Accoglienza

Emergenza freddezza

DSCN0044.JPGFa freddo, a Como, la sera del 2 aprile. Quest’anno, la primavera si fa aspettare. Puntualissima, in compenso, è arrivata la fine annunciata del programma di accoglienza “invernale”, ampliato nel dicembre scorso con l’installazione di tre tendoni con servizi nel cortile interno del centro Cardinal Ferrari per far fronte anche a una parte delle persone fino ad allora ricoverate – in condizioni di fortuna – all’autosilo Val Mulini.  Dopo la notte di Pasqua – quella cioè compresa tra l’1 e il 2 aprile -, la disponibilità del Centro Cardinal Ferrari è stata ridotta ai soli tendoni, così che circa cinquanta persone “senza fissa dimora” si sono trovate nuovamente private di una qualsiasi dimora. Certo, c’è pur sempre la strada: fa freddo, si diceva, e spesso piove (ma per questo, a Como, nessuno è così sfacciato da parlare di emergenza!), ma è questione di settimane e di freddo non si potrà più parlare. Allora altre strutture verranno chiuse, e le persone completamente  abbandonate a se stesse saliranno ulteriormente di numero. Al di là delle parole, però, quella che è stata definita “emergenza freddo” è in realtà una strutturale mancanza di accoglienza nel territorio, che di sicuro non si dissolverà con l’arrivo della bella stagione. (altro…)

Emergenza freddo/ Nuovi posti letto al Centro Cardinal Ferrari

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Quaranta nuovi posti letto  – distribuiti in tre tendoni riscaldati – uno spazio di aggregazione e alcuni (pochi) servizi igienici e docce sono stati  ufficialmente messi a disposizione a partire dalla notte di martedì 5 dicembre. Lo hanno dichiarato Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, Bruno Corda, prefetto, Mario Landriscina, sindaco, e Roberto de Angelis, questore di Como, nel corso della conferenza stampa lunedì 4 dicembre al centro socio-pastorale Cardinal Ferrari (viale Cesare Battisti 8), alla quale è intervenuta anche Laura Fontana Legnani, direttora della Fondazione Centro Cardinal Ferrari. Era invece assente Alessandra Locatelli, vicesindaca e assessora alle politiche sociali. Probabile dal 5 dicembre lo sgombero dell’area dell’autosilo Valmulini nella quale una sessantina di migranti aveva trovato rifugio grazie alle tende di Como accoglie.

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11 novembre/ Volontari per comunità accoglienti

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Al centro congressi Medioevo di Olgiate Comasco (via Lucini, 4) si terrà, tra le 9,30 e le 12,30 di sabato 11 novembre, l’incontro Volontari per comunità accoglienti, promosso da Csv Como e Cesvov Varese. Interverranno Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa, Ivo Lizzola, professore del Dipartimento di scienze sociali dell’Università degli studi di Bergamo, e Franco dell’Olio, formatore al Csv di Como.
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Minori non accompagnati: presentato in Tribunale il corso di formazione per tutori

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Partecipatissima – quasi 80 presenze registrate – la presentazione del corso per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati [profilo introdotto e regolamentato dalla legge del 7 aprile 2017, ndr], tenutasi mercoledì 4 ottobre nella sala Biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5). 
Tale iniziativa corona un percorso intrapreso già dal mese di maggio e portato avanti in sinergia dal Tribunale di Como (in interfaccia con il giudice tutelare), Avc-Csv, Osservatorio per i diritti del migrante e Comune di Como, con la collaborazione tecnica della ong internazionale Defence for Children (nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dal programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza della Commissione europea) e la partnership transfrontaliera con Service social international Suisse. Un percorso frutto di un’attenta riflessione sulle dinamiche territoriali locali in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che gli enti proponenti intendono condividere e sviluppare insieme alla comunità locale.


Nello specifico, il programma di formazione vuole risolvere un aspetto particolarmente critico, a Como come in altre località: l’assistenza a migranti minorenni. La formazione di tutori consapevoli della specificità territoriale e individuale vuole prevenire l’assorbimento di questi giovani in un vuoto istituzionale, normativo e sociale, evitando che il compimento del diciottesimo anno comporti per loro una perdita non solo de facto, ma anche de iure, dei diritti di cui essi erano stati almeno formalmente titolari. Maria Luisa Lo Gatto, giudice e referente per i rapporti con il territorio del Tribunale di Como, ha perciò rimarcato in apertura all’incontro (introdotto dai saluti di Anna Introini, presidente del Tribunale) la necessità per i futuri tutori e tutrici di acquisire una conoscenza approfondita del contesto in cui si apprestano a operare. Fissato un chiaro obiettivo comune nella tutela dei diritti dei migranti minorenni da parte della comunità e dell’ente che li ospitano  – ed è quest’ultimo, per legge, a farsene carico  –  è opportuno che queste persone creino una rete operativa, non soltanto per ragioni di assistenza e di reciproco sostegno, ma anche per mantenere una relazione dialogica e costruttiva con l’amministrazione e la giustizia locali, chiamati ad assistere tutori e migranti con le proprie specifiche competenze e responsabilità.

Tale percorso di crescita, in cui ciascuno può imparare e insegnare qualcosa dagli altri,
spiega l’approccio transdisciplinare e “sperimentale” del corso presentato, orientato al confronto e all’interazione peer-to-peer, più che a una formazione di tipo frontale. La struttura di questa opportunità formativa, aperta per il momento a una classe di 25 persone, è stata illustrata più nello specifico da Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. Previsti (a metà del mese di novembre 2017) tre giorni consecutivi di formazione focalizzati su quattro obiettivi: la conoscenza del contesto, la comprensione dello stesso (e del/la minore da tutelare) per poter elaborare e perfezionare pratiche ad hoc, l’applicazione di tali pratiche, e il “posizionamento” di migrante e tutore/tutrice rispetto alla realtà operativa. Non sono attesi particolari requisiti o competenze dai partecipanti al corso, se non quello di poter garantire al(la) minore preso/a in cura stabilità, reperibilità e costanza. Proprio per questo è previsto che a ogni tutore sia assegnato un unico individuo.

