Emilio Russo

Presidio democratico a Como

Un centinaio di persone hanno partecipato al presidio democratico indetto dal Partito Democratico ma aperto anche ad altre forze politiche e sociali, a sostegno del presidente della Repubblica Mattarella, oggetto – dopo le recenti vicende politico-istituzionali – di pesanti attacchi da parte di Lega e Movimento 5 stelle.

Durante la manifestazione, aperta e chiusa dall’inno nazionale, sono intervenuti, oltre al segretario provinciale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, Emilio Russo di Liberi e Uguali, Giacomo Licata della Cgil di Como e Stefano Tosetti di Libera.

Già on line su ecoinformazioni i video della manifestazione di Alida Franchi.

[FC, ecoinformazioni]

Ciclostilato in proprio/ Paulo maiora

Sembra di capire che non si possa fare a meno di parlare della campagna elettorale, della sua conclusione ormai imminente e di ciò che accadrà dopo il 4 marzo. Il rischio, oltre a quello della propaganda, è quello di smarrire il filo logico di una riflessione sulle radici dell’attuale stato delle cose, inseguendo la schermaglia alimentata dalla tempesta quotidiana delle dichiarazioni, dei comunicati, dei sondaggi, dei post sui social, in cui tutti – dico tutti – quelli che scrivono lo fanno ormai per confermare le loro scelte e per cercare di scavalcare gli avversari nella graduatoria dei like.

Gli spunti non mancherebbero, nemmeno se ci si limita a guardarci attorno. Nemmeno quelli che hanno a che fare con la galleria degli orrori, che solo l’abitudine al cattivo gusto e un residuo della buona educazione ricevuta da piccoli (nel mio caso) impediscono di sottolineare come meriterebbero. Come lo sbarco trionfale dei senza vergogna, quelli che hanno il record della peggiore esperienza amministrativa a Como (Comunione e Liberazione e i loro sodali) con Lupi e Vignali in testa, presente un ex sindaco che sarebbe bene consegnare alla damnatio memoriae. O come la simpatica candidata di FI che si raccomanda agli elettori vantando come merito una recente gravidanza. O come gli autogol di quelli che pubblicano le foto dei loro gazebo desolatamente disertati dall’interesse dei passanti e pieni dei manifesti con “quelle facce un po’ così, quell’espressione un po’ così” che di questi tempi hanno quelli del Pd.

Poi, però, in una delle tante iniziative con candidati e supporter, qualcuno interviene e dice una cosa che fa pensare (scusate la parolaccia). Osserva che, a tanti anni dalla nascita dello Stato virtualmente unitario di nome Italia, ci sono ancora almeno tre grandi questioni aperte. La questione meridionale, che sembra allargarsi a mano a mano che la globalizzazione lambisce le lande patrie. La questione del lavoro, che sembra farsi più problematica, in un crescente contrasto con le promesse e l’impegno della Repubblica “fondata sul lavoro”, intaccando il binomio cittadino/lavoratore nel momento in cui la dignità e il valore del lavoro vengono vilipesi da leggi, comportamenti, assuefazione (al “meglio precario che niente”, “meglio sottopagato che niente”, “meglio in nero che niente” ecc.) che feriscono non solo l’idea alta di un modo di intendere il lavoro come l’incrocio tra la realizzazione di sé e il contributo offerto da ciascuno alla società ma anche la stessa idea della cittadinanza democratica. La questione morale, che riguarda non solo la politica e le sue miserie (il familismo dei De Luca, dei Boschi e dei Renzi, per dire, o l’ipocrisia dei grillini presi con le mani nella marmellata proprio sotto le elezioni) ma anche, ad esempio, le liquidazioni milionarie dei banchieri falliti, il mordi e fuggi di imprenditori e banche che svendono Italo «come una start up qualsiasi» (parole di Gentiloni), dopo avere reclamato a gran voce la liberalizzazione delle ferrovie e avere imposto alla collettività costi economici e ambientali per le linee dell’alta velocità, o le inquietanti lottizzazioni della sanità lombarda. E si potrebbe continuare all’infinito.

