Giorno: 16 Giugno 2015

Via Regina: percorsi recuperati fra Italia e Svizzera

cammini reginaL’itinerario pedonale da Como a Sorico: «Sarà percorribile con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali che permetteranno di riscoprire le potenzialità culturali e turistiche del territorio».

 

«La Via Regina Lariana, itinerario pedonale da Como a Sorico, torna a essere fruibile dai suoi abitanti e dai turisti – spiegano da Regione Lombardia – grazie al progetto finanziato nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg) che ha visto coinvolti, tra gli altri, il Politecnico di Milano – Polo territoriale di Como [capofila], Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes e Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana)», con anche «Comune di Cernobbio, Comunità montana Lario Intelvese, Comunità montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (MUVIS), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia». «Il progetto ha avviato sinergie importanti con altre realtà – precisa un comunicato –. In particolare una collaborazione con il progetto Interreg Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia, che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale. Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con Ticino Turismo, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino».

«Da oggi – si precisa – l’antico percorso pedestre, di circa 110 chilometri, sarà percorribile con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali, che permetteranno di riscoprire le potenzialità culturali e turistiche del territorio. Attraverso la sinergia delle competenze di esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L’antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall’età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si sono colte le potenzialità di sviluppo».

«La conoscenza e fruizione del territorio sarà favorita dall’uso dei geoportali ,che permettono di navigare e percorrere il cammino tramite pc o dispositivi mobili. Le nuove possibilità di visualizzazione multimediale e realtà aumentata contribuiranno a potenziare la percezione di immersività, fornendo al camminatore un’esperienza molto più ricca ed emozionale – spiega una nota –. Gli innovativi GIS partecipati hanno permesso lo sviluppo di un’applicazione che permetterà ai cittadini, escursionisti e turisti la possibilità di trasmettere dati su quanto di interessante appare loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici ma potranno anche inviare segnalazioni di rischi o interruzioni. Durante il progetto è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un’ottica di conservazione di questi beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino».

«Il progetto I cammini della Regina ha saputo sviluppare prodotti concreti, sia tradizionali, sia digitali, che contribuiscono alla valorizzazione, economico-turistica, ma anche alla conservazione del territorio – spiega Maria Antonia Brovelli, prorettrice del Polo di Como del Politecnico di Milano, alla presentazione dell’iniziativa a Palazzo Pirelli lunedì 15 giugno –. L’approccio di turismo dolce (slow turism) porterà a privilegiare una fruizione non invasiva del territorio e nello stesso tempo contribuirà al monitoraggio dello stesso, tramite il contributo di cittadini e appassionati di percorso». «Grazie alle collaborazioni e sinergie attivate in questo progetto abbiamo potuto creare modelli e metodi innovativi volti alla valorizzazione del patrimonio naturale, geologico, storico ed artistico che caratterizzano il nostro territorio – afferma Massimiliano Cannata, professore Supsi in ingegneria geomatica –. Solo grazie alla conoscenza è infatti possibile osservare il territorio con uno sguardo diverso, volto alla comprensione e rispetto dei luoghi visitati, all’apprezzamento dei dettagli ed alla conservazione dei valori e della cultura. Al di là quindi degli ottimi risultati tecnologici conseguiti, questo progetto ha posto le basi per lo sviluppo di un turismo culturale sostenibile nella nostra regione». «Questo progetto unisce la riscoperta di un patrimonio storico, paesaggistico e culturale come la Via Regina alle più moderne tecnologie e innovazioni, creando così un connubio virtuoso a beneficio di tutti – precisa Massimo Garavaglia, assessore all’Economia di Regione Lombardia –. Escursionisti e turisti potranno, grazie all’applicazione realizzata sfruttando i GIS partecipati, collaborare, inviando le informazioni che ritengono più interessanti riguardo a ciò che hanno incontrato lungo il loro cammino, come edifici storici o punti panoramici, rendendo l’esperienza della Via Regina un ottimo esempio di come, grazie alle tecnologie attuali, si possa valorizzare e riscoprire il nostro passato». «Per poter far crescere ancora questa ottima iniziativa per Como e il lago, Regione Lombardia deve sostenerla anche finanziariamente e le possibilità ci sono – dichiara inoltre Luca Gaffuri, consigliere regionale Pd –. Ha, infatti, appena approvato una delibera che stanzia 1 milione 600mila euro per la promozione del turismo religioso lombardo. A questo punto, la Giunta Maroni e l’assessore alle Finanze Garavaglia, tra l’altro molto attento al progetto, si ricordino, anche in vista del Giubileo del prossimo anno, che questo cammino è servito da collegamento tra l’Europa e Roma, passando attraverso la pianura lombarda. E se ci sono le risorse, questa nuova opportunità può diventare ancora più reale e concreta».