Nel 1991 – ventisei anni fa – la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo è stata adottata dall’ordinamento giuridico italiano: secondo l’art.2, di tale documento, ogni minorenne  – cittadino/a o meno dello Stato – è titolare dei medesimi diritti, libertà, obblighi e divieti, che gli Stati firmatari si impegnano a garantire.
Nel caso dei migranti minorenni, ciò non avviene in pratica: si pone l’accento sull’entrata e permanenza illecita nello Stato ospite, piuttosto che sulle violazioni subite dalla persona del migrante, magari da parte dello Stato stesso. Tuttavia, «garantire tutela ai migranti minorenni non è un atto di pietismo», ha chiarito Costella «ma in primo luogo un’opportunità e anzi un dovere civico, l’applicazione concreta dei princìpi di uno Stato di diritto che, pur chiaramente sanciti dalla Costituzione italiana, vengono spesso “accantonati” in situazioni dette, a volte impropriamente, “emergenziali”».

Fornire assistenza a soggetti doppiamente isolati  – come migranti e come minorenni non accompagnati – diventa così il gesto di accoglienza e umanità più importante che si possa compiere nei loro confronti. Di questo parere è Lanciné Camara, mediatore culturale di origini ivoriane giunto in Italia nel 2011, oggi operativo nell’accoglienza per minori a Genova, dove collabora con Defence for Children Italia . Facendo riferimento al proprio vissuto, Camara (che ha chiesto e ottenuto l’asilo in Italia) ha parlato positivamente del ruolo svolto dalla comunità e dai tutori nell’assisterlo nel processo di integrazione, incoraggiando il pubblico a intraprendere un percorso formativo in tal senso.
Camara ha anche fatto riferimento al consistente turnover dei ragazzi ospitati nella struttura per la quale lavora. È infatti ben diverso occuparsi di una persona che intende rimanere in Italia (nella fattispecie) e avviarsi all’integrazione, oppure di un(a) migrante in transito che vorrebbe invece raggiungere altri Stati. In questo secondo caso, diventa fondamentale per i soggetti dell’accoglienza e dell’assistenza di migranti intraprendere e mantenere relazioni transfrontaliere e transnazionali che, nel caso di Como, interessano in primo luogo la vicina Svizzera. Proprio un’operatrice di Service social international Suisse intervenuta alla presentazione, Élodie Antony, ha riportato l’impatto positivo dei tutori assegnati a 200 migranti minorenni oltreconfine, ribadendo il bisogno per questi  di persone affidabili su cui poter contare e la necessità, per chi accoglie, di insistere maggiormente sull’aspetto del ricongiungimento familiare.

Con la formazione di figure tutoriali, l’accoglienza e l’integrazione di migranti in Lombardia potranno beneficiare dell’esempio “pioniere” (in sede regionale) di Como, «dove, già l’anno scorso, cittadinanza attiva e volontariato comaschi hanno dato una splendida risposta in tal senso», ha ricordato Elena Zulli, responsabile progetti per Avc-Csv, segnalando il percorso gratuito di 40 ore – distribuite tra la fine di ottobre 2017 e gennaio 2018 – messo a punto da Avc-Csv per fornire strumenti di formazione e conoscenza territoriale agli operatori/trici dell’accoglienza e del volontariato; a questo seminario si aggiunge poi Le sfide del fenomeno migratorio: chiusura o accoglienza?, un corso di educazione allo sviluppo, organizzato da Unicef a partire dal 25 ottobre.

Visto il grande differenziale tra il numero di migranti minorenni e quello di tutori (formati e ancora da formare), su cui pesa anche una limitata disponibilità di strutture d’accoglienza operanti, sarà necessario investire su misure come l’affido familiare e un’assistenza di carattere provvisorio per migranti non stanziali, collaborando di concerto con operatori e amministrazioni locali, oltre che con il coordinamento delle comunità per minori non accompagnati. Tutto questo nella consapevolezza che una rete d’accoglienza insufficiente e malgestita favorisce l’assimilazione degli emarginati nella criminalità: la sfida è perciò dimostrare che l’inclusione (e non l’esclusione) di questi rappresenta l’antidoto più efficace a un clima di insicurezza e paura.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Online sul canale YouTube di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

Accoglienza degna/ Nessuna persona è illegale: campo estivo a Bologna nella caserma occupata

Il Collettivo Làbas di Bologna organizza dal 21 agosto al 2 settembre un Summer camp per rafforzare la struttura del progetto Accoglienza degna, dormitorio sociale autogestito da volontari, attivisti e abitanti nato come necessaria risposta alle politiche abitative e di accoglienza della città di Bologna e del recente aumento del numero di persone senza fissa dimora, sempre più di composizione migrante.

Ad oggi i posti letto sono quindici; il campo si pone l’obiettivo di migliorare le condizioni dell’edificio, aprire nuovi spazi e promuovere collegamenti con la comunità internazionale per restituire al quartiere e alla città di Bologna un ulteriore spazio abbandonato e in disuso presente nel complesso dell’ex caserma Masini, migliorare la qualità della vita delle persone ospitate nel dormitorio e creare opportunità di scambio e interazione tra volontari e attivisti internazionali.

A Bologna come a Como, è la società civile a riempire i vuoti lasciati dall’amministrazione sul tema delle persone che si ritrovano senza un tetto e senza punti di riferimento. Accoglienza degna apre lo sguardo sulla realtà delle persone costrette a vivere in strada e a queste si rivolge senza distinzioni; vengono accolti singoli e famiglie senza reti di appoggio, working-poors, migranti resi invisibili dalla legge Bossi-Fini, vittime del sistema hot-spot, richiedenti e titolari di protezione internazionale esclusi dai progetti di accoglienza o dispersi dal Regolamento di Dublino.

Accoglienza degna si pone come obiettivo quello di fornire un modello alternativo all’accoglienza istituzionale, un luogo che consenta alle persone ospitate di prendersi il tempo necessario per acquisire le competenze e gli strumenti necessari a costruire un proprio futuro indipendente in Italia e a Bologna. Per far questo il progetto si è dotato di uno sportello Mediazione e Diritti che affianca gli abitanti negli aspetti legali, di assistenza sanitaria, nella ricerca di un impiego e di un alloggio, e di una scuola di italiano che attualmente forma circa cinquanta persone, uomini e donne. Il progetto lavora in stretta connessione con le differenti esperienze presenti negli spazi di Làbas, generando forme di autoreddito e acquisizione di competenze specifiche per gli ospiti del dormitorio spendibili in ambito lavorativo.

Informazioni per volontari/ e

I volontari/e  del campo alloggeranno all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini occupata, i pasti saranno preparati a turno da alcuni volontari. Ogni mattina verranno organizzate e suddivise le attività che saranno svolte in gruppo. Ogni sera si terrà una breve riunione per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Durante il campo sono previsti dei momenti di condivisione e confronto sui temi delle migrazioni, del diritto d’asilo, dell’accoglienza e del diritto all’abitare.

