mafia

Nando dalla Chiesa a Bulgarograsso/ 13 giugno

Mercoledì 13 giugno il comune e la biblioteca comunale di Bulgarograsso organizzano l’incontro La convergenza. Mafia e politica nella Seconda repubblica, con lo scrittore e docente universitario Nando dalla Chiesa. L’evento si terrà alle 21 in piazza Falcone, mentre in caso di maltempo ci si sposterà nella sala consiliare del comune. Alla serata parteciperanno anche gli studenti di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano che hanno frequentato il corso di Sociologia della criminalità organizzato con il professor Dalla Chiesa. Scarica qui la locandina dell’iniziativa.

La mafia a L’isola

Allo Spazio dibattiti della Fiera delle relazioni e delle economie solidali  L’isola che c’è a Villa Guardia il 18 settembre alle 14,30, L’isola che c’è, Acli, Arci, Cgil, Cooperativa Corto circuito e Banca etica invitano alla Tavola rotonda Dove sta la mafia a Como? Invisibilità criminale e proposte di legalità. Scarica e diffondi la locandina. (altro…)

L’utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

L’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili organizza venerdì 15 aprile la tavola rotonda L’utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Primo incontro di un percorso formativo rivolto a professionisti, enti locali e associazioni. Leggi nel seguito del post il comunicato che illustra l’iniziativa alla quale parteciperanno Antonino Cananà, Gianfranco Donadio,  Fiorenzo Gagliardi,  Luca Corvi.  (altro…)

Mafia export

Le mafie, fenomeno economico globale, possono essere combattute sviluppando un nuovo senso democratico e civile contro la cultura dell’illegalità. Presentato giovedì 25 febbraio in biblioteca il libro Mafia export di Francesco Forgione.

Il circolo culturale Willy Brandt ha organizzato una serata con Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia e ora docente di storia e sociologia delle organizzazioni criminali all’Università dell’Aquila.
Mafia export il titolo dell’incontro, dall’omonimo testo di Forgione nel quale si descrive, anche attraverso carte geocriminali, la globalizzazione delle organizzazioni mafiose italiane che in questo modo hanno accresciuto in maniera davvero preoccupante il loro potere.
L’idea errata che la mafia non esista al di fuori delle regioni d’origine è il primo muro da abbattere. «Bisogna rompere l’ipocrisia per cui fino a quando le strade non sono insanguinate, le mafie non si vedono e non esistono – ha spiegato Forgione – e poi la falsità secondo cui anche se arrivano in un territorio i soldi dei mafiosi, non arrivano i mafiosi».
Attualmente la mafie italiane sono grandi holding economico-finanziarie: un fatturato tra i cento e i centocinquanta miliardi di euro annui reinvestiti in gran parte in attività legali e quindi difficilmente rintracciabili.
Il recente caso di cronaca che vede accusato il senatore Nicola Di Girolamo per essere stato eletto con i voti della ‘ndrangheta conferma quanto la doppiezza del potere abbia accompagnato la presenza e lo sviluppo della mafia in Italia e all’estero. «La ‘ndrangheta è oggi l’organizzazione criminale più potente – ha commentato il docente –: muove grandi capitali in tutto il mondo e controlla il traffico della cocaina; inoltre non ha pentiti perché ha una struttura fondata su legami familiari e di sangue».
Milano è oggi la capitale della ‘ndrangheta e anche la prima piazza di consumo di cocaina per abitante. E il prezzo di questa droga passa dai 1000/1200 euro al chilo del produttore in Colombia ai 60000 al chilo per lo spaccio in Europa: un guadagno davvero imponente per chi la commercia.
Una mafia arcaica e moderna al tempo stesso è quella descritta nel libro di Francesco Forgione. Nel retro del ristorante di Duisburg, in Germania, dove avvenne, il 15 agosto 2007, la strage di sei giovani originari del piccolo paese aspromontano di San Luca, venne ritrovata una sala per riunioni con tredici sedie e la statua di san Michele arcangelo, protettore della ‘ndrangheta. Questi simboli, così come i riti di ammissione nelle cosche, creano appartenenza e producono un modello di vita sociale anche lontano dai territori non tradizionalmente mafiosi.
Gli ordini attraverso i pizzini di Provenzano, difficilmente intercettabili, o le telefonate tra Locri e La Paz nelle quali i finanzieri dell’antidroga ascoltavano solamente fischi (gli stessi utilizzati dai pastori dell’Aspromonte per comunicare in montagna) dimostrano come anche a livello internazionale siano ancora radicate tradizioni e stili di comportamento arcaici.
L’esercito e l’azione giudiziaria nulla possono contro questa potenza: è necessario smontare l’ipocrisia dei governi che non vogliono vedere questa presenza sempre più diffusa e pericolosa.
Rispondendo alle domande di alcuni dei presenti, Forgione ha quindi offerto una possibile via da percorre: «Il mio libro non è ottimista, ma presenta una testarda volontà: tentare sempre perché la parola rassegnazione non può esistere! Dobbiamo creare un’alternativa di società, un nuovo senso democratico e civile che contrasti lo sviluppo della cultura illegale mafiosa».
Indispensabili anche nuovi meccanismi vincolanti per la scelta dei candidati dei partiti, per l’espulsione dalle imprese di chi delinque, così come per tutte le categorie di professionisti che vengono coinvolti in affari mafiosi e una discussione sul diritto penale europeo per poter sequestrare e confiscare in tutta Europa i beni dei boss.
«Dobbiamo avere fiducia nella lotta alla mafia, i passi avanti degli ultimi vent’anni ci spingono a farlo; era impensabile poter lavorare nelle terre di mafia e condurre certe battaglie sociali e civili – ha concluso Forgione – : non è importante quello che loro ci hanno fatto, ma quello che noi facciamo di quello che loro ci hanno fatto».
Francesco Forgione, Mafia export, Baldini Castoldi Dalai editore, p. 384, 2009, 20 euro. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

