambiente di Como Angelo Vassallo  invita sabato 8 aprile dalle 9,30 alle 12,30 nella Sala Stemmi di Palazzo Cernezzi all’incontro Amianto: che fare?, organizzato, con il patrocinio del Comune di Como,  per approfondire il tema  sotto il profilo tecnico, sanitario e giuridico.

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Migranti e senza dimora/ Magatti smentisce: «che il Comune di Como non faccia proprio nulla non può essere detto»

L‘assessore alle politiche sociali Bruno Magatti, intervenendo al Consiglio del Comune di Como del 3 aprile, ha smentito che il Comune non sia sufficientemente attivo sul tema migranti: «[…] al fine di evitare che insieme a informazioni corrette ne girino altre assolutamente approssimative si informa il Consiglio e i cittadini che la città gestisce a sue spese un dormitorio aperto tutto l’anno con 56 posti in via Napoleona che è di proprietà dell’Ozanam (finanziato con 35-40 mila euro), abbiamo la struttura di via Conciliazione che ospita circa 25 persone, abbiamo l’alloggio in via Di Vittorio, abbiamo persone in comunità e in strutture. Abbiamo costituito un Coordinamento territoriale per la grave emarginazione sociale […], abbiamo partecipato al programma aiuti europei per gli indigenti […]. Il problema esiste non c’è dubbio, che il Comune di Como non faccia proprio nulla non può essere detto. […]Il mondo dei senza dimora è delicatissimo e complesso. La struttura Emergenza freddo che il Comune sostiene da quando esiste e che chiude a fine di marzo è conosciuta non soltanto nel territorio di Como, ma anche a persone che sono senza dimora […] che in qualche misura convergono. Ricordo inoltre che il Comune di Como ha una struttura che era stata realizzata per accogliere le emergenze abitative che è la struttura di Prestino in via Sacco e Vanzetti che accoglie 70 richiedenti asilo. L’amministrazione ha chiesto risorse per restituire la struttura ai senza dimora o con difficoltà abitative».

 

Bruno Magatti Civitas Progetto città

Alla fine Bruno Magatti, assessore alle Politiche sociali e all’Ambiente della Giunta Lucini, ha scelto di essere nuovamente candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative con una lista, formata insieme ai consiglieri uscenti ex Pd Raffaele Grieco e Guido Rovi e dalla ex Amo la mia città Eva Cariboni, che si chiamerà Bruno Magatti Civitas Progetto città. Nella conferenza stampa di presentazione del 24 marzo [sul canale di ecoinformazioni già on line tutti i video] è stato spiegato il significato della parola Civitas fondamentale per la lista dando grande rilievo anche alla parola transizione utile per definire il percorso della nuova formazione politica, presentata non casualmente il giorno prima delle primarie del Pd per «evidenziare che non c’è solo quella scelta e che ci sono anche altre offerte». (altro…)

Una targa per Volta

In occasione del centonovantesimo anniversario della morte di Alessandro Volta, l’Accademia delle Arti e dei Commerci Santa Giuliana ha donato al Liceo Classico e scientifico di Como che ne porta il nome una targa celebrativa dello scienziato e docente, realizzata da Marco Arosio della Glass Italia e da Benedetta Frigerio, architetto. La cerimonia, alla quale ha partecipato anche l’assessore Bruno Magatti, si è tenuta martedì 21 marzo. (altro…)

Migranti/ Il consiglio è aperto, la discussione meno

Per fare il punto della situazione dei migranti a Como lunedì 23 gennaio si è tenuto un nuovo consiglio comunale aperto, con la partecipazione di alcune realtà che a vario titolo si stanno occupando della questione. Hanno quindi portato la loro esperienza Roberto Bernasconi della Caritas diocesana, Andrea Anselmi di Medici senza frontiere, Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico, Abramo Francescato della rete Como senza frontiere e don Giusto Della Valle della parrocchia di Rebbio. Assenti ingiustificati, invece, i rappresentanti della Prefettura e quelli della Croce Rossa Italiana, che pure gestiscono il campo governativo di via Regina Teodolinda; hanno preferito non confrontarsi con la città e la sua amministrazione.