I costi del viaggio sono a carico dei volontari, mentre per il vitto e l’alloggio il costo è di cinque euro al giorno.

Il campo sarà strutturato in due parti:

  • ristrutturazione dell’attuale dormitorio di Accoglienza degna, composto da sette camere, due bagni, una cucina e una grande sala comune
  • riqualificazione di un edificio dismesso adiacente, che vedrà la sistemazione di due camere, due aule per la scuola di italiano, un ufficio per lo sportello Mediazione e Diritti, due bagni e una grande sala ricreativa.

Le due fasi di lavoro verranno portate avanti contemporaneamente da due diversi gruppi di volontari/ e insieme ai volontari/e  di Accoglienza degna e agli attivisti del collettivo Làbas.

Ci sono dieci posti per volontari italiani e venti per volontari internazionali; a tutti sono richieste una conoscenza base di inglese, francese o spagnolo, la capacità di lavorare in gruppo in contesti comunitari autorganizzati, buone capacità relazionali e di adattamento a condizioni di lavoro differenti in ambiti multiculturali, una sensibilità interculturale e l’attitudine al rispetto di altri costumi e tradizioni, la capacità di autogestione e la condivisione dei valori di antirazzismo, antisessismo e rispetto reciproco.

Per candidarti (inviando una lettera motivazionale) o ricevere altre informazioni visita  No one is illegal – summer camp o scrivi a nooneisillegalcamp@gmail.com.

Per donare, anche una piccola cifra, al progetto vai sul sito della campagna di raccolta fondi.

 

Migranti e cittadini: come accoglie(rà) Como?

La sera di venerdì 26 maggio, sei dei sette candidati sindaci per le elezioni amministrative del comune di Como  – unico assente Francesco Scopelliti, sostenuto dalle liste Como Futura e Giovane Como – si sono confrontati sui temi dei migranti e dei “nuovi cittadini” nel corso dell’incontro Migranti e cittadini: come accoglie Como?, organizzato da Caritas, la rete Como senza frontiere e dalla Consulta per gli stranieri del comune di Como; ha moderato Michele Luppi (Settimanale della diocesi di Como).
Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’incontro.

Davanti al folto pubblico che ha riempito la sala del cinema Astra, Fabio Aleotti (M5s), Celeste Grossi (La prossima Como), Mario Landriscina (sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e dalla lista civica Insieme per Mario Landriscina), Bruno Magatti (Civitas), Alessandro Rapinese (Rapinese sindaco) e Maurizio Traglio (Partito democratico, Svolta civica per Como, Ecologisti – reti civiche), dopo una breve presentazione, hanno risposto a una serie di domande in merito alla gestione del fenomeno migratorio in atto sul territorio comasco e alla piena inclusione degli stranieri residenti in loco nella comunità, della quale rappresentano un significativo 14% .

Ognuna delle domande della prima fase è stata estratta da un candidato o da una candidata. Anche gli avversari hanno potuto rispondere, in forma più sintetica e in via facoltativa, agli stessi interrogativi, qui riportati in forma integrale e in ordine di estrazione.

– Dormitori
Nel territorio comunale sono presenti dormitori, sostenuti dal Comune, per i senza fissa dimora aperti tutto l’anno che dallo scorso inverno risultano insufficienti per una completa copertura di chi ne ha necessità. Per questo è stata da quattro anni attivata nei mesi invernali l’iniziativa “emergenza freddo”, curata dal volontariato con un modesto contributo del Comune, indispensabile per evitare tragiche conseguenze durante i mesi invernali. Ai senza fissa dimora si sono aggiunti nello scorso inverno decine e decine di migranti in transito e senza riparo.
In che termini intende attivarsi su questo problema e in che termini intende dar corso a azioni umanitarie (anche in collaborazione con associazioni e organizzazioni che hanno dato la propria disponibilità) nei confronti dei migranti che hanno perso il diritto all’accoglienza dello Stato ma hanno mantenuto il diritto/obbligo di risiedere sul territorio italiano e nei confronti di tutti coloro che, per ragioni amministrative o altro, hanno ricevuto il diniego, e che stazionano o stazioneranno nel territorio comunale?
(domanda estratta dal candidato Maurizio Traglio)

Traglio, Grossi, Aleotti sono favorevoli a un’assunzione di responsabilità da parte del comune per ovviare all’attuale mancanza di posti letto per i migranti, ma anche, come ha ricordato Aleotti, per le persone italiane senza fissa dimora. Traglio ha sottolineato la centralità del problema, che l’amministrazione eletta avrà il dovere di affrontare. Grossi ha ricordato che Como senza frontiere ha già avanzato in consiglio comunale la proposta di ristrutturare l’area drop-in in viale Innocenzo XI a tale scopo; la candidata è però favorevole a piccoli interventi diffusi sul territorio, piuttosto che a un’unica struttura “concentrativa”. Secondo Magatti, il problema è di tipo normativo e nazionale, prima che pratico e locale: sarebbe opportuno intervenire sulla perdita del diritto all’accoglienza 72 ore dopo aver abbandonato la struttura adibita, una norma di cui, spesso, gli stessi migranti non sono pienamente consapevoli. Più riluttante Landriscina, per il quale mancano, sul territorio comunale, spazi idonei al pernottamento notturno.

– Relazioni con Prefettura e Questura
Nell’esperienza della gestione della situazione emersa nel 2016 uno dei problemi reali è stato costituito dai differenti atteggiamenti delle istituzioni pubbliche e, soprattutto, dall’interpretazione e dall’attuazione a livello locale delle norme nazionali da parte delle istituzioni quali Prefettura e Questura. Quale può essere il ruolo del sindaco della città di Como e della sua amministrazione nell’articolazione e nella gestione di una politica complessiva adeguata alla situazione reale (campo governativo, gestione dell’ordine pubblico, trasferimenti forzati)? (domanda estratta dal candidato Alessandro Rapinese)

Rapinese ha lamentato una mancata serietà dello Stato italiano nella gestione del fenomeno migratorio, criticando in particolare la mancata espulsione dei migranti non regolari. In questo senso, il candidato ha auspicato una più ligia applicazione delle normative nazionali, riferendosi in particolare all’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione (posto che il limite delle 72 ore interessa la perdita del diritto all’accoglienza, ma non al diritto d’asilo sul territorio italiano). “La legge è l’unico strumento che ci permetta di mantenere la pace” ha affermato Rapinese, ponendosi in netto disaccordo con Grossi, che si dice invece disponibile a collaborare con la prefettura e con la questura, ma che intende dare la priorità alla giustizia rispetto a un’applicazione acritica delle norme.

