Presidio martedì 10 febbraio alle 17,30 avanti alla Prefettura di Como

logoarciIn un comunicato diffuso sabato 7 febbario l’Arci di Como invita alla mobilitazione in difesa della democrazia e della Costituzione.

“Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana” segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario.

L’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non condividono tale situazione facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona.

Invitiamo a partecipare al presidio martedì 10 febbraio dalle 17,30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como.

Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo Zero: “Io sono perché siamo”. 

La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione.

L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: 

– leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia.

– l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti.

– l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano.

Ma noi non dimentichiamo l’articolo Zero e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese.

Daremo vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani.

Invitiamo tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana.

Appuntamento martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura, via Volta Como”.

Per informazioni: 031.264921.

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

Leggi razziali. D’Antuono: “Mi vergogno di essere italiano”

Un appello al mondo dell’associazionismo e della sinistra dal presidente dell’Arci comasca contro il nuovo Testo unico sull’immigrazione. Di fronte alla barbarie dilagante nelle leggi razziali del governo D’antuono è amareggiato: «Mi vergogno di essere italiano»

 

Il presidente dell’Arci provinciale di Como, Enzo D’Antuono, lancia un appello «a tutte le associazioni e alle forze politiche ad unirsi, al di là delle differenze, per far sentire la voce del popolo italiano che non ci sta ad accettare i provvedimenti razzisti che caratterizzano il Testo unico sull’immigrazione».

«Un testo – ha proseguito D’Antuono – che segna un’ulteriore tappa del processo di costruzione di uno stato razzista».

Quella in corso è per l’esponente dell’Arci una lotta contro i poveri che segue una filosofia vessatoria contro le persone in situazioni di disagio con provvedimenti «come la schedatura dei clochard e l’aumento del costo dei permessi di soggiorno, che per una famiglia di quattro persone toccherà i mille euro, denaro che consentirebbe di aiutare i loro parenti nel paese di origine».

Una situazione preoccupante per D’Antuono che ripone comunque le proprie speranze nella «grossa fetta di italiani che non ci sta anche se non riesce a farsi sentire».

«In certi casi mi vergogno di essere italiano» ha concluso ribadendo l’impegno per uno forzo culturale e sociale a sostegno dei più deboli con un’ulteriore intensificazione dell’impegno dell’Arci, da sempre attiva su questi temi.

Leggi razziali

fco8caszp5s7ca3yc5b3cadfrhqocai3gdlicampyioscan2sb32casvu225cajjo5dmca1n5s2yca3minj6ca0jexuoca3i9b03cakhds0pcau1u4focamrfd6lcavj2lj5caz57chtIl Senato ha approvato le norme razziste che ulteriormente limitano i diritti fondamentali dei migranti. Particolarmente odiosa e pericolosa la norma che ammette la possibilità che i medici denuncino i propri pazienti. Contro tale barbarie Italo Nessi dei  Medici con l’Africa pensa ad una campagna di obiezione di coscienza. 

Nonostante la campagna «Siamo medici e infermieri – Non siamo spie» lanciata dall’Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Società italiana di medicina delle immigrazioni (Simm) e Medici senza frontiere (Msf) è stato approvato al Senato 

«Una pericolosa deriva giuridica – culturale che ci riporta indietro di oltre 10 anni sul piano del diritto alla salute individuale e del pieno beneficio della collettività» ha affermato Simm, in un comunicato pubblicato sul proprio sito  Internet, mentre Msf ha dichiarato di essere «sconcertata per la scelta del Senato di ignorare il grido di allarme lanciato da medici, infermieri e ostetriche e continuerà la sua battaglia affinché il provvedimento venga bocciato dalla Camera», una situazione che comporterà il «concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria [che] creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio».

Dello stesso parere il comasco Italo Nessi, medico, esponente dei Medici con l’Africa e associato Oisg, «nonostante il passaggio da una prima formulazione che prevedeva l’obbligo della segnalazione alla possibilità della stessa, siamo di fronte ad un provvedimento che crea un clima di sospetto e non tiene conto delle direttive eruropee e del Consiglio d’Europa per la tutela della salute della persona».