Dopo oltre un secolo e mezzo, siamo ancora qui a dirci che il progetto di un’Italia sopportabilmente omogenea, capace di dare una prospettiva ai suoi figli e di valorizzare i talenti e le forze di chi lavora, e guidata da una classe dirigente affidabile, non si è ancora realizzato. Che c’è un problema di identità che non c’entra con l’immigrazione ma che ha a che fare con tare antiche che solo un rinnovamento profondo delle classi dirigenti (non solo, ma anche, del ceto politico) potrebbe affrontare. Che serve il coraggio di farsi carico del compito di costruire un blocco sociale (un blocco storico, diceva qualcuno) che sappia reggere l’impegno a un rinnovamento profondo della realtà nazionale in tutti i suoi aspetti. Che sia in grado di produrre e di diffondere una diversa cultura. Quello messo insieme da Berlusconi, che tenacemente riappare nei momenti topici della vita nazionale con la sua forza prepotente e brutale, rappresenta la continuità con il vecchio aggregato di particolarismi, egoismi, trasformismi e disprezzo per i valori civici che è responsabile dello stato di cose attuale. La forza principale che avrebbe potuto e dovuto farsi carico, almeno in parte, di questo progetto, ha scelto, con Renzi, di puntare invece al consenso di quello stesso blocco senza neppure essere in grado di disarticolarlo, come dimostra il suo perdurante declino elettorale. Il “partito della nazione”, in realtà, che prima Renzi si illudeva di costruire in proprio e poi prefigurando l’alleanza con Berlusconi, non è che il tentativo (fallito) di rappresentare quel blocco. Quello che ha lasciato aperte, anzi ha aggravato, le “questioni” di ieri e di oggi. A chi si chiede perché sia stata consumata una rottura nel campo del centrosinistra, in fondo, è facile rispondere che le ragioni di fondo stanno tutte qui. E anche, nel nostro piccolo, a chi ci chiede: “Perché non sostenete Gori?”. Quello che vuole “Fare, meglio” quello che hanno fatto gli altri.

A chi chiede che cosa fare, risponderei con una sfida: riattualizzare le parole di un grande maestro del passato: «Il moderno principe, il mito-principe, non può essere una persona reale, un individuo concreto; può essere solo un organismo; un elemento di società complesso nel quale già abbia inizio il concretarsi di una volontà collettiva riconosciuta e affermatasi parzialmente nell’azione. Questo organismo è già dato dallo sviluppo storico ed è il partito politico: la prima cellula di cui si riassumono dei germi di volontà collettiva che tendono a divenire universali e totali». Porre le basi, intanto, per un soggetto politico che si faccia banditore e protagonista di una rifondazione dei caratteri della nazione nel segno di un grande processo di cambiamento sociale. [Emilio Russo, dal blog di ecoinformazioni Ciclostilato in proprio]

Anna Falcone a Como: politica per Costituzione

Si sono presentati risoluti e pronti alla lotta politica le candidate e i candidati di Liberi e Uguali all’incontro di giovedì 8 febbraio nella sala conferenze della biblioteca comunale di Como, guidati da Anna Falcone, candidata capolista alla Camera nel collegio plurinominale di Como, Lecco, Sondrio.

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Liberi e Uguali Lombardia/ Candidate e candidati con Onorio Rosati

2018-01-16 12.52.45 1.jpgMartedì 16 gennaio a Villa Saporiti, sede dell’Amministrazione provinciale comasca, sono stati presentati alla stampa i 3 candidati e le 3 candidate di Liberi e Uguali  alle elezioni regionali del prossimo 4 marzo. Presenti Licia Viganò,  Gianluca Leo, Guido Rovi. Assenti Ida Angela Sala, Alberto Buccino, Daria Doria. Al tavolo oltre a  candidate e candidati anche  Celeste Grossi,  Emilio Russo, Marco Lorenzini,  Rosalba Benzoni, Aurora Longo.  (altro…)