– I nuovi cittadini di Como
A Como abbiamo il 14% di nuovi cittadini che vivono in modo quasi invisibile, per scelta o forse perché giudicano sia importante valorizzare il percorso e i sacrifici fatti per integrarsi, e proprio per ciò rifiutano di essere omologati come stranieri o immigrati o extracomunitari.
Alla luce di ciò cosa intendete fare per valorizzare e includere in modo partecipativo questa categoria? (Domanda estratta dal candidato Bruno Magatti)

Magatti ha confermato l’impegno nella piena inclusione dei residenti di cittadinanza non italiana sul territorio della città. Il candidato contrappone infatti la cittadinanza alla marginalità, e al vuoto (normativo e sociale) che ne deriva. A tal fine, sarà necessario potenziare la mediazione linguistica, culturale e giuridica. Favorevole a un’azione inclusiva anche Aleotti, che ha definito gli stranieri come una risorsa per la comunità, ricordando le emigrazioni italiane nella storia e riconoscendo la disponibilità dei “nuovi cittadini” a svolgere quel tipo di professioni che difficilmente i locali sarebbero disposti a fare. Grossi è senz’altro favorevole a un maggior coinvolgimento degli stranieri residenti sul territorio, in merito però non soltanto alle istanze degli stranieri in quanto tali, ma a ogni aspetto della società di cui essi sono parte integrante, più che “integrata”. Rapinese non vede continuità tra la gestione delle migrazioni e dell’accoglienza – di cui ha criticato la gestione – e l’inclusione dei residenti stranieri regolarizzati, ha però auspicato il mantenimento di decoro e ordine pubblico accanto a una presenza sempre più significativa di stranieri sul territorio locale.

– Lavori di pubblica utilità
Il dibattito pubblico ha spesso messo in evidenza l’opportunità o meno di impiegare i migranti accolti in Lavori di Pubblica Utilità. Al di là di posizioni estreme, tra chi propone un impiego indiscriminato e chi ritiene che non siano corrette forme di lavoro non pagato, l’esperienza diretta ci mostra che gli accolti sono i primi a chiedere di essere impegnati e valorizzati, che i bisogni di intervento degli spazi pubblici – per i quali non ci sono fondi per intervenire – sono tantissimi (scuole, parchi, ecc), ma anche che l’intervento di queste energie richiede comunque risorse, competenze, organizzazione, e non può essere né improvvisato né privo di costi. Di certo però laddove qualcosa è stato fatto, il risultato ha di gran lunga un valore più importante di quanto viene investito. Qualora diventasse sindaco di questa città, sarebbe disponibile ad affrontare il tema dei Lavori di Pubblica Utilità insieme alle nostre realtà e a tutto il terzo settore, affinché i migranti accolti possano essere – anche in questi termini – una risorsa per la città?
(domanda estratta dal candidato Mario Landriscina)

Landriscina si è detto sostanzialmente favorevole ai lavori di pubblica utilità, riconoscendo il volontariato come uno strumento atto a facilitare l’accettazione dei migranti da parte della comunità locale; bisognerebbe però capire se e quanto valga la pena di investire sul coordinamento di questo tipo di attività.  Aleotti e Traglio si sono espressi a favore, il primo facendo riferimento a lavori di pubblica utilità avviati in altri comuni italiani amministrati dal M5s, il secondo sottolineando come l’impegno in lavori di pubblica utilità possa “premiare” i migranti volenterosi con il rilascio di un attestato che ne confermi la buona volontà e valga come credenziale positiva in Italia e nell’Unione Europea.  Favorevole ai lavori di pubblica utilità anche Rapinese.
Magatti e Grossi hanno, al contrario, insistito sulla necessità di un impiego retribuito: l’attuale assessore alle politiche sociali  ha peraltro testimoniato le frequenti richieste di aiuto in tal senso da parte degli 850 richiedenti asilo a Como (ancor prima degli sviluppi incorsi dall’estate 2016). Grossi ha concordato, ricordando che ai richiedenti asilo non è preclusa la possibilità di lavorare dietro compenso e che gli enti locali devono impegnarsi a incontrare tale richiesta.

– Minori stranieri non accompagnati
Il Comune di Como ha in carico oltre 100 minori non accompagnati. Ha provveduto cioè, come da norma di legge, a assumerne la tutela legale e a collocarli nelle comunità di accoglienza. Inoltre provvede al loro mantenimento concorrendo alla spesa giornaliera pro capite per il 50% (€ 45, l’ulteriore 50% è a carico dello Stato). Le comunità in cui sono collocati i minori sono tutte fuori dalla provincia di Como o addirittura fuori dalla Lombardia. Infatti l’unica comunità esistente a Como, il Puzzle, è stata chiusa in attesa dell’emissione di una sentenza, né nessun’altra struttura è stata finora adibita a questa funzione. Inoltre, molte decine di ragazzi, minori non accompagnati, sono ospitati nel campo governativo di via Regina Teodolinda, ed è molto probabile che tale numero aumenti nei prossimi mesi.

Come intende adempiere alle competenze di legge che riguardano a questo proposito proprio il Comune? Come pensa di tutelare efficacemente i minori in carico, data l’assenza di strutture comasche e il dispendio di risorse che ne consegue inevitabilmente per mantenere i necessari contatti con ragazzi e ragazze residenti in luoghi lontani? (domanda estratta dalla candidata Celeste Grossi)

Grossi ha espresso fiducia nella scelta del comune di Como di chiudere, a fine 2015, la struttura di accoglienza sita nel quartiere di Tavernola e nota come Il Puzzle, auspicando però una tempestiva riattitazione della stessa. Un investimento su un’accoglienza mirata ai più di cento minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio di Como e provincia è per gli enti locali un obbligo legale e morale. Magatti ha citato il dato di 192 minori non accompagnati nel 2016, dei quali il Puzzle, anche se rimesso in condizioni appropriate, potrebbe sobbarcarsi uno scarso 10% con i suoi 16-20 posti. Si attendono risposte da parte della regione sulla gestione dei minori non accompagnati a Como e provincia.