Per approfondire Internet www.viaregina.eu. [md, ecoinformazioni]

Rinnovato l’accordo fra Canton Ticino e Lombardia

intesa ticino-lombardiaUna nuova Dichiarazione d’intesa per rafforzare e migliorare la collaborazione transfrontaliera in diversi settori.

 

Martedì 16 giugno il documento è stato firmato a Como dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il presidente del Consiglio di stato del Canton Ticino Norman Gobbi.

«L’intesa aggiorna un precedente testo, la cui efficacia si era esaurita nel 2010 e ribadisce la volontà della Lombardia e del Canton Ticino di sviluppare la collaborazione in diversi settori tra cui commercio, turismo, energia, trasporti, salute e scienze mediche, sport e montagna» spiegano da Regione Lombardia. «In generale, la rinnovata dichiarazione d’intesa – precisano dalla Svizzera – prevede che Canton Ticino e Lombardia si impegnino a: agevolare la reciproca conoscenza e le relazioni bilaterali; facilitare i contatti istituzionali, per promuovere lo scambio di informazioni nei settori ritenuti di interesse comune; coordinare iniziative di interesse comune e progetti transfrontalieri, in particolare nell’ambito della programmazione comunitaria 2014/2020 (Interreg). L’intesa stabilisce inoltre che una volta l’anno i Presidenti del Consiglio di Stato e della Regione si incontrino per valutare insieme il bilancio delle misure previste dall’accordo».

«Tra la Lombardia e il Canton Ticino c’è una prossimità che stiamo sempre di più integrando, riconoscendo le reciproche affinità, i bisogni e le necessità, cercando di eliminare quel confine che ancora c’è e che di tanto in tanto si manifesta ancora» ha detto Maroni.

«Stiamo lavorando perché questi confini, non solo questo, cedano il posto alla libera circolazione delle persone, delle idee e degli affari, avendo come obiettivo la migliore integrazione nell’interesse dei cittadini, perché abbiamo una storia comune e non c’è molta differenza tra chi vive da una parte del confine e dall’altra – ha aggiunto Maroni –. Per questo l’accordo che firmiamo oggi va proprio in questa direzione e servirà per risolvere alcuni problemi ancora sul tavolo. Ma su tutti i nodi che abbiamo ancora da sciogliere siamo pronti e disponibili a discutere per trovare soluzioni che vadano bene ad entrambi».

«L’intesa di oggi un’importante pagina di cooperazione tra Lombardia e Canton Ticino in tanti settori come l’energia, il turismo, i trasporti e il sostegno alle imprese – prosegue Maroni –. Rimangono nodi da sciogliere, come quello legato ai frontalieri, un nodo che desta preoccupazioni e contrasti, anche perché non sempre è la Regione Lombardia a gestire questi dossier, ma il Governo italiano, ma per tutto il resto la collaborazione c’è e questa firma lo dimostra». [md, ecoinformazioni]

18 giugno/ La pace imprudente a la Feltrinelli di Como alle 21

lapaceimprudentecopertinaHo letto d’un fiato La pace imprudente di Emilio Russo [ExCogita Editore, Milano 2015, euro 16,50], l’ho letto con curiosa avidità, per le tante esperienze condivise con l’autore in anni oramai lontani, perché Emilio è stato uno dei miei maestri, una di quelle persone che incontri nel percorso della tua vita e che ti insegnano qualcosa di importante che rimane nel tempo, l’ho letto con la curiosità di capire la chiave principale, la sua cifra di fondo. Leggere un libro quando si conosce l’autore permette di vedere ancora meglio le sfumature e la tessitura complessa del testo, perché La pace imprudente è un romanzo complesso e denso, con più livelli di lettura che si intrecciano continuamente nell’incalzare dei brevi capitoli, scanditi dalla cronologia e dalla topologia dei luoghi in cui si svolge la vicenda narrata: il lago di Como, il confine con il Ticino e Roma. Infatti il protagonista del romanzo, Lorenzo Vaccani, si muove tra Nesso sulla sponda orientale del ramo di Como da cui proviene e la città eterna, la città dei Papi ed in particolare del Papa comasco Innocenzo XI della potente famiglia Odescalchi.