San Luca a Cantù

Non si tratta di fare il controcanto alle notizie di cronaca. Eppure il contorno dell’ennesimo blitz contro la ‘ndrangheta avvenuto dalle nostre parti qualche citazione lo merita. Cominciamo dai titoli: «Gli affari della ‘ndrangheta a Cantù. Controllava ‘il cuore’ della città». «Le mani della ‘ndrangheta su Cantù. Dettava legge in piazza Garibaldi»

. Tre arrestati per “associazione mafiosa ed estorsione aggravata”; cinque per “estorsione aggravata dal metodo mafioso”: tutti residenti tra Cermenate e Cantù. Un territorio, scrive la Direzione Antimafia di Milano, aggredito per affermare il potere di una famiglia mafiosa su un’altra che lo controlla “da sempre” (sic). Da qui gli «episodi di violenza posti in essere con tracotante audacia in pieno centro a volto scoperto con la finalità di affermare sul territorio la presenza di un sodalizio altrettanto prepotente e sopraffattore con il conseguente assoggettamento (sic) della popolazione». (altro…)

Analisi/ Uscire dalla crisi da sinistra declinando il paradigma del riformismo

emilio russoHaxel Honneth, il direttore del mitico Institut fuer Sozialforschung di Francoforte, nel giugno di due anni fa, scriveva: «… era probabilmente dalla fine della Seconda guerra mondiale che non si registrava un’indignazione popolare di tale entità, alimentata dalle dinamiche sociali e politiche innescate dalle dinamiche sociali e politiche della globalizzazione dell’economia di mercato del capitalismo…. però, questa indignazione di massa sembra priva di ogni tipo di orientamento normativo e di ogni forma di sensibilità storica perché la critica avanzata possa ancorarsi a un qualche obbiettivo…». [L’idea di socialismo, Feltrinelli, Milano 2016].

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Elezioni comunali/ Antipolitica in lista

Bacco

Decifrare quello che c’è dietro i nomi di fantasia delle liste delle prossime elezioni comunali richiede un esercizio ermeneutico quasi proibitivo. Per Bacco. Insieme per Bacco. Con Bacco. Progetto Bacco. Bacco in comune. Noi e voi per Bacco ecc. (altro…)

Emilio Russo/ Consigli sgraditi al Pd

emilio russoLa storia politica di Emilio Russo non è certo estranea al Pci e alle sue evoluzioni successive, ma oggi nell’affidarci questo scritto propone due titoli entrambi riferiti a un osservatore esterno. Li  riportiamo all’inizio del suo intervento e crediamo che il secondo, quello “sgradito”, sia più veritiero e che al solito – come ogni volta che su questo giornale o altrove si esprimono opinioni – si riterranno ingenerose le critiche e gufi coloro che le esprimono. Ma continuiamo e continueremo a offrire le nostre pagine a chi vorrà intervenire da ogni punto di vista per analizzare la drammatica situazione della maggiore forza politica comasca. Ci sembra che il superamento del dibattito senza senso su Lucini sì o Lucini no sia un punto da cui partire per il futuro della città di Como oggi non governata dalla politica. (altro…)

18 giugno/ La pace imprudente a la Feltrinelli di Como alle 21

lapaceimprudentecopertinaHo letto d’un fiato La pace imprudente di Emilio Russo [ExCogita Editore, Milano 2015, euro 16,50], l’ho letto con curiosa avidità, per le tante esperienze condivise con l’autore in anni oramai lontani, perché Emilio è stato uno dei miei maestri, una di quelle persone che incontri nel percorso della tua vita e che ti insegnano qualcosa di importante che rimane nel tempo, l’ho letto con la curiosità di capire la chiave principale, la sua cifra di fondo. Leggere un libro quando si conosce l’autore permette di vedere ancora meglio le sfumature e la tessitura complessa del testo, perché La pace imprudente è un romanzo complesso e denso, con più livelli di lettura che si intrecciano continuamente nell’incalzare dei brevi capitoli, scanditi dalla cronologia e dalla topologia dei luoghi in cui si svolge la vicenda narrata: il lago di Como, il confine con il Ticino e Roma. Infatti il protagonista del romanzo, Lorenzo Vaccani, si muove tra Nesso sulla sponda orientale del ramo di Como da cui proviene e la città eterna, la città dei Papi ed in particolare del Papa comasco Innocenzo XI della potente famiglia Odescalchi.