– Cas (centri di accoglienza straordinaria)
Sin dal 2011 la Rete Accoglienza Caritas è impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo, che oggi fa riferimento ai CAS, e ha da subito puntato su una accoglienza diffusa e di qualità: investimento in operatori qualificati e servizi di formazione e integrazione, come descritto nella propria carta dell’accoglienza. Dal 2015 i numeri crescenti degli accolti sul territorio, oggi circa 1.800 in provincia, per il 50% nel Comune di Como, hanno visto l’attivazione di nuovi attori nell’accoglienza. Sforzo continuo della Rete Accoglienza Caritas è stato quello di stimolare una accoglienza adeguata, sia come accompagnamento dignitoso dei richiedenti asilo, sia come corretto investimento delle risorse che lo Stato destina. Oggi l’ultimo bando della Prefettura – responsabile dei CAS – accoglie molte delle istanze di qualità presentate, mentre manca una collaborazione del Comune nel monitorare e stimolare la qualità dell’accoglienza sul proprio territorio.
Come crede di occuparsi dell’accoglienza dei quasi 1.000 richiedenti asilo nei CAS del territorio comunale? Come intende relazionarsi con la Prefettura, ente competente per l’attivazione e gestione dei CAS, e con le diverse realtà che gestiscono i CAS a Como, per monitorare il fenomeno e collaborare a governarlo? (domanda estratta dal candidato Fabio Aleotti)

Aleotti ha rimarcato la necessità per il comune di farsi coordinatore e interlocutore della prefettura, menzionando il mancato accesso del sindaco e dei consiglieri comunali al campo di via Regina Teodolinda, che non è tuttavia classificato come Cas ma come campo governativo. Il candidato è stato prontamente corretto dall’avversario Magatti, per il quale va potenziata sul territorio cittadino e provinciale una rete Sprar diffusa, che superi un’accoglienza di tipo concentrativo che rende più difficoltose le interazioni tra gli ospiti delle strutture d’accoglienza e le istituzioni e la comunità locale. Una collaborazione in tal senso con le responsabili Sprar di Roma è già stata intrapresa, però bisognerà evitare di sovraccaricare la città di Como rispetto al resto della provincia, e prevenire sprechi di risorse e di energie, posta la necessità di rivedere alcune norme e pratiche.

La città di Como è, nei fatti, una città dove convivono religioni ed etnie diverse. Molte di queste comunità necessitano spazi dove ritrovarsi per vivere la loro dimensione comunitaria, specie in alcuni periodi dell’anno. Negli anni scorsi ad esempio l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione alcuni spazi per permettere ai fedeli musulmani la preghiera durante il mese di Ramadan.
Dopo gli ultimi provvedimenti toccati al centro di via Domenico Pino, la futura amministrazione permetterà alla comunità arabo-musulmana comasca di poter avere un altro luogo per confessare la propria fede, sempre nel rispetto delle leggi e delle indicazioni disposte dagli enti responsabili? O si limiterà a non vedere e non ascoltare le richieste della comunità, ignara delle conseguenze, che potrebbero essere la costituzione di un centro in clandestinità senza nessun controllo, minacciando la quiete e la sicurezza della città? ( domanda prevista per un confronto a sette, fatta a tutti i candidati da Luppi per assenza del candidato Scopelliti)

Si sono detti favorevoli Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio, quest’ultimo ricordando la necessità di trovare spazi autorizzati per l’esercizio di culti “minoritari”. Grossi ha portato l’esempio  dell’ex-piazza d’armi nel quartiere di Muggiò, già messa a disposizione dalla comunità islamica di via Pino, ricordando che il Comune deve poter fornire spazi di culto alle comunità che ne facciano richiesta, sia pure senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione cittadina. D’accordo Aleotti, che ha ricordato come la Costituzione italiana sancisca (art.19) la libertà di culto. Magatti, peraltro, ha insistito sulla necessità di portare avanti a Como un dialogo interreligioso. Più critico Landriscina, che ha fatto riferimento a impedimenti di carattere giuridico e catastale all’individuazione di aree di culto, senza voler esprimere un “no” inequivocabile.

 

La seconda parte del dibattito ha contemplato una serie di domande relative a questioni su cui i quattro candidati e la candidata – Rapinese, come preannunciato, ha abbandonato in anticipo la discussione –  hanno espresso il proprio favore o la propria contrarietà.

Queste le domande:

1. Pronto intervento minori La presa in carico dei minori da parte del comune richiede spesso tempi immediati, e in particolare nel fine settimana non c’è nessun servizio attivo, per cui i minori vengono assegnati impropriamente a strutture temporanee.
E’ disponibile ad attivare un servizio di pronto intervento minori sempre attivo?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Landriscina, Magatti, Traglio.  Magatti ha sollevato l’ipotesi di ripartire equamente il Puzzle rimesso a nuovo tra operazioni di pronto intervento per minori e accoglienza di minori richiedenti asilo, ricordando le piccole dimensioni della struttura (16-20 posti) che non rappresenta “la soluzione” al problema. Ha concordato su quest’ultimo aspetto Grossi, proponendo il coinvolgimento dei comuni limitrofi per un’accoglienza diffusa anche per i minori.
Contrari: nessuno; Landriscina ha però espresso delle riserve sulla reazione della cittadinanza, ricordando i danneggiamenti subiti dal Puzzle a fine 2015.

3. Spazi e servizi per integrazione
La numerosa presenza in città di non accolti nei CAS, per la maggior parte richiedenti asilo con documenti regolari – oltre ad un problema primario di luoghi per dormire pone anche una necessità di spazi diurni in cui offrire – insieme alla società civile – servizi di supporto e integrazione (orientamento, scuola di italiano, servizi di integrazione, sostegno ai vulnerabili), che oltre ad un valore umanitario permettono di rafforzare la sicurezza, monitorando il fenomeno e intercettando situazioni di disagio. E’ disponibile ad individuare spazi in cui realizzare servizi di supporto e integrazione dei migranti, ed a collaborare con le associazioni attive e gli enti preposti per sviluppare tali servizi?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio. Per Aleotti, bisogna considerare il potenziale degli stranieri sul territorio, in vista di una loro permanenza a lungo termine. Magatti e Grossi hanno portato gli esempi concreti della ex Circoscrizione 6 (Grossi) e della somma di 1,47 milioni di euro destinati a strutture, servizi e personale atti all’integrazione degli stranieri sul territorio di Como e provincia (Magatti). Sia Grossi, sia Traglio hanno inoltre insistito sulla necessità di coordinamento di tali risorse.
Contrari o con riserve: Landriscina, scettico verso un percorso “integrativo” rivolto a persone ritenute non idonee all’accoglienza.