Un provvedimento che snatura i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione e il giuramento di Ippocrate contro cui erano giunti diversi indirizzi di condanna da parte sia dell’Ordine dei medici nazionale che da molti locali, tra cui quello comasco.

A chi parla di emergenza sanitaria e della “importazione” di nuove e vecchie malattie l’esponente di Medici con l’Africa ricorda che «i numeri non sono eclatanti e non possono far parlare di emergenza».

Per Nessi poi sarà molto difficile nel comasco la creazione di un sistema sanitario parallelo organizzato dal mondo dell’associazionismo per tutelare le persone che non si rivolgeranno più al servizio sanitario nazionale per paura di essere denunciate «nel 2007 abbiamo fatto un convegno con la Caritas romana e il Naga di Milano e sono realtà molto più progredite della nostra».

La speranza del medico comasco è una pubblica netta presa di posizione da parte di tutti gli operatori sanitari con una compagna di “obiezione di coscienza” sulle denunce per potere garantire una copertura sanitaria anche a chi non è in regola con i permesi di soggiorno.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 febbraio 2009

cernezzi1La maggioranza non riesce a garantire la presenza. Deserta la seduta del Consiglio comunale di lunedì 2 febbraio rinviata la discussione sugli emendamenti alla delibera sulle grandi mostre. La neve al centro delle preliminari. Franco Fragolino ha letto un appello, invitando gli altri consiglieri ad aderirivi, contro l’emendamento della Lega, che vuole eliminare il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, ricordando che il sistema sanitario ha contribuito a ridurre le malattie fra gli immigrati mentre ha definito il nuovo provvedimento come «inutile e dannoso» data l’esclusione dal sistema sanitario di una parte della popolazione che o non si curerà o si rivolgerà ad una sanità parallela fuori dal controllo statale. «Stamattina i bus circolavano senza catene ed il pomeriggio, quando le neve è andata via, avevano le catene – ha detto Donato Supino, Prc, dopo i disservizi del trasporto pubblico dopo la nevicata – Una volta quando i trasporti erano pubblici c’era una squadra di meccanici che, con un camioncino andavano a mettere le catene ai mezzi in tutta la città, senza far fermare i bus». Il consigliere di Rifondazione ha quindi chiesto all’assessore Caradonna una verifica con l’azienda ai trasporti anche per quanto riguarda la sicurezza date le corse effettuate senza catene con rischi per i passeggeri. Della neve hanno parlato anche Vittorio Mottola, Pd, chiedendo la spalatura dei marciapiedi, e Luca Gaffuri, Pd, per cui le strade non sono state pulite in tempo dimostrando che «il Comune non ha un rapporto efficace con le imprese per la pulizia». «Non so dove vive lei, in un altro mondo» ha risposto a caldo l’assessore Caradonna per cui, quando ha avuto la parola, «i mezzi del Comune sono usciti con efficacia», chiedendo di fare un raffronto coni Comuni limitrofi. «Anch’io reputo inaccettabile quello che è successo – ha poi dichiarato per quanto riguarda Asf – una situazione non giustificabile» anche perché, ha aggiunto, tutti hanno dato per scontato che la situazione sarebbe stata affrontata in maniera perfetta come le volte precedenti. Gaffuri ha ricordato la scadenza dei bandi regionali per l’accessibilità e lo sviluppo dei trasporti e dell’interazione fra la mobilità urbana e interurbana, sottolineando gli interventi possibili, come posteggi di interscambio, per una soluzione non parziale di situazioni come quelle delle stazioni di Camerlata e di Albate – Camerlata. Mottola ha riproposto il caso di via Vela a Ponte Chiasso esibendo un cartellone con le foto del degrado, intitolato Via Vela Porta d’Europa, il degrado e i topi. «Temo non ci sia più vergogna» ha detto Mario Lucini, Pd, riferendosi alle notizie sulla stampa locale sul rimpasto in Giunta, allibito anche delle informazioni sull’area Sant’Anna, con interventi per quattro torri di 26 metri, di cui i consiglieri non sono stati informati in quello che ha definito «l’assordante silenzio del Comune di Como». Finite le preliminari alle 20.58 è iniziato l’appello, tre minuti più tardi la seduta è stata dichiarata deserta. Uscite le opposizioni, in aula erano presenti i liberal di Forza Italia, che si erano ritrovati in riunione già prima del Consiglio, il sindaco, l’Udc, la maggior parte del gruppo di An e Ghirri del Gruppo misto, per un totale di 18 consiglieri insufficienti per il numero legale. Della maggioranza, su otto assenti, mancava l’intero gruppo della Lega. Ad onor del vero alcuni consiglieri sono sopraggiunti alla spicciolata quando ormai la seduta era stata dichiarata sciolta. Nonostante il rinvio dell’ennesimo Consiglio sulle grandi mostre, una delibera che era stata definita con carattere di urgenza, che tiene banco ormai da due settimane e che ritornerà lunedì 9 febbraio, il clima era piuttosto disteso fra i banchi della maggioranza. I liberal e le minoranze hanno approfittato della serata per riunirsi e discutere il da farsi anche in previsione dei cambiamenti in Giunta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giornata della memoria in biblioteca a Como