Lo sfondo delle vicende raccontate è un affresco storico e sociale, con pennellate rapide ma incisive sull’Italia nel ‘600, su Roma in particolare, con le sue straordinarie testimonianze storiche, architetture e basiliche, arricchito da numerosi spunti di riflessione teologica, filosofica e politica, con momenti di delicato scandaglio dei sentimenti più profondi ed intimi che albergano nell’animo umano, quali l’amore, la sofferenza, la perdita e la morte. Il racconto attraversa anche il genere giallo con colpo di scena finale, legato all’attentato che Lorenzo subisce a Roma a causa del ruolo che andrà a ricoprire al servizio della Segreteria di Stato pontificia, nell’ambito delle complesse vicende legate alla costruzione dell’alleanza tra le monarchie cattoliche promossa da Innocenzo XI nella guerra contro i turchi. Il giovane Lorenzo, di umili origini, per uno strano caso della vita si ritrova proiettato sulla scena della grande storia, diventando funzionario presso la Segreteria di Stato pontificia di Innocenzo XI, il comasco Benedetto Odescalchi. Per questo si trova ad essere coinvolto nelle vicende legate alla guerra tra Europa cristiana e Impero ottomano, l’espansione di quest’ultimo iniziata nel XIV secolo si fermerà con l’assedio e la sconfitta dei turchi a Vienna tra l’11 e il 12 settembre 1683 (ancora un 11 settembre!), da parte dell’esercito cristiano comandato dal re polacco Jan Sobieski. La singolarità del racconto di Emilio Russo è che prende spunto dalla lettura delle Memorie dell’Arciprete di Nesso Pietro Antonio Tacchi, documento storico che unito all’ambientazione sul lago di Como e al particolare periodo in cui sono collocate le vicende narrate, il ‘600 “secolo di ferro”, non può non richiamare il grande romanzo del Manzoni. La vicenda di Lorenzo Vaccani tra le righe ci ricorda forse la lunga esperienza politica dell’autore, il suo essere stato uno dei protagonisti della politica locale per lunghi anni, oltre che ricordarci la sua formazione filosofica e storica. Il racconto infatti, seppur nell’orizzonte storico di un passato remoto, il ‘600 e la guerra tra cristiani e ottomani, offre l’occasione all’autore per spunti di riflessione profonda sul significato della politica come agire storicamente determinato e sul suo rapporto con la giustizia. L’intreccio dei registri è uno degli elementi di pregio e grande interesse del romanzo di Russo. In apertura Lorenzo, oramai vecchio, si rivolge alla figlia leggendole una frase del filosofo tedesco Leibniz: “E perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria”. Da questo momento la figlia immagina e ricostruisce la vita del padre attraverso i frammenti delle storie che lui stesso le aveva raccontato nel corso degli anni. La fede cristiana non può essere in conflitto nel suo profondo con la ragione filosofica, si evidenzia un punto che è politico, filosofico e teologico insieme, ovvero la politica nella sua relazione con la guerra, tema decisivo se la seconda è intesa come la continuazione della prima con altri mezzi. La guerra è male, ingiustizia, morte, sofferenza, ben descritta nel racconto quando si parla dell’assedio e della battaglia finale nella capitale dell’Impero tra cristiani ed islamici, tuttavia è un male necessario per contenere un male maggiore, perché il bene e la perfezione non sono di questa terra e non appartengono alla storia. Chi pretende di perseguire con zelo il bene su questa terra in realtà si fa promotore di mali ancora più grandi, perché come dice Sant’Ignazio di Loyola in una frase riportata nel testo e come epigrafe, “la sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita”. Per questo Innocenzo XI parla di pace prudente, perché la vittoria sui turchi non pretenda di essere qualcosa di