Giorno: 24 Febbraio 2014

Como: Parte il cantiere in via San Giacomo

SAM_3263«Si comincia con la posa dei cavidotti per il nuovo impianto di illuminazione e l’interramento della linea elettrica – annuncia Palazzo Cernezzi –. La linea 7 sarà deviata e sarà creata una nuova fermata in via Segantini».

«In questa prima fase si comincerà con la posa dei cavidotti a servizio del nuovo impianto di illuminazione e l’interramento della linea di distribuzione dell’energia elettrica – informa il Comune di Como –. I lavori, da domani [martedì 25 febbraio], comporteranno la chiusura di via San Giacomo nel tratto tra l’intersezione con via Pio XI e l’intersezione con via Pascoli/Reina; l’accesso sarà consentito solo a mezzi di soccorso, pedoni e biciclette, e, compatibilmente con i lavori di scavo, ai residenti diretti ai box privati».

SAM_0977Per qunato riguarda i mezzi pubblici: «Il percorso della linea 7 in direzione Sagnino sarà parzialmente deviato da via Pio XI con svolta a destra in via Giordano Bruno, quindi di nuovo su via Pio XI, poi in via Sagnino, via Zanella e via Segantini riprendendo il consueto percorso. La nuova fermata sarà posizionata in via Segantini».

«In via San Giacomo i lavori prevedono un mix di interventi di moderazione del traffico per limitare la velocità – precisa la nota –: “porte” rialzate, con rampe di pendenza contenuta, in corrispondenza delle intersezioni con via Reina e via Pascoli; fra le due “porte” di via Reina e via Pascoli posa di bande polivalenti protette da paracarri flessibili, per creare restringimenti che obbligheranno i veicoli a procedere con il senso unico alternato; formazione nel tratto fra via Pascoli e l’ingresso della Scuola media statale don Milani (intersezione con via Deledda e via Fattori) di sede pedonale, a raso, pavimentata e parzialmente protetta da paracarri ed aiuole alberate che ripropongono restringimenti puntuali utili a moderare la velocità dei veicoli motorizzati. La proposta progettuale è stata elaborata a seguito di specifiche indagini sulla velocità dei veicoli in transito (con rilievo in orario diurno di velocità di 80 km/h, a fronte del limite in vigore di 30 km/h), sull’origine e la destinazione dei movimenti pedonali e sui flussi di traffico (il flusso bidirezionale rilevato è prossimo a 300 veicoli/ora)».

Di grande attesa parla il consigliere comunale di opposizione della lista civica Per Como Mario Molteni: «Fin dalla scorsa amministrazione avevamo richiesto di sistemare e rendere più sicura con illuminazione nuova, asfalti rifatti, moderatori di velocità, questa pericolosa strada». Che ha ricordato le «raccolte firme, presenze in piazza, incontri con i vari assessori a cominciare da Molinari e Gerosa e con l’ing. Lorini che mi ha confermato l’inizio dei lavori e che ringrazio per la disponibilità e l’ascolto di alcuni suggerimenti» e ringraziato per il sostegno ricevuto: «Ci saranno disagi – ha concluso – di sicuro nei mesi a venire ma serviranno». [md, ecoinformazioni]

400 manifestanti in Comune

2014-02-24 20.43.14Aumenta la partecipazione di commercianti e cittadini alla protesta del comitato Como di tutti a Palazzo Cernezzi che illuminano con lumini il cortile antico.

Come preannunciato si sono dati appuntamento in Consiglio comunale e si sono presentati in un po’ meno di 400 lunedì 24 febbraio, più numerosi della volta precedente.

A guidare la protesta il capogruppo di Adesso Como Alessandro Rapinese che ha arringato i presenti, che hanno alzato dei lumini precedentemente distribuiti, da una delle finestre del primo piano.

2014-02-24 20.14.03«Hanno portato a termine un piano del Pdl» ha detto il portavoce del Comitato Como di tutti ricordando il progetto dell’ex assessore Molinari poi fermato dalla Giunta Bruni. «Hanno detto di aver parlato con la gente, ma con chi? – ha aggiunto, minacciando – Siamo stato educati, ma non ci possono più prendere in giro». Molti gli applausi al suo indirizzo, urla di protesta, fischi verso la Giunta e grida varie: «A casa! A casa! Buffoni!»