willi_graf_e_la_rosa_bianca_lineIn occasione della Giornata della Memoria 2009 l’assessorato alla Cultura del Comune di Como e la Rosa bianca di Como invitano, nella serata di  martedì 27 gennaio alle 20.30, presso la Biblioteca Comunale di Como  Via Indipendenza 87, alla presentazione del libro di Paola Rosà Willi Graf. Con La Rosa Bianca contro Hitler ed. Il Margine, 2008.

Interverrà Paola Rosà, autrice del libro; introduce Grazia Villa, presidente della Rosa bianca italiana.

«Se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo , come polvere al vento , se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa».  [dal terzo volantino Weisse Rose]

Il Consiglio comunale di como di mercoledì 21 gennaio 2009

 

cernezziDenunciata dalle minoranze la beffa della Social card e lo scandalo di tre assessori inquisiti. Solidarietà. Poi il Consiglio si occupa ancora delle Grandi mostre con i consueti esercizi di fronda del centro destra. Il Consiglio comunale di mercoledì 21                                  gennaio si chiude ancora senza una decisione.

«Dov’è la Provincia di Como? Dov’è il Comune? Quando ci sarà un accordo per Expo 2015?» ha chiesto, nelle preliminari del Consiglio comunale di mercoledì 21 gennaio, Luca Gaffuri, Pd, in seguito all’accordo fra il sindaco di Milano ed il Comune di Campione d’Italia per l’evento che coinvolgerà il capoluogo lombardo, e non solo, fra sei anni.

Pasquale Buono ha invece chiesto chiarimenti sull’utilizzo dei posteggi riservati, per le attività istituzionali, ai consiglieri comunali chiedendo maggiori controlli.

Ha parlato di «beffa», a proposito della Social Card, Franco Fragolino del Pd sottolineando la differenza fra il numero di tessere consegnate fra il Meridione e l’Italia settentrionale e ricordando che su 3 mila persone sotto la soglia di povertà nella provincia comasca solo 1.063 al 15 di gennaio hanno ricevuto la Social Card. Dati che gli hanno fatto affermare che un sistema centralizzato come quello attuato non possa capire le esigenze del territorio e che sarebbe stato meglio affidarsi a chi opera in ambito locale.

Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione dei ragazzi del centro socio educativo delle serre di Mogano: «Gli abbiamo tolto l’acqua, poi le borse lavoro ed ora chiediamo l’Isee per l’eventuale eliminazione della mensa».

«Abbiamo tre assessori sottoposti ad indagine per fatti connessi alle funzioni pubbliche esercitate e anche tre dipendenti comunali, tra cui un capo di gabinetto – ha esclamato Marcello Iantorno del Pd – per questo chiediamo di trattare la nostra proposta sulla moralità». Una delibera già presentata e per accantonata che dovrebbe essere discussa giovedì 29 gennaio. Il consigliere democratico ha poi chiesto l’autosospensione entro sette giorni per il vicesindaco, nell’occhio del ciclone per il caso dei rimborsi chilometrici quando era in Provincia, se no le minoranze presenteranno una mozione di sfiducia. Pronta la reazione di Roberto Rallo, Fi, che ha espresso la propria solidarietà a Cattaneo riconoscendogli il merito di avere posto la questione delle sue dimissioni.