4. Consulta stranieri
La vostra amministrazione intende avvalersi ancora di uno strumento come la Consulta degli Stranieri?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (che ribadisce la necessità di non “categorizzare” i residenti stranieri sul territorio), Landriscina, Magatti (che della creazione della consulta si era fatto promotore). Nessun parere contrario.

5. Intrecci di Popoli
Da alcuni anni il Comune di Como, insieme a Centro Servizi per il Volontariato e Diocesi, è promotore della rassegna Intrecci di Popoli che vede il coinvolgimento di diverse comunità etniche e associazioni del territorio. Credete sia un’esperienza da mantenere ed eventualmente rafforzare?
I candidati e la candidata hanno espresso all’unanimità la propria disponibilità a mantenere  l’iniziativa.

6. Attivazione di uno SPRAR
Lo SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – è costituito dalla rete degli enti locali che attraverso il “Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo” garantiscono con il supporto delle realtà del terzo settore progetti di “accoglienza integrata”, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso percorsi individuali di inserimento socioeconomico. La città di Como – come tutta la provincia – è sprovvista di uno SPRAR e fino ad oggi non ha partecipato ai bandi nazionali (costantemente attivi) che ne sostengono attivazione e gestione. Si impegnerà per attivare quanto prima uno SPRAR nella città di Como?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (favorevole a un intervento di tipo diffuso, in strutture non necessariamente di diretta competenza del comune, anche per colmare il ritardo registrato a Como nell’attivazione di strutture di accoglienza di secondo livello), Magatti, Traglio.
Landriscina ha affermato che questa non è priorità del suo programma elettorale, con la possibile eccezione di una struttura rivolta ai minori.

7. Nuovo Dormitorio
Nei mesi scorsi organizzazioni e associazioni, e in particolare la rete Como senza frontiere e l’Arci provinciale, hanno dato la propria disponibilità anche economica per l’attivazione di uno spazio pubblico per l’ospitalità notturna, richiedendo la cessione in comodato d’uso gratuito di un bene comunale (l’ex drop-in). Si impegnerà per individuare e concedere uno spazio per un nuovo dormitorio, da gestire insieme alle organizzazioni disponibili?
Favorevoli: Aleotti e Grossi si sono detti favorevoli a mettere a disposizione la struttura del drop-in in viale Innocenzo XI; Aleotti ha fatto presente che il problema dei posti letto interessa anche persone senza fissa dimora che non sono migranti né richiedenti asilo, mentre la candidata per La prossima Como ha ricordato la necessità di ulteriori posti letto in altre strutture. Landriscina, Magatti e Traglio sono più favorevoli ad altre soluzioni, come la struttura in via Tibaldi a Tavernola (comprensiva di una sessantina di posti, una volta rinnovata) o a alloggi singoli (Magatti). Landriscina si è però detto preoccupato della perdita dall’apertura di tale struttura a scapito di un’altra parte della cittadinanza.

Domanda conclusiva – Ruolo di Coordinamento del Comune e attivazione di un Tavolo
Le realtà proponenti questo incontro di dialogo con i candidati sindaco, pur consapevoli che le competenze dirette dell’accoglienza solo in parte ricadono sulla pubblica amministrazione, ritengono fondamentale che il Comune di Como esprima un coinvolgimento importante, adeguato alla portata del fenomeno che stiamo vivendo sul territorio comunale, sia in termini di flussi migratori sia in termini di crescita della popolazione dei nuovi italiani. Le nostre realtà sono altresì consapevoli che oggi solo un lavoro sinergico tra istituzioni, privato sociale, associazionismo, comunità straniere, ognuna per il proprio ruolo e per le proprie competenze, possono fare la differenza tra una accoglienza che si limita a sfamare, e una accoglienza che è investimento vero per la dignità e l’autonomia delle persone accolte, per la costruzione di percorsi stabili di integrazione, per la qualità delle relazioni create con la cittadinanza tutta, per la prevenzione di nuove povertà che potrebbero emergere in futuro. In questa ottica riconosciamo proprio al Comune il ruolo istituzionale primario di coordinare le risorse del territorio e di facilitare la relazione con enti ed istituzioni coinvolti, come già accade in vari comuni della provincia e in altre città della regione. Per questo riteniamo che la città di Como abbia bisogno di uno spazio continuativo e istituzionale in cui tutte le realtà attive nell’accoglienza siano coinvolte per monitorare la qualità di questa accoglienza e coordinare tutte quelle azioni che possano sviluppare risposte ai bisogni e integrazione degli accolti con la comunità cittadina. Signori Candidati, siete disponibili ad attivare questo tavolo ed a prenderne in carico il ruolo di coordinamento? Possiamo prevedere che subito dopo la nomina del prossimo sindaco, potremo proseguire questo dialogo con il nuovo Sindaco di Como? 

Tutti hanno risposto più o meno favorevolmente, sia che si tratti di aprire uno spazio di discussione ad hoc, sia che si sfruttino, opportunamente adattati alle circostanze, quelli già in essere, come quello per la grave marginalità.

Nel complesso, l’incontro ha confermato le diverse  – ma già note –  posizioni dei candidati e della candidata riguardo alle questioni dibattute, rimanendo “nelle righe” di un confronto pre-elettorale dai toni pacati. Anche gli argomenti e gli esempi portati hanno rivelato consapevolezze e prospettive differenti, non per questo imprevedibili per chi segue gli sviluppi politici locali. In generale, la tematica dell’accoglienza (in senso lato) dei migranti sul territorio cittadino si è rivelata più divisiva di quella dei “nuovi cittadini”; anche questo secondo punto ha comunque rivelato qualche elemento di disaccordo, tanto nel programma quanto nella stessa dicitura.