Appalti pubblici. trasparenza, lotta alle infiltrazioni mafiose, clausole sociali e ambientali

Un convegno organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo a Villa Gallia a Como sabato 7 giugno.

Una ventina, tra cui alcuni amministratori locali, i partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo, a Villa Gallia sugli appalti pubblici e le infiltrazioni mafiose per il percorso Municipi sostenibili. Dopo un’introduzione del direttore del Coordinamento Claudio Bizzozero è intervenuta Enza Rando, responsabile dell’ufficio legale di Libera ed ex presidente dell’associazione Avviso pubblico.
«Avviso pubblico è un’associazione di enti locali nata dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio in un momento in cui le pubbliche amministrazioni si sentivano sole. Nello stesso periodo è nata anche Libera e si sentiva l’esigenza di mettersi insieme, di creare delle reti di contatti fra le amministrazioni del Nord e del Sud» per promuovere «politiche di trasparenza contro le mafie».
L’esponente di Libera ha quindi portato la sua esperienza: «Io ho fatto parte di una amministrazione comunale, che precedentemente era stata sciolta per mafia, dove i mafiosi per garantirsi il controllo del territorio davano fuoco alle opere promosse dall’amministrazione. Come una scuola pubblica in un quartiere che forniva loro la manovalanza di base. Una situazione che sarebbe cambiata dando l’opportunità ai ragazzini di frequentare la scuola che si è potuta aprire solo dopo un presidio continuo della struttura grazie anche all’aiuto dei sindaci di Avviso pubblico». Un esempio del ruolo importante degli amministratori comunali che si spendono in prima persona tanto che esistono tristi primati come «la Calabria che è la regione con il più alto numero di attentati contro gli amministratori pubblici».Enza Rando ha poi spiegato cosa fare contro le infiltrazioni mafiose «innanzi tutto prima di fare l’appalto l’opera pubblica deve essere progettata bene non lasciando spazi di aleatorietà nel progetto, per non permettere espansioni ulteriori. Per quanto riguarda il bando di gara la legge Merloni ha cercato di stabilire linee di controllo più rigide» inoltre .«si deve uscire dalle proprie aule. Anche se gli appalti sono fatti nel pieno rispetto della legalità formale non si va a controllare i cantieri, per vedere effettivamente il lavoro come viene svolto». Un altro aspetto è quello dei subappalti «ora il legislatore prevede il controllo delle qualità tecniche e morali di chi concorre per un appalto, ma autorizza il subappalto» ed è qui che si inserisce la mafia «controllando parti importanti del cantiere come il movimento terra o, subito dopo la costruzione, le forniture per l’edificio». Uno strumento per contrastare questo fenomeno può essere quindi per l’esponente di Libera quello di «chiedere una carta dei valori o codice etico per il rispetto delle regole».
Ilaria Ramoni, di Libera Lombardia e dell’ufficio legale nazionale di Libera, ha esordito ricordando come anche la nostra regione non è immune dalle infiltrazioni mafiose «la Lombardia è la quarta regione per i beni confiscati alla mafia e in questa graduatoria la provincia di Como viene subito dopo quella di Milano» in aggiunta ha ammonito «non bisogna dimenticare che con Expo 2015 arriveranno molti investimenti e dove ci sono investimenti pubblici cerca di arrivare anche la criminalità organizzata». Anche per lei «i patti di integrità sono accordi, in Lombardia apripista è stato il Comune di Milano, allegati al bando pubblico che possono essere uno strumento ulteriore. Grazie a questi si è riusciti, facendovi riferimento, anche a revocare degli appalti dati a ditte che non li rispettavano».
L’ultimo intervento è stato di Marco Boschini, dell’Associazione dei Comuni virtuosi, che ha spiegato come «mafia, ambiente e legalità vanno assieme». Al centro del discorso è sempre la gestione del territorio «Cassinetta di Lugagnano in provincia di Milano ad esempio è riuscita a approvare un Piano regolatore di crescita zero. Dopo un lavoro svolto nel corso di alcuni anni». Diminuire la cementificazione del territorio ma anche delle emissioni e degli sprechi l’assessore del Comune di Colorno, vicino a Parma, ha spiegato anche le esperienze intraprese nel suo Comune per diminuire l’impatto ambientale delle strutture comunali che ha una ricaduta economica «per un paese piccolo con un migliaio di punti luce con interventi sulla rete si riesce a risparmiare 30 mila euro l’anno», o sulla raccolta differenziata che ha portato nel volgere di un anno, con la raccolta porta a porta a passare dal 30 al 70 per cento. Nel dibattito che è seguito gli amministratori locali hanno chiesto alcuni chiarimenti ai relatori sulla diminuzione dell’impronta ecologica e sulla definizione degli atteggiamenti mafiosi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La Como solidale a Locri