Aperti i lavori il dibattito consiliare e ritornato sui chiarimenti alla delibera proposta da una parte di Forza Italia e dall’Udc sulle grandi mostre.

Una serie di precisazioni tecniche sulle modalità di presentazione della delibera sono venute dai banchi della maggioranza con Veronica Airoldi, Fi, mentre da più voci sono state chieste precisazioni economiche e soprattutto è stato posto il problema degli sponsor.

Per l’assessore Gaddi quelli storici hanno dato la propria disponibilità a contribuire alla mostra del 2009, ma non ci sono impegni scritti, «che di norma si fanno dopo la firma dei contratti con i prestatori» ha precisato.

Frecciate sono arrivate da Marco Butti, An, che ha chiesto un cambiamento di metodo nella gestione, con l’ipotesi di nascita di una fondazione, e ha citato agenzie di raccolta di sponsorizzazioni. Caustico anche Giampietro Ajani, Lega, che ha attaccato pesantemente l’assessore alla cultura.

Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della delibera ha difeso a spada tratta le grandi mostre tanto da affermare che «non fare le mostre equivale ad impedire la cultura», attaccando chi nella maggioranza a suo dire vuole scaricare ogni responsabilità su Gaddi e per questioni come la vendita della Ticosa, sempre posticipata, non si straccia le vesti.

Accordo per sostenere le mostre bipartisan: «per il sesto anno di seguito mi accingo a d appoggiare l’avventura delle mostre» ha dichiarato Bruno Saladino, Pd, al di là di chi afferma che così possa fare da stampella alla maggioranza ha precisato.

Donato Supino, Prc, ha spostato l’attenzione sulle priorità da dare alla politica cittadina ricordando le priorità sociali, «il Comune ha tagliato 116 mila euro alla Ca’ d’industria!».

Una priorità condivisa da Roberto Tenace , An, che ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle categorie interessate alle mostre.

Mario Lucini, Pd, ha ricordato quindi l’approvazione delle precedenti mostre facendo dei parallelismi con quella di Picasso, ed il buco che il Comune aveva dovuto coprire dopo il ritiro del Ministero dei beni culturali, citando un ordine del giorno, allora approvato all’unanimità, che imponeva di mettere nei contratti con Csu di specificare il budget comunale e che in caso di sforamento avrebbe provveduto l’azienda di via Giulini, una formula che non è stata ripresa negli ultimi contratti.

Bruno Magatti, Paco, si è chiesto «ma se è vero che ci sono stati 1,9 milioni di indotti, dove sono i beneficiari  che dovrebbero essere qui alla porta a dirci di andare avanti?». Il capogruppo di Paco ha poi invitato Gaddi a diventare un direttore artistico di mostre, un lavoro in cui non avrà sicuramente tutti i grattacapi che lo coinvolgono in quanto assessore ed ha svolto un discorso più in generale sul finanziamento alla cultura.

Per ultimo Gaffuri ha affermato l’importanza della scadenza annuale delle mostre anche in prospettiva per arrivare all’Expo anche per caratterizzare Como in campo culturale perché la città non diventi una periferia di Milano.

La seduta si è conclusa data l’ora tarda e la discussione verrà aggiornata a lunedì prossimo in cui saranno in discussione anche tre emendamenti proposti da una parte della maggioranza, per ridurre le spese a 280 mila euro, prendere l’impegno di realizzare il programma elettorale (tra i firmatari anche il sindaco) e non il Piano culturale proposto dall’assessore alla Cultura, e l’assunzione dei rischi di economici da parte della società affidataria. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Internet in biblioteca a Como

Attiva la nuova rete wireless per collegarsi ad Internet alla Biblioteca comunale di Como.