Quello su migranti e nuova cittadinanza non era che uno dei momenti di confronto di questa campagna elettorale, e se i temi proposti al confronto del 26 maggio stanno certamente a cuore agli organizzatori e – forse in diversa misura – ai candidati, una parte significativa dell’opinione pubblica tende ancora a problematizzare migranti/richiedenti asilo e stranieri “in quanto tali” ; oppure ignora fatti e dati che non sono certamente trascurabili per la governance dell’accoglienza e dell’integrazione-inclusione.
Mancano ancora due settimane al primo turno delle elezioni amministrative del comune di Como, e per il momento tutti i candidati presenti si sono detti favorevoli a farsi carico di questioni che, piaccia o meno, sono comunque imprescindibili per la città e la provincia di Como. Se, e come, tali impegni saranno effettivamente mantenuti, quale che sarà il vincitore (o la vincitrice), è ancora presto per dirlo. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Connessioni controcorrente / Una giornata di teatro civile / “Immigrazione, teatro, scuola”

Dalle 18.30 di mercoledì 26 aprile, la Giornata di teatro civile promossa da Teatrogruppo popolare, Arci Xanadù e Arci ecoinformazioni è proseguita con un dibattito tra l’immigrazione, la scuola e il teatro. Proprio migrazione, accoglienza e inclusione sono infatti le tematiche caratterizzanti di questa iniziativa, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Il dibattito è stato introdotto e moderato da Pino Adduci, regista della compagnia teatrale e autore degli spettacoli proposti nel corso della giornata; hanno partecipato (in ordine d’intervento) Olivia Molteni Piro (Kibaré Onlus), Letizia Torelli (Fata Morgana), Anna Ostinelli (Ic Borgovico), Betti Bordoli (Scuola primaria di Argegno), Alessandro Delcaro (Scuola diritti umani del Coordinamento comasco per la pace).

In apertura, Adduci ha sottolineato l’importanza della realtà scolastica come veicolo di accoglienza e di inclusione. Quando si considera l’immigrazione come questione di (in)sicurezza politica e sociale, si tende in effetti a dimenticare la dimensione quotidiana del fenomeno, fatta di piccole e grandi incomprensioni, difficoltà e fraintendimenti. L’intervento del teatro, più in generale dell’arte, intende proprio colmare queste lacune offrendo a tutti e a tutte un linguaggio universale che, a parte risolvere le difficoltà iniziali, può avviare un percorso di formazione condivisa. Da qui il coinvolgimento della “pluriclasse” multietnica della scuola primaria di Argegno – sedici alunni, tre continenti, diverse nazionalità – nella messa in scena del più italiano dei racconti, quello di Pinocchio, portato sul palcoscenico del circolo Arci Xanadù in mattinata (qui gli articoli e le foto ; i video di Dounia Arrafi e Luca Bedetti sono online sul canale Youtube di ecoinformazioni ).

Che la creazione e l’espressione artistica possano creare un’armonia di arrivo (e di partenza) lo conferma il secondo spettacolo rappresentato mercoledì, Sconfinati Destini. Storie di vite in cammino, che ha debuttato lo scorso 9 aprile sul palco del Teatro sociale. A parte l’indubbio, giustamente apprezzatissimo valore artistico, il punto di forza di Sconfinati destini sta nell’avere dato, o restituito, la possibilità di esprimersi in modo forte e chiaro agli otto giovani richiedenti asilo che hanno preso parte alla rappresentazione.
E quale luogo migliore per raccontare la propria storia del palco più bello della città di Como, quello di un teatro che si chiama “Sociale”, quindi “di tutti”? ha osservato Piro, alla cui Onlus, Kibaré – attiva su diversi progetti di cooperazione allo sviluppo in Burkina Faso – sono stati devoluti i fondi raccolti al debutto dello spettacolo.
Che un’associazione attiva nello sviluppo in loco – in linea con la dottrina dell’ “aiutiamoli a casa loro” di padana memoria, se vogliamo – si sia attivata dall’estate scorsa nel percorso di accoglienza spontanea e trasversale che ha portato all'”assemblaggio” della Bella Como. Una definizione che tuttavia non convince Piro, poiché gli oltre quattrocento soggetti coinvolti, pur generosi e disposti ad accantonare le reciproche divergenze, non hanno fatto nulla più di quanto fosse giusto e doveroso fare.
Lo stesso scetticismo di Piro si estende al concetto di “integrazione”, un termine associato al modello assimilativo di convivenza interetnica: se noi vi ospitiamo, voi accettate e adottate i nostri valori, senza se e senza ma. Piro preferisce far riferimento all'”interazione”, in cui ognuno può sì mostrarsi ricettivo verso il proprio interlocutore, ma senza per questo rinunciare alla propria specifica identità.
Imporre forzatamente un modello culturale “altro” può portare a gravi distorsioni e crisi individuali e sociali, specie se entrano in gioco lunghe e complicate trafile burocratiche che marginalizzano ulteriormente migranti e richiedenti asilo, vittimizzandoli o rendendoli invisibili agli occhi della legge, della politica e della società. Se alcuni centri di accoglienza mostrano attenzione verso le specifiche necessità della persona, questa situazione non si verifica sempre, e soprattutto non si verifica nelle strutture “ghettizzanti” che impediscono interazioni simmetriche tra i migranti e la comunità locale. Qui entra in gioco il contributo di Refugees Welcome, rete di accoglienza nata a Berlino nel 2014 e recentemente introdotto anche a Como, in cui richiedenti asilo con permesso di soggiorno possono essere ospitati da famiglie del posto, mettendo in moto un modello di accoglienza diffusa.

Dimmi se cerchi bellezza / anche quando tutto sembra, sembra soffocarti l’anima, recita Dimmi, una delle canzoni più note dei Sulutumana. Letizia Torelli di Fata Morgana è di questo parere, nel portare l’esperienza della propria associazione: su iniziativa della Rete per la grave marginalià, Fata Morgana e Luminanda hanno infatti offerto a tutte e tutti un laboratorio di teatro al chiostrino di Sant’Eufemia (piazzolo Terragni, 4), sede di Artificio. Il percorso teatrale si basa in questo caso su una delle massime celebrazioni cinematografiche degli “invisibili”: Miracolo a Milano, pellicola neorealista firmata da Vittorio de Sica. In tali situazioni, l’arte non è però fine a se stessa: essa serve innanzitutto a creare “relazioni a catena” tra i soggetti coinvolti, soddisfando il bisogno di bellezza, armonia e comprensione che è connaturato in ognuno. Scattando fotografie nel corso dei laboratori, Torelli ha registrato un progressivo percorso di crescita e di avvicinamento, che accomuna questa iniziativa al progetto I canti della seta, proposto in questi mesi alla città da Virgilio Sieni, noto e acclamato coreografo.

