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Quaranta nuovi posti letto  – distribuiti in tre tendoni riscaldati – uno spazio di aggregazione e alcuni (pochi) servizi igienici e docce sono stati  ufficialmente messi a disposizione a partire dalla notte di martedì 5 dicembre. Lo hanno dichiarato Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, Bruno Corda, prefetto, Mario Landriscina, sindaco, e Roberto de Angelis, questore di Como, nel corso della conferenza stampa lunedì 4 dicembre al centro socio-pastorale Cardinal Ferrari (viale Cesare Battisti 8), alla quale è intervenuta anche Laura Fontana Legnani, direttora della Fondazione Centro Cardinal Ferrari. Era invece assente Alessandra Locatelli, vicesindaca e assessora alle politiche sociali. Probabile dal 5 dicembre lo sgombero dell’area dell’autosilo Valmulini nella quale una sessantina di migranti aveva trovato rifugio grazie alle tende di Como accoglie.

«La decisione è stata tempestiva, ma difficile –  ha ammesso Fontana Legnani  – per questioni di sicurezza, poiché nel nostro centro vivono, lavorano e si riuniscono molte persone; tuttavia restiamo convinti della nostra decisione, avendo ricevuto conferma del supporto istituzionale [supporto che non è di natura economica, ndr]».
Sale così a 201 il numero di posti letto (a disposizione dalle 19,30 alle 7,30) destinati ad ampliare il progetto Emergenza freddo, attuato nel territorio cittadino nei mesi invernali (da dicembre a fine marzo). Molti di questi posti sono ospitati da centri religiosi, a conferma dell’impegno della Chiesa e dei volontari e volontarie Caritas nell’ambito dell’accoglienza, sottolinea Bernasconi, che ricorda contestualmente l’impegno di altri soggetti, come l’associazione Como accoglie grazie alla quale le tende sono state messe a disposizione. Bernasconi riconosce la reazione “proattiva” della cittadinanza comasca al significativo aumento e “ricambio” dei flussi migratori, una risposta che dimostra buona volontà e spirito cooperativo.
Dello stesso avviso il prefetto, che tiene a ricordare il ruolo attivo delle istituzioni, tanto nazionali quanto cittadine. Al tempo stesso, Corda insiste però sull’osservanza delle regole entro il sistema di accoglienza, mettendo in evidenza il deficit di sicurezza che consegue dalla presenza di tende nell’autosilo di via Val Mulini: da cui la ricerca di una soluzione alternativa – che “alternativa”  in senso stretto non è, poiché, pur escludendo ogni forma di coercizione, il prefetto nega che i destinatari dei servizi d’accoglienza possano riservarsi il diritto di scegliere –  e di soluzioni ad hoc per i minori non accompagnati, ora meno numerosi che nel 2016, ma pur sempre titolari di un regime di protezione attento alla loro specifica condizione.

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I tendoni al centro Cardinal Ferrari: ognuno potrà ospitare fino a 14 persone.

Anche Landriscina loda l’impegno di associazioni, organizzazioni e singoli – laici o religiosi – impegnati a offrire «una soluzione concreta più sicura e dignitosa » ai senza fissa dimora, invitando però a non sovraccaricare le risorse della “piccola città” che è Como. Gli fa eco il prefetto: «Dobbiamo evitare di trasformare Como in un “polo di attrazione” dell’accoglienza: mentre Como ha un potenziale bacino di utenza molto vasto, bisogna agire nel limite delle nostre possibilità, senza mettere a rischio la sicurezza».

Pur costituendo un progresso non trascurabile, va precisato che i nuovi tendoni e i servizi annessi non risolveranno in toto la questione dell’accoglienza sul territorio cittadino per come essa si configura al momento: in particolare, sarà necessario dare una maggior disponibilità di sanitari e docce calde, al momento insufficienti. Inoltre, una regolamentazione rigorosa dei posti concessi darà la priorità a persone presenti stabilmente sul territorio comasco, mettendo in secondo piano le presenze temporanee / di transito e escludendo i soggetti già classificati come “problematici” e come tali squalificati dal circuito dell’accoglienza. Se tali criteri sono comprensibili dal punto di vista organizzativo, ci si continua a interrogare sul collocamento, o piuttosto sul non-collocamento, di questi soggetti “doppiamente esclusi”: gli stessi che, in buona o in cattiva fede, e con modalità più o meno legittime, sono reiteratamente identificati come “pericolosi”. Causa o conseguenza dell’esclusione? [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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