È stata attivata la possibilità di viaggiare in Internet senza fili alla Biblioteca comunale di Como. «Già dalla settimana scorsa era tecnicamente possibile, da oggi, dopo un corso di aggiornamento per i dipendenti – ha dichiarato la consigliera comunale del Pd Silvia Magni – è possibile connettersi richiedendo una password».

La richiesta di un filtro attraverso un registrazione ed una password è stata richiesta dalla struttura per evitare spiacevoli inconvenienti e rispettare la legge antiterrorismo. «L’utente deve richiedere un a password giornaliera che gli permette di navigare per un’ora – ha proseguito la consigliere comunale – nulla vieta che per esigenze particolari si possa richiedere più volte nella stessa giornata più accrediti».

Una procedura che sarà rodata nei primi mesi di prova. «Forse si potrà estendere un servizio simile anche all’Informagiovani» ha aggiunto la consigliera Magni soddisfatta del buon esito della sua proposta per la biblioteca approvata, in modo trasversale, in sede di Bilancio dal Consiglio. «Era prevista una spesa di 4 mila euro, ma ci si è riusciti con molto meno» ha concluso.

In attesa del completamento delle procedure tecniche non è tuttavia ancora attiva la rete wireless per collegarsi ad Internet alla Biblioteca comunale di Como.

[Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 20 gennaio 2009

cernezzi2Palazzo Cernezzi ingessato non conclude quasi nulla nella seduta di lunedì 19 gennaio dedicata al Sant’Anna.


Il discorso in ricordo di don Renzo Beretta fatto dal sindaco Bruni, dopo la messa in ricordo tenutasi a Ponte Chiasso, viene citato nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 19 gennaio sia da Luigi Bottone, Udc, che da Mario Molteni, Per Como. Entrambi i consiglieri hanno chiesto al primo cittadino comasco un atto di coerenza. «Se l’esempio da seguire è quello di don Renzo – ha dichiarato Molteni – credo che l’azione conseguente sia l’apertura del dormitorio per i senza tetto tutto l’anno», contrariamente alle prese di posizione sulla stampa locale di Bruni a riguardo del referendum proposto in proposito.

Sui senza fissa dimora e la situazione del centro di Prestino, che non era stato pensato per loro bensì per altre categorie disagiate è poi intervenuto Bruno Magatti di Paco.

Emanuele Lionetti, Lega, ha messo in evidenza la situazione della polizia locale «Basta elogi non accompagnati da riconoscimenti economici!» ha tuonato spiegando che, date le maggiori retribuzioni i vigili com’aschi dopo essersi formati nel capoluogo lo abbandonano per i Comuni limitrofi. Il suo collega di partito Giampiero Ajani ha invece ricordato la figura di Gianfranco Miglio e chiesto di sbloccare l’iter per intitolargli una via o una piazza.

Prima di iniziare i lavori, su proposta di Marcello Intorno del Pd, è stato tenuto un minuto di raccoglimento per tutte le vittime civili, palestinesi e israeliane, nell’area definita come Terrasanta.

Le prime due delibere all’ordine del giorno sono quindi state ritirate dai proponenti perché la Giunta si è attivata per accoglierle. La prima di Carlo Ghirri, Gruppo misto di maggioranza, chiedeva il rifacimento del divisorio in metallo in via D’Annunzio vicino a piazzale Giotto. La seconda di Donato Supino, Prc, per il ripristino della linea 3 del servizio di trasporto pubblico urbano a cui ha in parte risolto il prolungamento della linea 6.

L’assessore D’alessandro ha poi sospeso due delibere, che verranno affrontate dopo «un’ulteriore analisi e valutazione», in seguito ad una lettera di un dirigente comunale che richiamava il parere della vecchia Commissione paesistica. Un parere che era già stato espresso un mese e mezzo fa e che era già stato affrontato dalla Giunta e dalla Commissione urbanistica. L’ulteriore proposta di slittamento ha fatto esclamare Mario Lucini, presidente di quest’ultima commissione: «Stiamo superando i limiti del grottesco, della farsa, dell’avanspettacolo». Per il consigliere del Pd tutte le carte erano già disponibili e la maggioranza non può dopo che gli organi competenti hanno già espresso il proprio parere cambiare all’ultimo parere: «se la maggioranza non c’è tolga il disturbo!» ha concluso.