In apertura di serata l’assessore alle politiche sociali, Bruno Magatti, riassume in estrema sintesi la situazione, che non è particolarmente cambiata nelle ultimissime settimane: a Como risiedono 850 richiedenti asilo e 120 sono le persone attualmente ospitate nel campo (di cui la metà minori); 119 sono i minori in carico al Comune; ricorda anche che l’amministrazione comunale sta lavorando, nell’ambito delle indicazioni dell’ANCI (l’associazione dei Comuni), per attivare un centro SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), cioè per dare consistenza all’accoglienza di secondo livello, così da uscire – almeno in parte – dall’emergenza (un incontro a livello governativo ci sarà il 26 gennaio); la stessa metodologia di intervento si sta cercando di mettere in campo per affrontare il problema dei minori non accompagnati, in accordo con Save the children e il Coordinamento comasco di assistenza ai minori; e ancora si lavora a una proposta di intervento per i senza fissa dimora, partecipando a un bando FSE, che scade il prossimo 15 febbraio, secondo la parola d’ordine “housing first” (prima la casa). Con questo ventaglio di iniziative, l’amministrazione comunale intende evidenziare che l’unico modo di uscire dall’emergenza è quella di lavorare sulla progettualità; ciò ha tempi non brevi, ma è – a parere dell’assessore Magatti – l’unica possibilità per non arrestarsi sulla soglia dei problemi.

Il primo intervento degli “invitati” è sferzante. Roberto Bernasconi della Caritas esordisce esprimendo un certo disinteresse alla serata, quasi si trattasse di un passaggio superfluo. Basta uscire per rendersi conto della situazione; bisogna farsi partecipi delle fatiche di questo dovere, ma l’accoglienza deve essere “ordinata” e priva di qualsiasi rivendicazione collegata. Sembra di capire che l’accoglienza deve essere questione solo di carità e non di diritti e di politica; d’altra parte la sua analisi sulla situazione generale è secca: le forze in azione sono bloccate sulle proprie posizioni, e ancora più bloccate sono alcune istituzioni, la parte politica è assente, il rischio è quello dell’illegalità diffusa. Non è disposto a stare su un ipotetico banco degli imputati, così come non ritiene che i migranti siano da considerare l’unica e più grave emergenza.

Più informativi i contributi di Andrea Anselmi di Medici senza frontiere e di Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico. Il primo riferisce del progetto che Msf ha attivato tra Como e Ventimiglia per far fronte al disagio psicologico (che a volte sfocia in vero e proprio disagio mentale) di molti migranti (circa il 60% ne soffre); la loro opera è cominciata a metà dicembre, sia presso il campo di via Regina che presso la parrocchia di Rebbio e ha già interessato circa 230 persone in incontri di gruppo e altri 200 in sedute individuali. Il secondo ricorda che la cosiddetta emergenza migranti è alimentata anche dalla carenza di informazioni sui propri diritti e sulle reali possibilità di dar corso al “progetto migratorio”, ed è quindi prioritario attivarsi in questo settore; per questo l’Osservatorio ha promosso un vero e proprio corso di formazione, oltre che organizzare uno sportello per i migranti, ancora in fase di sperimentazione perché a una immediata disponibilità da parte dell’amministrazione comunale ha fatto riscontro una collaborazione piuttosto carente da parte della Prefettura; ciononostante, grazie anche alla stretta collaborazione con analoghe associazioni di avvocati elvetici, si è potuto risolvere la situazione di parecchie decine di persone, cosa che ha contribuito anche ad alleggerire la pressione sul campo di via Regina; in prospettiva, l’impegno per una corretta gestione delle questioni giuridiche collegate alla migrazione non può che approfondirsi anche in considerazione dell’esigenza di tutele provvisorie per i minori ipotizzata nella nuova legislazione al riguardo.

Il portavoce della rete Como senza frontiere, Abramo Francescato, dopo aver brevemente richiamato la storia e gli obiettivi della rete, affronta i problemi del momento, riassunti nell’“emergenza freddo”: sono 1300 le persone che le ronde solidale hanno raccolto in strada da ottobre a dicembre, in situazioni al limite della sopportabilità; dal punto di vista operativo, rivolge un appello al Comune di Como per l’apertura di un dormitorio nell’ex drop–in (in viale Innocenzo XI), aperto alle persone italiane senza fissa dimora e a quelle migranti, per accelerare il più possibile la riattivazione del centro Puzzle di Tavernola e per sondare la possibilità di utilizzare la caserma De Cristoforis, attualmente inutilmente vuota.