Anna Ostinelli, responsabile dell’integrazione degli alunni stranieri nell’Istituto comprensivo Borgovico di Como, ha ricordato che la realtà dell’integrazione in sede scolastica è assai più complessa di quanto si pensi “dall’esterno”. Anziché considerare gli e le studenti stranieri come “immigrati”, sarebbe forse più utile ribaltare la prospettiva e vederli come e-migranti, ciascuno con la propria cultura d’origine, il proprio vissuto e le proprie aspirazioni. Ci sono degli aspetti comuni, o delle tendenze – l’80% delle e degli alunni stranieri in Italia si orienta verso una formazione di tipo professionale, perché si sentono più motivati – sia pure per necessità –  ad acquisire competenze pratiche che non a perseguire una carriera accademica. Ciò non significa però che vadano accantonate le specificità individuali, né sottovalutare gli ostacoli di tipo burocratico, legale e psicologico di cui cadono vittima i giovani stranieri e i migranti di seconda generazione, che spesso soffrono della propria posizione intermedia tra la cultura familiare e quella del paese in cui sono nati e cresciuti. Il lancio della “pluriclasse” multietnica di Argegno asseconda questa volontà di valorizzare la diversità delle e degli alunni, ma tale progetto sottintende un altro, amaro aspetto della multiculturalità contemporanea, osserva Betti Bordoli, docente della classe: quello di genitori che, temendo la “ghettizzazione” della scuola come effetto di una diffusa presenza straniera, iscrivono i figli in altri istituti. Sembra una profezia che si autoavvera: e in effetti, nonostante l’esito positivo dell’esperimento condotto per due anni con Teatrogruppo Popolare (che ha effettivamente creato una maggior coesione tra i piccoli partecipanti), la scuola primaria di Argegno si avvia alla chiusura. Bordoli ha peraltro confermato le difficoltà nella gestione di una micro-comunità interetnica già evidenziate da Ostinelli, ricordando che il razzismo non è un’esclusiva euro-occidentale e che non sempre la scuola è avvertita come priorità dagli alunni e dalle loro famiglie, nonostante il suo importante ruolo nel processo di inclusione (specie quando essa non è percepita come un ambiente sereno!).
Quest’ultimo aspetto è stato portato alla luce anche da Alessandro Delcaro, educatore della Scuola per i Diritti Umani, progetto del Coordinamento Comasco per la Pace che dal 2005 è aperto alle classi quarte di diversi istituti superiori di Como e provincia. La dimensione migratoria – si è visto anche a Como – coinvolge soprattutto persone di giovane età, sia che arrivino da soli sia che seguano le famiglie. All’esperienza del trasferimento e dello shock culturale, si sommano difficoltà di ordine psicologico e “socio-economico” che possono portare a considerare la formazione scolastica come una vera e propria perdita di tempo, tutt’al più come l’opportunità per acquisire i rudimenti della lingua locale, quanto basta per mettersi a lavorare ed acquisire uno status indipendente. Questa esigenza si fa ancora più acuta quando, con il conseguimento della maggior età, i giovani migranti devono abbandonare le (già poche) strutture di accoglienza per minorenni non accompagnati e cercare sistemazione in proprio.
L’alta frequenza di abbandoni scolastici da parte di studenti (non solo) stranieri è un dato, che è però direttamente connesso alle limitate possibilità di inserimento armonioso e funzionale nella società italiana.

Le difficoltà integrative che si incontrano a livello locale in sede scolastica non sono certamente un’esclusiva italiana e tantomeno di Como. Dall’incontro di mercoledì pomeriggio emergono però chiaramente alcuni spunti di riflessione: la necessità di un maggior coinvolgimento diretto e costante della comunità ospitante nell’interazione con i nuovi arrivati, siano essi in transito o in arrivo; il bisogno di valorizzare l’esperienza e i bisogni dell’individuo lavorando sugli elementi comuni, o costruendone con l’aiuto dell’arte, la presa d’atto che l’inclusione è “il percorso” prima ancora che “il traguardo”, e che come tale va affrontata in modo organico, mettendo in relazione ogni soggetto coinvolto, sia da parte di chi è accolto, sia da parte di chi accoglie. [Alida Franchi, ecoinformazioni].

Guarda il video di Luca Bedetti

A piedi liberi, 18 dicembre / “Lamentarsi non basta”. Urge responsabilità condivisa nell’accoglienza

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L’appuntamento previsto dal convegno A piedi liberi per il pomeriggio di domenica 18 dicembre allo spazio Gloria non ha coinvolto più di trenta persone tra spettatori e relatori. Vero che le incombenti festività e la collocazione periferica della sala non hanno favorito una grande affluenza, altrettanto innegabile che intorno al tema “migrazioni a Como (e non solo)”, nelle sue varie declinazioni, relativamente pochi mantengono un’attenzione costante, sempre con più domande che risposte, men che meno soluzioni soddisfacenti.  (altro…)

Diritti negati/ Ipoaccoglienza comasca aspettando il morto

manoapertaSi può rischiare di morire di ipotermia a Como nel 2016? Questa notte un giovane eritreo, che non è stato accolto nel campo governativo, è stato ricoverato d’urgenza in ospedale per ipotermia.  Questa è una condizione fisiologica che si verifica quando nell’organismo la perdita di calore è superiore alla produzione dello stesso e la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°. La causa generalmente è accidentale. Infatti spesso  è conseguenza della permanenza in ambienti freddi a causa di incidenti o traumi. Ma possiamo definire la situazione che si è venuta a creare a Como “accidentale”’ ? Penso proprio di no. (altro…)

Don Giusto Della Valle/ La mappa dell’accoglienza a Como

dongiustoSono sempre più frequenti le segnalazioni di abusi e scorrettezze nell’accoglienza a Como. Sono tanti e tante coloro che si prodigano con professionalità e umanità svolgendo al meglio il compito assegnato loro dagli accordi sottoscritti con la Prefettura, ma in alcuni casi il servizio garantito a fronte di un’ingente stanziamento di denaro pubblico è solo dare un riparo e cibo senza la necessaria attenzione alla formazione che è condizione necessaria perché i profughi da guerre, violenza e povertà trovino reale accoglienza nel nostro territorio. Per questo è essenziale il controllo degli organi preposti ai quali possono dare un prezioso contributo segnalando problemi tutti e tutte. Per questo è importante la mappa dell’accoglienza a Como che è stata descritta da don Giusto Della Valle nell’incotro organizzato sui diritti migranti dall’Arci il 5 marzo. Nel video che segue molti spunti interessanti per ragionare su un tema che sarebbe insensato e irresponsabile ritenere emergenziale. [Foto Enzo Mangalaviti]

 

Guarda on line il dossier Saperi di frontiera.

 

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