Lasciato il cortile i manifestanti si sono poi avviati verso via Ballarini e hanno concuso la protesta in piazza Roma.

Nel mentre in aula l’allargamento della Zona a traffico limitato è stato al centro delle preliminari. «Sì dà avvio al provvedimento e poi dopo si cerca di definire cosa si vuol fare in piazza Roma – ha detto Mario Molteni, Per Como, che ha aggiunto – L’allargamento della Ztl è auspicabile, ma con il parcheggio della Ticosa e un bus elettrico circolare intorno alla città». «Non ne capisco il vantaggio per il cittadino e non dico solo il residente» ha detto invece Sergio Gaddi, che si è schierato con i commercianti – siamo di fronte a situazioni colpevolizzanti e limitanti, i dati di Confcommercio Lombardia sono dati drammatici». «Abbiamo interrotto il Consiglio per chicchessia – ha concluso il capogruppo di Forza Italia – E qui di fronte alla marea montante…» «Dovrebbe fermarsi!» ha detto Marco Butti, Gruppo misto, al sindaco, lamentandosi di alcune sue dichiarazioni riportate dalla stampa, «non è vero che non ha ricevuto proposte alternative», ribadendo la necessità di aprire un posteggio nell’area ex Ticosa. Per rimarcare la “cimiterizzazione” di piazza Roma Francesco Scopelliti, Ncd, ha invece posto sul proprio tavolo una urna funeraria. Per ultima la collega di gruppo Laura Bordoli ha ricordato la protesta dei professionisti del centro, «magari più silenziosa», che hanno consegnato al primo cittadino un documento con 40 firme di avvocati e notai per «posticipare, fermare la Ztl».

La Ztl è stata poi al centro della discussione sulla reintroduzione di posteggi bianchi in convalle proposta in una mozione, affrontata dopo la discussione sulla cittadinanza simbolica per i bambini immigrati, da Molteni e Luca Ceruti, M5s, su cui si è aperta un’aspra discussione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

2 marzo/ Conosci piazza Roma?

piazza roma 1972Percorso guidato domenica 2 marzo, ritrovo alle 9.45, «per conoscere, riscoprire e valorizzare piazza Roma, con ingresso ad alcuni tra i principali palazzi della zona», faranno da guida Fabio Cani, Marco Leoni, Luca Ambrosini, organizzato da Università Popolare con la collaborazione di NodoLibri. Partecipazione libera, gradita prenotazione tel. 031.266787, e-mail info@nodolibri.it [Presto on line su ecoinformazioni]

Per la scuola si mette male

ecoleLa rivista comasca école ospita una nota di Piero Bernocchi, dei Cobas della scuola. Bernocchi esprime, sulla base delle prime dichiarazioni della ministra dell’Istruzione, un giudizio durissimo sulle prospettive della scuola già prostrata da anni di tagli e di oppressione dei diritti dei lavoratori del settore. Vai al testo su école.

Ettore Onano è il segretario della Fiom di Como

577387_752910754720902_1547999083_nil direttivo della Fiom lariana ha confermato l’elezione di Ettore Onano a segretario provinciale della categoria. Il direttivo della Fiom lariana ha confermato l’elezione di Ettore Onano a segretario provinciale della categoria.

«Un particolare saluto lo voglio rivolgere alla delegata Fiom Lucia – ha detto Onano, all’inizio della sua relazione introduttiva – il 13 gennaio è stata licenziata dalla Sisme e oggi, grazie al giudice che ha intimato la retromarcia all’azienda, pena sentenza di condanna per non aver rispettato l’art. 28 dello statuto dei Lavoratori, rientrerà a testa con altri settanta lavoratori».
In questi anni di crisi, molte aziende metalmeccaniche hanno cessato la propria attività, lasciando centinaia di persone senza impiego: « Oltre alla Sisme, la Giardina di Figino ha messo in mobilità 200 dipendenti; ma potrei citare Flowlink, Orso Grill, Eleca, alle quali è toccata la stessa sorte. A queste aziende che hanno prodotto un migliaio di disoccupati, dobbiamo aggiungere chi ha intrapreso le riorganizzazioni interne producendo ulteriori perdite occupazionali». Per questo, «serve un nuovo modello di sindacato industriale, che si ispira a regole democratiche, che abbia carattere unitario e che riconosca il pluralismo».
Il segretario conclude parlando della propria categoria: «Per noi è importante valorizzare chi viene dalla fabbrica, per questo motivo la composizione della nuova segreteria della Fiom sarà composta, oltre che dai funzionari responsabili delle zone, anche da due delegati di fabbrica».