Lo sfondo delle vicende raccontate è un affresco storico e sociale, con pennellate rapide ma incisive sull’Italia nel ‘600, su Roma in particolare, con le sue straordinarie testimonianze storiche, architetture e basiliche, arricchito da numerosi spunti di riflessione teologica, filosofica e politica, con momenti di delicato scandaglio dei sentimenti più profondi ed intimi che albergano nell’animo umano, quali l’amore, la sofferenza, la perdita e la morte. Il racconto attraversa anche il genere giallo con colpo di scena finale, legato all’attentato che Lorenzo subisce a Roma a causa del ruolo che andrà a ricoprire al servizio della Segreteria di Stato pontificia, nell’ambito delle complesse vicende legate alla costruzione dell’alleanza tra le monarchie cattoliche promossa da Innocenzo XI nella guerra contro i turchi. Il giovane Lorenzo, di umili origini, per uno strano caso della vita si ritrova proiettato sulla scena della grande storia, diventando funzionario presso la Segreteria di Stato pontificia di Innocenzo XI, il comasco Benedetto Odescalchi. Per questo si trova ad essere coinvolto nelle vicende legate alla guerra tra Europa cristiana e Impero ottomano, l’espansione di quest’ultimo iniziata nel XIV secolo si fermerà con l’assedio e la sconfitta dei turchi a Vienna tra l’11 e il 12 settembre 1683 (ancora un 11 settembre!), da parte dell’esercito cristiano comandato dal re polacco Jan Sobieski. La singolarità del racconto di Emilio Russo è che prende spunto dalla lettura delle Memorie dell’Arciprete di Nesso Pietro Antonio Tacchi, documento storico che unito all’ambientazione sul lago di Como e al particolare periodo in cui sono collocate le vicende narrate, il ‘600 “secolo di ferro”, non può non richiamare il grande romanzo del Manzoni. La vicenda di Lorenzo Vaccani tra le righe ci ricorda forse la lunga esperienza politica dell’autore, il suo essere stato uno dei protagonisti della politica locale per lunghi anni, oltre che ricordarci la sua formazione filosofica e storica. Il racconto infatti, seppur nell’orizzonte storico di un passato remoto, il ‘600 e la guerra tra cristiani e ottomani, offre l’occasione all’autore per spunti di riflessione profonda sul significato della politica come agire storicamente determinato e sul suo rapporto con la giustizia. L’intreccio dei registri è uno degli elementi di pregio e grande interesse del romanzo di Russo. In apertura Lorenzo, oramai vecchio, si rivolge alla figlia leggendole una frase del filosofo tedesco Leibniz: “E perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria”. Da questo momento la figlia immagina e ricostruisce la vita del padre attraverso i frammenti delle storie che lui stesso le aveva raccontato nel corso degli anni. La fede cristiana non può essere in conflitto nel suo profondo con la ragione filosofica, si evidenzia un punto che è politico, filosofico e teologico insieme, ovvero la politica nella sua relazione con la guerra, tema decisivo se la seconda è intesa come la continuazione della prima con altri mezzi. La guerra è male, ingiustizia, morte, sofferenza, ben descritta nel racconto quando si parla dell’assedio e della battaglia finale nella capitale dell’Impero tra cristiani ed islamici, tuttavia è un male necessario per contenere un male maggiore, perché il bene e la perfezione non sono di questa terra e non appartengono alla storia. Chi pretende di perseguire con zelo il bene su questa terra in realtà si fa promotore di mali ancora più grandi, perché come dice Sant’Ignazio di Loyola in una frase riportata nel testo e come epigrafe, “la sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita”. Per