Tremila persone hanno partecipato al corteo di sabato 1 marzo contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate per la democrazia e il bene comune, indetto dalle cooperative sociali e dai movimenti nonviolenti calabresi.Tra loro anche una delegazione comasca de L’isola che c’è, Avc-Csv e Coordinamento comasco per la Pace.
Successo per la manifestazione nazionale che ha visto sfilare per le vie di Locri sabato 1 marzo circa 3 mila persone.
locriedit.jpgI manifestanti giunti da tutta Italia hanno aderito all’appello lanciato dalle cooperative sociali e dai movimenti nonviolenti calabresi per un alleanza antimafia che superi le terre meridionali per raggiungere i cittadini e le associazioni che in tutta Italia lottano contro le mafie e le massonerie deviate. Durante il corteo sono state distribuite finte schede elettorali contenenti il decalogo del voto responsabile, come segno di riappropriazione del diritto di ognuno a votare liberamente. Alla fine della giornata di mobilitazione è stato letto il Sigillo dell’Alleanza tra le associazioni, i movimenti, le istituzioni e i cittadini e gli organizzatori della manifestazione con gli obiettivi di promuovere le comunità libere come forme di autentica democrazia, incentivare il mutualismo cooperativo come risposta ai bisogni della popolazione e la creazione di una scuola per la formazione di una nuova classe dirigente sana.
Tra le mille persone che hanno raggiunto Locri da resto delle regioni italiane erano presenti anche 7 comaschi, esponenti de L’isola che c’è, Avc-Csv e Coordinamento comasco per la Pace. Il presidente de L’isola che c’è, Marco Servettini si è dichiarato soddisfatto per la riuscita della giornata e per la stipula dell’Alleanza «un traguardo raggiunto dopo un lungo percorso di confronto tra le realtà calabresi e nazionali». «Oltre alla solidarietà che esprimiamo sempre verso chi lotta contro la mafia – ha continuato Marco Servettini – ci sembra importante lavorare su un progetto mutuale, che passi dall’autorganizzazione di chi vive in un sistema in cui per soddisfare i propri bisogni si cede spesso al clientelismo mafioso. L’alleanza vuole mettere insieme le competenze dei diversi soggetti che ne fanno parte, per aiutare i cittadini a soddisfare autonomamente i propri bisogni, anche dove l’assenza dello stato ha reso normale la pratica della raccomandazione.
Non bisogna poi dimenticare che la forza mafiosa opera anche sul nostro territorio, senza manifestazioni eclatanti. Non è più né la mafia che uccide ne quella che chiede il pizzo, si è camuffata sotto le spogli di preparati imprenditori che sviluppano perlopiù attività finanziarie, spesso in accordo con il potere politico, sia a livello locale che nazionale». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]
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