Giacomo Licata rieletto segretario della Flc

1458673_10202273983393545_1769578788_nIl direttivo della Flc  provinciale lariana ha confermato segretario per il secondo mandato Giacomo Licata.  Alla situazione comasca il segretario provinciale della Flc-Cgil ha dedicato la parte conclusiva della sua relazione: «Occorre un piano dell’offerta formativa territoriale coniugata alla vocazione del nostro territorio. In questo perimetro vanno fatte le scelte di indirizzi scolastici, di alternanza formazione-lavoro, di istruzione e formazione professionale e di alta formazione tecnica e universitaria. Abbiamo detto che la vocazione del nostro territorio si ispira al tessile, al legno-arredo e al metal-meccanico? E allora prevediamo – ha continuato Licata – per questi ambiti filiere formative che prevedano specifici e corrispondenti corsi di studio (operatore, tecnico, tecnico superiore e laureato), di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato e che offrano allo studente-lavoratore di scegliere il percorso più congeniale alle proprie ambizioni e alle aziende di attingere a tutte le figure professionali previste».

Sul tema università, il segretario provinciale Flc ha poi sottolineato l’appoggio al campus: «Riteniamo che nella logica degli investimenti territoriali che rappresentano il perno su cui strutturare il piano del lavoro, occorre indirizzare ogni sforzo possibile alla costruzione del campus universitario, per fare di Como, oltre che semplice sede logistica degli atenei, un vero e proprio polo di accoglienza univeristaria. Auspichiamo che lo sforzo realizzato da Univercomo venga sostenuto da tutti i soggetti coinvolti, dagli enti locali e dalla Regione».

Libera verso il 21 marzo: la memoria è il motore dell’impegno

Giuseppe_Bommarito

Venerdì 22 febbraio a Cantù, insieme a Libera, Francesca Bommarito ha condiviso la sua testimonianza di familiare di una delle centinaia di vittime della mafia. Nella salone dell’oratorio di Mirabello, Francesca ha raccontato la storia del fratello Giuseppe, appuntato dei Carabinieri ucciso insieme ai colleghi Mario D’Aleo e Pietro Morici il 13 giugno del 1983 a Palermo. Il suo ricordo era però unito a quello di altre decine di persone uccise in quegli anni in Sicilia, che hanno pagato con la vita la loro scelta di giustizia e servizio verso lo Stato e di lotta contro i poteri mafiosi: «Mi sconvolge sentire come gli assassini parlano e organizzano gli omicidi, spesso non conoscono nemmeno chi devono ammazzare, tanto sono disumanizzati. Io credo che i vari Riina, Provenzano, Bagarella non siano però i veri mandanti di tutti quei delitti, ma solo dei “grandi pupi”, perché i “pupari” che muovono i loro fili sono politici, direttori di banca e uomini di potere che restano impuniti». L’importanza di chiamare per nome ciascuno dei caduti per mani mafiose viene sottolineata da Bommarito, che ha spiegato anche quanto sia indispensabile per i familiari ricordare tutte le vittime, specialmente le meno conosciute: per questo motivo Libera da diciotto anni il 21 marzo raduna questi parenti in una diversa città d’Italia, leggendo ad alta voce tutti i nomi e i cognomi delle persone uccise e rinnovando l’impegno corresponsabile affinché il ricordo diventi azione e concretezza per chiedere giustizia e verità, per combattere realmente ogni organizzazione e sopruso mafioso. L’incontro di venerdì 22 febbraio si è aperto con la cena nel circolo Arci Mirabello a base di prodotti di Libera Terra, grazie al contributo del comitato Soci Coop di Cantù, provenienti dai terreni confiscati alle mafie ed è stato l’occasione per iniziare il mese che porterà a venerdì 21 marzo, quando con una manifestazione serale anche a Como verrà celebrata la XIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. «Mi piacerebbe – ha detto Francesca Bommarito – che tutte le persone perbene di questo paese, che sono la grande maggioranza, si guardassero allo specchio, riconoscessero la propria forza, la propria bellezza e andassero avanti a lottare». [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]Bommarito Cantù 22 febbraio 2014

Ex Grandate-Malnate: passato, presente, verso nuovo futuro

ferrovia grandatemalnateIncontro/ dibattito venerdì 28 febbraio alle 20.45 alla Scuola primaria di Solbiate in via Pascoli, organizza l’Associazione Iubilantes, in collaborazione con Comune di Solbiate, Istituto comprensivo di Valmorea, Associazione ComoinTreno e Co.Mo.Do. (Confederazione della mobilità dolce).