questo Innocenzo XI parla di pace prudente, perché la vittoria sui turchi non pretenda di essere qualcosa di più di un provvisorio risultato esposto alla precarietà, aspettarsi di più rischia di scatenare quelle forze demoniache e malvagie che sottendono la storia e che non saranno mai dominate del tutto su questa terra. Proprio per questo, poiché la dialettica tragica tra bene e male è insuperabile sul piano storico, la pace prudente si rovescia nel suo opposto, ovvero nella pace imprudente, da cui proviene, è una ipotesi, il senso stesso del titolo del racconto. La giustizia ed il bene devono fare i conti con la storia, non possono essere una idea astratta confinata nell’iperuranio, devono piuttosto sporcarsi le mani con le miserie del mondo, seppur con discernimento, ed è qui la chiave decisiva per Emilio Russo. L’autore, riferendosi al ticinese Angelo Bernaschina, ispettore del corpo della Gendarmeria delle guardie pontificie, incaricato delle indagini sull’attentato subito da Lorenzo, scrive: “In tanti anni di attività aveva conosciuto troppo a fondo le oscurità dell’animo umano per non dover temere che, in assenza di un freno, avrebbero prevalso gli istinti distruttivi, gli egoismi disgregatori. Era soprattutto per questo che bisognava impedire che i crimini rimanessero impuniti. Katechon, lo aveva chiamato san Paolo, una potenza che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo: lui non era che un esecutore”. Ecco dunque l’essenza della politica: contenere il male del mondo, non certo realizzare il bene, impossibile su questa terra. Si tratta di un compito necessario ed insostituibile, per quanto imperfetto e privo di ogni garanzia assoluta, da qui la dialettica di prudenza-imprudenza. Questa capacità di discernimento e comprensione della complessità del reale, senza estremismi e fanatismi, mi pare sia per Emilio Russo il cuore della sapienza politica mostrata dal papa comasco Innocenzo XI nel guidare politicamente nel “secolo di ferro” l’Europa cristiana nella guerra contro i turchi, e un altro comasco, Lorenzo Vaccani, ha dato il suo piccolo contribuito con il ruolo che la sorte o, se si preferisce, la Provvidenza gli ha attribuito. Benedetto Croce scrive ne La storia come pensiero e come azione: “La moralità è nient’altro che la lotta contro il male; ché se il male non fosse, la morale non troverebbe luogo alcuno. E il male è la continua insidia all’unità della vita, e con essa alla libertà spirituale; come il bene è il continuo ristabilimento e assicuramento dell’unità, e perciò della libertà. Bene e male e i loro contrasti, e il trionfo del bene e il rinascere dell’insidia e del pericolo, non sono effetto dell’intervento di una forza estranea alla vita, nel modo in cui appaiono nelle mitologiche figurazioni del diavolo tentatore e seduttore; ma sono nella vita stessa, e anzi sono la vita stessa, la quale per parlare un linguaggio naturalistico, vuole specificazioni e funzioni nell’unico organismo, e, per ripetere la cosa in linguaggio filosofico, perpetuamente si distingue nelle sue forme e nel circolo di esse si unifica”. Queste parole esprimono una visione della storia non dissimile da quella dell’autore, seppur in una prospettiva storica di radicale immanenza. Se ci sia qualcosa oltre la storia e la politica e la sua azione di contenimento (katechon) e su cosa sia questo oltre, naturalmente il giudizio è sospeso. Il bel racconto di Emilio Russo permette di soffermarsi e interrogarsi su temi e questioni quanto mai attuali e di riflettere profondamente sul senso della vita e della storia individuale e collettiva.  [Gianfranco Giudice per ecoinformazioni]