Il Consiglio è così ritornato a discutere della delibera di indirizzo, proposta dalle minoranze, per mantenere una cittadella sanitaria nella zona dell’attuale Ospedale Sant’Anna e il collegamento del G.B. Grassi a piazza Camerlata. Luca Gaffuri, Pd, ha ripercorso la storia della delibera e dei tentativi di Infrastrutture lombarde di definire i piani di sviluppo della città. La proposta è stata accolta da tutto il Consiglio tranne la Lega e il sindaco, ma in ogni modo non contiene le percentuali di indirizzo per la destinazione dell’area e quindi rimane valido il referendum popolare a cui verranno chiamati a rispondere i cittadini comaschi.

A Palazzo Cernezzi si è poi deciso di invertire i lavori e di posticipare la discussione sul regolamento degli impianti di videosorveglianza e affrontare la delibera sulle grandi mostre proposta da una parte dei consiglieri di maggioranza, sette di Forza Italia e il capogruppo dell’Udc. Pasquale Buono, Fi, ha presentato il documento che chiede di «condividere le linee di indirizzo del progetto delle Grandi mostre contenute nel Piano strategico di Como città della Cultura», allegato al documento, spese «nella misura massima di euro 400 mila annue» e «l’affidamento della gestione organizzativa dell’evento alla società Como servizi urbani».

È iniziata così la fase dei chiarimenti e i consiglieri hanno iniziato a fare le domande le più disparate concentrandosi particolarmente sugli aspetti economico – finanziari per una mostra per il 2009 per cui si prevede una spesa di 1,4 milioni di euro. Trasversale la critica alla gestione del rapporto economico con Csu ed il ripianamento dei buchi nel suo bilancio con interventi di Palazzo Cernezzi.

E proprio le fotocopie dei fogli excel con la parte economica, poste negli allegati della delibera, sono saltate nella distribuzione dei documenti rendendo impossibile la discussione e facendo quindi aggiornare la seduta a mercoledì prossimo. Qualcuno sottovoce si è chiesto «se questo è l’esempio di come si gestirà la mostra… Andiamo bene!». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Lurate Caccivio non è razzista

 

_1152156Successo della manifestazione contro il razzismo in solidarietà con i proprietari dell’esercizio commerciale dato alle fiamme. L’iniziativa convocata in fretta ha raccolto la sera di giovedì 15 gennaio una cinquantina di persone, molti i giovani.

Dopo l’attentato alla lavanderia in via di apertura a Lurate Caccivio di proprietà di una famiglia cingalese si è mobilitata la società civile del paese con una fiaccolata – presidio davanti al luogo dell’incendio fra le 21 e le 22 di giovedì 15 gennaio. «È andata bene, una cinquantina di persone per una manifestazione indetta all’ultimo minuto e per cui è stata fatta girare la voce con sms, e-mail e Facebook – ha spiegato Angelo Rizzo consigliere comunale di maggioranza – abbiamo fatto una fiaccolata e mostrato uno striscione con la scritta “Lurate Caccivio non è razzista”». Così come era scritto anche sui volantini distribuiti a firma Un gruppo di cittadini di Lurate Caccivio che spiegavano l’intenzione di «esprimere la nostra solidarietà alla famiglia vittima di questo episodio e a tutti i migranti che vivono nel nostro territorio e che si sono sentiti offesi da questo atto di razzismo».

Un gesto che avrà anche un risvolto politico «domani il sindaco Emilio Botta, che è stato presente al presidio, ha convocato una riunione di maggioranza e gli ho già esplicitato che proporrò un ordine del giorno sull’argomento» ha detto Rizzo che ha spiegato come simili atti possano essere anche il risultato di un clima “culturale” e politico che anche con le ultime proposte di tassazione dei permessi di soggiorno non vede nell’immigrato un’opportunità, anzi tutt’altro «trovando sponda nell’ignoranza e nell’egoismo».

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