«Dopo una brevissima storia della vecchia ferrovia Fnm Grandate-Malnate e delle ferrovie in area comasca, si passerà ad illustrare l’oggi e i problemi dell’impatto con la Pedemontana e con l’Autostrada, ma anche le nuove interanti prospettive di recupero ciclopedonale del vecchio sedime, offerte dalle nuove scelte regionali – spiegano gli organizzatori –. Un incontro per fare il punto della situazione e per meglio capire e valorizzare il ruolo nodale che il tratto di ex ferrovia Grandate-Malnate è chiamato a rivestire nel piano della mobilità sostenibile lombarda, anche in vista di Expo 2015».

«Il pubblico potrà anche vedere in funzione il plastico della vecchia ferrovia, realizzato e reso disponibile dall’Associazione ComoinTreno, arricchito di nuove interessanti integrazioni – prosegue la nota –. Saranno esposti anche altri pezzi da collezione della Associazione Comointreno e la mostra foto-documentaria della storia della vecchia ferrovia e del suo possibile recupero ciclopedonale, a cura dell’Associazione Iubilantes».

«Il plastico della vecchia ferrovia, i pezzi da collezione e la mostra documentaria, esposti nell’atrio della Scuola primaria di Solbiate – conclude –, saranno visitabili anche le mattine di giovedì 27.02 e di venerdì 28.02. in orario scolastico. Saranno presenti e disponibili i volontari dell’Associazione ComoinTreno, Ref. Arch. Roberto Ghioldi».

Per informazioni tel. 031.279684, e-mail iubilantes@iubilantes.it, Internet www.iubilantes.eu.

Medici con l’Africa/ Per salvare mamme e bambine restituire all’Africa il maltolto

prima-le-mamme-199x300Venerdì 21 febbraio in biblioteca a Como,  con il patrocinio del Comune di Como e dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Como, l’associazione Medici con l’Africa  ha presentato il Progetto Prima le mamme e i bambini. Per presentare il tema sono intervenute due relatrici con anni di esperienza nel campo sanitario in Italia e in Africa: Maria Luigia Marzorati, ostetrica, e Patrizia Morganti, ginecologa. Sul palco anche Italo Nessi e Roberto Riedo, presidente e vicepresidente del sodalizio. Negli interventi è stata illustrata la situazione drammatica della sanità nel continente e sono state presentate alcune possibili vie di soluzione.

Il gruppo locale dell’associazione è stato creato da un gruppo di medici comaschi che avevano già vissuto esperienze di volontariato in Africa. Realizza iniziative a Como, dove organizza convegni e seminari di carattere informativo, collabora con la Caritas di Como e con enti pubblici per risolvere problemi socio-sanitari e aderisce al Coordinamento comasco per la Pace. In Africa manda personale sanitario e dà contributi per realizzare progetti per la salute in Angola, Etiopia, Mozambico, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania, Uganda.

In Africa non esiste sviluppo se non c’è una donna che può usufruire dei diritti fondamentali. L’obiettivo del progetto è migliorare la vita della donna gravida. Non è un problema da poco, anzi è una vera emergenza. Basta citare dei numeri.

Perché “prima le mamme e bambini”? Perché le mamme in età fertile e i bambini sotto i 5 anni costituiscono il 40 per cento della popolazione totale africana. Se consideriamo le mamme in età fertile e i bambini sotto i 14 anni la percentuale sale al 60 per cento. E poi perché le donne sono il 70 percento della forza lavoro e producono l’80 per cento del cibo. Agire per loro significa quindi lottare per il futuro.

Il ruolo della donna in Africa è fondamentale: mette al mondo i figli, li educa, coltiva nei campi per nutrirli, vende i prodotti della terra per mantenerli. Senza la mamma i bambini non vivono a lungo. Su 17 bambini senza la mamma, dopo un anno ne rimangono in vita solo 5.

Perché è emergenza? Ogni due minuti, 760 donne rimangono gravide; di queste 760, 266 non lo volevano. Ogni due minuti 44 di loro hanno problemi durante la gravidanza, e sempre ogni due minuti più di una donna muore. E quando muore? Durante il parto.