più di un provvisorio risultato esposto alla precarietà, aspettarsi di più rischia di scatenare quelle forze demoniache e malvagie che sottendono la storia e che non saranno mai dominate del tutto su questa terra. Proprio per questo, poiché la dialettica tragica tra bene e male è insuperabile sul piano storico, la pace prudente si rovescia nel suo opposto, ovvero nella pace imprudente, da cui proviene, è una ipotesi, il senso stesso del titolo del racconto. La giustizia ed il bene devono fare i conti con la storia, non possono essere una idea astratta confinata nell’iperuranio, devono piuttosto sporcarsi le mani con le miserie del mondo, seppur con discernimento, ed è qui la chiave decisiva per Emilio Russo. L’autore, riferendosi al ticinese Angelo Bernaschina, ispettore del corpo della Gendarmeria delle guardie pontificie, incaricato delle indagini sull’attentato subito da Lorenzo, scrive: “In tanti anni di attività aveva conosciuto troppo a fondo le oscurità dell’animo umano per non dover temere che, in assenza di un freno, avrebbero prevalso gli istinti distruttivi, gli egoismi disgregatori. Era soprattutto per questo che bisognava impedire che i crimini rimanessero impuniti. Katechon, lo aveva chiamato san Paolo, una potenza che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo: lui non era che un esecutore”. Ecco dunque l’essenza della politica: contenere il male del mondo, non certo realizzare il bene, impossibile su questa terra. Si tratta di un compito necessario ed insostituibile, per quanto imperfetto e privo di ogni garanzia assoluta, da qui la dialettica di prudenza-imprudenza. Questa capacità di discernimento e comprensione della complessità del reale, senza estremismi e fanatismi, mi pare sia per Emilio Russo il cuore della sapienza politica mostrata dal papa comasco Innocenzo XI nel guidare politicamente nel “secolo di ferro” l’Europa cristiana nella guerra contro i turchi, e un altro comasco, Lorenzo Vaccani, ha dato il suo piccolo contribuito con il ruolo che la sorte o, se si preferisce, la Provvidenza gli ha attribuito. Benedetto Croce scrive ne La storia come pensiero e come azione: “La moralità è nient’altro che la lotta contro il male; ché se il male non fosse, la morale non troverebbe luogo alcuno. E il male è la continua insidia all’unità della vita, e con essa alla libertà spirituale; come il bene è il continuo ristabilimento e assicuramento dell’unità, e perciò della libertà. Bene e male e i loro contrasti, e il trionfo del bene e il rinascere dell’insidia e del pericolo, non sono effetto dell’intervento di una forza estranea alla vita, nel modo in cui appaiono nelle mitologiche figurazioni del diavolo tentatore e seduttore; ma sono nella vita stessa, e anzi sono la vita stessa, la quale per parlare un linguaggio naturalistico, vuole specificazioni e funzioni nell’unico organismo, e, per ripetere la cosa in linguaggio filosofico, perpetuamente si distingue nelle sue forme e nel circolo di esse si unifica”. Queste parole esprimono una visione della storia non dissimile da quella dell’autore, seppur in una prospettiva storica di radicale immanenza. Se ci sia qualcosa oltre la storia e la politica e la sua azione di contenimento (katechon) e su cosa sia questo oltre, naturalmente il giudizio è sospeso. Il bel racconto di Emilio Russo permette di soffermarsi e interrogarsi su temi e questioni quanto mai attuali e di riflettere profondamente sul senso della vita e della storia individuale e collettiva.  [Gianfranco Giudice per ecoinformazioni]

La pace imprudente sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Como in via Cesare Cantù giovedì 18 giugno alle 21. L’autore dialogherà con Vincenzo Guarracino.

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