La pace imprudente sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Como in via Cesare Cantù giovedì 18 giugno alle 21. L’autore dialogherà con Vincenzo Guarracino.

17 giugno/ Bandakadabra a Erba

BandaKadabraRaxle è il primo contest internazionale di teatro urbano organizzato a Erba e nei territori del laghi della Brianza dall’associazione Infolario. L’iniziativa, alla quale anche ecoinformazioni collabora come media partner, si svolgerà nell’ultimo fine settimana di giugno. Prologo dell’iniziativa martedì 17 giugno nell’isola pedonale di Erba alle 21 con il gruppo Bandakadabra.

Salario minimo, vince il sì. Luca Fonsdituri: «Vedremo come il risultato sarà acquisito dai legislatori»

10389240_10203094952988432_4572616418100458649_nVittoria del sì alla proposta di modifica costituzionale ticinese sul salario minimo , che si propone di portare la retribuzione minima ad almeno 3.500 franchi al mese per 12 mensilità. Quale giudizio e quali conseguenze?

«Il giudizio è positivo – spiega Luca Fonsdituri, responsabile Cgil Frontalieri di Como – in Ticino, come in tutta la Svizzera, vi sono varie categorie di lavoratori che non risultano coperte dalla contrattazione collettiva. Ora però vedremo come tale risultato verrà acquisito dai legislatori».
In effetti il Consiglio di Stato, nel prendere atto del risultato della consultazione popolare, ha sottolineato subito come «l’attuazione dei nuovi dettami costituzionali non sarà semplice», in particolare «difficilmente potranno infatti essere fissati salari minimi differenziati per settore e l’ipotesi di un salario minimo unico contrasta con quanto espresso dalla nuova norma costituzionale. Il Consiglio di Stato si augura che le misure proposte dall’iniziativa accolta contribuiscano effettivamente a un miglioramento della situazione del mercato del lavoro indigeno».
Un percorso complicato e comunque non risolutivo. «Del resto – sottolinea Fonsdituri – ciò che rende effettiva una legge è la sua corretta applicazione. Nel tempo abbiamo assistito all’utilizzo di vari escamotage da parte degli imprenditori per mantenere basso il costo del lavoro: dall’orario fintamente ridotto (“lavori al 100% ma risulti assunto all’80%”) o, addirittura, alla discrepanza tra salario riportato in busta paga e somma effettivamente retribuita. Fondamentale non è solo che vi siano soglie di salario minimo sotto le quali non andare per legge, ma soprattutto che vi sia un controllo a tappeto delle irregolarità da parte degli uffici competenti».
Allo stato attuale si calcola che circa la metà dei 62mila frontalieri italiani – di cui circa 25mila comaschi – non sia coperta dalle tutele di un contratto collettivo: «Perciò concordiamo con il Sindacato svizzero Unia– continua Fonsdituri – che la soluzione non può essere lasciata ad una legge e che serve dunque rafforzare le tutele dei lavoratori attraverso l’allargamento della contrattazione a tutte le categorie». [aq, ecoinformazioni]

Prc/ Non si tocchi il Bersagliere

logo prcCon un comunicato, il circolo Prc del territorio canturino, esprime il proprio dissenso, sulla possibilità che il comune di Cantù vieti l’utilizzo a partiti ed associazioni dell’area feste del parco del Bersagliere, storico luogo cittadino.

«E così, dopo quasi settant’anni, l’Amministrazione Comunale di Cantù vuole chiudere l’area del Bersagliere, dove ogni anno si svolgono numerose feste, tra cui quella dell’Unità, che, fra l’altro, richiama moltissime persone non solo della città, ma anche dai comuni limitrofi e dalla provincia. Si vuole chiudere una festa non solo di partito, ma una festa, che nell’arco di tanti decenni ha svolto anche una funzione di aggregazione, di comunicazione, una funzione al servizio della vita culturale canturina e non solo. Si vuole chiudere per decisione di un Sindaco, che non ha esitato a concedere spazi a formazioni neofasciste e xenofobe e che ora vuole chiudere uno spazio destinato al contrario alla solidarietà, all’amicizia e ai valori che rappresentano il meglio della comunità cittadina e del territorio. Con la chiusura di questi spazi, caro Sindaco, non si colpisce solo il Pd locale, ma anche Cantù e i canturini perbene, che donano il proprio tempo libero agli altri, si rovina la memoria storica di Cantù e si viola soprattutto la democrazia. Noi del Prc-Sinistra Europea ci auguriamo che il Sindaco cambi idea, perchè, dopo il sì ai fascisti, dire no ai democratici ci sembra di cattivo gusto.» [Ruggero Arnaboldi, circolo Prc Bassa Brianza “A.Natta”]