Ancora oggi in Africa molte mamme e molti bambini muoiono perché non hanno a disposizione servizi sanitari adeguati. Di cosa muoiono? Emorragia, ipertensione, Sepsi, aborto clandestino, embolo. Dove? Il 40 per cento muore a casa prima di andare in ospedale, l’8  abita lontano dagli ospedali e deve affrontare viaggi di qualche ora per arrivarci, a piedi. Il 37 per cento muore arrivata in ospedale e il 15 per cento dopo il ricovero.

Come aiutarle? Fornendo strutture sanitarie periferiche, operatori di salute comunitaria che ha conoscenze e farmaci di base e che dà consigli e indicazioni per mantenere l’igiene nel villaggio; e una clinica mobile nel villaggio che avvisi del suo arrivo e che offre visite ai bambini e le mamme. Non sempre però queste sono d’accordo a farsi visitare. L’obbiettivo  è  convincerle a partorire dove c’è  personale qualificato, al sicuro.

La maggior parte delle madri muore durante la gravidanza, altre entro 45 giorni dal termine di questa. Inoltre c’è il problema delle gravidanze nelle adolescenti, addirittura dagli 11 anni, e dell’aborto fatto di nascosto, perché per esempio in Tanzania le ragazze gravide sono obbligate ad abbandonare gli studi. Per risolvere questa situazione l’idea è intervenire prima della gravidanza, assistendo le bambine a partire dall’età fertile, ossia 12 anni. Bisogna preparare la salute della bambina, tenerla controllata garantendole l’accesso alle visite gratuite dal medico, renderla consapevole dei rischi, convincerla di avvalersi di personale qualificato che l’assista durante il parto e in un luogo sicuro, non a casa propria, per dare così alla luce un bambino che possa essere a sua volta assistito al meglio.

A questo proposito consiglio vivamente la visione del video The clock is ticking del movimento Girl effect, che raccontando la vita devastata dalla povertà di una donna con semplici frasi e disegni rende chiaro il problema, e l’eventuale lieto fine.

I rimedi a queste emergenze sono innanzitutto educare la comunità sul parto, formare personale qualificato, fornire materiale pulito e sterile, farmaci, e avere organizzato il trasporto dalle zone periferiche ai centri sanitari.

Gli argomenti trattati sono stati esplicati attraverso foto, diapositive e racconti recitati dal vivo per coinvolgere il pubblico. Le relatrici hanno spiegato tutto in modo spontaneo e partecipato, coinvolgendo il pubblico.

Alla domanda «Gli africani come guardano all’Occidente? E perché vi dedicate al volontariato in Africa?», le relatrici hanno risposto che le persone africane vedono l’Europa come un mondo “magico”, quasi idilliaco, ma l’Occidente porta via dall’Africa forza lavoro, materie prime. Quello che possono fare i volontari è restituire.

Un concetto che è stato ribadito più volte nell’incontro è che quando un volontario sanitario va in Africa non va a dare servizio “per” le persone in Africa, ma per lavorare “con”, insegnando e imparando al contempo, perché solo lavorando in sinergia con gli altri si riesce a portare a termine qualcosa di utile. Le relatrici sono riuscite a trasmettere la gioia che hanno provato nel trascorrere momenti di formazione in cui ci si confrontava con le tecniche tradizionali delle ostetriche africane e quelle dei medici italiani, e la gravità e la tristezza di altri momenti. Nella sala conferenze della biblioteca aleggiava un’atmosfera di condivisione e solidarietà per il lavoro svolto da tutto il personale sanitario che opera in Africa. Entrambe hanno letto poesie che sono state anche distribuite ai presenti Ecco un breve estratto dell’ultima che è stata letta, dedicata alla donna africana: «E vai/ Avanzi maestosa più che regina/ E nei tuoi occhi/ Riflessa sta una forza a te solo conosciuta/ Poi prima che spunti il sole, riprendi il cammino anticipando l’alba/ Generando autore/ Inventando futuro./ E vai/ Carica di sogni e popoli/ Riflessi nei tuoi occhi dolci di madre d’Africa/ E ostinata custode dell’umanità».Libro consigliato: Dambisa Moyo, La carità che uccide [Rizzoli, 2010, pagg. 266,  5,90 euro]. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

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