Da ultimo, don Giusto Della Valle riporta il discorso sulla dimensione generale del problema: le migrazioni sono da sempre connaturate alle dinamiche umane (negli ultimi mesi a fronte delle 150/180 mila persone arrivate in Italia, almeno 100 mila sono quelle che dall’Italia si sono spostate in altri Paesi); e questa situazione è anche frutto della dialettica tra invecchiamento della popolazione europea e giovinezza dei popoli del “terzo mondo”. In questo processo mondiale, Como non può chiamarsi fuori perché è città di frontiera, e dunque occorre un pensiero politico globale, visto che l’unica chance di non subire è quella di programmare. Certo, Como ha fatto dei grossi sforzi per affrontare il problema: ci sono molti tasselli ma manca ancora il progetto complessivo del mosaico. È indispensabile migliorare la qualità dell’accoglienza (e il Comune può avere un ruolo essenziale nel monitorare le varie situazioni); è indilazionabile affrontare il problema dell’orientamento delle persone migranti, proprio per non limitarsi a subire l’esistente; serve quindi un vero e proprio osservatorio sulle migrazioni, in grado comprendere e di gestire il fenomeno.

Ultimato il giro di interventi, tocca al Consiglio comunale: qualche minuto per porre domande di chiarimento e poi qualche altro per interventi più analitici.

Anche astraendo dalle domande inutilmente provocatorie, da quelle palesemente insensate e da quelle capziose, il panorama che emerge è – come già nei precedenti consigli – sinceramente sconfortante. Fatte le debite (poche) eccezioni, chi siede in Consiglio a palazzo Cernezzi sembra non sapere nulla o quasi della situazione, come se questi sette mesi – con i problemi globali e i non meno essenziali drammi personali – non fossero serviti a niente. E chi poco sa, ancora meno capisce, così che la “questione migranti” scivola spesso in sterili piccolezze partitiche. Non serve a molto rivendicare, da parte dell’assessore Magatti, l’importanza della progettualità; non serve neanche, da parte della consigliera di opposizione Anna Veronelli, chiedere ulteriori approfondimenti sulla questione dei minori (che, nella richiesta di convocazione di consiglio aperto, era per lei fondamentale). La maggior parte dei consiglieri continua a inveire, oppure si disinteressa.

A mezzanotte spaccata, tutti a casa. Per chi ha ascoltato, la serata – certo non risolutiva – non è stata del tutto inutile, ma le orecchie – a palazzo Cernezzi – sembrano a tratti un optional poco richiesto. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Diritti umani/ Il dramma del 10 dicembre dentro e fuori il Campo governativo

8 COMOCOMUNECon una preliminare Celeste Grossi (Paco-Sel) ha ricordato al Consiglio comunale del 12 dicembre come l’impegno per dare valore alla Giornata mondiale dei diritti umani bisogna partire dall’azione nei territori e a Como proprio il 10 dicembre un ragazzo ha tentato il suicidio nel Campo governativo e all’esterno del Campo 74 migranti non hanno trovato altro che un’accoglienza fredda. Il tema è stato ripreso  da Luigi Nessi (Paco-Sel) che ha anche ricordato la fuga dalla guerra di interi popoli e ha chiesto l’impegno per la drammatica situazione di Aleppo e per la Pace in Siria del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani e ha chiesto a Mario Forlano, presidente del Coordinamento comasco per la Pace, di farsi portavoce dell’appello nel Convegno A piedi liberi del 17 e 18 dicembre allo Spazio Gloria. Sulle questioni relative ai minori al Campo governativo è intervenuto anche Bruno Magatti, assessore alla Politiche sociali, che ha dichiarato che la lettera inviata a Renzi e Alfano dovrà essere reiterata agli esponeti del nuovo governo. (altro…)

Diritti negati/ Scelte disumane, serve un Consiglio comunale straordinario

8 COMOCOMUNENelle dichiarazioni preliminari al Consiglio comunale del 17 novembre [al solito in un’aula deserta visto che la maggior parte degli eletti non considera interessanti gli argomenti trattati in questa parte del Consiglio comunale che pure spesso sono fondanti del vivere civile a Como e non solo]   la consigliera Anna Veronelli e il consigliere Luigi Nessi hanno sottolineato la drammaticità della situazione dei minori e non solo date le inadeguate e insufficienti strutture messe a disposizione dal governo in città. La Consigliera Veronelli ha anche chiesto la convocazione di un Consiglio comunale aperto per affrontare la situazione drammatica che   peggiore sempre più. Entrambi si sono chiesti che fine abbia fatto la deliberazione nella quale il Consiglio comunale all’unanimità aveva fatto una serie di circostanziate richieste al sindaco perché ottenesse trasparenza, legalità e diritti umani al Campo governativo e fuori di esso. Anche l’assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti è intervenuto precisando che oggi sono 215 i minori al campo governativo. (altro…)

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