Edit/ Prima le persone poi i muri

498Se davvero un piccolissimo gruppo di migranti, in fuga da guerre, violenze e povertà in buona parte determinate dai governi “democratici” dei paesi ricchi, arriverà per essere accolto nella ex caserma dei Carabinieri di via Borgovico, l’antica tradizione di ospitalità di Como avrà l’occasione di superare la vergogna di un’ancora sensibile presenza leghista e razzista, imbarazzante e indecente, dimostrando di essere un territorio civile di un continente civile. Ma non si tratta solo di tamponare i problemi di ordine pubblico posti da razzisti ancora purtroppo a piede libero e con ampie capacità di azione delinquenziale.
(altro…)

5 buone ragioni per non leggere il 498 di ecoinformazioni

498David Letterman ne aveva 10, come l’Nba nei suoi video di highlights. il Trio Medusa sulla Radio arriva ad 11, il Corriere con le sue gallery di donzelle ignude sfonda abbondantemente la ventina, mentre i mille elenchi facebookari ragionano unicamente sui multipli di cinque, più facili da controllare e digerire, meglio ancora se con quell’accento negativo che fa tanto click baiting. [Leggi on line il 498 del nostro settimanale].

Ed ecoinformazioni?

Da buon prodotto internettiano, al pari di Salvini o dei vaccini che provocano l’autismo, anche noi di ecoinformazioni non possiamo sfuggire alla maledizione delle n ragioni per cui dovreste leggerci. E dunque via alle 498 ragioni per cui non leggere (la credevate tanto semplice, eh?!) il nuovo numero di ecoinformazioni!

Ma no, 498 è semplicemente il numero di serie, di ragioni per non seguirci ne bastano solo cinque, ossia il nostro sommario (Caps lock, quanto ti amo!):

  1. Perché prima le persone, non i muri: mentre la cronaca nazionale riempie pagine e stomaci gonfi di odio, mentre personaggetti (De Luca style) raschiano 5 minuti di gloria con allarmi assurdi di scabbie e respingimenti, proviamo a mostrarvi un punto di vista diverso. Quello dell’Arci nazionale ad esempio, che ricorda in un comunicato quanto non fatto dai Governi precedenti ed attuali, e quanto potremmo fare per far fronte a questa nuova emergenza umanitaria. Perché, a casa nostra, non rimangano solo i razzisti.
  2. Perché prima il territorio, non il cemento: la discussione sulla Tremezzina e sulle annunciate modifiche al suo tracciato occupano da tempo parti importanti dello zeitgeist comasco. Questa volta a prendere la parola è un nutrito gruppo di associazioni, affiancate dalla Curia di Como, che con una lettera a diversi soggetti istituzionali spiegano le molti ragioni per non procedere a questa nuova colata di Grandi Opere.
  3. Perché strane storie, nei Palazzi comaschi, dove non si può dire che gli ultimi sette giorni siano stati troppo tranquilli per gli addetti ai lavori. Mentre in Provincia veniva presentato il nuovo Statuto al parterre dei sindaci e si chiudeva il contenzioso con sedici suoi lavoratori, a Como tra Tari, Piano rifiuti ed echi dell’emergenza profughi si è dovuto far fronte ad un rumoroso furto notturno negli uffici di Palazzo Cernezzi. Ce ne parla il nostro ineffabile Michele Donegana.
  4. Perché riscoprire angoli “dimenticati” della città può essere utile e bello: come il parco dell’ex Sant’Anna, sconosciuto, se non fosse per l’impegno del Comitato Cittadella della Salute.
  5. Perché Como può essere una Hollywood con più lago: battuta bruttina, lo ammetto, ma in modo o nell’altro dovevamo presentarvi la nuova edizione di 35 mm sotto il cielo, la rassegna cinematografica dell’Arci Xanadù che quest’anno non solo raddoppia, ma triplica. Ce ne parla, insieme alle tante altre iniziative estive dell’Arci comasco, il nostro redattore Stefano Zanella.

Siete ancora qua? Allora siete ancora in tempo per la bonus track: i video della settimana. Questa volta andiamo con le immagini e i video della nuova iniziativa a difesa della Scuola Pubblica, Lottare per salvare la scuola dal declino liberista, organizzato da Sel in quel di Inverigo nella serata del 9 giugno. Buona visione! That’s all, folks! [Luca Frosini, ecoinformazioni]

Leggi on line il 498 del nostro settimanale.

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